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Il loop comunicativo nelle relazioni amorose

di Suzanne

Riferimento alla lettera: Osservando dall'esterno le dinamiche relazionali ho potuto constatare come in svariate occasioni si verifichi quello che definirei un "loop comunicativo", ossia un processo circolare che tende a perpetuare meccanismi distruttivi del rapporto stesso. Credo che questo sia la causa principale del fallimento di molti legami amorosi o il loro trasformarsi...
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Data di pubblicazione: 29 Settembre 2016

L'autore ha condiviso 16 testi sul nostro sito. Per esplorarli, visita la sua pagina autore Suzanne.

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Categorie: - Amore

115 commenti

  • 26
    Suzanne -

    Golem, magari andrò un poco fuori tema ma credo sia tutto collegato e poi qui le digressioni spopolano 🙂 Mi è capitato parecchie volte di portare avanti discussioni infinite con amici e anche con il mio precedente compagno sul significato del lavoro. Io sono cresciuta ritenendo che esso fosse innanzi tutto il modo inevitabile per poter vivere e permetterci tutta una serie di altre attività che potremmo chiamare hobby, passatempo… Partendo da tale assunto, è assolutamente necessario trovare il miglior compromesso REALIZZABILE tra le nostre inclinazioni, le nostre effettive capacità e le condizioni ambientali. Molto spesso mi sono invece sentita rispondere che il lavoro deve permettere di realizzarci, deve farci sentire soddisfatti e fieri di noi stessi,deve permetterci di migliorarci continuamente ecc.. Ecco, tutte queste sovrastrutture non sono mai esistite nei discorsi dei singoli individui, primadi questa nostra epoca. Certo, sono state portate avanti battaglie collettive per migliorare le condizioni dei lavoratori, per superare una certa visione del lavoro che rendeva l’uomo poco più che un ingranaggio. Mi domando cosa penserebbe Marx di questi discorsi sì illusori e difficili da ricondurre alla realtà. Questo per dire che siamo insoddisfatti del nostro mestiere perché non ci offre tutto questo magnifico pacchetto di buone ed appaganti sensazioni, così come spesso non siamo soddisfatti dei nostri rapporti perché non riusciamo a mantenerli all’altezza dei nostri sogni ormai fuori controllo.
    Maria Grazia, mia nonna è stata la vera, indiscussa capo famiglia durante tutti gli anni del suo matrimonio. Ha lasciato a suo marito l’illusoria sensazione di avere voce in capitolo solo perché faceva la voce grossa, ma le decisioni importanti, finanziarie e non, le ha sempre prese lei. Oggi ha novant’anni e si passa l’influenza con minore fatica rispetto alla nipote 🙂 Per me è un grande esempio di come non sia necessario mostrarsi forti quando lo si è davvero…

  • 27
    Suzanne -

    … Credo anche che non sia un’eccezione per le donne della sua età; probabilmente avevano la situazione in pugno molto più di quanto succeda a noi giovani donne.
    Markus, tu dai spunto per aprire un altro dibattito interessante ma che esula al momento da questo discorso. Non saprei, la semplicità è auspicabile a mio avviso quando sinonimo di “essenzialità”, non di “pochezza”. Credo che nelle coppie di una volta ci fosse anche tanto vuoto : di intenti, di sentimenti e di reciprocità. La loro fortuna è che non hanno avuto modo di accorgersi di quel vuoto, o di potergli dare un nome.

