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L’incontenibile disgusto per l’essere

di Suchende

Riferimento alla lettera: Salve, Direttore. Speravo di trovare un incipit più convincente, ma sono ore che fisso il vuoto del riquadro sullo schermo, senza trovare parole neanche lontanamente adatte per riempirlo. Non so neanche se esistono quelle parole che cerco. Forse, ancora una volta, mi aspetto troppo. Dopotutto, che colpa ne hanno le...
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Data di pubblicazione: 19 Marzo 2011

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Categorie: - Me Stesso

131 commenti

  • 76
    rossana -

    ciao Suchende,
    sono sempre nel pallone con i guai del computer: due soccorritori hanno già fallito il “riscatto”, pur migliorando un pochino le condizioni del moribondo scatenato, che sono stata costretta a tenere acceso per tutta la notte, a rischio di non potermi collegare più per salvare il salvabile.

    comprendo la tua ritrosia a metterti in gioco: voler cambiare e affrontare certi tipi di cambiamento sono imprese che a volte possono anche terrorizzare. spesso ci si incammina su questa strada quando si è giunti davvero al fondo del pozzo.

    l’unico mio dubbio è se insistere nel voler continuare a dialogare con te o attendere che sia tu a farti viva. mi lascerò trasportare dall’instinto, sperando d’imboccare la soluzione che meglio si adatta a te in questo momento…

    già un’altra volta qui mi è successo di perdere un amico, che aveva deciso di farla finita e forse l’ha fatto. mi aveva però avvertita prima di sospendere la comunicazione tra noi, e tu hai almeno vent’anni meno di lui e molta più forza di volontà e di voglia di vivere di lui.

    a presto, spero.

  • 77
    rossana -

    ciao Suchende,
    grazie ai pochi parenti capaci di aiutarmi, pare proprio che il mio computer abbia ripreso a ragionare… soprattutto la mia bimba, dai grandi occhi a farfalla (la compagna di mio figlio), è stata on line con me per quasi due ore da oltre oceano e mi ha insegnato molte cose nuove (che purtroppo dimenticherò presto) ma che sembra abbiano dato la botta finale al problema informatico.

    ti rendi conto anche tu di quante piccole cose belle ci succedano ogni giorno? un buon esercizio sarebbe di scriverne almeno tre su un quadernetto ogni sera, prima di dormire.

    si incontrano tante persone cattive, o magari anche solo stupide, ma di tanto in tanto si ha la buona sorte di incontrarne qualcuna speciale, come il traduttore giurato che mi ha dato delle utili dritte, collaudate dall’esperienza, per i documenti che devo preparare. spero non sia la premessa per spillarmi più soldi sulle traduzioni, anche se accetterei comunque volentieri tariffe più salate del consueto in considerazione dell’ottimo supporto che mi ha fornito su tutta la questione…

    sono stanchissima. buona notte!

  • 78
    rossana -

    Cara Suchende,
    mi pare d’intuire che non sei ancora pronta per “invertire la rotta”. Ti prego, però, di non affermare più in futuro che tutti quelli a cui ti sei avvicinata ti hanno voltato le spalle… Prima di eclissarmi dal tuo post, ti voglio raccontare un aneddoto di vita vissuta.

    Avevo poco più di 30 anni e mi trovavo a Lione, per seguire il secondo intervento al cuore di mio marito. Le sue condizioni di salute erano gravi ed è stato per me faticosissimo sostenerlo prima dell’operazione. Tiravo avanti a denti stretti per amore di mio figlio e non avevo la minima speranza nel nostro futuro a due. In questo stato d’animo mi dovevo sforzare a fargli coraggio e ad infondergli la voglia di lottare per poter continuare a vivere… In quel periodo, per varie ragioni, avevamo anche pochissimi soldi. Ricoverato lui in ospedale, presi alloggio poco lontano, in una pensioncina a prezzi stracciati, alla periferia della città.

    Dopo il lungo intervento, si trovava in rianimazione, con la cassa toracica segata, l’acqua nei polmoni e il terrore di dover morire. Mi chiedeva di aiutarlo ma non c’era nulla che potessi fare, se non stargli vicino come potevo per il poco tempo che mi era consentito. Rientravo alla pensione verso le 8 di sera, con il pacchettino di cibo per la cena. Non una lira per telefonare a parenti o amici per ottenere sostegno. Pioggia, freddo e buio all’esterno, nella seconda metà di novembre, tanta angoscia e tanta solitudine nel cuore.

    Una sera, attraversando la saletta del bar per andare in camera, un avventore mi si para davanti, chiedendomi in modo brusco: “Quanto?”. Subito subito non ho capito, poi ho cominciato a farfugliare qualcosa sull’ospedale. Il tizio affermò ad alta voce: “Queste piccole italiane vengono qui a fare le furbe. Credono sia carino farla annusare e poi farla anche sospirare”. Un secondo uomo, ben più alto e robusto del primo, si avvicinò e disse: “Sono il secondo: mi piacciono le novità d’oltralpe!” Il mio tentativo di proseguire fu immediatamente fermato con un braccio appoggiato a un tavolo dal primo interlocutore. Cercai con lo sguardo l’aiuto del barman, che era anche il padrone della baracca, e vidi con disappunto che sogghignava…

  • 79
    rossana -

    segue da 79

    Da un tavolo in fondo un terzo uomo mi si accostò alle spalle. Mi mise una mano in vita e mi disse: “Ti aspettavo…” Il mio disorientamento stava diventando paura, che mi serrava la gola, impedendomi anche di parlare. Il primo uomo si rivolse al terzo e gli disse: “Non t’immischiare!” Il terzo rispose: “Sei tu che ti stai immischiando, e sai bene che con me potrebbe essere dura.” Il secondo affermò qualcosa in argot sulla guerra d’Algeria mentre il terzo uomo, facendosi strada fra i due, mi accompagnava con mano ferma verso il bancone, chiedendo al barman le chiavi per una doppia… Qualcosa nel suo modo di spingermi in avanti mi rassicurava, forse anche perché non vedevo altre alternative.

    Salimmo le scale in silenzio. Appena entrati in camera mi disse: “Non abbia paura, non le farò né le chiederò niente. Ho dovuto agire così. Purtroppo, però, potrò pagare solo una parte della camera…” Mi raccontò di essere un reduce, che viveva poco lontano dalla città allevando api per far quadrare il suo magro bilancio. Mi si presentò anche con un nome scherzoso, per cercare di farmi rilassare: Monsieur L’Abeille (signor Ape)… Dormimmo vicini, o meglio cercammo di dormire, timorosi com’eravamo entrambi di spostarci troppo verso la metà del lettone, arrecando disturbo o inquietudine all’altro.

    Il mattino seguente raccolsi le mie cose e saldai il conto. Facemmo colazione insieme e poi mi accompagnò all’autobus. Mi abbracciò prima che salissi e mi salutò con la mano mentre il mezzo si allontanava verso l’ospedale: un uomo né bello né brutto, dal viso indurito dalla vita all’aperto e da chissà cos’altro, vestito semplicemente ma molto pulito e in ordine, come immerso in una sua particolare solitudine. Rientrata in Italia, ricevetti dopo qualche tempo una cartolina, tutta scritta, che ancora conservo, ma a cui non risposi… essendo sposata e non avendo informato mio marito sull’episodio. Ero quasi certa che non avrebbe mai potuto credermi, soprattutto sul modo in cui era trascorsa la notte.

    Tutto questo per dirti che al mondo ci sono persone che fanno del male in modo stupido e magari in parte anche inconsapevole, come la tua baby sitter o i giovani che ancora non sanno nulla per esperienza diretta, ma ci sono anche “angeli” che, pur essendo stati costretti a uccidere davvero e a passare attraverso chissà quali orrori, riescono a conservare un animo puro e il piacere di dare.

    Buona Pasqua e buon cammino!

