L’incontenibile disgusto per l’essere
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Salve, Direttore.
Speravo di trovare un incipit più convincente, ma sono ore che fisso il vuoto del riquadro sullo schermo, senza trovare parole neanche lontanamente adatte per riempirlo. Non so neanche se esistono quelle parole che cerco. Forse, ancora una volta, mi aspetto troppo. Dopotutto, che colpa ne hanno le parole se non riescono ad esprimere a pieno sentimenti e stati d’animo? Qualcuno gliel’ha forse chiesto se volevano essere lettere o numeri? Se avevano ambizioni, sogni? Se avevano, se hanno paura? Non mi aspetto nulla dalle parole che sto per rivolgerle, non più di quanto non mi sia aspettata dagli altri, nel corso della mia breve vita. Volevo solo avere l’illusione di raccontare un po’ di cose a qualcuno.
Il mio nome è Cristina. O Alessia. O Vittoria. O Giovanna, che importanza ha ormai? Ho 16 anni; sì, sono giovane. Forse troppo per arrivare a scrivere su un sito,nel tentativo abbastanza patetico e disperato di esprimermi, ma d’altro canto le mie bambole erano già piene di polvere quando avevo 10 anni.
Se dovessi riassumere la mia vita, probabilmente mi basterebbe pensare alla corsa suicida verso l’oblio oltre una scogliera. La perversione del pensiero che rinnega se stesso, lo slancio estatico, quasi isterico, la paura, il dubbio, la terra che frana ai nostri piedi e bacia il mare cento metri più sotto:qualcosa ci tiene ancora apparentemente ancorati alla vita; ma è troppo tardi per tornare indietro: bisogna ritentare.
La mia è una paura che di volti e di nomi ne ha troppi. Da bambina mi narravano, a volte, di orchi e lupi famelici. Non mi hanno mai spaventato. C’ero già nella pancia del lupo e spesso mi domando se ne sia mai uscita. Avevo cercato di dimenticare, avevo cercato di lasciarmi tutto alle spalle, ma forse è vero quanto si dice: che il passato resta avvinghiato al tuo essere, malgrado tutti i tuoi sforzi per nasconderlo, come una brutta cicatrice.
La prima volta avevo 5 anni. Ricordo ancora la confusione. Ricordo ancora le farfalle nello stomaco e la paura, mentre le sue mani lisce, lunghe, le dita curate, si infilavano nelle mie mutandine. Proteste senza voce, mentre mi accarezzava. E la sensazione di sporco. Sporco sporco sporco. Quello sporco incrostato e viscido, nauseabondo. Ero io sporca, squallida, SONO io. Perché forse, in fondo, provavo anche un certo piacere. Ho sempre pensato che la gente avesse degli ottimi motivi per farmi quel che voleva. Quello stesso anno i bambini nella mia scuola mi rincorrevano armati di sassi, perché ero la più piccola dell’istituto. Non potevo bere l’acqua, non potevo fare tante cose perché ero “minore”. L’anno seguente non ero più la più piccola, ma c’era sempre qualche buon motivo per reputarmi “minore” rispetto agli altri. Le elementari finirono. Ma i giochi con la baby-sitter, quelli no.
La prima volta che pensai di togliermi la vita avevo 7 anni.
A otto, spesso piangevo disperata guardandomi mezza nuda davanti agli specchi: sono sempre stata abbastanza in carne. Mia madre fumava durante la gravidanza, per cui io non crescevo. La cosa la scandalizzò al punto che di lì in poi il suo primo pensiero era che mangiassi quanto suo marito. Un motivo in più per ridicolizzarmi. Ero grassa, sgraziata, incapace di tessere qualunque amicizia. L’unica cosa che sapevo fare era offrirmi, offrire il mio tempo, la mia intelligenza, il mio amore, così come gli unici che non mi dicevano in faccia quanto facessi schifo tentarono, prima o poi, di mettermi le mani sotto la gonna. La baby-sitter se ne andò quando avevo 13 anni. Circa un anno prima aveva smesso di divertirsi con me. Ricordo che mi metteva un maglione sulla testa, per non farmi vedere, mi infilava le mani sotto i vestiti e mi diceva di immaginare che fosse chi volessi. Vorrei dire che piangevo, ma mentirei. Non ricordo quando è stata l’ultima volta che ho pianto. In ogni caso, un giorno le chiesi perché lo facesse, le dissi che faceva schifo. Lei ritirò la mano e non mi rivolse più la parola.
Non l’ho mai detto ai miei. Non l’ho mai detto a nessuno.
Ma intanto la sensazione di sporco, di grasso, di profondo e viscerale disgusto permane. Ho iniziato a tagliarmi quando avevo 13 anni e mezzo. A 14 passai da circa 64 kg a 43 e mezzo. Rimisi tutto abbastanza in fretta, perché i miei genitori gridavano e piangevano e a me dispiaceva per mio fratello e volevo solo silenzio, ero stanca delle grida. Ne sentivo abbastanza nella mia testa, nel corso delle mie tante notti insonni. L’anno scorso vomitavo tutto quello che mangiavo. Ero capace di vomitare per tutto il pomeriggio, riempivo intere insalatiere e senza mettermi le dita in gola.
