Sono un uomo infelice, distrutto dalla gelosia retroattiva
Riferimento alla lettera:
Tutto cominciò più di 24 anni orsono! L'allora mia fidanzata (oggi mia moglie con più di 20 anni di matrimonio felice alle spalle) 19 anni lei e 18 anni io ci siamo conosciuti ed è stato amore a prima vista, grande amore! Il primo anno trascorse in maniera meravigliosa, tanti...
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Data di pubblicazione: 5 Giugno 2007
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Categorie: - Amore
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ho letto tutti i vostri interventi…
quello che dice tolteca
“Il geloso retroattivo ha bisogno di respirare maggiormente fuori dalla coppia che nella coppia; di camminare di più da solo che a braccetto; deve cercare più spazi personali e meno spazi condivisi. La coppia per lui/lei sarà un rifugio e mai un eden; laddove cercasse il paradiso nel rapporto di coppia non lo troverà, per lo meno non nei termini illusori edificati dall’inganno contemporaneo, che spaccia la coppia per un luogo di massima realizzazione individuale”
rispecchia esattamente quello che sto cercando di fare io… ma sto fallendo miseramente. Nonostante l’impegno i risultati non si vedono e continuo ad altalenare tra momenti bruttissimi e momenti di vuoto.
Forse lasciare il mio ragazzo non è la scelta giusta per la mia crescita psicologica, ma sottopormi a questa sofferenza rischiando di mandare a monte gli studi (perchè non mi concentro più) è molto peggio per la mia realizzazione professionale. Se devo mettere me al centro del mio universo non vedo altra soluzione che lasciarlo. Scegliendo di stare con lui scelgo anche di sacrificare parte dei miei sogni… per ora lo sto facendo… continuo a pensare che potrei trovare un altro ragazzo con i requisiti tali da non farmi avere paranoie così eccessive!! esisterà al mondo un ragazzo carino e simpatico che ha evitato di portarsi a letto qualsiasi ragazza gli capitasse sotto mano?
Sono d’accordo sull’autonomia dei partner, i rapporti di simbiosi non sono mai sani… ma non vi sembra assurdo star bene solo quando sono sentimentalmente più distaccata da lui? sono arrivata a convincermi che lui non sarà l’uomo della mia vita ma solo un “momento da godermi” e solo così riesco a non avere le paranoie…
se lo considero solo come un “momento” riesco ad evitare di pretendere che lui abbia i requisiti morali che non ha.
LUNA: non vorrei essere invadente ma vorrei capire in che modo tu sei entrata in contatto col la GR… non mi ricordo la tua storia…
WIND: no, non mi sembra assurdo, anche se ovviamente la sensazione è destabilizzante, nel senso che, per esempio, esiste anche la paura dell’intimità, non intesa come intimità sessuale, ma in senso più ampio. Ovviamente non sto dicendo che sia il tuo caso. Ma se per esempio lui fosse in realtà l’uomo con cui l’intimità, in senso più ampio, rischia di essere più “vicina” proprio perché il sentimento che provi per lui e l’interesse che provi per lui sono più forti che in passato e quindi più “incontrollabili” per esempio potrebbe accadere.
Non sei invadente, Wind, il fatto che ho difficoltà a spiegare, ma ci provo. E’ stato praticamente in modo casuale che sono capitata su questa lettera, tuttavia mi ha fatto molto riflettere e mi ha anche permesso di “entrare” meglio in certi meccanismi che mi erano sempre parsi più “incomprensibili” pur avendo io sempre riflettuto (non voglio dire “indagato”, suona male, anche se così è, ma nel senso che avrei voluto comprendere per poter sostenere e “incontrare” maggiormente il mio compagno, riuscendo insieme a sciogliere dei nodi. Anche miei ovviamente) riguardo dei meccanismi riguardanti la mia relazione e in particolare la persona che ho molto amato. In realtà le dinamiche erano più complesse, però a questo punto, leggendo le vostre testimonianze, mi trovo a domandarmi se in effetti uno dei problemi (non so se quello centrale) del mio ex possa essere stato anche una gelosia retroattiva. Sicuramente la gelosia, e anche un atteggiamento insieme di avvicinamento e di “fuga”, che voi stessi testimoniate in molti casi, comunque ascribile a dei traumi riguardanti l’idea (falsa idea) negativa sulle relazioni, dovuti a delle esperienze viste e vissute nella sua famiglia di origine (una serie di paure gestite, ma mai superate, e ad un certo punto esplose). Sarebbe un discorso complesso, ed io in particolare mi sono trovata ad “occuparmi” della molestia morale, anche come reazione ad uno stato di sofferenza interiore, incapacità di gestire i propri conflitti e i conflitti esterni ecc ecc.
Ma, per farla breve, e tornare a bolla con la domanda che mi hai fatto: non so dirti se il mio compagno abbia effettivamente sofferto proprio di gelosia retroattiva, bisognerebbe domandarlo a lui, e lui schiverebbe una domanda di questo tipo, perché ha vissuto il suo malessere in modo molto “chiuso” e in realtà non ha mai avuto il coraggio di affrontarlo realmente, forse per timore di perdere i suoi “puntelli”, per quanto molto più faticosi e lesivi, anche per lui stesso, del fatto di affrontare realmente i suoi problemi. Non so dirtelo perché per dieci anni non ne ha dato assolutamente segnali, e appunto la nostra relazione è stata basata su un rapporto vicinissimo, molto complice, quotidiano, condiviso, ma non “simbiotico” nel senso fagocitante del termine.
