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Che odio che mi sale verso il mio analista… e poi verso tutti

[Premetto che questo mio testo è frutto di un’incazzatura d’impulso, e probabilmente non avrei nemmeno scritto questa premessa se non avessi “perso” tempo a scrivere la mia password ecc. ecc. per poter pubblicare la lettera. Dunque quel minimo di tempo per far scendere di un poco la rabbia. Prendete il tutto per quello che è]

Che odio che mi sale quando mi sento dire che sono “imbalsamato”.
Me l’ha appena detto telefonicamente il mio analista.
“Devi fare qualcosa, altrimenti te ne stai lì nel tuo solito ricircolo di pensieri”.

C…o..! C…o..!
Io le cose le farei anche, ma lui ha idea di cosa vuol dire essere preso dal panico, dalle contrazioni cardiache, dai sensi di svenimento, dalla Paura che ti impedisce di essere veramente “presente” nel mondo???
Non lo so… Non so se ne ha idea.
Io queste manifestazioni fisiche non riesco mica a controllarle… e sono un incubo.

Dio quanto mi sento solo quando mi sento dire queste cose…
Mi si ribadisce l’impressione che le persone vivano una realtà che sia differente dall’incubo che percepisco io. La mia vita quotidiana…

C…o, è come se mi sentissi dire “Ma sei sempre lì…” da qualcuno che non ha i miei deficit.
Facile… facile per lui che non li ha.
È sicuramente uno che darebbe ragione alla mia prima ragazza.
“Poverino, è bloccato e chiuso nelle sue insicurezze, ha solo bisogno di conoscere un po’ la vita”.
È sempre questo fottuto sguardo dal più grande al più piccolo, da quello navigato verso quello inconsapevole, quello problematico.

Andate a fanc..o tutti.
Ma proprio tutti.
Vi odio, vi odio perché “potete”.
Perché potete sentire la vita diversamente da me, e questa cosa probabilmente non l’avete neppure conquistata. Per voi è sempre stato così.
Partiamo e parliamo da livelli diversi. Che c…o di comunicazione ci può essere?

L'autore ha scritto 5 lettere, clicca per elenco e date di pubblicazione.

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12 commenti

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  1. 1
    paola -

    Ti capisco sai,anch’io parecchi anni fa sono stata da una psicologa,l’ultima di una serie di deficenti,per una depressione post partum che era anche una cosa seria,una cosa che con la gravidanza si era accentuata ma che mi trascinavo dietro da anni e anni.Questa sedicente professionista dopo poche sedute si era già stancata e iniziava ad avere un atteggiamento delle serie -E Datti una mossa! cosa veramente destabilizzante per una donna che faceva fatica anche a uscire di casa a portare la figlia al parco senza sentirsi preda di una crisi di disperazione.Beh sai che ho fatto? Ho continuato a vedere solo lo psichiatra che mi ha prescritto dei farmaci e per il resto ho iniziato a dipingere ho comprato una chitarra,non ho mai imparato ma almeno sono uscita da quello stato.Le ricadute ci sono spesso ma si puo farcela.Dimenticavo tutte ste psicoterapeute lavoravano per il servizio sanitario nazionale.Non ho più voluto andare a fare nessuna psicoterapia.

  2. 2
    Clara -

    Io credo che il tuo analista non sia la prima persona che incontri per strada… io non sono psicologa ma ti direi cosi anche io… ho un amico che si sente esattamente come te e anche io gli ho detto cosi! Dimostrateci che non siete imbalsamati, come dici tu, che reagite alla vita… a piccoli passi, naturalmente, ma se vai da un analista vuol dire che ti senti stanco di quello che ti sta accadendo e quindi vuoi reagire… provaci :)!

    Un bacio!

