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Non so fare niente, sono solo uno che non serve alla società

di Battipanni

Riferimento alla lettera: Tempo fa andai a fare il fabbro con un mio amico, con il quale uscivo e esco sempre insieme. Lui ha imparato, anche meglio del mastro, il mestiere e io no. Io non so fare niente e rimarrò così a vita, perchè non ho capacità lavorative, quasi neanche a fare...
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Data di pubblicazione: 1 Febbraio 2007

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Categorie: - Me Stesso

213 commenti

  • 126
    Francesco -

    35 anni. diploma al grandi scuole. non so fare niente. sono fottuto.

  • 127
    AB -

    “35 anni.diploma al grandi scuole.non so fare niente.sono fottuto” Pur non conoscendoti, sono sicura che non è vero che tu non sappia fare niente, come sono sicura che ognuno di noi ha delle capacità molte volte il percorso di studi fatto non ha aiutato a farle emergere, ma sono dentro ogni individuo di conseguenza anche dentro di te.Dovresti recuperare un po’ di autostima farebbe bene al tuo “io” (chiedo scusa agli psicologi se ho utilizzato una parola in maniera errata) e credo che sia un passo sì, difficile e faticoso ma fondamentale e potrebbe aiutarti anche a conoscere quel lato di te dov’è racchiusa la tua “capacità”.La nuova “malattia” del nostro secolo (una delle nuove) è proprio questa depressione associata ad una scarsa autostima, ci facciamo piccoli come formiche forse per non essere notati e evitare così di essere colpiti… Le ragioni sono molteplici e io non sono una psicologa. Credo che tutti meritino per se stessi autostima per prima cosa da se stessi, quando si pensa che tutti ci diano dei falliti e nessuno creda più in noi dobbiamo ricordarci che quella parte di noi che ci osserva e ci giudica siamo noi a controllarla così come siamo noi a farla parlare, non è un corpo estraneo. Quella parte di noi invece di ripeterci “hai fallito” deve cominciare a dirci “vediamo dove possiamo migliorare per riprovare” per fare di questo “fallimento” una cosa “produttiva” per noi.

  • 128
    aldo -

    ragazzi sto lavorando come vigile stagionale…sn solo 3 mesi ma gia’ e’ qualcosa

  • 129
    Franci -

    Io sto lavorando per una cooperativa per conto di una nota catena di supermercati nata al nord… trattati come schiavi letteralmente, per 700/800 euro al mese
    Contratto di sei mesi.
    Sono stufo ma vediamo cosa accadrà nella vita!

  • 130
    ginevra -

    Non dire queste cose… Anch io la pensavo cosi’… Bene o male mi sn adattata un po’ a tutto… Nessuno nasce genio….

  • 131
    fiorella -

    Ma come state?

  • 132
    trader -

    Gli invidiosi mi dicevano che la mia attività è inutile, perché non produco niente. Non è vero, produco liquidità al mercato finanziario.
    Altri mi dicono che rubo, sottraggo soldi alla povera gente. Non è vero, perché i poveri non hanno soldi in borsa. Quindi sono come Robin Hood, rubo ai ricchi, per dare ai poveri, cioè a me stesso, perché sarei nullatenente se non facessi questo lavoro.

    I RACCONTI DEL TRADER – PROSSIMAMENTE SU LETTERELDIRETTORE

  • 133
    daniele -

    Ciao a tutti io sono Daniele e il mio caso è disperato. io fin da piccolo ho difficoltà a imparare qualsiasi cosa.
    Da piccolo facevo fatica a parlare e farmi capire tanto è vero che andavo dalla logopedista, a scuola (un pò più grande) ero lento nell’imparare e fare i compiti. Volevano affiancarmi a una maestra di sostegno perchè non riuscivo proprio a stare a passo con gli altri. Tutt’ora è così, sto frequentando una scuola di cucina ma vedo che pure un primino (io sono in seconda) è più bravo di me. Io quando lavoro faccio letteralmente incazzare la gente perchè io non so fare un tubo. Mi dicono: “guarda come faccio io” ma io niente non riesco ad imparare niente di niente. Perchè mi succede questo? Tempo fa ebbi un esaurimento per via di una ragazza che non mi ha voluto, adesso sono in cura dalla psichiatra e gli ho fatto presente che non so fare nulla, che non ho la manualità. Lei mi disse una volta che3 anche facendo solo i lavori di casa la manualità sarebbe venuta fuori perchè ti abitui a fare le cose e questo serve anche per il lavoro. Boh bvoi che ne pensate di tutto ciò che ho scritto ora?

