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L’incontenibile disgusto per l’essere

di Suchende

Riferimento alla lettera: Salve, Direttore. Speravo di trovare un incipit più convincente, ma sono ore che fisso il vuoto del riquadro sullo schermo, senza trovare parole neanche lontanamente adatte per riempirlo. Non so neanche se esistono quelle parole che cerco. Forse, ancora una volta, mi aspetto troppo. Dopotutto, che colpa ne hanno le...
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Data di pubblicazione: 19 Marzo 2011

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Categorie: - Me Stesso

131 commenti

  • 26
    rossana -

    Cara Suchende,
    non hai idea del terremoto che hai suscitato in me, costringedomi indirettamente ad affrontare una situazione dolorosissima che avevo accantonato e che forse non riuscirò mai a vedere del tutto risolta. mi stai dando, però, anche forza per andare avanti nel mio intento, pur non essendo sicura di essere capace di portarlo a termine. spesso siamo così vigliacchi!

    ma torniamo a te e al nocciolo della questione. per poter progredire un poco, preciso subito che, se non hai al momento il coraggio di saldare il conto con chi ti ha massacrata nell’animo, nella parte più vera e più vitale di ogni essere umano, quella che la riconduce alla natura e all’impulso di vita, sei stata però già BRAVISSIMA a fermarla, appena ce l’hai fatta a farlo. sei stata punita in un modo tremendo, per la tua età, ma sei stata tu a dire: “Basta!”, e questo già risolve a metà il sospeso con lei. e ti pare poco?

    resti comunque nel vicolo cieco in cui si viene a trovare chiunque sia vittima di questo tipo di abusi. se non parli, difficilmente ne potrai uscire (si può girare pagina quasi solo buttando fuori il veleno che ci appesta); se invece parli, corri il rischio di farti più male del sollievo che può derivare dall’essere se stessi, ai propri occhi e agli occhi del mondo. sì, perchè è utile condividere una pena ma è necessario che ci sia qualcuno che la può capire o che ti ami al punto di rispettarla e di sostenerti anche se non la comprende. cosa difficile in questo tipo di realtà, così soggettiva e così intima…

    avevo sì e no diciotto anni quando il mio capo, ultrasessantenne, approfittava di una sua infermità per palpeggiarmi. lo riferìì ai miei genitori, che non presero nemmeno in considerazione la lamentela. mi confidai con la cugina che mi aveva procurato l’impiego e che conosceva l’importante persona in questione… lettera morta, anche quella conversazione. dovetti cercare da sola di difendermi da quell’abuso, con il grande timore della rappresaglia a cui avrei potuto andare incontro: una ragazzina, al primo impiego, che osava opporsi al grande uomo, da cui dipendeva tutta l’azienda!

  • 27
    rossana -

    Suchende,
    qui va a finire che il romanzo della mia vita lo scrivo io!!!

    cerco di immaginare come sei cresciuta dai 12 anni in avanti e ti vedo muoverti in grande, solitaria autonomia, con la sola, costante compagnia di tuo fratello, a cui affermi di essere affezionata. quanti anni ha? è stato seguito dalla tua stessa baby sitter in assenza dei vostri genitori?

    tagliandoti le braccia, facendoti del male in ogni modo possibile, odiandoti, cercando di fare del tuo meglio per relazionarti in famiglia e a scuola, sei arrivata alla meno peggio all’adolescenza e ti sei illusa di trovare in un ragazzo maggiori attenzioni e maggior tenerezza di quanto ne avessi potute sperimentare prima.

    valutazione errata, e conseguente peggioramento della tua crisi esistenziale. purtroppo oggi i ragazzi non si comportano più come i giovani “perbene” di una volta, che frequentavano per mesi le ragazze “perbene” prima di fare qualsiasi avance. oggi tutti vogliono tutto e subito! quindi non stupisce proprio per niente che i ragazzi che hai incontrato tendessero a mettere, senza troppi indugi, le mani sotto le gonne… credo che siano in molti, se non tutti, a farlo…

    in ogni caso, anche l’uomo più sensibile e più evoluto culturalmente, se non è gay, fa molta fatica a comprendere a fondo una donna, spesso non arrivando oltre ad un’infarinatura. si tratta di due mondi diversi: il primo dedito all’agire e la seconda dedita al sentire. figurarsi, poi, se entrambi i partner hanno dei problemi irrisolti nell’evoluzione delle loro identità/personalità (come nel caso dei tossico-dipendenti)! hai un bell’offrire “tempo, intelligenza e amore”!!! non basta dare, se prima non sai dare a te stessa ed essere capace di stare in piedi da sola, emotivamente, e se chi riceve non è dal più al meno sulla stessa lunghezza d’onda!

    mi sembrerebbe preferibile, prima di confrontarti con questo mondo alieno, che ti ritrovassi in te stessa e fossi capace di sapere esattamente chi sei, cosa vuoi e perchè.

    “… Era una maschera; era il rifugio di un uomo che temeva di riconoscere i suoi sentimenti, che non riusciva a dire: Ecco cosa mi piace – ecco cosa sono…” (Virginia Woolf – Gita al faro)

  • 28
    Adele. -

    Ciao Suchende..ascolta Rossana che è molto saggia. Quando io dico parlarne, attenzione, non a caso (forse sembrava così), ma ad amiche che mi conoscevano da una vita, e che per anni hanno visto e non capito i miei atteggiamenti. Io non sono mai andata da uno psicologo allora (sbagliando) l’ho fatto di recente, ma allora all’età di 25 anni quando ricordai, chiesi aiuto alla mia milgiore amica. Fortuna volle che lei andava da uno psicologo e seppe parlarmi in modo giusto e darmi alcuni degli strumenti per gestire le mie paure. Le parole germogliano ed hanno una forza incredibile. La cosa che più mi chiudeva alla vita, era che io mi sentivo diversa e sbagliata. Ma era tutto nella mia testa. Io ho avuto sempre molta compensione e forse sono più giovane di Rossana, in un mondo in cui gi abusi sono all’ordine del giorno (purtroppo) e forse più denunciati. Non è facile, ma ho visto che le prime ad avere un pregiudizio verso noi stesse, siamo NOI! Rossa tu stai ricordando. E’ un bene, non facciamo finta che non sia successo, accetiamolo e perdoniamoci. Quell’evento ha cambiato le nostre vite per sempre, ci ha reso quello che siamo oggi. Quando lo ricordo non provo più vergogna…..a volte rabbia, ma non mi sento più sbagliata, più divera, più orribile…..lo era lui…solo lui.
    Ammetto che la mia di storia non è di quelle pesanti, fu un abuso leggero, un custode della scuola che mi toccava sopra i vestiti, quando avevo una 10 di anni. Io scambiavo le sue attenzioni, come gesti d’affetto e mi piacevano. La vergonga venne, quando mia madre mi chiese cosa combianavamo. Quella persona era stata licenziata in quanto un’altra bambiana aveva detto quello che le faceva e mia madre voleva sapere se anche io avevo subito qualche abuso. Io non parlai allora ( ma molto dopo), li capii che forse quell che mi faceva e che a me piaceva, era sbagliato. Quel piacere, l’ho vissuto per anni come una mia perversione e l’orrore di mia madre, fu quello che scatenò l’orrore per me stessa. Ma mia madre era solo preoccupata, lei non poteva sapere che avrebbe creato in me quell’effetto, se avessi parlato, se le avessi detto, avrei capito che era solo preoccupata per me e non schifata…t. E poi io dimenticai, perché non volevo ricordare e fino circa ai 24 anni ho dimenticato. Oggi io ho capito che ero attratta da un adulto che mostrava interesse per me, e basta ero una bambiana e non me ne faccio più una colpa.

