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Il loop comunicativo nelle relazioni amorose

di Suzanne

Views: 12 - Views e voti dal 14 agosto 2026.

Come valuti questa lettera?

Osservando dall’esterno le dinamiche relazionali ho potuto constatare come in svariate occasioni si verifichi quello che definirei un “loop comunicativo”, ossia un processo circolare che tende a perpetuare meccanismi distruttivi del rapporto stesso. Credo che questo sia la causa principale del fallimento di molti legami amorosi o il loro trasformarsi in sterili taciti patti di sopportazione reciproca. Avendolo sperimentato in prima persona, mi domando: quando inizia questo declino della comunicazione? In che momento si smette di ascoltare veramente la persona amata e si inizia un soliloquio immodificabile? Come si produce questa dinamica malata per cui si cristallizza il dialogo trasformandolo in un copione sempre uguale in ogni nuova situazione? Mi chiedo se sia possibile tornare indietro oppure, superata una certa linea invisibile, siamo destinati all’eterno perpetuarsi di un dialogo tra sordi. A volte basterebbe prendere un po’ le distanze da se stessi e guardarsi dal di fuori per rendersi conto della totale mancanza di intenzionalità nella comunicazione; non ci stiamo scambiando informazioni, stiamo solamente cercando di affermare noi stessi, per l’ennesima volta.

“Chi accoglie un pensiero non riceve qualcosa, ma qualcuno” (V. Hofmannsthal)

Data di pubblicazione: 29 Settembre 2016

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Categorie: - Amore

115 commenti

  • 1
    Rossella -

    Io vivo la comunicazione nella coppia come una conseguenza. Quando riesco ad esprimermi sto bene ma non riesco a vivere quell’imbarazzo che considero importante all’interno di un rapporto basato sul piacere di scoprirsi. Per il resto preferisco vivere nella consapevolezza che non ci sono problemi tra di noi.

  • 2
    Golem -

    Non credo ci sia un inizio preciso. È un lento perdere interesse che a mio avviso nasce da un malinteso senso di “meraviglia” dell’altro dovuto ai sintomi all’innamoramento. Esaurito il quale quello che appare non meraviglia più.
    È quello stato alterato il vero guaio, perché non mostra l’altro, ma la sua idealizzazione. Durante il permanere di quello stato si comunica con un “ologramma” di lei o di lui, scomparso il quale non resta altro. Ecco perché interrompere sul “più bello” certe storie lascia l’immagine quel “piacere”.
    I rapporti si devono “voler” fare, e possono “crescere” solo nel “vero”. Il resto è destinato a dissolversi nell’immaginazione che ne ha creato le aspettative.

    (Ma Scarlet ha una storia segreta quindi? Uau)

  • 3
    Adam -

    “A volte basterebbe prendere un po’ le distanze da se stessi e guardarsi dal di fuori per rendersi conto della totale mancanza di intenzionalità nella comunicazione; non ci stiamo scambiando informazioni, stiamo solamente cercando di affermare noi stessi, per l’ennesima volta.”

    Profondamente vero. Anzi ,bisognerebbe prendere un po’ le distanze per iniziare a comunicare con se stessi..
    premessa necessaria per poter dialogare, anche, con gli altri.

    PS
    Non so se esiste la linea del non ritorno, ma credo valga sempre la pena di tentare