Quest’anno sto alternando giorni di digiuno a giorni di abbuffate, con tutti i sensi di colpa consequenziali. E quindi, beh, la mia vita affettiva è un disastro: il massimo a cui posso aspirare è essere palpata in una macchina, per poi essere abbandonata senza un perché qualora dovessi parlare troppo. Anche i tossico-dipendenti mi schifano. Anche se ho fatto tutto per lui, il suo modo di ringraziarmi è stato farsi una striscia di speedball (cocaina ed eroina)sotto i miei occhi e quasi rompermi i polsi, dopo. Ho cercato tante volte di morire. Una volta ho anche cercato di annegarmi nel lavandino. Quando avevo 12 anni piangevo sotto il letto, chiedendo a Dio perché neanche lui mi volesse accanto. L’unica persona che abbia tentato di fermarmi al mio primo tentativo di tagliarmi mi trova disgustosa, inutile, insopportabile. La massima dimostrazione di affetto in cui posso sperare è la carezza di un professore quando mi riprendo dagli attacchi di panico.
Le chiedo scusa, Direttore. Perché le 600 parole sono state abbondantemente superate. Solo che avevo bisogno di ricordarmi e raccontare in parte a qualcuno perché le mie braccia sembrano una cartina geografica e perché da settimane sono alla ricerca di un pusher: Già, perché ora come ora tutto ciò che voglio è farmi di allucinogeni e morire sognando.
Data di pubblicazione: 19 Marzo 2011
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Categorie: - Me Stesso
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tu non hai assolutissimamente 16 anni e questo è un ottimo spunto per un romanzo,ma chi pensi di prendere per il c…??ottimo talento nella stesura,nella forma,e truculento al punto ottimale,rispondi ho rispondano come vogliono tanto è,e rimane una presa per il c… e te lo dice una che non ha sedici anni e parte di queste cose le ha vissute.
Già. Facile criticare così a c….,troppo facile. Ma che cosa puoi saperne tu? Che cosa puoi saperne chi sono io, che cosa ho fatto e se la mia vita sia questa piuttosto che un’altra? La mia vita è questa, mi dispiace deluderti. I miei sedici anni sono stati questo. Anche questo.Quella della molestia è stata, è, una presenza paragonabile all’ombra di un avvoltoio famelico,pronto ad attaccarmi quando i segni di cedimento si fanno più marcati, ma non è stato il mio unico pensiero o la sola fonte dei miei problemi. Per un periodo mi ero quasi dimenticata di certi episodi avevo voluto costringere la mia mente a vederli come un brutto sogno, o a non vederli proprio. Formidabile il potere dell’autosuggestione. Ora che i fantasmi sono tornati avevo sentito il bisogno di raccontarlo a qualcuno, in maniera anonima e sicura.
Ho sempre scritto benino. Ultimamente meno del solito, sinceramente, e questa cosa mi uccide. La scrittura è sempre stata la mia sola finestra sulla comunicazione. In ogni caso non so a cosa serva trovare giustificazioni o raccontare altri squarci della mia vita a persone che da 800 parole si arrogano il diritto di comportarsi in questo modo.
Perchè, diciamolo,non è stato molto carino da parte tua, rispondere in questo modo. Anzi no, forse hai fatto bene. Forse devo anche ringraziarti, perchè ultimamente i fantasmi sono tornati e li vedo anche ad occhi aperti e avevo pensato di dirlo a qualcuno. Mi vergognavo di dirlo al mio psicologo,pensavo a una mia ex professoressa(l’unica persona ad aver quasi sempre creduto in me, malgrado le mie stranezze), ma questo messaggio mi ha fatto ricredere. Come al solito terrò tutto sotto silenzio e il massimo di me che potrà passare sarà la solita storia della ragazza che è sempre stata grassa, che non ha autostima perchè non le hanno dato molto modo di costruirla e perchè ha gusti e passioni discutibili per i canoni che si impone l’adolescente medio (e quelli che gli sono imposti). Tanto alla gente non è mai importato molto di approfondire.
Mi ero iscritta qui per parlare un po’ e non vedo cosa ne avrei guadagnato dal prendervi per i fondelli, dato che non mi sembra ci sia niente in palio.
Comunque, se vuoi un consiglio, la prossima volta pensaci su un secondo prima di sparare certe str*****e, perchè tanto a me non importa più tanto. Mi sono rassegnata e aspetto solo che finisca. Però qualcun’altro potrebbe prenderla seriamente male. E le persone che si credono superiori infatstidiscono, e molto.
sì, si rimane catturati dalla forma e ci si chiede subito se chi scrive può avere 16 anni…
troppo sconvolgente e troppo realistico per essere vero!
Zaira, ma come fai a dire che questa storia non è vera?
Devi essere una persona molto superficiale per fare queste affermazioni con tanta sicurezza e tanta leggerezza..
