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Panchinaro in serie A o capocannoniere in B?

  

Giusto per chiarire, il titolo è un eufemismo, nel senso che non sono un giocatore professionista!
In realtà la questione riguarda la mia carriera.
Sono un ragazzo di 30 anni.
Appena laureato ho girato un pò il mondo ma dopo circa un’anno mi sono stabilito a lavorare in una piccola ma tranquilla azienda a 30 km dal paese dove sono nato.
Diciamo che ho avuto la fortuna, o le competenze, per approdare in una delle più ambite aziende della mia zona.
Dopo un paio d’anni di lavoro e di soddisfazioni personali e lavorative mi è stata data la possibilità di andare a lavorare all’estero per un’azienda che opera nello stesso settore della mia ma che al confronto, è un vero e proprio colosso. Ambito internazionale, relazioni con altre aziende importanti del settore, esperienze, lingua, salario, curriculum …insomma tutto migliore!
Il problema è che lo spazio che si può avere in un tale colosso è tuttavia limitato, mi sono impegnato parecchio appena arrivato qui ma i risultati non sono stati poi così entusiasmanti. Sono quindi relegato ad un ruolo che non è proprio di primissimo piano.
Nell’azienda della mia zona invece lo spazio è una cosa che non manca e sentivo di ricoprire un rolo importante e di essere tenuto maggiormente in considerazione.
D’altro canto stipendio, curriculum, lingue ed ambito lavorativo sono di un profilo nettamente inferiore.
Tutto questo mi ha fà ironicamente rapportare la mia situazione a quella di un giocatore che, da capocannoniere di una squadra di serie B, si ritrova a giocare in panchina in un grande club della serie A.
Sinceramente a questo punto non sò cosa fare, la voglia di tornare dalla mia famiglia, farmi una famiglia con la mia ragazza, stare con i miei amici il sabato e la domenica, possono valere più di una carriera, soldi, esperienze?
A me la risposta sembra scontata, tuttavia mi accorgo che mi ci stò aggroivigliando il cervello!
Voi tornereste a giocare in serie B?

L'autore ha scritto 2 lettere, clicca per elenco e date di pubblicazione.

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8 commenti a

Panchinaro in serie A o capocannoniere in B?

  1. 1
    ventolibero -

    Di corsa!
    Senza inutili giri di parole e spreco di superflui pensieri: se tornando nella tua piccola ma tranquilla azienda, hai la possibilità di condurre una vita dignitosa e serena, pur se faticosa io, fossi al tuo posto, non mi priverei, non rinuncerei agli affetti più intimi e cari, alla possibilità di stare con gli amici, a tutte quelle vere sensazioni che ti fanno sentire vivo, vero e realizzato!
    Sembreranno, e forse lo sono, cose scontate e banali queste, ma se ti poni il problema è segno che sei combattuto…E poi sono proprio le cose più scontate e banali quelle di cui necessitiamo maggiormente, quelle che stando lontani ci mancano di più e che desideriamo con più intensità!
    Anch’io, una volta concluso il mio percorso di studi, avrei potuto scegliere la strada accademica, ma contrariamente a te, alla tua diversa situazione, oltre a fare il panchinaro (si trattava di fare l’assistente…tradotto: portaborse), sarei finito a dover approvare, forzatamente se volevo sopravvivere, tutto ciò che per me è marcio, inutile e dannoso!
    Io, non ho rinunciato alle cose scontate e banali…oggi non sono felice (ma non per questa scelta), qualche volta sono sereno, ma mai mi sento pentito! Pensaci…
    Auguri,
    Alessandro

  2. 2
    maya354 -

    Lavorare per vivere o vivere per lavorare? la decisione spetta solo ed unicamente a te.
    Personalmente io lavoro perchè mi da da vivere, ma appena ho finito le mie ore corro alla mia vita che mi piace e mi appaga, e quando penso che andrò in pensione nel 2041,- sperando che la salute mi assista – , e che non modifichino ulteriormente l’età pensionabile, perchè l’intento è quello visto che non ci sono soldi di farci morire prima di poter godere della pensione, beh amico mio, che dire…buona scelta.
    Nel lavoro siamo tutti sostituibili come bulloni.

