La fine improvvisa di un amore
di
Loredana
Riferimento alla lettera:
Caro Direttore, scrivo questa lettera in quello che credo essere il momento più brutto della mia vita. Ho 29 anni e dieci giorni fa il ragazzo con cui ho diviso gli ultimi sette anni della mia vita, così improvvisamente, dopo cena, si è slacciato le scarpe, si è seduto sul...
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ELENA: sono d’accordo.
Desistere dalla frustrazione… non sempre facile, ma sempre sano. Non possiamo cambiare/controllare la realtà che gli altri ci pongono, quel che è, brutale che sia, ma desistere dalla frustrazione sì.
Non è assolutamente un aspetto di poco conto, anche se, soprattutto nei momenti di crisi, possiamo dimenticarcene.
Dimenticare questo nostro… potere d’azione.
Molto più concreta di quanto si pensi.
E molto più importante di quanto si pensi, agendola in un primo momento, nella via verso un ripristino di un equilibrio.
Ed è vero e uno spunto interessante anche quello che dici sul contatto reale… distanziato/negato.
Non solo gli altri possono modulare queste distanze, a loro piacere e bisogno, ma anche noi.
Anche noi possiamo spostarci, anche noi possiamo rispondere o non rispondere, cancellare un messaggio ecc.
Soprattutto quando, come noti tu, percepiamo che la via di (non)comunicazione scelta, oltre che i toni, le parole, le regole imposte ecc, non ci somiglia.
A volte chi ci cerca in un certo modo, hai ragione, in realtà sta solo mettendo in scena un suo monologo. Fosse pure un suo bisogno di esserci… ok, ma per chi? Per sè?
E se di silenzio si tratta, diamo peso e valore anche al nostro silenzio, non solo a quello dell’altro/a.
Non carichiamo l’altrui silenzio di un esponenziale potere, denso di tutte le cose che nascono anche dalla nostra frustrazione e paura, dal nostro senso di essere rifiutati, senza accorgerci che, magari, anche noi, in quel momento siamo in silenzio. Con tutto il peso, positivo, anche di rinascita e vita, arieggiamento, e distanziamento dalla frustrazione, per noi, che ha.
Buona notte, un abbraccio a tutti/
TERESA ciao,
un dialogo con il tuo ex… cosa cambierebbe? se ti desse delle giustificazioni, se ti dicesse mi dispiace oppure che ha fatto il cretino ed è mortificato.
io ho cercato dialoghi per mesi. cercavo sempre di capire, di sapere, di parlarne ancora ancora e ancora. con il risultato amaro che mi sono distrutta per altri tre mesi. perchè ad ogni incontro, ad ogni parola, ad ogni messaggio, telefonata, email o contatto in generale interrompevo i tempi di distacco e di guarigione.
lo so che per te adesso trovarsi di fronte, dopo tanto tempo di vita assieme, una persona che ti ha deluso profondamente, non è facile. anzi, è difficilissimo, lo capisco benissimo perchè esco pure io da una cosa simile. io ho avuto il dispiacere o l’onore di incontrare il mio ex questa estate e mi ha trattato in un modo che ancora oggi faccio fatica a decifrare. ha fatto il fico, il bello, il superficiale, il cretino passami il termine. con me.
questo per dirti che le persone cambiano putroppo, perchè cambiano i sentimenti e di conseguenza gli atteggiamenti. e che ciò che di più bello prima preservavano per noi oggi non ci può essere perchè è indirizzato ad un’altra per cui non potrebbe farlo pure con te.
io mi auguro davvero che tu possa ascoltare i miei consigli e distaccarti il prima possibile.
ricorda cara teresa, che sei tu l’unica padrona della tua vita.
un abbraccio
chi lascia è sempre dalla parte del più forte. Se volete, potete anche considerarla una sfida. Stà a noi cercare le modalità per non far si che usino contro di noi questo potere, scegliendo quello che più ci fà stare bene, rispetto ed in funzione di una determinata situazione.
Mi viene in mente l’ultimo episodio con il mio siciliano. Ho mandato un semplice sms con scritto: ciao come và? Mi ha risposto il giorno dopo. Ed ero li che mi sfraciullavo i maroni, per capire come mai rispondesse così in ritardo, con cognizione di causa che, più passavano le ore e più sentivo crescere l’ansia.
Ora, dal momento che sò benissimo quale siano i suoi problemi, per una serie di risvolti che non stò a spiegarvi, mi sono spostata. Ho iniziato da me. Sò perfettamente che il circolo vizioso, potrebbe ricadere, ma sicuramente saprò come affrontarlo.