Suchende,
va bene: puoi avere tutte le ragioni di affermare il tuo modo di esistere.
scrivere fa sempre un gran bene: aiuta a guardarsi allo specchio e a ricominciare. ti suggerisco entrambe le cose.
da quanto sei in cura presso uno psicologo?
Z. non crede nella capacità di scrittura della ragazza..comprensibile, perchè confonde “ho” con “o”.
Z. non crede nei contenuti…comprensibile, vista la superficialità nella quale viviamo.
Io, invece, povera scema forse, ci credo.
Suchende, vorrei sperare che tu sia un fake, che la tua storia sia davvero il test per la credibiltà di un romanzo. Lo vorrei pensare. Farebbe riflettere lo stesso perchè, per quanto la gente creda solo in quello che è più facile credere, purtroppo queste storie accadono. Nel silenzio. Nella solitudine.
Ma si sa, abbiamo bisogno che certe notizie ce le dica il tg5 per crederci e scandalizzarci, quel che non passa attraverso il monitor di casa non esiste.
E al primo grido d’aiuto, quello che ancora fortunatamente è slegato dal dramma, quel che sappiamo fare è lavarcene le mani con “non è vero quel che dici”…ma che ne sappiamo? Se io non ho la certezza di affermare che quanto è scritto sia realmente accaduto, perlomeno appellandomi al beneficio del dubbio, non ho nemmeno l’arroganza di svilire e soffocare un anelito di speranza come può essere l’aggrapparsi ad un sito che garantisce l’anonimato per aprirsi un pò con qualcuno, forse vergognandosene nella vita reale.
Tra l’altro, l’abilità nella redazione di testi è particolarmente sviluppata in quegli esseri introversi, sensibili e figli della solitudine dei nostri giorni, che si rifugiano fin da piccoli tra i libri, conforto e confronto.
S., nella vita reale non c’è proprio nessuno a cui tu ti possa rivolgere? Non hai un’amica di cui poterti fidare?
Vorrei solo dirti che quando incontri qualcuno, non sei costretta a spogliarti della tua dignità e raccontare immediatamente la tua storia come una colpa da lavare via, non devi niente a nessuno. A volte ci si inizia ad affezionare a qualcuno dalla semplicità delle cose quotidiane, come incontrarsi sempre nello stesso panificio o fare colazione nello stesso bar. Credo che tu abbia bisogno di un pò di novità, di circondarti di postività e ricercare stabilità, quella armonia che si costrisce da piccoli passi.
Se hai voglia di parlare io ogni tanto mi faccio un giretto da queste parti, scrivi! E sei anche molto brava!
Ciao,
T.D._
No,aspettate un attimo. Scusate, ma non riesco proprio capire.
Cioè, quello che ho espresso sarebbe un mero esercizio di scrittura? Davvero, sono contenta di averlo pubblicato prima qui.
Ho scelto questo sito,perchè, a differenza di altri forum che mi è capitato di vedere(nei quali ci sono diversi racconti di storie come la mia),questo mi sembrava più serio(e, sì, mi piaceva l’idea di scrivere una lettera ad un “direttore”). Ho letto diversi post, soprattutto vecchi, e ho notato una certa partecipazione, anche sentita, alla trattazione di diverse zone buie del nostro animo, delle angosce più disparate e ho letto più di una lettera sul suicidio e sulla depressione.
Anche se, dopotutto, me lo aspettavo. Questa reazione mi ha fatto capire che ho fatto bene a tenermi per me certe cose.
Solo che, sapete, è stancante fare sempre gli stessi incubi. E’ stancante sentire lo spettro di quelle mani che ti percorrono il corpo. E’ stancante, anche perchè già una ragazza che ama la filosofia e la poesia e la letteratura latina e greca passa per “strana” e “diversa” certe volte. E non posso più consentirmi neanche di mostrarmi depressa, devo tenere quel sorriso tirato quando poi avrei solo voglia di urlare. Ma non ci riesco. Ed ero stanca di cercare parole con cui riempire pagine di “Word”, sola, come sempre, alle 2 di notte. Per una volta, volevo provare ad aprirmi agli altri e raccontare una parte di me che ho anche paura di ricordare. Forse, sì, anche per sentire una parola di incoraggiamento. Perchè è una vita che tutto ciò che mi dicono, quando sto male, è “ma cos’hai da star male tu? che a scuola vai bene…” Già a scuola vado benino, ma forse dovrei pentirmene visto che saper scrivere bene in italiano equivale a dire menzogne.
Mi lascia estremamente basita che quando si lanciano lettere d’appello per amori finiti va tutto bene. Mi lascia basita che si parla di tempi diversi, di menti aperte, di cultura e conoscenza e apertura al prossimo. E poi uno scrive di non riuscire a liberarsi dall’idea di essere buono solo come valvola di sfogo di impulsi sessuali e la prima cosa che salta in mente è che io non ho “assolutissimamente 16 anni”… Che schifo.
Ripeto, ho 16 anni. Però a questo mi viene la curiosità di sapere se di anni ne avessi avuti 25, 30, 50 cosa sarebbe cambiato.