  • 80
    Suchende -

    Rossana, quasi tutti i giorni venivo a controllare se avessi aggiunto un nuovo messaggio. Mi ha fatto davvero piacere sentirti vicina, anche se negli ultimi 3-4 giorni internet si è rifiutato categoricamente di funzionare. Ora, finalmente, la sorpresa di provare, con una certa rassegnazione nel cuore, e riuscire inspiegabilmente a mettersi in contatto con il mondo esterno! E’ buffo considerare quanto basti poco a farci sentire spaesati, tagliati fuori dalla civiltà. Eppure abbiamo affrontato tanti anni di storia senza computer e internet! Non sono stati giorni facili, hai ragione, ma suppongo non lo siano mai per nessuno. Il giorno dopo aver lasciato qui il mio messaggio ho avunto un attacco di panico, molto simile ad una vera crisi isterica. Detesto queste dimostrazioni emotive, ma purtroppo non riesco a controllarle per bene e probabilmente il sentirmi debilitata anche fisicamente ha fatto sì che i miei nervi crollassero più facilmente. All’inizio sembra sempre che non debba succedere niente: ho solo voglia du accucciarmi, di diventare piccola, piccola, sempre più piccola, fino a implodere, fino a sparire del tutto, poi pian piano pensieri soppressi, parole celate troppo prepotentemente e per troppo tempo iniziano a prendere il sopravvento e a fuoriuscire a fiotti (che sono più che altro mormorii convulsi) mentre gli occhi sono chiusi e tagliano fuori la realtà. Ho scritto una poesia, una volta, sull’estraniazione. Scritta molto di getto, però mi ci rivedo abbastanza. Sono diversi tipi di estraniazione che culminano tutti nella dimostrazione massima, che per me è rappresentata da alcune fasi dell’attacco di panico. In particolare, la prima volta che mi successe, rimasi colpita dalla sensazione di pace e estraneità al mondo esterno. Quando non urlavo, non piangevo e non cercavo di ferirmi, sprofondavo in una sorta di limbo, in una dimensione parallela per cui tutto ciò che mi accadeva intorno non mi interessava, non mi apparteneva. Penso che sia, fra tutte le sensazioni che abbia provato, quella che si avvicina di più alla pace. Solo che a scuola non posso abbandonarmi: chiamerebbero i miei genitori, mi manderebbero in ospedale. E’ stato già difficile cercare di non farlo questa volta, il professore di storia e filosofia e il bidello sono stati adorabili. Oh sì, immagino di dover ringraziare anche le…4/5 ragazze che mi trattenevano. Una ragazza in particolare. Io non capisco cosa l’attragga di me. In effetti prima eravamo più vicine, ma è un anno ormai che parliamo poco e in genere sono io che l’assillo con i miei problemi e le mie vuote speculazioni. A volte mi sento gelosa anche di lei, per le sue gambe perfette, il suo essere così solare, così impulsiva senza sembrare stupida. E io mi sento malissimo a costringerla a prendermi a schiaffi o ad aprirmi la bocca a forza perchè mi rifiuto di respirare o a sorbirsi le mie urla inconsulte. Mi sento in colpa perchè non ho il diritto di comportarmi così, perchè sono solo una ragazzina viziata.

  • 81
    Suchende -

    Se penso a questo, davvero mi viene da dire che andare a morire in Norvegia è l’unica soluzione. Forse davvero ci sono persone buone in questo mondo, però ho paura di crederci, ho paura di sbagliare, ancora, e di restare fregata. “Resti fregata e allora? Ricominci.” mi si potrebbe obiettare. Il fatto è che a un certo punto ci si stanca. Il fatto è che IO sono stanca di credere nelle persone e non so se valga la pena vivere per me stessa se alla fine comunque morirò. Se fossi capace di scrivere in maniera decente andrei in giro a cercare l’ispirazione e vivrei di poesia, ma non ne sono capace, non sono capace di nulla, in fondo. Non so, mi sembra di scrivere sfoghi di un’adolescente qualunquista, ma non credo sia così. Se solo non fossi così affamata di “altro”! Forse ci godo a pormi sempre le stesse domande e a sbattere contro i miei stessi limiti. Cercare di assorbire tutto, cercare un senso, cercare risposte, cercare domande, cercare persone, cercare sogni, cercare, cercare, cercare, suchen, suchen, suchen… e vivere è come guardare il sole con gli occhi spalancati, sentire il fuoco irradiare l’iride e non battere un ciglio. Però quanto potrò andare avanti, mi chiedo, prima di divenire cieca?
    Ho parlato con Ted (il professore di storia e filosofia). E’ stato molto dolce. Doveva tornare a casa (abita, tra l’altro, in un paesino che dista quasi 1 ora di macchina dalla mia scuola) eppure è rimasto un po’ lì con me. Ne abbiamo parlato, gliene ho parlato, molto brevemente, senza scendere nei dettagli. So che mi avevate consigliato di lasciar perdere, ma non ce la facevo più: dovevo dirlo a qualcuno e lui è l’unica persona con la quale riesca a parlare chiaramente. Non ricordo se prima o dopo l’aspetto dell’abuso, ha fatto, inoltre, una cosa molto bella. Non ricordo proprio cosa stessi dicendo (ero molto stanca e avevo pianto e urlato per quasi due ore), ma a un certo punto ha preso un leggero slancio, si è avvicinato al lettino sul quale ero seduta con le gambe incrociate, e mi ha sfiorato la mano, per farmi forza. E’ stato un attimo: ha ritratto subito la mano, come se avesse preso la scossa, ma io voglio pensare (forse illudendomi) che l’abbia fatto per un suo modo di essere discreto e timido, piuttosto che per un senso di disgusto derivato dal contatto con me. Comunque, si era fatto promettere di parlarne con lo psicologo e io l’ho fatto. Ha detto che devo vedere l’accaduto come “segno d’affetto”, come cosa normale,che non mi rende affatto “mostruosa”. Ci provo, anche se non mi sembra molto diverso dallo scuotere con forza la testa ogni volta che il pensiero mi sospinge verso quell’angolo buio,come avevo fatto fino a poco tempo fa. Il fatto è che il dottore vorrebbe che io frequenti i miei coetanei, che faccia le bravate da 16 enne, che parli di moda, di ragazzi e di vip. Ma se io non fossi così? Egli è convinto che questo mio essere intellettuale sia un male, che sia solo una maschera per celare la mia profonda insoddisfazione fisica(contiua)

  • 82
    Suchende -

    (continua da 82)e forse in parte è anche così, ma se a me piacesse pensare in un certo modo? Se fossi semplicemente più matura, per alcuni aspetti, dei miei coetanei? Dovrei per forza costringermi a stare con loro? Non che non abbia proprio relazioni, a volte cerchiamo di convivere, anche se sono sempre io quella che alla fine viene presa per i fondelli, ma d’altro canto ogni qual volta ho provato a passarci del tempo mi sono sempre sentita incompleta, se non addirittura vuora, annoiata e desiderosa di vedere altro. Il dottore ha anche aggiunto che dovrei sistemare le cose con il ragazzo con il quale mi stavo sentendo, ma anche per quanto riguarda questo argomento non so se seguire i suoi consigli. E’ che un ragazzo che non vuole impegnarsi come potrebbe aiutarmi? Però forse è qui il mio errore. Cerco qualcuno che mi aiuti, che mi dia delle indicazioni da seguire, un manuale di istruzioni per la vita, da ricompensare con le attenzioni fisiche, per quanto ritenga il tutto motivo di imbarazzo, non sentendomi all’altezza. Per quanto riguarda il fisico, io ci provo a mettermi a dieta, a fare esercizi, a comprare abiti carini, a valorizzarmi in genere, però poi c’è sempre quella presenza inquietante ed opprimente, mia madre, che soffoca tutti i miei tentativi di parto di una femminilità nuova e riscoperta. Per cui piange se non mi ingozzo di cibo, si fa venire le crisi se mi vesto in modo da mettere in vista le curve, elogiando gli abiti che invece mi vestono malissimo. E appena c’è l’occasione parte la sviolinata sul sesso, sulle ragazzine incinte che deve visitare. In più non vuole che cresca, vuole fare sempre tutto lei, non mi lascia mai lo spazio per provare, per sbagliare, per fare esperienza. E se poi, per caso, la riesco a convincere a lasciarmi tentare, capita sempre che sbaglio e come mi pesa sull’orgoglio e sulla psiche quello sbaglio! Avrei dovuto saperlo che ero inadeguata a quel lavoro. Ecco, parlare di mia madre mi stanca molto. Ho scritto appena qualche riga, eppure mi sento già distrutta. Mi ero fatta delle fotografie che mi servivano per il corso di teatro, e avreste dovuto vederla la faccia di mia madre in quel momento. Chissà se scappassi di casa come la prenderebbe. In ogni caso sono preoccupata. A parte la scuola, la guerra, il tempo che passa (considerazione che diventa giorno dopo giorno fonte e spunto di un’angoscia sempre più radicata e viscerale) ci sono tutta una serie di considerazioni sulle mie relazioni umane che vorrei fare, anche se non credo di averne il tempo e la forza per farlo qui ed ora, e avrei ancora tante cose da scrivere… Ad ogni modo mi domando se sia possibile sbagliare e passare per impediti qualunque cosa si dica o si faccia. Perchè è esattamente così che io mi sento. Negli ultimi tempi ho iniziato anche a fumare canne. Era capitato in precedenza che mi facessi qualche tiro, ma si trattava di episodi assolutamente sporadici ed isolati. (continua)

