Mondo del lavoro in Italia: non laureatevi in ingegneria!
Riferimento alla lettera:
Salve a tutti, mi presento. Sono un ragazzo di 27 anni neo-laureato in ingegneria (3+2) . Mi sono laureato in ingegneria in una prestigiosa facoltà in 7 anni con una votazione superiore ai 105/110, dopo molto studio e molti sacrifici (sia miei che dei miei genitori) . Scrivo questa lettera,...
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Data di pubblicazione: 17 Aprile 2012
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..Poi dai siamo sinceri, Angwhy descrive la realtà dei fatti: quello di trovare un lavoro mandando il cv ai siti dedicati è appunto un’emerita presa per i fondelli, idem se si ci si limita a rispondere agli annunci. Anch’ io ho trovato lavoro quasi sempre tramite conoscenze oppure presentandomi di persona direttamente nell’ azienda. in quest’ ultimo caso, il datore ti assume se gli fai una buona impressione. A quel punto gli lasci anche il curriculum ma in questa circostanza è più che altro una formalità.
Una legge segreta, ho visto il video della diretta in parlamento, dice che i laureati devono andare all’estero. Una legge fatta quando ci siamo fatti aiutare dagli americani, dopo la guerra.
Io l’università l’ho mollata, ho fatto dei corsi di specializzazione ma lavoro non lo trovo lo stesso. Ho fatto un corso di tecnico installatore di rete non c’è lavoro in questo settore? e’ meglio fare programmatore?
sicuramente le richieste di programmatori non tenderanno certo a diminuire nei prossimi anni, ma secondo me conviene puntare sull’ estero perchè in Italia ti pagano una miseria. Se non puoi/vuoi trasferirti puoi proporre all’ azienda di lavorare a distanza.
Boh, migra. Poi ci dici.
E’ passata una vita da questa discussione, ma voglio lasciare una riflessione che possa essere valore aggiunto , mi sono ritrovato spesso in questa situazione sia come protagonista e sia come spettatore (amici/parenti) la costante è sempre una, chi si trova attanagliato in questo problema per lungo tempo, è lui stesso il problema, ma non lo ha ancora capito . Altrimenti la cosa può durare poche settimane/mesi , se si mandano 100 cv e non si ha risposta, forse non è quello il modo di trovare lavoro nel vostro settore , ve lo siete chiesto ? Se fate 100 colloqui e vanno tutti male, forse non è quello il modo di approcciarsi ai colloqui, ve lo siete chiesto ? Perchè altri laureati come voi o diplomati hanno trovato lavoro nello stesso settore ? Solo fortuna o approccio diverso ? E non si usasse sempre la storia della raccomandazione/conoscenza, che a volte è forse vera, ma altre volte diventa una scusa…
…io da diplomato mi sono trovato alcune volte a rimettermi in gioco, quando il lavoro non c’era lo creavo, vi assicuro che in 10 anni di carriera non sono mai stato un giorno disoccupato, perchè di base se nella vita ti dai da fare, emergi.
Mio fratello fa il dentista, nella mia famiglia non c’è nessun medico, nessun laureato in alcuna materia, nessun dentista, per contestualizzare anche un po’di cosa parlo. E’ emerso ,ha faticato più dei suoi colleghi figli d’arte sicuramente ma è emerso ed ora ha anche una situazione migliore degli altri. Non rispondevano ai cv, è uscito è andato alle cene giuste ai convegni giusti, allo stadio con le persone dell’ ambiente o alle feste e così ti proponi, conosci professionisti e esponi con il tempo le tue idee, ti fai conoscere umanamente e professionalmente, è la base dell’interazione tra esseri umani, in amore, nel lavoro ecc… prima o poi a qualcuno vai a genio.
È questo il modo giusto?
Probabilmente Ottavio dice delle cose vere, ma in una situazione come quella dell’Italia di oggi credo che la fortuna abbia comunque un peso molto forte.
Strano comunque il titolo della lettera: per quanto ne so io gli ingegneri sono tra le poche categorie di persone in Italia che (almeno per ora) non hanno problemi a trovare lavoro.
Sono un economista!
Tanto per dare un punto di vista di verso. Lavoro con ingegneri e la mia facoltà era davanti a ingegneria.
Già dai tempi dell’università gli ingegneri disprezzavano gli economisti con discorsi “è facile, la fanno tutti, vale poco più una laurea in scienze politiche”.
1)Hanno un senso di superiorità ma entrano nel mondo del lavoro senza alcuna conoscenza del mercato del lavoro e di come “gira il mondo” ovvero l'”economia” da cui dipende il loro intero portafoglio.
Per farla breve, anche noi economisti stiamo sostituendo da almeno 20 anni in tutti i settori i vecchi ragionieri.