  • 4
    Yog -

    La comunicazione, a volte, può anche non riuscire; il soggetto maschile, specie se ha ecceduto con la narda, può ad esempio opporsi, mostrarsi rigido, guardingo, reticente o circospetto.
    Queste resistenze possono essere indipendenti sia dalla capacità del soggetto di comunicare, sia dall’abilità della femmina ad indurla. La resistenza più comune alla comunicazione è dettata dalla paura: timore di rivelare segreti, di dire boiate; paura di rivelare cose che non si vorrebbero.
    Questa forma d’opposizione può essere superata, o per lo meno mitigata, facendo prima un bagno freddo, bevendo molta narda o anche amaro montenegro servito insieme a un dolce vallebianca al cucchiaio.
    La prima volta che una persona si sottopone alla comunicazione con la partner, mostra di solito un innalzamento dello stato d’allerta; alcuni individui, nonostante le libagioni di narda, vivono la comunicazione come una sfida, uno scontro di volontà e ce la mettono tutta a non farsi capire.
    La resistenza può dipendere dal fatto di aver vissuto precedenti esperienze negative con la comunicazione o al fatto di associarle, coscientemente o inconsciamente, a vissuti analoghi: ad esempio, se l’individuo ha rischiato la vita a causa di una mosca che gli è volata in gola, se è andato in coma dalla noia di dover stare ad ascoltare una femmina o se teme di perdere i sensi se la partner parla più di tre giorni di fila. Le associazioni possono essere a volte anche più tortuose: ad esempio, l’individuo può inconsciamente paragonare la noia comunicativa al sonno e il sonno alla morte.
    Una ricerca degli psicologi americani Jao Tsennie e Mileske Crachel ha messo in luce poi che chi soffre di attacchi di panico teme, se sottoposto ad eccessiva comunicazione, di perdere il controllo vigile, specie se la crisi d’ansia viene vissuta prima del sonno ristoratore.

  • 5
    Adam -

    Forse non 100% in tema ma mi rimbalza in testa questa canzone:
    https://www.youtube.com/watch?v=DTFQQ0053xU

  • 6
    Nicola -

    Parlando in generale, e non solo riferito alle dinamiche di coppia, mi sento di poter affermare che: “è inutile parlare con chi non ha interesse a capire.”
    Mi spiego meglio.
    Ogni convinzione, cultura, filosofia, o quant’altro non potrà mai essere considerata una verità assoluta, ma tutto può essere messo criticamente in discussione senza giungere mai a una asserzione assoluta e definitiva.
    Tutti abbiamo le nostre priorità e interpretazioni di verità, come risultato di esperienze pregresse o di educazione ricevuta, e quando il confronto non produce più una convenienza, mettiamo in moto dei meccanismi che respingono a priori ogni istanza comunicativa.
    Sta al buon interlocutore favorire l’altro nel raggiungimento del suo obiettivo, accogliendolo come se fosse un valore reciproco e proponendo a sua volta le proprie aspettative.
    Per quanto mi riguarda ci sono più coppie che stanno insieme e non dovrebbero, rispetto a quelle dove c’è una reale comunione di interessi.

  • 7
    JIM -

    scusami ,
    ma se scrivi cosi’, spero non parli col partber alla stessa maniera, perche’ e’ chiaro che poi diventa difficile comunicare.
    ciao

  • 8
    Suzanne -

    Adam, con i Subsonica mi hai riportato indietro di dieci anni!
    “Nei vuoti d’aria della realtà
    tracciamo traiettorie migliori
    lasciando le galere senza più passare dalla cassa liberi tutti!”
    Capisco Golem a cosa ti riferisci, il nostro caro tema dell’illusione; però credo possa capitare anche quando la nebbia dell’innamoramento si è già diradata da un pezzo, e l’altro, nonostante tutto, ci sembra ancora interessante. Mi riferisco proprio ad una modalità di interagire che diventa una sorta di meccanismo automatico e quasi inconscio; un canovaccio che ci impedisce di andare oltre il già detto e trovare un reale punto d’intesa. Non so se vi sia mai capitato, ma noto che è un’ impasse piuttosto diffusa nelle coppie e io stessa l’ho vissuta in prima persona. Pian pian ci fa allontanare e ci fa perdere di vista le trasformazioni della persona che amiamo.

  • 9
    Adam -

    “Pian pian ci fa allontanare e ci fa perdere di vista le trasformazioni della persona che amiamo”

    Vero, credo sia questo il punto focale, si cambia, sempre e constantemente.

