Mondo del lavoro in Italia: non laureatevi in ingegneria!
Riferimento alla lettera:
Salve a tutti, mi presento. Sono un ragazzo di 27 anni neo-laureato in ingegneria (3+2) . Mi sono laureato in ingegneria in una prestigiosa facoltà in 7 anni con una votazione superiore ai 105/110, dopo molto studio e molti sacrifici (sia miei che dei miei genitori) . Scrivo questa lettera,...
Leggi tutto il testo a pagina 1
Data di pubblicazione: 17 Aprile 2012
L'autore ha condiviso 3 testi sul nostro sito. Per esplorarli, visita la sua pagina autore Daniel85.Lettere che potrebbero interessarti
387 commenti
Lascia un commento
Max 2 commenti per lettera alla volta. Max 1 link per commento.
▸ Mostra regolamentoI commenti vengono pubblicati dopo approvazione, più volte nel corso della giornata.
I commenti devono essere pertinenti alla lettera e aggiungere un contributo alla discussione.
Non sono ammessi scambi personali o conversazioni tra utenti, né insulti o attacchi personali, contenuti futili, promozionali o di propaganda.
Non copiare articoli da altri siti né riportare integralmente testi protetti da diritto d'autore. Usa un solo nome.
Leggi l'informativa sulla privacy.

Salve cari colleghi.
Io credo che in Italia non servono ingegneri. Non servivano neanche 30 anni fa, non sono mai serviti. Nelle grandi aziende ne servono pochi(il 5%-10% della forza lavoro). Nelle piccole ti ritrovi a lavorare in una ditta artigiana, al cui proprietario non serve l’ingegnere e spesso non sa cosa sia, non sa cosa vuole; ma del resto in giro ci sono una marea di ingegneri pronti a dimostrare quanto valgono(sbagliato)
Non sono d’accordo con chi sostiene che l’ingegnere dovrebbe essere più flessibile ed è montato la testa: l’ingegnere non è un artigiano, non è un montatore, non è un operaio, non è uno scriba, non è un perito e via dicendo.
Io credo proprio che non servano. Bella fregatura!!!
Salve Daniel,
hai scritto una lettera,uno sfogo, molto audace. Lavoro da diversi anni e non mi è mai successo che l azienda non valutasse un buon ingegnere!
Fai attenzione Daniel,il titolo non serve a nulla se hai un carattere pessimo e non sai lavorare con altri o se hai un buon carattere ma sei presuntuoso e arrogante. Inteso?! Rifletti anche su questo:chi ti valuta è laureato! Piccolo esempio: in un impianto dopo un guasto, un giovane ing meccanico stava facendo un ordine per sostituire una gran parte di impianto perché secondo lui vi era un difetto di progetto, cifra 45000euri. Creando un team working , un signore perito ind.le ha trovato una soluzione da 30eur. Semplicemente allargare dei fori per inserire dei pezzi più robusti. A voi le riflessioni! Molti studiano a memoria,ma un ing è perché sa usare il cervello!!!! Saluti a tutti, Ing. Rossi.
Condivido l’avvertimento!
Anch’io sono ingegnere industriale, che ha dovuto sostenere l’esame di Stato di abilitazionne alla libera professione a circa 50 anni, dopo essere stato inscrito all’albo dei periti industriali per circa un ventennio ed essere fuggito da tale albo per inciuci Massonici lì in voga.
In questa sede, mi permetto di fare presente che per lo svolgimento di tutte le professioni intellettuali in genere e NON solo per quella di ingegnere, TUTTE LE PORTE SONO CHIUSE a chi NON si affilia alla Massoneria.
Purtroppo, per l’ipocrisia che contraddistingue il ns POPOLO, si preferisce parlare di Lobby o di raccomandazioni per ottenere un lavoro gratificante, mentre invece occorrerebbe chiamare le cose con il loro nome, ovvero PER OTTENERE UN POSTO DI LAVORO IN LINEA CON LE PROPRIE ABILITAZIONI O CAPACITA’, bastano anche la quinta elementare o la terza media, ma solo se accompagnate da un’ADEGUATO IMPEGNO IN LOGGIA MASSONICA.
