Lui è sposato ed io sono un’amante
Riferimento alla lettera:
Davanti me ho una tela..... dipingo un urlo.. chillido... io..AMANTE.... sono due giorni che vivo congelata ... vuota ... senza sentire nessuna piccola sensazione dentro di me..... oggi ho bisogno piu aiuto come ieri... perche.. io.. una donna ho ucciso dentro di me piu bello sentimento del universo... amore... un...
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Data di pubblicazione: 24 Settembre 2007
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Insomma non provo rimorso (in fondo il mio ex non era ‘sta perla d’uomo ….il pescatore di Pierangelo Bertoli, per intenderci) ma mi soffermo a riflettere sulla mia vigliaccheria, l’aver perso il controllo di me, il non essermi saputa stimare, il non essermi ritenuta capace di stare da sola piuttosto che in compagnia di qualcuno di totalmente disadatto a me. L’essermi tradita, insomma.
E se, a volte, torno con la testa a quel periodo è per analizzare una mia lacuna, un mio disagio. Non per cogliere l’occasione di darmi una bastonata morale per punirmi di quanto faccio schifo e di quanto non merito nulla…..
Sto girando il coltello nella piaga?
Forse si.
Ma il mio vero (e unico) intento è farti notare come tu riesca a farti carico anche delle carenze altrui assumendotene le responsabilità.
“Sembra che io non sia riuscita a far uscire il lato migliore di lui”….
Credo che qui stia il marcio che infetta la tua esistenza.
CLA’, FAr USCIRE IL LATO MIGLIORE DI QUEL TIPO NON E’ UN PROBLEMA TUO!!!”E’ SUO!!
Tu devi pensare al TUO lato migliore. Quello che pensi di non avere, quello che rinneghi.
Clà tu ti fai carico della responsabilità del non essere riuscita a farti amare senza porti una domanda preliminare importantissima?
MA QUEL TIPO E’ VERAMENTE CAPACE DI AMARTI (non di amare….) O SA SOLO PRENDERE? Oppure sta male….. E se sta male perché DEVI PAGARNE LE CONSEGUENZE TU?
Clà, tu hai tante problematiche personali da affrontare per poter raggiungere e godere la serenità (il discorso sull’autoflagellazione, la compulsione, l’essere convinta che il tuo stare bene stia nello stare male è emblematico e parla da sè).
Non ti far carico di responsabilità che non hai…..
Il fatto che quel tipo possa non amare Clà non significa che Clà non sia stata in grado di farsi amare nè che Clà non abbia il diritto di farsi amare.
Significa che questa storia è traballante e disconnessa come tutte le storie che fanno stare male anzichè bene e tutte le storie in cui si sta bene perchè non si sa un benemerito c.... della realtà (leggi moglie cornuta e contenta…).
Eccomi di nuovo e purtroppo è per elencarvi di nuovo le innumerevoli delusioni a cui sono andata incontro per nn aver saputo riprendere tra le mani la mia vita. So che sarò una delusione per tutte voi amiche mie che avete provato a salvarmi per tanto tempo. Io e il mio distruttore ci siamo visti e rivisti e rivisti a lavoro e alla fine tra una chiacchierata e il mio desiderio di trovare una banalissima scusa pur di stargli vicina e sentirmi importante, mi ha chiesto di vederci e abbiamo riniziato la nostra clandestinità. Poi è partito per una vacanza con la sua donna ed eravamo rimasti d’accordo di nn sentirci, ma lui mi ha chiamata per dirmi che gli mancavo. Quando è rientrato ci siamo visti fino a ieri sera quando gli ho detto che voglio che mi cnsideri come una sua possibile scelta, che mi prenda sul serio e che esisto nella sua vita per cui merito di essere riconosciuta per il mio valore e nn per il ruolo a cui lui mi ha relegata. Questo ha scatenato una guerra. Mi ha risposto che lui ha preso la sua decisione e che nn ha intenzione di ripensarci perchè in vacanza si sono scambiati gli anelli come promessa di matrimonio. Mi ha detto che nn ho mai rappresentato una possibile scelta, e che nn gli interesso come scelta di vita. Ho domandato se si fosse accorto che il mio restare dove ero nasceva dall’innamoraamento che ho per lui, e mi ha risposto che questo mio amore nn cambia nulla e che anzi nn è corrisposto. Al mio insistere su prendermi sul serio lui ha messo le mani avanti e mi ha detto che si trova in un brutto periodo (per la morte del padre, per la sua salute, per vari altri problemi familiari)e che preferisce terminare la relazione che ha con me momentaneamente. Al che gli ho detto che significa questo momentaneamente e mi ha risposto che per ora nn se la sente perchè vuole un pò di tranquillità e che poi si vedrà che succederà. Per me è tutta una scusa per mollarmi e in ogni modo significa che ha scelto lei perchè la sposa. La ama è legato a lei e credo che mi molli per tutelarla e per tutelarsi visto che ha capito i miei sentimenti e forse vuole evitare di avere problemi. sapete avevamo parlato qualche giorno prima di quando sarebbe stato meglio smettere questa nostra storia e avevamo concordato di deciderlo insieme visto che per me nn sarebbe stato facile accettarla. mi ha detto di nn pensarci e invece oggi mi ha dato il ben servito in mezzo alla gente a lavoro in modo tale da rendere la conversazione limitata. Mi ha scaricata senza darmi possibilità di replica come se nn esistessi.sono un oggetto per lui. Mi tormenta l’idea di essere stata solo uno sfizio e che nn abbia provato alcun tipo di sentimento per me. E soprattutto che nn sono mai riuscita a farmi amare e a farmi volere. Mi ha detto di vederci lunedì per parlarne ma sinceramente nn so ke fare e che dirgli. Gli ho chiesto di ripensarci mi ha detto che è solo per un periodo ma so che se mi allontana ora lo farà per sempre. è solo una scusa per rifarsi una vita senza di me
@Non mi ricordo se l’ho già scritto, forse sì. E non mi ricordo manco se lo diceva Kant, ma il senso non è riportare una citazione corretta, ma un pensiero:
A volte il problema non sono le risposte che ci diamo, ma le domande che ci facciamo. Se di continuo di facciamo le domande sbagliate e non centriamo mai il vero problema possiamo sentirci sempre privi di risposte o darci risposte che ci sembrano solo un circolo vizioso.
