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La fine improvvisa di un amore

di Loredana

Riferimento alla lettera: Caro Direttore, scrivo questa lettera in quello che credo essere il momento più brutto della mia vita. Ho 29 anni e dieci giorni fa il ragazzo con cui ho diviso gli ultimi sette anni della mia vita, così improvvisamente, dopo cena, si è slacciato le scarpe, si è seduto sul...
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14.073 commenti

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  • 8251
    LUNA -

    CATI: grazie a te per la condivisione.

    è anche esperienza personale, anche se tutte le esperienze sono diverse, pure se possono avere dei punti in comune, e quindi bisogna anche stare attenti alla “proiezione” quando si ascolta una storia altrui.

    @Quando mi lasciò mi disse che non mi aveva parlato dei suoi problemi perchè non voleva che io cambiassi solo per questo, avrei rischiato di diventare la caricatura di me stessa. Si era limitato a mandarmi indizi che ovviamente non ho colto.

    Non parlare dei propri problemi perché non si vuole che l’altro cambi solo per questo…
    caricatura di te stessa…
    e perché invece attraverso il cogliere degli indizi saresti cambiata in modo più vero?
    la mia non è una domanda provocatoria o ironica, è proprio una domanda.
    penso di avere capito il concetto, cioè: se ti domando di venire a trovarmi e di rinunciare alla partita di pallone perché sto male può darsi che tu verrai controvoglia e fingerai di stare bene dove stai, ma continuerai a pensare alla partita di pallone…
    mentre se scatta in te, senza che io dica, il fatto di venire a trovarmi, perché sai cogliere gli indizi, io vedrò in questa tua empatia/scelta un’altra cosa…

    ma è davvero così? non aiutiamo di più gli altri a comprenderci e ad avere una maggiore gamma di iniziativa essendo diretti?
    in realtò molto spesso, temo, queste sono le fregature della non comunicazione, anche in cose molto più banali…
    come una mia amica che si lamenta che il marito non aiuta in casa, ed è verissimo che lui se può evita e si adagia sul fatto che lei tanto fa (d’altra parte se l’è scelto uno così, non è una critica, ma è vero… almeno da questo punto di vista non credo che lui si sia presentato diversamente sin dall’inizio) ma i momenti peggiori di frustrazione per lei sono quando lei entra nella modalità: no che non gli dico di portare le immondizie o di darmi una mano perché anch’io sono stanca. Non voglio che lo faccia perché glielo dico, voglio che se ne accorga da solo…

    perché abbiamo bisogno che gli altri si accorgano da soli di qualcosa quando dirlo magari porterebbe allo stesso risultato (anche nullo, certo) ma essere diretti ci toglierebbe della frustrazione?

    cosa ti stava chiedendo veramente lui quando voleva che te ne accorgessi da sola? cosa temeva realmente? a cosa gli serviva non dirtelo? bada, Cati, non sto facendo un processo a lui, e immagino anche che in quel “caricatura di te stessa se…” potesse esserci

  • 8252
    LUNA -

    forse qualcosa, nelle vostre dinamiche di coppia, negli atteggiamenti, che io ovviamente non so…
    però quello che intendo dire è che, come già dicevo, varie sono le ragioni per cui possiamo decidere di non esprimerci o non riuscire a farlo, tra cui anche il fatto di non essere ben consapevoli, per primi noi, del nostro sentire, ecc.
    però continuo a pensare che, se è vero che ci sono delle cose di noi che non possiamo snaturare, e che il cambiamento viene sempre da dentro, anche quando la sollecitazione è esterna, e che tra due persone possono esserci compatibilità o incompatibilità invalicabili, che l’altro possa leggerci dentro completamente come con una radiografia se non siamo diretti, anche se ci conosce, sia utopia. possiamo dire ad un’altra persone le cose centomila volte e può non prendere atto e perseverare etcc ma di rimando solo dicendo all’altro cosa sentiamo e vogliamo possiamo permettergli anche di capire qual è il nostro punto di vista…
    poi, quando si tratta di cambiamenti, anche di investimento di energie, le cose certo si fanno più complicate, perché chi investe le energie nel lavoro magari cerca l’empatia dell’altro rispetto al proprio sacrificio e il proprio cercare di tenere comunque tutto “sotto controllo” e l’altro soffre di una mancanza di centralità per esempio, e allora può accadere che il disagio non verbalizzato (perché a volte non completamente decodificato) si esprima anche in piccole rivalse, dispetti, anche inconsapevoli, che si proietti la frustrazione su questioni/litigi schermo. Che si inneschino delle reazioni a catena… Così come nella coppia si verificano anche intersecazioni tra il desiderio di fusione e di autonomia, nel gioco della vicinanza e della distanza…
    mah, discorso complicato…
    tornando all’oggi, scusa, Cati:

    la persona equilibrata… è un ideale astratto o qualcosa di realistico? perché c’è una differenza tra uscire da sè e pensare a come dovrebbe comportarsi ics ipsilon equilibrata da manuale o guardare un proprio… equilibrio su misura. credo di avere capito: in questo momento ti guardi e non ti piaci, rispetto alla situazione? Perché?
    e non capisco bene la questione del silenzio: lui ti ha cercata e tu ti sei negata? o neppure lui ti cerca ma tu ti domandi se sia il caso di fare il primo passo? lui ti ha lasciato margini di apertura o no? comunque vorresti tentare di buttare giù il muro?
    al momento attuale le cose come stanno?

  • 8253
    elena -

    vi posto questo, andate a leggerlo

    http://www.ben-essere.net/index.asp?c_articolo=44

    TERESA
    ma ti piacciono proprio le portate in faccia? 🙂
    dai, sò che cè la puoi fare a non sentirlo. Peggio di così, si arriva solo a toccare il fondo e quando lo si è toccato per bene, allora forse….si dice stop.
    Un abbraccio affettuoso

  • 8254
    cati -

    Condivido quello che mi dici, grazie ancora. Riesci a esplicitare ciò che penso ma non riesco a tirare fuori.
    Sono più di 2 mesi che non ci sentiamo. L’ultima volta, dopo circa 1 mese di silenzio (raro per me poichè di tanto in tanto ci sentivamo, ma volutamente cercato), è stato lui a mandarmi un sms scrivendomi che si era appena accorto che gli avevano disabilitato la sua sim personale e che se avessi voluto farmi sentire aveva comunque l’altro numero (di lavoro, che in ogni caso avevo già). Gli ho risposto dopo molte ore, propositamente. Dopo, però, gli ho chiesto sempre per sms se veniva giù per qualche bagno, visto che un pò di tempo prima mi aveva detto di voler venire per qualche giorno. Lui mi ha risposto che non sapeva perchè molto impegnato. Poi più nulla.
    Ciò che non capisco è che da quando mi ha lasciato ha tagliato i ponti con tutti, amici e vecchi colleghi (la disabilitazione del numero personale ne è la prova, scende una volta l’anno per trovare gli anziani genitori e i fratelli anche se la distanza non è abissale (circa 3 ore di macchina) e mi ha detto che li sente ogni 15 giorni.
    Mi chiedi se lascia uno spiraglio: diciamo di sì. Mi ha detto (dopo mia immensa fatica) che io non c’entro nulla ma è un suo problema che solo il lavoro gli consente di superare perchè lo aiuta a non pensare e lo gasa sempre più. Un ex collega pensa che sia drogato di adrenalina. So che non ha una vita regolare, vive nel posto di lavoro pur avendo una sua casa in affitto (ci andò solo quando io andai da lui), sta giorni interi fuori senza distinguere il giorno dalla notte. Mi disse anche che non sapeva se gli sarebbe durato tutta la vita o no e che al momento non era in grado di darmi punti fermi. Quelle rarissime volte in cui ci vediamo, però, anche se non sollecitato da me, mi lascia dicendomi che a breve ci potremmo rivedere per qualche giono, ma poi non lo fa.
    Temo che se non lo sentissi cadrebbe la flebile speranza di una riconciliazione perchè dopo la separazione, allora, riprendemmo la nostra relazione perchè mi sono fatta sentire io dopo 4 mesi e lui mi confessò che aveva tenuto le chiavi della nostra casa sempre con sè. Per ultimo, poi vado a lavoro, vorrei specificare che ha lasciato tantissimi suoi vestiti e libri nella nostra vecchia casa pur sapendo che la mantengo senza abitarci. Un forte abbraccio

  • 8255
    LUNA -

    CATI:
    difficile risponderti (non che sia mai facile tentare di rispondere quando si parla con le persone di cose così importanti e personali).

    Quello che racconti è ovviamente anche un mix di cose che lui dice/non dice e manifesta/non manifesta e dell’interpretazione che ne danno gli altri.

    A leggere di sicuro traspare: sta vivendo una fase particolare (che scoperta, mi dirai).
    se questa sia una fase positiva o negativa, nel suo caos (apparente, o comunque nel suo aver cambiato abitudini), chi può stabilirlo, da fuori?