  • 29
    Adele. -

    Quando parlai ai miei, loro erano così arrabbaiti e tristi. Se avessero saputo, mio padre lo avrebbe riempito di pugni …….ed io mi sarei risparmiato tanto dolore. Avrei capito che loro non erano delusi da me, ma preoccupati per me!
    Suchende i Mostri peggiori, li creiamo noi, sono immaginari e non possiamo combatterli. Quella donna è reale e Rossana ha ragione tu hai fatto invece qualcosa, l’hai fermata, hai detto no. Cerca di non fermarti, fatti aiutare. Se il rapporto con i tuoi non è buono, parla con le persone di cui ti fidi e chiedi consiglio o aiuto a loro. Tu hai una vita davanti….una vita intera. Davvero siamo qui per dirti che la puoi cambiare, che tu non devi sentirti sbagliata. Che ti scoprirai piano piano, una volta che avrai eliminato tutte le tue paure. Quando non avrai più paura tu ti ritroverai. Un abbraccio enorme.
    Rossana anche tu hai un percorso da fare, non lasciarlo mai a qualsiasi età noi abbiamo un dovere verso la nostra vita. Ti stringo forte.

  • 30
    rossana -

    continua…

    adesso passo al corpo, l’involucro che ci racchiude e che ci presenta al mondo. è indubbio che in una donna la grazia è un gran dono (meno la bellezza, secondo me). ognuna di noi ha comunque qualcosa di speciale: possono essere gli occhi, le labbra, le gambe, le mani, il sedere o qualche altro aspetto che vale la pena ed è giusto valorizzare…

    dipende, però, fino a che punto una femmina si vuole oggettivizzare per fare da complemento alla vita di un maschio. personalmente, visto che i tempi e i costumi lo consentono, preferisco essere un soggetto, con le mie prerogative e le mie priorità, che possono poi conciliarsi con quelle di un uomo, in rapporto anche a quanto egli è disponibile a mediare le sue, per un incontro a mezza strada.

    ma prima di tutto questo, bisogna accettarsi e, soprattutto, imparare ad amarsi. guarda questo link e dimmi, se vuoi, che sensazioni ti suscita il quadro di mezzo, che rappresenta la donna nuda con la sola collana: http://www.artinvest2000.com/botero_fernando.htm

    anagraficamente sei giovane per cominciare a pensare soprattutto con la tua testa ma, intellettivamente, ci puoi senz’altro arrivare. se fossi in te, misurerei la grandezza del polso per stabilire quale potrebbe essere il mio peso forma e tenderei a raggiungerlo, ma senza farmi troppi problemi in caso di insuccesso. smettila di dar retta a tua madre o a chiunque altro: stabilisci da te come vuoi apparire e tendi all’obiettivo, senza tenere una dieta, limitandoti semplicemente a mangiare un po’ meno di quanto ti piace.

    nel frattempo, individua un taglio e una pettinatura particolari che ti possano star bene caratterizzandoti. esamina quali sono i colori che ti donano e che ti piacciono, impara ad abbinarli tra loro, e definisci il tipo di abbigliamento che più ti è congeniale (romantico, casual, elegante, dark – non importa quale: basta che tu lo senta tuo).

    fatti poi aiutare da qualcuno del settore nell’organizzarti il guardaroba più adatto alla tua figura (pantaloni a tubo o ampi, gonne sopra o sotto il ginocchio, camicette e giacche attillate o morbide, tacchi alti, medi o scarpe basse). puoi anche riuscirci da sola, davanti allo specchio, provando i vari stili con vestiti di poco prezzo, prima di passare a pochi altri, sulla stessa linea, ma di gusto e di taglio più raffinati. anche questo fa parte del conoscersi e del comunicare al prossimo chi siamo.

  • 31
    rossana -

    Cara Suchende,
    ho terminato di rileggere, con maggior calma, tutto quello che hai scritto, dedicandoti quasi l’intera giornata.

    ho esaminato, e soppesato, anche i tuoi film e i tuoi libri preferiti. sulla musica non mi è possible seguirti per via del mezzo secolo che c’è tra noi e per via del fatto che, anche se fossi capace di trovare i brani che hai citato in rete, non li potrei ascoltare, in quanto il mio pc non ha scheda audio.

    tanti concetti e tante osservazioni premono in me (sono una creatura passionale, dedita al “tutto o niente”) ma preferisco non sommergerti e attendere i tuoi riscontri.

    buona serata e buona notte!

  • 32
    Athos -

    Hai solo 16 anni? Bè, tranquilla, quando ne avrai 30 capirai che il mondo è anche peggiore

  • 33
    Athos -

    La tua è comunque la lettera più straziante e “adulta” che abbia letto qui sopra. Per ora non ho parole. Ma appena le troverò, sarò felice di scriverti. Devo rileggerti per bene, con la calma necessaria. Lo meriti

