Dopo 6 anni di relazione lui non vuole figli
di
monica1988
Riferimento alla lettera:
Buongiorno a tutti! Scrivo perché sono in uno stato totale di confusione.. ho 34 anni e sto con il mio compagno da 6. Ad oggi io vorrei un figlio, ma lui non se la sente, non ha proprio la minima idea di fare questo passo. Non so più cosa fare,...
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Data di pubblicazione: 1 Maggio 2022.
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Categorie: - Amore e relazioni di coppia - Famiglia
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Golem, io non ci vedo nulla di strano, per molteplici motivi. Il principale, a mio avviso, risiede nell’ascesa verso i vertici della scala di Maslow : piú una società è “evoluta” (anche se su questo punto si potrebbe discutere), maggiormente si arriverà agli ultimi gradini riguardanti l’autorealizzazione di sé. Oggi una donna non pensa (salvo rare eccezioni) di potersi realizzare solo ed esclusivamente attraverso la maternità, magari dovendo rinunciare ad altre parti della propria esistenza. I percorsi si allungano, magari si raggiunge la propria stabilità lavorativa in tarda età dopo percorsi tortuosi e non sempre proficui. Io stessa vinsi un concorso pubblico di 200 posti nella mia regione su 7000 partecipanti (alla faccia di chi crede che sia tutto facile), i cui due terzi furono stroncati alla prova preselettiva di logica e comprensione del testo. Superato il concorso, avrei potuto essere spedita in ogni parte della regione, allontanandomi dai miei affetti e dalla stabilità.
Aggiungiamo poi il discorso sul mantenimento dei figli : certo, quasi tutti sarebbero in grado di sfamarli, ma oggi è sufficiente? Aggiungiamo i costi per un nido essendo entrambi i genitori tendenzialmente lavoratori e spesso non potendo contare su nonni ormai anziani. Poi il tenore di vita oggi si è profondamente modificato, aggiungendo spese extra un tempo non contemplate (sport, corsi di lingua…). Io credo che sia preferibile una società in cui ci si interroga se voler essere genitori o meno, piuttosto che perpetuare la specie come mero istinto biologico senza alcuna scelta consapevole e ponderata alla base. Poi, ognuno dovrebbe sapere a quale felicità aspira, ben consapevole dell’impossibilità di poter racchiudere in un desiderio tutto l’esperibile umano e il suo contrario. In ogni caso, si deve fare i conti con delle rinunce.
P. S. Rileggendo a posteriori Max, mi sono accorta di aver detto piú o meno le stesse cose. Affinità elettive☺️
Suzie, che ciò che hai appena scritto tu ripete, amplia e magari rende un po’ più chiaro ciò che ho espresso io, l’ho notato anch’io e mi parla di un’affinità elettiva e intellettiva che mi gratifica sempre di più. Tengo a precisare che ciò che diciamo noi non vuole in alcun modo togliere valore a prospettive quali quelle di Golem, ma mira a rendere legittime visuali del problema che non debbono essere tacciate di mero egoismo e superficialismo. Golem, capisco molto bene il significato di certe nostalgie, poiché ciò che le tue vecchie parenti hanno incarnato per te, nella mia vita fu rappresentato dalla mia nonna paterna di Bressanone, che per me non è stata solo una nonna, ma molto altro: è stata il simbolo di una certa stabilità, di una certa tradizione, di un certo affetto incondizionato che solo da lei ho avuto e di una pur flebile unione familiare che con la sua scomparsa si è notevolmente affievolita. Quanto poi alla facile integrazione dei nuovi venuti nei vecchi contesti
Certo Suzy, è scontato, ma le difficoltà sono un motivo definitivo per privarsi di quello che ritengo uno dei motivi più importanti per vivere? Se dovessi affidarmi alla mia esperienza potrei dirti che quando ho iniziato la convivenza con la mia futura moglie vivevamo in un ex magazzino, con la (una) stufa a kerosene, l’armadio era una scala a pioli con due appendini per gradino e il conto in banca era inesistente. Certo avevamo gli stipendi, ma se avessimo pensato alle difficoltà di allevare un figlio, senza nonni a disposizione, oggi ne saremmo pentiti. Perchè è proprio il desiderio di allevare nostra figlia che ha mosso una volontà che ci ha portato ad avere case di proprietà, una buona stabilità economica, e ora quell’ ex magazzino è una gioiellino sui Navigli molto ammirato. Ma io ero arrivato a fare tre lavori, e lei due, che fa ancora, e mi sono pure laureato nel frattempo, tanto che la bambina più di una volta l’ho portata a lezione con me da quando aveva un anno. Volere è potere Suzy. Per me è sempre stato così, e ci sono riuscito, senza presunzione.