    E se nel frattempo la comunicazione “sfoca” (e si, temo possa succedere in qualsiasi momento di una relazione) si rischia.. ma credo non sia mai troppo parti per ricominciare a parlarsi, anzi ad ascoltarsi
    Ciao

  • 10
    Golem -

    Certo Suzanne, è un tema interessante che ci hanno impedito di continuarequello dell’ “alterazione” della prospettiva. Ma siamo sempre al solito punto, tanto più grandi sono le aspettative maggiori saranno le “delusioni”. É un pò come certi incontri estivi, non necessariamente amorosi, amicizie vacanziere che riviste in momenti “normali” appaiono “scialbe”. Purtroppo quando qualcosa ci “entusissma” tendiamo a magnificarne il valore sulla base di quelle sensazioni. È inevitabile che la frequentazione porti ad una “revisione”. Quando capita di leggere di un uomo che preferirebbe morire pur di non vedere più la moglie, come in un atro thread, non si può non pensare a quale trasformazione incredibile sia andato incontro quel rapporto, immaginando quando quella coppia si sarà detta per la prima volta “ti amo e voglio vivere il resto della vita con te”. Sembra impossibile che oggi siano arrivati al punto di odiarsi. Sono cambiati, ma non insieme, non hanno saputo trovare un modo per COMUNICARE. Quello invece deve essere lo sforzo di ogni coppia non appena si comincia a intravedere che il “miele” comincia a finire e inizia la VITA. Trovare la strada da percorrere insieme VOLENDOLA TROVARE. E si può se si vuole, se si pensasse che sono i momenti difficili che fanno l’unione di una coppia e il valore di un amore. Andare d’accordo quando tutto é “dolce” e il cammino è fatto di petali di rose sono capaci tutti. Quelli che lottano, “fanno” l’amore veramente. Gli altri si iilludono

  • 11
    gimmy -

    Suzanne, se lo hai sperimentato in prima persona, vuol dire che hai già tutte le risposte. Che cosè, un altro quesito che non ti fa dormire la notte?? Proverò a concentrarmi e a rispondere come meglio posso. Allora….

    “quando inizia questo declino della comunicazione? In che momento si smette di ascoltare veramente la persona amata e si inizia un soliloquio immodificabile? Come si produce questa dinamica malata per cui si cristallizza il dialogo trasformandolo in un copione sempre uguale in ogni nuova situazione?”

    e beh questa è facile, la risposta corretta è…QUANDO CI SONO LE PARTITE!! Inizia e finisce tutto col fischio dell’arbitro…
    e nun v’azzardate a fà monologhi che 90 minuti di sport fanno bene alla salute. Lo dicono pure i dottori, molto meglio del segreto che se te piglia l’angoscia nun te riprendi più.

    “Mi chiedo se sia possibile tornare indietro oppure, superata una certa linea invisibile, siamo destinati all’eterno perpetuarsi di un dialogo tra sordi.”

    ehh sapessi quante volte è stata chiesta la moviola in campo…ma mi sa che qualcosa si sta smuovendo.

    “A volte basterebbe prendere un po’ le distanze da se stessi e guardarsi dal di fuori per rendersi conto della totale mancanza di intenzionalità nella comunicazione; non ci stiamo scambiando informazioni”

    hai ragione, e che quando una donna parla di calcio sembra di sentire le ultime analisi rilasciate dal laboratorio; quindi l’omo si spaventa, e diventa prevenuto….

  • 12
    Suzanne -

    Adam, anch’io ritengo che non sia mai troppo tardi anche per rendersi conto dei propri sbagli comunicativi, anche se cambiare modalità è più difficile di quanto si possa immaginare.
    Golem, anch’io mi stupisco di come si possa arrivare ad odiare una persona con cui magari abbiamo trascorso anni… illusione all’inizio della relazione oppure piuttosto illusione di poter rimanere sempre uguali?
    Jim, hai ragione, ma sai io coi miei partner comunico solo in dialetto e la prima cosa che dico sempre è :
    “Al pusè brav di ros l’ha campà so pari ‘nt’al pos.” 😉

  • 13
    gimmy -

    e scommetto che tutti scappano gridando… Sono più i guai che i piaceri. :-)))

  • 14
    Sofia -

    In effetti Susanna si fa tante domande…tante seghe mentali..tanti quesiti..
    Ti piace complicarti la vita he!
    Stammi bene!

  • 15
    Kid -

    Guarda , se leggessi le fasi della coppia sapresti che dopo una prima fase di vicinanza (innanoramento) segue una fase di allontanamento ( dove si sente il bisogno di riacquistare la propria individualità). Qualora si superi questa seconda fase il rapporto inizia a consolidarsi ( costruzione). In caso contrario ci si lascia. Questo a grandi linee e se non ricordo male. Quanto durino queste fasi e se esse durassero con la medesima tempistica per entrambi i partner credo che sia difficile stabilirlo a priori o secondo criteri scientifici.