  • 34
    Suchende -

    E io davvero non so come ringraziarvi per tutto il tempo e l’amore dedicatomi. Mi dispiace che questa mia lettera e i relativi commenti vi stiano spingendo a scoprire momenti bui della vostra vita, ma forse davvero, come dite, certe cose devono essere affrontate, meglio prima che dopo, o ci porteremo un ulteriore macigno sulla nostra già precaria ed estremamente difficile esistenza e io vi ringrazio ancora per aver deciso di condividere queste storie tristi e personalissime con me. Cercherò, quindi, di rispondere per ordine a tutte le cose che mi avete fatto notare e che mi avete chiesto. Dunque, questione “Vergogna” e “baby-sitter”. Ebbene, mi rincresce, ma malgrado i miei sforzi mi è davvero difficile perdonarmi. Continuo a vedermi come un essere vocato solo al mangiare e alla lussuria. Forse quando avevo 5 anni ancora non ero completamente conscia di quanto mi stesse accadendo, ma quando ne avevo 8, o 10, 0 11 sapevo perfettamente cosa mi stesse facendo. E mi piaceva. Mi piaceva, ma mi disgustava allo stesso tempo in un modo che non so descrivere. Così come, immagino, mi piacesse mangiare e poi mi disgustava la mia immagine riflessa nello specchio. Adesso mangiare non mi piace più, ma provo ancora ribrezzo nei confronti del mio fisico. Adesso, malgrado io cerchi di non darlo a vedere, ogni più minimo rapporto con l’altro sesso mi terrorizza e non ne traggo alcun piacere. Se sono riuscita a smettere, a maggior ragione, avrei dovuto farlo prima. E poi ciò non giustifica perchè, sin da quando ricordi, nessuno mi è mai voluto essere accanto, se non per un brevissimo periodo. Perchè? Perchè non riesco a farmi volere bene? Intanto, se Dio vuole, sabato arriva l’MDMA (ecstasy). Ho letto in giro gli effetti e pare che faccia sembrare tutto più bello e tutti più buoni. Quello di cui avevo bisogno, in fondo. Qualcosa che mi costringesse a non vedere la realtà. Sabato scorso, invece, mi son dovuta sorbire una festa e gli scherni delle ragazze, perchè avevo un vestito un po’ scollato e, come ho accennato, ho un seno grande, che in quell’occasione risaltava abbastanza. Mi dicono che dovrei risaltare la mia femminilità, ma io in questo obbrobrio non ne vedo proprio di femminilità. Non so cosa darei per essere di costituzione piccola, per essere esile e priva di forme come un ragazzo. Sarà che anche la mia baby-sitter era molto prosperosa. La faccenda, a proposito, è più complessa di quanto possa sembrare. (continua)

  • 35
    Suchende -

    Forse perchè anche io, malgrado quello che mi ha fatto, le volevo bene. Dopotutto in tanti anni non ha passato 4 ore al giorno solo a molestarmi. Le volevo bene, davvero. Forse è anche per questo che adesso non riesco più a voler bene a nessuno. Voler bene agli altri mi ha sempre portato solo dolore. Non mi riferisco solo alla baby-sitter, semplicemente fino ad ora non ho trovato nessuno che volesse essermi accanto. Qualche mese prima che iniziassi a tagliarmi, ricordo che la mia migliore amica del tempo mi chiamava, dicendomi che era spaventata, che avevo qualcosa che non andava, che ero schizofrenica, che dovevo starle alla larga. Forse ho davvero qualche problema, malgrado il mio psicologo lo neghi, però se così non fosse perchè tutti mi starebbero alla larga? Che io non sia sufficientemente interessante? Potrebbe essere, solo che non ho la minima idea di come si faccia ad essere interessanti, a essere aggraziate, a essere piacenti. Tutto ciò che vedo in me è solo un profondamente antiestetico mucchio di lardo buono solo a commiserarsi. La mia baby-sitter, poi, oltre ad essere molto legata a mia madre (che, per la cronaca, non ha neanche lei tutte queste amicizie) ha anche passato dei momenti davvero molto brutti in questi ultimi 2 anni circa. Quando venne da noi già soffriva per la perdita di un fidanzato (morto in un incidente stradale) al quale era molto legata (a quanto mi disse una volta era passata anche per un periodo di depressione abbastanza profonda) Si era poi fidanzata con un uomo del quale non penso sia stata mai particolarmente innamorata, ma in ogni caso hanno deciso di sposarsi e, sebbene lei non volesse, di fare un figlio. Ma al momento del parto lui è sparito nel nulla. Mi pare si sia poi ripresentato, inventando qualche scusa, ma dopo pochi mesi l’ha cacciata praticamente fuori di casa e,dopo un po’, si è fidanzato con la di lei cugina. Già, incredibile. E allora chi sono io per poter accusare una donna che ha già patito tanto di avermi fatto quello che mi ha fatto? Probabilmente se non ci avessi provato tanto gusto le avrei chiesto di smettere prima.
    E in ogni caso a chi potrei dirlo? Ai miei genitori, che quando furono da me informati che soffrivo di un principio di depressione mi risero in faccia letteralmente, ma quando poi persi 20 kg e mi trovarono i tagli sulle braccia pensarono bene di risolvere la questione urlandomi addosso? (continua)

  • 36
    Suchende -

    (inserito 28 marzo 2011/20:25)
    O le mie “amiche” che mi danno della porca perchè qualunque vestito decente io metta mi mette in mostra tutto il decoltè?
    Spero davvero che parlare di tutto questo serva. Quando leggo i vostri messaggi sto meglio, solo che mi sembra giusto che io sfoghi tutta la mia rabbia, la mia repulsione per me stessa e la vita e che vi esprima tutti i miei dubbi, altrimenti dubito che riusciremo ad andare da nessuna parte. Io, beh, mi sento quasi in imbarazzo a sentire che vorreste abbracciarmi o che ci tenete a me e vi svegliate nel cuore della notte per pensare cosa dire a questa povera adolescente disadattata. Siete così dolci. E davvero se non avessi educato il mio cuore a non sentire quasi più nulla penso che mi commuoverei. Ho imparato a sopprimere il mio cuore in virtù della razionalità. Il risultato è che sono una persona dannatamente cerebrale, che non fa altro che pensare pensare pensare e pensare, alternando tutta questa logicità e profondo cinismo a momenti di puro amore verso tutto e tutti e idealismo più convinto. E continuo a prenderlo nel culo dalla gente. Dalla padella alla brace, insomma…
    Passiamo ora alle domande di rossana:
    1)Non conosco nessuna Vittoria. Conosco qualche Crisitina, Alessia e Giovanna, ma non hanno nulla a che fare con la mia lettera. Il nick Suchende l’ho preso da Siddharta. Nell’introduzione del libro di Herman Hesse fatta da Massimo Mila è scritto”Dal verbo suchen (cercare i Tedeschi fanno il participio presente,suchend,e lo usano sostantivato, der Suchende(colui che cerca)per designare quegli uomini che non s’accontentano della superficie delle cose,ma d’ogni aspetto della vita vogliono ragionando andare al fondo, e rendersi conto di se stessi, del mondo, dei rapporti che tra loro e il mondo intercorrono. Quel cercare che è già di per sé un trovare, come disse uno dei più illustri fra questi «cercatori», e precisamente sant’Agostino; quel cercare che è in sostanza vivere nello spirito.
    Suchende sono quasi tutti i personaggi di Hesse: gente inquieta e bisognosa di certezza, gente che cerca l’Assoluto, ossia una verità su cui fondarsi nell’universale relatività della vita e del mondo, e tale assoluto trovano —se lo trovano— in se stessi.Facendo uso di un titolo pirandelliano, si potrebbe dire che «trovarsi» è l’ansia costante di questi personaggi: pervenire a quella consapevolezza di sé che permette alla personalità di realizzarsi completamente e di vivere, allora, realmente,quelle ore,quei giorni,quegli anni che (continua)