  • 83
    Suchende -

    (continua)Ora, invece, galeotte le feste di 18 anni e chi ci va insieme a me, quasi ogni settimana almeno un paio se ne vanno, con picchi massimi di 7 in 2 ore circa (ovviamente mai da sola; anzi, in quel caso particolare ero in compagnia del succitato ragazzo-salvatore, la cui vicinanza è, come dire, sempre alquanto piacevole per i miei sensi). Il motivo? Assoluto desiderio di distruzione del pensiero convenzionale. Così mi brucio i neuroni? Assolutamente possibile, ma ciò non toglie che la realtà “lucida” diventa ogni giorno più turpe e dolorosa e io vorrei solo l’inconsapevole esistenza tipica della realtà onirica. Un po’ per amore del sapere, forse, un po’ per sperimentare nuove branchie del sentire, un po’ per chiudere gli occhi e, soprattutto, chiudere la realtà, con tutte le sue problematiche contraddizioni, al di fuori del proprio io. E ho paura del domani, anche. Ho paura della routine, di ritrovarmi fra una ventina d’anni con un lavoro che non mi piace, un matrimonio freddo e sterile con un marito che a stento vedo e che mi tradisce per qualche ragazza più giovane e bella di me e, se le cose andassero proprio male, anche uno o più figli da crescere, senza avere la minima idea di come fare. E la monotonia, la vecchiaia, l’assenza di tempo a disposizione per pensare, riflettere, coltivare passioni, fare esperienze completamente nuove. Una volta, Rossa, mi hai chiesto cosa ne pensassi del destino. Non lo so. Non so neanche se credere in un ente creatore che ci abbia dato le “potenzialità” per vivere la nostra vita secondo le nostre inclinazioni, in quanto, secondo me, sul ruolo che assume Dio nell’ambito della creazione del singolo ci sono diverse interpretazioni e versioni più o meno ricche di dettagli. A prescindere, ora, dalla visione cristiana del destino, beh mi piacerebbe credere di essere io la padrona di me stessa e della mia vita, di essere l’unica persona a poter scegliere e a portare avanti la mia esistenza in un certo modo e sarebbe anche più semplice, credo, considerare che tutto quello che ho fatto ha dipeso solo ed esclusivamente da me. Sarebbe più semplice, perchè non ci si dovrebbe confrontare con il ruolo che ha la figura dell’ “altro” nella nostra vita. Immagino sia fastidioso ammettere che la nostra vita è anche quella degli altri, nella misura in cui noi siamo condizionati e forse viviamo addirittura in funzione di ciò che l’altro ci può dare, ci può trasmettere, ci può togliere, anche. Se un individuo vivesse da solo, senza alcuna possibilità di entrare in contatto con niente (perchè “altro” non significa solo un’altra persona),sfido quell’individuo a rendersi perfino conto di essere vivo. Non sono una fatalista e vorrei non pensare che la mia vita dipenda solo da ciò che di me si è generato in seguito a confronti su confronti, però penso che alla fine anche le scelte prese in totale autonomia sono frutto di considerazioni che senza un previo confronto non sarebbero potute esserci.(continua)

  • 84
    Suchende -

    Bisognerebbe capire anche, secondo me, se un individuo, quando viene generato, presenta già in sè alcune caratteristiche psicologiche, quando avviene la nascita del pensiero e tutta una serie di considerazioni che ci facciano delimitare il raggio d’azione dell’influenza altrui rispetto a quelle che sono le oggettive propensioni del soggetto. Ma sono argomenti ancora molto fantascientifici e lungi da me il volerti annoiare con vuote considerazioni pseudo-filosofiche. Diciamo che immagino ci si influenzi a vicenda, vorrei capire in che misura, ma ci sono ancora troppe cose da capire e immagino che, ora lasciando in parte le eventuali scoperte scientifiche sulle caratteristiche prenatali dell’uomo, la terribile domanda sul destino, come tante altre domande, rientri in quel gruppo malefico che la ragione non riesce a toccare. Non so se ti è (o vi è)mai capitato di porti una domanda e non riuscire più a uscirne. Provare varie tesi e trovarsi sempre di fronte ad un muro immaginario, una sorta di campo elettromagnetico che non ti lascia progredire con le tue considerazioni, malgrado tu ci vada contro ancora e ancora e ancora. E’ una cosa che faccio spesso, anche se poi mi viene un’emicrania pazzesca e un grande senso di vuoto dentro.
    A volte penso che sarebbe facile, vivere. Forse basterebbe non pensare. Eppure uno dei pensieri con cui mi coccolo è camminare mano nella mano con una persona (che cambia a seconda di quale credo che sia la persona giusta con cui fare certe cose. Si tratta prevalentemente di maschi, lo ammetto, forse per il desiderio di sentirmi anche amata e protetta. Per un periodo c’era stato anche quel mio famoso compagno di classe; ora credo il mio professore, Ted)in un campo di grano o su uno sterminato prato verde. Camminare e sentirsi compenentrati dalla natura, dal caldo sole splendente, dal profumo dell’erbe o del grano maturo, i cui alti steli ci solleticano le braccia e la pancia mentre giochiamo a rincorrerci, a nasconderci, a perderci, per poi ritrovarci. E parlare, parlare, parlare di tutto. Di filosofia, di poesia, di storia, di paure, di affetti, di gioie, di dolori, ascoltando la musica. Beethoven o i Pink Floyd o quello che capita, insomma. Ci basterebbe anche il solo stormire del vento fra le fronde degli alberi o fra gli steli dorati e il rumore dei nostri pensieri e dei sospiri e delle risa.
    Già. Ma trovarla una persona capace e disposta a fare tanto!
    Vorrei credere di desiderare di non aver bisogno di sognare, di arrivare al punto di accettare ed amare la realtà così come essa mi si presenta alla vista, però devo ammettere che quando ci penso, ho la costante sensazione di uccidere, in questo modo, una parte di me stessa. Forse mi sono abituata all’idea di soffrire, di vedere le cose in un certo modo. Come ha detto Ted, ho trovato un mio equilibrio, per quanto precario e forse sbagliato, in questa mia condizione di malessere e credo che sia anche perchè una parte di me associa l’idea di essere serena (continua)

  • 85
    Suchende -

    (continua da 85- sì, ogni tanto mi dimentico di segnare il messaggio precedente, comunque sono tutti concatenati)a quella di essere mediocre. Non so il perchè in effetti.
    Comunque sia, ora meglio parlar d’altro. Sento, Rossa, che dici che sei sul forum perchè sei in cerca di aiuto e mi sento un verme se penso che tu sei qui tutti i giorni a confortarmi, a parlarmi dei piccoli piaceri di tutti i giorni, senza che io faccia(e riesca a fare) nulla per esserti di conforto. C’è una canzone carina di un gruppo di ragazzini tedeschi, caduti ormai anche loro nelle fauci dello showbusiness, ma che, al tempo, avevano ancora un potenziale niente male, che dice “Ihr könnt doch alle etwas tun bevor wir auf der Straße sitzen.Habt keine Zeit euch auszuruh’n, schon kleine Dinge, die uns nützen” che in italiano sarebbe “Potete tutti fare qualcosa, prima che finiamo per strada.Non è ancora tempo per rilassarsi, sono le piccole cose che ci aiutano”. Questo per dirti che non scrivi cose stupide, il fatto che io sia un’appassionata di storia e filosofia significa ben poco, tanto più che già ho il vizio a farmi le cosìdette “pippe mentali”, e riflettere sulla bellezza delle piccole cose e della semplicità della vita di tutti i giorni non potrebbe che farmi bene.

