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Qualcuno ascolta?

di acquasag

Sono sempre stata una “fuori dal coro”. A 26 anni, senza alcuna risorsa, lasciai l’Italia e andai a vivere all’estero. Un evento completamente folle e fuori dal normale per le ragazze della mia generazione! Tre anni fa, dopo un quarto di secolo in giro per il mondo anni sono ritornata. Un po’ per nostalgia, un po’ per scoprire l’Italia del XXI secolo. Purtroppo ho trovato un paese inaridito culturalmente e socialmente, con forti tendenze edonistiche/consumistiche ma senza averne i mezzi o i benefici! Mi sento straniera… piu’ di quanto mi fossi mai sentita nei paesi esteri che mi hanno accolto per tanti anni. Per non parlare del fatto che nel MIO paese non esistono programmi per aiutare gli italiani che rimpatriano, ma ci sono continui solleciti per accogliere ed aiutare gli stranieri! Nemo Profeta in Patria! Mi sento davvero sola.. disoccupata, senza un compagno, senza amici, senza famiglia…. eppure la mia caparbietà e innata determinazione ancora non mi hanno fatto gettare la spugna! Alcuni momenti mi viene voglia di mandare al diavolo questa Patria/Matrigna e questi miei compaesani così abulici, ignavi, egoisti la cui visione della vita si ferma sulla soglia della loro casa. Continuano a perseverare nei mezzucci della furbizia e l’inganno, convenientemente tralasciando la rettitudine e la meritocrazia. Ma esisteranno anche degli italiani come me! Se ci siete, battete un colpo!

L'autore, acquasag, ha condiviso solo questo testo sul nostro sito.

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Categorie: - Cittadini - Me stesso

17 commenti

  • 1
    assistente contrario -

    Certo che ci siamo, anche se forse non è proprio il sito adatto. Comunque bentornata tra la TUA gente e nel TUO/NOSTRO paese.

  • 2
    Sarcio -

    Non era il momento di tornare……

  • 3
    emanuele -

    Sei tornata in che città se posso chiedere? Comunque non posso che concordare

  • 4
    kiky9326 -

    Ciao, io mi son vista passare davanti (test di ingresso universitario) gente che conoscevo, che di chimica sapeva ancora meno di biologia, lasciando stare del tutto fisica e matematica. Indovina chi lavorava lì dentro? la mamma, lo zio, la sorella ecc… Ora loro si sono ritirati e invece io non vedo l’ora di essere presa, perchè oltre ad un lavoro, a me darebbe una passione.
    Purtroppo siamo in un mondo (non solo in un Paese) dove si pensa che farsi gli affari propri sia la cosa migliore dove l’importante far non è star bene tutti, ma fregarsene altamente per soddisfare i propri bisogni (da quello dei voti a quello di un pizzo). Vorrei che un giorno l’Italia intera si alzasse e pensasse “oggi cosa posso fare per far del bene agli altri?” invece che “oggi come posso fregare il prossimo?”. Poi sai la colpa in tanti la danno agli stranieri, il problema non sono gli starnieri (dove possiamo trovare persone sia buone che cattive, come noi), il problema è la legge italiana. Ad ogni immigrato, anche se viene clandestinamente, bisogna attribuirgli un nome e un cognome, primo. Secondo o lavori e paghi le tasse (chiaro, prima bisogna dargli il tempo di ambientarsi e un po’ di aiuto economico), o torni da dove sei venuto. Terzo (e questo per italiani e non), se si va in carcere si eseguiranno lavori (più pesanti a seconda della pena e produttivi). Ultima cosa, sempre secondo me, lotta alla mafia, di qualsiasi genere/categoria.

  • 5
    Andrea -

    Gli italiani come te vanno all’estero, quelli che non partono si arrabattano come possono. Non capisco perchè prima di tornare non ti sia documentata un pò, bastava chiedere!
    Hai fatto un salto nel buio..soprattutto perchè con tanta gente che tenta la fuga all’estero, tu ci sei riuscita e sei tornata indietro, un bell’autogol!

  • 6
    Ginger -

    Nulla di nuovo. Parole sentite e risentite. Considerazioni che si esauriscono in tristi luoghi comuni e generalizzazioni.