    Clara

  3. 3
    Chicca -

    Mi dispiace… davvero. Io ho vissuto diciotto anni con una sorella che aveva un problema simile al tuo.. non so che cosa si provi ma so cosa vuol dire.
    Ma non devi dire così… forse in questo momento questa cosa ti farà arrabbiare ancora di più.. ma non sei solo. Prima o poi te ne accorgerai, davvero. Buona fortuna, te lo dico col cuore. 🙂

  4. 4
    Anonimo -

    Sai, ho incominciato ad avere i tuoi problemi all’ età di 16 anni, preso dal panico non riuscivo a mettere piede fuori da casa mia, ansia, attacchi di panico, tachicardia…ero imbalsamato come te, questo è il termine giusto, sono stato dall’analista per due anni un analista che mi diceva le paralo che diceva il tuo, anche io lo odiavo, anche a me faceva rabbia ma grazie a lui ne sono uscito, grazie a lui ho rincominciato a vivere

  5. 5
    sassolino -

    Justmyphase…quanto ti capisco… parecchi anni fa ho cominciato ad avere il tuo stesso problema, a non uscire di casa per paura di rimanere “imbalsamata” tra la gente… la mia stanza era diventa il mio piccolo mondo… ogni volta che uscivo e mi trovavo in un luogo con più di due persone.. cominciavo a sudare, a bloccarmi all’improvviso.. sentivo solo il battito del mio cuore che impazziva e non riuscivo più a controllare il respiro… una mia amica mi ha aiutata a superarlo (in parte).. non ho mai creduto nell’aiuto, seppur professionale, degli psicoterapeuti.. mi sono sempre detta.. se non ti capiscono le persone che hai accanto.. come potrebbe farlo un estraneo che non vede l’ora di passare all’appuntamento successivo? non so.. forse è solo la mia poca considerazione verso “le orecchie” altrui… questo mio “piccolo” problema ogni tanto mi si ripresenta.. è successo all’università… poi a lavoro… e ho trovato il modo di controllarlo.. almeno per quanto riguarda il controllo fisico… per quello mentale che lo scatena forse non ci sarà mai una risposta… Ti abbraccio comunque… gli abbracci secondo me sono uno dei piccoli gesti che fanno bene all’anima… almeno per un attimo 🙂

  6. 6
    dancan -

    ascolta… ti dico cosa è successo a me. sono stato 10 (dieci) anni fidanzato in casa con una che aveva i tuoi stessi problemi. non so cosa senti, ma io ero quello sempre presente. tutti i giorni. sai come è andata a finire? che quando ci siamo lasciati, lei è guarita. non di colpo, ma è guarita. si è trovata obbligata ad affrontare le cose, e dopo un paio di mesi ha superato TUTTE, e dico tutte le sue paure e problemi. guarda un po. giusto quando ho smesso di esserci io. vedi, il punto non è che noi POSSIAMO, ma piuttosto che noi VOGLIAMO. tutto si risolve, basta affrontare i problemi uno alla volta. se non hai nulla di patologico, puoi affrontare e superare tutto. inizia dallo sport. trovatene uno e seguilo. oppure provali tutti. in compagnia. poniti degli obbiettivi e perseguili. a nessuno ha fatto le cose facili. tutto cio che ottieni , nella vita, lo devi conquistare. e finchè non ti metti alla prova e non ti impegni al 2000%, non ottieni nulla.
    ti dico questo, sai perchè? fino al mese prima, la mia ex ragazza non voleva uscire, per crisi di panico, ansia, tachicardia e sinrome di menhier e ancora qualcosa… quindi tu sai bene.. pericolo a guidare, paura nei posti chiusi,eccecc.. dopo tre mesi, è andata da sola ad un concerto. quindi, vedi, si puo superare tutto. un po alla volta. un passo alla volta. lo psic ti dice cose anche giuste. ma ad affrontarle tocca a te.