    Voglio ora rispondere un attimo a unamamma, sperando che passi presto di qui e si renda conto che non è passato ignorato il suo messaggio, anzi, se non avessi ritenuto estremamente difficile risponderle, non mi sarei presa tutto questo tempo per farlo. Certo che puoi chiamarmi Suc, è solo un nome, dopotutto. Io non ho mai detto nulla a mia madre perchè, non so se hai letto i precedenti commenti, il rapporto che ci lega non è dei migliori. Non perchè lei non mi voglia bene o non me ne abbia voluto in passato. Anzi, sono io che preferirei che i miei genitori non mi volessero bene. Il fatto è che non sopporto mia madre, non sopporto il suo volermi protegger. Ecco, penso che sarebbe inutile parlare di certe cose con mia madre perchè sono abbastanza convinta che ella non mi sarebbe di alcun aiuto e questo anche per una questione di dinamiche relazionali. Il fatto è non è mai stata realmente con me. Dice di amarmi, e io sono sicura che sia così, ma non come persona, non per come sono io, ma perchè sono sua figlia. Può sembrare paradossale,ma l’idea che qualcuno ti ami e ti amerà per sempre, qualunque cosa tu faccia e a prescindere da come sei, aiuta fino a un certo punto. O almeno io non ne ho mai tratto un grande giovamento. Mi sono sempre sentita soffocare da tutte queste attenzioni che hanno per altro indotto in me una serie di sensi di colpa più o meno grandi. Se ad esempio facevo qualcosa di male, come le cosa sopra raccontate che facevo a mio fratello, mia madre, che nn era stata con me per tutto il giorno, continuava a coccolarmi. Per un bambino ritrovarsi ricoperto da improvvise attenzioni da parte di una persona che si vede poche ore al giorno è estremamente confusionario. (continua

  • 86
    Suchende -

    (continua da 86) Le domande dei miei genitori, le loro attenzioni mi hanno sempre infastidito, nel senso che non mi hanno mai fatto sentire completamente bene, ma ho sempre provato una forte sensazione di malessere, una vocina interiore che mi diceva di non essere degna. Una volta decisi che volevo scappare di casa. la ragione era abbastanza futile a onor del vero, ma quando arrivai davanti la porta di casa ripensai a mia madre che veniva ad abbracciarmi e mi sentii terribilmente in colpa. rinunciai non perchè pensavo mi sarebbe mancata mia madre, ma perchè temevo che sarei mancata io a lei. Coccolare mia madre è sempre stato un dovere, più che un piacere, per me che ho iniziato ben presto a provare repulsione per quasi tutte le dimostrazioni affettive. attualmente tollero solo gli abbracci, forse perchè mi immobilizzano e se una persona mi stringe forte le sue mani non possono farmi altro male. In ogni caso tutto ciò che posso consigliarti è di non essere ossessiva. I miei genitori sono entrambi ginecologi e mi hanno fatto un lavaggio del cervello da quando avevo 10 anni sul sesso e la sua negatività e io quando ho iniziato a manifestare una certa curiosità (forse anche normale) verso l’argomento pensavo ai discorsoni gridati dei miei genitori. Una volta accadde una cosa singolare: iniziarono ad insistere forsennatamente con domande imbarazzanti su ciò che mi avesse fatto una mia insegnante. La povera donna non aveva fatto niente. Erano le vacanze della 5 elementare e io,che le ero molto legata, ero andata a stare un po’ con lei in una casa che aveva in campagna (la mia era una scuola privata tenuta da suore e la suora in questione era come un membro di famiglia per tutti i ragazzini della sua classe). Solo che, ahimè, l’avventura si era rivelata molto meno divertente del previsto e io avevo chiesto ai miei di venirmi a prendere prima. E c’è un che di comico nella voce allarmata, ansiosa, preoccupata fino all’inverosimile dei miei che mi chiedevano se l’insegnante mi avesse “toccata” con una repulsione e un panico nella voce da spaventarmi a morte. Io credo che per far sì che tua figlia si fidi di te è importante che ci passi tempo, il che non significa arrivare alle 20.30 a casa e ricoprirla di baci e coccole per 3 ore, fino a quando vai a dormire perchè alle 5.30/6.00 inizia una nuova giornata di lavoro. I genitori devono far sentire i propri figli speciali, amati, ma è importante, credo, non eccedere e far capire ai bambini che, innanzittutto, loro MERITANO di essere amati per quello che sono. E’ una via comportamentale che oscilla fra l’atteggiamento di chi ama e coccola a prescindere e quello del vecchio sistema del bastone e della carota, una via sicuramente sottile e non so se sia possibile raggiungerla e mantenerla sempre. Penso di no, ma credo sia ugualmente importante provarci e ricordarsi che i bambini sono sempre persone, che devono crescere, devono sbagliare, devono imparare. (continua)

  • 87
    Suchende -

    (continua da 87) Non chiudere tua figlia in una campana di vetro per paura, come ha fatto e cerca ancora di fare mia madre. Io, almeno, ne ho ricavato solo ansia da prestazione (per la paura di non fare mai abbastanza per meritare simili attenzioni)e paura maniacale dell’ “altro”. Poi magari ho detto solo una caterva di stupidagini. Dopotutto sono solo una ragazzina spaventata a morte dalla vita…

    P.S. scusate se ci sono diversi errori, ma ho scritto tutto di getto. Scrivo sempre tutto di getto, probabilmente per paura che sopraggiunga un irragionevole senso di vergogna che mi impedisca di continuare a scrivere qui. Volevo solo specificare, perchè non era chiaro, che non è stato il professore a dirmi che devo prendere ciò che mi è accaduto come una manifestazione d’affetto, ma lo psicologo. Non so, il fatto che sembra considerare sempre molto poco cose che sono per me fonte di grande preoccupazione dovrebbe alleviarmi l’ansia, eppure non riesco a fare a meno di sentirmi sempre un po’ inadeguata quando parlo con lui.

  • 88
    rossana -

    ciao Suchende,
    i tuoi post sono stati per me il più bel regalo di Pasqua, unitamente agli iris blu (ricordo di mia madre) che, giorno per giorno, continuano a sbocciare sul davanzale (non tutti i fiori sono così generosi!).

    mi DELIZIA leggerti, anche se a volte i tuoi concetti diventano un po’ difficili per la mia terza media (il corso professionale successivo è stato del tutto inconsistente)! come sei fortunata a poter studiare e ad aver modo di conoscere tante cose in modo indiretto!!!

    possono non essere abbastanza utili per la vita ma sono senz’altro utili a intrattenerti con te stessa, in attesa della possibilità di scambiare idee e opinioni con altre persone in sintonia con la tua preparazione e i tuoi interessi.

    sta lievitando in me il desiderio di incontrarti, di stringerti e di iniziare con te un rapporto amichevole meno virtuale… abiti al nord, al sud o al centro del Paese? mi sembra di intuire centro…

    devo rileggere il tutto con più calma, anche se già avrei risposte da darti: voglio elaborarle meglio in un momento in cui mi senta meno stanca e meno sola. la ricorrenza delle feste più importanti sono sempre un brutto passaggio!

    un abbraccio affettuoso.

