La fine improvvisa di un amore
di
Loredana
Riferimento alla lettera:
Caro Direttore, scrivo questa lettera in quello che credo essere il momento più brutto della mia vita. Ho 29 anni e dieci giorni fa il ragazzo con cui ho diviso gli ultimi sette anni della mia vita, così improvvisamente, dopo cena, si è slacciato le scarpe, si è seduto sul...
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il mio problema LUNISSIMA cara,
è che ciò che ho fatto, sento di averlo fatto in maniera adeguata, sensibile, concreta.
Mettendoci anima e cuore per arrivare ad un dunque. Mettendomi anche sulle spalle di potermi avvicinare io, piuttosto che lui.
Ho chiesto persino alla camera del commercio di messina, quale siano le disposizioni per un eventuale appoggio sovvenzionale.
Mi sono data da fare
Ma perchè mi sento perdente?
ELENA: francamente non lo so, nel momento in cui abbiamo fatto tutto il possibile dovremmo sentirci con il cuore in pace.
Forse perché avevi deciso che doveva andare in un certo modo, proprio per l’impegno che ci hai messo?
Forse per la sensazione che sia stato lui a controllare la relazione? (vero o no che sia)
@In primis non mi ha dato la possibilità di scendere, fermo restando che avevo già preso il biglietto e di chiarire a vis to vis.
Beh, ti pare poco?
@La seconda, bloccando le telefonate: la sua richiesta è stata chiara di volermi sentire un pò meno e di spostare l’attenzione su quell’altra.
Fai tu, ah… Sentire meno per spostare l’attenzione su un altra è una relazione?
@Ma lui non è disponibile a farsi questo tran tran di avanti e indietro.
dunque non è disponibile ad una relazione a distanza concreta.
@E qui, c’entra pure la sua famiglia che non sanno propriamente come stanno le cose. Dovrebbe giustificarsi ad ogni spostamento di week end, e non ha intenzioni di varcare quella soglia.
Fermo restando che io sono persona riservatissima che non ama dire quello che fa, perché una persona di quella età deve giustificarsi così tanto? Non giudico, ma è un tipo di cosa che tu saresti in grado di sostenere?
@Quando entro in relazione, ci entro e basta.
Al di là di quello che possa succedere conoscendosi e magari scoprendo che non siamo compatibili.
LUNA 🙂
mi arrabbio con lui, perchè si era messo in funzione una progettualità, seppur conoscendoci poco. Ho creduto in lui, alle sue parole. Lui si è spinto oltre, io ho accolto e rimboccata le maniche per far si che diventasse tale.
Mi chiedo spesso: ma la gente parla perchè ha la bocca collegata al cervello o cosa?
Si è tirato indietro, ok, può succedere. Ma qui non riesco a trovare il bandolo della matassa. Paura del padre? Quando ho espresso questo la risposta è stata: no, non è per mio padre che faccio questo(con il senno di poi te lo dico, suo padre è autorevole e lui ne ha paura)
Paura di lasciare la sua terra? forse si, lascia amici e conoscenti, per indirizzarsi verso una nuova meta ed è solo. Capibilissimo da un punto di vista umano, io stessa ci sono passata, ma se ami e ami te stesso scegli per te e quello che ti fa stare bene!
Paura di non farcela? penso che se due persone si amano, condividano i fardelli.
Vabbè, senti LUNA….mi stò lamentando troppo e me ne dispiace.
Forse hai ragione: bisogna valutarla per quella che è e che non era 🙂
un bacione
Paura di lasciare
Luna carissima quanto devo darti ragione…
@Nelle cose che dici spesso parli di lei, ma parlando di te, di chi è Giorgio, te ne
accorgi?
Hai ragione parlo troppo di lei e non riesco a tirar fuori le palle (pardon per il
francesismo) e forse anche un po di sano egoismo per riuscire a spostare il focus
di pensieri ed aspettative unicamente su di me. Ho imparato a convivere con la
“solitudine” ed ha “godere” delle piccole cose, ma delle volte dubito siano solo
false illusioni create ad hoc dal sistema automatico di difesa che attualmente ha
dovuto necessariamente prendere il controllo della mia persona. Spesso mi sento
un’automa, non riesco a lasciarmi andare per emozionarmi profondamente come
dovrei. I miei sensi sono ovattati, le emozioni sempre lenite mai troppo graffianti
e profonde. Ti dovessi dire oggi come oggi non ho nemmeno un’idea precisa di
cosa realmente desidero, e questa cosa credo sia davvero un problema. Non ho
una meta (dovrei esser io la meta) pertanto non so nemmeno come orientare le
mie vele per farle gonfiare da una nuova brezza e raggiungere nuovi lidi nei quali
riprendere a Vivere. Piuttosto mi muovo in balia delle onde, sempre in alto mare
talvolta scosso dall’avvistamento di lembi di terra, lontani e irraggiungibili che mi
danno solo l’illusione di un fugace appagamento. L’unica consolazione che ne
deriva è la coscienza dell’esistenza di un lido, dove spero di riuscire ad approdare
quanto prima.