Ebbene, quanto all’integrazione fra diverse provenienze, dico che sia Golem che Solnze sono stati piuttosto fortunati, ma spesse volte le cose non vanno affatto così, e questo posso dirlo per esperienza personale sia mia sia di altre persone a me vicine. Probabilmente in entrambi i casi entrambe le parti coinvolte avevano la stabilità mentale e la sicurezza di sé che permettevano loro un confronto sereno con realtà diverse. E poi, mi si perdoni una considerazione forse un po’ maschilista, ma quasi sempre i generi son più remissivi delle nuore, trovano abbastanza facile inserirsi nel contesto familiare della moglie e magari farsi un po’ “coccolare” dalla suocera, mentre le nuore, nonostante eccezioni quali quella di Golem, tendono a essere più reattive e ribelli, forse perché temono di farsi “inglobare” e vogliono difendere il territorio, fisico e psicologico, della nuova realtà che hanno creato. Tutti questi fattori possono rendere le cose più complicate rispetto a un tempo.
Caro Max, io ho parlato soprattutto di timori che non di egoismo, anche se questo è in crescita, sottoposti come siamo alle lusinghe del consumismo, con l’illusione che le condizioni di libertà del momento permangano per sempre, quando almeno con l’età queste sicuramente cambieranno.
Qualche hanno fa ho rivisto due ex colleghi al funerale di una nostra collega scomparsa prematuramente, e a parte il momento tristissimo il loro aspetto era davvero funereo, al punto di farmi pena, pur non essendomi mai stati simpatici i due Dioscuri, come li avevo soprannominati per l’atteggiamento di ingenita superiorità che ostentavano seduti nel loro comune ufficio.
Entrambi sposati con donne più grandi di loro (“mamme” dei mariti? Forse) una era già morta e l’altra era ormai inferma e in carrozzella. Insomma due vecchi oltre quella che la loro età avrebbe fatto immaginare. È un caso? Una coincidenza? Io non credo, per me sono state le loro scelte “conservative” a NON conservarli. Per me la vita va rischiata per dirsi vissuta.
Trader non devo certo spiegare a un cyberbullo quali siano le mie competenze e quelle del mio compagno. Suzanne grazie per avermi avvertito. Ora mi è tutto più chiaro…
Golem, ti do atto che hai una visione romantica e ammirevole della famiglia, ma non ci sono solo le persone come te, cioè quelle mosse da intenti benevoli. Ci sono anche molti individui disfunzionali, che quando hanno dei figli fanno solo danni, indipendentemente dagli aspetti materiali; ecco, forse in questi casi sarebbe più onesto ammettere con se stessi che non si è adatti per la costruzione e il mantenimento di una famiglia e che è meglio seguire altri obiettivi. Ma purtroppo ancora oggi in molti casi il rispondere a una convenzione sociale è una spinta molto più forte rispetto all’ introspezione e alla coerenza.
Condivido in toto gli interventi di Gabriele, Rossana, Max e Suzanne. Oggi allevare un figlio è infinitamente più complicato rispetto al passato, rifletterci sopra secondo me è segno di maturità e saggezza e non il contrario.
Quanto al fatto che volere è potere, purtroppo non è sempre così.
Golem, infatti non sono le difficoltà “oggettive” il freno, ma esigenze ed aspettative di vita che oggi, molto piú di ieri, contemplano un ventaglio di possibilità molto piú ampio e variegato per sentirsi realizzati. Penso comunque che la società influisca notevolmente anche sull’idea di felicità che ciascuno di noi si costruisce. È molto difficile spogliarsi delle sovrastrutture e capire intimamente ciò di cui abbiamo veramente bisogno. Questo sia in passato, che oggi. Il discorso ad esempio sull’inseguire i propri sogni, sul “mai accontentarsi” conduce in realtà in una spirale pericolosissima di insoddisfazione perenne, in cui mai è abbastanza, ma soprattutto in cui noi non siamo mai all’altezza dei nostri ideali. La realtà però è che ciascuno di noi deve fare i conti con il compromesso sempre labile tra ciò che vorremmo idealmente essere e quello che possiamo concretamente realizzare. Io ad esempio non avrò mai l’equilibrio e la pacatezza di Max, c’aggia a fa? Mi…
Ho sempre detto anch’io le stesse cose del commento 127, ma spero che non sia per una affinità elettiva con lei.
