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Penso ancora a lei

di kaber

Riferimento alla lettera: Questa è la seconda volta che scrivo nel sito, questa fu la mia prima lettera "La mia vità è cambiata". Scrivo perché pensavo veramente di aver dato un taglio al passato, di esser riuscito ad andare avanti senza dovermi voltare, invece? Invece mi sbagliavo, sono ancora lì che penso a...
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Data di pubblicazione: 16 Giugno 2011

L'autore ha condiviso 2 testi sul nostro sito. Per esplorarli, visita la sua pagina autore kaber.

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Categorie: - Amore

534 commenti

  • 226
    rossana -

    Acqua,
    concordo con il commento 224 ma non mi permetto di giudicare in negativo, SOGGETTIVAMENTE, chi decide di mantenere l’unione, potendo garantire in ambito famigliare il “rapporto amichevole e di rispetto reciproco” che, dopo qualche mese di burrasca, ho ripreso con il mio ex marito.

    PER ME, le condizioni di cui tener conto a livello singolo rendono ogni caso a se stante. senza contare, poi, che per esperienza personale (che non mi sembra sia stata finora psicologicamente abbastanza approfondita) ritengo ci siano figli che desiderano o superano senza eccessivi traumi la separazione dei genitori e altri che, invece, se ne lamentano a vita e ne riportano ferite emotive permanenti, che spesso si riflettono poi anche nel loro futuro di coppia.

    molto dipende dai temperamenti e dall’orientamento degli affetti verso i genitori dei figli in questione e dall’età che hanno nel momento in cui si decide di rompere l’equilibrio famigliare.

    ognuno sceglie per sé, nei limiti delle sue capacità e possibilità, evitando soltanto, quando possibile, le imposizioni derivanti da altri o da limitanti condizioni fisiche e/o economiche. e nemmeno sempre ci azzecca!

    pure e semplici opinioni personali!

  • 227
    virginia -

    La penso un po’ diversamente da tutti voi.
    Per me il matrimonio é sacro e quando si fa una scelta del genere bisogna valutare tutte le conseguenze e non affidarsi alle sole emozioni del momento.
    Quando ho conosciuto mio marito non avevo fantasmi del passato. Ho scelto mio marito per compatibilità sessuali, di idee e caratteriali. Abbiamo convissuto per qualche anno senza avere figli per testare ancora di più nel quotidiano il nostro feeling.
    Mi é capitato di chattare così come di provare attrazione verso qualcuno che non sia mio marito. Credo sia umano. Ma mai mi sono sognata ne mi sognerei di lasciare mio marito per un altro.
    La quotidianità, la routine, sono elementi di disturbo anche per chi vive da solo o ha mille avventure. Se litighi ci sta, se ci sono periodi no ci stanno anche quelli. Così come i problemi.
    Ma non mi sono mai sognata di pensare ad un altro così come é accaduto alla moglie di Golem, ad Acqua o alla mia amica, al punto da rischiare di mandare in crisi un matrimonio. Spero sia lo stesso anche per lui, ma come detto più volte non si sta nel testa degli altri.

  • 228
    Vic -

    Golem
    Quello che ti è accaduto da ragazzo dimostra
    che i ragazzi capiscono l’atmosfera e in qualche modo ne hai subito conseguenze che ti porti dentro anche ora , ma non puoi dire
    che sarebbe stato meglio se avesse potuto separarsi,
    in quanto non hai provato questa esperienza, solo
    chi l’ha provata di persona e sulla sua pelle può dirlo.
    Io non l’ho provata per fortuna , ma conosco persone
    che l’hanno provata e sono arrivati a odiare la madre
    perchè aveva preso l’iniziativa (anche se in seguito da adulti l’hanno perdonata), ma soprattutto odiavano la persona che aveva preso il posto del loro padre.