Ecco Luna ho ripreso questa tua citazione perchè rappresenta la mia VITA negi ultimi due anni. sono piena di domande, sempre le stesse a cui nn c’è risposta, o meglio di cui le risposte sono ovvie. Però uan domanda a cui voglio assolutamente una risposta è che se ha scelto la sua donna, perchè la ama, cosa ho rappresentato io negli ultimi due anni? perchè io?se aveva bisogno di uno sfizio poteva evitare di prendere me visti i miei sentimenti? va bene che mi sono comportata come una sgualdrina ma nn merito di essere trattata così, visto che gli ho donato i miotempo e il mio amore. Voglio dire nn merito di essere calpestata e ignorata nel prendere questa decisione di allontanarci…avrei voluto un pò di rispetto già malgrado sia stata la sua amante. Ma nella sua testa una sgualdrina della mia portata nn merita nulla. Nemmeno un addio
Eme, le tue domande mi fanno pensare ke davvero io non abbia provato altro ke voglia di riscatto nei confronti di quest’uomo.
Certo ke se lasciasse la compagna x stare cn me io ne rimarrei spiazzata. Però ne sarei felice, sentirei di valere qualcosa ank’io. Ammetto ke potrei sentirmi in colpa x la sua ma capita..Non lo auguro, ma se dovesse avverarsi quello ke di certo non farei sarebbe darmi alla fuga!
Poi qnd scrivi se lui è capace di amarmi e non di amare…altro segnale!! Se non ne fosse capace lo accetterei di più. Ma quando vedo ke può amare la sua compagna (magari come dici tu lo penso x il solito discorso dell’autoflagellazione) e non me allora mi metto in discussione.
Per quanto riguarda le mie probabili responsabilità nel non riuscire a far emergere il suo lato migliore…bè…ti risp dicendo ke ogniuno di noi in base a chi si trova davanti cambia. Ad alcuni mostriamo il meglio, ad altri un’altra parte di noi ke non deve necessariamente essere peggiore..diversa! Veniamo ispirati e in base a quello decidiamo come mostrarci. Io per prima non sn uguale cn tutti. Alcune persone fanno uscire dei lati del mio carattere ke ad altri non sn in grado di donare. Quindi anke in qst caso la responsabilità in me c’è! Certo, se fosse un pregiudicato ke ha ammazzato le 3 ex mogli allora non avrei nulla da rimproverarmi. Ma un compagno da 5 anni, cn un figliodi 2 ke non ha mai tradito la compagna fino ad ora…qualcosa di buono lo avrà, o sbaglio? Cn me non è voluto andare oltre. Me lo ha fatto credere x poi lasciarmi andare come se in qst 8 mesi non avessi contato nulla. E’ mortificante.
Tu invece sei stata dalla parte opposta. Far del male a chi ci è vicino e ci ama è un’ingiustizia. Ma spesso capita. Potrei trovarmi un giorno ank’io nella stessa situazione. Ma non fa di me una persona cattiva. Piuttosto direi debole e poco sensibile in quel preciso momento. L’importante è essere sempre onesti e sinceri cn se stessi e cn chi abbiamo a fianco sapendo l’amore/bene ke provano x noi. Il mio ex ha fatto la stessa cosa. Ma la sua è stata crudeltà xk sapendo ke io soffrivo cm un cane lui già ospitava a casa sua la nuova compagna. Poi è tornato da me lasciando lei…e di nuovo ha lasciato me x tornare da lei.
Luna @ continui a metterti da sola, dentro di te in primo luogo, nella posizione del terzo incomodo che non emerge e non riesce a far emergere, invece che metterti in prima persona con te stessa.
E ti dici: tanto io non ci riesco a sentirmi importante per me.
Tu ripeti questo ritornello.
E’ esattamente quello ke cerco di dire. Volevo ke si accorgesse di me, che sappesse ke esisto ank’io.
E quando se ne accorgeva (alle 15 della domenica, alle 21 del venerdì o semplicemenete vedendomi entrare in casa) io accettavo qualsiasi condizione xk ero felice. Mi sembrava di aver raggiunto il mio scopo. Anke uno stupidissimo messaggio mi faceva sentire meno di zero.
Una piccola sfumatura la interpretavo cm un cambiamento/avvicinamento.
Il fatto ke mi sia sentita costantemente frustrata nonostante tutto è verissimo. Vedendo loro insieme mi ripetevo “cos’ha lei ke io non ho? e cos’ha lei ke io non ho x non lasciarla come ha fatto il mio ex cn me?”.
E’ una contraddizione cn quello ke ho scritto prima ad Eme. Ma è tutto inevitabile. Ci si paragona, confronta..si tenta di assomigliare a colei ke ha colpito nel cuore del “nostro lui”, desiderando di far cambio.
Dici ke non posso sapere come sia il loro rapporto. Potrebbe anke non interessarmi, ma quando li vedo insieme mi sembrano felici. Lui non vuole farla soffrire confessando il tutto x paura di perderla. Ma nel momento in cui sn io ad abbandonare la nave lui non mi lancia il salvagente…mi lascia affogare (metafora, magari abbandonando la nave sn scampata ad un vero e proprio pericolo)salvando così il loro di rapporto.
Spesso trovo difficoltà a scrivere quello ke penso. Sn frettolosa e qst mi porta a non farmi comprendere.
Che lei non sappia non lo so. Forse lo sa ma come dice una mia collega (cornuta) l’importante è vederlo alla sera tornare a casa, tornare da lei e dai suoi figli. Mai nessun uomo lascia la moglie x l’amante. Tra l’altro anke sessualmente non fa mancare nulla alla moglie..quindi il problema dov’è?
Questo tipo di esperienza è paragonabile ad una camminata sui carboni ardenti. Adesso dovrei far riposare i miei piedi, ma le ustioni restano e bruciano, anke camminando tranquillamente in un bellissimo prato verde.
Può darsi ke io non sia una vera masochista. Ma allora xk restare in un tipo di situazione sentendo in ogni fibra del corpo il malessere ke comporta? E perchè continuo a star male nonostante abbia allontanato il marcio della mela?
Margot, di parole ne sono state scritte tante. L’amore è tutt’altra cosa rispetto allo scempio che descrivi. Potrei dirti altre cose ma la manipolazione mentale è un ricordo troppo recente e troppo vivo per parlarne serenamente. Un abbraccio.