La povertà, che comporta emarginazione e mancanza di opportunità, è relativa alla società in cui viviamo: oggi non basta sfamare un figlio e vestirlo di stracci, bisogna dargli qualcosa di più. Sport, gite, una vacanza da raccontare, ecc., altrimenti vengono emarginati.
A proposito di concorsi, ho perso il conto dei concorsi che ho superato, considerando anche quelli interni. E in proporzione i posti erano anche meno. Ho fatto tanti lavori nella vita. Non è facile? Per me è stato facile, considerando che per alcuni non mi sono nemmeno preparato. Il problema è che, a differenza di chi AVREBBE potuto essere spedito in un’altra zona della propria regione, io SONO stato spedito in altre regioni. Ma se aspetti di avere 32 anni per fare il concorso della tua vita perché prima studiavi Platone, è ovvio che i tempi della vita si allunghino. Ho vissuto in varie città. Ma ciò non…
non mi ha impedito di farmi una famiglia. Anzi, mi ha forgiato il carattere.
Il patto generazionale diventa insostenibile, almeno a queste condizioni. Nel periodo del Baby boom la popolazione giovane è aumentata, favorendo il sistema pensionistico ma ora l’effetto è inverso.
La popolazione è composta da sempre meno giovani e i giovani non lavorano. Insomma, i pensionati mantengono i giovani e non viceversa. Quanto è sostenibile questo sistema?
Intanto tengo conto di questo cambiamento demografico nei miei investimenti. Ho individuato i megatrend del futuro dovuti all’invecchiamento della popolazione. È strano riuscire a trasformare qualunque fenomeno in soldi.
Ma investiamo anche sui figli. La prosecuzione della nostra vita e della specie umana.
Una coppia per replicarsi deve fare due figli. In Italia mi pare siamo a 1,37. Coraggio, coppie fertili!
Golem molto probabilmente è un pessimo marito e un pessimo padre e la moglie e la figlia lo perculano dietro le spalle, ma lui non se ne accorge, perso com’è nel suo egocentrismo che gli fa credere ciò che vuole. Viola lascialo perdere, non gli credere. Golem è un bluff e tanti ormai lo hanno capito.
Piccolo aneddoto di stamattina: ero al supermercato a fare la spesa e a un certo punto mi si è avvicinata una donna con i suoi due mocciosetti. Mi stavano tra i piedi, non riuscivo a muovermi liberamente, facevano i capricci, i bambini stavano su una specie di triciclo e volevano girovagare qua e là. In quel momento a tutto pensavo meno al fatto che mi piacerebbe avere figli, e ho provato un senso di sollievo quando finalmente mi si sono tolti dai maroni.
Si sto bene così, scapolo e senza figli. A leggere le storie di Golem e delle sue giornate ideali in famiglia mi viene l’orticaria. Sono egoista per questo? Pazienza, me ne farò una ragione.
Panegirico, ti ho già detto -e me lo confermi ogni volta- che tu come “previsore” non potresti prevedere neppure il tempo che farà tra un’ora. Non sei egoista, ma solo il solito sfigato perdente di cui purtroppo abbonda l’umanità.
La realtà è che non ti caga nessuna e così cerchi di fare di necessità virtù. Non ci vuole un’intelligenza superiore per capirlo, quando attacchi chi sta meglio di te, solo per giustificare che sei contro la messa al mondo dei figli. Forse solo i tuoi genitori potrebbero dirlo, ed essere capiti per questo. Max, Viola, Suzy lo hanno spiegato da persone equilibrate, tu per quello che sei: uno sfigato.
Non credo che Golem sia un bluff, io lo sento sincero. Quello in cui sbaglia, secondo me, è il credere che ci sia una ricetta della felicità che vale per tutti e che tutti indistintamente dobbiamo seguire lo stesso cammino: trovare un partner, sposarci e avere figli. Torno a dire che ognuno di noi è diverso e ognuno ha le sue inclinazioni, il suo percorso e la sua storia. Ed è proprio questo per me il bello della vita.
ha ragione panegirico!!
le famiglie che vedo io sono fatte da madre che sembra la fenomena di turni con la sua bella vita sociale e il marito sottomesso e succube di moglie e figlie che lo usano come bancomat, il vero problema in Italia e nel mondo occidentale sono i padri le loro condizioni sempre più precarie.
