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La fine improvvisa di un amore

di Loredana

Riferimento alla lettera: Caro Direttore, scrivo questa lettera in quello che credo essere il momento più brutto della mia vita. Ho 29 anni e dieci giorni fa il ragazzo con cui ho diviso gli ultimi sette anni della mia vita, così improvvisamente, dopo cena, si è slacciato le scarpe, si è seduto sul...
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14.073 commenti

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  • 8281
    LUNA -

    abbandoniamo chi amiamo nel momento del bisogno (c’è anche chi lo fa, come no, ma partiamo dal presupposto che io non sono così) ma che il motivo per cui ho dato valore alle briciole è stato anche perché quei momenti, tipo quei momenti che tu descrivi (sto parlando di me, ripeto) ristabilivano anche una mia armonia, perché io amavo quella persona e oltre a desiderare il suo bene desideravo anche che potessimo tornare a stare bene insieme. Fermo restando che, veramente, io speravo affrontasse i suoi problemi INDIPENDENTEMENTE, cioè anche se poi avesse preso una sua strada lontano da me. Ma vederlo stare male, e vedere che ciò creava una serie di problemi ad entrambi (a me molti, francamente), mi faceva stare male,e quindi se è ovvio che desideravo che stesse meglio per se stesso, pensavo che il suo stare meglio gli avrebbe permesso di vivere la relazione in maniera libera: cioè, insieme o divisi, ma che a scegliere non fosse una depressione, o un malessere a monte, suo individuale, che era esploso, un atteggiamente negativo indipendente (ne sono tuttora convinta) da me. Io non vorrei sembrarti troppo razionale, perché non lo sono. A mio modo sicuramente il mio atteggiamento interno non è di rancore, rivalsa o cose del genere ma teso all’armonia. Se c’è una cosa che mi è chiara è che entrambi siamo stati male negli ultimi anni. E quindi per me il massimo sarebbe se l’esperienza negativa servisse in maniera positiva e propositiva. Tuttavia so anche che, pure se il mio atteggiamento potrebbe essere di sostegno da qui all’eternità, io mi devo proteggere, perché la sua “anoressia” ci ha e mi ha travolta. Perché io potevo anche essere contenta che mangiasse la mela, e sempre lo sono stata, ma di fatto lui poi non andava a curare la sua “anoressia”. Quindi il fatto che io fossi contenta della sua mela di fatto diventava anche un alibi per non affrontare il problema, non un sostegno maggiore nell’affrontarlo.
    Questo te lo dico specularmente,anche, perché come ti ho già detto ho avuto un periodo di forte crisi anch’io, e quindi, anche se non siamo tutti uguali, so cosa vuol dire sia esserci dentro sino al collo e avere comunque quindi dei sintomi e dei punti ciechi, sia cosa siano le resistenze, sia però avere voglia di affrontare il problema vedendo nella vicinanza degli altri uno sprono e non un alibi a restare nel fosso.

  • 8282
    Leggenda -

    Egregio Luca70,
    se per 70 sta 1970, quindi la tua data di nascita, io ho quasi 20 anni meno di te e posso dirti, o meglio correggerti che non ci stai capendo nulla.

    Allora…ti dico due cose :
    a) tu lasceresti o metteresti in stand-by una persona che ami sono per 50 km di distanza? Lei mi sembra una bimba che pur di ottenere qualcosa sbatte i piedi a terra. Ovviamente la distanza non è il vero motivo per cui ti ha messo in stand-by, pausa, stop, garage..valuta tu come chiamarla. Non a caso alla tua proposta/invito di vederla più spesso, ti ha stoppato nuovamente.

    b) Due solo le ipotesi. La prima è che non ti ama più….come credo, visto che sono dell’ idea che una persona che ama non lascia, ma prova un grande affetto per te..un gran bene e non vuole vederti lontano dalla sua vita, fino a quando giustamente e in modo egoistico riuscirà a vivere totalmente senza di te.
    L’ altra ipotesi è la classica : prova interesse per un altro, o già ha un altro, e nell’ attesa dell’ esito del ballottaggio ti ha messo in stand-by.