Cla’, solo due precisazioni: 1) le domande le ha poste EmA (io sono EmE 🙂 2) l’ex che ho tradito non mi amava. Si stava insieme per abitudine, codardia, scemenza. Di entrambi. E dato che per un quadriennio non abbiamo avuto rapporti sessuali (neanche con l’amante, ad essere sincera, era una sorta di rapimento mentale finito in molestia) non è escluso che un bel paio di corna le portassi anche io….Sarà vero tutto ciò che scrivi ma, per me, quando c’è qualcuno di impegnato che tiene in piedi più situazioni la parola amore ci sta come un wafer in un’insalata di riso. D’altronde i gusti sono gusti, c’è chi adora gli spaghetti con la marmellata. L’importante è che, dopo la mangiata, si stia bene. Ma tu staresti veramente bene insieme a lui? A lui per come è, per come si comporta, non per ciò che rappresenta per te (un qualcuno la cui presenza formale, non clandestina, ti attribuirebbe un valore…almeno così mi pare). Sembra che la risposta a questa domanda importi più a noi che ti leggiamo che a
a te. Cara Cla’ e cara Margot….ognuno di noi è diversa dall’altra. Ma il sentirsi nullità che necessitano di qualcuno che dia un valore è un minimo comun denominatore che va affrontato e sconfitto prima di decidere cos’è importante e vitale e cosa no.
Margot cara..ti sembrerà paradossale ma proprio colui ke ti ha causato e ti causa tutt’ora un grandissimo e gravissimo malessere…ti ha salvata!
Lascialo andare. Con il tempo capirai ke si vive meglio senza tutto questo orrore!
Basta cn le domande..inizia a vivere seriamente e serenamente!
Un abbraccio
@Clà: lo capisco che anche se soffro lui mi sta savando lasciandomi, lo so questo. Mi sembra un paradosso però che lui mi lasci. Capisci?? voglio dire che uno nn volevo essere scaricata e due che avrei preferito che mi interpellasse nel prendere tale decisione. Quello che vi ho raccontato era per descrivervi ‘ipocrisia e l’infamia di quest’uomo che mi ha promesso un mucchio di cose, tra cui pure una certa accortezza nell’interpellarmi per prendere decisioni importanti, fino a ritrovarmi così piena di promesse che nn saranno messe in atto. questo è tradimento. Già nn ne posso parlare io ma ha tradito la fiducia che avevo riposto in lui. Stupida io che mi sono fidata di lui, di un uomo che tradisce la sua donna. Lui ha accettato di sposarla e due sere dopo era a letto con me, salvo poi decidere alcuni giorni dopo e altre 100 promesse dopo di scaricarmi perchè ostacolo la sua tranquillità. Ora lui aspira a formarsi una famiglia con questa donna che tanto ama e tanto desidera e che ha scelto come madre dei suoi figli. E ora deve iniziare a costruire la sua nuova vita, dice lui che è il momento visto che è vicino ai 40. Capite cosa vi dico? io nn ho parole per descrivere cosa mi succede dentro quando sento e poi riscrivo queste frasi. Mi sembra un incubo padroneggiato da un pazzoide che ama infliggermi pene assurde. Io sono stata persino definita stressante per aver chiesto di essere presa sul serio. Mi fa sentire ridicola anche quando faccio richieste legittime come questa. O forse è soltanto un modo per ribadire che lui ha scelto e che come sfizio l’ho stancato. ha da fare ora. Deve mettere su famiglia con la prescelta, però cornuta. E allora io nn servo più neanche come sfizio. O meglio come dice lui momentaneamente ci allontaniamo, salvo poi vedere come andrà in futuro e per dirla meglio salvo poi vedere se a lui andrà ancora di venire a letto con me. Significa che il massimo che mi offre per il futuro è la solita oretta di sesso settimanale.
@Eme: so di averti stancata ma liquidarmi così in due parole mi sembra scortese. Sai credo fermamente che io sia totalmente succube di lui, al punto tale che ogni sua parola mi definisce, ogni sua volontà scandisce le mie azioni, ogni suo desiderio diventa per me un bisogno. Credo con certezza che questi utimi due anni li abbia vissuti in un limbo, per la continua paura di questo momento. E come lui ha voluto che provassi sentimenti d’amore così ha voluto che fossi sempre impaurita dalla sua mancanza. Questa è manipolazione mentale. Ma credo Eme che anche Clà sia manipolata, anche se in maniera diversa rispetto a me. Questo per dirti che come fa bene a lei essere aiutata da te e dalla tua esperienza così fa ancora bene a me. Mi spiace che tu possa pensare che siccome di parole ne sono state dette io nn ne abbia più bisogno di nuove.
è solo una richiesta di aiuto.
Margot, qua non c’è competizione.
Il tuo problema è sempre stato preso sul serio da persone come Luna ed Eme. Hanno scritto parole e parole. Tu giustamente ti senti in difficoltà e vorresti altro aiuto. Ma anche in poche parole credo te lo stiano dimostrando.
Stai ancora cercando risposte..e le cerchi da loro invece che dentro di te.
l maltrattamenti che hai subìto ti hanno resa fragile..ti senti persa.
E’ comprensibile. Ma prova a leggere tutte le pagine e pagine ke sono state “riservate” al tuo problema. A volte ci si dimentica di alcuni passaggi. Se non passi lo step iniziale, quello successivo non ti serve a nulla.
In bocca al lupo!
Vedi Margot, se io fossi una donna arrivata al traguardo della tranquillità emotiva oppure parlassi di questi argomenti come se li conoscessi esclusivamente per averci preparato sopra una tesi di laurea, bè, allora potrei serenamente parlarne, approfondire, scavare e, per dirla tutta, anche essere abbastanza menefreghista se Margot e Clà, ogni tanto, partono come siluri per spaccarsi le ossa contro un muro di gomma. Sempre lo stesso. Più convinte che mai.
Ma (c’è sempre un ma) non sono una donna arrivata al traguardo, ho sperimentato queste situazioni sulla mia pellaccia, per più di tre anni, mi sono fatta un mazzo per uscirne e mi sto facendo un mazzo per capire e risolvere i disagi che mi hanno spinto nel buco, anni fa, quindi, quando la mia panza dice STOP mi fermo.
Se è scortese autotutelarsi bè….allora sono scortese nei fatti senza voler essere scortese nelle intenzioni.
Vedi Margot, leggendo i tuoi post di ieri ed oggi mi pare che tutte le parole scritte in questi mesi siano state perfettamente INUTILI. Se leggi i tuoi ultimi post ti puoi rendere conto da sola che la situazione non si è mossa di un millimetro.
Ti sei semplicemenete resa conto che quell’individuo ti sta manipolando. E basta.
Cos’altro è cambiato? Cosa stai facendo per te?
Cosa potrei fare io di più di quello che ho fatto scrivendoti qualche post?
Dovrei sbattere il mio personalissimo mostro in prima pagina?
