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Perdonare ha un senso?

di Felicissima

Una vita in bilico fra la serenità e il risentimento. Ora che sta per finire, ho avuto un tumore con metastasi e non credo di poter sopravvivere oltre cinque anni, questa mia esistenza vissuta nel rispetto degli altri, raccogliendo invidia e calunnie, provando a perdonare, rimediando mobbing e odio e mai nessuna scusa, riprovando a comprendere e ottenendo disprezzo, persino durante la malattia, sono ormai arrivata a pensare che questo mio atteggiamento etico sia stato errato. Chi ha tentato di farmi perdere il posto di lavoro meritava tutto il disprezzo possibile, altro che pazienza! Gli ipocriti infarciti di idee pseudoreligiose, che vivono odiando chi non è fanatico come loro e non hanno pietà anche se parlano sempre di perdono (il perdono dovuto a loro, ovviamente, che intanto proseguono imperterriti nelle loro crociate dettate da meschinità e interessi personali) quale misericordia hanno meritato? Proprio nessuna. Non temo la morte perché ho vissuto circondata da lupi famelici e malvagi e andandomene non perdo nulla. Ma sappiano costoro che nella tomba il mio dito medio, avvizzito e quasi imbalsamato, si levera’ come torre contro di loro. È politicamente corretto che i pazienti oncologici spendano parole pietose per chi nel bene o nel male è stato loro vicino. Io li mando tutti a fare… bip (censura). Si attacchino al tram, ho vissuto a testa alta e a testa alta me ne vado. Non mi sono mai lasciata spaventare da (ormai) ex datori di lavoro arroganti, idioti e profondamente disonesti. Mi fanno schifo, mi hanno sempre fatto schifo. Ora che sono contenti della mia malattia, sappiano che io non ho paura e dunque non soffro. Mentre loro, quando verrà il momento, impazziranno di terrore, codardi come sono sempre stati. Se invece riuscirò a guarire, cosa che non credo possibile, comunque il disprezzo verso di loro non svanirà. Le facce di palta non si dimenticano.
E voi? Vorrei sapere se fra voi chi ha perdonato è stato in qualche modo ripagato o se questo atteggiamento si è risolto a suo danno, come tanto spesso accade.

Lettera pubblicata il 7 Novembre 2020. L'autore, , ha condiviso solo questo testo sul nostro sito.
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Categorie: - Me stesso

La lettera ha ricevuto finora 11 commenti

Pagine: 1 2

  1. 1
    Yog -

    Mi pare un post inutilmente rancoroso, il che disturba dato il tema delicatissimo della fine della vita.
    Perdonare è una facoltà precipua di Domine Iddio.
    Ad Egli, ad ora debita, ti rivolgerai come tutti, con il dovuto rispetto e senza diti medi alzati che, tanto, serve solo a farsi ridere addosso da Angeli e Arcangeli.
    Che tu perdoni o meno qualcuno non è rilevante in nessun modo, non spetta a te il compito se non ne hai esplicito mandato.
    Altro, in verità, non posso dirti.

  2. 2
    Felicissima -

    Ti ringrazio per il commento sincero. Non mi rivolgero’a Dio perché non sono più credente. Il fatto che angeli e Arcangeli possano ridere addosso a una persona morente che ha sofferto tutta la vita, la dice lunga sull’idea di bontà che il monoteismo porta con sé. Di una religione così faccio benissimo a meno.

  3. 3
    Captain+Rhodes -

    Per rispondere al tuo quesito: il sincero pentimento è il punto di partenza per poter pensare di ricevere un giorno il perdono da una persona. In tutti gli altri casi (che per altro rappresentano il 99%) si prende atto e ci si comporta di conseguenza. Per tutto il resto, ti auguro ogni bene. Abbi cura sempre di te.

  4. 4
    Eleven -

    Il perdono, per come lo vedo io, rappresenta un percorso per trovare pace con noi stessi, prima ancora che con gli altri. Questo perché spesso e volentieri, per poter perdonare gli altri, dobbiamo prima perdonare noi stessi per aver consentito a qualcuno di ferirci. È un processo complesso il perdono, che passa anche dalla strade tortuose della nostra coscienza.