  • 16
    Suzanne -

    Kid, in effetti non conosco le fasi della coppia ma non sono sicura siano sempre così delineate. Comunque, i problemi comunicativi credo ci siano in tutte le fasi: all’inizio si deve creare un linguaggio comune, in cui sentirsi un’unica entità, poi invece subentrano le difficoltà legate ad una cristallizzazione dei fraintendimenti e delle incomprensioni. Quello che mi domandavo è come evitare di cadere in questa fase in cui, perlomeno su certi argomenti “sensibili” non ci si riesce più ad ascoltare.
    Jimmi, in effetti lo scopo è proprio quello, una scrematura iniziale, altrimenti userei altre frasi tipo “Bseugna adatese a le circustanse e mangié ‘d pan se a-i-e nen d’ pitanse”. 😉

  • 17
    Golem -

    Suzanne, ieri ero presente ad un “wedding”, in Inghilterra. Circa cento invitati, l’80% giovani. Tra i presenti spostati solo due (2) coppie erano integre. Il padre dello sposo, al terzo matrimonio, aveva al seguito le due ex mogli con i nuovi compagni, e di quelli che ho conosciuto non ce n’era uno che non fosse divorziato, al maschile e sl femminile. Durata media tre anni, con un caso aperto e chiuso i 18 mesi.
    Che si tratti di illusione all’inizio della relazione oppure piuttosto illusione di poter rimanere sempre uguali, la causa è sempre la stessa: la solita lettura “alterata” di una situazione.
    Se poi cambiare durante il trascorrere del tempo é un motivo valido per stancarsi di una persona che si è dichiarato di amare, forse non ci si é illusi solo su di lei, ma soprattutto su sè stessi temo.

  • 18
    Kid -

    Non saprei rispondere se non riportandoti la mia esperienza ma non saprei quanto ti potrebbe essere utile.

  • 19
    Angwhy -

    Rossella quando riesci ad esprimerti stiamo bene pure noi,il problema è che non succede mai.

  • 20
    Adam -

    “Quello che mi domandavo è come evitare di cadere in questa fase in cui, perlomeno su certi argomenti “sensibili” non ci si riesce più ad ascoltare.”

    Anch’io non credo esista un vademecum, anzi direi il contrario.Pero’ il mettersi in discussione credo sia un ottimo punto di partenza, spesso sottostimiamo quanto sia salutare un dubbio rispetto ad una certezza.. Che puo’ involontariamente diventare tappo per le orecchie..
    Ciao

  • 21
    Suzanne -

    Kid, ogni esperienza può essere utile agli altri, per similitudine oppure opposizione!
    In effetti i matrimoni sono davvero una ghiotta occasione per farsi un’idea della desolazione emotiva che caratterizza la nostra società. Però Golem vorrei chiederti una cosa: perché, secondo te, le coppie un tempo resistevano più a lungo? Non si illudevano forse? Io credo che il grosso problema, sia in amore che in altri ambiti (come quello lavorativo),sia aver alzato troppo le nostre aspettative. Sinceramente non credo che mia nonna si sia mai posta il problema di cosa significhi comunicare profondamente col proprio compagno, sentirsi capita ed accolta nella propria unicità. Eppure, malgrado o proprio grazie a questo, è rimasta una vita con mio nonno. Intendo dire che più ci si aspetta dalla propria relazione, più ovviamente sarà facile rimanere delusi. Ma allora la soluzione è accontentarsi?