Margot, quel mostro mi ha portato all’orlo del suicidio pochi anni fa.
E poi, (a tentativo di suicidio fallito), ad un autocondanna di non vita fino a tempi troppo recenti per poter aver metabolizzato, digerito, cagato (passami il termine) tutta la merda in cui ho sguazzato.
Il mio mostro mi stava ammazzando capisci?
Hai presente tutte le volte in cui LUNA ti ha scritto “spostati da lì”.
Bè, l’ha consigliato anche a me, tempo fa. Ed io ho seguito quel consiglio. Con una fatica bestiale. Perchè è molto più facile arrendersi e stare male che alzarsi da terra e fare qualcosa per stare bene.
Te lo ripeto Margot e mi accaparro le parole di LUNA: spostati da lì, guardalo per la merda che è, che descrivi, che sai che è. Fai qualcosa per te che sia svincolato da lui. Se ti ha dato un appuntamento non andarci, se ti chiama cambia numero, se ti ferma minaccia di andare dai carabinieri, o (peggio), spiattellare tutto alla sua “metà”. Starai male, starai di merda, ti sentirai morire ma passerà, sarà sempre meglio di ciò che provi adesso.
MARGOT: sono d’accordo con Clà, capisco la tua emotività e al contempo mi sento di dirti che non hai letto veramente quello che in quelle poche righe ti ha scritto EME. O meglio, non sei riuscita a sentire veramente quello che ti ha scritto EME. Il che sicuramente è accaduto anche perchè in questo momento tu stai male. Non è un giudizio, non è un rimprovero. Ma se c’è una cosa che empaticamente ti ha riconosciuto Eme in quelle righe, secondo me, è proprio il fatto che tu stia male e che sia in atto anche una manipolazione, ma ha anche messo in quelle righe se stessa e una buona dose di sua umiltà. Ma non lo ha assolutamente fatto a tuo danno. E non è che necessariamente scrivere 4 righe invece di 480 significhi dare meno attenzione o mollare. In questo momento soffri del fatto di sentirti “scaricata”, ma Eme tra l’altro ti ha scritto “un abbraccio”, no “mi sono rotta le palle di te e ti abbandono in autostrada e me ne frego di quello che senti o del fatto che tu stia male se non fai come dico io”.
Non sto difendendo Eme, nel senso che penso che non abbia bisogno di essere difesa, non avendo lei chiaramente mollato nessuno in malomodo e in base al fatto che se c’è una cosa che ha sempre contraddistinto i suoi interventi è il pensare che tu, io, Clà, chiunque abbia il suo libero arbitrio (fermo restando che potrebbe anche andarsene perché le sue riflessioni e i suoi stati d’animo la portano a dire: ora forum no, o a rendersi conto che le parole non bastano o a volerti bene ma non avere il tempo, le energie per scriverti. Potrebbe anche semplicemente sentire di non avere nulla da dire e scegliere serenamente di stare zitta) anche perché nelle tue parole c’è una tua percezione di abbandono e la tua disperazione per come ti senti piuttosto che un attacco.
Comprendo, tra l’altro, che una persona possa dire @Potrei dirti altre cose ma la manipolazione mentale è un ricordo troppo recente e troppo vivo per parlarne serenamente.
Anche perché la manipolazione mentale è una faccenda emotivamente complessa.
Però, scusa, mi sono sentita di riflettere con te sul fatto che nessuna di noi per nessuna di noi può fare ciò che una persona non fa per se stessa.
E se non sei in grado di farlo ora (e nessuno ti giudica per questo) rifiuti però anche di chiedere aiuto una volta centrato il problema. Poiché tu stessa affermi di averlo centrato: mi sento succube.
Ma può la persona che ti fa sentire succube risolvere il tuo problema del sentirti succube, secondo te?
E, inoltre, ok, sei succube delle sue manipolazioni (o comunque di una sua visione della vita e dei rapporti umani che non corrisponde alla tua ecc) ma non lo sei altrettanto di alcune TUE idee?
Su quelle potresti lavorare, ma ti rifiuti di farlo. Non giudico il fatto che tu abbia delle resistenze a farlo, ma nè io, nè Eme, né Clà, nè lui stesso possiamo liberarti da delle idee su te stessa e l’amore e le relazioni (persino idee teoricamente positive, ma che diventano implosive se ne facciamo “l’uso
sbagliato”) con cui in questo momento ti fai del male.
Nè io, te, Eme possiamo cambiarle per Clà, nè voi per me e Eme, si intende. Quello che voglio dire è che purtroppo ciascuna di noi, pur con tutti i consigli o le riflessioni e lo scambio di esperienze del mondo, il sostegno e l’empatia, la comprensione di cosa sia vivere una relazione disfunzionale da parte degli altri ecc ecc, il non giudicare un cedimento, un dubbio, o anche duemilacinquecento cedimenti e dubbi, può fare per un altro/a ciò che solo una persona può fare per se stessa. E “quel momento”, quello scatto non è una cosa tipo che prendi la tua vita in mano e la risolvi in 3 secondi netti mentre in sottofondo parte la musica di “we are the champions”. Prova a parlare con una persona che ha smesso di bere, per esempio. Forse ti dirà che quel momento, il primo, è stato quando ha trovato un volantino degli alcolisti anonimi in un bar e mentre comunque ordinava tre martini perché sennò andava fuori di testa ha visto quel volantino, lo ha visto veramente. E pur sentendosi succube, di una bottiglia, di se stesso, di una vita che era diventata una merda atomica, e pur senza certezze che le cose si sarebbero messe meglio, qualcosa è scattato. Non in suo cugino Filippo, che pure era disperato a vederlo stare male e avrebbe dato un rene per “salvarlo”, non nel suo compagno di sbornie, no in sua madre che gli ripeteva “sei un fallito” non nell’ex moglie con cui non è mai riuscito a stare bene davvero indifferente perché, non nei figli che non vedeva da 10 anni, no nella barista che mentre lui si scolava i martini lo vedeva mentre lui non vedeva lei…
“Arriva un momento della vita di ognuno nel quale devi prendere la tua vita in mano. Se non lo fai tu, chi credi lo farà?”.
L’ho letto stamattina, la frase non è mia, ma credo che in due righe centri una cosa che non è per nulla banale, e fa la differenza.
A volte questi momenti nella vita di ognuno sono anche più di uno nella vita di una persona.
