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Ritorno alla natura, felicità del reale e crisi del virtuale

L’anatra del mio cuore, Marietta le ho dato per nome per ricordare mamma, mi saluta al mattino quando anziché buttare nell’umido gli avanzi delle verdure le bucce e vegetali la vado ad incontrare di buonora. Accade che un amico me la regala ed è l’animale meno animale che non voglio più ammazzare, mi ha portato nel mondo reale dal mondo virtuale, riporta a quel che facevano per mangiare persone umane e non cibernetici giovani con cervelli sciolti nell’informatica.
Poi serve il granoturco, le sementi e si nutre di radicchi, ed ecco che un altro amico mi invita a casa sua, e che scopro, che l’uomo viveva di agricoltura e lo si può fare ancora, quante piantine, quante verdure e quante piante da frutta si possono avere e seminare ogni giorno sfamando l’umanità, questo computer mi sa che lo butto. Una semplice serra che avrei costruito anch’io se non avessi perso il mio tempo, forse se avessi comprato della terra, avessi avuto l’acqua, avessi avessi ho sbagliato vita, ma è meravigliosa questa natura che rifiorisce, l’abbiam dimenticata!
Riprendo questi regali di grande valore, anatra, piante di pomodori, prezzemolo, sedano, basilico, zucchine e uova, si, 12 uova che Giordano ha tolto dal nido, le galline starnazzano, una cova, no non cova sta facendo l’uovo, mi spiega, ne ho da imparare, eppure quanti anni dell’infanzia passati nei campi della Val Camonica a raccoglier fieno e mele.. tutto dimenticato.. e l’orto del papà.. e le mie piante di olivo, dove sto andando, questa società mi ha preso e rovinato la vita, commercio auto, commercio ricambi, immobiliare, si vive nel privato e nel pubblico, ancora peggio, esauriti e no che non dan senso alla vita! ECCO IL SENSO DELLA VITA LA NATURA, L’AGRICOLTUIRA, LA NOSTRA Dimensione e quel che abbiamo NEL nostro cuore, l’amore per la terra dei nostri avi che non dobbiamo dimenticare sarà il nostro futuro, anche a 57 anni, volto pagina, tenute agricole e salute valgon ben una speranza anche per i nostri ragazzi dategli la terra come facevano gli Argentini con i nostri emigranti, diverremo felici come 55 milioni di discendenti degli italiani nelle Americhe,… E IL COMPUTER? NELLA RICICLATA E COME MEZZO DI COMUNICAZIONE USIAMO INCONTRARCI DAL VIVO ANZICHE CLICCAR MI PIACE O RICEVERE 300 AUGURI DI BUON COMPLEANNO DA SCONOSCIUTI. Alla fermata dell’autobus ho fotografato 7 ragazzi ognuno con super Ipod nessuno si parlava, accidenti, ma noi sorridevamo e li han ridotti in solitudine non si parlano e con quel che è l’oro della loro età i fisici e la salute, la felicità devono riconquistarsela auguro a tanti di andare a lavorar la terra qui o in Australia o ad allevar cavalli e capre per una vita felice.

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21 commenti a

Ritorno alla natura, felicità del reale e crisi del virtuale

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  1. 1
    Angwhy -

    Bella lettera sono anni che ci penso.il problema è che sto in un condominio,dove le metto le galline?sulle scale?pianto i pomodori nella vasca?la fai un troppo semplice tu,fare serre allevare cavalli,la terra costa,mica tutti hanno la villa col giardino.un saluto a Marietta spero che passi una buona pasqua al contrario di tanti altri poveri animali e buona pasqua anche a te

  2. 2
    Aton -

    Tutto condivisibile. Peccato che per fare la vita che dici tu occorra terra, acqua e sementi. Occorre un capitale. Patrimonio sonante. In Argentina te la assegnavano, la terra. Ma per schiarirti le idee leggiti “Il bosco veneziano” di Mazzucato.
    Una sbrancata di luoghi comuni, la tua lettera. Peraltro io a Pasqua non mangio nè agnello, nè capretto. Purtroppo mi oriento sull’anatra all’arancia. Salutami Marietta.

  3. 3
    oliviero trombini -

    Angwhy queste citta’ sono fatte senza pensare al rapporto uomo natura ma come quartieri per operai o dipendenti prima e ora disoccupati con internet,la campagna e’ in Italia e anche altrove molto cara consiglio andare in siti naturali ove leggi ed uomo ancoraq non ci ha n ridotto in schiavitu’

  4. 4
    Katy -

    Il mio sogno, il mio più grande desiderio, è una piccola casa (va bene anche una catapecchia) con un po di terra.