  • 22
    Golem -

    Suzanne. “Golem vorrei chiederti una cosa: perché, secondo te, le coppie un tempo resistevano più a lungo? Non si illudevano forse?”
    Meno Suzanne, perchè le aspettative erano “essenziali”, non peggiori, ma minime. Per un uomo medio un lavoro che gli consentisse un tenore di vita “sicuro “, per una donna un uomo che le assicurasse quel tenore e una famiglia. Dagli anni 70/80 quelle aspettative sono lentamente cambiate in qualitá e “dimensioni”, a causa del “bombardamento” mediatico che la diffusione dei mezzi di comunicazione ha amplificato oltremodo, principalmente per ragioni legate al “consumo”. Si è creato così uno spostamento degli “obiettivi” soggettivi verso paradigmi secolarizzati (direbbe la Rossye) rispetto a quelli della Sacra Famiglia,dalla quale, specie la nostra cultura italiana, attingeva per indicare i valori a cui rifersi per la propria realizzazione sentimentale, diciamo. Non credo che le nuove coppie mettano più sopra la testata del letto la Madonna col bambino. Tua nonna di sicuro.
    Ma non illudiamoci che non esistessero anche nei bei tempi che furono le “fughe” dalla realtá. Erano più ingenue ma non meno frequenti, solo perchè non se ne parlava come facciamo noi. Senza contare che le relazioni duravano di più anche “obbligatoriamente”, perchè spesso non appariva con “evidenza” il risultato dell’illusione.
    Accontentarsi non é forse il termine esatto, sarebbe meglio dire “accettare”.
    >>>

  • 23
    Markus -

    Suzanne, io penso semplicemente che non si conosca bene se stessi, sapere cosa si vuole veramente.
    Faccio un esempio banalissimo: meravigliarsi di una donna o un uomo che va a ballare tutti i sabati se a noi non è mai piaciuto ballare lo reputo un mentire a noi stessi. Prima o poi ci “romperemo le scatole” di colui/colei che dedica il sabato al ballo.
    Ma credo sia scontato. Ci vuole una scienza per capire questo ?

    Suzanne, per quanto riguarda i tuoi nonni, posso dirti che vivevano in un’epoca dove non si cercavano troppe cose. Lo scopo era mandare avanti la famiglia e crescere i figli. Si accettavano i pregi e i difetti dell’altro e la vita era più semplice. Non era tutto rose e fiori ma non tutti gli uomini tornavano la sera ubriachi, picchiavano le mogli e le tradivano. Mio nonno ad esempio non lo ha mai fatto. Così come non credo il tuo.
    Oggi invece si picchia e si uccide. Qualcosa non torna nella società odierna non credi ?

  • 24
    Golem -

    >>>
    Anzi meglio: apprezzare quello che si ha. Ma questo sottintende una conoscenza di sé e dell’altro abbastanza rara a verificarsi, proprio perché lo scopo principale del nostro sistema cultural-socio-economico é quello del “perenne insoddisfazione”. Ci deve essere sempre qualcosa di “meglio” da desiderare, principalmente di carattere materiale e comparativo. Come “l’erba” e il suo colore.
    In ogni caso, paradossalmente ritengo che nonostante il bombardamento mediatico di cui accennavo, chi oggi riesce a “separarsi” dal condizionamento subliminale dei modelli mediatici abbia molte più possibilitá di realizzarsi di quanto non accadesse ai nostri nonni, che in fondo “recitavano” a loro volta la poesia dell’amore seguendo, da brave persone, il copione benedetto dal prete che li univa in matrimonio. Era un comodo condizionamento anche quello no? Oggi chi ha un po ‘di vera cultura può “salvarsi” pagando però spesso il prezzo dell’isolamento. Che non è affatto un male quando si arriva a bastare a sé stessi.
    Il fatto é che l’uomo si dibatte da quando é presente sulla Terra per capire che cosa ci faccia e quale sia la ragione ultima di questo “passaggio”, ragione che probabilmente non c’é nei termini che spesso immaginiamo o che desidereremmo fosse, e cerchiamo ogni appiglio per dare un’immagine ideale a ogni nostra azione perché lasci un “segno” di quel passaggio. Succede, ma lo sarà solo nella memoria dei vivi, di chi resta, e spesso non in maniera uniforme per tutti.
    In fondo la vita come la morte è solo immaginazione di “possibilità” tra ciò che é e ciò che non è, e la verità ontologica serve solo segnare la differenza tra questi due momenti.

  • 25
    maria grazia -

    Suzanne, tu accetteresti di stare tutta la vita con un uomo per il quale ti devi annullare completamente, come facevano le nostre mamme e nonne? La mia è solo una domanda.. ciao.

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