  • 28
    Golem -

    Suzanne, la morale e l’etica del lavoro, inteso come lo intendiamo noi, é praticamente iniziata nell’alto Medioevo all’interno delle abbazie cistercensi, che sono state “l’incubatrice” della nostra cultura occidentale più recente dopo la caduta dell’Impero Romano e le invasioni barbariche. La sacralizzazione dell “Ora et Labora”, assieme molte altre “novità”, anche di natura pratica, che “usiamo” ancora oggi sono nate in quei luoghi. Questo intanto per sfayare il luogo comune che il Medioevo sia stato un periodo buio. È stato invece un periodo di “sperimentazione”, di un nuovo modello di società, che si sarebbe diffuso attaverso il crisma religioso a quella civile intorno all’anno Mille e dopo l’apertura dei Comuni, per consolidarsi verso il XXIII secolo. In quel periodo il “lavoro” ha assunto grosso modo il senso che ha anche oggi, e la formazione delle “Corporazioni” ne ha sancito il ruolo sociale e la collocazione per censo all’interno della comunitá. Con tutto quello che ne consegue in termini di prestigio e privilegi.
    Il ruolo della Chiesa è sempre stato ambiguo come sappiamo, per esempio condannava l’arricchimento fine a se stesso e l’uso del denaro a scopo speculativo, ma in realtá, con l’ipocrisia che ne ha spesso caratterizzato le azioni, lasciava che questo aspetto della nascente economia capitalista che riguardava “lo sterco del Diavolo”, fosse gestito da non cattolici. Questo é uno dei motivi per cui gli Ebrei sono diventati così bravi in quel “ramo” particolare delle relazioni economiche in tutto il mondo, non solo occidentale.
    Con Calvino, e in tutto l’ambito protestante, il lavoro ha assunto anche il peso di realizzazione personaleoralnente accettata, e l’arricchimento non é più visto come segno di aviditá ma come risultato dell’applicazione di una virtù come quella sancita dal calvinismo, che volenti o nolenti è quello che conduce le logiche morali ancora oggi e ne decide gli sviluppi.
    >>>

  • 29
    Markus -

    Suzanne nel post n. 26 hai veramente colto nel segno su molte cose.
    Tua nonna che era una “vera donna” come tante ne ho conosciute di quell’epoca. Erano il vero centro della famiglia. Donne davvero capaci e in grado davvero di trascinare l’uomo.
    Totalmente d’accordo anche sul discorso del lavoro : lavorare per vivere e non vivere per lavorare.
    Oggi si é capovolta quella situazione.
    Le battaglie portate avanti anni fa sono state distrutte dalla società di oggi che vuole si l’uomo lavoratore alla stregua di un macchinario. Basta leggere la legge Biagi per capire questo.
    Per quanto riguarda il fatto che ci fosse tanto vuoto non lo so. Forse c’era molta semplicità per cui, come sostieni tu, non ci si é accorti che ci fosse questo “vuoto”. Sempre ammesso che ci fosse.
    Credo invece che ci fossero solo molte cose davvero importanti da fare per tirare su una famiglia senza l’aiuto di tecnologie e distrazioni varie.

  • 30
    maria grazia -

    Suzanne, io penso semplicemente questo: quando in una coppia un uomo avverte il bisogno di fare la “voce grossa” per sentirsi forte, allora vuol dire che qualcosa non va. Indipendentemente da come la donna sa gestire la situazione. Sono d’accordissimo con questo tuo passaggio: “la semplicità è auspicabile a mio avviso quando sinonimo di “essenzialità”, non di “pochezza”. Credo che nelle coppie di una volta ci fosse anche tanto vuoto: di intenti, di sentimenti e di reciprocità.”
    Poi guarda ti dirò.. a me personalmente per dominarmi non ci vuole nemmeno chissà che. Basta che un uomo abbia una voce suadente, che non ostenti la sua virilità, che abbia modi decisi ma eleganti, e un certo intrigante “distacco”. A quel punto sarò la sua schiava per sempre!