Che schifo! Che Vergogna” ….. ed i laureati preparati e/o capaci debbono “scappare all’estero”, onde NON diventare “Bambagioni” od andare a raggogliere terracrepoli per continuare a vivere in ITALIA.
Tu scrivi: “Durante tutta questa lettera non prenderò in considerazione le altre facoltà (eccettuato forse medicina) , per le quali la situazione è ancora più grave, per non dire disperata. (In particolare “Scienze della comunicazione”, “Scienze politiche” etc… che sono, a mio avviso dei “disoccupifici” veri e propri e sono da fare se e solo se le si fanno per soddisfazione personale e non certo per avere un futuro lavorativo soddisfacente.
Caro mio (non so come definirti), se affronti il resto della società con una visione così ristretta e razzista, non lamentarti di essere senza lavoro. Te lo meriti. E sempre in riferimento a quel pezzo della tua lettera, aggiungo: pensa al tuo percorso di studi e non fare paragoni né con le altre facoltà né con chi ha intrapreso studi diversi dai tuoi. Prenditi le responsabilità delle tue scelte e non penarti per i “disoccupifici”. Io sono laureato in lettere, ho 31 anni e un dottorato meritato perché figlio di nessuno. Ora insegno in un liceo a tempo indeterminato. Quando mi iscrissi a lettere ero consapevole della disoccupazione ma ho studiato a testa bassa SENZA PARAGONARMI ad alcuno perché ero infuocato dalla passione per la letteratura (e lo sono tuttora). Se ti iscrivi all’università senza passione, solo per “i soldi”, non andrai tanto lontano. Ha detto bene un ingegnere sopra: bisogna usare il cervello non imparare a memoria.
La laurea serve per trovare lavoro ok… ma è anche orgoglio personale, in tanti si iscrivono e molti si perdono per la strada. Non perché siano meno capaci, ma magari hanno altre difficoltà, non hanno voglia, oppure, beati loro, trovano lavoro prima. Sono anch’io ingegnere, ma civile e dopo la laurea e l’esame di abilitazione all’ordine, ho disegnato tanti di quei ferri e di quelle travi…….. Ovviamente a ZERO euro tornando a casa la sera alle nove, se tutto andava bene.
Però usciti dall’università si è praticamente bambini e non per l’età, ma per l’esperienza; il mondo del lavoro non è fatto solo di capacità tecniche, ma anche di rapporti umani ed esperienze; personalmente non mi cambierei mai con quella che ero quindici anni fa, fresca di laurea, si magari mi ricordavo bene le catene cinematiche, ma in cantiere a discutere con l’operaio non c’ero stata mai. E quando ti trovi davanti ad uno che sul pratico ha molta più esperienza di te, anche se non ha la laurea, è difficile mantenere la propria idea, potrebbe avere ragione lui… Sui libri si imparano tante belle cose, ma non tutte poi sono realizzabili sempre, nelle più svariate condizioni.
Questo per dire che, a parte la crisi e i problemi della disoccupazione dilagante, trovo giusto che si debba fare anche la gavetta e non è un pezzo di carta che ci può aiutare a saltare questo passo.
Forse questo è uno dei tanti problemi della società moderna, volere tutto e subito, senza ammettere che esistano periodi “a rimessa” nel presente, ma che diventano le basi per il futuro.
@sicariodivita
guarda, ti rimando qui a questo link:
http://www2.almalaurea.it/cgi-php/lau/sondaggi/intro.php?config=occupazione
scegli lettere e filosofia e trai le tue conclusioni. Quindi sei uno di quelli che ha avuto una gran botta di fondoschiena a trovare lavoro subito, perchè io ho 3 amici laureati in lettere che dopo un anno di stage di qua e di la hanno preferito intraprendere la carriera del dottorato: almeno portano a casa 1100 € mensili.