Leggevo un libro giusto poco tempo fa del prof Galimberti che dice chiaramente come nel mondo occidentale di oggi non è più possibile fare figli ed educarli perché i figli hanno bisogno di attenzioni amore pazienza ecc cose incompatibili se per campare entrambi i genitori devono lavorare 10 ore al giorno!
come possono crescere con chi crescono?
i nonni sono anziani e altre figure di contorno non ce ne sono.. non c’è più quel cuscinetto di persone che 100 anni fa facevano parte della coorte contadina dove le famiglie si aiutavano e i figli crescevano con intorno molte persone. la società era contadina numerosa e c’era sostegno. oggi non conosciamo neanche il nome…
Mah, Viola, non devi meravigliati sai, ognuno “vuole” vedere la realtà che gli fa più comodo, anche se nel caso di Panegirico si nota un fastidio da “vorrei ma non posso” un po’ miserabile, ma non è l’unico caso che, anche qui, ho incontrato.
Non esiste la ricetta per la felicità, ma esiste la voglia di raggiungerla, e questo richiede di avere le idee chiare, e non inquinate da banali pregiudizi come quelli che ho appena finito di leggere. Certo, io sono stato fortunato perchè ho incontrato la persona giusta, ma questo, senza presunzione, credo valga anche per lei. Come ho scritto in precedenza non siamo partiti col culo parato, come si usa dire, niente nonni che potessero darci una mano e niente soldi se non gli stipendi, ma quella bambina ci ha fatto diventare definitivamente adulti, e oggi proprio da lei riceviamo il frutto di quella scelta di volontà, che ci ha fatto superare una crisi che poteva essere fatale per un rapporto meno forte. Quindi per me quel “volere è potere” si è verificato, cosa dovrei pensare circa la ricetta per la felicità?
Ciao.
L’analisi di Galimberti riportata da Senzaparole può sembrare pessimistica ma ha un suo fondamento. Ovviamente io non ne concludo che allora i figli non bisogna farli, ma semplicemente che crescerli, oggi, è assai più difficile di un tempo e chi non se la sente ha le sue buone ragioni. Golem, mi dispiace contraddirti ma ahimè, non sempre volere è potere. La volontà è necessaria, questo è ovvio, ma nella vita l’elemento imponderabile il suo peso ce l’ha, e può rendere impossibile la realizzazione di obiettivi che ci si era prefissati, così come può porci di fronte a circostanze favorevoli inattese che possono portarci a risultati anche superiori rispetto a quelli che ci aspettavamo. Sicuramente ha un suo merito chi sa cogliere i colpi di fortuna che la vita gli offre, ma bisogna anche sapere che la sfortuna esiste e quando ci si mette colpisce duro, per cui è ingiusto trattare da perdente e rinunciatario – cosa che tu, in vero, non fai – chi non riesce a pieno.
Senzaparole, il fatto è che quelli come Golem e come Trader non si rendono conto di essere i paggetti beta providers di donne che li hanno scelti unicamente per il bisogno di avere sicurezza, invece questi si vogliono convincere di aver fatto colpo grazie al loro charme. Se ci fate caso, gli uomini che queste donne si prendono dopo i 30 anni non sono mai quelli a cui stavano dietro a 20, questo significa che la donna arrivata ai 30/35 RIPIEGA su qualcuno che non la attrae fino in fondo ma che rappresenta per lei una buona opzione nella prospettiva di una sicurezza futura, specie economica. Anche l’uomo medio d’altra parte, se vuole stare in coppia, di solito si deve accontentare di una di queste due tipologie: o la cessetta rifiutata dagli altri o la bella che è stata usata e scaricata, di norma da un tizio sfuggente che non la calcolava.
Conclusione: la vita di coppia delle persone comuni è tutto un grande compromesso ed è cosa ben lontana dalla felicità che decantano loro, che segretamente invidiano la libertà di chi non si è adeguato all’ andazzo.