  • 229
    Golem -

    Lo posso dire invece Vic, perché di fatto mio padre non era mai in casa. Quello che mi è successo dimostra solo che si possono vivere vite senza senso per colpa di una società come quella degli anni sessanta, dove le apparenze prevalevano sul contenuto, e purtroppo è uno stile che molti si portano appresso ancora oggi, e che fa parte di una cultura perbensta e ipocrita che le ha alimentate. I bambini vivono di “esempi” e nella loro innocenza non capiscono una finzione come quella che io e migliaia di altri “figli” hanno vissuto. Una volta adulti, se non si razionalizzano certe situazioni, attraverso un’analisi critica della cultura che li produce, si finisce per farle proprie per “osmosi”, perché si accetta la “recita” (e non solo per quella situazione) come un comportamento “normale” nelle relazioni umane.
    Adulti, e bambini specialmente, hanno il diritto di conoscere come stanno le cose, non sono stupidi al punto tale da non capire le situazioni, e quando le capiscono non pensano che li si sia voluti proteggere, ma il contrario. Usarli.
    Tra adulti non ne parliamo. Quella dell’apparire “in un certo modo” è proprio ipocrisia. Ma è un tratto basilare della nostra cultura infarcita di perbenismo di stampo cattolico. Quante mani ipocrite si stringono durante lo scambio di un “Segno di Pace” durante le Messe, lo sa solo il Protagonista di quel rito.

  • 230
    Vic -

    virginia
    “Quando ho conosciuto mio marito non avevo fantasmi del passato. Ho scelto mio marito per compatibilità sessuali, di idee e caratteriali”
    Appunto la compatibilità è l’elemento che per primo deve venir valutato…di solito però la parte affettiva
    è prevalente su tutto…ed è quella determinante.
    Golem
    le apparenze contano anche oggi, vedi il caso del tradimento; se resta a conoscenza della coppia è un conto, se
    viene a conoscenza di tutti, un altro, anche dal punto di vista giudiziale della separazione.

  • 231
    Itto Ogami -

    Mio caro Golem,

    ma il fatto che ci sia stata ipocrisia cattolica negli anni 60 e oggi nondimeno c’è ancora una ipocrisia della moderna religione del puttanesimo, non toglie che ci sono state e ci sono ancora famiglie che non solo non erano ipocrite, ma hanno funzionato e funzionano a dovere. E proprio queste famiglie cattoliche o meno, hanno il diritto di dire che gli anni 60 erano perfetti e senza ipocrisia, e lo stesso anche gli anni attuali. Tanto è vero che hanno allevato e allevano figli che seguono le loro orme desiderando famiglie unite e la parola DIVORZIO non esiste proprio nella loro testa, ma non per ipocrisia, quanto perché vivono bene a livello familiare.
    Come ho già avuto modo di dire alle signore, se la loro nonna faceva certe cose, ci sia aspetta che loro siano piu’ portate a ripetere queste “peculiarità”. Dato che hai descritto mirabilmente la tua vita, ora capisco perché le tue risposte in merito alla vita familiare e ai valori sono diverse da quello che io reputo “normale”. Tanto è vero che anche un’altra utente ha scritto che non si sognerebbe mai di tradire il marito o arrivare alle schifezze che avvengono oggi. Chi ha avuto un buon modello di vita in genere lo replica e quindi va preso come “giusto”. Gli altri non facciano i giusti, se sono nati (poverini, meschini) dalla pianta storta. Chi ha le orecchie per intendere…

  • 232
    Acqua -

    Virginia, solo per precisare che non nemmeno io ho mai pensato di mandare in crisi un matrimonio per un’illusione che ho riconosciuto da subito come tale e usato esclusivamente come gioco mentale. Non mi sono mai sentita coinvolta fino a quel punto.

  • 233
    virginia -

    Acqua, sarà capitato a chiunque, credo, di aver avuto “evasioni mentali”. Ben diverso dal mandare in crisi un matrimonio.
    Parli di illusione però. Quindi ti sei illusa di qualcosa? Di colmare il gap emotivo?
    Ecco scusa, a me questo non passa neanche per l’anticamera del cervello. Credo nell’unione di coppia e successivamente nella famiglia. Le emozioni sono queste, quali altre? Quelle di pensare che con un’altra persona possa esserci un coinvolgimento emotivo? Ma a che pro se ami già una persona?
    Del resto cosa vogliamo? Che se arriva un momento di stanca dobbiamo rivolgerci altrove per colmare determinate mancanze momentanee?
    Tutto questo credo possa succedere nel momento in cui non si é mai amato il proprio partner oppure quando sia accaduto o stia accadendo qualcosa di veramente grave.
    E vogliamo pensare che in tutti i matrimoni accada sempre qualcosa di così grave? Le incomprensioni fanno parte della vita, momenti di difficoltà capitano a chiunque e dovunque. Ma ciò, a mio modo di vedere, non può essere sufficiente per distrarsi altrove.
    Purtroppo credo che anni il matrimonio venga vissuto in maniera troppo superficiale. Vic parla di prevalenza affettiva a fronte di divergenze caratteriali. Mi chiedo come possa essere possibile non accorgersi di evidenti disaccordi in grado di minare un matrimonio consolidato.