  • 89
    rossana -

    ciao Suchende,
    cercherò di commentare, post per post, tutti gli argomenti che hai trattato.

    innanzitutto, però, e credo di ripetermi, non ti devi preoccupare di me: da tempo ho imparato a “reggermi in piedi” da sola, sia pure, a volte, con fatica. e non mi aspetto nulla da nessuno. di tanto in tanto mi basta potermi confrontare esprimendomi in totale sincerità…

    vengo qui essenzialmente per mantenermi in contatto con il mondo, avendo scelto di vivere sola. mi piace anche offrire il poco che ho imparato, per sentirmi ancora utile, e spesso traggo insegnamenti indiretti da quanto altri scrivono…

    questa tua modalità di evasione dalla realtà (preferisco “evasione” a “estraniazione”) mi è ben nota, avendola sperimentata: “Quando non urlavo, non piangevo e non cercavo di ferirmi, sprofondavo in una sorta di limbo, in una dimensione parallela per cui tutto ciò che mi accadeva intorno non mi interessava, non mi apparteneva.”

    a mio avviso, è la logica reazione al voler tener sotto controllo pensieri e sensazioni, nell’incapacità di affrontarli. si riesce per un po’ e poi prendono il sopravvento, portandoci nella dimensione di dolore che abbiamo cercato a lungo di evitare. succede con entità e modalità implosive diverse, da soggetto a soggetto, da pena a pena, ma la dinamica spesso è la stessa.

    il trucco sta nell’imparare a “pilotare” il processo, impedendogli di diventare troppo deflagrante. si può imparare a percepire il crescendo dell’uragano che sta per scatenarsi e riuscire a indurlo a manifestarsi in una forma più frequente ma meno dolorosa.

    in realtà, per me questa non è nemmeno evasione: la definirei piuttosto una tregua o, meglio ancora, un ritorno allo stato di natura in cui si dovrebbe poter vivere almeno per buona parte del nostro tempo, esattamente come un fiore, un albero o un animale. lasciando, cioè, da parte tutto quello che non è semplice e pura esistenza e che rischia di farci troppo soffrire per… il troppo pensare.

    la mente dev’essere un servitore, non si deve permettergli di farci del male, perchè spesso il male è prodotto da noi stessi in un assurdo confronto con il mondo circostante, che non conduce a niente di buono se esasperato (meglio la quercia o il bambù?).

    in questo senso siamo noi a determinare il bene e il male nella nostra quotidianità, a portarci verso il sole o verso il buio. siamo noi in definitiva i fautori del nostro modo di vivere…

    se ti trovi a scuola nel momento in cui percepisci che ti sta sfuggendo il controllo delle emozioni, non puoi chiedere di assentarti dall’aula spiegando che non ti senti bene? affronta i tuoi mostri da sola ogni volta che puoi, tanto tu sola potrai vincerli, prima o poi…

    non che l’aiuto degli altri non sia utile. lo è, e moltissimo, ma lo spunto di voler lottare non può che partire da te e la vittoria sarà ugualmente tutta tua, cominciando con l’apprendere, a poco a poco, ad essere padrona di te stessa…

  • 90
    rossana -

    (segue da 90)

    le persone buone con cui veniamo in contatto sono molte ma, come si suol dire, “non fanno rumore” e per lo più passano inosservate, a meno che non entrino in contatto diretto con gran parte dei nostri momentanei, FORTI bisogni (nella mia ormai lunga vita ho incontrato soltanto tre arcangeli indimenticabili – due uomini e una donna – e parecchi cherubini, che fatico persino a ricordare…). e sono quelli che davvero hanno il piacere di dare senza chiedere NIENTE in cambio.

    inoltre, si deve tener presente che, con tutta la miglior buona volontà, sono pochissime le persone che davvero ci possono capire e che hanno risorse e tempo a disposizione da dedicarci. molti sono in grado di intervenire in nostro aiuto in casi di emergenza ma quasi nessuno ha la possibilità di accantonare a lungo le sue esigenze, di vario genere, per seguirci nella nostra evoluzione.

    hai fatto benissimo a parlare con Ted, se ti sentivi di farlo. tieni conto, se e quando vuoi, dei suggerimenti o consigli che ti vengono dati ma poi fai sempre di testa tua: tu sei quella che meglio sa di cosa ha bisogno.

    il colloquio è stato comunque molto proficuo, in quanto non solo non hai trovato chiusura ma hai percepito in modo tangibile la sua vicinanza e ti ha indotta ad aprirti con lo psicologo, cosa che non succedeva e che avrebbe dovuto essere già accaduta da tempo. hai dunque scelto una persona in grado di percepirti a fondo!

    ti sembrerò cruda ma ti assicuro che sono del tutto convinta di quanto sto per asserire: non ti aspettare mai niente dal prossimo e convinciti anche tu, fin da subito, che sono ben pochi, e molto rari, i sentimenti che durano per sempre, ad eccezione, forse, di quelli alimentati in modo positivo nell’infanzia. così non sarai mai delusa e non avrai scuse nell’affermare che sei stanca di illuderti…

    secondo me, sei in una fase delicata nell’aprirti la strada verso la luce, il momento magico in cui stai valutando le possibilità di uscire dalla tua prigionia, desiderosa di avviarti su un nuovo cammino, cominciando con la più logica delle richieste: “io sono così… mi puoi accettare e capire?”. non saranno molti in grado di farlo (e non solo nel tuo caso) ma, soprattutto, tieni sempre presente che la qualità delle risposte dipende dalla tua capacità di selezionare le persone giuste.

    non devi, poi, sottovalutare le parti di eccellenza che hai (come la capacità di pensare, analizzare e comunicare, ad esempio). a che serve buttarti a terra da sola? perchè non ti vuoi riconoscere quello che di ottimo ti caratterizza (come il tuo impegno nello studio e la tua capacità di amare)? bisogna che tu ti autodefinisca prima di proseguire oltre nei tuoi confronti. tu non sei soltanto la bambina che è stata turbata nella crescita in modo stupido e superficiale (per non dire di peggio). sei ben altro! ma devi essere tu per prima a sapere chi sei, se desideri che altri ti possano conoscere nella tua interezza e non solo nelle tue carenze…

  • 91
    unamamma -

    Cara Suchende mi fa molto piacere che tu mi abbia letta e “ascoltata”..passavo spesso di qui per vedere se i avevi risposto e sono contenta che tu lo abbia fatto. Lo sai, anche la mia bimba non ha un carattere semplice. Ha due anni ma è nata ribelle. Non ama particolarmente le coccole e si concede solo quando vuole lei. All’inizio ci rimanevo male..ora ho imparato ad assecondarla e la coccolo solo quando lei vuole e comunque si lascia coccolare solo da me e un pochino dal padre e dalle nonne. E’ un bel po’ capricciosa e spesso è nervosa senza motivo. Io tendo a non assecondare i suoi capricci e spesso facciamo proprio a braccio di ferro e non cedo fin quando lei non ubbidisce (tipo butta qualcosa a terra per dispetto e io la costringo a raccoglierlo oppure si fa prendere da un attacco isterico e io la metto sul letto e non la prendo fin quando non si calma, in genere tendo a non asseccondare i suoi capricci). Riguardo il tempo…hai ragione questa cosa della qualità del tempo è una sciocchezza. Mia madre era casalinga ed è sempre stata con me..io lavoro la mattina. Il pomeriggio stiamo quasi sempre insieme. Anche se non riesco a stare tutto il tempo dietro ai suoi giochi perchè una mamma deve purtroppo fare tante cose. Quando dici : il fatto è non è mai stata realmente con me. TI spieghi meglio per favore. Troppe attenzioni..troppo affetto? In che senso? Ecco mia figlia è ancora troppo piccola e non posso certo fare grossi ragionamenti..ti posso chiedere se hai ricordi di quando eri così piccola e di cosa avresti voluto. Te lo chiedo perchè io ad esempio sono stata una bimba abbastanza felice almeno fino ad una certa età e quindi mi chiedo se mia figlia avesse dei disagi da cosa potrei capirlo? Oddio scusami se ti faccio tutte queste domande magari anche seccanti ma vedi io credo che i ragazzi “diversi” … “problematici” (non voglio offenderti Suc) ci siano e io vorrei essere un adulto presente, un adulto che è stato un adolescente e che ha avuto magari gli stessi problemi (sono stata una ragazzina in carne…e sto tornando ad esserlo con immenso dispiacere) e che forse puo’ aiutare anche magari dicendo “questo problema lo risolvi da solo, se sbagli pazienza, vuol dire che ritenti.” Sono sicura che non bisogna eccedere con i figli in nessuna cosa ma cara Such siamo esseri umani e ci portiamo dientro e dentro anche quello che siamo noi..poi i figli..sono essere umani anche loro..diversi da noi e non possiamo fare altro che aiutarli e sostenerli per quanto possiamo e riusciamo. Mi permetto di suggerirti di vedere il lato “buono” dei tuoi genitori, loro almeno si sforzano di farti sentire amata (magari sbagliano) ma non ti hanno abbandonata, magari eccedono, magari sbagliano il modo, magari anche loro hanno dei limiti, come li ho anche io, li abbiamo tutti… pero’ Such ci sono e tu non devi sentirti in colpa se loro ti vogliono bene a prescindere. Certo io ti avrei dato un ceffone se tu avessi spinto il fratellino e te lo darei anche oggi