  3. 3
    Daniele -

    Ciao! Guarda la situazione è analoga alla mia, però per me si tratta davvero di
    sport! Ma non di calcio: di pallavolo. Giocavo in una squadra un po’ scarsa, di cui
    però ero il miglior giocatore! Tutti mi dicevano: cambia, sali di livello!! Io però
    avevo lì tutti gli amici e non volevo abbandonarli.. E mi divertivo da matti. Ma poi
    ho deciso di cambiare, mi son detto “che senso ha confrontarsi con chi è
    notoriamente più “”debole”” e sentirsi forte?” (si può dire anche.. ti piace vincere
    facile? :D). Ho cambiato e, Signore!, quanto ho sofferto. Ero l’ultimo scarto e
    l’ultimo stron*o della squadra. Tutti erano contro di me e cercavano di mettermi i
    bastoni tra le ruote.. Io ho lottato ma confesso, a volte ho pensato di lasciare. Ora
    però gioco, ho fatto amicizia con tutti (o quasi :D), e mi sento bene. Non sono più
    il migliore, è ovvio, ma questo ha fatto crescere la mia umiltà. Prima pensavo di
    essere umile, solo perchè ero il migliore e non me la sgaggiavo troppo. Ora so di
    essere umile anche se è un po’ difficile stare, a volte, in panchina.
    Ti consiglio di fare comunque ciò che ti fa stare meglio :).
    Dani

  4. 4
    FAx -

    Il problema Daniele è che per restare in serie A io dovrei lasciarmi dietro le spalle amici e famiglia e costringere la persona che amo a lasciare tutto come me per seguirmi e fare famiglia dove sono ora.
    Probabilmente se potessi giocare in serie A e rimanere affianco a tutto quello che amo non avrei tutti questi dubbi.
    Tu in che situazione sei? hai dovuto cambiare molto la tua vita passando da una squadra all’altra?… mi interessa il tuo punto di vista perché forse è “troppo” facile dire di tornarsene a casetta e stare felici e contenti.
    In queste settimane di riflessione mi sono spesso detto che molti farebbero carte false per andare a giocare in serie A ed io invece sto’ mandando tutto a rotoli per dei sentimenti che sembrano infantili; altre volte mi ripeto che la vita è solo una e bisogna godere delle cose semplici come dice ventolibero.
    Ho pensato anche a cio’ che dice maya ed in effetti siamo tutti sostituibili ma quando si ci trova forse varrebbe la pena di stringere e fare il proprio dovere di bullone…
    Sono in alto mare ragazzi.
    Una cosa è certa, ci sono pro’ e contro in entrambe le scelte.

  5. 5
    ventolibero -

    Se con quel “forse è “troppo” facile dire di tornarsene a casetta e stare felici e contenti” ti riferisci a quanto ho scritto io, ci tengo a chiarire che il “messaggio” non è così banale…mi spiace che tu non abbia colto il senso di quelle parole. Alla fine una risposta la devi dare a te stesso, e che sia una risposta, e una scelta conseguente, che ti porti a non vivere un costante pentimento.
    Io posso solo augurartelo, ed è inutile e superfluo aggiungere altro!
    Alessandro