  • 134
    Karen -

    Nn so fare nnt,c’è nn mi piace nnt. Sono nella scuola del benessere(parrucchiera e estetista) ma so k siamo all’inizio ma io nn c’è la faccio più a nn saper fare nnt. Io voglio saper fare qualcosa ma bene. Ma nn ce la faccio. E quindi nn so che scuola fare

  • 135
    Milker -

    Ciao ragazzi.. per puro caso mi sono imbattuto in questi post (beh non è proprio caso visto che cercavo proprio persone con le mie stesse caratteristiche), e ho potuto notare che molti tra di noi hanno tratti comuni.
    Ad esempio vogliamo essere di aiuto agli altri e tendiamo a dare consigli, anche se siamo i primi ad aver bisogno di aiuto e spesso non ascoltiamo nemmeno i consigli che diamo agli altri. Molto spesso infatti questi stessi consigli sono gli stessi che servirebbero a noi per sentirci più realizzati e felici.
    Non so se mai nessuno leggerà quanto scrivo ma voglio provarci..
    Sto cercando di uscire da un periodo di depressione che sembra non volersene più andare via. Ma ci sto provando con tutti me stesso. Qui ho notato persone con le mie stesse qualità e insicurezze.
    Ma ho notato anche che spesso abbiamo atteggiamenti ugualmente disfattisti, che non possediamo una mentalità positiva (e la chiamiamo realista), e anche che tendiamo ad avere un’auto-consapevolezza sconvolgente riguardo alle nostre paure che il più delle volte si rivelano completamente infondate.
    Ho avuto problemi caratteriali, comportamentali e relazionali.
    E attribuisco tutto questo ai traumi infantili che ho subito e alla maniera in cui sono stato cresciuto. Quindi non dico che queste paure e insicurezze non siano vere.. ma che lo sono solo per noi stessi. Ed una volta sconfitti questi sbagliatissimi schemi mentali che ci portiamo dietro.. magari potremmo sentirci meglio.
    Permettetemi inoltre di notare la profonda solitudine in cui noi tutti ci ritroviamo.. per quante persone ci possano circondare, noi saremo sempre soli e incompresi, perché ci vogliono anni e anni per conoscere a pieno una persona , e ancora non basta. Ed è lo stesso per noi, incompresi tra gli incompresi.
    Recentemente ho letto che la causa delle dipendenze sono prettamente sociali, ed è stato dimostrato.
    L’alcolismo per esempio, di cui sono stato (e cerco di uscirne) affetto, per molte persone risulta essere…

  • 136
    Milker -

    una sorta di auto-medicazione psicologica. E a volte può funzionare, ma se ti lasci andare all’autocommiserazione sei finito! Lì subentra infatti la dipendenza.
    Di persone che si sentivano come me ne ho conosciute poche e sono lieto di non sentirmi così solo leggendo questi post, ma avrei anche il piacere di trovare delle risposte a quello che scrivo.
    Io sono sempre stato considerato intelligente dalla maggior parte delle persone con cui sono venuto in contatto.. ma quando si trattava di relazionarmi: apriti cielo!!
    Nell’ultimo colloquio di lavoro che ho avuto mi sono vergognato profondamente che la mia mano non smettesse di tremare solo per fare un’insignificantissima firma!!
    Eppure non riuscivo a controllarlo.
    Noi siamo persone capaci e sono sicuro che saremmo capaci di tanto se solo ci dessero la giusta occasione!!
    Ma la giusta occasione la possiamo creare anche noi!! Se solo volessimo potremmo aiutarci a vicenda!!
    Io avrei pensato ad una specie di couch-surfing di aiuto reciproco.
    Ad ognuno la propria vita , ma uniti sapremmo di non essere soli e di potercela fare..
    Ad esempio la persona che vuole prendere la patente: io ce l’ho e sarei lieto di aiutarla a raggiungere questo traguardo magari aiutandola a studiare e incoraggiandola personalmente.
    Creando una comunità potremmo aiutarci reciprocamente e questa occasione potrebbe non arrivare più.
    Perché se qualcuno non ha un idea interessante non si fonda una società o perlomeno una comunità?
    Si potrebbe viaggiare tramite couch-surfing e inoltre aiutare persone che sappiamo benissimo essere nella nostra stessa situazione psico-fisica.
    Io penso che la sopravvivenza non conta nulla!!Conta solo per gli animali.Si VIVE o si muore (anche io ho pensato al suicidio). Noi (purtroppo?!)abbiamo il dono dell’intelligenza e ci dobbiamo convivere. Sappiamo di non essere eterni e di valere poco o nulla in questo Cosmo.
    Il nostro scopo è sentirci vivi, gioire, sperimentare e rallegrarci quando possiamo essere d’aiuto ad altri.
    Rispondete.