Non ci disperiamo nel fatto di svolgere un lavoro che veniva svolto da un diplomato ma conoscendo il mercato del lavoro è fisiologico, buono e giusto una crescita delle professionalità a parità di ruoli.
Il mio consiglio agli ingegneri, seguite le antiche vie dei periti industriali, operai specializzati, che sanno usare come pochi mente e braccia. Artigiani del 21 esimo secolo!
Scusa Pier, ma a me sembra allucinante che oggi si debba essere laureati per svolgere queste mansioni e tu sembri pure gioirne. Le lauree non è che si raccolgono sui peri, costano tanto in termini di tempo e denaro e se uno investe in una laurea deve avere poi un riscontro. Altrimenti lo Stato renda anche le università gratuite come i licei (modello sovietico) e ne riparleremo.
Dico la mia opinione da ingegnere meccanico con laurea triennale e 20 anni di esperienza.
Il problema non è la laurea in se , il problema deriva da una cattiva istruzione specialmente all’università. Ti costringono a imparare a memoria fiumi di formule matematiche, passaggi teorici che alla fine non servono assolutamente a nulla, però ti distruggono moralmente e psicologicamente. Se l’università fosse fatta veramente bene uno imparerebbe sul serio un mestiere d’oro. I primi ad essere fuori dal mondo sono i professori stessi che non hanno mai lavorato, insieme al 90% degli autori di libri accademici che sono veramente spazzatura. Passi anni e anni a studiare aria fritta , poi quando esci ii accorgi di essere un fallito e da un lato l’orgoglio ti impedisce di sottometterti e fare gavetta, dall’altro l’insicurezza del sapere di non saper far nulla ti devasta. La colpa è tutta dell’università perché fa veramente pena per com’è fatta.
Vero
Quanta verità. Intendiamoci, è pur sempre vero che lo scopo dell’università è quello di dare la formazione necessaria, ma un lavoro poi lo si impara dopo, con l’esperienza sul campo. Purtroppo però, sembra che l’università sempre più spesso non dia nemmeno una formazione di base. Insomma, per quanto non si possa imparare a svolgere veramente un lavoro all’università, si potrebbe certamente fare di meglio. Troppa teoria (non sempre necessaria) e troppa poca pratica.
Al di là di questo però, rimane vero che in moltissimi posti ormai senza una laurea non ti assumerebbero mai. Anzi, a mio parere ormai i veri laureati sono quelli con un master, i laureati sono i nuovi diplomati e i diplomati di oggi sono quelli con la formazione di base, che prima corrispondeva alle medie. Diciamo che una laurea tecnica può aiutarti a trovar lavoro, ma non ti insegna a svolgerlo effettivamente. Bel casino.
Le facoltà di ingegneria sono di alto livello in Italia, è il “Paese Italia” che è arretrato tecnologicamente.
Ci sono più ingegneri di quello che il mercato richiede.
Guardiamo ai settori tecnologicamente più avanzati:
– intelligenza artificiale
– elettronica
– informatica
Cosa produce l’Italia?
Se va bene qualche lavatrice di mediocre qualità e basso prezzo.
Ovvio che se l’ingegnere fa il perito, l’economista mette a posto bolle/fatture e fa fotocopie (basterebbe la quinta elementare).
La finanza è in Olanda, Gran Bretagna, Francia, Germania.
La tecnologia negli USA, Germania, Cina.
L’Italia è poco più che il terzo mondo.
Boh, di gingegneri me ne intendo poco, ma di intelligenza artificiale ce ne è un bisogno assoluto.
I gingegneri attuali valgono quasi come un perito, niente insomma, manco è considerata più una laurea (?) non STEM.
Tre anni dopo aver dissipato la vita a fare l’ITIS, dove peraltro ci sono poche femmine e vi siete ipertrofizzati il polso destro, vi credete gente uscita dall’inclita facoltà di Bamberga.
Quanto dice Partick corrisponde al vero.
Le stramgrande maggioranza delle aziende italiane é rimasta ferma agli anni 80 da moltissimi punti di vista, incluso quello tecnologico:
producono beni obsoleti a basso valore aggiunto, utilizzando metodologie obsolete.
Innovazione e rinnovamento non sono di casa in Italia.
Per questo motivo un laureato in ingegneria, in Italia, si troverá impiegato in mansioni che una persona con 5 anni di ITIS puó svolgere tranquillamente.
A quel punto, se un ingegnere é veramente appassionato della tecnologia e vuole utilizzare appieno il proprio cervello e le porprie competenze, l’unica strada percorribile é quelle di spostarsi all’estero.
Ovviamente, per molti non é facile rinunciare alla mamma, al sole, al mare ed alla pizza, per cui preferiscono rimanere nel Belpaese e accettare un impiego sottomansionato.