Un abbraccione a tutte ed un sorriso
ELENA: quello che hai scritto è (anche) molto vero, hai lanciato un messaggio importante, ed è bene saperlo.
Anche perché possiamo tutti trovarci in una situazione di proiezione del tipo che dici tu, per una serie di circostanze e forti pressioni. E perché tutti possiamo avere anche dei lati autolesionisti, risvegliati da un qualcosa…
ho detto possiamo, però, non che li abbiamo per forza o che per forza debbano scattare.
Io credo che quello che hai scritto (che sia farina del tuo sacco o tratto da qualche testo) sia importante, perché è un punto di vista diverso, che può essere utile conoscere, vedere, al caso anche individuare, certo.
dunque non ti sto dando torto a quell’aspetto della cosa, possibile, nè penso che tu abbia sbagliato a pubblicarlo.
soprattutto perché, al centro del discorso c’è un pezzo importantissimo, un messaggio da assilimilare:
@Il carnefice ha altrettanto bisogno della vittima per illudersi di essere importante, è lei che fornisce attribuzione di significato al suo ruolo. Senza la vittima il carnefice non esiste, non è nessuno.
E’ vero, se ti sposti le strategia aggressive non possono trovare terreno. se hai la possibilità di spostarti spostati.
che queste strategie siano consapevoli, così evidenti, o in minor tono, abbiamo SEMPRE il diritto di spostarci dall’aggressività. da chiunque sia agita.
e riconoscere/riconoscerci questo diritto è sempre fondamentale, e tanto più fondamentale nelle apparenti situazioni senza uscita.
più le situazioni appaiono senza uscita (mi riferisco alle situazioni molto forti, in cui per ragioni logistiche, economiche, di legami famigliari ecc, e di violenza sotto varie forme, sottili o manifestate senza alcun filtro) e più la sofferenza della sopprafazione causa dolore e frustrazione. Ma la reale ricerca della soluzione di spostamento, il fatto di riuscire a recuperare delle risorse per la liberazione, passa tanto più per la consapevolezza del diritto… cheché ne dicano gli altri, il partner, i parenti, il datore di lavoro..
esistono soluzioni per liberarsi? se esistono la consapevolezza del diritto a non subire aprirà le risorse e gli occhi, e potrà mettere sulla strada per darsi un diritto concreto.
se si è in una situazione (per esempio di lavoro) da cui non è possibile spostarsi, almeno nell’immediato, la consapevolezza del diritto potrà forse creare delle strategie interne diverse, una manifestazione di protezione diversa, l’accesso mentale intanto a delle possibilità di “soccorso” e
sostegno. Ci sono delle persone che si fanno portare via delle cose, allorché una separazione si verifica, perché non è possibile altrimenti. Alcune preferisco realmente la rinuncia a dei beni materiali perché mettono sulla bilancia il fatto che la lotta non merita, è meglio la serenità, e ricominciare fosse pure da quasi zero.
c’entra anche il carattere, c’è chi si impunta sino all’ossessione, c’è chi rinuncia, appunto, in modo sano…
ma anche in questo caso mi sembra fondamentale il riconoscimento del proprio diritto.
Io ho diritto ad avere, chiedere, e scelgo di no.
è diverso da:
Io non ho diritto, non me lo concedo, di base, e quindi scelgo di no
o ancora:
Io non sento realmente il mio diritto, con me stesso, e quindi ho bisogno di andare avanti per 15 anni a combattere, per principio, anche per metà tostapane…
ho divagato, ma forse anche no.
quello che dici sul fatto che delle relazioni si mantengono vive sullo scontro e sulla rabbia ecc è verissimo,
quello che volevo dire, a parte la questione del diritto con se stessi, diritto base al benessere, rispetto, libertà di pensiero e di essere, che mi pare fondamentale (anche nel concetto di spostamento sano) è che in molti casi però persone che si sono trovate ad avere a che fare con la violenza psicologica e morale o anche fisica non avevano prima manifestato delle tendenze masochiste e non erano andate a cercare un carnefice per poter fare la vittima. Per qualche ragione, mi dirai, erano state ancorate però da una certa modalità e da un carnefice, senza riuscire a stoppare quella modalità, senza riuscire a spostarsi in tempo. La questione è complessa, impossibile da riassumere in poche righe. Forse a volte è importante in quei casi lavorare piuttosto sul “non riconoscimento” di certe modalità che sulla ricerca di quelle modalità. Il non riconoscimento può derivare da diversi fattori, tra cui anche una debolezza momentanea delle difese, e non costituzionale, dal fatto di aver già incontrato delle modalità affini, e per una serie di ragioni, non averne potuto cogliere la gravità e il peso, una non suff consapevolezza del diritto (che non assimilerei x forza xò ad una tendenza masochista) ecc.