  • 37
    Suchende -

    (inserito 28 marzo 2011/20:28)
    vengono di solito sciupati nella banalità quotidiana d’una esistenza «d’ordinaria amministrazione».”
    Penso non ci sia bisogno di ulteriori spiegazioni.
    3) E’ difficile identificare una sola sensazione che predomini sulle altre. Quando infierisco su me stessa sono presa da un’ira così cieca e incontenibile che mi è difficile distinguere anche i miei sentimenti. Da un lato c’è la rabbia. La rabbia di non essere “abbastanza”, la rabbia di non essere “come loro”, di non essere “brava”. La rabbia perchè avrei voglia di fare tanto, perchè sono ambiziosa ed egocentrica ma non sono in grado di fare niente. L’invidia, quindi, perchè gli altri vanno così bene a scuola, gli altri hanno qualcuno su cui contare, gli altri piacciono alla gente e non sono così ridicoli. Poi c’è il disgusto. La voglia di svuotarsi, di diventare solo un involucro trasparente, sottile, inoffensivo. Io non riesco a vomitare mettendomi le mani in gola. Ci ho provato tante volte, ma non ci riesco. Quando vomitavo mi bastava stare per terra, distesa con le gambe strette al petto o a volte anche con le gambe incrociate. Ora è quasi un anno che non riesco più a vomitare e il sangue che sgorga piano dai tagli è la mia unica fonte di liberazione. Vorrei che ne scorresse di più a dire il vero, vorrei che scendesse a fiotti e sporcasse tutto in giro. Però non ho il coraggio di tagliarmi con un coltello degno di tale nome e il massimo che posso fare sono graffi più o meno profondi sulle braccia, sulla pancia, sulle gambe, a volte sul collo, dietro, però, dove i segni sono ben nascosti dai capelli mossi, anche se lunghi solo fino alle spalle. Poi subentra la disperazione, la voglia di fuggire, di librarmi lontano, di uscire da me stessa come quelle preziose gocce di sangue caldo. Avevo anche dato una spiegazione pseudo-filosofica al mio autolesionismo, rifacendomi al mito della caverna di Platone. Il mito della caverna vuole che gli uomini siano incatenati sul fondo di questa caverna, costretti a fissare delle ombre proiettate sulla parete di fronte a loro, senza sapere che in realtà è tutta una finzione e che il mondo fuori è completamente diverso. Poi, però, un uomo si libera. Scopre che quelle che vedeva erano solo le ombre di alcune statuette e che c’è un mondo fuori, colmo di bellezza. Resta incantato a osservare il sole, e poi la volta stellata e la luna, l’acqua e la natura in genere. Quell’uomo è il filosofo, colui che è riuscito a liberarsi dalle sue catene.(continua)

  • 38
    rossana -

    Cara Suchende,
    sono MOLTO contenta che ti sia fatta viva! ormai quasi non ci speravo più e mi sarebbe dispiaciuto averti troppo sommersa di suggerimenti ed osservazioni…

    riguardo al tuo affetto, comprensibilissimo, per la tua baby sitter, questo non fa che aggravare la tua ferita, perchè ti è stata inferta non solo da persona di cui avresti dovuto fidarti ma pure da qualcuno a cui eri affezionata. tu stessa già riconosci in questo insieme di circostanze un motivo di difficoltà a fidarti e ad amare chi ritieni degno della tua attenzione e del tuo affetto. cosa che non basta razionalizzare, come già stai facendo, ma che bisognerebbe anche riuscire a superare emotivamente…

    questa donna, essendo di certo maggiorenne, non è degna ai miei occhi delle attenuanti che le accordi (sindrome di Stoccolma? in cui le vittime dell’Olocausto giustificavano i propri carnefici soltanto perchè, per sopravvivere, avevano dovuto imparare ad amarli insieme al male che essi infliggevano loro…). no, credimi, dovresti prima o poi sentire che il risentimento nei suoi confronti supera l’affetto che nutri per lei.

    se tutti quelli che hanno avuto problemi e sofferenze nella loro vita fossero autorizzati a uccidere, credo che sarebbero pochi quelli che restano vivi sulla faccia della terra. per me il libero arbitrio si riferisce unicamente alla consapevolezza di fare o meno del male, e lei avrebbe dovuto sapere che stava inquinando la più PURA delle fonti vitali esistenti in un essere umano. no, non la giustifico affatto! riflettici su e soppesa se da lei hai avuto più male o più bene. in termini di tempo, forse più bene, ma in termini di sostanza, seza ombra di dubbio, più male.

    prima o poi di questo dovresti avere il coraggio di parlare innanzitutto con il tuo psicologo. se poi lui dovesse non darti sufficiente soddisfazione, piuttosto cambialo ma, a mio avviso, sarebbe importante che tu verificassi le tue sensazioni in merito con un valido prefessionista.

  • 39
    rossana -

    segue…
    Athos, un po’ sbrigativamente, ha affermato una sacrostanta verità: è vero che nel corso degli anni ti dovrai rendere conto che quando sarai più adulta “capirai che il mondo è anche peggiore”.

    in effetti, se proprio vogliamo spezzare una lancia a favore della tua baby sitter, dobbiamo ammettere che avrebbe potuto farti anche MOLTO più male di così. so di un bimbo di tre anni abusato in modo atroce da un cuginetto di otto, con la differenza che il bimbo non poteva avre la consapevolezza di un adulto, pur intuendo, credo, che stava facendo qualcosa di sbagliato.

    sia ben chiaro, però, questo non basta ad assolvere la donna. dovrebbe solo servire a farti sentire un po’ meglio per “scampato pericolo” e ad attenuare un po’ il danno che te ne è derivato, se possibile.