  • 234
    Vic -

    virginia
    Ci si accorge, ma si mettono in secondo piano,
    rispetto all’affetto che si prova per l’altro
    o magari li si ritengono superabili nel proseguo.
    (Questo avviene soprattutto da parte della donna(sindrome della crocerossina) , ma anche dell’uomo).
    Essere lucidi e razionali nella fase dell’innamoramento,
    sarà anche positivo nel futuro, ma da da pensare sull’intensità del sentimento.
    L’amore non può essere mai totalmente razionale,
    è nella sua natura essere così.
    Non è un contratto in cui si valuta la convenienza o meno o un investimento da cui ricavare il massimo.
    Ci si investe tutto se stessi e non c’è garanzia
    del risultato, puoi sapere che lo ami, ma le incognite ci sono sempre, altrimenti alcune coppie
    in cui sembrava andasse tutto bene, non si sfalderebbero all’improvviso.

  • 235
    Acquieta -

    Virginia, concordo pienamente con te sui presupposti su cui dovrebbe essere basato un matrimonio e sulle modalità che andrebbero adottate per viverlo con serietà. Tuttavia trovo che la risposta di Vic sia più equilibrata: ci sono molte incognite e non sempre le strategie che adottiamo per superare incomprensioni e conflitti hanno successo. Vuoi perché l’altro si ostina a rimanere su una posizione rigida senza offrirsi al confronto, vuoi perché ci troviamo a vivere momenti di debolezza causati anche da fattori anche esterni alla relazione di coppia. Nonostante io abbia subito un’evasione più che mentale da parte di mio marito pochi mesi dopo la nascita del primo figlio, sono diventata meno intransigente nel giudicare certe debolezze e credo che se le evasioni rimangono solo a livello mentale, non siano del tutto dannose, anche se possono costituire un sintomo. La tentazione fa parte della natura umana e non tutti sono in grado di razionalizzarla ed eliminarla, soprattutto nei periodi di stanchezza fisica e mentale. Pertanto se è vero che la faciloneria nelle relazioni va condannata, non si può non accettare che siamo imperfetti e a volte deboli e che in quei momenti l’istinto può prendere il sopravvento sulla ragione. Pertanto la vera difesa sta secondo me nell’evitare di crearsi situazioni “rischiose” e nell’investire le nostre energie per portare avanti un progetto di vita che dovrebbe essere comune e condiviso, almeno fintanto che l’altro ci supporta.

  • 236
    suzanne -

    Acqua, condivido in pieno il tuo pensiero e quello di Vic; sono invece alquanto scettica su sicurezze granitiche come quelle di Virginia. Molto spesso le posizioni più estremiste sono quelle che si sgretolano alla prima prova reale…

  • 237
    virginia -

    Scusate ma non capisco. Amare il proprio compagno é una sicurezza granitica? Io non credo.
    Suzanne non so cosa intendi per prove reali. Sono sposata da diversi anni e ho due figli. Credo di aver avuto qualche problema come tutti. Certo se mio marito dovesse tradirmi non so come reagire poi sinceramente non so a cosa. Per il resto non so cosa intendi per prove reali.
    Le incomprensioni fanno parte della quotidianità. Accadono e credo sia normale. Non é detto che si debba essere d’accordo su tutto. E non credo nemmeno esista un’altra persona che possa esserlo in toto.
    Ho già detto inoltre che le evasioni mentali siano oggetto più o meno di chiunque. Anche perché non potremo mai appurarlo se esistano o meno soprattutto nella testa dei nostri partner.
    La tentazione fa parte della natura umana, ma se noi partiamo dal presupposto che in momenti di debolezza l’istinto può prendere il sopravvento sulla ragione allora forse non abbiamo capito niente.
    Credo di aver già scritto che ritengo il matrimonio una cosa seria. Diciamo tra le cose più serie che esistano. A mio parere negli ultimi decenni ha perso questa importanza complice anche la società in cui viviamo.
    Da decenni si parla proprio di società dei consumi. E anche le relazioni sono ormai alla stregua del consumo vero e proprio.
    Per cui in momenti di stanca é anche il modus vivendi di oggi che ti spinge a concederti evasioni con il rischio di distruggere qualcosa di importante.
    Io la penso in modo diverso. Secondo me