  • 92
    unamamma -

    se scoprissi che ti fai le canne e magari litigheremmo furiosamente e saresti incazzata a morte con me..ma io sono fatta così.. se mia figlia fa qualcosa di sbagliato la riprendo ovviamente dipende da tante cose ma comunque tendo a non essere troppo permissiva perchè in questo modo sono stata educata anche io e perchè caratterialmente sono così ma questo mio modo di essere potrebbe andar bene ad “un” figlio e meno bene ad “un” altro..proprio perchè i figli sono persone… Ma aldilà di tutto pero’ Such saremo pur legati da qualcosa di diverso e speciale, non credi? Non credi Such che a prescindere da tutto (modo di essere, mondo esterno, filosofia di vita ecc)con i genitori ci sia qualcosa che vada oltre? qualcosa che non si vede..che forse non si sente nemmeno a volte ma che c’è, che esiste a prescindere. Tu sei una persona intelligente Such, ti fai anche un sacco di domande e va bene, ma non avere fretta.. già..non avere fretta di trovare quello che cerchi. La vita ti ha tolto ma ti ha anche dato… Posso dirti che mi pare tu abbia fretta? Fretta di vivere..fretta di qualcosa…non saprei nemmeno dirti cosa e credo che nemmeno tu lo sappia.Perte tutto da molto lontano ed ora è complicato tornare indietro ma si puo’ ANCORA. Questa è la parola di svolta. ANCORA. Sei in tempo Such.. sei in tempo per vivere senza l’ansia di vivere tutto e subito. E comunque 16 anni sono un’età difficile, e non scherzo..ma passerà..passerà credimi. Ti sono vicina ma ti prego di non continuare a fare “cazzate”. Una mamma.

  • 93
    rossana -

    ciao Suchende,
    riprendo i miei commenti sui tuoi scritti.

    premesso che non intendo criticare chi non conosco e che magari l’attitudine di ridurre il castello a una baracca è quella giusta, non mi sembra che lo psicologo che frequenti sia molto adatto a te. sai da quanto tempo esercita la professione? hai riscontri di pazienti soddisfatti, magari incontrati in sala di attesa?

    non lo ritengo adatto perchè per riuscire ad aprirti con lui hai prima dovuto farlo con noi e con il tuo professore… cosa per lo meno strana, che potrebbe significare scarsa sintonia fra voi.

    lo ritieni più intelligente di te? questo è di solito il mio metro di misura per accettare una leadership in qualcosa, anche se in certi casi mi devo accontentare di qualcuno che sia più preparato di me nel settore di volta in volta coinvolto, soprattutto quando si tratta di aspetti tecnici.

    secondo me, dovrebbe indirizzare la tua personalità verso una maggior consapevolezza complessiva (con successiva accettazione graduale di fatti e persone, a partire da te stessa) non volerti ridurre al livello della maggior parte dei tuoi coetanei quando è evidente anche a un cieco che hai una maturità nettamente superiore. può essere vero che il troppo pensare nuoce ma mi sembra anche innegabile che se uno nasce quadrato, o si evolve in quadrato, non è che poi, se un altro glielo chiede, può diventare tondo! riflettici un po’ su e vedi cosa puoi fare in merito.

    mi sembra innegabile che stai vivendo un momento in cui hai un disperato bisogno di sostegno, e il bisogno è talmente forte che lo cerchi ovunque ma che preferiresti trovarlo, com’è logico che sia, nell’altro sesso. anche rispetto a un ragazzo con cui accompagnarti potrebbe valere il principio che, per poterti sorreggere, dovrebbe essere più forte di te, almeno strutturalmente parlando.

    detto questo, mi dispiace dover ribadire qualcosa che può non piacerti: se ci si vuole appoggiare a qualcuno, nella maggior parte dei casi si finisce per imbattersi in qualcuno che desidera appoggiarsi a noi. a volte può anche funzionare ma è sempre preferibile imparare prima a reggersi da soli, almeno nelle parti più significative della nostra costruzione interiore. un compagno dovrebbe essere la ciliegina sulla torta ma, prima, si dovrebbe essere in grado di preparare almeno una ciambella!

    alla tua età è giusto fare esperienze ma non bisogna attendersi troppo fin da subito, per la verità non bisogna aspettarsi troppo mai! se in un’intera vita si possono incontrare due o tre angeli, è già grasso che cola se si ha la fortuna di incappare, prima o poi, in un amore sincero e ricambiato. e non è che si trovi domani, sulla porta di casa, anche se qualche fortunato in tal senso può anche esistere…

    mi rendo conto che ti posso sembrare fredda perchè scrivo di raziocinio quando io stessa a volte mi sono comportata, e ancora mi comporto, non proprio in linea con i pensieri. d’altra parte, pratica e teoria non sempre vanno d’accordo…

  • 94
    rossana -

    (segue da 94) si fa quello che si può, raramente quello che si vorrebbe…

    la figura della madre è centrale in ogni esistenza, persino in quella di bambini abbandonati alla nascita. affermazione banale, solo per sottolinearne l’importanza e la forte influenza che può avere in tutta la vita di relazione di un figlio.

    mi pare di ricordare, anche se forse non ci sono prove in merito, che quando esistono seri disturbi nel comportamento dei ragazzi, una causa o una concausa sia da identificarsi in famiglia, specialmente nel rapporto con i genitori o con uno di essi (non sempre quello più controverso).

    è ben noto, poi, che la tua età è spesso problematica sia per i figli che per i genitori. tanto che i figli, per potersi scrollare di dosso l’attitudine protettiva dei genitori, nella maggior parte dei casi sono costretti a farlo con la classica “spallata”. meglio se entrambi avessero consapevolezza che è giunto il momento del distacco e lo portassero avanti gradualmente.

    pura teoria, anche questa, e pure abbastanza sdolcinata, in quanto non avviene quasi mai così. ci si lascia, per ritrovarsi più avanti negli anni, poichè i legami di sangue sono a volte difficili, in quanto non c’è scelta soggettiva, ma sono spesso i più saldi, quelli in cui ci si può sempre rifugiare…

    ti invito quindi a pazientare e a sforzarti di capire tua madre (visto che sei in grado di farlo) e ti dico come la vedo sul destino. a mio avviso, è composto da tre parti, presenti in diversa misura nella vita di ognuno.

    1. una parte in cui non è data nessuna possibilità di scelta (diverso nascere sani o malati, in Africa o in America, orfani o da genitori che si amano o si odiano, ricchi o poveri, ecc… = radici e infanzia).

    2. una parte in cui esiste la possibilità di orientare il proprio futuro, determinata da dotazioni di base che possono essere sviluppate sia in relazione al temperamento che a seguito di influenze esterne alla famiglia (impegno nello studio, nel lavoro, nei sentimenti o tendenza alla libertà da costrizioni, desiderio di relazioni sociali o inclinazione all’isolamento, interesse in più settori o concentrazione su uno in particolare, ecc… = formazione ed evoluzione).