Peraltro lui non ho mai pensato neanche che fosse un uomo particolarmente geloso, non ne ho mai avuta la sensazione. Con un uomo patologicamente geloso, dico la verità,
io non avrei resistito. Ma non per un fatto di libertà di fare la “scema in giro” ovviamente. Ma perché sono sempre stata abituata a vivere serenamente certi aspetti dell’esistenza, perché sono una che parla con le persone, che siano bambini, vecchietti, maschi, femmine, ho anche un lato introverso, ma mi piace stare tra la gente. Lo faccio senza malizia, non vado a cercarmela perché non ho sicuramente questo tipo di insicurezza che potrebbe portarmi a cercare una mia “seduzione” in giro, anzi i mosconi mi hanno sempre infastidito e ho sempre stroncato chi si allarga troppo, posso avere le mie ingenuità, certamente, ma proprio perché sono sempre stata in mezzo alla gente e ho sempre avuto anche amici maschi (veri amici) non sono neanche una “gonza”. Il mio compagno è sempre parso vivere serenamente il mio modo di essere, ma ad un certo punto è successo qualcosa. Ed io non ho neanche potuto capire cosa stesse succedendo DAVVERO. Perché lui non è diventato più geloso in modo chiaro, se questo era il problema, ma mi ha fatto una strana guerra, come se la sua insicurezza fosse diventata improvvisamente un contorto atteggiamento lesivo nei miei confronti. Qualcosa tipo una mia colpa da espiare che io non sapevo manco cosa fosse. Come se io avessi un’intenzione di ferirlo, imbrogliarlo, che io certamente non avevo. E delle idee tipo: lei sta con me a comodo, che non solo non appartiene alla mia natura, ma che non aveva neanche senso perché, per gli atteggiamenti che aveva nei miei confronti, certamente comodo amare lui non era!
(scusate il terzo commento, ma non sono riuscita a completare il discorso prima che il secondo venisse pubblicato). Sarebbe veramente complicato spiegarti una dinamica veramente contorta, però posso dirti che neppure dopo lui è diventato palesemente geloso. Non so, tipo: dove vai, cosa fai, come ti vesti. Anzi! Però ce l’aveva con me, sempre, e parlava di me come se non fossi io…
Cioè mi attribuiva una serie di pensieri, atteggiamenti, intenzioni che io davvero non avevo.
Ma da un lato si anche autotorturava in una rabbiosa e fastidiosa e critica indifferenza, portandoci anche ad una separazione in casa (identica a quella dei suoi, da tutta la vita, ndr) ma al contempo (e l’ho scoperto solo dopo): controllava la posta, i messaggi, i tabulati, giungeva ad inseguirmi per cercare le prove di quanto io, che dicevo di amarlo (ed era evidente e verissimo) mentre lui mi diceva di no (salvo poi stare 3mila volte peggio quando me ne andavo davvero) fossi bugiarda. Qualcosa tipo: è matematico, lei mi tradirà, lei mi preferirà un altro.
Va detto che per 7 anni si è messo da solo nella condizione non di farsi tradire (diceva tra l’alro che non eravamo insieme) ma sicuramente di far sembrare chiunque più gentile di lui. Si è messo nelle condizioni che semplicemente io potessi ragionevolmente incontrare qualcuno altro.
Cosa che, comunque, lo faceva stare MALISSIMO.
Da notare però che io non avevo di fronte (lo ricostruisco anche a posteriori, sia chiaro, perché il marasma era enorme) una persona che non era attratta da me, che non sentiva una naturale complicità con me, che non nutriva realmente stima per me o che aveva il problema tipo “la solita minestra” e la caducità della passione… macché… avevo di fronte una persona che sembrava vivere un ragionamento del tipo: “sì, sono innamorato di lei, ma non devo/no, non riesco a stare lontano da lei, ma la mando via”.
Dopo 5 anni 5 ho saputo quale era stato l’episodio scatenante su cui lui si era costruito non dei film… dei KOLOSSAL. Da lui definito “un trauma”. Un episodio che avremmo potuto risolvere in due minuti e mezzo se me ne avesse parlato. Ma non lo fece. E anzi da quell’episodio (ricostruisco oggi) si aprì anche una sorta di gelosia retroattiva, fatta anche di “revisionismo storico”, un mix micidiale tra insicurezza, gelosia retroattiva (non tanto per i miei ex, ma su come io mi sarei rapportata con le mie storie passate) e gelosia, paura dell’abbandono, paura di essere fregato come se io fossi una specie di faccino d’angelo con la coda da diavolo, paura di soffrire a causa delle relazioni, paura della frustrazione…
Mi sono sempre resa conto che era incastrato in qualcosa, non è che ci volesse molto a capirlo, ma quanto possa essere potente la dinamica per cui si può restare incastrati in una visione dell’altro che fa soffrire, anche se l’altro ci ama, e tra il nostro amare ma vederlo cagione di sofferenza, indipendentemente che l’altro voglia farci del male o no, l’ho capito meglio qui.
Ciao a tutti,mentre leggo gli ultimi due post di Wind e Luna, che con i loro interventi hanno creato una situazione paradigmatica: quella di chi soffre e di chi subisce gli effetti della GR.
Non so se sia chiaro, ma in entrambe le descrizioni appare evidente la presenza della INSICUREZZA della parte attiva (il GR) nella crisi di coppia, a prescindere dalle cause scatenanti la sindrome.
Non è un caso che il partner di Luna sia diventato geloso senza aver mai dimostrato tale tendenza in precedenza. Il “trauma”, come dice Luna, ha cambiato la prospettiva con la quale vedeva la sua compagna, ponendola, evidentemente, su un piano di valori differente rispetto al giudizio che si era fatto al riguardo. Ma soprattutto è intervenuto probabilmente uno sbilanciamento nei termini della propria dipendenza emozionale. Lui, forse, sentiva lei serena ed appagata dal modello di vita che questa viveva; mentre, non sentendosi sicuro, in senso lato, di se’ e delle proprie scelte, e NON volendolo riconoscere, spostava la causa di questo disagio su di lei; perchè è DIFFICILE, durante una crisi di identità, mettersi di fronte allo specchio e interrogarsi sul perchè SEMBRA CHE IL MONDO CE L’ABBIA CON NOI, quando siamo noi che non riusciamo a rapportarci con la vita, a volte. In questi casi succede che ce la prendiamo con la persona che ci è più vicina,che ci vuole bene, quella che si sà, è più disposta ad accettare le nostre lamantele, a sopportarci; lamentele che il GR sa essere intimamente puerili, ma proprio per questo non facili da riconoscere, nè da ammettere.