    Ti chiedo : tu vuoi bene a te stesso?
    Immagino di si, quindi al momento ti tocca sparire e se ci riesci farti una vita senza di lei. Purtroppo devi anticipare il tempo, visto che essendo stato lasciato senza motivazione non vedo come tu possa riprendere la tua amata.
    Viceversa, puoi distruggerti benissimo….e magari fare lo zerbino di turno, le stai vicino, la aspetti….ecc…ecc…prendi uno zerbino a casa (il 90% degli uomini lo sono) e copiane gli atteggiamenti.

    Al di là di tutto, il mio consiglio è togliti di mezzo al più presto visto che secondo me il tuo già lo hai fatto. Le sei andato incontro, le hai proposto di vedervi più spesso e hai ottenuto dei No, quindi senza pensarci troppo prenditi i tuoi spazi e bada a te stesso.

  • 8283
    cati -

    LUNA, rimanendo nella metafora, come fai a curare la tua anoressia se non c’è qualcuno dall’esterno che te lo IMPONE? Sai che stai male ma non hai la forza di uscirne e allora vai avanti lo stesso facendo ciò che ti fa stare meglio e non ti fa pensare, anche se sai che questo è un surrogato di vita ma non è la vera vita…Ti sfianchi di lavoro (o qualcos’altro) perchè speri un giorno di uscirne da solo. Che presunzione! L’anoressico non ne esce da solo, ha bisogno di qualcuno dall’esterno che lo aiuti, all’inizio opporrà una forte resistenza, poi, a poco a poco, vedendo che sta meglio, avrà più forza per affrontare il problema. Questo vale per chiunque, immaginati per un uomo che si nasconde dietro una maschera di forza e virilità, atteggiamento esasperato anche e soprattutto dal tipo di lavoro che svolge, ma che tu sai essere estremamente fragile e un pò vigliacco.
    A differenza tua credo che il mio sia un discorso egoistico, non indipendente da una mia possibile armonia e per farlo stare bene per se stesso, ciò ti fa onore e in perfetta linea con l’idea che mi sono fatta di te. Più che altro è rivolta al suo bene di riflesso, solo perchè ho la presuntuosa convinzione che sarebbe per lui la conquista della serenità perduta. Del resto me lo disse quando mi lasciò: sono convinto che si ami una sola volta nella vita e quindi so che non riuscirò più a farlo, ma è una scelta ineluttabile…
    Spero quindi di sradicare questa mia convinzione, ma penso che se lo lascio a se stesso non potrò più recuperare il nostro rapporto per i motivi di cui sopra. Poi magari troverà qualcuna che gli starà vicino e a poco a poco troverà l’equilibrio perso. Questa è la mia paura e questo è il motivo per cui soffro del silenzio di questi mesi.
    Chiaramente queste sono solo congetture, potrebbe essere ora felicissimo di questa nuova vita, non posso saperlo, ma il nostro trascorso non me lo fa credere in fondo.
    Baci