  • 31
    Golem -

    >>>
    Scuserai queste premesse, che faranno incazzare le solite “note” ma, come ho fatto per la discussione sull’amore, servono ad chiarire le dinamiche socio-morali che ci conducono a vedere le cose in un certo modo, dandole per scontate quando invece non lo sono per niente.
    La visuale marxista nasce dalla riflessione sull’evidenza che lo sviluppo industriale stava portando quelle logiche all’esasperazione, con le ripercussioni sociali che sappiamo, per le disparità sociali che creava. Quindi la logica del “lavoro” assumeva due visuali secondo le parti in gioco. Chi lo viveva per la personale “realizzazione” (secondo la logica capital-calvinista) e chi per la sola sopravvivenza.
    Quello che é derivato da questa situazione, al netto delle lotte sociali che dalla fine dell’800 ad oggi abbiamo conosciuto è quello che viviamo oggi, mentre quella logica sta segnando definitivamente il passo, riportando l’Occidente a riconsiderare in termini più sobri quella antica visuale nata nelle abbazie come emanazione di una regola religiosa e divenuta mano a mano sociale, entrando nella nostra etica morale come lavoro uguale “realizzazione” di sè. Ed è vero, ma c’è un particolare, sono stati aggiunti i modi per farlo, utilizzando il solito sistema della suggestione di cui ho parlato quando trattavamo le “emozioni” amorose e “l’illusione” che le accompagna, indirizzate dal consumismo visto come specchio attraverso il quale “riflettere” il personale livello di rispondenza a quelle antiche norme religiose, trasformate ormai dalla famosa secolarizzazione in segni di vicinanza al “divino”, ma raggiunto con un atto pagano di fatto.

    Riuscire a capire che il lavoro, se non deve rispondere a ragioni di sopravvivenza, DEVE diventare una forma di espressione di un sè che non può più sottostare ad una forma di sfruttamento pilotato dalla solita “illusione”, significa dare un vero senso al rispetto di sè stessi. Significa VIVERE VERAMENTE.

  • 32
    Kid -

    Credo che in certi casi ci si renda conto col tempo di non poter condividere in modo soddisfacente la quotidianità col partner perché di base si è diversi in modo netto. E certe differenze anche se cadessero sulle sfumature nella vita di tutti i giorni alla lunga pesano perché trasmettono sensazioni negative . Un mio caro amico si mangia il fegato da anni per via della fidanzata, essendo lui molto empatico con tutti mentre lei lo è prevalentemente verso gli altri prima che con lui. Del resto lei ha una visione del partner come di colui che per amore deve capirla ed accettarla. Quando è chiaro che per lei la cosa più importante sia avere una reputazione sociale positiva anche a discapito delle esigenze contingenti del partner.Quasi ogni giorno litigano come pazzi ma nessuno lascia l’altro perché ormai dopo dieci anni c’è l’affetto e forse amarsi per loro significa saper riappacificarsi ogni volta . Come nell’altro thread, lui ormai è così frustrato da sfociare nel border ( oggi ti odio e ti insulto a bestia e non voglio più vederti e domani ti rispondo al telefono chiamandoti “amore”) . Le , sorda ai suoi scleri , lo tratta come un ragazzino che dovrebbe controllarsi mandandolo ancor più in bestia. Personalmente , non riuscirei a vivere in rapporto caratterizzato da una incompatibilità di fondo perché il non essere capito nelle mie emozioni/ bisogni elementari mi porterebbe ad una situazione insostenibile. Eppure loro due sembrano comunicare lo stesso seppur in questo modo malato ,visto che durano ormai da dieci anni e senza fare un passo avanti , come se avessero trovato un linguaggio. Forse la comunicazione è un concetto che ogni coppia sviluppa in una maniera che non è possibile definire univoca. Dipende da come la intendi tu e da come la intende il tuo lui e se con essa vi incontriate o meno.