Non mi sorprende che il compagno di Luna stesse male quando lei si allontanava. In quel gioco sadico-masochistico, dove lui era spesso anche entrambe le parti, non poteva fare a meno della parte soccombente, da cui traeva la “falsa” sicurezza delle proprie ragioni e di cui aveva bisogno per sentirsi comunque “qualcuno”. Ma poteva farlo solo con chi era disposto ad ascoltarle “quelle ragioni”, che, ripeto, intimamente lui sentiva essere assurde e puerili, e se non le trovava le “costruiva”.
Morale, a mio avviso: o si era stancato di Luna, ma non aveva il coraggio di ammetterlo,e girava la frittata per far sì che fosse lei a prendere la decisione, uscendone come “vittima”, per non colpevolizzare ulteriormente un’identità di uomo già poco sicura; oppure semplicemente non si sentiva “all’altezza” della sua compagna, per mille motivi da indagare, e tirava fuori “l’orgoglio maschio” come arma di difesa, non accettando il “confronto” con una femmina che forse cominciava a sentire migliore di lui. Chissà. Comunque in entrambi i casi compare sempre l’insicurezza dei propri mezzi,e la mancanza di un equilibrio emotivo.
Il guaio dei GR è quello di voler vedere negli altri la causa del proprio problema, e finchè sarà così non lo affronteranno mai come si deve. Dobbiamo riconciliarci con noi stessi; e per farlo bisogna “ACCETTARSI” per ciò che siamo, riconoscendo anche le proprie debolezze: senza severità.
Ciao Wind, vorrei intervenire anche sul tuo post dal quale emerge la solita principale causa della GR: quella del sesso piuttosto che quella sentimentale. Mi sorprende un pò, essendo di una generazione diversa dalla tua, constatare come il sesso sia visto ancora come un parametro assoluto, relativamente al giudizio morale che ci facciamo del partner. Intendiamoci, non è che io sottovaluti la cosa, anzi, non mi sarei mai innamorato della mia donna se ne avessi intuito una certa “superficialità” nel vivere i momenti di intimità con i pochi partner che ha avuto, ma solo perchè questo avrebbe significato una scarsa sensibilità e di conseguenza una limitata intelligenza e cultura.
Tuttavia è inevitabile riconoscere che ognuno di noi si esprime nei momenti della vita con il “vocabolario” che ha a disposizione in “quel momento”, vocabolario che viene arricchito dall’esperienza e dalla qualità delle persone che frequenta. C’è un proverbio che dice: ” Se tu hai l’orologio che fa l’ora giusta, e l’orologio del campanile del villaggio, col quale tutti si regolano, fa l’ora sbagliata, sei tu che hai l’ora sbagliata”. Chè significa? Che se ti trovi in un contesto dove tutti si comportano in un certo modo, tu ti “adegui” a quel modo, anche se potresti “percepire” che non è proprio quello che vuoi, almeno fintanto che non trovi chi “fa la tua stessa ora”. Spero di essermi spiegato.
Io ho voluto sostenere su questo forum,che l’espressione sessuale è solo un modo di comunicare ciò che si ha dentro in “quel momento”.
Come se fosse un pennello, col sesso puoi dipingere la Cappella Sistina, o fare scarabocchi, dipende dalla qualità della persona e dal contesto. Il che significa che il tuo ragazzo può aver scarabocchiato fintanto che (magari con te) non ha trovato l’ispirazione perchè da “imbianchino” si scoprisse…”pittore”,capisci?
Diverso mi sembra quando c’è un sentimento chiaro, definito, dove il sesso non prevale come finalità ma ancora una volta come mezzo di comunicazione del sentimento d’amore, e che a fronte di questo non vi sia riconoscimento d’amore dall’altra parte, ma solo egoistico “sfruttamento” di questo sentimento; sfruttamento peraltro accettato dalla parte innamorata. Qui sì secondo me ci sono i presupposti per non sentirsi all’altezza e,in un momento di debolezza, potersi sentire gelosi. La gelosia nasce dal confronto del desiderio che una persona prova o ha provato verso un’altra. Quando il desiderio supera tutte le dimostrazioni di disinteresse della parte desiderata, come puoi paragonarti a questa se tu che corrispondi a quell’amore arrivi persino a non sentirti desiderato? Cioè quello che ho sentito io da parte della mia lei, scoprendo poi quel rapporto “canino” di cui ho già accennato. Ripeto, non perchè ci sia di mezzo io, ma la differenza mi sembra abissale tra un confronto di puro esercizio “fisico sessuale” dal quale si esce “vuoti” come prima e un coinvolgimento emotivo non corrisposto, dal quale si esce “più vuoti”
Che ne pensi?
grazie blu per il tuo intervento. Credo, non per ‘megalomania’ che la questione sia stata più ‘all’altezza di’ che ‘stufo di’. Cosa assurda perché io l’ho sempre stimato molto e mai avrei visto e instaurato qualsivoglia competizione. Magari in parte anche la seconda cosa, ma per come (anche ricostruendo il momento etc) si è svolta la dinamica la sua gelosia e il suo orgoglio maschile e le sue insicurezze sono andate in tilt nel momento in cui, dopo aver sempre stimato il mio lavoro (diverso dal suo, nè migliore nè peggiore, diverso) e averne condiviso degli aspetti si è autoconvinto erroneamente che io stimassi di più qualcuno che faceva il mio lavoro. Cavolata pazzesca perché io incontro ogni giorno persone che posso stimare a ragione e con cui posso anche condividere dei progetti di lavoro e parlare in un linguaggio comune di un lavoro che amo molto ma ciò non ha nulla a che vedere col fatto di restare colpita su un altro piano o di sentire frustrazione perché chi amo fa un altro lavoro. Non mi capitava da ragazzina, figurati tra i 30 e i 40. Peraltro lui è un uomo molto intelligente. Le
‘paranoie’ che si è fatto erano tutte sue ma attribuite a me. E non per stufaggine, semmai paura piuttosto di perdermi. Che io dopo aver sempre condiviso con lui il mio modo di essere potessi spiccare il volo e lasciarlo a terra, come compagno di vita. Il fatto è che a me non era manco passato per la testa e men che meno per il cuore. Ma avevo ricevuto la proposta di andare lontano (che rifiutai) e ciò lo shokkò. Sapeva benissimo che non avevo sculettato per ottenere delle lodi e una migliore possibilità. Non è da me, anzi semmai viceversa, non ne avevo alcun bisogno e peraltro pure rifiutai (ennesima prova). Ma a sconvolgerlo credo fu proprio pensare che un’altra persona, come lui, vedesse le mie qualità e fosse colpito in positivo dal mio modo di essere. In sintesi “che mi volesse bene”. E non è una ingenuità femminile. Fu così. E lui pensò ‘io (la) perderò’. Fece tutto da solo. Ma poco tempo prima mi aveva detto due cose, che mi stimava per quanto io avessi sempre avuto coraggio di seguire la mia strada, mentre lui aveva anche dei rimpianti. Ma lo disse nel senso “tu non mollare’ con occhi pieni d’amore. Però mi chiese anche, in un altro momento ‘sei certa che io non sia un freno a mano per te?’. Risposi certa di no. Stupita perché non mi era MAI passato per la testa. Anzi. Credo che lui avesse delle SUE paure e le personificò tempo dopo in quella situazione. Non poteva neanche realmente prendersela con me.