In ogni caso bisognaa considerare un aspetto: le lauree in “nientologia” come lettere e filosofia, sociologia, pubbliche relazioni , scienze politiche… non danno nessuno sbocco professionale in Italia, mentre lauree come ingegneria ne danno parecchi: un ingegnere è una persona molto versatile che si adatta velocemente a condizioni di lavoro variabili. Aggiungiamo anche che è risaputo che le lauree in “nientologia” sopra menzionate non sono particolarmente difficili, se paragonate a quelle più importanti come ingegneria, matematica, fisica, medicina…E difatti conosco amici usciti dalle superiori con 60 e laureati in lettere con voti superiori al 100: mentre io passavo le serate e i weekend a studiare (sono un ingegnere dei materiali), questi erano in giro a far festa e adesso che loro sono disoccupati da qualche anno, mentre io ho un lavoro stabile, sono io a far festa e loro a non dormire per i problemi.
Tornando al post, DANIEL85, il mio consiglio è questo: quando vai a fare il colloquio di lavoro, dimostrati interessato a quello che fa l’azienda, anche se non lo sei. Dico questo perchè se ci pensi le persone che vanno a lavorare alla mattina col sorriso, le conti sulle dita di UNA mano monca. Anche se andrai a fare un lavoro che non ti soddisferà, tieni presente che sei tu che con la tua esperienza e voglia di fare che contribuisci a crearlo, quindi ricerca quelle piccole cose che ti daranno soddisfazione: se sei una persona valida che sa il fatto suo, non c’è motivo al mondo per cui un’azienda non ti voglia assumere. E ricorda che è solo la prima esperienza lavorativa: una volta che nel curriculum comparirà un’esperienza di almeno un anno, fidati che le cose cambieranno. Mi raccomando: sii umile e non partire col preconcetto che dal momento che sei laureato sai più di una persona che lavora nel settore da qualche anno: chiedi sempre pareri alle persone. Anche se ti daranno un’idea stupida, contribuiranno ad allargare i tuoi orizzonti.
Anche per cercare lavoro occorre fare marketing di sé stessi.
Che una persona abbia una laurea tecnica, scientifica o umanistica.
Poi ci sono le predisposizioni soggettive.
C’è chi è molto abile nelle materie umanistiche e pecca il quelle matematiche.
E c’è chi è bravo in matematica ma non sa scrivere o ha difficoltà a imparare l’inglese piuttosto che il latino.
Chiaro che se hai qualcuno che ti raccomanda parti avvantaggiato. Chiaro che se hai un bel viso e un bel corpo, parti avvantaggiato.
Però ci sono persone che con la tenacia, la forza di volontà e la passione per ciò che fanno…riescono ad avere successo.
Tutti ci siamo passati ai colloqui. Ai primi colloqui da sbarbatelli.
Caro “Ingegnere”, concordo con te sul fatto che hai sprecato 7 anni della tua vita a studiare ingegneria, soprattutto perchè i risultati ottenuti sono a dir poco ridicoli: a cominciare dal livello di sintassi della lingua italiana nonchè delle regole grammaticali che tu ignori (rileggi meglio quello che hai scritto e troverai 2 errori grammaticali ed altrettanti di sintassi). Capisco benissimo che negli ultimi anni hai visto soltanto numeri s formule matematiche, ma un minimo di arte oratoria ci vuole nella vita!
Leggendo la tua lettera risalta in maniera chiara la tua ristrettezza mentale, cosa non propria di un ingegnere! La figura professionale dell’ingegnere è quanto di più alto e complicato possa esistere su questa terra, quindi non basta il pezzo di carta: ci vuole il cervello! Bisogna avere la “forma mentis” dell’ingegnere, cosa che pochissime persone hanno.
Per confortarti posso riportarti varie esperienze di vita di familiari, amici e conoscenti laureati in ingegneria. La frase che mi ripetono spesso queste persone (di età compresa tra i 28 ed i 35, quindi neolaureati) è che l’ingegnere non muore mai di fame. Un occupazione la trovi sempre, comunque e dovunque. Basta essere svegli ed UMILI. Ritornando alle persone chiamate in causa sopra, ti posso dire che non sono raccomandati, dato che hanno fatto tutti un paio d’anni di gavetta e sacrifici anche dopo la laurea, ma in tempi relativamente brevi hanno raggiunto una posizione lavorativa a dir poco invidiabile. L’ingegnere più sfortunato che conosco guadagna 1250€ al mese, ma con dei progetti per abitazioni private che porta a termine nelle ore in cui sta a casa e non lavora, arriva a quasi 3000€.