  • 137
    666 -

    almeno tu ti poni il problema

  • 138
    Agos -

    strani ma secondo me il 75% sono tutti ingegneri…

  • 139
    mel -

    Ti capisco … ho passato il tuo momento! qualcuno mi ha detto “ti senti fisicamente appesantito, umore basso, sotto i piedi, poco entusiasmo”? PERCHE’ NON PROVI A CAMBIARE ALIMENTAZIONE!…. (era un’osteopata) gli dissi: “cosa cavolo centra la mia alimentazione con la mia depressione ed i miei acciacchi?” .. lui mi disse “magari sei celiaco, anche se non grave, magari solo intollerante al glutine, magari mangi troppe proteine animali e sei in iperacidosi tissutale, magari mangi troppo spesso ed i tuoi organi sono stressati, e se lo sono loro, lo sei pure tu… se il tuo copro impiega il 90% delle sue energie per risolvere i danni da nutrizione, a te resta solo l’energia per cambiare canale alla tv seduto in poltrona”…. e così mi costrinse ad una cura depurante (cercane su internet.. la mia era a base di frutta verdura succhi ed un po’ di legumi… vegan!) … ho ritrovato la gioia e la voglia di fare… ed ho scoperto che pure io sono al mondo per un motivo (anche perchè non ho chiesto io di venire al mondo)… ti auguro di tutto cuore che pure il tuo sia un problema di alimentazione! e se non fosse così? beh, difficile darti torto! in un mondo pieno di falsità, una società orrenda come questa, in uno stato dove se lavori 15 ore al giorno paghi il mutuo e, al massimo , una pizza al sabato sera… che dire… datti al sociale! li non puoi sbagliare…. ti basta vedere te stesso negli altri…e sarai di certo un ottimo aiuto… che sia anche solo portare i pasti del comune a casa degli anziani… non esiste un lavoro degradante… esiste solo una vita degradante… la dignità nel lavoro sociale è intrinseca nel lavoro stesso … decrescita felice e tanto ottimismo! e quando parlo di ottimismo non intendo dire “diventeremo tutti ricchi” ma “la società si deve ravvedere visto che siamo tutti nella stessa barca”. Scusa se sono uscito fuori tema. Buon TUtto

  • 140
    me -

    Milker,

    io ci sto! Finalmente qualcuno che propone qualcosa di concreto! Una sorta di gruppo spontaneo di auto aiuto credo sia un’ottima idea! Lasci il tuo contatto?

    Ciao

  • 141
    Giacoma -

    Non riesco a esprimere quanto io possa capirti, perché io come te non valgo nulla, vivo di pensieri di sogni ma non riesco a realizzarli, non ho prolungato gli studi ed è stato l’errore più enorme della mia vita. L’unica cosa che son riuscita a fare è stata quella di lavorare stagionalmente in una stimata società della mia città, ambiente però pieno di squali che non fanno altro che abbassare quella poca stima che una persona debole come me ha. Ora come ora mi sento inutile e non riesco a trovare una via di fuga, solo angoscia, malinconia e depressione.. sì mi piango addosso è l’espressione giusta, ma non essendo intraprendente, non avendo un carattere forte, non avendo spirito e ne coraggio l’autocommiserazione è l’unica cosa che mi resta.. mi chiedo a cosa serve la mia vita e spero ogni giorno di poter trovare una singola motivazione per sentirmi utile.

    Un saluto,
    Giacoma.