    3. una parte in cui gli eventi capitano a caso, come le grandi disgrazie o le grandi fortune, spesso entrambe immeritate. qui risalta la stoffa di cui è fatto un essere umano. entra in gioco, cioè, al massimo livello la sua capacità di REAZIONE, di ADATTAMENTO e di personale ELABORAZIONE di sè in rapporto al passato, a cosa lo circonda e a quanto gli va via via accadendo (= carattere e vita adulta).

    questa è, secondo me, la chiave di volta dell’esistenza, che fa sì che da un padre ubriacone e dissoluto possa nascere un figlio dottore, o che un uomo, massacrato nel fisico da un incidente d’auto, possa portare avanti una vita di lavoro anzichè arrendersi e struggersi in lamenti…

    così la vedo oggi. domani, chissà… scusa la mia presunzione…

  • 95
    rossana -

    ciao Suchende,
    sono a pezzi: la burocrazia e la mancanza di professionalità mi stanno annientando. mi ci vorrà l’intero fine settimana per rimettermi in pista…

    mi piace molto l’idea del corso di teatro e l’idea delle foto che ti sei fatta fare (vorrei tanto poterne vedere almeno una!). è a scuola che puoi seguire il corso? mi piacerebbe potessi recitare…

    anch’io ho in mente di farmi immortalare dalla macchina fotografica (che in genere odio) da più di un anno… magari, invogliata da te, riuscirò a farlo. il problema in tal senso è che vorrei delle fotografie accattivanti e un tantinello erotiche. ti sembra sensato nella cosiddetta terza età?

    le canne fanno male, si sa, soprattutto se sono tante. il mio concetto di fondo in materia è che ognuno ha il diritto di vivere e di morire come meglio gli pare. assurdo non permettere a qualcuno di fumare in ascensore o in auto quando si cammina su strade infestate da agenti inquinanti di vario tipo e ci si ciba mediamente di schifezze (difficile trovare alimenti sani, anche spendendo molto e facendo scelte più che oculate).

    quello che non mi piace, scusa la franchezza, è la vigliaccheria. preferisco chi si suicida non riuscendo ad accettare se stesso o la propria esistenza (che poi sono più o meno la stessa cosa) a chi si lascia andare in una modalità di vita anestetizzata e inconsistente, arrecando danno a se stesso e dolore permanente ad altri. gusti personali, s’intende.

    non c’è niente di male in una sbornia di tanto in tanto, se il fisico lo permette. altra cosa è andarsene in giro per il mondo perennemente ubriachi. il guaio con il fumo è che ti avvolge e ti schiavizza mentre tu credi di poterlo controllare. ti trasforma, a poco a poco, diabolicamente, senza che tu nemmeno te ne renda conto.

    sono gli altri a dover constatare, DOLOROSAMENTE, quanto tu sia diventato alieno a te stesso, quanto in te non si possa più ritrovare la precedente identità, perduta e smarrita nei meandri della tua stessa mente. se continuerai a commettere stravizi, anche solo con la marjuana, i tuoi occhi, arrossati, si faranno vuoti. finirai con il vivere nel nulla, illudendoti di star meglio, e attraverserai l’esistenza diventando insensibile non soltanto a te ma anche al tuo prossimo. è la strada giusta se non desideri essere più coinvolta da niente, nemmeno dall’amore…

    come un tunnel, ti isolerà da tutto e da tutti, impossessandosi di te a poco a poco e tenendoti ancorata a un buio che ti darà l’illusione di essere luce. provo tanta pena per chi cade in questo ingranaggio destrutturante, soprattutto perchè la sua vita non migliora affatto ma difficilmente avrà più la forza e il desiderio di tornare a vivere davvero, a provare gioia e dolore, a percepire il tempo e le stagioni…

    il condizionamento è essenzialmente psichico ma non per questo più facile da smontare. si diventa parassiti, si rimane soli e si è sempre più disprezzati dalle persone normali, che lottano ogni giorno per condurre una vita decorosa.

  • 96
    rossana -

    segue da post 96

    ovviamente, come tutti, parlo bene e razzolo male, vivendo quasi esclusivamente a base di dolciumi, pane e pizza e abusando spesso di liquorini dolciastri (diabete pressochè inevitabile nel tempo, autogiustificandomi con il pensiero che potrebbe essere una tara genetica, dato che sono in parecchi in famiglia ad esserne stati colpiti, e non volendo vedere in questo fatto un monito per migliorare le mie abitudini alimentari). abbondanti coccole alternative sì, sbornie mai!

    le tue disquisizioni filosofiche sul destino non mi annoiano affatto! anzi, mi aiutano a riflettere. magari avessi più interlocutori come te!

    il discorso sull’ “altro” per me è più vasto e più inquietante. il mio punto di vista in merito è che, se nell’infanzia sei stato accettato nella tua identità più intima e sei stato amato in un modo che quantitativamente e qualitativamente si avvicini a quello di cui avevi bisogno, dovresti essere in grado, da adulto, di vivere una sufficente autonomia emotiva. il che non significa che non desiderai accompagnarti con qualcuno simile a te ma che non proverai un bisogno spasmodico di avere un partner o di frequentare amici ad ogni costo. la tua autostima e le tue sicurezze possono vivere di rendita nel tempo…

    a torto o a ragione, penso che nessuno potrebbe avere un’idea concreta di sè se non guardandosi nello specchio di chi lo circonda. a mio avviso, sono pochissime le persone in grado di vivere in serenità completamente sole e temo questo non sia possibile se non a seguito di una precisa SCELTA soggettiva, derivante da precedenti verifiche di vita sociale. non avrebbero senso realistico una solitudine e un’autodefinizione obbligate dal fatto di non avere simili nei dintorni. inoltre, anche Tarzan, ammesso che sia davvero esistito, viveva in compagnia e in sintonia con gli animali nella jungla…

    credo anche che ben poche persone possano vivere esclusivamente per se stesse. il più isolato e il più arido degli scrittori o degli studiosi, portando avanti quanto di suo interesse, si illude in questo modo di comunicare, prima o poi, qualcosa di sè agli altri. neppure i diari si scrivono soltanto per sè…

    la difficoltà sta nell’identificare persone a noi affini per poter avere un vero interscambio. l’elevata intelligenza rappresenta un dono e una condanna, in quanto diventa difficile trovare persone che possano stimolarla ed appagarla. la noia e la frustrazione sono sempre dietro l’angolo, a meno che non si sia capaci di “scendere” qualche gradino e di accostarsi con umiltà alla diversità altrui. c’è sempre da imparare ma su percorsi diversi da quelli che vorremmo. anche in questo, bisogna sapersi adattare non essendo sempre la luna a portata di mano…

    non voglio farti prediche. puoi controbattere e discutere tutto quello che vuoi. anch’io, come te, sono in continuo divenire, sempre contenta di apprendere punti di vista altrui e di modificare i miei, se ritengo giusto farlo…

  • 97
    rossana -

    Ciao Suchende,
    termino il mio sproloquio, essenzialmente una testimonianza di vita.

    Se le persone buone sono tante ma di rado se ne ha una percezione netta e approfondita, a mio avviso è più difficile incontrare persone con cui poter beneficiare di grande sintonia, soprattutto mentale. In più di mezzo secolo ne ho trovate soltanto tre: uno è diventato mio marito (il matrimonio però non ha funzionato perché la carenza di valori comuni in merito alla coppia e alla famiglia ha finito con lo scardinare la mia già scarsa attrazione sessuale), la mia analista e ora una parente che ha una forte propensione alla spiritualità. Un’altra mezza dozzina di compagni di viaggio per brevi tratti, con cui le affinità mentali erano di minor consistenza ma con i quali mi trovavo a mio agio su altri aspetti, comunque arricchenti.

    Da notare che non ho mai amato la vita sociale e che, a parte il lavoro e gli altri contatti di stretta necessità, ho sempre preferito vivere in modo isolato. Ecco una connotazione di carattere che può molto influire sulle relazioni!