    veniamo al piacere. hai idea di quanto dolore c’è al mondo? in parte, è vero, ce lo andiamo a cercare ma nella grande maggioranza dei casi ci piomba addosso nelle forme più varie, tutte apportatrici di sofferenza più o meno prolungata. vuoi che il Creatore (ammesso che ne esista uno – in che relazione sei con la religione?) non abbia pensato a un minimo di contropartita? che sia o meno grazie a Lui, tutti noi abbiamo la possibilità di compensare le lunghe sensazioni dolorose, sia fisiche che psichiche, con qualche breve attimo di piacere intenso, a carattere fisico, così come un affetto ricambiato ci solleva a livello morale. deve PER FORZA esserci qualcosa di negativo in questo?

    personalmente ne ho sentito spesso il bisogno per alleviare tensioni, fatica e frustrazioni. credo sia un sanissimo istinto, equivalente alla fame o al sonno. significa che la parte sensuale di te è viva e reclama la sua fetta di vita e di gioia. mi sono massacrata per decenni prima di arrivare a questa conclusione. ci sono temperamenti e temperamenti… c’è colpa nell’essere fatti in un modo piuttosto che in un altro? l’abbiamo forse voluto noi?

    nel tuo caso, la donna in questione, ti ha soltanto aperto prima del tempo e in un modo del tutto inadeguato quella che alcuni chiamano “la porta del paradiso”. quasi tutti aspirano al sesso, più o meno segretamente, e ne godono. perchè mai non dovresti farlo anche tu? credimi, non c’è proprio niente di male nè di sporco in tutto questo!

    dovresti solo accettarti per quello che sei e per come sei, e rivisitare il modo di darti piacere scollegandolo il più possibile dalle modalità con cui ti è stato imposto. dovrebbe diventare una tua scelta consapevole..

  • 40
    Suchende -

    (inserito 28 marzo 2011/20:32 – continua dal commento 38)
    Fa ritorno alla sua caverna, infine, il filosofo, desideroso di trasmettere il suo nuovo, straordinario sapere agli altri. Ma questi lo prendono per pazzo e lo uccidono. Ecco questo è il mito e io pensavo che sicuramente non deve esser stato facile sfilarsi quelle catene. Deve esserci voluta tanta sofferenza. Quante volte avrà provato a liberarsi, mentre il ferro gelido affondava nella carne viva, ghermendola e lacerandola? Ma egli non ha demorso, non ha rinunciato ed è andato avanti, seppur nel dolore. Ha scoperto la Verità, anche se non è stato accettato, ma anzi ucciso per questo. Forse in fondo vorrei essere quel filosofo solo per credere che ci sia dell’altro oltre queste ombre scure e sfumate.
    2)sì, l’ho messo alla fine perchè è molto imbarazzante e frustrante per me parlarne. Come già accennato precedentemente, la persona in questione è un ragazzo. Io non so perchè l’abbia fatto. Me lo sono chiesta tante volte, mi sono logorata a lungo sulla questione, traendone come unica conclusione possibile che deve esser stato una specie di errore o un semplice impulso umano. Avevamo appena concluso un compito di greco e io stavo malissimo. Non me ne è mai importato molto del voto, davvero. Ciò che mi distrugge è il pensiero di tradire le aspettative dei miei insegnanti. Sono sempre stata legata molto di più alla figura dell’insegnante che non a quella del padre o della madre, fino a quasi far sostituire le figure parentali da quelle dei docenti. Non tutti, ovviamente, ma ero particolarmente affezionata alla mia professoressa del ginnasio. Ed ecco che per caso un mio compagno di classe trova un rasoio. Mi ero anche dimenticata di averlo portato. Presa anche dalla vergogna di aver portato un simile oggetto in classe, me ne riappropriai, tornando a sedere all’ultimo banco, rigirandomi quell’arma bianca fra le mani. Non avevo ancora imparato a staccare solo le lame(che ora tengo un po’ ovunque), non sapevo neanche come fare. Me lo rigiravo e rigiravo in preda ai singhiozzi (senza lacrime, naturalmente, lamenti più che altro) e ogni tanto cercavo di accostarlo trasversalmente al mio polso, dove la vena spiccava nel suo colore blu tendente un po’ al verde. Ho le vene molto piccole grazie a Dio. Non ricordo se quando mi piombò addosso mi ero già fatta il primo taglio o se lo feci dopo. La mia compagna di banco (poi mia “migliore amica”- sempre di quelle che spariscono un giorno all’altro in maniera mai troppo carina-)guardava davanti a sè, (continua)

  • 41
    Suchende -

    (inserito 28 marzo 2011/20:34)
    visibilmente in difficoltà, mugugnando qualcosa come “no, non lo fare…”, un’altra ragazza sedeva al banco vicino al mio, ma nella fila accanto e guardava senza dir niente se non anche lei qualche parolina e poi, all’improvviso, come una freccia è arrivato lui, mi ha fatto sbattere prima contro il banco, mentre allungava la mano per prendere il rasoio gridando di posarlo. Io mi sono rigirata sulla sedia, tenendo il petto sul sedile e il braccio proteso sotto di questo, con il rasoio ancora stretto in pugno e lui mi è salito sopra cercando di strapparmi il rasoio di mano. Ho un vago ricordo del panico generale mentre avvisavano che stava per entrare l’insegnante dell’ora successiva e di un suo ultimo appello “Ma sei una ragazza intelligente!” e del mio urlo, altissimo e colmo di rabbia “Non è vero!” e la sua espressione un po’ smarrita, forse spaventata?, mentre tornava lentamente a posto. Poi, a volte, in V ginnasio, quando non stavo bene, mi chiedeva se avevo qualche “pensiero deprimente” o qualcosa del genere. Ma è acqua passata. Ripeto, non so neanche perchè l’abbia fatto a dire il vero, visto che è risaputa l’opinione che ha di me (orribile, grassa, sgraziata, insopportabile). Chissà, fosse se non fosse stato colto da un impeto di “humanitas” e mi avesse lasciato stare, sarei tornata a casa con la consapevolezza che non serviva a niente tentare e la mia storia si sarebbe conclusa molto prima.
    Però è andata avanti. E’ andata avanti e continuerà ad andare avanti se non la fermo prima del tempo. Spesso penso davvero che sia l’unica cosa da fare. Sono così stanca di tutto e se mi sveglio è solo perchè la sveglia suona e mia madre mi rompe le scatole. Che tristezza. Non vedo futuro, non vedo niente. Solo l’ombra della sofferenza e dell’insoddisfazione. E ho paura. Tanta. Tanta che a volte tremo tutta, mi viene la nausea e non riesco più a respirare. E si ricomincia: graffi, urla, pugni, sangue, singhiozzi, rabbia, disperazione, paura paura paura. Una volta parlavo con un ragazzo (uno dei “palpeggiatori”, per così dire, della mia voglia di drogarmi. Mi ha risposto con questa poesia di Bukowski: http://killerquiny.ilcannocchiale.it/post/2300024.html
    Peccato che io sia buona solo ad una cosa…
    Se voglio uscirne?Penso di sì, tutto sommato. In fondo a morire adesso non ci guadagnerei. Per gli altri sarebbe quasi scontato. Sono la ragazzetta sensibile e sola, spesso depressa, che “si fa un sacco di pippe mentali” che non hanno ragion d’essere. (continua)