  7. 7
    Noway -

    Dancan ma lo sai che mi ricordo la tua storia ora che la dici? Infatti mi aveva colpito molto, ora capisco un po la tua durezza con le donne, anche se a volte esagerata!
    Justmyphase, scusa se ho divagato, io non so nulla di queste cose quindi non azzardo nemmeno a darti consigli, però ho sentito anche io molte storie di persone che alla fine ce l’hanno fatta, forse ti manca qualcosa, forse non hai ancora trovato quello che può aiutarti a spingerti al di là di queste barriere, tutti noi nel nostro piccolo ci sentiamo sopraffatti da qualcosa, e spesso ci culliamo nel nostro dolore perchè è facile, più difficile è uscire e fare il grande salto..Sono sicura che ci riuscirai già sfogarsi è un grande passo.

  8. 8
    rossana -

    Justmyphase,
    da quanto tempo sei in analisi? che tipo di analisi?

    non sono un’esperta in materia di attacchi di panico ma sono stata in analisi per più di sei anni e ti assicuro che la mia analista non si sarebbe mai sognata di invitarmi a reagire in nessun modo.

    non mi sembra qualcosa di molto professionale, a meno che non sia previsto dal tipo di analisi intrapreso…

  9. 9
    justmyphase -

    Io sono in analisi da più o meno 7/8 anni. Ne ho 27.
    Che poi chiamare “analisi” tutto il mio iter psicoterapeutico non è molto corretto…
    Diciamo che i primi due o tre anni era una psicoterapia, poi una quasi analisi, e negli ultimi tre anni più o meno una vera e propria “analisi”.
    E’ un sacco di tempo, veramente un sacco di tempo. E un sacco di soldi. Lascio indovinare come uno si possa sentire quando sa che a pagarla sono alla fine i propri genitori, soprattutto nei primi anni.
    Il mio terapeuta attuale è di formazione freudiana/lacaniana, piuttosto ortodosso, e non penso che abbia fatto male a dirmi quello che mi ha detto, anche se ripeto (ora con meno “incazzatura”) che ovviamente lui non vive dentro di me, e il dolore e le limitazioni psicofisiche che provo solo io posso sapere quanto terrore mi provocano. D’altronde cosa doveva fare… sono anni che io sono bloccato sulle stesse cose (pur portando avanti in parallelo una vita “ufficiale” dove diverse cose le ho costruite). Sembra che l’analisi, oltre a “tenermi in vita”, non abbia mai rotto il ghiaccio che mi protegge dal nucleo dei miei problemi.

    @anonimo: sai che quando ho letto il tuo commento, dal quale ho appreso che stai bene (e sono contento per te), ho pensato “E allora perché si firma anonimo?”. Ho sempre pensato che uno dei traguardi di un’analisi personale fosse il non nascondersi più, il non vergognarsi in pubblico di quello che si è, e ho interpretato la tua firma come un nascondersi (magari sbaglio, può essere tranquillamente una banalità). Tu che dici?

    Grazie mille a tutti per i commenti, fanno sempre bene. Grazie veramente.

  10. 10
    rossana -

    Justmyphase,
    la vera e propria analisi degli ultimi tre anni si svolge con la stessa persona della psicoterapia e della quasi analisi?

    scusa se ti faccio molte domande. forse basterebbe invitarti a considerare i progressi che hai fatto finora e ad apprezzare la “vita ufficiale” che l’intero percorso di supporto psicoanalitico ti ha consentito di costruirti (veramente ottima da quanto ho letto su un altro tuo post).

    tuttavia, mi piacerebbe capire se non potrebbe essere utile per te cambiare analista, nel caso si tratti della stessa persona che ti segue fin dall’inizio.

    la mia analista era di formazione freudiana e non ha quasi mai aperto bocca nei sei anni che l’ho frequentata. una volta sola si è lasciata sfuggire un’osservazione su un mio comportamento, che si è poi rifiutata categoricamente di spiegarmi, così come non rispondeva mai in modo esauriente a nessuna delle mie domande, tanto che avevo imparato a non formularne più.

    anche a me la terapia è stata di grande aiuto per rimettermi in piedi e portare avanti responsabilità che non ero in grado di sostenere da sola… i costi e la fatica personale sono enormi ma, a mio avviso, ne vale la pena. sei stato fortunato ad avere genitori che si sono presi cura di te così bene!

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