  • 238
    virginia -

    il matrimonio va sempre protetto da elementi esterni, tenendo in considerazione il fatto che le problematiche sono normali.

  • 239
    Acqua -

    Certo Virginia che e’ così, ma attenzione perché finché non si crea una situazione reale che ti mette alla prova non puoi sapere che tipo di “resistenza” saprai opporre alla tentazione. Per questo e’ sempre meglio non andarsele a cercare, aldilà delle problematiche che sono “normali”. Non c’entra solo la società in cui viviamo, ma la capacità individuale di controllare l’istinto. Io in questo me la cavo solitamente bene e non credo che metterò msi in crisi il mio matrimonio per un desiderio mentale…spero che sia una certezza granitica

  • 240
    suzanne -

    Virginia, non voleva essere una critica a te nello specifico, è solo che sono molto più possibilista e meno dogmatica. Il matrimonio è serio tanto quanto ogni relazione d’amore matura; non trovo grande valore aggiunto a un patto davanti a Dio o allo Stato. A parte questo, non trovo assolutamente nulla di male ( anzi, per me è una grande qualità!) nei voli pindarici di Acqua.

  • 241
    Golem -

    Aguardiente, possiamo escludere “a priori” che certi accadimenti “tentatorii” non capitino “casualmente” ma in realtà siano attesi, sia pure in maniera subconscia? Non credo.
    In realtà quelle fantasie sono solo i primi segni di un “problema” nella relazione in corso, ed è in quel momento che bisognerebbe avere la lucidità per interrogarsi, ma quasi mai lo si fa, perché sono considerate “normali”.
    Quando mi capitó la tizia sul treno, sposata e con due figli, di cui uno era con lei, che in poche ore e dopo una chiacchierata nel corridoio si lasciò andare sino al punto di potersi concedere “completamente”, non posso pensare di essere stato così irresistibile, nonostante la giovanile avvenenza. Quel momento covava da chissà quanto tempo. Aveva trovato solo il bel tipo che non la “broccolava” nonostante la sua bellezza, ma le parlava come sto facendo con te, e ha mollato i freni inibitori della “morale”. Bisogna interrogarsi molto prima di quel momento, e io, se fossi stato più cinico, la potevo trombare tranquillamente sul treno, con buona pace del marito che l’aspettava a Imola. E so per certo che mi ha cercato anonimamente col metodo “Francy”, circa un anno dopo, senza che io abbia risposto.
    Vigilare sul rapporto significa riflettere su cosa significa realmente anche solo una fantasia, e se si ama “realmente” il vero partner, parlarne con lui. Il resto per me sono solo scuse. Una fantasia sessuale non è nè colpevole nè innocente. È un segnale.

  • 242
    virginia -

    Acqua, situazioni reali mi sono capitate eccome, e l’istinto premeva. Ma ragione, valori e sentimento si sono mostrati molto ma molto più forti. L’istinto se vuoi lo controlli attraverso il sentimento. Altrimenti saremmo alla stregua degli animali, intesi come bestie perché anche noi siamo animali, per i quali il sentimento non é contemplato.
    Tranquilla Suzanne, non l’ho presa assolutamente come una critica. E si in teoria non dovrebbe esserci differenza tra una relazione matura e un matrimonio. In realtà soprattutto nella società attuale vedo totale mancanza di maturità sia che si tratti di relazione o matrimonio. Ma non solo in questi due casi.
    Si infatti non c’e’ nulla di male in quelli che tu chiami i voli pindarici di Acqua. Ho già scritto che credo chiunque sperimenti o abbia sperimentato queste evasioni mentali. Ora Acqua ce lo racconta, ma avrei potuto farlo anche io o magari tu o mio marito.