Non capisco chi siate e chi vi dia il diritto di giudicare la
veridicità della storia che questa ragazza ha voluto condividere con
noi. Dovreste solo provare a capirne le problematiche, magari scriverà
bene, scriverà meglio di una 16 enne… E allora? Finalmente qualcuno
non analfabeta in questo paese che va a rotoli!
Amica mia, non solo ti credo, ma ti sono anche vicino. Molto. troverai
qualcuno in grado di starti accanto ed aiutarti emotivamente,
spalleggiandoti nel durissimo percorse che ti attende… Perché non
sarà, non è e non è stato facile, lo sai. Ma riuscirai a condurre,
presto, una vita normale. FORZA!
T.D._ e rossana, grazie davvero per la fiducia e l’interessamento (In particolare T.D._: hai espresso benissimo quello che volevo dire prima, ma che la tachicardia e il nervosismo mi avevano impedito di esplicare correttamente. A proposito, vi chiedo scusa se i commenti potranno sembrarvi confusionari, ma non riesco ancora a realizzare che ho scritto quelle cose. Ne provo anche una certa, e non così limitata, vergogna.) Il precedente commento era in riferimento al primo commento di rossana. Forse un po’ esagerata come reazione e in tal caso perdonatemi. Sono iscritta da poco al sito e devo ancora comprendere a pieno il suo funzionamento.
Come che sia, rispondendo prima a rossana,beh,guardarmi allo specchio non mi ha mai aiutato molto. Lo dice anche il mio psicologo che dovrei guardarmi più spesso, guardarmi davvero, e constatare che non ho niente che non vada. Dice che dovrei curarmi di più,far risaltare di più la femminilità ed evitare di chiudermi dietro maschere di spesso trucco scuro e di vestiti pesanti e catene. Io ci provo, a volte, ma finisco sempre col chiedermi se ne valga la pena. Sono in cura da questo psicologo, consigliato da quella mia professoressa alla quale sono molto legata, da meno di un anno e fra vari alti e bassi, provocati anche dai ritmi di studio. Probabilmente è anche per questo che le nostre conversazioni, chiamiamole così, si soffermano sempre sull’aspetto più superficiale del problema: il mio rapporto con gli altri, perchè non riesco ad interagire bene, cosa sbaglio ecc
E qui rispondo anche a T.D._
I miei rapporti con gli altri sono condizionati molto dal fattore dell’età. Anche per questo sono un po’ suscettibile su quell’argomento. Con i miei coetanei non vado molto d’accordo. Li trovo infantili(e loro mi trovano “inquietante”),non riusciamo neanche a parlare il più delle volte. Nell’ambito delle relazioni con i miei compagni di classe qualche progresso lo sto facendo, ma va tutto a rotoli nel momento in cui cerco di approfondire l’amicizia. Cerco di uscire con ragazzi più grandi, con i quali riesco ad avere conversazioni e contatti più soddisfacenti, ma resta sempre quel pregiudizio dettato dal fatto che loro hanno 22 anni e io 16. Per cui sì, vicina, ma non troppo.
Odiando il mio corpo, cerco di concentrarmi sulla mente, però questo finisce col farmi sembrare strana o credere troppo in quelle persone che mi sembrano riuscire bene a tenermi testa.
(continua da sopra)
Errore. Errore grande, perchè immancabilmente la mia 5 di reggiseno ha il sopravvento sul quoziente intellettivo. Perchè immancabilmente sbaglio qualcosa, non so cosa, e le persone si allontanano. E mi lasciano sola. E’ successo sempre,da che riesca a ricordare. Eppure di me agli altri parlo poco. Purtroppo non riesco a nascondere il mio stato spesso depressivo e le domande sorgono spontanee, ma non ho mai detto nulla di simile a nessuno.
E ho tanta paura di come potrebbero reagire se lo venissero a sapere. Anche perchè dal momento che prima o poi finirebbero comunque per prendere le distanze da me, come fare a fidarsi? Non saprei neanche come cominciare. Per questo ho scritto qui, questa lettera. Perchè vorrei trovare qualcuno a cui raccontare la storia dall’inizio, qualcuno che capisca e se non altro non mi giudichi come una bambina viziata. Non posso dimenticare, questo lo so, lo sto sperimentando ora che, per una serie di infelici situazioni, mi sono ritrovata in quel circolo vizioso; però vorrei davvero superare.
Ci sono persone che ci nascono con una certa sensibilità. Persone che soffriranno sempre per qualche male, che hanno una predisposizione per certe modalità del sentire, più sottili, quasi impercettibili e del tutto ignote ad altri soggetti. Forse sono una di queste persone, ma ciò non significa che la mia vita debba finire a 18 anni, come avevo programmato, sotto un’overdose farmacologica.
Non sono un’esaltata che vuole solo morire. Ho solo voglia di silenzio. Ho solo voglia di non vedere più certe cose appartenenti al passato. Ho solo voglia di smettere di tremare ed è triste, dopotutto, avere la sensazione di stare meglio quando non si respira. Non so se guarirò mai, vorrei però trovare la forza di illudermi che sia possibile. Che ci sia una via alternativa alla ketamina o qualcosa del genere.