  • 33
    Suzanne -

    Golem, direi che io sono rimasta al motto monastico spogliato della prima parte; mi accontento quindi di un “lege et labora” (non dimentichiamo l’importanza data alla lettura e meditazione nel Medioevo).
    Comunque, sono assolutamente concorde sull’assunto che il lavoro dovrebbe poter permettere la realizzazione di sé, ma credo che questo punto venga oggi declinato in modi assolutamente distorti. In una società ideale ciascun individuo dovrebbe mettere a disposizione della comunità le proprie capacità, siano esse di carattere pratico o intellettuale: così l’artigiano si sentirà utile e quindi necessario nella realizzazione dei propri manufatti, il contadino amerà i frutti del suo duro lavoro, il politico si dedicherà appunto alla sua comunità per organizzarla e gestirla al meglio e così via. Ciò significa che un individuo non potrà sentirsi realizzato nel fare il musicista se quel talento non gli appartiene. Il problema è che oggi la società ha creato pochi e standardizzati profili di mestieri auspicabili, declassando tutti gli altri (cioè la maggior parte) allo “scarto”, ovvero ciò che si fa solo per disperazione e quindi non potrà darci alcuna soddisfazione. Gli unici buoni motivi per lavorare sembrano essere ormai guadagnare molti soldi, essere al vertice di qualche gerarchia, oppure, aspetto ancora più ingannevole, essere un artista e diventare quindi famoso. Salvo poi sacrificare tutto il proprio tempo per accumulare denaro che manco si riesce a godere, essere subissati di responsabilità e cadere nel burnout, o confondere il successo con la popolarità. I prodotti commerciali musicali ed editoriali dicono molto in tal senso…

  • 34
    Suzanne -

    Markus, esattamente ciò che volevo dire: forse non c’era nemmeno il tempo per interrogarsi su cosa fosse una comunicazione autentica.
    Maria Grazia, io credo che certe coppie si basino su dinamiche particolari che viste dall’esterno possono sembrare sbagliate ma che funzionano perfettamente. Mia nonna non è mai stata dominata, nemmeno un secondo della sua vita, anche se si prestava a questo “gioco delle parti”; nemmeno io ambisco ad essere dominata, eccetto in particolari circostanze.

  • 35
    Golem -

    Suzanne, siamo intrappolati in un altro loop, che è quello dei falsi miti. Quando parlavo del modo per realizzarsi intendevo proprio questo. Siamo bombardati da messaggi che ci allontanano dal “vero” per indirizzarci verso percorsi senza soluzione di continuità. Riuscire a svincolarsi da questa schiavitù subliminale non è facile perché richiede maturità, attenzione, cultura e capacità critica. Anche i parametri di autorevolezza sono falsati, non meno che in altre branche della cultura, come per l’arte. Oggi si assurge a livelli di “riferimento” perché si è utili al sistema economico e non per altri meriti. Se osserviamo la qualità dei prodotti in senso lato, da quelli politici a quelli dichiarati intellettuali fino a quelli di prima necessità, il valore e la presunta bontà di questi sono nelle mani di chi si sa o di chi li sa pubblicizzare, toccando i famosi tasti dell’immaginazione e di cui tanto abbiamo parlato. Oggi uno statista è un bravo venditore di promesse, e un artista nasce perché lo decidono i mercanti d’arte, e l’ignoranza abissale di molti parvenue arricchiti fa il gioco che deve fare, come nel caso di Jeff Koons, Damian Hirst, Cattelan, la Abramovich e compagnia bella.
    Se tu schiaffi un caprone morto in una soluzione fisiologica e lo esponi sotto l’egida di un gallerista famoso, come Saatchi per esempio, te lo comprano per un milione di euro, quando dal mio macellaio in Salento lo pago a quattro euro al chilo vivo.
    E la solita storia, il valore di una cosa è decisa indipendentemente da quello reale ma da quello che rappresenta. In fondo è una specie di innamoramento indotto. Quanti si sono innamorati di capre e caproni che ritenevano opere d’arte fino a prova contraria?