Ciao Luna, mi fa piacere che ti sia interessata al discorso asessualità. So bene che molti non credono a questo aspetto e altri ancora non lo sono veramente. Ti parlo brevemente del mio caso: io non ho mai e dico mai provato desiderio per l’altra persona, non sono omosessuale(in quanto mi piacciono gli uomini) anche dal punto di vista estetico..ma li vedo come se stessi osservando un bel dipinto, piuttosto che un bel paesaggio. Il sesso lo vedo come un atto violento, e comunque di non mio interesse. Per intenderci è come chiedere ad un astemio di bere. E qualcosa che non mi appartiene, non mi sento portata(come posso non esserlo per esempio per il canto). Insomma non fa parte di me, del mio mondo e del mio retaggio. Non so se sono riuscita a rendere bene l’idea
vale, sì, credo di aver capito, e ti ringrazio di avermi risposto. Mi colpisce un po’ il concetto ‘violento’, ma non perché lo stia giudicando. Nel senso che tu per il resto hai descritto, mi pare, una serena indifferenza. Ma violento fa pensare anche un po’ a una sensazione di repulsione difensiva. Però non lo dico per romperti le scatole ed entrare nella tua intimità, rifletto, scusami. Peraltro le sensazioni di cui parli può provarle anche chi asessuale non è, a diversi livelli e in certe fasi della vita. Avrei ancora una domanda. Mi son chiesta se sia corretto esprimerla. E’ una domanda, perdonami, che nasce dalla mia ignoranza sul tema. Ovviamente puoi non rispondermi. Mi domando che rapporto ha una persona asessuale con il suo proprio corpo, anche nella sua propria capacità di provare delle sensazioni, esplorate o meno, senza il contatto con l’altro fuori da sè. Ovviamente però non credo esista un “prototipo” dell’asessuale. Così come ogni proprio rapporto con la sessualità è unico lo è anche, credo, in questo caso
la GR non è guaribile, perchè non è una patologia come molti soprattutto psicologi vogliono farci credere. E’ solo la reazione al cambiamento del costume avvenuto negli ultimi 30/40 anni. 3 milla anni di civiltà cambiati in un batter d’occhio. Molti di noi non si sono ancora adeguati al cambiamento (soprattutto i maschi…credo al 90%). Fino a 50 anni fa , specialmente in provincia, una donna che aveva avuto piu’ di un uomo non si sposava e, povera, era definita una p. anche se era lui ad averla lasciata. Oggi ,per fortuna, al contrario una donna, p. es. che si sposa o va a convivere a 35/40 anni, puo’ avere avuto anche 30 uomini prima di quello “giusto”, ma non per questo viene considerata una poco di buono. Sicuramente non sarà la “scoperta” del sesso a fare da traino alla coppia, anche perchè in mezzo a tante relazioni precedenti puo’ essere capitato di tutto, dal ragazzo innamorato per bene, al perverso, allo stallone, all’insicuro ecc……ma asaranno altre cose lo stesso importanti a cementare l’unione. P. esempio l’amore..e la voglia di fare una famiglia. Le cose piu’ naturali del mondo, che sembrano diventate secondarie..
MIMMO, concedimi, ma la tua spiegazione sociologica non spiega per quale ragione, allora, anche le donne soffrirebbero di GR, visto che un tempo
persino il fatto che un uomo andasse nelle case chiuse all’epoca aperte era considerato normale.
Di vero c’è che le nevrosi, le dipendenze, sono in qualche modo collegate all’epoca in cui si vive oltre all’esperienza e il sentire individuale. Ma il discorso è un tantino più complesso e comunque ciò non esclude che i disagi psicologici siano disagi psicologici, e che si possano affrontare. Frasi come “come gli psicologi vogliono farci credere” a mio avviso sono persino pericolose.
Anche per il fatto che essendo estremamente generiche non dicono in realtà nulla. Un po’ come in termini colloquiali si parla di depressione e si afferma “gli psicofarmaci sono deleteri”, quando dentro al termine depressione (e ancora peggio se “decisa” con l'”autodiagnosi”) vi sono tantissime realtà, situazioni, disagi diversi, e disagi che non si risolvono con gli psicofarmaci, altri, dovuti anche a scompensi chimici, in cui gli psicofarmaci, accanto ad un percorso di cura, si rivelano un utile e fondamentale supporto ecc.
L’educazione sentimentale dell’individuo (uomo o donna che sia) sicuramente può essere arricchita dalle esperienze, ma non nel senso che uno diventa più “bravo” perché ha fatto più sesso.
Il discorso è un altro. Riguarda il modo in cui si interiorizzano le esperienze rispetto a se stessi. Ma per una persona che soffre di GR il discorso è inaccettabile.