Suchende,
se provo a convincermi che stai dicendo la verità, mi sento cadere in una sensazione di impotenza. mi pare che a te non possano bastare le solite frasi d’incoraggiamento ma è anche molto difficile andare oltre.
ci proverò comunque, in punta di piedi, stando innanzitutto a vedere se ti va di seguirmi.
innanzitutto, puoi ancora rintracciare la baby-sitter che ti ha fatto tanto male da considerarla colpevole di un “crimine bianco” per l’importante parte di te che ha massacrato giocando? se sì, a mio avviso e se te la senti, dovresti affrontarla in un luogo isolato per esprimerle il tuo disprezzo, arrivando magari anche a minacciarla di dire tutto ai suoi parenti e/o ai suoi amici. se poi dovesse volare anche qualche schiaffo, se li sarebbe ampiamente meritati…
questo sarebbe un punto fermo per tenere a freno il tuo timore inconscio che ti si possa fare del male ancora. non per niente hai accennato a catene e a un trucco che si può avvicinare al dark!
come sono i rapporti con i tuoi genitori? sanno di quanto ti è stato fatto da una persona che avrebbe dovuto proteggerti e che loro avevano scelto per te?
in seguito, prima di esaminare il tuo rapporto con gli altri, che immagino un poco aggressivo, dovresti ricostruire (o meglio costruire, data la tua giovane età) una tua identità più profonda, in cui riconoscerti.
è un lavoro che sto facendo anche su di me, pur essendo da poco entrata nella terza età. per le donne è più difficile che per i maschi: spesso facciamo fatica a ritrovarci in noi stesse, tanto la società ci ha costrette in assurde armature, con i suoi condizionamenti…
segue…
accennando al guardarti allo specchio, intendevo prendere una maggior conoscenza di te nell’intimo, non in rapporto al tuo aspetto esteriore.
sappiamo che ti sai esprimere molto bene per iscritto, e questo è un grande vantaggio, e anche un pregio, di cui puoi essere fiera.
cosa insegna la professoressa in cui hai fiducia? da quanto tempo la conosci? come sono i vostri rapporti?
il primo compito per sapere meglio chi sei è il seguente: quali sono
1) i tre film che preferisci;
2) i tre libri che più ti sono piaciuti e che meglio ricordi;
3) le tre canzoni o musiche che sempre rinnovano in te emozioni?
il secondo, invece, è già più difficilino: a cosa ricorri quando hai bisogno di tirarti su? io, alla poesia ma so, ad esempio, che un amico si rifugia in brani musicali, suonati ad alto volume…
il terzo dovrebbe in teoria essere di semplice soluzione: qual’è l’attività in cui provi più piacere e maggior gratificazione?
risposte che possono essere utili anche a me, per conoscerti meglio ed evitare di prendere troppe cantonate nel relazionarmi con te, se ad entrambe andrà di continuare a farlo…
concludo con una riflessione banale ma di cui dovresti comunque tener conto: NON sei la sola ad avere problemi con il tuo aspetto fisico. per le donne è di grande importanza (come negarlo?) ma esistono scriccioli che superano di poco il metro e cavallone alte quasi due… oltre a una massa di donne ANONIME, grige e spente, che sembrano non aver nulla che le distingua, incapaci come sono di valorizzare anche il poco che hanno… o troppo infelici per provare a farlo… ecco, qui sta il punto: bisognerebbe evitare di essere TROPPO infelici!!!
Ciao Suchende, per avere 16 anni hai un talento che devi solo che
coltivare per il tuo futuro. Per tutto quello che hai vissuto, sei una
ragazza fuori dal comune. Usa queste tue capacità per riprenderti la tua
vita. Mi sembra che tu la voglia una nuova vita. Immagino che non sarà
sempre facile, ma non permettere a quella donna, di farti
ancora male, più di quello che fece quando eri giovane. Tu non l’hai
voluto, ne cercato, ne sei colpevole o sporca. Tu non hai fatto niente di
male…..di questo cerca di esserne sempre sicura. Un caloroso abbraccio.
Suchende,
se ci sei ancora, batti un colpo, per favore.
sto pensando a te, a cosa suggerirti, molto intensamente, e non vorrei proprio continuare a farlo… inutilmente!
Sushende
leggerti ha risvegliato in me un dolore profondo sull’infanzia e su quanti ostacoli mentali le circostanze e gli adulti intorno a noi possono creare… ma questo accade a molti e noi possiamo sempre utilizzare quel dolore per trasformarci e per essere qualcosa di sempre diverso e unico allo stesso tempo.