  • 36
    H2O -

    Il problema di fondo è che il cosiddetto “sviluppo economico” sta creando, con ritmo incalzante, un numero crescente di “falsi” bisogni che, a lungo andare, diventano, per molti, irrinunciabili. Provate ad immaginare di privare dello smartphone qualcuno dei vostri conoscenti per un giorno…scommetto che la maggior parte andrebbe in crisi di astinenza e non saprebbe come risolvere problemi banali che una volta si affrontavano senza troppi indugi (come ad esempio orientarsi in una città sconosciuta).
    L’uso esasperato dei sistemi di comunicazione sta, in realtà, rovinando la comunicazione vera ed i rapporti umani. Per non parlare del sistema-lavoro che spesso travolge le persone in un vortice di responsabilità, finte urgenze, prevaricazioni, logorando le relazioni e facendo perdere di vista il senso del lavoro stesso che, in una società’ civile , dovrebbe essere la realizzazione di ciascun individuo attraverso la collaborazione con gli altri nel perseguimento dii un comune obiettivo. Per quanto riguarda, poi, il ruolo della donna, personalmente ritengo che si stia esagerando e che ormai stia diventando insostenibile per molte donne reggere questo duplice ruolo, in parte autoimposto dai condizionamenti sociali, di essere contemporaneamente lavoratrici superefficienti e compagne e madri perfette. Markus lamentava, tempo fa, di incontrare solo donne che vanno di corsa e che non hanno tempo e voglia di ascoltare e comunicare. Capisco perfettamente la situazione e mi ci ritrovo. Spesso dopo 9-10 ore di lavoro e dopo aver recuperato i figli dai nonni, arrivo a casa stravolta e devo comunque rimboccarmi le maniche per preparare la cena, sparecchiare e fare la lavatrice, far fare la doccia i figli e assicurarmi che vadano a dormire (entro le 22.30 perché prima è’ impossibile).Mio marito spesso rincasa dopo le 22 e si limita a consumare ( da solo) quello che gli ho lasciato per cena per poi accendere lo smartphone o la TV e a sua volta sprofondare nel sonno

  • 37
    H2O -

    E quindi dov’è il tempo per comunicare?
    Anch’io ammiro, a volte con invidia, mia nonna, ormai centenaria, che ha saputo mantenere rapporti autentici , allevare sei figli, realizzarsi pienamente nel lavoro, accrescere la propria cultura, affrontando con sorprendente forza interiore non solo le vicende traumatiche dell’ultimo secolo (tra cui due guerre mondiali) , ma anche alcuni tristi avvenimenti famigliari degli ultimi anni. Probabilmente la “semplicità”, il saper riconoscere l’ “essenziale” e la capacità di distacco dai finti bisogni materiali, tra cui anche il mito del lavoro e del successo, fanno la differenza, uniti, nel suo caso ad una “fede” incondizionata.
    Saro’ nostalgica, ma sono convinta che i rapporti umani e la comunicazione fossero una volta fossero molto più’ autentici di quanto non lo siano ai nostri giorni e che sempre più’ persone, oggi , soprattutto delle generazioni degli anni 70 e 80, avvertano ora il bisogno di “fermarsi” per riscoprire il contatto con la natura e dedicare del tempo alla crescita delle relazioni umane e alla ” meditazione”. L’isolamento è’ una condizione in cui pochi si sentono a proprio agio e non fa parte del l’inclinazione della razza umana.Non siamo degli orsi polari.

  • 38
    Suzanne -

    Kid, in effetti la comunicazione viene sviluppata nei modi più fantasiosi e questo può essere un bene, se funziona. Nel caso che hai riportato tu però mi sembra di assistere ad un fallimento comunicativo,poiché si ripete sempre lo stesso copione che non conduce ad alcuna risoluzione. E’ proprio ciò su cui mi interrogavo; come non cadere nella staticità di dialogo e quindi di pensiero?
    Golem,cerchiamo di non essere troppo in accordo, altrimenti perdo tutto il mio gusto nel controbattere 😉

  • 39
    Markus -

    H20
    Tuoi commenti nn. 36-37
    Che dire ? A mio parere sei stata praticamente PERFETTA nel descrivere, in sintesi, semplicità e chiarezza tutto ciò che c’era da dire al riguardo.
    Complimenti !