Può accettarlo probabilmente in ogni altro settore, come una faccenda logica, ma in questo specifico settore l’affermazione che ho appena scritto sembra un’oscenità, una bestemmia.
Perché il vissuto dell’altro non viene visto come tale, e conta molto poco anche come quel vissuto sia stato vissuto, appunto, e interiorizzato, integrato, soppesato, superato dall’altro, bensì a seconda del proprio sentire, della propria interpretazione, del proprio punto debole, della propria ansia, delle proprie insicurezze, dei propri traumi.
Il tuo discorso sarebbe come dire che oggi la gente soffre più di claustrofobia perché si viaggia di più in autobus rispetto a ieri (mentre un tempo, se vogliamo, c’erano anche più persone che lavoravano in cava o in miniera) e perché si va di più in ascensore. Anche se fosse vero, perché per la claustrofobia d’autobus ci vuole un autobus e per quella d’ascensore un ascensore, ciò non cambierebbe la sostanza del fatto che chi ne soffre ne soffre, e non tutti coloro che prendono l’autobus e l’ascensore ne soffrono. E che chi si sente svenire come arriva la linea 54 o quando i piani da fare sono 45 e la porta che dà sulle scale è bloccata sarebbe più sereno senza questo problema. Non condivido concetti che sembrano: “Non curarti, non hai nessun problema da affrontare. Se ti senti male non è che hai un problema, è solo che ci sono più ascensori e non ti piace”.
Ok, e quindi? E quindi sto male ma non sto veramente male? Mah.
Interessante ma semplicistica, con tutto il rispetto, la tesi di Mimmo. A parte il fatto che la “gelosia” è vecchia quanto il mondo.
Che si manifesti nei termini “passivi” che noi occidentali oggi conosciamo, o in quelli attivi della “costrizione”, che possiamo osservare in alcune culture mediorientali con l’imposizione dei burka, tanto per fare un esempio, è qualcosa di connaturato con gli istinti atavici. E’ chiaro però che quando la gelosia diventa un’ossessione, sia che si tratti di GR o di quella classica tra Otello e Desdemona, è pur sempre una sindrome psicologica, che va trattata. Tra questi trattamenti ci può essere anche quello dell’accettazione che oggi le donne sono padrone del loro destino sessuale, con tutte le conseguenze che questo implica.
Certo una donna che ha avuto 30 uomini non necessariamente è una “poco di buono”, ma certamente non ha le idee chiare, e questo curriculum non farebbe felice nessun uomo che possa prendere in considerazione un progetto di vita con una donna del genere. Non me di sicuro.
Qualche tempo fa parlavamo con mia moglie di come sono finite alcune sue colleghe (ex artiste itineranti) che hanno avuto esperienze numeriche di quel genere in giro per il mondo: sono tutte sole. Eppure si tratta di donne, non italiane, con una cultura e mentalità più aperta già trent’anni fa. Hanno “conosciuto” decine di uomini, essendo molto attraenti sessualmente, ma alla fine nessuno le ha sposate, chissà perchè. Quindi, che si tratti di un norvegese, un giapponese o un italiano, alla fine un uomo per mettere su famiglia cerca una donna che gli assicuri una certa sicurezza sotto “quel” profilo. Non è un caso che studi sulla genetica hanno accertato che già così il 15% dei bambini che nascono non appartengono al marito della madre di quel bambino. Istintivamente ogni maschio vuole garantirsi che la prole che alleva sia la sua e non di un altro. Succede anche nel mondo animale, figurarsi tra gli umani.
Quindi, la gelosia è sì un istinto naturale ma se esasperata diventa certamente una malattia, e va curata.
Che poi oggi il “libertinaggio” femminile accentui questo problema è un fatto, ma è anche vero che da che mondo è mondo il libertinaggio è sempre esistito, era solo meno sfacciato. Ricordiamo che sino a non molti anni fa (prima della pillola anticoncezionale e dell’aborto) i figli illegittimi erano una quantità enorme; tutti frutto di rapporti extra coniugali o clandestini, e finivano negli orfanotrofi col nome: figlio di NN. Il fatto è che il matrimonio è un istituzione sociale che obbliga alla fedeltà ma l’essere umano non è tendenzialmente fedele, perchè il richiamo istintuale supera qualunque norma culturale.
Il fatto che il maschio moderno sia “spiazzato” di fronte alla “libertà” femminile, è una forma di insicurezza dovuta al crollo di certe prerogative che solo sino a 40/50 anni fa “pensava” di avere o aveva con la coercizione. Oggi deve far i conti con donne che non dipendono più da lui, e si sente “perduto”.
in effetti il discorso di MIMMO non spigherebbe la gelosia retroattiva femminile (quella che ho io). gli uomini sono sempre stati libertini (più o meno esplicitamente), anzi io in epoca passata sarei stata ancora peggio: io non avrei potuto fare esperienze mentre il mio futuro uomo sì, questo avrebbe causato in me forte GR e tanta insicurezza!
L’unica spiegazione (almeno secondo la mia esperienza) è il connubio tra il valore che do al sesso e la mia insicurezza…
Wind, come sostengo nel mio precedente intervento, il libertinaggio, in passato, non era appannaggio dei soli maschi, altrimenti dovremmo pensare che ci fosse un limitato numero di donne disponibili per lo sconfinato numero di uomini dediti a questa pratica, quando le percentuali sono, per logica, molto vicine al 50% per i due sessi. In realtà, i maschi se ne facevano un vanto per motivi culturali legati al loro ruolo, mentre le femmine tenevano la bocca chiusa, sempre in ragione del loro di ruolo. Tanto è vero che questo “esercizio”, nei secoli, le ha rese molto più scaltre nelle “scappatelle”. E’ estremamente più facile che un uomo si faccia “scoprire” piuttosto che una donna. Il sesso femminile ha grandi capacità di leggere dettagli che un maschio neppure vede, per cui intuisce facilmente quando il proprio uomo ha “qualcosa che non va” e cela qualche segreto. I maschi sono molto più tonti in questo senso.