Ti invito a rivedere le tue idee ed a cercare meglio un lavoro dato che si trova sempre qualcosa. Sei un tecnico, non dimenticarlo! Possiedi il più alto titolo accademico che è quello dell’ingegnere, il che non è poco.
Sono un laureando in ingegneria civile ed ambientale che già fa pratica presso varie aziende, ovviamente percepisco soltanto un rimborso spese ma per avere 22 anni mi sembra già tanto.
Grande nicola!!!!!!!!!
Sono perfettamente d’accordo con l’autore dell’articolo: anch’io, se tornassi indietro, non mi laurerei in ingegneria (vecchio ordinamento). Infatti l’Italia non ha mai avuto (e tantomeno ha oggi) molte grandi aziende manifatturiere per poter assorbire un gran numero di ingegneri. In passato, un certo equilibrio si raggiungeva perché gli ingegneri erano comunque pochi e l’economia in espansione. Quindi si riusciva a trovare un lavoro soddisfacente anche senza raccomandazioni. Questa situazione si è protratta più o meno fino al 2000. Con il pretesto che erano pochi, venne varata la riforma Berlinguer, al fine di inondare il mercato di ingegneri di tutti i tipi “senior” (5 anni) e “junior” (3 anni). Le Università, vedendo aumentare gli iscritti ne furono felici, ma non i malcapitati che si laurearono da lì in poi, dato che non riuscivano a trovare lavori che non fossero sottopagati o precari o che non costituissero un sottoimpiego o tutte e tre le cose insieme. Per giunta iniziò una delle più grandi crisi economiche mai viste, aggravata dall’11/9, dalla creazione dell’Euro etc. E così siamo arrivati alla situazione attuale, che è ancora di profonda crisi. Di conseguenza oggi, in Italia, un ingegnere, non può trovare un lavoro adatto alla sua laurea, a meno di non essere raccomandato: tali lavori, infatti, sono divenuti rari. Mettersi in proprio è quasi impossibile: bisogna partire almeno da associati in qualche studio esistente. Poi all’estero bisogna comunque essere chiamati (e quindi serve almeno una segnalazione) a meno di non voler fare i lavapiatti, i camerieri etc.
Secondo me fanno molto bene a non prenderti.Un ingegnere deve anche saper parlare in italiano: non puoi scrivere “glielo detto” senza “h”
Sono d’accordo con l’autore.
Il fatto è che sulla figura dell’ingegnere se ne è parlato tanto, troppo direi.Ci sono persone che scrivono per sentito dire e non sanno niente di come funzionano le realtà produttive.In queste discussioni addirittura si parla della forma grammaticale della lettera..senza avere il coraggio di dire le cose come stanno (ma del resto parlano ancora di classifiche universitarie nel 2013!!).Il succo della questione resta il fatto che oggi (ma credo anche ieri) l’università non paga più.Se io vi dico che servono persone che devono saper usare solo i cad e una infarinatura di disegno e tutto il resto non conta (soprattutto per figli di nessuno)cosa mi rispondete? Lo dico io: che un diplomato che sa usare il PC ha fatto 13 senza un minimo sforzo e nel mondo del lavoro vero vale di più di un laureato che ha studiato per 10 anni.Se io vi dico che in Italia non sono mai serviti ingegneri voi che dite? Immagino vai all’estero.Bravi.
Ora pensate ad ex studenti fuori sede (magari del sud) che hanno studiato nelle città del nord e sono figli di nessuno e non conoscono nessuno.Ho visto persone che occupano posti di lavoro più o meno buoni e non sono certo degli Einstein, ma guarda caso erano del posto e con molte “relazioni sociali” (che di per sé non è un male assoluto, ma neanche un bene infinito). I problemi non si affrontano per i sentito dire.
Saluti a tutti
Oh tu, uomo politico, piazza i tuoi uomini nelle società con la raccomandazione.
Oh tu, imprenditore, assumi il perito o il letterato che di parola sa far virtù.
Non assumete gli ingegneri. Loro sono pretenziosi.
Emigrate impertinenti e altezzosi ingegneri. Per voi, qui non c’è posto.