    Sarebbe facile (intendo dire semplicistico) dire: è depresso?
    ma a parte che è una parola grossa, anche se lo fosse, o semplicemente stesse in equilibrio come sa e vuole, o cercasse se stesso come sa o vuole, non possiamo entrare nella vita degli altri se non ci fanno entrare. Perché ha avuto bisogno di quello che tu ci racconti come un distacco globale?
    Può dirlo solo lui o non dirlo.
    Di certo, come lui stesso mi pare abbia detto, la questione è molto sua, prima ancora che di coppia.
    Ha tenuto il filo con te, da quello che dici, quale sia la natura di questo filo non posso ovviamente saperlo. Ha tenuto un filo, pare, di cui ora sente il bisogno di tenere le vicinanze e le distanze, forse come mai prima d’ora. E non solo con te, ma con una serie di cose, persone e situazioni.
    Se avesse voluto staccare da tutto, probabilmente, non avresti neanche un numero di telefono dove cercarlo.
    Perché io credo che gli esseri umani siano bravissimi a non farsi trovare per nulla quando non vogliono proprio farsi trovare.
    Però quale sia il senso di tenere questo filo ovviamente io non posso saperlo. Forse non lo sa neppure lui, e non lo sai neppure tu, figurati che posso saperne io :O

    Quello che potrei consigliarti (così, a panza, e ovviamente anche potendo sbagliarmi di grosso) da quello che leggo è:
    se è quello che senti di voler fare prova ad avvicinarti con calma, con delicatezza, prova a lasciargli lo spazio (senza grandi discorsi e grandi domande) per dirti cosa sente lui, indipendentemente da voi, cosa sente per sè. se davvero ha una crisi personale forse in quello spazio libero sarà in grado di dirti quello che sente o che crede di sentire. In generale, e fermo restando che, però, potrebbe anche dirti cose che non ti piaceranno, perché non necessariamente saranno cose che parlano di un riavvicinamento.

  • 8256
    LUNA -

    quello che racconti, di come vive la sua vita ora, sembra un mix tra uno stato d’animo di disagio espresso (ma non sempre il disagio è un fatto negativo, a volte è uno spazio libero di cui abbiamo bisogno per ritrovare la nostra pace e le nostre priorità) e il bisogno di vivere per se stesso, mettendo al centro se stesso e le sue priorità.
    Quando ci droghiamo in eccesso di qualcosa, lavoro, amore, quel che è una ragione c’è. Ma non sempre abbiamo voglia di andare a scoprire cos’è.
    Se tu ti ascolti con sincerità pensi che lui ti abbia lanciato un s.o.s o che invece ti abbia chiesto di lasciargli lo spazio, al di là di cosa tu desideri?
    Se è quello che senti io credo che sia giusto che tu provi ad esprimere la tua vicinanza, a dirgli che se vuole ci sei.
    Perché mi sembra che sia un tuo bisogno.
    e di comunicargli che (ma se davvero è stato così in passato) oggi sei capace, di più, rispetto a ieri, di non mettere al centro solo te, i tuoi bisogni e i tuoi desideri. Io non c’ero, Cati, questo mi sembra è ciò che tu hai raccontato di te, il fatto di pensare che forse in passato sei stata più egoista nel rapporto a due?
    Il tuo bisogno di mettere le tue carte in tavola non mi sembra, a leggere, insano, anche per quel discorso sulla mancanza di una vera comunicazione diretta che vi ha affaticato entrambi.
    Quindi io credo che mettere le tue carte in tavola possa essere comunque liberatorio per te.
    Ma ricordando che dall’altra parte puoi trovare una volontà/capacità di incontro come no. E ricordandoti comunque di spostarti da atteggiamenti che al caso possono minare il tuo di equilibrio, se si presentassero.
    Che i vostri piani emotivi possono essere molto diversi, e anche l’idea che avete di cosa sia meglio per ciascuno di voi.
    In sostanza, quello che voglio dire è:
    in questo momento non siete più insieme, avete due vite disgiunte. ciascuno della sua può fare ciò che vuole.
    anche tu. il vostro rapporto di adesso è un altro rispetto a prima, anche se il vissuto comune c’è ed è vostro.
    ma non reprimere un tentativo di comunicazione se senti il bisogno di esprimerlo, perché in questo momento, in cui ti senti bloccata, può essere utile a te. ricordando che è per te che lo fai, se lo fai, per darti una possibilità di mettere le tue carte in tavola, dopo le tue riflessioni. per te, forse, non è più il tempo di giocare a nascondino. Quali siano i suoi tempi lo sa lui. Vi potete incontrare come no. Puoi solo vivere il presente, con gli elementi che ha.