  • 243
    Acquagitata -

    Anche per me fino ad adesso è stato così, istinto sempre controllato da sentimento: devo dire che fino a poco tempo fa ero indisposta a creare relazioni estranee, non avendone peraltro alcun interesse, quindi non ho mai alimentato possibili scintille.
    Da quando, però , mi è successo “l’evento scatenante” coincidente con l’incontro sfuggente di soli sguardi con la “mia principale fantasia M.”, mi sento cambiata. Non so cosa mi è successo…ho iniziato a notare anche altri…ad esempio se fossi riuscita qualche volta ad andare a bere il caffè con il mio collega D., sono quasi sicura che si sarebbe potuto creare uno di quegli accadimenti “casuali” “.Quindi meglio se per il momento evito di frequentare il bar. Ieri poi sono rimasta molto sorpresa dopo che un sconosciuto ci ha praticamente provato con me in stazione ( i treni, si vede, sono uno di quei luoghi cinematografici che creano atmosfera). Era da un po’ che non mi succedeva, almeno in modo così spudorato e io giuro che non gli ho dato assolutamente corda. Quindi comincio a pensare di essere io che che mi sto “ponendo” inconsciamente in modo diverso. Eppure non sto facendo nulla per essere seducente, perché non mi è’ mai interessato fare colpo sugli altri (ma solo su mio marito e in passato e l’anno scorso, su M.).

  • 244
    Acquagitata -

    Forse, Golem , hai ragione: queste fantasie sono un segnale e questi eventi non sono fortuiti, ma me li sto in qualche modo cercando e creando. Il mio Super-io comunque vigila attentamente e condanna dal punto di vista morale ( anche se negli ultimi tempi in modo “soft” )queste mie leggerezze. È un po’ complicato parlarne con mio marito, soprattutto se ritiro fuori di nuovo sta storia di M. dopo che la avevo affossata oltre vent’anni fa, assicurandogli che non ci avrei mai più pensato. E anche se evitassi di parlare di M., cosa gli dico: ” Sai, mi sento un po’ strana, ultimamente : ho gli ormoni a mille e quando mi guardo in giro e vedo un sacco di begli uomini che mi piacciono? ”

    Virginia raccontami una tua “evasione mentale”, così tanto per condividere certi ragionamenti e per evitare di focalizzarmi sulle mie. Anche tu Suzy, dai, perché su questo argomento sei sempre stata molto criptica.

  • 245
    rossana -

    Virginia,
    “L’istinto se vuoi lo controlli attraverso il sentimento. Altrimenti saremmo alla stregua degli animali, intesi come bestie perché anche noi siamo animali, per i quali il sentimento non é contemplato.” – concordo, aggiungendo che, secondo me, si possono controllare abbastanza agevolmente gli istinti fisici meno forti mentre è molto più difficile controllare i vuoti emotivi, spesso subdoli e più persistenti.

    tanto per essere chiari: nelle scelte importanti o pressanti, finisce per prevalere l’istinto; nelle secondarie, più blande, si può anche far intervenire con successo il raziocinio… molto dipende poi anche dai diversi temperamenti e dalle diverse proiezioni di futuro…

  • 246
    suzanne -

    Virginia, non sono sposata ma ho sperimentato queste situazioni. In una circostanza ho talmente tirato la corda che la mia fantasia si è realizzata davanti agli occhi tentando un approccio fisico diretto e pressante. E io? Sono fuggita a gambe levate! Non era quello che volevo; cercavo l’evasione mentale, il sogno, non la sua realizzazione. Ho parlato al mio compagno di tutto questo, non senza sensi di colpa per essere arrivata fino a quel punto. Ma dei miei pensieri no, non mi sono mai sentita colpevole. Come quando da bambina recitavo le preghiere e pensavo ai miei giochi;
    “Il pensiero è come l’oceano,
    non lo puoi arginare,
    non lo puoi recintare…”