@Alice
La pazienza non mi manca anzi, da 5 mesi credo di aver sviluppato una capacità
di sopportazione incredibile. Son passato sopra a tante, forse troppe, cose che
prima probabilmente non avrei tollerato. La pazienza mi accompagna nelle notti
tristi, fatte di pensieri simili a grovigli di filo spinato, impossibili da sbrogliare,
troppo complessi per restituirmi un perchè. In tutto questo pazientare però
qualcosa che non funziona c’è. Pazientare spesso coincide con l’attendere, un
momento migliore, più positivo, magari di allineamento astrale più propizio (io
non ci credo ma molta gente lo fa), di un botta di c..o inaspettata, ma nel
frattempo sai cosa succede? Succede che il mondo non attende e non pazienta
insieme a noi ma continua imperterrito il suo percorso e noi ci perdiamo molte
forse troppe cose che meriterebbero di esser vissute oggi, perchè pensare di
posticiparle a domani perchè oggi per noi non è un giorno positivo equivale a
perderle. Mi “vanto” di esser paziente ma probabilmente chi leggerà queste 4
righe
penserà l’esatto contrario. Probabilmente apparirò come l’impaziente di turno che
vuol risolvere i propri problemi con uno schiocco di dita, con un colpo di
bacchetta magica, e forse sarà pure la verità. Esprimo la mia confusione anche
scrivendo, l’entropia regna dentro di me, e come nell’universo continua ad
aumentare esponenzialmente. Il caos è ingovernabile, e continuo a percepire la
presenza di pochi pensieri ben confusi.
MI piacerebbe poter dormire pienamente, come ormai non lo faccio da mesi e
domattina tornare a leggere le vostre risposte e sapere che è tutto finito per tutti,
che possiamo chiudere questo post ed aprirne uno sulla felicità e la gioia di
vivere e continuare a sentirci li… Pura utopia, follia, sarebbe troppo semplice e
riduttivo pensare alla vita con quest’ottica ma stasera mi sento pervaso da una
vena sognatrice e visto che sognare non costa nulla, accetto e vado avanti!!
http://www.youtube.com/watch?v=wiJVSMFLZ6g&feature=player_embedded
Notte amici, notte dolcissima a voi tutti!
GIORGIO: la tua meta sei tu nel senso del tuo benessere, che è fatto di molte cose, dell’equilibrio fatto anche del mangiare, bere, dormire, ma la vita è fatta anche di mete esterne, piccole e grandi. Forse ti stai perdendo aspettando, per ripartire, di trovarne di grandi, ma forse stai dando troppa poca importanza a quelle piccole, che comunque fanno parte della nostra vita, che sono parte della “normalità”. Non credo che sia una bugia apprezzare le cose piccole e semplici. Credo che dopo un dolore si possa sia dimenticarsene che apprezzarle di più, a volte in due fasi conseguenti, ma di fatto le piccole cose che ti fanno stare bene o meglio sono reali.
Se le sensazioni di dolore e di gioia sono umane, e possono persino condividere (intendo dire, pensa a chi si ritrova a ricevere una brutta notizia e poco dopo a sentirne una molto bella… sarà addolorato per quella brutta, contento per quella bella, ed entrambe saranno vere emozioni) è un pericoloso “gioco” della mente quello che fa ragionare su cose come: quando sto male è vero, quando sto bene mi imbroglio.
E’ vero che abbiamo dei meccanismi di difesa che ci permettono di negare e rimuovere, ma forse se ne stiamo stati dotati e perché ci sia possibile anche approfittarne per stare meglio.
Dunque se io vado da mio nonno, che è in casa di riposo, e la mia concentrazione si sposta su qualcosa di buono invece che su qualcosa di negativo forse sono i miei meccanismi di difesa a lavorare oltre alla situazione e al mio modo/carattere di guardare le cose, ma se il risultato è positivo perché dovrei andare a tormentarmi anche quando sto in equilibrio? L’importante semmai è che io riconosca anche la mia verità che mi dice che c’è comunque una parte di dolore e di stress nell’andare in una casa di riposo, che è oggettiva.