  • 42
    rossana -

    Cara Suchende,
    io tuo nick quadra perfettamente con i tuoi film e i tuoi libri preferiti, che ruotano tutti intorno a un profondo disagio, a un’enorme difficoltà di essere te stessa, senza ancora sapere bene chi sei o sentendoti impedita nella tua naturale evoluzione. denotano il tuo immenso bisogno di capire e di venirne fuori.

    non so se alla tua età alcuni aspetti della personalità sono già ben definiti o ancora in corso di costruzione. in te mi sembrano come schiacciati da vari tipi di pesi che si sono accumulati nel tempo, difficili da sollevare, che andranno affrontati da te, con pazienza, uno ad uno.

    comincio ad esprimerti tutta la mia ammirazione (che significa amare con la mente) per la tua cultura in letteratura e filosofia. se abitassi vicino a me, vorrei poterti incontrare ogni giorno solo per il piacere di parlare di questi argomenti, nei quali sono molto meno preparata di te. (sapessi quanto ci si può sentire soli per un’intera vita!) meno male che NON sei intelligente, e che non sei BRAVA!

    non mi sembri nemmeno per niente antipatica ma questo sarebbe da verificare di persona, in base al tuo atteggiamento gestuale e alla maschera che porti abitualmente, come quasi tutti gli esseri umani.

    quanto alle “amiche” che non sono gentili con te, forse non sanno che “donna formosa” sono due fra le parole più ricercate in rete. credo che alla maggioranza degli uomini piacciano le donne in carne ma, a parte questo presupposto di interesse secondario, se fosse successo a me di essere criticata per una scollatura troppo accentuata, per via del mio carattere ribelle, sarei subito andata a comprarmi qualcosa di ancora più scollato da indossare la volta successiva…

    ma non tutti siamo fatti allo stesso modo! queste amiche, poi, sapendo poco o niente di quanto ti tormenta, come potrebbero essere più condiscendenti nei tuoi confronti? dovresti cominciare con il selezionarne una a cui accennare che porti in te un grande dolore, impossibile da esplicitare, di modo da poter costruire con lei un legame più solido, senza tuttavia sbilanciarti troppo. i veri amici sono pochi: per cominciare ne basterebbe una, un tantino più sensibile delle altre e magari pure non proprio contentissima della sua condizione. le similitudini aiutano…

    una mia grande amica adolescenziale, morta purtroppo prima dei 20 anni, aveva in comune con me il disagio di frequentare una scuola per ragazze ricche e viziate, essendo noi due molto semplici, e io pure molto povera

  • 43
    rossana -

    continua…
    dal mio punto di vista (un po’ cinico, lo ammetto) in linea generale non c’è quasi niente di altruistico nel tentare di aiutare gli altri. innanzitutto perchè quasi sempre, direttamente o indirettamente, lo si fa per una propria gratificazione personale e molto spesso anche perchè aiutando gli altri, soprattutto nei ragionamenti, si possono fare passi in avanti in merito ad analoghe, più o meno evidenti, problematiche personali. siamo sempre poco interessati a quello che non ci è affine…

    ma si tende ad aiutare soprattutto quando si ha o si è avuto bisogno di aiuto. ci si ricorda bene come ci si sentiva e quanto sia stata preziosa la mano che ci è stata tesa. il desiderio di ricambiare e di alimentare la ruota della positività e dell’accoglienza allora sorge e prende a girare in automatico…

    tuttavia non si può essere di aiuto a nessuno se non si è in pace con se stessi e non si vive un momento abbastanza tranquillo, anche dal punto di vista fisico e materiale. quindi, non ti rammaricare per ora se non puoi dare che te stessa: verrà il tempo anche per te di restituire. adesso devi innanzitutto pensare a comprenderti, ad accettarti per come sei e ad amarti. solo dopo potrai estendere comprensione e amore a chi ti sembrerà degno di meritarlo.

    se puoi, evita di fuggire le difficoltà in tal senso rifugiandoti in droghe varie, più o meno leggere. dovresti sapere anche tu che è un modo ben poco coraggioso di affrontarle. se si vuole uscirne, BISOGNA avere la forza di “sbattere il mostro in prima pagina” e di combatterlo, come gli antichi cavalieri del mito facevano con i draghi. se fuggi, non mancherà di inseguirti, e non ti troverai nella posizione più giusta per fronteggiarlo.

    quanto al nostro personale rapporto, non hai idea di quanto vorrei poter aiutare una persona a me carissima, che rifiuta di farsi aiutare e si sta distruggendo in solitudine, giorno per giorno, incapace di guardare il suo mostro in faccia, quindi, in condizioni ben peggiori delle tue, se ci può essere una scala di valori neutra, che non tiene conto della famosa “portata del ponte” cara a Cesare Pavese…

    gli estranei sono più adatti a questo tipo di supporto e voglio sperare che qualcuno possa prima o poi essere di aiuto a chi amo, lieta comunque di starti vicino e di darti tutto quello che so e posso… non badare alle ripetizioni, però…