  • 8257
    gabry -

    salve ragazze,
    è meraviglioso leggervi. il modo in cui vi sostenete a vicende è unico meglio di una seduta dallo psicologo. bisogna vivere le emozioni per poterle giudicare e commentare. il mio lui mi ha mollato dopo due anni insieme e 9 mesi di convivenza. da gennaio scorso ci è crollato il mondo addosso. lui ha perso tutti i suoi soldi in un operazione, tornato da mammina,caduto in una fortissima depressione ha deciso di odiarmi (mi vede come la causa) e mi ha mollato con un sms … non ti amo più. ho provato a cercarlo, a parlargli, mi sono umiliata per un intero mese, solo porte in faccia. solo un muro enorme tra noi. come se io non fossi mai esistita. tutto cancellato con un colpo di spugna.
    ho letto vari articoli quasi ad essere io una psicologa ed i sintomi della depressione li ha tutti e si smette anche di amare in quei casi. cercarlo è stato un errore, lui ora prova fastidio a sentirmi e non posso e non devo cercarlo. loro hanno bisogno di aiuto ma non del nostro aiuto

  • 8258
    Valinda -

    Scusate care ragazze se non riesco a rispondere in dettaglio ai post
    ma in questo periodo sono sempre di corsa e stanca per il lavoro.
    Spero comunque che la mia esperienza, che qui condivido con voi, vi
    sia utile..soprattutto per chi è all’inizio del “tunnel”. Ierisera
    mentre guardavo “Una moglie bellissima” ho pianto come un vitello 🙂
    era la scena che loro due si lasciano perché lei lo tradisce. E ho
    pianto anche dopo, quando lei torna e lui la perdona. Ho pianto come
    un’imbecille. E non per il film, ovviamente. Ho pianto per il mio ex,
    per noi, per quello che eravamo, per quello in cui credevo con tutto
    il mio stupido cuore. Ieri dopo un mese che non lo sentivo gli ho
    mandato un sms. Per dirgli che non ce l’avevo più con lui, che capivo
    che non aveva avuto il coraggio di dirmi la verità. Perché ho provato
    sulla mia pelle che non era facile. Lui a questa cosa non ha risp, mi
    ha chiesto come stavo aggiungendo che il prox weekend forse viene in
    un locale vicino casa mia…che me lo fa sapere, se ci capito così ci
    facciamo un salutino. (???????????????????????) un salutino in una
    discoteca bisogna farlo? dov’era quando gli ho chiesto di vederci per
    parlare con calma? cmq a questo non ci penso. ma ho violato il no
    contact e ho sbagliato, ho ceduto. non fatelo, non fatelo mie care.
    tagliate, tagliate e cancellate anche il numero se ce la fate!

    non so, forse leggere di nuovo il suo nome sul mio cel mi ha
    scoperchiato di nuovo le emozioni. capisco ogni giorno di più che
    l’amavo tantissimo, l’amavo con tutto il cuore, con tutta me stessa.
    forse era troppo presto dopo solo 1anno di storia ma con lui sognavo
    una famiglia e tutto il resto. mi fidavo ciecamente, lo adoravo e
    credevo che anche lui mi adorasse. e ora credo più a nessuno, non ce
    la faccio ad uscire dalla mia armatura. non reggerei un altra botta
    così. sono contenta di aver provato un sentimento così forte e puro
    che è stato bello finché è durato. ma sono rimasta ustionata e per non
    so come e se guarirò. a parte storielle e baci, in una storia non mi
    ci vedo proprio. non ce la faccio perché se penso a lui mi viene
    ancora da piangere. c’è chi mi dice che non era neanche così bello,
    che non era granché. ma per me era tanto, era tutto dal primo momento
    che l’ho visto. ed essere stata liquidata in un mese con un altra già
    a bordo campo, subito a fianco a lui al posto mio, nella sua auto, tra
    i suoi amici, negli stessi posti…mi ha fatto a pezzi.

    ci vuole tanta forza,io dopo5mesi a volte ci ricasco

  • 8259
    LUNA -

    GABRY: quello che dici è vero, ed è un concetto importante. Certo che ci vuole amore per stare vicino ad una persona depressa/in crisi (se quella persona permette di starle vicino) e sostenerla, ma ci vuole anche amore per se stessi, altrimenti una depressione/crisi altrui può travolgerti.
    Cosa che non sempre si riesce a capire. O almeno non nell’immediato.
    Ed è vero anche che ammettere che per una depressione ci vuole uno specialista a volte non è facile, almeno nell’immediato, ed è anche una prova di umiltà sana importantissima.
    Anche perché c’è una parte di lavoro obiettivo, di cura, che spetta a chi non è direttamente emotivamente coinvolto e ha i mezzi per farlo.