    Saprei già cosa piantare …. e in più, un amica aveva un maiale vietnamita che ha fatto 8 lattonzoli…ne avrei preso volentieri uno…erano così carini!!!!

    L’anatra mi piace, ma ancora di più le ranocchie. Anni fa, sono stata in un posto vicino a uno stagno. Gracidavano come matte…era una delizia starsene ad ascoltare 🙂

  5. 5
    Aton -

    @Katy
    A me invece piace molto di più l’anatra, non necessariamente all’arancia. Le rane dalle mie parti le usano per il risotto, ma lo trovo un poco raccapricciante.

  6. 6
    Katy -

    @ aton. Sei adorabile 🙂 ma non mangiare le mie ranocchie o mi arrabiero’ sul serio

  7. 7
    oliviero trombini -

    Katy ha centrato il problema abbiamo bisogno di vivere nella natura che poi non si possa e’ chiaro ma i sogni molte volte li avveriamo noi,magari andiamocene da dove viviamo 22 milioni cinquecentomila italiani sono andati per il mondo in cerca di un’altra vita con 30 massimo!dollari in tasca allora 150 lire!Esi puo’ partire anche in eta’ avanzata, magari si fan solo 50 km si passa dalla citta’ alla campagna, non per forza si deve comprar terra si puo’ anche fare una vita sana e migliore nella natura anche non avendo l’obiettivo della proprieta’

  8. 8
    Aton -

    @Katy
    Non ho mai neanche assaggiato il risotto alle rane, per me è come le trippe o l’andouillette, non c’è la farei neanche in compagnia di una rossa selvaggia con le labbra alla Parietti, il che te la dice tutta.

    @Trombone
    Sei un utopista, ma è meglio così. Paradossalmente tra qualche lustro io invece – che sono uomo avvezzo a guadagnarsi il pane, e anche molto di più, nelle sfere intellettuali, farò, da proprietario, quello che immagini tu bucolicamente. Sempre soddisfacendo il requisito base (essere in vita).

  9. 9
    rossana -

    Oliviero,
    io ci ho provato molti anni fa. con il mio ex marito avevamo comprato, e parzialmente ristrutturato, un vecchio casolare, sul limitare di un bosco, lontano dal paese e vicino a uno stagno, abitato in primavera da iris selvatici gialli e per il resto dell’anno da canne e uccelli vari.

    il mio compagno era portato a coltivare la terra e l’orto prosperava a seguito delle sue cure. non altrettanto brava sono stata io: i conigli morirono inesorabilmente, uno dopo l’altro, colpiti da una malattia che immobilizzava i loro arti inferiori e che mi sforzavo inutilmente di curare. galline e faraone risultarono non abbastanza protette dal freddo invernale: cadevano congelate dal loro rifugio al primo piano, con tonfi sinistri nel cuore della notte.

    l’allevamento di anatre prosperò, favorito dallo stagno, ma si presentò molto presto il problema di riportarle anche solo saltuariamente in cortile e di decidere chi di noi due dovesse avere il coraggio di uccidere quelle pronte per la padella, con l’intento di venderle ai ristoranti di lusso che avevo individuato come possibili clienti.

    attenzione: nessun mestiere s’improvvisa facilmente ma, soprattutto, bisogna esserci portati… ho lasciato la vita agreste quando le risorse economiche a disposizione sono finite. ne conservo un buon ricordo ma non vorrei affatto ripetere l’esperienza. troppo freddo, troppo fango (le nostre vecchie auto s’impantanavano e si faceva una gran fatica a rimetterle su strada), troppe difficoltà di vario genere!

  10. 10
    Aton -

    @Rossana
    Vero quello che dici. Per fare la vita tipo Mulino Bianco che smena il trombino bisogna essere ricchi e possibilmente assumere qualche extracom che ti fa il lavoro sporco. In realtà la vita del contadino è brutta e allucinante, a meno che tu non ci sia nato. Il trombino, ancorché abbastanza vetusto, ignora cosa sia la baracca delle quattro F. Fame, freddo, fumo e fastidio. Sono belle le papere, ma se devi mangiarle e quindi ammazzare cambia la musica. Il trombino, come molti di noi, ambisce a una proprietà con giardino e laghetto. E supermercato a 200 m.

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