Alla fine é una questione di scelte ed ognuno é libero di fare la propria.
Buona fortuna, giovani!
L’università fa schifo per come è fatta, potrebbe essere fatta molto meglio e questo è un fatto molto negativo per la realizzazione professionale, però è importante essere convinti di quello che si vuol fare e si riesce fare tutto.
Se uno diventa ingegnere ma non piace quel tipo di lavoro alla fine sarà uno scarso ingegnere e il mercato del lavoro non lo apprezzerà e lo denigrerà.
Ci vuole anche molta umiltà e pazienza.
Questa nazione E anti di tutto di una nazione civile,onesta,lavoro,futuro,istruzione,giustizia, tecnologia.Vi tocca solo emigrare al estero per essere valorizzati o per vivere in una vera nazione EUROPEA.
E già,mister x,anche il covid-19 ha voluto “valorizzare”,con lockdown anche pesanti,questo estero,con la differenza che alcune nazioni oltralpe potevano contare su un’economia solida ed all’avanguardia, prima che scoppiasse la pandemia e,probabilmente,avranno la capacità di risollevarsi prontamente nel momento(si spera il più presto possibile) in cui si concluderà questo “incubo” ad occhi aperti.La nostra Italia,come si sa anche con il contributo della classe politica,é quello stato dello storico, netto ed insopportabile divario,ma meno marcato di un tempo, nord e sud con quelle carenze(l’istruzione a livello universitario è,purtroppo, tra le più rilevanti)che proprio il coronavirus ha accentuato in modo spietato.Ovviamente anche il mondo del lavoro ne risente e, più che certamente,ne risentirà anche negli anni futuri.
Ma un modo per uscirne(tra i tanti modi)è stato indicato dal nostro premier ,tanto da averli scelti come testimonial contro il contagio fra i giovani:Fate come i “ferragnez”,il che è tutto dire!!!
Il problema di ingegneria in Italia è che ormai i contratti sono precari (es. interinale) e ti pagano una miseria anche se fai l’ingegnere progettista in R&D. Svolgi un lavoro complesso, stressante, con trasferte e clienti internazionali, che spesso te lo porti anche a casa, e con enormi responsabilitá (rischio di rompere un macchinario che costa milioni di euro e interrompe una linea produttiva per colpa di un bug nel software o una svista di progetto)…per essere pagato come un operaio (che non ha manco speso 1 euro per la laurea)!
Che senso ha?
Solo uno poco sveglio puó accettare una condizione del genere. Infatti molti scappano all’estero o si riciclano in lavori con lo stesso stipendio, ma che richiedono 1/5 dell’impegno.
Buon anno a tutti.
Continuando il discorso penso che comunque non ci si debba far sfruttare troppo. Sento parlare di stipendi inferiori a 1000 euro al mese, questo è inammissibile. Dipende anche da noi stessi difendere la categoria. Certi posti e contratti vanno rifiutati. Penso che un ingegnere con esperienza di molti anni valga 3000 euro in Italia. L’inizio senza esperienza non inferiore ai 1500. Comunque dopo alcuni anni e con poche responsabilità non si debba accettare meno di 2000.
Comunque non conviene fare ingegneria per poi andare a lavorare nelle industrie private. Solo se sia ha intenzione di aprirsi un ufficio tecnico in proprio , altrimenti non ha senso. Molto meglio specializzarsi dopo le superiori e andare subito a lavorare. Si risparmieranno tanti soldi e si verseranno subito i contributi, anche perché l’università non insegna nulla di quello che è la professione di ingegnere
Il mercato del lavoro per ingegneri in Italia è sempre stato drammatico. All’estero, poi, hanno i loro ingegneri formati nelle loro università e degli italiani non sanno che farsene.
Le storielle del CV ben scritto sono solo specchietti delle allodole, dietro cui recruiters laureati in psicologia, che non sanno nulla di ingegneria, nascondono la loro incapacità di selezione.
La storiella di ingegneria quale facoltà miracolosa per trovare lavoro è tenuta in vita da università che devono attirare iscritti per mantenere le cattedre del loro personale.
Ho visto decine di compagni di corso dannarsi la vita per anni alla ricerca di un lavoro dopo la presunta laurea miracolosa. Alla fine non riuscirci e aprire un bar.
Alla luce di avvenimenti che mi sono accaduti di recente posso dire una cosa…
Si trova lavoro a patto di avere determinate conoscenze in alcuni ambiti, ad esempio normativa sui lavori pubblici, risparmio energetico piuttosto che impiantistica.
Questo significa che occorre studiare ciò che è richiesto in un determinato periodo.
Studiare nel senso di specializzarsi, anche in autonomia.