In questa mattutina pubblicazione è interessante e significativo mettere a confronto la qualità -e le finalitá- degli interventi di Max e di Panegirico, in una sintesi della distanza abissale che li caratterizza. Mentre il primo riesce a cogliere i punti discutibili del mio pensiero, con un equilibrio che consente una corretta riflessione a chi ne legge i contenuti, l’altro azzarda un’accozzaglia di ipotesi del tutto gratuite, con la solita impronta paranoica tipica di chi si trascina complessi e frustrazioni che cerca inutilmente di compensare, creandoSI realtà parallele che ne confermino le convinzioni, dove lo sforzo si concentra nel cercare di smentire chi è riuscito là dove lui ha chiaramente fallito.
Per me è difficile trattenersi dall’apostrofare questi soggetti come perdenti e falliti, perchè quando sono di fronte a un uomo come Max, che avrebbe tutte le ragioni per avercela con la vita, e invece ha più di qualcosa da insegnarci su questa, e a ominidi frignanti come quello citato e i suoi accoliti che lo hanno preceduto, la voglia è davvero forte.
Caro Max, ricorderai che mi sono detto “fortunato”, almeno riguardo l’incontro con la persona che definisco giusta, ma che aggiungerei che ho anche “voluto che fosse” giusta, e che, in modo parallelo, a sua volta ha voluto che io lo fossi per lei. Questo perchè non ho bisogno di dirti, con una considerazione banale, che tutti i rapporti vanno coltivati in ragione di quello che ci si aspetta da questi, e che bisognerebbe avere chiaro in mente -e nel cuore per i più romantici- cosa ci si aspetta e di vuole offrire a questi.
Io sono CERTO che il fallimento di ogni umana impresa -e il rapporto sentimentale lo è- dipenda soprattutto dalla mancanza di consapevolezza di ciò che si vuole e di ciò che si può dare a questa. Nel mio caso, Max, se sono riuscito in una certa impresa, come in altre, non è SOLO perchè sono stato fortunato, ma anche perchè ho saputo imparare dai precedenti e inevitabili errori. Cosa che non mi ha impedito di avere fiducia nel futuro, e di farlo senza frignare con “panegirici” insensati come quelli che spesso leggo su queste pagine.
Panegirico 144. A dimostrazione delle fesserie che dici, preciso che sto insieme con mia moglie entrambi da prima dei 30 anni.
E l’uomo che deve accontentarsi della cessetta evidentemente è la tua esperienza, non la mia.
Capisco che quell’altra è imbarazzata nell’ammettere che le loro competenze consistono solo nel saper fare le fotocopie (è diventata del colore del suo nickname), ma si può mettere su famiglia lo stesso. C’è posto per tutti al mondo.
Golem, grazie infinite per i tuoi apprezzamenti verso di me. Effettivamente, ovunque io mi trovi cerco di argomentare in modo pacato, contraddicendo le tesi della controparte se non le condivido ma, nel medesimo tempo, riconoscendo ad esse piena legittimità e individuando in esse almeno una parte di verità. Son lieto che la tua vita abbia sortito un esito favorevole e che tu possa trarne un bilancio sostanzialmente in guadagno. E sono anche convinto che tu ci abbia messo del tuo affinché così fosse. Io, se volessi raccontarti la mia vita, dovrei redigere uno scritto troppo lungo che annoierebbe i lettori e dovrei rendere pubblici molti dettagli che non riguardano solo me ma anche altre persone, il che è meglio evitare. Mi limito a dirti che sia per il passato che per il presente non ritengo di poter trarre un bilancio positivo quanto il tuo e che di tutti gli elementi di cui posso lamentarmi, la situazione di disabilità è il meno importante e quello che mi fa meno male.
E tutto questo avviene nonostante io abbia fatto, e ancora faccia, tutto ciò che sarebbe necessario per portare, come conseguenza, a ciò che mi aspetto e che ritengo legittimo aspettarmi. Insomma, la mia vita mi porta a dire che non è vero che ciascuno è artefice del proprio destino, perché gli elementi esterni e imprevisti possono intervenire e far prendere alla nostra vita direzioni che non ci saremmo mai aspettati. E la cosa diventa ancor più insidiosa anche perché le cose non succedono tutte in una volta, per cui ti puoi rendere conto in anticipo di come potrebbero andare a finire e puoi decidere di cambiare direzione. No, quasi sempre si tratta di circostanze che si presentano un po’ alla volta, quasi goccia a goccia, e il loro esito complessivo lo vedi molto dopo, quando è troppo tardi per modificare alcunché. Ma nonostante ciò, io cerco di valorizzare ciò che ho, poco o tanto che sia, e di mantenermi sereno interiormente.