Quanto alla gelosia al femminile, io penso che questo “sentimento”, non sia estraneo a nessuno dei due sessi, solo che nei maschi normalmente prevale l’aspetto sessuale, sempre per i motivi legati al rischio inconscio di allevare figli altrui, e in second’ordine al senso di possesso della propria femmina e del proprio valore nei confronti del “rivale”.
Nella femmina, in genere, prevale la gelosia di natura “sentimentale”. La donna è, di solito, meno preoccupata se il suo maschio si accoppia con altre femmine, purchè non “abbandoni la tana” e quindi possa lasciarla sola nell’accudimento della prole e nella sopravvivenza quotidiana.
Oggi le cose stanno cambiando. Anche se permangono inconsciamente questi istinti antichissimi; la donna moderna si rende conto che potrebbe “sopravvivere” anche senza la presenza del maschio. Molte donne oggi guadagnano più degli uomini, o quanto loro, non devono pensare a “farsi mantenere”, inoltre hanno acquisito un’autonomia nella gestione della loro sessualità che le protegge sotto il profilo di gravidanze indesiderate; ecco che quel “libertinaggio non dichiarato” di un tempo, oggi può venire alla luce senza più le paure di una volta.
Con questa libertà, la donna ha sposato anche il “modus operandi” che era tipico del sesso maschile riguardo al sesso. Certo, ognuno poi coniuga questa libertà nella maniera che ritiene più opportuna, in ragione della propria cultura, educazione e morale; ma non dobbiamo pensare che ieri le donne erano tutte “sante” e oggi tutte “putt..ne”.
La tua GR è infrequente, per i motivi che ho spiegato e di cui sono convinto, ma sarà sempre meno rara, proprio per i cambiamenti sociali che hanno cambiato il rapporto uomo/donna nel giro di pochi decenni.
Il vantaggio di questa moderna libertà, è quello che, superati certi “limiti” della passata espressione sessuale propria e del partner, ci si può concentrare sull’amore vero. Quello che ci lega ad una persona per quello che è veramente e non per quello che rappresenta per la “soluzione” delle nostre inconsce “esigenze”.
Blu
Volevo prima di tutto ringraziarvi per aver risposto e spero di continuare a dialogare ancora. So di fare analisi non particolarmente sofisticate e un po’ sempliciotte, e me lo avete fatto notare. Ma a me piace così, e continuo. Detto questo se vogliamo dirla tutta per me non è la stessa cosa, uomo e donna non saranno mai simmetrici. La GR esiste anche al femminile. Vero. Ma NON nella stessa percentuale, io la vedo come eccezione. Sappiamo tutti che il “primo amore” per una donna e per un uomo non sonno la stessa cosa. Per molto tempo per un uomo la “prima volta” è stata con una prostituta, addirittura segnava l’entrata nell’età adulta ed era considerato normale ai 18 o ai 21 anni (l’età nella quale si diventava maggiorenni) che addirittura il padre o il fratello piu’ grande lo incoraggiassero. Una donna viene segnata fisicamente, dopo il primo rapporto non sarà mai piu’ come prima. E , nell’immaginario maschile , dal primo uomo la donna viene addirittura marchiata e viene “segnato il territorio”. Senza ipocrisie, queste e altre ancora sono le cose che pensano gli uomini che soffrono di GR. E ditemi che non è vero. Ci sono passato anch’io. Detto questo, credo che le cose potrebbero migliorare solo quando si accetta che l’altra persona è altro ripsetto a noi, che non è una nostra protuberanza. A presto. mimmo.
mimmo, con la tua chiusa sono d’accordo. Personalmente penso che ciò che conta sia essere l’ultimo e il più importante amore, piuttosto che il solo. Anzi, come ho già avuto, credo, modo di dire, essere la prima e unica storia di una persona forse mi spaventerebbe pure, per quanto suoni romantico. Certo, il concetto è l’importanza che si dà e si ha e la scelta speciale e quindi non escludo che si possa anche amare una sola persona nella vita. E ammetto che se un uomo avesse avuto mille amori mi domanderei se ha amato l’amore o quelle donne, cosa intende per ‘ti amo’. Glielo chiederei, mi sa. D’altra parte spesso è attraverso le esperienze che viviamo che conosciamo meglio noi stessi e anche cosa sia per
noi amare e l’amore. Io con il mio ex mi son fidanzata giovane e prima lui aveva avuto una breve storia e forse una storia di sesso o forse più. Dico forse perché non ho mai capito se aveva sminuito, perché io sesso senza amore non ne avevo mai fatto, o enfatizzato le sue esperienze, perché io avevo avuto una storia seria prima di lui. In realtà lui sul suo passato è stato sempre vago. All’inizio questa cosa mi destabilizzava un po’, perché temevo che la reticenza nascondesse chissà, in realtà magari è stata un bene. Io son stata per quanto ne so finora la sua storia più grande vera lunghissima importante. Onestamente penso che forse se avesse avuto un’esperienza di coppia “vera” prima di noi forse gli sarebbe servita a capire delle cose, interrogarsi, crescere. Ovviamente non è detto, però credo che lui abbia dato un po’ per usuali certe affinità veramente speciali che avevamo. Cioè, le sentiva speciali, ma, dico una banalità, a lui non è mai capitato di stare con una persona meno compatibile o più noiosa per i suoi parametri. E’ stato 17 anni con una persona vivace e vulcanica, che si è scelto e da cui è stato al contempo attratto, trainato anche (ma per lui era normale avere una donna vivace anche intelettualmente), con cui cmq si compensava, di cui era anche geloso, che a volte gli risultava anche più impegnativa.
intervento fine a se stesso:
ecco!! a maggior ragione le donne hanno più motivi di avere la GR… Sapere che da sempre per gli uomini è stato “normale” perdere la verginità con una prostituta (pagando o meno, sempre put***ane sono) a me fa schifo… il mio ragazzo non ha pagato la decina di donne con cui è andato prima di mettere la testa a posto e di fidanzarsi 2 o 3 volte, però mi fa schifo lo stesso!!
Ciao a tutti. Vorrei dare il mio punto di vista riguardo alla tesi che ha introdotto Mimmo e che Luna e Wind hanno commentato.