  • 142
    gbr -

    ciao a tutti, vedo che di insicuri ce ne sono molti, ho letto con interesse i vari interventi, trovando anche punti in comune.
    A differenza dell’autore della lettera, che credo e spero che nel frattempo abbia scoperto anche lui che qualcosa sa fare, so fare qualcosa, come un po’ tutti… e come molti, alcuni di questi miei “talenti” sono anche passioni mentre gli altri no! L’errore è stato nel coltivare quelli che non mi piacevano solo perché erano i più sicuri “lavorativamente” parlando, e adesso mi trovo oltre i 30 anni a 3 possibili strade: continuare sulla stessa strada per la quale purtroppo provo disgusto oppure lanciarmi su altre strade risvegliando vecchie passioni delle quali sembra impossibile farne una professione oppure cercare qualcosa di non entusiasmante ma che non riguardi ciò per cui ho studiato tanti anni(di questi tempi quasi impossibile).
    Tutto questo era per dire che le scelte ci sono sempre, il problema è che spesso abbiamo paura, siamo paralizzati e siamo ciechi di fronte ad esse … ci siamo ripetuti talmente tante volte che sappiamo o non sappiamo fare una cosa, che siamo o non siamo in un certo modo o che possiamo o non possiamo fare certe cose che abbiamo finito per crederci!

    Auguro comunque a tutti di vincere le loro insicurezze che comprendo essere talvolta molto invalidanti.
    un saluto a tutti

  • 143
    Mirella -

    ciao GBR,
    le scelte che contano sono quasi sempre effettuate alla cieca, nonostante si pensi spesso di decidere in modo ponderato. riflettendoci su, o meglio rimuginandone più e più volte le ragioni a posteriori, magari a distanza di anni, a malapena si riesce a intuire l’intento primario che potevano avere nel momento in cui si sono adottate.

    siamo e restiamo animali, in quanto c’è di più importante nell’espressione della nostra essenza più profonda. innanzitutto la sopravvivenza (fisica e psichica), poi la riproduzione (indipendentemente dal prezzo che richiede). quasi niente altro ha senso, se non il sentirsi più o meno adeguati nei panni di volta in volta adottati per lo scopo. non per altro si finisce in linea di massima di seguire l’istinto, che mira appunto ai due soli obiettivi che ritiene imprescindibili.

    la società e la cultura in auge in tutto questo c’entrano poco o niente. rappresentano soltanto lo sforzo di elevarsi al di sopra della struttura di base, che ancora è dominante. la consapevolezza che l’esperienza permette di acquisire riguarda quasi soltanto la possibilità di prevedere in modo più corretto le ripercussioni a cui si può andare incontro optando per una determinata alternativa, comunque sempre scarsamente negoziabile. in ognuno emerge prima o poi in modo netto la natura di cui è costituito, ai fini dell’esistere né migliore né peggiore di qualsiasi altra, senza tener conto degli indottrinamenti o delle richieste provenienti dall’esterno.

  • 144
    Golem -

    Sentirsi esclusi da questa società dovrebbe essere un motivo di orgoglio, non il contrario.

  • 145
    maria grazia -

    “Sentirsi esclusi da questa società dovrebbe essere un motivo di orgoglio, non il contrario.”

    Golem, appoggio e sottoscrivo!

  • 146
    gbr -

    ciao mirella,
    non so se l’istinto scelse la mia strada attuale ma credo invece che optò per un’altra, più anticonformista se vogliamo…tuttavia preso dalla paura mi bloccai e scelsi diversamente(quello che faccio adesso).
    Se l’istinto avesse scelto la mia strada attuale credo che avremmo potuto chiamarlo istinto “suicida” in senso lato 🙂
    Dare voce all’istinto è comunque un ottimo consiglio che tutti dovremmo seguire.

    golem, non so te e gli altri ma a me la società sembra un po’ troppo “deviata”, con regole che non condivido e che spesso non riesco ad accettare, ma forse è solo un’impressione dovuta al personale modo di rapportarmi con essa.

    Ad ogni modo non volevo spostare il dialogo su di me, ma volevo soltanto dare testimonianza della mia esperienza per far capire che di situazioni ce ne sono infinite, tutte diverse ma tutte con tratti comuni.
    Se il “mal comune mezzo gaudio” è un detto veritiero allora cerchiamo di goderne un po’ tutti 🙂

  • 147
    Golem -

    Gbr, le “società” sono sempre la negazione delle individualitá, e paradossalmente, tanto meno identitá si ha tanto piu si vorrebbe essere accettati dal “gruppo”. Qui ci sono decine di utenti che si sentono “esclusi” da qualcosa, e non si rendono conto che la prima “esclusione” l’hanno con sè stessi.
    Essere autonomi, bastarsi, anche se per sfortuna si vive sotto un cartone, è la condizione essenziale per non dipendere dagli altri. Non per misantropia, ma per la dignità di non dovere chiedere mai a chi a volte può trattarci come mendicanti.