  • 40
    Golem -

    Vero Suzanne? Ma in questo caso non ci può essere nessun dibattito accesso come quello “sull’ Amour”, la realtà é quella che descrive la nostra H2O, il “Divide et Impera” dell’antica Roma è tutt’ora valido, come lo è l’attrezzatura antisommossa della Polizia, che usa ancora gli scudi e le tecniche dei legionari che si posizionavano in difesa con la tecnica della “testudo”. Cambiano i mezzi ma il controllo sociale ha sempre le stesse finalità.
    Tu guarda come sono fasulli i mezzi virtuali nell’illudere e dare false verità. Immagina se nella realtà cercassimo le amicizie come su Facebook, andassimo in giro dicendo a tutti, quello che facciamo, mostrando loro le foto del cane o del gattino, entrando nei discorsi altrui e dicendo “mi piace” alla fine, verremmo ricoverati per un TSO immediato. Il problema é che se siamo ridotti a ricorrere a questa realtà “altra”, alle droghe, anche sotto forma di “ammore”, e ad altre illusioni non meno perniciose, è per difenderci da una societá NON sociale, anzi ANTISOCIALE, che divide per imperare, appunto. Ma facendoti credere il contrario. Ma forse sarebbe meglio non capirlo e continuare ad illuderci che siamo liberi.

  • 41
    Suzanne -

    H2O, sicuramente analisi lucida di uno spaccato di realtà comune a molte persone, ma quella del “non avere tempo” mi suona molto come una scusa. Non abbiamo tempo per comunicare col nostro compagno/a, per educare i figli, per fermarci un solo istante a pensare e, perché no, ad annoiarci. Ma, nello stesso momento, troviamo il tempo per spiare la vita altrui su Facebook, guardare demenziali programmi televisivi, andare in palestra e partecipare a corsi come “la vivisezione di formiche rosse” o “diventare cubisti in dieci passi” piuttosto che “diventare cubiste in dieci mosse”. Insomma, forse è più comodo spegnere il cervello e organizzarci la vita scandendola con rigidi ritmi pseudo-militari.
    Non so quanti anni abbiano i tuoi figli; ti consiglio un libro per bambini ( e non solo) molto bello: “Momo” di Michael Ende. Racconta la storia di certi esseri grigi che succhiano il tempo agli uomini in cambio di denaro. Molto illuminante. Il problema è che siamo noi stessi a rinunciare al nostro bene più prezioso, per guadagnare non si sa bene cosa.
    Inoltre rivaluterei il bisogno di isolamento, per rigenerarsi e ritornare a condividere il nostro poco tempo con gli altri, essendo realmente presenti. Inutile essere animali sociali se poi ognuno ha sempre il pensiero altrove…

  • 42
    maria grazia -

    H2O, credo che il problema fondamentale sia sempre uno, oggi come ieri: non si risponde ai propri VERI bisogni interiori, ma si seguono ciecamente modelli esteriori ed effimeri. Una volta il modello esteriore ( almeno per le donne ) erano il matrimonio e la reputazione sociale, oggi sono gli abiti firmati, le belle auto e lo smartphone. Ma in entrambi i casi si tratta di un’ imposizione, di una stortura. Sono sicura che moltissime persone vivono e fanno le loro scelte senza mai porsi la domanda se siano giuste o meno, e sopratutto se GLI APPARTENGONO VERAMENTE. Ecco che allora abbiamo generazioni di mariti e di mogli, ma anche di figli, alienati da un sistema nel quale non si riconoscono ( pur sforzandosi di mostrare il contrario ) e da aspettative altrui che pensano di dover a tutti i costi soddisfare. Questo perchè ci viene trasmessa l’ idea che non possiamo essere amati e accettati se non facciamo o non abbiamo determinate cose. Questo meccanismo si radica così profondamente in noi da condizionarci in quello che sarà il nostro destino esistenziale, caratteriale e sentimentale. Come diceva giustamente Golem, quanti rapporti nascono ( e nascevano ) sulla base di un “equivoco”, perchè si confondeva per “amore” quello che era ben altro ( semplice attrazione, il conformarsi a una convenzione, ecc… ). Non c’è da stupirsi se tanti rapporti si reggono solo perchè in quel caso si vuole “mantenere una facciata” o ricavarne dei vantaggi pratici. Tu cosa pensi che direbbe tuo marito se ti rifiutassi di continuare ad essere una “wonderwoman” che lavora tutto il giorno e una volta rientrata a casa deve pulire, cucinare, occuparsi dei figli, ecc… Ci hai mai pensato ? Se tu cominciassi a DELEGARE e a richiedere che certi compiti vengano suddivisi, pensi che la tua unione matrimoniale subirebbe degli scossoni ? e se si, perchè ?