“Questo momento” che hai tanto temuto (e posso anche comprendere il meccanismo per cui lo temi) io ho francamente l’impressione che tu da due anni lo viva ogni giorno, SEMPRE. Ma, al di là di cosa lui ti abbia promesso e quando e come, capita che le persone non mantengano le promesse. Capita di solito, anche nelle relazioni non come la tua, che quando uno lascia lasci, senza chiedere il permesso all’altro/a. E’ chiaro che comprendo il tuo senso di frustrazione, tuttavia lui sta esercitando il suo libero arbitrio e la sua visione della vita in questo momento (anche il suo concetto di amore, matrimonio, tranquillità, il SUO), cosa che anche i non manipolatori fanno, quotidianamente. Forse se ti senti così è perché tu non ti rendi più conto che pure tu possiedi un libero arbitrio. Ma possiamo parlare per mesi del fatto che lui non lo considera, a vuoto, finché tu non ti ricordi che il tuo libero arbitrio è tuo. E ti ricordi anche questa “felice” responsabilità. E vale anche se pensi che sei manipolata
Chiedo scusa per lo scambio d’identità 😉
Cmq sia la risposta rimane quella. Non credo al luogo comune “se ha tradito una volta lo farà sempre, se ha tradito la moglie poi farà la stessa cosa con te”. Di fiducia in lui non ne ho molta, ma quando mi parlava io gli credevo.
Ma ovviamanente non si avvererà.
Rinunciare alle uscite con altre famiglie come la sua, a non parlare più della sua compagna con i vicini ma dell’amante..Spiegare che per 8 mesi è stato infedele (solo fisicamente) e che ha fatto la sua scelta…sarebbe troppo!
Non valgo così tanto.
Quasi mi verrebbe da chiedergli scusa io x essere entrata nella sua vita e averlo portato a tradire la famiglia in nome di una compulsione (poi) bisogno di conferme e riscatti morali. Sono io ad averlo usato?
Avrebbe avuto più senso se ci fosse stato un lieto fine, ma come ho già scritto meglio così..piuttosto ke soffra la compagna e magari anche il figlio meglio che sia io ad andarmene. Mi son levata di torno.
E lui andrà avanti come ha fatto prima della mia irruzione.
Clà, non ti pare di esagerare? Quasi quasi ne parli come se lo avessi drogato, trascinato per i capelli in un letto ed abusato di lui per otto mesi.
Se ci riesci evita di portargli rancore (non serve a nulla se non ad aumentare in modo esponenziale il rischio di ulcera) ma addirittura chiedergli scusa….su dai 🙂
Anche io non credo ai luoghi comuni e detesto le generalizzazioni.
Resta il fatto di come tu, Clà, hai descritto quest’uomo ed il suo comportamento. E non parlo del comportamento fisico. Mi riferisco all’atteggiamento morale.
Non voglio (più) neppure parlare di vigliaccheria nè di assenza di amore. In effetti non sono dentro la vostra situazione e posso solo ipotizzare facendomi traviare dalla mia esperienza.
Vorrei semplicemente porre l’attenzione su un altro aspetto. Un aspetto generale che prescinde dalla clandestinità di un rapporto: chiunque non sta bene, si ritiene uno zero assoluto, vive un disagio, lo esterna e si trova accanto una persona (maschio o femmina che sia) che se ne sbatte bellamente di questa situazione di malessere oppure la sottovaluta perchè lo stare male deve essere fisico altrimenti è una sega mentale da ignorare credo dovrebbe riflettere attentamente su questo rapporto e sull’opportunità di portarlo avanti. Non c’è niente di peggio che vivere da soli in una coppia e di doversela cavare sempre e comunque da sè perchè l’altro “c’è ma….. et voilà siore e siori ….non c’è”, come in un brutto gioco di prestigio di un maghetto scalcagnato.
Tu Clà e tu Margot vivete, avete vissuto, forse vivrete ancora una storia che vi porta qui con un bagaglio di dolore che, a volte, è difficile persino leggere (figuriamoci portarlo).
Chi sta male, chi è fragile, chi si sente solo spesso sente l’esigenza di avere un conforto esterno.
Ma chi c’è passato per certe fragilità ha ed avrà sempre una paura che lo accompagnerà ovunque: la paura di essere risucchiato da certe brutte sensazioni (anche se si sta bene) e la paura di trasmettere messaggi sbagliati.
Perchè chi sta male è come se non avesse pelle. E persino una goccia d’acqua fredda può ferirlo. Anche le considerazioni di chi non si sa dove abiti e che faccia abbia.
Anche dei post pubblicati ogni 4-5 ore + pausa notturna, scritti magari di getto, stando attenti a non superare i caratteri consentiti, a non dire cose che scatenino l’ira funesta del moderatore o che attirino come mosche i soliti imbecilli misogini che non aspettano altro che leggere la parola “tradimento” per correre a sparare le loro fregnacce.
Per questo e solo per questo, a volte, si prendono le debite distanze.
Dalle situazioni non dalle persone.
Ci si rende conto dei limiti posti dalle proprie paure e ci si ferma un istante prima di averci a che fare.
Per questo, a volte, non si scrivono post di 1000 caratteri cad o si rifiutano conversazioni private.
In ogni caso il colpo di reni che porta, quantomeno, a stare seduto piuttosto che steso in un letto di chiodi roventi deve partire da chi sta male.
Le parole possono solo attirare l’attenzione ed aiutare aprirsi ad un punto di vista diverso da quello dell’autodistruzione.
Come scrive LUNA “Arriva un momento della vita di ognuno nel quale devi prendere la tua vita in mano. Se non lo fai tu, chi credi lo farà?”
E anche nell’ipotesi in cui trovassi qualcuno che prendesse in mano la tuia vita?
Cosa accadrebbe se quel qualcuno ti togliesse le mani da sotto le chiappe, all’improvviso, non fosse altro che per verificare se hai imparato a nuotare o rischi di andare a fondo come un blocco di cemento armato?
……Tutto qui. Rinnovo l’abbraccio a tutte quante 🙂
Ps. Ciao LUNETTA, un bacin bacione 🙂
EMA: ciao, scusami, non ti ho ignorato, ero a corto di caratteri. Ti ringrazio per il tuo intervento 🙂
ALEBA: eccomi, ho letto la cosa della famiglia come le due scimmiette (non vedo, non sento… non parlo a volte invece no… a volte la famiglia cieca e sorda parla pure, a sproposito, ed è peggio).