La vita è un mistero di cui possiamo sempre riconoscere il fascino – anche nel buio più profondo. Il fascino per quello che un nuovo incontro potrà donare, una nuova piccola sfida superata potrà creare.
ti abbraccio
Giu
Scusate se non ho dato segni di vita negli ultimi giorni, ma, passata la fase euforica durante la quale ancora non mi rendevo conto di cosa avessi fatto, è sopraggiunta di nuovo la paura, affiancata dalla vergogna che tutto stia prendendo forma nuova. Finchè questa…cosa, non so neanche come chiamarla, non voglio chiamarla, probabilmente, e se le vostre opinioni sulle mie capacità di scrittura sembreranno accartocciarsi su se stesse, beh, abbiate pazienza, ma, un po’ per questa e un po’ per altre ragioni, in due giorni ho dormito tre ore (quasi precise perchè dovevo studiare) e mi sono nutrita di caffè e camomilla:il risultato è che attualmente sento il cervello compresso così tanto nella scatola cranica, che mi meraviglio che non sia ancora imploso. Ad ogni modo, suppongo che debba ancora abituarmi a questa nuova dignità ontologica del mio segreto. Fintanto che nessuno lo sapeva, ad eccezione della donna in questione e della sottoscritta, ovviamente, potevo ancora fingere che nulla si fosse verificato. Accedere al sito, rileggere la lettera e leggere i commenti significa aprire un varco in questa calda coperta di oblio, sotto la quale cerco da anni di rannicchiarmi per proteggermi dal mondo esterno. Purtroppo la coperta inizia a sembrare più piccola ed io divento ogni giorno più grossa, per cui eccomi che non riesco più a proteggermi ed eccomi che mi faccio male, di nuovo.
Broken smile, davvero, sarà che sono particolarmente idiota in questi giorni, ma mi stava venendo da piangere quando ho letto il messaggio. La cosa quasi mi preoccupa, ma immagino dipenda sempre dal fatto che non avendo mai detto nulla di simile a nessuno non sappia davvero quale reazione aspettarmi. Ti contatterò, lo prometto. Ci proverò. Solo, dammi ancora un po’ di tempo per maturare questa rassegnazione che, sì, il lupo esiste, ma lo stesso non si può dire sempre del cacciatore.
Grazie anche a te, zingaro. E’ quasi ironico recepire supporto, solidarietà, comprensione, affetto da chi neanche si conosce e solo fredda indifferenza da coloro che ci sono più cari. Grazie di cuore.
giu, grazie anche a te per l’abbraccio e le belle parole. Il mio problema è però che, ora come ora, ho una paura immane anche solo della parola sfida. Ho paura degli incontri. Non so perchè. Io credo che tutto possa essere iniziato da lì e da altre poco fortuite circostanze che confluirono a costituire un clima di grosso disagio (penso anche alla freddezza dei rapporti nella mia famiglia), però non so
(continua da sopra)se è TUTTO lì. Temo di aver paura anche di scoprirlo. Sarà anche che i miei incontri non mi hanno mai portato nulla all’infuori di un’effimera gioia temporanea che fin troppo presto ha ceduto ripetutamente il passo all’amarezza della solitudine.
Oh Adele se riuscissi davvero a non vedermi così sporca. Ci sono dei momenti in cui sragiono completamente: vorrei strapparmi la carne di dosso, mi picchio sul viso, mi graffio, mi mordo, mi strappo i capelli. Ma non posso gridare. Sono una schifosa porca che ancora non si è tolta il maglione dalla testa. Se sono fortunata il maglione è di lana: qualche pelo mi finisce in gola, tossisco e il lupo spaventato si ferma. Forse si finge anche preoccupato. Cosa non si fa per un abbraccio.
Beh, rossana, mi sono riservata la risposta per te alla fine, così da potermici concentrare con calma. Io posso provare a seguirti. Sono sicura che lo farò. O almeno lo farà una parte di me. Purtroppo, però, non so quanto potrà essere utile. Non perchè voglia insinuare che tu non sappia fin dove condurmi, assolutamente, ma perchè è capitato che, di tanto in tanto, qualcuno tentasse di porgermi una mano, ma fin’ora tutti, TUTTI, si sono “ritirati”, per così dire e ci hanno rinunciato. Forse sono davvero un caso perso, non so.Per questo non prendertela che alla fine sarò al punto di partenza. Può anche darsi che sia semplicemente stupida, troppo per capire certe cose, chi può dirlo?
Per ovvie ragioni, non ho la minima intenzione di incontrare di nuovo quella…donna. In parte perchè èpassato del tempo, in larga parte per la vergogna, perchè non saprei come dirle ciò che ho confidato per tutti questi anni solo a computer o fogli scheggiati da una mina. Tra l’altro mia madre le è anche abbastanza affezionata.
I miei genitori non sanno niente e non penso di dir loro nulla, in tutta onestà. Non siamo mai stati in grandi rapporti. Sono sempre stati immersi pressocchè totalmente nel lavoro, da che riesca a ricordare. Mia madre l’ho detto che tipo è, da aggiungersi la frustrazione per fare un lavoro che non le piace e per essere senza amici, per cui noi figli(io e mio fratello)dobbiamo subire il tutto.(lo spazio per i due commenti è finito. provo a scrivere comunque un altro commento, ma penso verrà pubblicato nella sessione successiva)
Per un periodo ci hanno anche provato ad aiutarmi, ma eravamo troppo estranei fra di noi e il tutto si concludeva con scene abbastanza grottesche nelle quali mia madre piangeva disperata e mio padre, forse anche più disperato di mia madre, sbraitava come se l’essere affetti da depressione equivalga a tornare tardi il sabato sera.