  • 7
    acquasag -

    Wow! Grazie per i vostri interventi! Vorrei rispondere a un po’ di domande.
    Una delle motivazioni che mi ha fatto tornare e’ stata l’eta’ e la precaria salute di mia madre che ha 84 anni e non ne avra’ per molto: anche se per poco, vorrei farle sentire un po’ la mia presenza, visto che ho una sorella (siamo due figlie) che si e’ convenientemente defilata per entrare in una setta religiosa, lavandosi le mani da qualsiasi responsabilita’.
    L’altra ragione e’ che quando vivi all’estero, nei momenti difficili ti chiedi sempre come sarebbe stato nel tuo paese d’origine e questo e’ spesso un motivo di tristezza e rimpianti. Ora che sono ritornata, visto la “bella” accoglienza, se dovessi tornare all’estero sono sicura che non avro’ piu alcun’ dubbio! Ho comunque un altra cittadinanza che mi permette di tornare quando voglio.
    Un momento difficile per tornare: permettetemi di dirvi che l’Italia, di questi “momenti difficili”, ne ha da decenni!!! Io sono andata via nel 1984 per le stesse ragioni di oggi: la crisi! Potrei parlare a lungo delle VERE ragioni delle varie “crisi” italiane, ma non siamo sul sito adatto.
    Vorrei invece parlare del fatto che dagli altri paesi ho imparato che lamentarsi non serve a niente se non ad indebolire la volonta’ di fare, ma lamentarsi e’ il passatempo nazionale degli italiani! Li sento ogni giorno fare delle approfondite analisi dei “mali” dei nostri tempi e condire il tutto con una bella salsa fatta di animate proteste e lamentele. Alla fine: il NULLA! Non succede MAI nulla! Non cambia MAI nulla! Io credo che se potessi vivere altri cento anni e ritornare a vivere in Italia, probabilmente ci troverei le stesse peculiarita’ di ieri e di oggi! L’unica speranza e’ che in futuro ci siano delle ingerenze culturali estere che arricchiscano il paese di una volonta’ di fare piuttosto che piangersi addosso! Nel frattempo io devo cercare di barcamenarmi in QUESTA realta’: parlo 4 lingue, sono laureata, ho sempre occupato posti di lavoro professionalmente ben qualificati e per sopravvivere oggi mi adatterei a qualsiasi cosa, ma non posso avere un lavoro! L’Italia e’ ancora il paese dove NON ESISTE una legge che difenda i diritti civili e la dignita’ dei lavoratori di QUALSIASI eta’, e le aziende possono permettersi degli annunci tipo “cercasi segretaria 18/25 anni di bella presenza” . In molti paesi stranieri questa e’ DISCRIMINAZIONE e ti farebbero chiudere!!!! Ma una “bella presenza, colta e professionale 50enne” non ha il diritto di lavorare??????? Stendiamo un velo pietoso…..Lo stesso vale per le relazioni sentimentali: la maggior parte degli uomini “maturi” sceglie le 20enni straniere e non vuole confrontarsi con una Donna intelligente e completa. La mia e’ forse una scommessa che ha comunque una scadenza e se l’Italia non rispondera’ alla mia giusta richiesta di sopravvivenza nel MIO paese, partiro’ lasciandomi alle spalle una bandiera bianca, rossa e verde ed un passato senza rimpianti.

  • 8
    free -

    @acquasag: posso sapere dove hai vissuto all’estero? In che paese stavi prima di ritornare in Italia? Anch’io, qualche volta, vorrei andare all’estero, vorrei provare questa esperienza. Non ho una motivazione di lavoro, fortunatamente la mia azienda lavora benissimo, la mia è solo curiosità, ho viaggiato molto ma non è la stessa cosa del vivere in un paese diverso del tuo. Purtroppo ho degli affetti che non mi permettono di andare via, non vogliono staccarsi dal cordone ombelicale del loro paese. Forse, la mia, è soltanto una scusa, come è stata una scusa di quando avevo 20 anni. Forse è la paura dell’ignoto che mi tiene qua…non so…comunque sia, posso capire le tue motivazioni del ritorno certo che, la prima volta che ne avrai la possibilità, ritorna da dove sei venuta; oggi l’Italia è un paese depresso, governato da gente incapace che pensa solo ai suoi interessi. Anche se, queste persone l’abbiamo votate noi, quindi mi sento in colpa di questo sfacelo. Ti invidio molto, hai avuto tanto coraggio!

  • 9
    mayte -

    presente

  • 10
    acquasag -

    Ciao Free. Sono stata negli USA per oltre 20 anni (principalmente a San Francisco e poi in altri stati). Sono vissuta in Francia (Provenza) per quasi 5. Prima di trasferirmi definitivamente all’estero, ho anche vissuto saltuariamente in Gran Bretagna.