Intanto vorrei rassicurare Mimmo, del quale ho definito semplicistico il suo punto di vista solo perchè lo ha esposto in maniera “essenziale”, ma non per questo non contiene delle verità, anzi. Contiene le verità più antiche, quelle con cui facciamo i conti anche nel 2012 ma che affondano le radici negli istinti primordiali, che regolavano i rapporti maschio/femmina, presenti ben prima che la coscienza di sè si affacciasse nell’essere umano.
Io sto conducendo una mia personale ricerca al riguardo, e devo dire che non si finisce mai di imparare relativamente a quanto, uomini e donne, anche i più affini, innamorati e rispettosi l’uno dell’altra, riescano a “non” capirsi sul …sesso, o quanto meno ad interpretare comportamenti dell’uno secondo parametri personali letti attraverso l’appartenenza al proprio genere. C’è un simpatico aforisma che cita così: “cosè l’amore per una donna? Quello che fa mentre un uomo se la sc..pa”. Ecco, questo dice molto riguardo a quanto la visuale del rapporto sessuale sia basicamente differente tra maschi e femmine, sicuramente negli esordi, quando ci si avvicina per le prime volte al rapporto fisico.
Io, come dico sempre parlo per me, ma se torno indietro con la memoria posso affermare che il mio primo rapporto di romantico, per me, non aveva assolutamente niente, solo una tremenda spinta a soddisfare le esigenze che gli ormoni giovanili mi imponevano, e non andavo oltre, non c’erano speranze di vita in comune, progetti e così via; solo una gran voglia di….., e non ero una carogna, che approfittava o mancava di rispetto, semplicemente l’amore per me era quello: il sesso. Non lo stesso potrei dire per la partner dell’epoca, e quelle che si sono succedute. Tutte, bene o male, con più o meno forti desideri erotici vedevano il “futuro” in quei rapporti. Certo, si tratta di donne che oggi hanno 50anni, ma guardate che sotto sotto non è cambiato gran che, anche se oggi le donne appaiono più “libere”, lo scopo finale di una relazione è sempre quello di trovare un uomo con cui passare la vita. Mi piace citare una simpatica frase di Geppi Cucciari al riguardo, che la dice lunga: “Noi donne usciamo una sera per trovare l’uomo della vita, un uomo passa la vita ad uscire per trovare la donna di una sera”.
E’ così e sarà così sinchè il nostro DNA non verrà modificato da qualcuno.
Quello che ha cambiato il comportamento(visibile)delle donne nel mondo occidentale-e l’ho già sostenuto più volte-è stata la possibilità di liberarsi da due schiavitù: quella della dipendenza economica e delle gravidanze indesiderate; poi, ripeto, ognuna di queste ha interpretato la propria sessualità “liberata” in ragione della propria cultura e ed educazione. Quindi c’è la cosiddetta “putt..ella” che si “diverte” e quella più rigorosa che ci mette il sentimento, (o ritiene di mettercelo),sentendosi “giustificata”>>
>> nel frequentare un uomo da cui si sente attratta perchè ci mette il romanticismo, ma quest’ultimo è un’acquisizione relativamente recente della cultura, è la trasformazione in termini “etici” del bisogno di un femmina di avere un maschio che lei senta forte, sano sicuro di sè e che possa garantirle una sicurezza fisica e una presenza nella gestione della eventuale prole.
Certo,le trasformazioni socio economiche degli ultimi 100 anni e la migliorata scolarizzazione generale hanno fatto sì che nei due sessi ci fosse anche una ricerca di affinità intellettuali; ma ditemi quanti dei vostri nonni avevano “anche” un rapporto “amichevole”, con la nonna: secondo me pochi, anche quando c’era il massimo rispetto tra le parti, altrimenti l’una era subordinata all’altro, o no?
Per farla breve, osservando la mia storia personale, attraverso le trasformazioni della società nella quale viviamo, vedo un me che è cambiato almeno tre volte in trent’anni durante i quali è riuscito a capire che quello che riteneva essere amore era solo il bisogno di raggiungere “quel” piacere sessuale,che dura pochi secondi e che confonde noi maschi riguardo a quello che si può provare realmente quando di mezzo c’è l’amore; amore che scopri strada facendo, perchè ci si conosce solo attraverso gli altri e le esperienze che con essi si fanno; ma certo è che quello che sono oggi non lo cambierei con quello che ero a vent’anni, proprio grazie a quelle esperienze e soprattutto alla mia donna.
Potrei dire la stessa cosa per lei, per come la conosco. La cotta per il suo “primo amore”, quello che le ha tolto una verginità a cui lei teneva tanto, era frutto di una scelta fatta con le limitate se non nulle esperienze di una ragazza che aveva avuto un’educazione sessuofobica e piena di tabù. Senza alcuna esperienza, ma chiamata dalla Natura al desiderio sessuale, come accade a quasi tutti (leggo di asessuali, ma non capisco) ad una certa età,ha applicato le regole che la sua inesistente esperienza sul campo le consentiva, utilizzando solo quelle apprese dal mass media,e finendo per innamorarsi di un tipo che “sembrava” un uomo ma era solo un immagine che lei proiettava su uno che “ieri” le piaceva per inesperienza, mentre “oggi”, con l’esperienza, le farebbe pena, perchè semplicemente saprebbe riconoscere che era solo un buffone.
Il fatto che sia stato “il primo”,l’ha costretta, a “giustificare” a se stessa che una scelta così importante, non poteva averla sprecata con un individuo che ogni giorno di più si rivelava un “cogl..ne”, simpatico ma sempre cogl..ne; ma alla fine l’ha capito. Quindi dico, che differnza c’è tra cominciare come molti maschi con una prostituta o per molte femmine con un’idiota di cui si pensa di essere innamorate? Io penso nessuna.