  • 148
    rossana -

    Marco,
    “l’ideologia bhuddista mi sta aiutando a prendermi le mie responsabilità:”Tutto quello che si è è una conseguenza delle nostre azioni”e il prendere la totale responsabilità delle mie mi sta aiutando a capire che sono solo quello che ho voluto essere e che se vorrò essere qualcosa di diverso basterà solo che lo voglia e che provi” – concetto che condivido, anche se non sempre tutto quello che si desidera è possibile. se ci si è comunque provati ad ottenerlo, questo dovrebbe essere più che sufficiente per farci sentire soddisfatti. non è il risultato che conta ma l’essersi battuti con onore nell’intento.

    i nostri limiti (tutti ne hanno, in questo o in quell’aspetto) sono le cicatrici che restano e che dimostrano, però, sia l’impegno che la volontà, di cui essere fieri.

  • 149
    Mara -

    Io sono allibita più che da quello che scrivono Battipanni e Sandro dai commenti ovvi di alcuni utenti…
    Pensate che chi nella vita è insicuro ed ha una pessima opinione di sé stesso non non sente l’entusiasmo di voler costruirsi qualcosa con le proprie forze perchè semplicemente non gli va di faticare? Io sn un ex studentessa di medicina, arrivata fino al 5 anno in regola cn gli esami..media del 28.30…e già questo potrebbe bastare se un minimo conoscete la facoltà x farvi capire che la fatica finché non mi ha mai spaventata..
    Quando mi sono scontrata con il reparto ed ho avuto molte difficoltà sia emotivamente sia come difficoltà di apprendimento della pratica ( ben diversa dalla teoria ) mi sono detta che forse non era il lavoro per me…e per rifletterci su.. mi sono presa un periodo di pausa per cercare altri sbocchi universitari e nel mentre ho fatto qualsivoglia lavoro saltuario per mantenermi..
    Non sono stati periodi facili…molti litigi familiari..dover incassare il colpo di aver deluso tutti..tanta ansia..e proprio in quel periodo ho ominciato a sviluppare delle difficoltà di apprendimento e concentrazione che..vi assicuro..non erano da me..fino a non riuscire ad organizzarmi la giornata anche avendo due soli impegni..fino a cominciare a dimenticarmi ogni cosa ( appuntamenti, orari, cose )
    Davanti a queste difficoltà mai avute non sapevo cosa fare..ho cominciato ad aver grandi difficoltà anche a fare un lavoro semplice come quello del cameriere..in questa situazione l’idea di poter riprendere un corso di studi, di poter fare un lavoro più complesso si allontanava..
    Come è possibile? È possibile xché esistono condizioni psicologiche che minano realmente le capacità delle persone o fan si che esse abbiano più difficoltà a ovviare a quelli che sono normali difetti che realmente non costituiscono uno ostacolo insormontabile ( esempio : se io sono ritardatario nonostante la mia tendenza, lotto per organizzarmi in modo da riuscire nel mio lavoro..se sono in una condizione di profondo disagio in quel momento non riesco a fare ciò che è facile figurarsi ciò che data la mia tendenza a far ritardo mi riesce di per se difficile..quindi può capitare che in tale periodo accumulo molto più ritardo )
    Ora che continuo a fare la cameriera e che mi sento spesso come vi sentite voi cosa posso dirvi?
    Uno la mente è un organo che si ammala e se si hanno difficoltà di apprendimento prima bisogna chiedersi come si sta..due se non si è tra i tipi svegli non è detto che nella vita non si riuscirà in nulla ma solo che all’inizio sarà più dura..
    Tre
    Che il nostro problema principale è che pensiamo di essere ciò che facciamo..certo ciò che si realizza nella vita è importante..per i risultati ottenuti? No..perché il percorso che facciamo le lotte che intraprendiamo per ottenere quei risultati sono occasioni per cambiare in meglio..ci permettono di arricchirci..
    Ma dovete ricordare a voi stessi che noi non siamo i nostri risultati..ma ciò che…

  • 150
    Jennifer -

    Mara… Noi siamo ciò che? Continua per favore…