Non so a cosa ricorro per tirarmi su. In genere quando “sto giù”non penso neanche di tirarmi su, sto lì che penso sempre le stesse cose e che dovrei andarci davvero in Norvegia a morire. Ciò in cui corro(piuttosto che ciò A CUI ricorro), in genere, quando c’è qualcosa a tenermi ancorata “giù (dovrei vergognarmi di dirlo, ma dopotutto noi li paghiamo per quel fottuto gelato, è il bagno, nel quale 99volte su 100,dopo aver cercato di vomitare e aver sbattuto un po’ la testa contro il muro, mi tirerò su le maniche e mi divertirò con la pelle delle mie braccia.
Non so se il mio rapporto con gli altri si possa definire aggressivo. Sicuramente è altalenante,ma anzi, più che aggredire sono fin troppo disponibile,credo. Punto troppo sull’opinione degli altri e mi detesto per tradirli continuamente. E sì, ci provo spesso a costruirmi un’identità, ma con scarsi risultati. C’è un mio compagno di classe,l’unica persona che abbia mai cercato di fermarmi davvero, che è bravissimo in questo. frequenta persone a parer comune povere intellettivamente, persone che fondano la propria esistenza sull’acquisto di abiti firmati e viaggi a Roma per vantarsi di essere gente di mondo, ma ha una finezza intellettiva davvero eccezionale e sa perfettamente quando farla emergere. io non sono così e mi domando sempre più spesso se ciò significhi che io non abbia nessuna finezza intellettuale, che io non abbia proprio niente all’infuori di un profondo senso di disadattamento.
La mia professoressa insegnava(è dovuta andare in pensione,questo è il primo anno senza di lei)storia e filosofia. La conosco da quando frequentavo il IV ginnasio, è stata lei a cercarmi, a invogliarmi a parlare, a dimostrarmi che siamo simili intellettivamente parlando e che può essermi amica. Dal canto mio sono terrorizzata dal fatto che tutta questa sottigliezza d’ingegno dipenda da quanto dedusse al tempo da un mio compito di storia che lesse per caso,che forse mi era andato anche bene, ma ciò non significa che io sia brava,ecco. E’ questo il pensiero preponderante. Io non sono brava. Io non sono intelligente. Io non sono simpatica. Non so comprendere nè aiutare le persone. (continua)
(continua da sopra)Non sono troppe cose.
Per la faccenda delle preferenze mi trovo in difficoltà. Non so fare una graduatoria con i miei film, o libri preferiti. Ci sono tanti film (così come libri o canzoni)che mi colpiscono per singoli aspetti. Soprattutto per la musica, quando sono spesso influenzata dallo stato d’animo del momento. Per questo spero che ti possa soddisfarre anche una risposta che preveda i primi libri,film e canzoni che ora mi vengano a mente e che mi abbiano colpito.
1)C’era una volta in America;
American Beauty;
Candy/Il labirinto del fauno.
2)”Il gabbiano Jonathan Livingston” di Richard Bach;
“Il punto di rottura” di Daphne du Maurier/”Siddharta” di Herman Hesse;
Il libro dell’inquietudine di Pessoa/che a momento fa a pugni con il De rerum natura di Lucrezio.
3)Mi piace molto il genere classico e quello rock, ma davvero non so cosa scegliere di preciso. Dal “Requiem for a Dream” ai Pink Floyd, fino a the Smiths, Cranberries o Placebo. Dovrei fare una lista abbastanza lunga ma non so se è quello che vuoi sapere.
Suchende,
sono contenta che hai scritto. alcuni giorni fa ho visto alla cassa di un supermercato una giovane signorina molto robusta ed ho apprezzato i suoi stupendi capelli neri, lunghi fino a metà schiena, chiedendomi cosa potresti avere tu per attirare la mia attenzione…
non ho la pretesa di rivelarti la luna, solo il desiderio di esserti il più possibile vicina, come una sorella maggiore. non m’imbarco facilmente in avventure pericolose (anche a me farebbe male toppare di brutto) ma quando lo faccio tendo ad andare fino massimo limite possibile, e sono persona molto paziente. dovrai essere tu a buttare la spugna, quando lo vorrai…
era prevedibile che non avessi la minima intenzione di regolare i conti con chi ti ha fatto del male quando eri incapace di difenderti.