Non vorrei ridurre uno degli aspetti della cosa in poche righe, ma queste ho, quindi in sintesi ti dico questo: l’aspetto che racconti è in realtà molto spesso anch’esso inerente alle altre dinamiche di cui parli, causa sofferenza, lo so :(, e spiazza ulteriormente, e fa sentire soli con un enorme fardello ulteriormente, e fa sentire sotto giudizio ulteriormente, e somiglia persino, a volte, a quegli incubi in cui si urla ma senza voce. Quindi di per sè non lo trovo purtroppo sorprendente, anche se comprendo la sofferenza ulteriore che cagiona. Ovviamente io non conosco la tua storia come te che la vivi, ovviamente non conosco la sua storia personale, ovviamente ignoro le effettive dinamiche famigliari sue/tue, che sono molto più complesse in ogni caso di 5 righe. Mi permetto, sperando di non farti danno, di dirti alcune cose generali, che possono c’entrare come no, su questo aspetto.
La famiglia, anche quella di chi la dinamica la subisce, può non vedere. Può non vedere perché queste cose sono difficili da capire da fuori, tanto più quando lontane da un vissuto famigliare. La famiglia può non vedere perché noi stessi non siamo in grado di dire quale sia effettivamente il problema, perché noi stessi proteggiamo il problema. La famiglia può non vedere perché ha un suo codice non scritto che consiste nel non vedere, o persino perché anche lì ci sono dinamiche di molestie. Esiste poi il concetto del “tra moglie e marito non mettere il dito”, che in questi casi è difficile da gestire o anche il timore di non riuscire a gestire, per cui si preferisce credere che la cosa non sia poi così grave. Ricordiamoci inoltre che sulla violenza psicologica si sa ancora troppo poco, cioè siamo più abituati a sapere cosa sia la violenza fisica, ma quella psicologica è più strisciante. (sto elencando vari aspetti, per dire perché non è assurdo, anche se ciò non significa “bello, giusto, confortante” che le persone vicine possano non vedere). Nel caso della famiglia di chi agisce molestia vale quanto sopra, con delle considerazioni in più: e se il frutto non fosse caduto lontano dal ramo? cioè, se avesse appreso una certa modalità di rapportarsi alla vita e ai rapporti proprio nella sua famiglia? Non per forza intesa come molestia morale, ma anche, per esempio, delle idee sul ruolo uomo/donna, sulla questione soldi/casa, una sorta di pessimismo, una non funzionalità nell’affrontare i conflitti ecc ecc. Inoltre per dei genitori può essere difficile accettare che sia proprio il figlio o la figlia ad avere un certo tipo di problemi. Anche perché ciò potrebbe significare chiedersi: dove ho sbagliato? – Non sto dicendo che ciò sia giusto, ovviamente, dico però che
@Eme: scusami se sono stata brusca e per averti definita scortese, avevo gia’capito dal tuobreve intervento perche’nn te la sentissi di dilungarti su tutta quella serie di problematiche che posseggo. Capisco le tue paure, il tuo essere arrivata al traguardo di una serenita’ritrovata dopo tante sofferenze e mi scuso per il poco rispetto che ho avuto per la tua personalissima storia. Nn volevo assolutamente farti rivivere il tuo incubo ho cercato (in modo aggressivo) in te e le altre la chiave per riaggiustare la mia vita. Eme è vero le cose x me nn sono cambiate di un millimetro e mi sfracasso la testa sempre con le stesse domande, ho sempre le stesse paure, mi faccio riempire la testa di paragoni su cui basare il mio giudizio,ecc è cosi tutto uguale se nn peggiorato, che mi sono stufata da sola. @Luna:hai ragione ho attaccato Eme che nn mi hai mai abbandonata ma anzi si è cmq prodigata a porgermi il suo aiuto. Purtroppo come tu hai ben colto, la mia fobia dell’abbandono si manifesta in ogni situazione e sempre come hai detto è ormai da sempre che temevo l’abbandono da parte di lui. E ho combattuto ogni giorno per spostare tale data, spesso passando sopra le sue offese gratuite, altre modificando il mio aspetto come più preferiva altre ancora nascondendo la testa nella sabbia nell’attesa che la bufera passasse. Ma stavolta ho infranto tutti gli schemi: ho chiesto di essere riconosciuta per quella che sono e di essere amata cosi come sono. Ho esagerato! Nn dovevo! Ho scatenato la sua ira, la sua paura e di paripasso l’amore e la tutela che ha per la sua donna ufficiale. Sapete Eme, Luna e Cla è vero che voi e le altre mi avete ripetuto fino alla nausea che mostro ho davanti, che esercita il suo potere su di me perche glielo permetto, che sono libera e per questo in grado di decidere per me e soprattutto di spostarmi da questo baratro, solo l’altra sera quando lui ha deciso per entrambi mi sono resa conto delle vostre parole. È stato come se qualcosa fosse caduto e mi fossi liberata. Ma allo stesso tempo il dolore mi ha sopraffatta. Ma ora pero’io nn capisco come cominciare a farmi quelle domande che dovranno essere la base per ricostruirmi se ancora continuo a piangere e pensare che la vita è ingiusta visto che per questa storia solo io ne pago le conseguenze e lui rifiorisce a nuova vita formandosi la famiglia che tanto desidera.
Un abbraccio
tante purtroppo sono le ragioni, dinamiche per cui si finge di non vedere o persino viene girata la responsabilità. E se la persona che subisce molestia morale è la prima ad avere difficoltà a riuscire a dire: questa persona ha dei problemi seri, questa persona effettivamente mi sta agendo violenza…
la persona che subisce la molestia morale può essere la prima a tentare di dimostrare che tutto sta andando bene, per proteggere se stessa da quanto stia invece andando male. cioè dal male che ciò fa.
EME: ricambio il bacin bacione 🙂
Spero di riuscire a spiegarmi bene, perché non vorrei essere fraintesa come se minimizzassi l’entità delle sensazioni che porta a Clà e Margot trovarsi nelle situazioni emotive che descrivono, che sono molto dolorose e investono la vita al di là in ogni suo aspetto, e tolgono energie, forza, lucidità, risorse, e non fanno certamente bene alla visione di sè.
Tuttavia mi sembra di capire che queste situazioni non hanno ancora leso nel concreto (che non è una banalità) altri aspetti della vita. Mi sembra di capire che sia Clà che Margot la sera, per quanto provando cose lancinanti, possono spostarsi in una casa, pure se con dei problemi come nel caso di Clà, se ho capito bene (e capisco Clà che non sia per nulla una cosa ininfluente nel quadro globale)… che anche se l’emotività non lo permette di fatto però hanno la possibilità fisica di spostarsi…
la mia storia è molto più simile a quella di Aleba, anche se io non ho figli. Io so cosa si provi a provare un nodo in gola (reale, non metaforico) del non potersi spostare da un fuoco aperto, tentare di tenere sotto controllo l’equilibrio fisico, psicologico, e generale pensando “mio dio…” e non solo per ciò che viaggia nella testa e nel cuore o per le proprie resistenze interiori, ma oggettivamente. E avevo scritto degli esempi concreti, ma li ho cancellati, e non per risparmiarli a voi (forse non sono così altruista) ma per risparmiarne prima di tutto a me la scrittura e rilettura.