  • 11
    sara -

    Ciao Acquasag(gia)!
    Oggi tanti ragazzi non hanno neanche la possibilità di laurearsi perchè i genitoli li spingono a lavorare e contribuire il prima possibile. Tanti si laureano in lettere e facoltà umanistiche ma aihmè sai bene che non c’è spazio per l’umanità nel mondo del lavoro dove la sopraffazione regna sovrana.
    Sei stata fortunata, la tua laurea ti ha aiutato a trovare lavoro? E posso chiederti dove sei stata? Ho meno della metà dei tuoi anni…credi che un giovane potrebbe ancora far fortuna all’estero senza delle grandi capacità? Perchè la crisi ha colpito più o meno tutti e oggi il boom di benessere partito negli anni 80 inizia a cedere violentemente. Tu dici di essere partita senza risorse… ma come hai fatto? Condivido quello che dici sull’italia e gli italiani e ho provato una rabbia enorme ma ho lottato contro i mulini a vento e mi trovo senza forze,senza speranze e galleggio nell’inerzia ormai, sognando solo di trovare un appiglio, dentro o fuori di me, per andare avanti…

  • 12
    acquasag -

    Cara Sara, il mio non credo sia stato tanto il coraggio quanto la disperazione! Non ne potevo piu’ davvero piu’! Mi ricordo che un giorno qualcuno commento’ le mie obiezioni dicendomi: “Questa e’ l”italia! Se non ti piace, vattene!” Mi e’ scattato qualcosa dentro ed ho detto:” Hai ragione! Adesso mi organizzo e me ne vado!” Due mesi dopo avevo due valigie ed un biglietto per New York!!! Da li e’ iniziata la mia avventura americana. Ovvio che non mi aspettavo il tappeto rosso, ed ho incominciato un po’ come tutti, a servire ai tavoli in un ristorante, ma piano piano ho costruito il mio cammino e sono diventata un’apprezzata professionista. Ti raccomando di visitare questo sito: http://www.voglioviverecosi.com/ dove troverai varie testimonianze e consigli di persone che hanno deciso di dire basta e fare gli “expat”! Ci vuole solo un pizzico di coraggio, un tocco d’incoscienza e tanto, tanto ottimismo! Fallo finche’ puoi e non hai altre forti pressioni e responsabilita’, come una famiglia e dei figli. In bocca al lupo!

  • 13
    marco -

    Ma che lavoro facevi e soprattutto come hai fatto per il visto USA? Poi lì la vita costa di più che in Francia e Inghilterra, non ha senso fare paragoni con l’Italia visto che molti guai li hanno combinati quelli con le lauree comprate-chissà che danni farà il Trota in futuro!

  • 14
    Gabriele -

    Ciao, ho letto il tuo sfogo, e ti comunico una cosa.
    Non sei per nulla anormale, fuori dal coro, come ti definisci.
    Al contrario è questo paese, la maggioranza degli italiani che sono fuori dal coro e anormali, aggrappati a quelle poche certezze a scapito degli altri, solo per galleggiare.
    Il vile danaro in questo paese ha la priorità su tutto e compra anche le gli animi delle persone.
    Si, sono disgustato e mi sento quasi razzista verso i miei connazionali, che sono diventate persone maleducate e menefreghiste.

    Non sei sola, come noti, come leggi e come senti. Paradossalmente anche io mi sento solo, perchè a parte qualche eccezione, non trovo persone che abbiano il mio stesso punto di vista: essere cittadini normali senza prendere in giro il prossimo.

    Ciao.

  • 15
    acquasag -

    Ciao Marco. Il permesso di soggiorno come residente l’ho ottenuto dopo tre mesi perche’ parlavo bene l’inglese e conoscevo la Costituzione Americana. Di certo allora era molto piu’ facile! Piu’ cara? Non credo visto che in Italia ti tassano anche per l’aria che respiri e non si beneficia MAI dei soldi che si versano all’Erario perche’ non funziona nulla!

  • 16
    acquasag -

    Ciao Andrea. Mi fa molto piacere sapere che ci sono delle persone come te con le quali c’e’ un affinita’ elettiva. Spero che in un imminente future ne incontri qualcuna personalmente cosi’ mi sentiro’ un po’ meno sola.

  • 17
    justmyphase -

    Ti capisco benissimo.
    Io ho solo avuto “esperienze” all’estero (Danimarca, UK), ma non mi sono mai trasferito. Continuo ad essere attaccato a questo paese (di me..da?).
    E non so perché continua ad esserci qualcosa che perversamente mi piace, qui.
    Cosa? Forse la natura, o la solidarietà italiana che, quando c’è, è qualcosa di sottilmente irreplicabile.
    Capisco anche benissimo che tu sia tornata per tua mamma.
    Il consiglio che ti posso dare, lavorativamente, è quello di “capitalizzare” la tua esperienza di migrante. Aiuta altre persone che hanno lo stesso desiderio, associale, informale, ecc. ecc.
    Puoi costruirti una nuova professione, così. Anche se non è facile.

    Ciao, un abbraccio..!

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