  • 8284
    LUNA -

    CATI: come ti ho già detto non mi intendo abbastanza delle dinamiche di un disturbo come l’anoressia…
    per quelli che meglio conosco posso dirti che… la volontà di guarire scatta da dentro, altrimenti puoi vivere l’imposizione, come la chiami tu, in assoluta opposizione. e puoi vivere il sostegno come un modo per tenerti la tua dipendenza invece che come uno sprono a lavorarci su per togliertela. Perché il nostro disagio ci parla sempre, ci parlano i suoi sintomi, e, per esempio, per far smettere qualcuno di avere, chessò, un disturbo da shopping compulsivo non basta tagliargli in due la carta di credito o dargli una medaglia se spende 1000 euro invece di 10000. anche se è chiaro che 1000 sono un grande passo rispetto a 10000, ma ciò che fa la differenza è anche ciò che scatta nella persona rispetto alla sua volontà di uscire dalla dipendenza, dal disagio. Il discorso è in realtà molto più complesso di così, è ovvio, però se è vero che esiste una presunzione come la chiami tu da parte della persona che è a disagio bisogna stare attenti anche alla presunzione (seppure in buona fede) del sostenitore…
    non mi permetto di dirti che tu sei presuntuosa, seguimi, Cati… sto dicendo però che bisogna anche stare attenti a questo aspetto…
    tu lo conosci, conosci il vostro vissuto, voi sapete…
    io ti dico queste cose perché comprendo il concetto del sostegno ma per esperienza personale so anche che non si può imporre una volontà di uscire da una crisi. si può lanciare dei messaggi, d’amore e sostegno, ma il fatto di coglierli viene dall’altra parte, e i motivi per cui questi messaggi vengono accolti o no non sono qualcosa che noi possiamo controllare, perché le ragioni interne di un altro sono di un altro, che ci piacciano o no.
    Io so che è terribile vedere qualcuno che amiamo stare male, tanto più se non ci è permesso di aiutarlo… la cosa ci rimanda anche, emotivamente, ad una nostra sensazione, spesso… se io stessi così male, ci diciamo, per me avere qualcuno che mi è vicino farebbe un’enorme differenza, qualcuno che ci sprona, qualcuno che c’è e non mi lascia andare alla deriva…
    ma il punto è: stiamo proiettando noi stessi? siamo certi che l’altra persona funzioni nello stesso nostro modo?
    ripeto, la questione è complicata, però io credo che tu dicendogli che anche tu esisti, al di là del tuo sostegno, esisti come persona che ha dei sentimenti, delle necessità, non abbia fatto del male a lui, per come l’ho letta (non c’ero) perché una verità è che

  • 8285
    LUNA -

    anche se l’altra persona sta male noi continuiamo ad esistere, come esseri umani… e se è vero che una persona in crisi è molto concentrata su se stessa e il proprio disagio e quindi non gli si può chiedere di fare la maratona di new york ricordargli il fatto che anche il resto del mondo esiste mi sembra più un aiuto che una sberla…
    magari non riesco a spiegarmi bene, ma di fatto spesso è il fatto di uscire almeno un po’ da una dimensione egocentrica che può aiutarci ad uscire da una crisi piuttosto che restarci…
    ovviamente, ripeto, io non conosco questa persona nè i suoi problemi, e non sto giudicando, nè lui nè te. quello che voglio dire però è che purtroppo tanto più è forte è il disagio tanto più ci ritroviamo a dover essere forti non nel senso di imporre, ma nel senso anche di ricordarci che pur sostenendo e manifestando la nostra volontà di esserci dobbiamo anche cercare di mantenere un’obiettività che fa sì che ci rendiamo conto che comunque non siamo l’altra persona e non possiamo imporgli un bel niente e che il nostro sostegno può essere un appoggio in più, ma che nel sostenere dobbiamo anche difendere il fatto che siamo a nostra volta esseri umani e che comunque la crisi di un altro può travolgerci.
    Tu continui ad usare l’esempio dell’anoressia, e ci sarà probabilmente un motivo (non ho idea di quale, intendo dire magari anche solo il fatto di avere letto dell’anoressia recentemente) ma il tuo ex marito, se ho capito bene, non soffre di anoressia.
    Io forse non ho capito niente, ma ho l’impressione che le cose stiano così: puoi dirgli che ci sei, che gli vuoi bene e che il tuo sostegno non è venuto meno, puoi anche dirgli che soffri (non in maniera colpevolizzante, ma quel che è) per il fatto che siete separati e di vederlo stare male, e, se davvero sei in grado di reggere la cosa, lasciare aperti i tuoi canali di comunicazione affinché lui possa trovarti nei momenti in cui esce dal guscio… puoi anche dirgli che sei disposta a cercare insieme a lui delle vie per cercare di capire quale sia il suo disagio e come uscirne… ma più di questo non puoi fare, soprattutto se è lui a metterti uno stop. E dire/dirti che anche tu esisti, al di là del suo malessere, non mi sembra una violenza, mi sembra una verità del tuo sentire. e stai attenta che la sua crisi non diventi un alibi per non ricominciare comunque a vivere, tu, come individuo. Che può anche lasciargli una porta aperta nel cuore, ma vivendo. Una cosa non esclude l’altra.