  • 44
    Suchende -

    (inserito 28 marzo 2011/20:37 – continua dal commento 42)
    No, non mi va di andarmene con questo epitaffio stampato nella memoria di tutti.
    Fai bene, Rossa, a ripetere certi concetti. Devono entrarmi in testa per bene, perchè malgrado abbia ancora una buona memoria, ci sono cose che dimentico troppo spesso, come tutti, forse.
    Penso sia giusto quanto tu dici riguardo all’affetto che abbiamo ricevuto nella nostra infanzia. Quando “stavo” con il tossico-dipendente, lessi diversi libri sulla psicologia infantile, in quanto il giovine aveva passato un’infanzia quanto mai terribile (basti dire che il padre se ne andò di casa quando lui era molto piccolo- cosa che non gli ha mai perdonato- e la madre si portava a casa ogni sera un “papà” diverso)e la somministrazione dell’affetto è un’operazione molto delicata, nella quale è facile sbagliare, credo. Ciò non toglie che siamo frutto anche di quegli errori. Io non perdonerò mai a mia madre la noncuranza con cui fumava in gravidanza, nonostante lei, da ginecologa qual è, sapesse perfettamente quale rischio corressi (anche se io attualmente fumo) e, soprattutto, la sua ossessione per il cibo. Vi dirò che non voglio dei bambini perchè solo l’idea che possa arrecare loro dei traumi mi sconvolge.
    Io non credo che pensare che rompersi un polso sia giusto è che rappresenti il giusto riscatto per una serie di peccati da noi commessi. Così come se trovassi una ragazza autolesionista le direi che non è giusto, perchè alla fine farsi del male non risolve niente. Perchè alla fine questa è l’unica vita che abbiamo e sì è difficile andare avanti, ma finchè non è finita non sai mai quello che ti potrà accadere. Che ognuno di noi è fatto a suo modo, ha delle sue pecularietà e delle sue debolezze, ma siamo tutti, e proprio TUTTI degli esseri eccezionali, unici, meravigliosi perchè irripetibili. E che anche solo per questo dovresti spaccare il mondo con le lamette, non le tue braccia. Perchè quelle saranno occupate a difendersi. E direi che alla fine cià che abbiamo è solo noi stessi e la fratellanza che ci unisce gli uni con gli altri e che per questo non ha senso chiudersi, farsi del male e rifiutare il prossimo. Queste e altre cose ti direi e forse penso anche siano giuste.
    A ben pensarci forse schizofrenica lo sono davvero, visto quali sono i miei intenti…
    Quella di mio fratello, rossa, è una faccenda ancora più complicata. Non ci sono particolarmente legata, ma ho un debito abbastanza forte nei suoi confronti.(continua)

  • 45
    Suchende -

    (inserito 28 marzo 2011/20:41)
    Diciamo solo che non so se la baby-sitter “giocasse” anche con lui. Quello che so è che lo lasciava sempre davanti alla televisione. Io e mio fratello siamo profondamente diversi e lui è cresciuto assolutamente senza disciplina, senza regole, solo, davanti a una televisione. Ha problemi ancora più gravi dei miei a relazionarsi ed è molto violento, anche per causa mia, essendo io la sua unica “educatrice”. Ma ce la vedete una bambina di 7 anni a fare da mamma a un bambino di 3? L’unico linguaggio autoritario che conoscevo era quello di mio padre, fondato su un tono molto alto e modi bruschi, quasi brutali. Nessuna pietà. Mio padre non è un despota, anzi, è un uomo molto fragile e dolce, ma questo lo capisco io che lo conosco. La verità è che non ha la minima idea di come si educhino dei bambini, non più di mia madre.

    E ora basta parlare di me. Sono rimasta davvero colpita dalle vostre storie. Adele, ti capisco perfettamente quando parli della vergogna del provare piacere per qualcosa che è sbagliato. Sono davvero felice di sapere che sei riuscita a trovare il coraggio di affrontare questi mostri della mente e dell’anima e davvero mi complimento con te, per la costanza, la fede, il coraggio, la forza, la determinazione e la voglia di vivere e di andare avanti che devi aver dimostrato per superare bene questo trauma. Ricambio con tutta la forza che riesco a trovare il tuo abbraccio. Non so davvero cosa dire, perchè tutte le considerazioni a proposito che non ho fatto sopra le avete già fatte voi; mi limito a sottoscrivere il tutto, ringraziandoti ancora tantissimo. Sto riflettendo a lungo sulle tue parole. Mi auguro solo di trovare presto la persona (o le persone) giusta con la quale aprirmi.
    Grazie ancora anche a te Rossa, non mi stancherò mai di ringraziarti per tutta la pazienza e il tempo che mi stai dedicando così gratuitamente. So che è doloroso, ma penso sia un bene che tu sia riuscita ad aprirti, anche se solo in parte con noi. A proposito, di esorterei, nei limiti di ciò che ti senti di fare, di narrarla la tua storia. Siamo, o almeno sono, qui per ascoltarla. E’ il minimo dopo tutto quello che hai fatto e che fai per me. Anche tu devi avere avuto un coraggio da leone per affrontare quel porco del tuo datore di lavoro, per di più senza nessuno che ti stesse accanto! Qualora dovessi avere voglia di parlare, so quanto è difficile, sentiti pure libera di farlo.(continua)

  • 46
    Adele. -

    Suchende leggerti è un piacere, Rossana ha ragione. E non so come farti capire che non c’è niente, ma proprio niente di sbagliato in te.
    Sei una adolescente. Alla tua età mi sentivamo un brutto anatroccolo goffa ed inadeguata, mentre c’erano le mie compagne già donne e con il ragazzetto. Che tristezza. Non mi piacevo in niente ed il mondo maschile che mi attraeva da morire, restava un mistero se non un incubo a causa della mia esperienza.
    Hai una taglia di seno abbondante. BEATA, non sai che invidia, questa è una cosa che hai maschi piace molto e alle donne genera gelosia. So che la parola ragazzo causa tanti sentimenti contrastanti, ma se leggo in te parte di me..vedo questo. Anche a me piaceva quello che mi veniva fatto, adesso che con la sessualità ho fatto pace, mi accorgo di essere al di sopra della media nel fatto di provare piacere :-). Non tutte le donne sono uguali (è verissimo) e magari proprio persone come noi, difronte ad un abuso hanno agito in maniera ancora più disastrosa.. Ma attenta cerca di separare tra le due cose, la fisicità pura e l’abuso in se. L’abuso ti ha creato il trauma, altrimenti saresti serena e felice. Molti bambini piccoli si toccano e non per questo sono dei pervertiti. Ricordati che il nostro è un paese bigotto e moralista, che tanto ci condiziona.
    Suchende anche io sono stata una mangiatrice compulsiva….mangiare, essere sformata, brutta, poco curata, giustificava il fatto che non avessi un ragazzo e mi dicevo anche che non mi interessava. Ero brutta e quindi nessuno mi voleva, andava bene così.Ma era una scusa. Io avevo un trauma, nel non affrontarlo, mi creavo altri mostri, come l’aspetto fisico….ero e sono ancora ossessionata dall’aspetto fisico. Ed ora che sono magra, ho pure avuto un ragazzo che mi ha detto ma ingrassa un po’! L’unico problema allora, era solo l’aspetto e non che io non riuscivo ad avere un ragazzo perché io non lo volevo, perché se solo un uomo mi toccava fuggivo a razzo. Mi contiuavo a dire che ero brutta e più me lo dicevo, più mangiavo per giustificarmi e più mangiavo e più stavo male. Se ripenso a quel periodo mi vengo i brividi…perché tutto era nella mia testa. Anche grossa come ero al tempo, sarei potuta piacere e molto, se io mi fossi sentita bella e a posto con il mondo.
    Suchende tu sei brutta perché TU TI VEDI COSì e preferisci convincertene piuttosto che accettare che hai dei problemi a relazionarti specie con la’ltro sesso, ma che si affrontano con la terapia e con l’aprirsi.