Complesso, dicevo. ma ti ringrazio per lo spunto. Stamattina l’infermiera della mia dott che ha un carattere del caz ha tentato di scaricarmi aggressività, perché è fatta così. Capito bene che non era cosa ha cambiato tono. L’aggressività non è prerogativa solo dei “carnefici”, spostarsi sempre 1 diritto
Alice lo so che non cambirebbe nulla,anzi comportandomi in questo modo gli do solo tanta importanza, infatti ieri lho telefonato nessuna risposta da parte suo mi ha richiamata ma nonho avuto il coraggio di rispondergli,mi faccio solo del male. Sarò stupida ma a te capitava di pensare a lui che faceva effusioni con l’altra? A me questa cosa mi manda fuori a volte passo delle ore a rimurginare. Non riesco proprio ad andare avanti.
Luna ciao, sono un pò corta di mente, in che senso devo prendermi cura dei miei cedimenti?Non ho proprio le forze per farlo.
Ciao a tutte
felice di averti servito come spnto riflessionale LUNA
Quand’è che ci facciamo una cenetta a base di spunti riflessivi io e te?
In effetti riflettevo anch’io, sul perchè e sul come quando di risposta ho ribadito al siciliano: io non provo e non mi rimane, ne rabbia e ne rancore per te. Sono neutrale.
Si è sentito male, giuro 🙂
Finchè si alimenta, tutto ha una durata. L’ho capito a distanza di tempo e con altri soggetti più tosti. Ma se tu ti permetti una sosta e il non alimentare quotidianamente le emozioni, il tutto si raffredda e non ha più alcuna ragione di essere o di esistere, facendo pace non solo con chi ti ha lasciato, ma anche con te stessa.
Troverò altri spunti di riflessione, per ora ti/vi auguro una buona notte serena
TERESA: Luna ciao, sono un pò corta di mente, in che senso devo prendermi cura dei miei cedimenti?Non ho proprio le forze per farlo.
No, nel senso che anche se “sono un po’ corta di mente” è una frase magari ironica, potresti cominciare a pensare che sei stanca, per esempio, e non corta di mente.
Non ce la fai a prenderti cura dei tuoi cedimenti? Puoi intanto non giudicarli. Mica sei fatta di pietra. che tu ora stia male è normale.
ELENA: @Ma se tu ti permetti una sosta e il non alimentare quotidianamente le emozioni, il tutto si raffredda e non ha più alcuna ragione di essere o di esistere, facendo pace non solo con chi ti ha lasciato, ma anche con te stessa.
diciamo che se una relazione è basata sul conflitto o su dinamiche di un certo tipo sì, si raffredda, perché viene meno non solo l’aspetto che citavi tu nei tuoi post precedenti, ma viene meno anche un anche inconsapevole patto alla… belligeranza o alla pippa mentale o allo sbilanciamento o al conflitto o a tutto ciò che gira intorno senza centrare la questione.
alle volte si tratta anche di alimentazione mentale più che emotiva.
diciamo che se c’è un eccesso di lavorio mentale sopra le emozioni e di una serie di meccanismi che inevitabilmente scattano 24 su 24 per adattarsi ad una situazione che in realtà da una parte o da entrambe le parti viene vissuta con disagio, lo stop può permettere un distacco che invece fa percepire meglio le emozioni sotto quel casino, e sentirle per quello che sono, a volte non più per quello che credevamo/davamo per scontato che fossero.
possiamo capire, per esempio, che il centro non era un innamoramento grandissimo ma il terrore del rifiuto o dell’abbandono-ecc
o da dove nasce realmente il disagio per certi comportamenti, ecc
e capire perché abbiamo tutto il diritto di non accettare una modalità di relazione che non fa per noi
ecc
Care Luna, Alice, Teresa, Elena…e chiunque legga: mi potete dare un consiglio? Sono 2 mesi che non mi sento col mio ex…marito. Purtoppo mi manca tantissimo e non so se sto facendo bene nel perseverare col silenzio. E questo lo dico non solo per una (im)possibile riappacificazione con lui ma anche perchè io possa stare meglio in questo lunghissimo periodo di sconforto.