  • 8286
    Luca70 -

    Egregio signor Leggenda,
    Ti aggiorno che forse non ci avrò capito nulla, ma sabato sera ci siamo visti, abbiamo parlato da persone adulte e abbiamo trovato un compromesso, per cui siamo ancora felicemente assieme. Non sempre togliersi di mezzo è la via più giusta.

  • 8287
    cati -

    LUNA credo che tu abbia davvero ragione. E parlarne mi aiuta a capire meglio e di questo ti ringrazio tanto. Magari accolgo il 40% di ciò che mi dici, ma è già tanto perchè su questo rifletto e mi costruisco nuove certezze…
    Forse io non posso fare più niente, come hai detto, se non cercare di vivere la mia vita lasciando uno spiraglio aperto per un suo eventuale ritorno. E l’una cosa non dovrebbe escludere l’altra (forse dalle ultime righe posso dedurre che la pensi anche tu così per me?)anche se mi hanno sempre detto il contrario: fin quando nutrirò un minimo di speranza mi sarà difficile costruirmi una nuova vita (e non mi riferisco necessariamente a stare con qualcun altro). La verità è che non solo mi sento in grado di reggere la cosa ma che la speranza mi consente di avere più entusiasmo per ricominciare a vivere, tanto poi il tempo eventualmente mi aiuterà ad attenuare la sofferenza.
    Qualche post fa mi hai detto che anche tu ti accontentavi delle briciole ma che ci stavi male. Hai mollato tu per prima?
    Nell’ultima lettera gli ho proprio fatto capire che ‘voglio tenere aperti i canali di comunicazione’ e ora col mio silenzio vorrei anche fargli capire che ‘anche io esisto al di là del suo malessere’ anche se, detto inter nos, non è ancora così…
    Magari nel periodo di Natale potrei ricontattarlo per rinnovargli il concetto che non l’ho abbandonato. Sembra quasi di chiedere il tuo permesso, ma ho bisogno di pormi una meta e uno scopo per i mesi a venire e mi piacerebbe avere il consenso di qualcuno…che mi dica che non sto facendo un errore madornale…Tanto allo stato delle cose non credo che sia una telefonata in più o in meno che possa cambiare il corso degli eventi.
    I 4 mesi precedenti alla separazione non ci sentimmo, poi, il giorno di Natale, gli ho spedito un pacco con un presepe fatto da me in pasta di sale (che piacere è stato il lento trasferire di tutto il mio sentimento in quella sorta di scultura) con un biglietto con su scritto ODI ET AMO, BUON NATALE. Lui mi chiamò per ringraziarmi e da allora abbiamo a poco a poco riallacciato i rapporti fino alla separazione e alla riconciliazione di cui ti ho parlato. Bè, ora mi manca tanto questa sorta di sublimazione del mio amore, sia essa sotto forma di lettera o di scultura o di altro e questi post mi stanno aiutando a sfiatare un pò. Pensa che ho fatto per lui un vaso in ceramica, ora lo sto dipingendo, ma non so se mai avrò occasione di darglielo, mi piace pensare che lo farò comunque,

  • 8288
    cati -

    anche se le cose dovessero andare definitivamente male. A volte mi sembro una ragazzina ma sono questi miei stupidi entusiasmi che mi aiutano ad andare avanti e che so che piacevano tanto anche a lui. P.S. Ho parlato di anoressia solo perchè mi è venuto in mente questo esempio, probabilmente perchè un cuginetto ha avuto di recente questo problema, nessun riferimento personale.
    Una buonanotte