  • 43
    maria grazia -

    Io non credo che le donne di una volta fossero molto più felici di quelle di oggi. Erano meno stressate e meno impegnate sotto il profilo lavorativo e dei compiti da svolgere, questo si. Ma il prezzo da pagare per questa loro “tranquillità” era altissimo: la rinuncia alla realizzazione di se stesse come PERSONE e non solo come mogli e madri. Gli uomini di oggi sono chiamati ad una prova molto importante ma assolutamente legittima: supportare le loro donne nella loro autodeterminazione, oltre che nel loro ruolo di mogli, di madri, di fidanzate. E per quello che posso vedere, solo gli uomini che riescono in questo hanno relazioni ben riuscite. Forse il segreto è semplicemente capire questo invece di continuare a rimpiangere nostalgicamente i “bei tempi” andati..

    Posto qui di seguito un paio di video che secondo me sono illuminanti, nell’ ottica degli argomenti che si stanno dibattendo:

    https://www.youtube.com/watch?v=pCdH8527dck

    https://www.youtube.com/watch?v=J3lU7CBgbzM

  • 44
    Adam -

    Anch’io condivido molto di quanto scritto da H20, specialmente sui “i falsi bisogni e il ritmo incalzante” Ineccepibile.

    Pero’ “i tempi moderni” sono un pacchetto completo, spesso ne evidenziamo i difetti ma omettiamo, diamo per scontati i pregi.

    Esistono i gattini su Facebook ma esiste il resto della rete.Internet e’ un mezzo e, come tale, per molti aspetti l’uso che ne facciano dipende ancora dall’individuo.
    Sara’ fortuna (centra sempre) ma non riesco a pensare ad un solo aspetto della mia vita in cui non mi abbia agevolato.

  • 45
    Golem -

    Il fatto è che qualcuno a suo tempo disse che i computer sarebbero stati per la mente quello che le macchine sono state per il corpo, moltiplicandone la forza e le possibilità. Ma non si è riflettuto abbastanza sul fatto che non sono le macchine e i computer che pur moltiplicandoci i “poteri” lo avrebbero fatto alla nostra velocità. Siamo noi che abbiamo finito per adeguarci alla loro, ritrovandoci sempre col cuore in gola e senza più il nostro di tempo. Neppure più per comunicare VERAMENTE.

    Adam dice di sentirsi agevolato, e lo capisco, ma forse non ha provato i piaceri di chi ha vissuto la maggior parte della vita senza certe “protesi” ed esserci riuscito bene ugualmente, potendo fare un bilancio di quello che certe tecnologie ci stanno costando. Soprattutto in termini di libertà. Quella vera però, non quella virtuale.

  • 46
    Suzanne -

    “E pensare che c’era il pensiero
    che riempiva anche nostro malgrado le teste un po’ vuote.
    Ora inerti e assopiti aspettiamo un qualsiasi futuro
    con quel tenero e vago sapore di cose oramai perdute.
    Va’ pensiero su l’ali dorate
    va’ pensiero su l’ali dorate.

    Nel secolo che sta morendo
    si inventano demagogie
    e questa confusione è il mondo delle idee.
    A questo punto si può anche immaginare che potrebbe dire
    o rinventare un Cartesio nuovo e un po’ ribelle
    un mare di parole
    un mare di parole
    io penso dunque sono un imbecille.”
    G. Gaber, “E pensare che c’era il pensiero”

    Adam, hai ragione, abbiamo un sacco di privilegi in questi tempi moderni, a cui rinuncerei a fatica. Nonostante ciò, ho nostalgia di tempi più sobri ed essenziali…
    Si può avere nostalgia di ciò che non si è vissuto?