    Ci sono persone che si distruggono per cercare di aiutare chi mette un muro o delega e scarica fuori ciò che solo esse stesse possono fare per sè. E quello scaricare/delegare, se trova un terreno fertile, può diventare un alibi per non intraprendere un percorso di cura. Chi cerca di sostenere, con tutta la più grande buona fede, può in realtà trovarsi a dare man forte, paradossalmente, alla parte della persona in crisi, o con dinamiche disfunzionali, che non intende assolutamente far nulla per stare meglio, e vivere meglio o superare una crisi.
    Ad un certo punto le persone coinvolte di rimbalzo vanno dallo psicologo a parlare del disagio altrui, chiedendo cosa possono fare per gestire/guarire/aiutare il disagio altrui, scoprendo che a quel punto stanno però parlando non più del disagio altrui, ma del proprio.

    Io a Cati non ho detto di farsi “ammazzare” dalla crisi del suo ex, le ho detto un’altra cosa: le ho detto, se sente il bisogno di dire delle cose, prima di riuscire ad accettare con maggiore “serenità” l’ipotesi di spostarsi, di dirle. Non per guarire la crisi di un altro, ma per il fatto che forse sta cercando una risposta per sè nel suo non stare in silenzio, ma verbalizzare quello che lei sente.
    Non so se quello che intendevo dire sia uscito chiaro.
    Gabry, tu dici di aver tentato di buttare giù il muro. Oggi arrivi alla conclusione, per quanto immagino non scevra di emotività ecc, di dire: non posso e non devo cercarlo. loro hanno bisogno di aiuto ma non del nostro aiuto.

    Non sto dicendo che bisogna farsi male per un mese per arrivare a capire questo. Sto dicendo che per quanto ti abbia causato sofferenza andare contro un muro tu avevi bisogno di cercare un dialogo, e di arrivare alle tue conclusioni. anche a quella che cercare di parlargli, chiarire, cercare un dialogo,

  • 8260
    LUNA -

    perché, al di là da cosa fosse causata la sua modalità, quella modalità aveva destabilizzato te. Io ho provato cosa significa una persona che, dopo anni, va in crisi, mette un muro, e ti fa la guerra. ricordo persino il momento in cui ho realizzato che il mondo si stava girando sottosopra, e guardavo una persona con cui stavo da 10 anni pensando: chi è? cosa è successo?
    ho provato la sensazione di tentare, in ogni modo, di buttare giù il muro. ho provato a dire ad altre persone ciò che vedevo, e le ho sentite minimizzare, mentre io vivevo da vicino la verità del suo cambiamento, del suo prendersela con me in modo evidente, ma come se dicesse una cosa volendo dirne un’altra. ho sopravalutato anche le mie energie, la mia capacità di mantenere intatto il mio equilibrio in una vita che andava alla rovescia. Perché è evidente che io vivevo il mio dramma rispetto a quella vita alla rovescia.
    Ho provato poi anche una mia crisi personale, molto forte. Un lutto ha fatto da detonatore. Sono una persona estroversa e introversa insieme,questi due lati convivono in me. La mia parte estroversa imbrogliava superficialmente tutti, cioè tutti coloro a cui non volevo mostrare la mia crisi. Imbrogliava a metà chi mi conosce da troppo bene per non riconoscere che qualcosa non andava. La mia parte introversa, che per carattere ho mostrato a pochi, si chiudeva sempre di più. e viveva un suo periodo molto drammatico. Ho detto imbrogliavano, certe parti, ma non è che non fossero vere, convivevano. La mia parte positiva era vera quanto quella che tirava testate contro il muro. La mia parte che sorrideva mi serviva a sostenere l’altra. Però se guardo indietro oggi so che sono stata molto più male di quanto credevo, seppure riuscivo a stare in equilibrio. Lo so perché conosco la differenza… tra questa me e quella me. Ed è per questo che posso capire anche chi vive una crisi, oltre che chi si trova a confrontarsi con chi ce l’ha. Ho fatto cose (non gravi, ma le ho fatte) senza la piena consapevolezza che fossero sintomi. Le ho fatte e chi poteva interpretarle non ne ha colto il senso, per quanto io verbalizzassi comunque il mio disagio. Sono esplosa anche in maniera retroattiva. Essere da “sola” mi ha fatto soffrire di più, ma mi ha fatto tirare fuori anche risorse enormi, perché io volevo stare bene. Qui sta forse 1 differenza. Non ho mai pensato che gli altri dovessero subirmi. E strumenti miei che avevo acquisito andando io dallo psicologo in passato mi sono serviti.

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