Che non ha nulla a che vedere con i sentimenti che provo per mio nonno, che sono tutti buoni, o il fatto che a me non pesi andarci nel senso che non sbuffo e anzi per me andare a trovarlo è una cosa che mi fa stare meglio e che sono in grado di fare. Però è oggettivo che andare in una casa di riposo a trovare una persona che sta male e vederne altre stare male, anche per tutta una serie di questioni emotive contingenti, non è la stessa cosa che andare con gli amici a vedere un film comico. Dunque come vedi nel momento in cui io vado a trovare mio nonno (faccio questo esempio perché è un esempio per me emotivamente forte, spero che ne arrivi il senso) provo una serie di sensazioni e piani,
anche di lettura molto diversi, ed alcuni anche apparentemente in constrasto. Provo serenità per il fatto di essere lì, e di poter fare qualcosa di concreto, comunque, per, anzi anche insieme ad una persona che amo molto, allo stesso tempo provo ansia per il futuro perché non lo conosco (ma proprio perché non lo conosco mi dico che non devo indugiare nell’ansia e cerco di spostare il pensiero sul presente e le sue esigenze e le sue gioie). E tutte queste cose sono vere. Se io cominciassi ad analizzare ogni singola sensazione, non ascoltandola, ma domandandomi se è vera, cosa ci guadagnerei? certo che mi domando alle volte se tiro il motore e se non mi sto strapazzando troppo, ma questa è una domanda, sulla globalità dell’equilibrio (e quindi nel guardare semmai poi i singoli elementi) che è diversa dal rompermi le palle da sola.
E’ piuttosto un check up delle risorse nel momento contingente che è diverso da andare avanti e indietro con il filmino 70mila volte. Non ti dico che non lo faccio anch’io, ti dico che però mi rendo conto che andare avanti e indietro troppo è troppo.
Andando indietro con il filmino ha senso per rielaborare un trauma, credo, o per trovare elementi che effettivamente possano aiutarci a vivere meglio con noi stessi, gli altri e il presente, non per spararci nelle palle, usando pure io un francesismo.
Tempo fa sono andata a trovare mio nonno e in direttissima, quella sera, è morta un’altra signora. scusate l’argomento, non voglio fare violenza, ma lo scrivo per dire questo: io ero lì, e vi posso assicurare che per quella signora io provavo (e provo) un sincero affetto. Ero lì e mi sono dedicata a mio nonno, e mi sono dedicata a spostare mio nonno anche perché non fosse involontariamente d’intralcio al fatto che c’erano dottori ecc che andavano su e giù. Ora, io non ho un cuore di pietra, ma è vero che esistono dei meccanismi di difesa. Esiste un meccanismo di difesa appreso che fa sì che tu, pur conservando la tua umanità, impari che queste cose lì possono accadere. Ed esiste un meccanismo di difesa per cui io mi sono difesa dall’impatto emotivo ed empatico e ai rimandi che ha per me. Ore dopo ho chiamato un’amica e ho parlato cazzate come non mai. Dopo ancora, quando pensavo 🙁 alla signora, sapevo che anche parlare cazzate era adrenalina da dispiacere. Dovrei prendermela con delle difese se hanno funzionato o indagarle o chiamarle bugie? Perché? Non serve catalogare tutto.
Caro GIORGIO,
mi dispiace tantissimo sentire le tue parole, sentire il tuo dolore e ricordarmi quanto certe volte è difficile, quanto avrei voluto una parola di conforto in alcuni momenti o solo dormire con il pensiero di svegliarmi a lavoro completo. In queste tue righe mi sono rivista pienamente. Ho rivisto me questa estate e la fatica che facevo a continuare la mia vita mentre dentro ero morta. A vedere i giorni che passavano mentre io mi sperimentavo in nuove cose senza un filo di entusiasmo, o meglio, con un entusiasmo finto con il quale cervavo di convincere il resto del mondo ma dentro, Dio come mi bruciava la mia apatia. Io ho cercato di fare tante cose sapendo che dovevo farle. Ho cercato di distrarmi, di leggere, di parlare, di viaggiare. Sappiamo tutti benissimo che tutto parte da noi, da quello che abbiamo dentro, da quel giro di boa che soltanto noi dobbiamo e possiamo fare. Non ci sono impegni che tengono, amici, film, passatempi, palestre se non cominciamo a guardarci veramente dentro e a capire come poter uscire al meglio da questa situazione. Guardarci dentro e quindi conoscerci. Io ci ho pensato molto. Ero pure io in un tunnel senza uscita mi ero letteralmente ingarbugliata. Poi ho mandato tutti a quel paese. Lui, i suoi amici, le sue amiche. Ho cancellato tutto, resettato tutto, buttato tutto. Buttato nel secchione ogni cosa rimasta a casa mia. E ho frullato dalla finestra un sacco di rapporti. Ho ricominciato da zero. Ho cominciato ad uscire con altre persone, non ti nascondo che all’inizio è stata dura, spesso sono stata a casa, sola, ma sapevo che se avessi continuato a vedere chiunque mi avesse ricordato lui mi sarei sotterrata. Poi piano piano con persone nuove e amicizie nuove mi sono rigenerata, mi sono data la possibilità di rimettermi in gioco veramente dalla testa ai piedi dando un taglio netto anche se dolororissimo col passato. Io non so perchè ti dico questo, magari lo hai già fatto. Per me rompere col mondo che mi apparteneva prima e che condividevo con lui, mi ha dato una forza e una voglia di andare avanti incredibile. Non so se questo consiglio ti può servire. Ognuno ha le risposte dentro di sè in base a ciò che ha vissuto e a come lo ha vissuto. Sfogati. A me questo forum ha dato una grandissima mano. Ho incontrato veramente persone ricchissime. Non ti pensare che a me il mio ex non manchi, anzi, ma ho imparato a tollerare il dolore e a tenerlo da parte e non sempre con me tutto il giorno.