  • 8289
    Alice -

    TERESA: allora mi riallaccio al tuo post di risposta a Valinda:
    io non mangiavo, non dormivo, fumavo mille sigarette e mi camminavano solo i capelli, per dire che ero smunta nel corpo e nell’anima. Ho tralasciato il piangere perchè era sottointeso ma se vuoi un pò di sollievo SI io piangevo tutti i giorni, al lavoro, in macchina, al mare sotto al solleone, sotto la doccia, mentre cenavo. SEMPRE.
    ho pianto anche oggi se può interessare ed essere di aiuto.
    ma ho pianto di malinconia, di nostalgia per una persona che so che non vedrò più.
    ma il dolore, la pietra sullo stomaco non ce l’ho più. e questo è per dirti che è fisiologico e che, prima o poi, passa.
    non importi traguardi assurdi e irraggiungibili. devi prenderti del tempo. il tempo tuo e il tempo reale che deve passare, perchè una ferita, qualunque ferita richiede tempo e cura e attenzione. per cui se la mattina ti alzi e piangi fregatene e piangi. non potresti fare altrimenti. vorresti ridere? saresti una insensibile. invece hai amato, creduto e lottato. piangi per la tua giusta causa e vai avanti.
    per quel che riguarda la sua assenza e la sua indifferenza, purtroppo non posso dirti granchè. perchè anche io mi sono spesso posta le tue stesse domande ma ti garantisco che col passare del tempo vedrai porprio questa sua indifferenza come un’alleata, la tua alleata a darti la possibilità di continuare sulla tua strada di distacco.
    forse sembro un pò meccanica quando ti parlo, ma non è cosi’. leggiti i miei post e quelli di valinda di tre mesi fa circa: stavamo tutte come te.
    un abbraccio
    VALINDA: ciao cara, che bello sapere che stai meglio! io meglio… ma come te credo anche io che sarà difficile DARE NUOVAMENTE QUALCOSA. e ti dico questo nel momento in cui sto tentendo di frequentare un ragazzo con mille difficoltà, mille cose che non sento più.
    credo si fisiologico anche questo. credo sia presto. credo che ho delle ferite che stanno ancora li’.
    ci vuole pazienza e fiducia!
    un bacio

  • 8290
    LUNA -

    LUCA70: Signore, dammi la serenità
    di accettare le cose
    che non posso cambiare,
    il coraggio e la forza
    di cambiare quelle che posso, e la saggezza di conoscerne la differenza.

    E di ricordarmi che per essere una coppia bisogna essere in due 😉
    [cioè venirsi incontro realmente e guardare – o almeno cercare di – guardare nella stessa direzione].

    Sono molto contenta per voi 🙂

    CATI: ciao 🙂 quando io dico “esistere al di là del suo malessere” non intendo solo dire vivere al di là, per sè, ma anche il fatto che comunque, anche quando il malessere di un altro inghiotte (ora vado al caso estremo) comunque continuamo ad esistere. Le nostre emozioni esistono, anche se si adeguano, si confondono, vanno in sofferenza. Non esiste un vero annullarsi nell’altro. Anche quando ciò avviene noi esistiamo da annullati… si capisce cosa intendo dire?
    Quindi per quanto possiamo essere altruisti all’ennesima potenza e un altro si può appoggiare a noi come su 8 stampelle comunque noi esistiamo…
    A volte l’altra persona, che trova in noi un appoggio, se è molto centrata sulla sua crisi può dare alle sue emozioni valore 15000 e alle nostre 0,5 (“tu stai bene, beato te, mentre io sto così male”) ma le nostre emozioni ci sono comunque e sempre anche se l’altro non le vede…
    Non sto dicendo che sia il tuo caso, eh! Sto spiegando il concetto. Io vado da mio nonno in casa di riposo, ha una demenza senile, che lui sia in posizione di fragilità rispetto a me non ci sono dubbi. Tuttavia è piuttosto intuibile che per quanto io mi metta nella posizione in cui sono tutta dedicata a lui quando vado a trovarlo, perché sono io che devo vedere come rapportarmi con la sua malattia e non gli si può certo chiedere di venirmi incontro razionalmente, e, nel suo caso, il mangiare la mela e non il dolce o mangiarlo ha dei parametri tutti speciali, io comunque continuo a esistere. Io ti posso dire una cosa, perché la vedo: lì ci sono delle persone che hanno il cervello fritto (e dipende anche da che malattia te lo frigge, per cui non è che una persona ammalata di alzaymer che presenta delle aggressività sia una cattiva persona, ma ha un sintomo della sua malattia, lo preciso) ma che poiché nella vita evidentemente hanno sempre avuto un animo gentile e non egocentrato, pur essendo loro quelli che stanno male, per esempio ti lasciano la loro sedia. Per gentilezza ma anche perché a volte riconoscono (sono molto sensibili) la stanchezza. Magari non sanno chi sei però in quel flash
    ti “vedono”.

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