Io Germania vi apro le porte, vi pago profumatamente, vi cullerò come miei figli, perché ho molto da guadagnare dal vostro aiuto.
Guardatemi, sono la Germania e vi vendo le auto affidabili che voi non riuscite a costruire, vi tengo in scacco con la mia tecnologia, creo abbondanza alla mia gente…mentre voi vi disfate con ignoranza delle vostre menti migliori, delle persone più istruite, di quelle che possono fare la fortuna del vostro popolo.
Favorite i letterati, vi racconteranno una poesia quando sarete nella miseria.
Favorite gli economisti, vi diranno in ogni momento quanto state affondando economicamente e quanto debito avrete.
Favorite i sociologi, studieranno quanto la vostra società sia in decadenza.
Favorite gli avvocati, nella miseria serviranno per risolvere le controversie tra poveri.
Lasciateci a noi i vostri ingegneri. Noi sappiamo bene come tenerceli stretti.
Sono un ingegnere con più di dieci anni di esperienza alle spalle laureato con 107/110.
Credo che tu abbia confuso un punto di partenza con quello di arrivo (la tua laurea): devi dimostrare di saperla mettere a frutto, e non pretendere di sfruttarla pensando che bastino venti cv inviati per farti assumere. In tal senso sono d’accrodo con chi ti ha detto che la laurea non conta niente. In bocca al lupo!
Ma vacci te a vivere in Germania scemo!! Vai te a vivere in un Paese dove gli italiani vengono considerati come il letame .. idiota che non sei altro
Io sento sempre dire che siamo nella me**a, che non c’e’ lavoro che siamo una generazione senza futuro… che dobbiamo emigrare, emigrare emigrare e che dobbiamo andarcene da questo paese del cazz0 ma MAI MAI QUALCUNO CHE DICE DI AVERE LE PALLE PER RIMANERE QUI A METTERE A POSTO LE COSE!!! Siamo tutti pronti a lamentarci a dare la colpa a questo quell’altro l’Italia, i politici la mafia Berlusconi l’euro il vaticano, Letta Monti Dio, ma la verita’ è che non riusciamo a guardare oltre il proprio orticello del cazz0!!!
Mi fai ridere quando scrivi: “Su una ventina di aziende ai quali l’ho mandato, solo uno mi ha risposto e per dirmi che non aveva bisogno”.
Se credi che 20 aziende siano tante, sei fuoristrada.
Dovresti aumentare di un paio di zeri la cifra, come minimo.
Se non ti rispondono sono aziende di basso livello, le multinazionali di un certo tipo quantomeno di mandano un’email automatica.
E comunque le candidature spontanee vanno bene, ma non puoi certo basare la tua ricerca usando solo quelle. Anche perchè le Hr delle aziende appetibili ricevono migliaia di email ogni giorno.
Va bene la candidatura spontanea, ma necessariamente va affiancata ad un buon cv con una bella foto (indicando anche esperienze erasmus e eventuali master), che deve essere inoltrato tempestivamente ad una ricerca attiva. Se sei tra i primi iscritti ed il profilo corrisponde in pieno ti contattano subito.
“Le altre volte in cui mi è andata “bene”, mi hanno fatto il colloquio e poi chi si è visto si è visto.”
Eh ragazzo, qui dipende da come sei tu. Evidentemente non sei abbastanza convincente, e devi lavorare su questo. Se sei così non vai farai fatica anche con 100 lauree a pieni voti.
Mentre un laureato in scienze della comunicazione, che si vende meglio di te, può avere opportunità di crescita maggiori di quelle che potresti avere tu se non fossi ciò che sei.
“Potrei raccontarvi di quando ad un mio colloquio, l’ingegnere che doveva assumermi, mi ha detto papale-papale che la laurea non conta niente.”
Questa è una sciocchezza, ragiona con la tua testa, non con quella degli altri, chiunque essi siano.
La gente dice un mare di cagate.
Senza laurea non si fa carriera, soprattutto al giorno d’oggi, dove il numero dei laureati è abnorme rispetto al passato.
J.P Morgan, Boston Consulting Group, ecc, non ti considerano nemmeno se non hai una laurea a pieni voti.