Ti abbraccio
Ciao a tutti,
GIORGIO anche a me capita la stessa cosa, sono in balia degli eventi che mi circondano senza esserne partecipe, mi sforzo anzi è piu’ corretto dire mi violento a fare le cose..( mi sono iscritta ad un corso di teatro )ma non ho per neinte lo stimolo..vorrei farmi una sana dormita..leggo, piango poco, la mia sfiga che abito lontano dalla mia famiglia , sono sola perchè uscivo sempre con lui non ho neanche amici pensa un pò, prego tanto questo a volte mi rasserena un pò.
LUNA ciao, non riesco a capire i tuoi meccanismi di difesa,io invece analizzo ogni minima cosa anche perchè vorrei capire questa paura e sensazione di vuoto che ho da dove emergono. Fino a poco tempo fà ero una ragazza che apparentemente non aveva problemi, ma in realtà ho una grande insicurezza di fondo e solo affrontando le mie paure posso guardare il domani (non parlo di futuro). notte a tutti
ELENA: @mi arrabbio con lui, perchè si era messo in funzione una progettualità, seppur conoscendoci poco (…)
Mi chiedo spesso: ma la gente parla perchè ha la bocca collegata al cervello o cosa?
Non sempre, a volte sì, è collegata al cervello nel momento presente, poi le cose cambiano.
Io capisco sai che la cosa ti dà fastidio, però proviamo a girare la questione focalizzandola su di te.
Tu pur conoscendovi poco ti sei messa anche in funzione di una progettualità, con l’entusiasmo e le informazioni da raccogliere per stendere… un piano di lavoro. Durante la raccolta delle informazioni, e mentre conoscevi meglio l'”equipe” con cui avresti dovuto realizzare il progetto tu stessa ti sei accorta che qualcosa non andava. Ho capito che l’amore non è un piano di lavoro, ma un progetto, in qualche modo, nelle vie che conducono alla sua realizzazione concreta, conosce comunque diverse fasi.
Per fortuna è stato alle fasi iniziali che ti sono state chiare delle cose in più, sia legate alle contingenze, che al suo tipo di reattività alle contingenze, che al suo carattere, che alla vostra compatibilità, sia al guardare le cose nello stesso modo che nella stessa direzione, sia al vostro concetto di parità ecc ecc ecc.
Anche tu hai avuto degli elementi in più per veder comunque mutare delle cose nel tuo iniziale metterti in funzione di una progettualità. Con assoluta buona fede ti sei messa in quella direzione, a modo tuo, per come TU funzioni, ti sei informata ecc.
TU stessa hai delle perplessità. Io a volte leggendoti, perdonami (non ti conosco) mi domando quanto ti freghi una tua, costituzionale, caparbietà, oltre al fatto che hai provato un forte interesse iniziale per quella persona, e che delle cose di lui possono piacerti ancora (seppure ne riconosci molte, nuove, che ti piacciono meno, hanno fatto capolino o anche si sono evidenziati in modo invadente nuovi fattori, sia difficoltà che il fattore di come sono vissute e affrontate queste difficoltà, e cioè in un modo che tu trovi lontano dal tuo modo di vedere le cose e la vita). Cioè, quanto tu ti senti frustrata per il fatto, oltre che non ti piace (e lo comprendo) il fatto che tu abbia forse l’impressione che lui abbia promesso con leggerezza cose che non è stato in grado di mantenere, facendoti sentire trascinata in un entusiasmo iniziale, ti frega il fatto di provare frustrazione perché tu hai fatto tutte le cose per bene, secondo te, ma non è servito a portare a termine un progetto quando tu, forse,