Quella merda, di cui parla Eme, quella merda che si infila concretamente nelle fessure di ogni aspetto della vita, si aggiunge, quando diventa concreta, a tutte le sensazioni che una molestia morale vissuta solo part-time può dare. E diventa ancora più vita e salute da rimettere a posto. ancora di più una prova di resistenza anche fisica e concentrazione e importanza dell’amore di sè nel lavoro di ricostruzione. ciò non fa della molestia morale part- time una qualcosa di cui io minimizzo l’entità, ma quello che voglio dire è che vorrei dire a chi afferma di aver raggiunto il proprio limite ORA, e può scendere PRIMA che quella merda incominci ad infilarsi in ogni fessura, che esiste di peggio. Esiste un secondo tempo. Se questo è il primo fermatevi al primo. Io ho cominciato direttamente dal secondo, seppure più in sordina, da subito senza potermi spostare e con una quantità di casini globali improvvisi da manuale. Scoprendo 4 anni dopo che era molestia morale, da sola. 4 anni dopo. Baci.
Margot: ciao cara, ora vado di fretta ma ripasserò dopo se riesco con più calma. Conosco la paura dell’abbandono e sono contenta che tu abbia percepito che il mio non era nè un rimprovero nè un attacco, ma una riflessione con te proprio su questa paura. Che talvolta può anche portarci a non riconoscere chi in effetti c’è, pur conservando giustamente la propria individualità in modo sano, ma rispettando quella di chi ha di fronte (e non spezzando per questo il filo di affetto, empatia ecc) e non riconoscere invece chi non c’è, ma mettere al primo posto il bisogno che ci sia (tanto più forte proprio per la sensazione di costante precarietà, assenza, poca chiarezza o prevaricazione) più che per l’effettivo bisogno dell’altro, di quella precisa persona, piuttosto perché proprio con il suo atteggiamento distante ecc va a girare il coltello nella piaga della nostra paura dell’abbandono. In questo momento, Margot, tu vedi solo quello che lui può, in parte anche idealizzandolo, e non vedi invece le tue possibilità. anche tu puoi benissimo costruirti una relazione molto molto più sana di questa, basata sulla parità, il progetto e un reciproco esserci, non solo emotivamente e sentimentalmente, ma anche nelle piccole cose di tutti i giorni. Dico in parte idealizzando le possibilità di lui e il suo futuro non solo perché il futuro non lo conosciamo, ma anche perché ti posso assicurare che chi legge da fuori la sua impostazione nei rapporti con gli altri che tu racconti ha credo parecchie difficoltà a immaginare che un uomo come quello di cui parli, con i suoi presupposti, possa realizzare davvero una “famiglia cuore” che, forma a parte, mettendo anche che possa esserlo nella forma, sia serena nella sostanza. Per esempio nel tipo di valori da trasmettere ai suoi figli. Seriamente, al di là del fatto che non vuoi che lui non ti scelga (cosa che sembra quasi più forte del “vorrei che mi scegliesse”) lo vorresti DAVVERO un uomo così come padre dei tuoi figli? Forse ora ti è difficile rispondere in modo lucido a questa domanda (istintivamente lucido prima ancora che razionale) tanto hai idealizzato un vostro concetto di possibile condivisione, per il terrore del rifiuto e dell’abbandono ecc, e tanto poco hai in realtà condiviso (e non solo per il fatto che la vostra storia sia stata clandestina, ma anche per il suo stesso modo di rapportarsi con la reale condivisione… ho l’impressione che con alcuni miei amici maschi che non mi sono amanti nè morosi, e che hanno la loro vita e anche poco tempo oggettivo condivido molto di più, pensieri, visione della vita, sensazioni, anche momenti di reale affetto e appoggio di quanto tu non abbia fatto con questa persona) che tu abbia perso il parametro di ciò che significa realmente condividere (che siano 10 minuti o 10 ore), cosa siano l’esserci rispetto al non esserci, il sapere di poter contare emotivamente su un’altra persona, il non aver paura di dire cosa si prova per timore di scatenare reazioni negative o di vedere
manipolate le proprie parole…
Io non lo so se costui è un mostro manipolatore, ma quello che vedo è che questa relazione ha su di te un effetto… mostruoso. Non nel senso che tu diventi un mostro, ma che questa relazione ti logora, ti implode, ti manda in angoscia, ti fa stare male.
Credo che possa capitare anche in una relazione con una persona impegnata che non sia una manipolatore o un molestatore morale che la persona possa dire: scelgo di tornare “a casa” o “scelgo di stare solo a casa e di non avere più vite parallele”, che possa dirlo anche in un modo non mostruoso. Ciò non significa che sentirselo dire non faccia male, molto male, ma può succedere anche in relazioni meno disfunzionali di quella che racconti che le persone si lascino, per varie ragioni, o come dicevo. Purtroppo la vita non è sempre giusta, anche se a volte si può pure scoprire che ciò che al momento ci è parso ingiusto si è rivelato invece liberatorio, persino salvifico, qualcosa che ha dato spazio in realtà a qualcosa di molto più compatibile, sano, positivo che giungerà in seguito. Anche un migliore rapporti con se stessi da costruire, in primo luogo, prima ancora che con una persona che stia fuori da sè. Ecco perché, in un mondo in cui purtroppo non possiamo pretendere di essere esenti da frustrazioni, poiché non possiamo controllare il mondo o la testa degli altri, forse volersi bene significa anche imparare per noi stessi un modo diverso, nuovo, non necessariamente distruttivo di affrontare la frustrazioni. In questo modo forse possiamo anche uscire dal circolo vizioso che può altrimenti portarci, come tu descrivi, a scegliere o vivere o subire delle frustrazioni nel nome del terrore di non essere in grado di affrontarle (di contare su di sè, prima ancora che sull’esterno) o nel nome del terrore di una frustrazione ancora maggiore. Persino quando questa, di fatto, potrebbe non esistere. Nel senso che c’è pure la possibilità, uscendo dall’ottica del terrore dell’abbandono come primo motore di scelta o perseveranza, che una storia che finisce, indipendentemente da chi dei due ha messo per prima la parola fine, non significhi necessariamente dover star male o ridursi in stato larvale ecc.