Avete un pò di tempo da dedicarmi? La storia è lunga, spero di essere in grado di essere esaustiva ma sintetica per non annoiarvi troppo. Lui è stato il mio primo e unico fidanzato. E non perchè non abbia avuto altri corteggiatori, tutt’altro, ma perchè sono sempre stata molto selettiva e ho sempre preferito stare da sola piuttosto che accontentarmi. Figuriamoci ora che ho 40 anni (anche se ne dimostro molti meno). Avevo 22 anni e siamo stati insieme per 11 anni prima di sposarci. Questi anni sono stati favolosi, mai uno screzio, lui pendeva letteralmente dalle mie labbra (anche troppo) e tutti ci consideravano la coppia ideale. I miei lo adoravano. Qualunque cosa facessimo era bella, purchè stessimo assieme. L’unica pecca era che io sono stata sempre un passo più indietro di lui (me lo ha rinfacciato quando mi ha lasciato) probabilmente perchè ero un po’ introversa e non gli dimostravo apertamente quanto tenessi a lui (non gli dissi mai ‘ti amo’,mi vergognavo). Inoltre mi chiese di sposarlo e di avere dei figli tre anni prima che io mi decidessi, ma non perchè non fossi convinta, ma perchè temevo di lasciare i miei genitori che si appoggiavano molto a me. Finalmente nel 2004 decisi il grande passo e facemmo un matrimonio da favola, in tutti i sensi. Mi chiese un figlio ma io temporeggiai perchè non mi sentivo bene e ero in attesa di una visita medica, che rimandavo, che mi fugasse tutti i dubbi. Qualche anno prima che ci sposassimo lui, dopo la laurea, venne trasferito in un’altra città e, udite udite, me ne vergogno indicibilmente, continuai a stare con i miei anche dopo il matrimonio. Sì, l’ho lasciato solo per stare a lavorare nella mia città e fare compagnia ai miei e al mio cane malato al quale ero legatissima. CHE DEFICIENTE!! Me lo dico da sola per non farvi infierire contro di me. Lui ci stava male ma non me l’ha mai detto perchè pensava che certe cose si dovessero capire da soli, altrimenti l’avrei fatto controvoglia.
continua…
In realtà io, a mia discolpa, pensavo che non mi volesse tra i piedi perchè lavorava giorno e notte come un forsennato e temevo di essergli d’impiccio ed inoltre pensavo ingenuamente che se avessimo evitato la routine saremmo stati sempre insieme con lo stesso entusiasmo. Figuratevi che quando il fine settimana lo raggiungevo, la nostra felicità era alle stelle ma ci vedevamo solo per i pasti, la sera qualche volta e non tutte le notti.
Non esistevano nè domeniche nè orari anche se la qualità del tempo passato assieme era alta. Quando mi decisi ad avere figli incominciai a preoccuparmi del tempo che passava e a lamentarmi del suo lavoro. Inoltre proprio in quel periodo lui riuscì a entrare nel reparto tanto agognato che però gli tolse la serenità per lo stress eccessivo. Lo vidi cambiato nei miei confronti, più distante, gli chiesi più volte cosa non andasse e lui mi rispondeva sempre che era a causa del lavoro. Dopo qualche mese (nel 2007), sotto mia insistenza, mi disse che non era più sicuro di volere stare con me perchè si erano scontrate le 2 sue più grandi passioni della sua vita, il lavoro e me, e non riusciva a conciliarle, viste anche le grandi responsabilità lavorative. Tra un vomito e l’altro mi disse che ho delle qualità fuori dal comune e che sarei l’unica persona con cui farebbe un figlio, ma che si era accorto di essere diventato più cinico e che non era fatto per vivere in coppia. L’avevo lasciato solo, mi aveva rispettato ma si era abituato a stare solo. Sicuramente voi sapete come ci si sente in quei frangenti. Il mondo crolla letteralmente addosso e tutti i punti fermi della propria vita e i progetti che io ingenuamente avevo continuato a fare fino al giorno prima si sfaldarono miseramente. Che incubo. Tutt’oggi non riesco a farmene una ragione e piango spesso. Tutto avrei creduto che potesse succedermi nella mia vita, tranne questo ‘tradimento’ da lui, la persona per me più virtuosa tra tutte. Sara, so quanto tu mi possa capire… Ma non è finita! Lui volle immediatamente separarsi da me (fino alla settimana prima eravamo stati assieme…) e dopo 4 mesi di silenzio, prima che ci separassimo legalmente, lo volli vedere per l’ultima volta.