  6. 6
    Daniele -

    Io la mia vita l’ho cambiata abbastanza con questa scelta, ma non dovevo
    spostarmi di così tanto. Però se prima il mio impegno era solo saltuario e, per
    così dire, un passatempo, ora è quasi un “lavoro”, ho schemi da studiare, gli
    allenamenti sono 5 e non più due, tutta la mia vita gira attorno alla pallavolo e io
    studio ancora, quindi per me è stato proprio difficile scegliere. Ti capisco davvero,
    è stata una scelta faticosa per me non immagino per te!! Quello che ti posso dire
    è che i sentimenti non sono mai infantili, se provi qualcosa è sempre puro, anche
    un’infatuazione, è un sentimento puro, quante volte nella mia adolescenza (che
    sto ancora vivendo) mi son sentito pieno d’amore per ragazze di cui ora ricordo
    forse il nome. Quel sentimento era vero, ma non duraturo. Forse ci son solo
    sentimenti più puri di altri, ma di certo non infantili :). Mi son sentito dire che
    non dobbiamo essere schiavi dei nostri sentimenti ma nessuno ci vieta di viverli
    appieno. Se stare vicino a chi ami, a ciò che ti piace, ti fa stare bene, allora nulla
    è più giusto. Se ti fa stare bene, ma pensi che una soddisfazione personale
    potrebbe giovarti parlane con chi ti vuole bene, saprà consigliarti. Ma ricorda, la
    scelta deve essere sempre la tua. Anche io posso darti dei consigli che ho vissuto
    un’esperienza analoga ma non prendere per buono quello che ti dico, infondo io
    la mia vita devo ancora costruirla, tu stai scegliendo invece cose più importanti,
    stai scegliendo la tua strada, potrebbe cambiare la tua vita. Fondamentale per me
    è stato guardare i pro e i contro, ma alla fine ho scelto seguendo i miei
    sentimenti, forse perchè sono ancora un ragazzino :). Ho cercato soddisfazione,
    ero ambizioso, purtroppo non ne ho trovata, ma son riuscito a trovare un lato
    positivo anche in questo. Forse l’importante è proprio questo, “..e se c’è un
    segreto è, fare tutto come se, vedessi solo il sole e non qualcosa che non c’è..”
    (Qualcosa che non c’è, Elisa). Ti auguro tutto il bene e ti auguro davvero di fare la
    scelta giusta. Attendo novità, forza e coraggio. Un abbraccio,
    Dani

  7. 7
    FAx -

    Ok, grazie ragazzi… alla fine credo che la scelta sia quella di tornarmene nella mia cittadina e costruirmi una famiglia… probabilmente in futuro, nella vita, capiterà di pensare di voler mandare tutto a quel paese e di quanto sarebbe stato bello restare in serie A.
    Tuttavia spero che vi saranno cose che mi faranno essere sicuro del contrario.
    X Dani: sarai anche un ragazzino, come di ci tu, ma sembri già abbastanza vissuto…grazie!
    X ventolibero: non ho mai pensato che il tuo messaggio fosse banale, e sono sicuro di averti ben compreso perchè ciò che mi hai scritto è ciò che mi frulla continuamente nel cervello…il vero problema è un puro e semplice problema pratico di scelte; nessuno mi può assicurare che un domani non mi pentirò (ma questo è comunque contemplato nella scelta).

  8. 8
    ventolibero -

    No no: ti chiedo scusa, ho mal compreso io! E’ un periodaccio questo, devo affrontare una situazione molto delicata e non ci sto tanto con la testa…e pensa te che ho anche la pretesa di “correggere”, per via del mio mestiere, i “deragliamenti” delle teste altrui…Roba da matti !
    Comunque, ti auguro davvero di fare la scelta più giusta, e io penso che se qualcosa la si sente dentro in maniera intensa e profonda, non ci si pentirà mai…forse ci si rammaricherà, come tu dici, capiterà di pensare quanto sarebbe stato bello giocare in serie A, ma poi…ecco poi viene la vita vera, che è fatta di piccole cose, semplici, quotidiane, all’apparenza banali e scontate, ma se non le vivi, quasi quasi non ti percepisci a te stesso. Io oggi, a 29 anni ancora da compiere, penso a come mi vedrebbero certi miei coetanei ancora studenti, alcuni addirittura miei compagni, mentre io sarei l’assistente alla cattedra di Clinica Psichiatrica, e in me si gonfierebbe uno smisurato orgoglio e tanta, tanta superbia. No, non fa per me, preferisco la serie B, ma dove forse posso essere più vero e autentico, e vivere come ritengo più giusto vivere senza la tensione costante di dover accettare cose che in fondo mi ripugnano per un solo istinto naturale di sopravvivenza, e con il rammarico, per giunta, di essermi privato di tutto ciò che la mia natura di uomo, di giovane uomo, e di psichiatra, inesperto e sognatore, mi fa avere la pretesa (giusta o sbagliata ora non è questo il punto…comunque giusta per me…che poi alla fine, tutto si riduce alla propria soggettività!) di considerare essenziali al vivere!
    Va bene, ho blaterato già troppo…Rinnovandoti, davvero, i miei più sinceri auguri, ti saluto e ti auguro una buona domenica (se domani – oggi – il tempo permetterà, penso proprio che mi concederò la mia razione di vento libero…sono un appassionato velista…!)
    Alessandro

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