C’è una cosa che forse non consideri e cioè che può persino essere successo che mentre la tua parte terrorizzata dall’abbandono ha continuato a sbattere la testa e il cuore (ma secondo me, scusami, più la testa e l’angoscia che il cuore… per il fatto che tutto sommato penso che il cuore lo sa che ha bisogno di nutrimento per sentirsi realmente innamorato, e non di una dieta emotiva sconclusionata e nociva) contro le dinamiche di quest’uomo, il suo carattere, la situazione che ti ha posto, può essere accaduto che una parte di te lo abbia invece sempre saputo che neanche tu riuscivi veramente a pensare che stare con lui, sul serio, mettere su famiglia sarebbe stata una grande idea. Al punto da farti “abbandonare”, cioè farti lasciare libera. E che tu abbia avuto culo!
@LUNA :E se la persona che subisce molestia morale è la prima ad avere difficoltà a riuscire a dire: questa persona ha dei problemi seri, questa persona effettivamente mi sta agendo violenza…
la persona che subisce la molestia morale può essere la prima a tentare di dimostrare che tutto sta andando bene, per proteggere se stessa da quanto stia invece andando male. cioè dal male che ciò fa.
Esatto. Io ho sempre passato il tempo a trovare dei motivi per il suo comportamento. Mi sono sempre scusata ogni volta che ho detto che non stavo bene nel rapporto e lui mi ha rimessa al mio posto. Cosa mi ero messa in testa? Cosa sta tuttora cercando di minare la mia coscienza, il mio istinto di sopravvivenza? L’idea di poterlo appagare, l’idea di poter fare in modo che si sentisse amato e non più solo visto che c’ero io che ero totalmente per lui. Che assurdità! Lui mi ha sempre guardata e vissuta attraverso un filtro pieno di cacca. La spiegazione è che ha avuto un’infanzia brutta, molto brutta e io pensavo di poter rimediare alla sua infanzia dandogli un presente sereno e un futuro pieno di amore. Con questa intenzione l’ho accudito e amato e ogni volta che non sono stata all’altezza delle sue esigenze, mi sono sentita incapace, inutile. Perdipiù me lo ha sempre detto in faccia: “tu non vali niente” “chi credi di essere per chiedermi dove vado!” “non mi hai portato niente” “hai sempre le tue crisi che devo sopportare” Lui parla di crisi, ma il mio istinto di sopravvivenza che mi esortava a scappare. Io lo mettevo a tacere quell’istinto e incolpavo me stessa delle frustrazioni del mio compagno. Dove sbaglio?, perchè non riesco a spiegarmi. Perchè il mio amore, che mi costa tante energie, per lui è inesistente? Perchè io non valgo abbastanza per lui? Perchè??
Mi rendo conto che bisognerebbe sentire anche la sua versione dei fatti, (e anche qui secondo me sto cercando di difenderlo e giustificarlo), per questo gli ho chiesto più volte di venire a fare un percorso dal terapeuta con me. Mi ha sempre risposto “Io non vado a farmi dire cosa sbaglio da uno che crede di sapere tutto solo perchè ha un titolo di studio”. Quante volte ha insultato l’intera categoria degli psicologi solo perchè io mi sono fatta aiutare da uno di loro. Aiutare a guardarmi dentro, aiutare a guardare intorno a me e a prendere atto che io non sono la merda che dice lui. Ancora oggi è molto difficile staccarmi dall’idea che mi sono fatta di me stessa. Mi chiedo se magari non fossi stata troppo debole per perorare le mie cause personali nella coppia. Come quando avrei voluto terminare gli studi, mi mancava un anno alla laurea e avevo tutto pronto, dovevo solo iscrivermi. Mi ha trattata come una puttana che andava alle scuole serali (università corso di laurea con obbligo di frequenza: studentessa lavoratrice) solo per conoscere qualc’unaltro. Ha sputato sulle mie capacità e sulle mie attitudini ed ha espresso tutto il suo disprezzo per le persone che hanno un titolo di studio. ERA AMORE??
Leggo e rileggo i vostri interventi, Margot, Clà, Eme…Luna.
Penso alla mia storia e al fatto che qui, nelle vostre, trovo importanti spunti di riflessioni e trovo anche un criterio per riordinare me stessa. Metto in pratica a fatica, sono lenta e sono spaventatissima all’idea di fare il salto. Poi non c’è ritorno e, sebbene riesca molte volte a vedere la salvezza nel salto, mi martella in testa la solita domanda: ho mollato troppo presto? ho gettato la spugna quando ancora avevo una possibilità di dare concretezza alla famiglia abbozzata? Mi chiedo fino a che punto bisogna perdersi per salvare qualcuno? e nello stesso tempo, fino a che punto cambiare per adeguarsi alle esigenze di qualcuno? Voglio dire, se il tuo compagno si ammala e ha bisogno di assistenza continua…non lo lasci, ti sacrifichi e ti impegni per stargli vicino a dare sostegno e conforto. Ma se la malattia è comportamentale, se tutte le volte che offri il tuo aiuto ti ritrovi persino ad implorare che il tuo aiuto venga accettato. Ma puntualmente viene respinto! Poi a distanza di tempo vieni accusata di non aver aiutato. Se la malattia non è riconosciuta se non in sporadici momenti di disperazione (quando tu decidi di mollare), ma poi rinnegata prontamente. Se l’alcolista ti accusa di essere la causa della sua incapacità di dire di no alla bottiglia? ? ? ? Abbiamo il diritto di dire BASTA senza sentirci insensibili? senza pensare di esserci arrese invece di combattere per il nostro amore?
Io ho sperimentato quanto l’amore sia prosciugabile fino all’aridità totale. Ditemi, è misurabile in termini di tempo la sopportazione della carestia di emozioni e sentimenti verso qualsiasi cosa?
Grazie
Luna, leggerti è un vero toccasana. Se potessi stamperei tutti i tuoi post(e quelli di Eme).
Apro questo sito per scrivere le mie solite paranoie, le solite domande…poi però ti leggo e già di riflesso mi hai detto quello che volevo sentirmi dire, nonostante il post sia “riservato” a Margot piuttosto che a qualcun altro.
Non so come tu faccia a toccare così delicatamente certi argomenti cosidetti taglienti e a maneggiarli con cura rendendoli, appunto, meno taglienti.
Sei una specie di cura.
Grazie di esserci.