Il titolo: non laureatevi in ingegneria! è troppo generico, non è detto che laurearsi in ingegneria sia tempo sprecato solo perchè uno non trova subito l’occupazione sperata con un generoso stipendio. Bisogna iniziare piano piano con stage o praticantato anche non retribuito, ma almeno riesci a formarti.
Io personalmente sarei doppiamente stupido visto che ho preso due laure triennali in ingegneria una in tlc e l’altra in infomatica, ma non ho sperato in un lavoro subito, ho fatto diversi corsi post laurea di formazione vera in aziende e poi ho trovato un impiego adeguatamente retribuito, bisogna avere pazienza, non disperare e mettersi in gioco con la giusta tenacia e al tempo stesso umiltà.
Bravo Omar, questo modo di pensare mi piace.
ridicolo…
Anche io mi sono laureato in Ingegneria e confermo quanto detto nella suddetta lettera. Personalmente tra tirocini, stage e collaborazioni sono stato 2 anni in Terna SpA e quando era giunta l’ora dell’assunzione mi hanno lasciato in mezzo alla strada per assumere uno dei tanti raccomandati che stanno in Terna SpA che credo gli spetti il premio per azienda assolutamente non meritocratica.
Per accedere a Ingegneria non è previsto un test di lingua italiana, direi.
“mi hanno lasciato in mezzo alla strada per assumere uno dei tanti raccomandati che stanno in Terna SpA che credo gli spetti il premio per azienda assolutamente non meritocratica”.
Che dirti….,mi viene in mente un semplice: “Tu speriamo che te la cavi…”
Sono d’accordo con l’autore dell’articolo. Io sono in possesso di laurea triennale in ingegneria meccanica o meglio il vecchio diploma universitario. Addirittura per parecchi anni prima della riforma Gelmini sull’università siamo anche stati esodati nel senso che non eravamo niente , nè laureati nè diplomati pensate un po’ voi che razza di paese è questo. Comunque, tornando al discorso voglio dire che laurearsi in igngegneria meccanica in Italia è sprecato perchè si possono rangiungere lo stesso posti di livello nelle tante piccole e piccolissime aziende esistenti anche da periti, anzi è persino meglio essere solo periti poichè si è più versatili e non ci si fascia la testa ripensando a tutti gli anni spesi a studiare cose per lo più inutili.Io in 12 anni di lavoro ho dovuto cambiare 4 aziende e non è finita qui, adesso sono in disoccupazione dopo l’ennesima chiusura aziendale. A cosa è servito ingegnereia, non sto meglio di amici miei che hanno solo la terza media ….quindi? Non dico di non andare all’università ma di scegliere facoltà che danno una carriera certa come medicina, o altre comunque con uno sbocco statale dove si è certi di fare carriera e prendere sempre lo stipendio. Saluti
…non posso che confermare ciò che Daniel 85 scrive..purtroppo sono un ing.meccanico ormai 41enne precario da 5 anni circa dopo un licenziamento inflitto nel 2008 come una gogna( vergognoso); purtroppo l’Italia è una repubblichetta delle banane, chi trova lavoro non deve necessariamente “sapere” , basta che sappia usare bene la lingua e per quanto riguarda le donne..anche altro..ahimè…italietta…
Salve, io sono ingegnere elettronico laureato nel 2006.a dire il vero, ho cambiato 5 lavori… Forse all inizio non sapevo neanche cosa cercassi veramente . Ho fatto il commerciale , ho fatto programmazione, ho fatto gestionale, e ora mi trovo a fare automazione. In ogni campo ho fatto gavetta, sudato , e i risultati sembravano arrivare… Ma non trovavo la crescita, non trovavo il riconoscimento del titolo, l l’umiltâ diventava servilismo… 7 anni di studio per svitare bulloni sono abbastanza che dite?il tempo passa ma la tua posizione è pari a chi da 20 fa le stesse cose con il diploma… Io vorrei fare di più , imparare di più … Non credo le aziende siano pronte a valorizzare il lavoro degli ingegneri soprattutto se alle prime armi, ma piuttosto a sostituire una generazione di mediocri periti con le nuove leve laureate. tristezza.