  • 247
    Golem -

    Acqua edotta. Un desiderio di “quel” genere indica solo una cosa: che si è pronti ad una svolta nella ricerca di un nuovo partner sessuale, e nell’essere umano di sesso femminile il collegamento di quegli istinti alle emozioni amorose che le caratterizza nella nostra cultura, è solo la rappresentazione “civile” che noi gli diamo, ma lo scopo finale è solo il sesso, letto nell’accezione più innocente.
    Il fatto che quelle istanze siano “organizzate” dalla morale non significa che siano state “risolte”. La morale non ha fatto altro che “frustrare” un bisogno che non è nè buono nè cattivo di per sè, come tutte le istanze naturali, ma non “lecito per l’etica “sociale” matrimoniale. È ininfluente quindi dire che quelle istanze si possono controllare, trattenere, perché se la vogliamo mettere su un piano concreto, si tratta dell’intervento della solita ipocrisia veniale tipica di una specifica cultura sessuofobica. Desiderare A, B, C o M, e non “concludere” non significa niente. Il desiderio che può essere passato nella testa di Acqua, di Virginia, Sally o della donna incontrata sul treno e che non ha concluso, non è diverso da quello di Francesca sotto l’aspetto assoluto. La differenza tra essersi accoppiata con l’oggetto del desiderio e non averlo fatto inibendosi, e sentendosi per questo a posto, non cambia il “core” della questione, e cioè che l’istinto sessuale non guarda in faccia a nessuna morale.
    >>

  • 248
    Golem -

    >>> Tu non ne sei cosciente ma il tuo corpo trasmette al maschio ricettivo “I’m available”. Quando arriva quel “moto ancestrale” bisognerebbe chiederesi il perché prima ancora di controllarlo con “stoico sacrificio”, perché di per sè quel controllo dovrebbe essere già considerato un “segno”, e averlo considerato “vinto” con la propria moralità non lo ha ESTINTO, lo ha solo messo sotto le tante altre “pratiche” da smaltire nella nostra quotidianità.
    Il problema è che se si riflettesse veramente, fuori dai soliti stereotipi con i quali in genere osserviamo quella fenomenologia, a quel punto si aprirebbe un panorama sconfinato di considerazioni sul significato “reale” della famosa parola “AMORE”, che mi ha spinto alla ricerca approfondita di quel significato, che come sappiamo proprio qui ha prodotto “l’ira funesta che infiniti addusse lutti ai Laddei”.
    Perché togliere a qualcuno l’illusione che certi moti amorosi (e spesso anche quello che ne deriva per anni) non siano altro che il desiderio sessuale col vestito della domenica, significa sconvolgere una vita fatta di “credenze piene di cristalleria in bella mostra”*, sostituendole con un “comò pieno di normalissima biancheria per tutti i giorni”*.

    * Non sono mobili. Si tratta di metafore, dirette a chi le capisce.

  • 249
    Itto Ogami -

    Non marito, ma COMPAGNO !
    Il nome COMPAGNO è tutto comunista (all’italiana, non il vero comunismo), come tale è il femminismo che ha danneggiato la società, predandola dei valori essenziali.
    Il termine MARITO indica l’uomo che ha scelto la donna per sempre. COMPAGNO è quello che sta vicino, che ti accompagna. per una parte di cammino. Si differenzia dallo scopatore per la durata del rapporto, e in parte per la sostanza, ma senza raggiungere il livello del MARITO, il quale è appunto l’anima gemella, il migliore amico, colui che non tradirai mai perché è colui che hai scelto.
    Le donne che non sanno avere un marito è perché non sanno essere mogli. A loro dovrebbe essere negato il diritto di parlare di MATRIMONIO perché non sanno che cosa sia. La regola non vale solo per le donne, ma anche per gli uomini, mal cresciuti, figli di famiglie indegne di questo nome, che non sanno che cosa significhi essere un marito. A loro è dato solo di essere COMPAGNO, e ti avere vicino le loro COMPAGNE, e non si lamentino se da COMPAGNE, diventano CAGNE. L’amore ristretto che portano all’uomo che hanno vicino ha fatto restringere anche il loro nome.

  • 250
    Yog -

    Bella la citazione di Venditti, Susan. Me la segno.

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