  5. 5
    Annalaura -

    Ciao Felicissima, leggere questa tua lettera mi ha portato tanta tristezza nel cuore. Mi dispiace profondamente che tu abbia vissuto la tua esistenza circondata da persone che non hanno compreso il male che ti stavano facendo o che, pur comprendendolo, ti hanno calpestata ugualmente. Non ti biasimo per il rancore che provi, non sono buonista. Credo fermamente nel perdono, soprattutto perché anch’io ho avuto bisogno di essere perdonata in determinati momenti e spesso essere perdonati ci spiana la strada verso una serenità ritrovata. Ma il perdono ha senso laddove la controparte ammetta con umiltà e sincero pentimento i suoi errori, laddove riconosca, con vergogna, di aver spento il sorriso di un’altra persona e, nei casi peggiori, la sua voglia di vivere. Una persona che ha la necessità di ricevere il perdono prova disprezzo per i suoi comportamenti, ne è quasi tormentata. Il pentimento non può essere tale se non arreca sofferenza a chi lo prova, se chi lo prova non condanna ciò che-

  6. 6
    Annalaura -

    -ha fatto. Se da queste persone non hai mai ottenuto un’ammissione di colpa, allora non ti crucciare, non ti colpevolizzare se non riesci a perdonare. Il perdono ti libera, è vero, ma bisogna meritarlo, altrimenti si insegna agli altri a fare di noi ciò che vogliono, perché non tutti hanno la stessa delicatezza e sensibilità nei confronti del prossimo. Non sono per le condanne a vita, ma i ”colpevoli” devono dimostrare di aver cambiato strada, altrimenti è tutto vano, tutto sprecato.
    Spero che tu possa avere una vita lunga, nonostante la malattia che adesso stai affrontando. E mi auguro con tutto il cuore che tu abbia modo di sperimentare fin dove può arrivare la bontà degli altri esseri umani. Perché di persone buone il modo è pieno, ma bisogna avere la fortuna di scovarle.
    Buona vita a te.

  7. 7
    Yog -

    Felicissima, per me puoi alzare tutte le dita che vuoi ad Angeli ed Arcangeli e compagnia cantando.

    Figurati.

    Per il resto, che tu trovi sollievo nella religione o meno, son fatti solo tuoi, la religione Cattolica impone certe direttive su Confessione e Perdono, altre religioni hanno sentieri diversi, ma, come ti ho già detto, è un tuo strettissimo personale problema, devi vedertela da sola, nessuno può aiutarti anche volendolo fare.

    Credimi, ognuno di fronte a Domine Iddio si presenta da solo e non c’è nessuno che tira fuori la carta di credito per pagare il mostruoso conto dell’agape fraterna che, auspico, ti sarai ben goduta.

  8. 8
    Bottex -

    Il perdono è a discrezione del singolo individuo e ciascuno può fare come crede.
    Per come la vedo io (e ha già accennato qualcun altro) perdonare ha senso se la persona che ha sbagliato se ne rende conto ed è sinceramente dispiaciuta. E soprattutto, se il perdono è finalizzato semplicemente per riconciliarsi con l’altra persona, non per un proprio tornaconto personale. In questi casi non c’è nulla di male a perdonare, qualche volta infatti tutti sbagliano, anche i migliori.
    Se invece, come spesso avviene, a chiedere perdono è una persona ipocrita, per nulla dispiaciuta e che agisce per trarne vantaggio (sia quando sbaglia che quando chiede venia), allora perdonare non ha alcun senso. Anche perchè, non mi stancherò mai di ripeterlo, le persone NON cambiano nel tempo: una persona falsa rimarrà sempre falsa.
    Ai precetti della religione cristiana e anche di altre, io personalmente non do attenzione. Agisci come ritieni meglio. Mi dispiace per la tua situazione. Saluti.

  9. 9
    Felicissima -

    Ringrazio davvero tutti per i commenti e per la solidarietà dimostrata. Avete detto cose molto vere e importanti per me. Ne farò tesoro. Un augurio di ogni bene anche a voi.

  10. 10
    Nikolas -

    Non c’è nessun colpevole e niente da perdonare.
    Per come la vedo io non esistono persone cattive, ma solo gente che pensa di essere nel giusto e aggredisce perché si crede nel diritto di farsi rispettare.
    Gli psicopatici stanno richiusi o sotto cura farmacologica.
    Capisco chi si lamenta della disonestà altrui, ma temo che il problema sia un altro: le scarse possibilità di movimento. Altrimenti tutto si risolverebbe che un “vaffa” e un nuovo lavoro, senza tante accuse reciproche.
    Sarà poi il decorso della vita a stabilire chi era dalla parte della ragione.
    Stesso discorso vale per tutti quegli amici o parenti che in continuazione cercano di minare le sicurezze altrui. Un semplice “vaffa” liberatorio, unito ad una buona qualità della vita, risolverebbe ogni turbamento.
    Se dovessi rinascere vorrei essere ricco, la controparte può anche restare la stessa.

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