Quello che conta è “capire” il percorso di un individuo e rendersi conto che nella vita si cambia. Certo, mi da fastidio che la donna che amo si sia data per la prima volta ad un idiota, ma è grazie a quello che ora ha un… UOMO.
anche se non sono intervenuta ho letto tutto…
mi permetto di cambiare argomento visto che siamo ad un punto di stallo…
La mia situzione è peggiorata, sono arrivata a colmare il vuoto dei film che mi facevo in testa con cose assurde. Ad esempio ho “rubato” da casa del mio ragazzo una rubrica telefonica (lui nemmeno ricordava di averla più, infatti era in una scatola che non apriva da anni ma in bella vista) dei vecchi tempi in cui faceva sesso a raffica, pieno di numeri di ragazze. L’ho meditato per 2 settimane quel gesto e non ho resistito a farlo e a fargli sapere di averlo fatto. Naturalmente la situazione tra me e lui è peggiorata ma soprattutto mi rendo conto che la patologia è diventata compulsiva davvero! non faccio altro che cercare “feticci” fisici o psicologici del passato del mio ragazzo con la speranza di poterlo conoscere, renderlo tangibile e di conseguenza controllare o distruggerlo o sminuirlo!
da una parte speravo anche che dopo quel gesto lui mi lasciasse, invece vuole stare con me ancora!
all’ultimo incontro con la psichiatra ho chiesto cosa posso fare concretamente per guarire oltre alle medicine e alle sedute con lei. Lei mi ha detto che c’è la PSICOTERAPIA… io pensavo di farla già invece mi ha detto che con me lei ha fatto solo sostegno psichiatrico che serve per farti capire che malattia hai e ti indica che strada seguire per vivere in modo sano… la psicoterapia è un qualcosa di diverso, più frequente e più forte, in grado di “modificare” i meccanismi mentali!!
La dottoressa conoscendo la mia situazione economica (disastrosa credetemi) mi ha anche detto che è una scelta importante perchè molto onerosa… ho deciso comunque di intraprendere questa strada. farei a meno di tutti i beni materiali per poter guarire… sto raccimolando soldi con lavoretti saltuari e sto evitando qualsiasi spreco, anche prendere un caffè al bar o la bevuta il sabato sera, per poter arrivare a settembre con un gruzzoletto per curarmi. mi ha anche detto che se voglio farla devo andare da uno psicoterapeuta e iniziare un percorso da zero perchè è così che funziona… non può farmela lei che già mi conosce da anni.
voi sapete qualcosa sulla psicoterapia? credete davvero che un percorso del genere possa aiutarmi concretamente a cambiare i meccanismi nocivi della mia mente? chi è andato dalla psicologo o psichiatra può portarmi la sua esperienza?
c’è da dire anche che i problemi psicologici nella mia famiglia non sono limitati a me, non so se è una cosa genitica o la situazione vissuta o entrambe. fatto sta che vivere in un ambiente non sano non mi aiuta affatto e sento il bisogno di un concreto aiuto!
Ciao Wind,sappi che ti capisco; anch’io ho fatto le stesse cose che fai tu, andando a mettere il naso nei diari di mia moglie. Tu hai trovato solo dei numeri di telefono di ragazze che lui frequentava pima di conoscerti e di cui non si ricorderà neppure il nome, probabilmente. Io ci ho trovato una storia d’amore struggente che non immaginavo, e che lei aveva minimizzato quando me ne accennò. Un amore non ricambiato e che è finito solo per rassegnazione da parte di lei figurati, e chissà con quali rimpianti, visto che lo ha ancora cercato quando già c’ero io nella sua vita, a dimostrazione che non l’aveva nè l’ha mai dimenticato; altro che vecchi numeri di telefono. Col che mi sono spiegato la mancanza di passione nei miei confronti, perchè una passione così totalizzante è come una “malattia”: una volta avuta si è come vaccinati, e non si avrà più con nessuno con l’intensità della prima.
Tuttavia, è stata la cosa peggiore che un GR possa fare quella di andare a cercare nel passato, perchè tendiamo ad “enfatizzare” eventi che non abbiamo vissuto e ci vediamo più di quello che c’è.
Lo sai meglio di me e lo stai comprendendo: il problema siamo “noi”, sei tu in questo caso, non lui, che tra l’altro con grande maturità e amore ti sta comunque vicino, a dimostrazione di quanto ti voglia bene.
Devi uscire dalle tue insicurezze, che certamente, come tutti noi frequentatori di questo forum, affonda le radici in traumi o mancanze subiti nell’infanzia.
La psicoterapia è la soluzione, assieme alla volonta di uscirne, che abbiamo discusso più volte su queste pagine. So bene che costa, ed è lunga, ma tu hai l’età giusta per affrontarla. Potresti rivolgerti alla ASL della tua zona e vedere se ci sono ambulatori di salute mentale dove operano psicoterapeuti che fanno volontariato, sulla falsariga di “telefono amico”, per esempio. Non arrenderti, perchè avere inquadrato il problema, riconoscendo l’assurdità autolesionistica di andare a cercare vecchissimi numeri di telefono, che di per se non significano niente, è già un passo avanti.
Credo che tutti i compagni di questo “viaggio” sono con te. Sfogati quando vuoi, ma vedrai che ne uscirai, cercando di “dipendere” da te e non dagli altri per allontanarti dai tuoi complessi; anzi, approffitta dell’affetto del tuo ragazzo per sentirti gratificata, visto che lo ami, ti piace e ha “scelto” te sopra tutte le altre “fantasma di donne” che ha incontrato.
Stai bene, mi raccomando. Un salutone. Blu
Ciao a tutti, sono nuova del forum e da qualche giorno leggo i vostri commenti…utilissimi per me!!! Cerco di spiegarvi in breve il mio problema…io (26 anni) e il mio ragazzo (21) stiamo insieme da 5 mesi, lui soffre di GR. All’inizio della storia ha fatto di tutto per stare con me ma io nn riuscivo a decidermi a causa della differenza di età, successivamente dopo avermi convinta a lasciarmi andare ai sentimenti viene fuori la GR con tutta la sua forza devastante. Lui nn riesce più a vivere serenamente la nostra storia, nn riesce più neanche a capire se mi ama….è normale mettere in dubbio i sentimenti a causa della GR????
Per un GR lo è…purtroppo.