  • 47
    Adele. -

    E sulle DROGHE sei troppo inteligente….per non vedere che hanno effetto temporaneo. Alla fine stai peggio e starai sempre peggio.
    LO dici vuoi stare bene, l’unico modo, non ci sono strade più facili, è affrotnare le tue paure, cosa ti tormenta. Per l’aspetto non ti preoccupare, puoi ridurre il chili, sei una piccoletta non ci metti niente a dimagrire, vai dai un dietologo, ma lo farai solo quando il problema vero verrà a galla. Altrimenti il cibo resta un’altra droga….

    Sei diversa, va bene, anche io sono una tipa assurda, originalissima. Ora l’essere così mosca bianca mi piace, in una massa di persone normali, spicco molto ed oggi ho tanti bellissimi amici.

    Insomma cara testimonianza che se ne può uscire…ma con tanta vogli adi stare bene. La famiglia, io ho una famiglia molto solida alle spalle, questo mi ha aiutato molto…..Trova la tua famiglia, magari una zia, una nonna, non pensare mai di essere totalmente sola…

    Ti abbraccio forte virtualmente ed anche io ti dico….che mi piaci molto, non ti conosco e non ho niente da guadagnarci…ma non sei assolutamente antipatica, o noiosa o tutte le altre cavolate di cui ti sei rimepita la testa…forse le tue cotenaee non ti capiscono perché sembri molto molto molto più grande…..ma forse presto troverai una amica simile a te. La mia aveva sofferto tanto e perciò era sulla mia lunghezza d’onda, diventammo inseparabili……

    Il futuro è imprevedibile….cerca di non buttarlo via!

  • 48
    Suchende -

    (inserito 28 marzo 2011/20:41 – continua dal commento 46)
    Magari da dietro un computer possiamo entrambe dimenticare il salto generazionale che ci divide ed essere semplicemente amiche. Ne gioirei.

    E infine Athos: il tuo commento mi ha fatto sorridere, perchè, sai, è proprio quello il motivo per cui ho paura di arrivare a 30 anni. hahaha Ti ringrazio molto per i complimenti e per il tempo che hai deciso di dedicarmi. Non sono sicura di meritarlo, ma comunque mi fa piacere che tu lo pensi.

    P.s. Dio, mi sono appena resa conto di aver scritto 9 commenti. Se non li leggerete mai sarò la prima a darvi ragione. Scusatemi, ancora, sì. Mi comporto ancora come se stessi scrivendo solo a me stessa, dimenticandomi che non dovrebbe essere un soliloquio, questo. E’ solo che mi piace puntualizzare e rispondere a tutto ciò che mi fanno notare. In futuro vedrò di contenermi, per quei pochi che avranno abbastanza temo da perdere leggendo questo romanzo.

  • 49
    Athos -

    Dolce Suchende,

    La prima volta che ho letto la tua lettera in realtà l’ho fatto da stupido e da spocchioso, e infatti non l’ho letta sul serio: le ho dato una veloce scorsa senza capire niente, soffermandomi sul fatto che, coi suoi 16 anni, l’autrice non avrebbe potuto certo dire alcunchè.
    Poi, per caso, l’ho riletta, anzi l’ho letta come meritava e ti ho risposto piuttosto sbrigativamente, come ha fatto notare Rossana; ma al contempo ho promesso che ti avrei scritto. Ed eccomi qui.
    La verità è che non so cosa scriverti.
    Non ho risposte, ho solo compassione. Non “pena” attenzione! COMPASSIONE. Io, leggendoti, sento di soffrire insieme a te.
    La sofferenza è il senso stesso della vita, so solo questo. Ogni giorno ci tocca, e mi tocca, assistere ad episodi vicini o lontani di piccole angherie e ingiustizie. E questo è niente. Poi ci sono la solitudine che devasta, l’amore che non c’è, la morte del cuore, un Dio che si nasconde o che non esiste. L’amore buttato, la tenerezza umiliata, il Male che vince. Torture su bambini e animali; violenze psicologiche e fisiche. Ignoranza e stupidità che vincono sempre e noi stessi che commettiamo errori su errori e ogni giorno siamo stremati.
    E questo è solo un pallido riflesso del dolore che c’è intorno, e perciò dentro, di noi.
    Sai, quando ho letto la tua lettera mi son venuti dubbi, molti dubbi. Possibile, mi chiedo ancora, che una ragazzina di 16 anni abbia una tale proprietà di linguaggio, una sintassi tanto curata e una chiarezza manifesta nell’esprimersi? Se davvero hai solo 16 anni non è un complimento dirti che sei intellettualmente di una spanna superiore non tanto ai tuoi coetanei (su di loro non c’è neanche confronto), ma ai ragazzi e alle persone ben più grandi.
    Questo, bada bene, non è un vantaggio. Se sei intelligente gli altri non te lo perdoneranno mai. Ma è un valore, un bagaglio che puoi sfruttare per vivere.
    Naturalmente sei debole e sei caduta in mani sbagliate e ora la droga, a quanto pare, ha fatto il suo arrivo.
    Nessun giudizio. Anche io mi scervello da tempo su quale sia il modo migliore per tirare avanti. Non ho mai rpeso in considerazione la droga perchè il mio carattere e la mia disciplina non mi predispongono ad essa, e ho così evitato di peggiorare, e di molto, la mia situazione. Non c’è dubbio che essa sia la principale nemica della tua intelligenza.
    Butta quella merda, ti prego.

  • 50
    Athos -

    Sul suicidio neanche ho risposte. Perchè non ho risposte sulla Morte e, di conseguenza, sulla vita. Io non ci ho mai provato, ma sempre pensato.
    Ho scritto tanto sul suicidio e ancora non so che dire.
    So solo che tu vali, o almeno lo sento. Ne hai subite tante, ma hai 16 anni!!!! E hai intelletto.
    Fregatene degli idioti che ti circondano. Mangia la vita giorno per giorno, fai un altro passo e poi ancora un altro. I ricordi li avrai sempre, e anche gli incubi. Ma forse troverai, a furia di vivere, anche chi ti prenderà la testa tra le mani e ti dirà:” Ci sono”. Ci vorranno anni forse, ma alleati con il tempo, non andargli contro.
    Se avrai voglia di avere un amico con cui parlare e sfogarti, non peritarti di scrivermi, ti lascio la mia email. Se preferirai scrivermi qui, ti risponderò con piacere. E ti ascolterò con serietà.
    Ti sento vicina,

    Athos athosgatto@libero.it

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