  • 47
    Jim -

    Suzanne mi traduci per favore la frase? Grazie

  • 48
    Markus -

    Suzanne, il tempo non ce l’hai perché ti viene risucchiato da una miriade di cose superflue e spesso inutili.
    In altri commenti ho sottolineato il fatto che la maggior parte delle persone non sappia cosa vuole. Oltretutto le menti di queste persone sono facilmente “manipolabili” così come facevo notare a Golem in relazione ai discorsi su cultura, morale, religioni ecc.
    Ne consegue che le aspirazioni, gli interessi e quant’altro, risultano “spostati” verso cose che allontanano le comunicazioni reali a vantaggio del virtuale e dell’effimero.
    Si va troppo di corsa, ma verso quale meta? Non si sa! L’importante é correre!
    Sul post di Adam ci sarebbe da discutere parecchio. In relazione soprattutto ai pregi e ai difetti. Indubbiamente l’unico vero reale passo in avanti fatto dalla nostra società é quello relativo alla tecnologia, che in un certo modo ci ha anche semplificato la vita. Solo che non siamo stati in grado di saper apprezzare i lati positivi della cosa, facendoci semplicemente risucchiare. Siamo pieno di codici e password e la tecnologia é da considerarsi a volte come un boomerang.
    Se pensiamo a quando abbia semplificato le questioni legate alla medicina: macchinari e strumenti chirurgici, tac, risonanze, valvole meccaniche, protesi meccaniche ecc. ecc. A cui però non fa riscontro il passo in avanti della medicina che fondamentalmente é fermo alla scoperta della penicillina. I medici hanno a disposizione la tecnologia più avanzata ma non sanno fare i medici. Gli ingegneri possono vedere le strade dall’alto ma non sono in grado di progettarne adeguate. La scuola di Amatrice cade in pezzi così come la Casa dello Studente dell’Aquila, ma il Colosseo é ancora in piedi. Gli antichi ci hanno lasciato monumenti fantastici in tutto il mondo, dalle Piramidi a Piazza del Campo, all’Arco di Trionfo, a Trinità dei Monti, alla Piazza di Ascoli o Piazza Venceslao. Noi cosa lasciamo? Corviale? Tiburtino Terzo? Le periferie delle nostre città? I centri…

  • 49
    Markus -

    commerciali montati su costruzioni assurde?
    Ci sarebbe da scrivere una vita sugli obrobri di questa Società. Senza contare le violenze da far rabbrividire il Medioevo.
    A Maria Grazia vorrei chiedere : le donne di una volta rinunciavano alla loro realizzazione e ok. Ma quelle di oggi secondo te sono realizzate? Io le vedo sempre più spesso sul lettino dello psicologo. Qualcosa non torna secondo me.

  • 50
    maria grazia -

    markus, le donne che si ritrovano sul lettino dello psicologo non sono poi tanto diverse da quegli uomini che si rivolgono al barista per dimenticare i brutti pensieri. Si tratta di due diverse modalità di risposta al medesimo problema: l’ alienazione. Che è esistita in ogni epoca, anche se prima non se ne era coscienti e/o non se ne parlava. Quello che viviamo è un periodo di transizione tra la vecchia società patriarcale che conoscevamo e il mondo futurista che ci attende, nel quale le donne avranno lo stesso spazio e le stesse opportunità degli uomini. E come tutti i periodi di transizione, anche questo comporta qua e là qualche smarrimento e qualche “disagio”. Anche se personalmente, quando stavo male, allo psicologo ho sempre preferito una bottiglia di lambrusco.

    “I medici hanno a disposizione la tecnologia più avanzata ma non sanno fare i medici. Gli ingegneri possono vedere le strade dall’alto ma non sono in grado di progettarne adeguate. La scuola di Amatrice cade in pezzi così come la Casa dello Studente dell’Aquila”

    Nemmeno la più avanzata delle tecnologie potrà mai sostituire l’ UMANO senso della bellezza e la comprensione dell’ essenza delle cose, se questi mancano.
    Sono d’ accordo con Golem: la vita VA VISSUTA, NON POSTATA SU FACEBOOK.

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