    Se ne desume che, se per un soggetto è difficile fare vere amicizie, ancora più difficile può esssere il trovare la cosiddetta “anima gemella”, a meno che non si voglia appioppare a qualsiasi tipo di superficiale trasporto o interesse l’altisonante etichetta di “grande amore”. Comprendo la tua giovanile impazienza ma ti invito alla pazienza: occorre fortuna, impegno e tempo, oltre ad attento discernimento, per identificare la persona adatta, che non potrà comunque mai darci TUTTO quello di cui avremmo bisogno, esattamente come non hanno potuto farlo nemmeno i nostri genitori, che nella maggior parte dei casi pure avrebbero voluto con tutto il cuore… So di aver già affermato quanto sopra ma lo ribadisco, trattandosi di un concetto secondo me importante.

    Ti sembrerà strano ma soltanto ora, nonostante una lunga psicanalisi a metà della mia vita, sto cercando di capire meglio chi sono. La famiglia mi ha dato insegnamenti pratici, la scuola nozioni culturali, la religione vincoli di comportamento (che mi hanno molto danneggiata) ma nessuno mi ha insegnato a guardare dentro di me con onestà e coraggio. E’ una mappatura che andrebbe fatta proprio alla tua età, perché in seguito la vita di lavoro e di famiglia di solito non lasciano tempo alle introspezioni, utili anche per effettuare scelte sul futuro quando ancora si è in tempo.

    E’ vero che siamo perennemente in divenire ma è altrettanto vero che certe caratteristiche di fondo mutano molto poco. La mia modalità di autoanalisi strutturale e comportamentale è alquanto infantile: cerco di sapere chi sono sulla base di cosa ho fatto finora, e di come l’ho fatto, e anche in relazione a quello che mi piace, a quello che approvo o disapprovo. Se mi trovo in difficoltà su un qualche importante tema di vita, cerco e confronto diversi aforismi, per “sposare” poi quello che meglio si adatta a me e che mi rende più chiaro il mio sentire in merito.

  • 98
    unamamma -

    Ma non ci scriverai più? eh..Such?

  • 99
    Suchende -

    Tranquilla, unamamma. A scrivere scrivo, con i miei tempi, le mie contraddizioni, i miei dubbi, le mie mancate risposte alle vostre domande, ma scrivo. Anzi vi avviso che dal momento che sabato mi trasferisco potrei non usufruire della connessione ad internet per un po’ e quindi non spaventatevi se non mi dovessi presentare per un lasso di tempo ancora maggiore, tanto, male che vada, ho già deciso che se dovrà finire, sarà fra circa 400 giorni, in Norvegia, quindi ho ancora un po’ di tempo.
    Oggi non sono andata a scuola. In effetti la ragione è alquanto stupida: ho fatto tardi, molto tardi, e non avevo voglia di prendermi l’ennesima ramanzina dal professore di italiano, con il quale ho un rapporto fondato sull’indifferenza o al massimo il disprezzo e puerili punzecchiature. Per di più sia Ted che il mio prof di latino e greco oggi non c’erano e quindi per me aveva ben poco senso andare a scuola per riempirmi la testa di stupidaggini (il professore di italiano è molto, ma molto cattolico, tant’è che ha iniziato la sua carriera come professore di religione, e le sue riflessioni sono molto chiuse, limitate e parziali proprio come la sua intelligenza)e vedere le solite facce smorte o, peggio ancora, piene di una vita che non comprendo e alla quale sento di non appartene, sentendomi gli occhi puntati su questo mio corpo pesante e squallido che mi asfissia e mi opprime. Sto riconsiderando la magrezza, sapete? Sono giorni che ci provo, ma senza successo. Complice, ovviamente, mia madre che essendo a casa più spesso per dirigere il trasloco rompe le scatole e mi mette davanti agli occhi ogni ben di Dio, pur avendola più volte informata del mio tentativo di seguire una dieta e supplicata di non rendermi le cose più difficili di quanto non siano, ma vabbè, a quanto pare o digiuno o vomito fino a farmi passare lo stomaco per la laringe, visto che le mezze misure non possono esistere. Vorrei perdere almeno 10 kg, ma più ci provo più la bilancia mi riempie di sconforto con i suoi malefici numeri. E poi sono stanca. La notte non riesco ad addormentarmi prima delle 3:30/4.00 e la mattina non c’è verso di falmi alzare. E poi sì, solito sconforto, solita depressione, saltuaria voglia di fare, presto trucidata dalle mie azioni fallimentari. Insomma, “same shit, different days”.
    Passiamo ora a un po’ di considerazioni…

    Per unamamma: Dal tuo messaggio trapela una dolcezza ed un coraggio disarmante, proprio solo alle neomamme innamorate delle proprie creature. La tua mi sembra avere carattere, io non ne ho mai avuto tanto. Sono sempre stata un tipo più riflessivo, un tantino indisponente, ma per tapparmi la bocca è bastata probabilmente la vita. E’ perfettamente normale, comprensibile, umano e direi quasi ammirevole che tu mi ponga queste domande, che non sono affatto seccanti e l’essere una persona probabilmente “problematica” non penso sia un deficit morale, o per lo meno non è per il mio essere problematica che mi ritengo inferiore agli altri. (continua)

  • 100
    Suchende -

    (continua da 100) Ciò che posso dirti, riguardo ai possibili disagi della tua bambina, è molto poco. Certe forme di mal di vivere si stratificano e si compattano pian piano, aggiungendo delusione a delusione, sbaglio a sbaglio, sensazione di inadepienza ai propri doveri, sensazione di non raggiungere determinati standard. Cose non sempre controllabili, cose che non sempre un genitore può vedere, prevenire e curare. Quando avevo 13 anni e iniziavo a render palesi certe forme di disagio interiore (costituito da una forma particolarmente sensibile del sentire, una percezione di dolore e male costante intorno a me e supportato dal mio vissuto non proprio ideale per la mia autostima) mio padre cercava di parlarmi. All’inizio, come penso di aver già detto, non volle credere al mio appello. Persi i primi chili, iniziavo ad avvertire un peso costante, una forza oscura che mi ottenebrava la mente, impedendomi di pensare, di reagire, di fare qualunque cosa. Tutto ciò che volevo era dormire e non svegliarmi più, sprofondare nel mondo dei sogni, o ancora meglio in quel soffice limbo oscuro di cui ho parlato nei messaggi precedenti. E avevo voglia di piangere, tanta, pur non essendone in grado. Le poche fievoli amicizie che avevo sparirono tutte, senza una vera ragione apparente. Accuse di schizofrenia, di immaturità e non ricordo cos’altro perchè non riuscivo a divertirmi, perchè non perdevo la testa per un ragazzo, perchè sentivo tanto dolore, pur non essendo un disoccupato di 40 anni con una famiglia a carico. Da qui la convinzione che non avessi( che non abbia) il diritto di stare male. Oggi, probabilmente, se dovessi parlare con una ragazzina di 13 anni spaventata a morte dal mondo e dalla vita non riuscirei a prometterle niente di più di quello che si aspetta, però potrei sempre farle notare che siamo sulla stessa barca, tutti quanti, e che prima o poi tutti se ne accorgeranno. Ma allora io non avevo nessuno e ne parlai con i miei genitori. Dopo un po’ di tempo, forse rendendosi conto che avevano sbagliato a prendere con tanta leggerezza i miei moniti, mio padre cercò di farsi avanti. Siamo molto simili io e lui, quasi identici direi ed è per questo, probabilmente, che non riusciamo ad andare molto d’accordo il più delle volte, ma se non altro possiede una calma e un’apparente freddezza che assolutamente non potrei trovare in mia madre. Ma più parlavamo, più mi rendevo conto che di cose da dire ce ne erano tante, troppe. Eravamo come due estranei che si incontrano per la prima volta e parlano aspettando l’autobus dei propri disagi esistenziali, con la differenza che mio padre aveva la presunzione genitoriale di capirmi al volo e di volermi guarire da un giorno all’altro con una bacchetta magica. Quando dico che i miei genitori (e mia madre soprattutto, che, forse, un po’ come tutte le mamme spera di trovare in me una confidente stretta ed affettuosa)non sono mai stati con me veramente è questo che intendo. (continua)

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