anche se, secondo me, finchè non avrai il coraggio e le forze per farlo, sarà difficile superare il timore del prossimo. e poco importa che questa donna sia amica di tua madre. se tua madre lo sapesse, dovrebbe essere lei a cavarle gli occhi…
conosco un uomo di circa 40 anni che è stato abusato, da bambino, in modo molto più grave di te e non ha mai voluto affrontare il cuginetto di allora, che ha solo cinque anni più di lui, per dirgli in faccia tutto il rancore e la rabbia che ancora nutre nei suoi confronti. è un passaggio estremamente difficile…
soltanto dopo i vent’anni ha rivelato ai suoi genitori cosa ha subito all’età di tre, ed è stato un trauma per tutti, racchiuso accuratamente in famiglia. almeno, però, ora sua madre, l’unica ancora viva, riesce a capire un po’ di più cosa sta accadendo al figlio, intuendone spesso anche il perchè… da piccolo si circondava di soldatini, e i genitori ne erano stupiti perchè l’aggressività e la guerra non facevano parte nè del loro modo di essere nè di quello di pensare…
purtroppo, sono tragedie molto gravi, che nella maggior parte dei casi si possono soltanto rabberciare, perchè accadono quando l’individuo è totalmente indifeso e quasi del tutto inconsapevole di quanto gli sta accadendo, che però s’incide nella sua memoria in negativo a caratteri di fuoco…
alcuni hanno maggiori capacità di superare, altri, specie quelli più sensisibili, molto meno.
credo di poterti capire abbastanza… anche se parlerai di masturbazione, che non è peccato, nè mai del tutto negativa…
segue…
non importa se dopo aver dialogato con me, ed esserti magari impegnata un pochino, resterai come prima.
quasi certamente ti sembrerà che sia così ma non potrà mai più essere “esattamente” come prima: le parole lasciano il segno e a volte possono far germinare sensazioni e cambiamenti nel tempo. non ci vuole fretta per evolvere (hai impegnato un tot di anni ad essere come sei e nessuno potrebbe avere la bacchetta magica per invertire la rotta in pochi mesi) e magari occorerranno ancora altre parole, pronunciate da altri, ma soprattutto, credo e spero, tu possa sentire che queste parole non sono buttate al vento ma sono dirette a te, per provarti che sei importante per chi scrive.
per “cambiare” un poco le mie attitudini profonde ho impiegato più di sei anni, quando ne avevo all’incirca trenta… ma non bisogna mollare e bisogna volerlo, o meglio ancora (si fa per dire) esserci costretti, per poter attutire il dolore di ogni giorno.
se vuoi, potremmo anche proseguire in forma più privata, benchè, a mio avviso, restando sul forum la privacy reciproca è meglio tutelata e quanto potremmo scriverci potrebbe essere in parte utile anche ad altri, che continuano a tacere avendo problemi simili ai tuoi…
non aver fretta di rispondermi: prenditi tutti i tuoi tempi. avvertimi soltanto, per favore, se dovessi decidere che desideri interrompere il dialogo. non è che sia così facile per me (non sono una prefessionista del settore) e vorrei evitare di sforzarmi inutilmente…
un abbraccio a te e a tutti/e gli altri/e che hanno sofferto dolori simili al tuo
Carissima Suchende vorrei poterti far capire che se anche ti
conoscessi di persona e mi raccontassi la tua storia, io ti
abbraccerei. Perché tu non ti devi vergognare mai di niente…La prima
sensazione che ci portiamo dentro è che noi abbiamo voluto l’abuso, lo
abbiamo permesso, non abbiamo fatto niente per fermarlo….potevamo e
non abbiamo fatto niente. Allora cominciamo a pensare che siamo delle
persone perverse, a cui piacciono queste cose. SUCHENDE non è vero,
non è così. Tu non la potevi fermare, perché non capivi, non sapevi
che ti succedeva, eri piccola. Se cominci a capire che se lo dici, la
gente non ti allontana ma ti stringe forte, forse cominci anche a
vedere che tu non sei sbagliata. Quando ti senti pronta pensa di dirlo
ai tuoi, perché ti possano essere vicini e aiutare. Se dici poi che
tua madre è amica di questa persona, tu rinnovi il dolore ogni volta.
Succhende io ho dimenticato per molti anni e ti assicuro che li ho
persi tutti. Avevo difficoltà a mantenere una relazione con un uomo e
non sapevo perché. Tu hai 16 anni per sbaglio o no, hai scritto qui.
Magari pensavi fosse un diario, ma questo è un diario magico, parla. E
qui puoi scoprire che c’è altra gente come te, quale la dolcissima
Rossana e me. Gente che c’è passata e ti assicuro che oggi le donne,
tutte per un motivo o per un altro subiscono abusi, come il
palpeggiatore sull’autobus. Lo so che vorresti dimenticare
tutto…fare finta che non sia accaduto, ma se non risolvi questo nodo
te lo porti dietro per tutta la vita, vedi i tagli, vedi il disgusto
per te stessa. Ti fai male perché ti odi. Ma non devi odiare te, devi
odiare lei. SOLO LEI HA COLPA. Suchende ti assicuro da quando io ho
cominciato a dirlo a tutti, genitori, amici, ragazzi, mi hanno capito
ed accettato….non dovevo nascondere niente e ricevevo solo
comprensione. Ho imparato che non dovevo più vergognarmene e che non
ERO SPORCA, IO NON LO ERO MAI STATA!!! Davvero è un peccato sei una
ragazza sensibile e con una intelligenza viva, tu hai molto da
offrire, anche a te stessa e molto per cui essere felice. MI viene una
rabbia, una rabbia se penso che quella persona ti ha fatto così del
male. Ti assicuro la riempirei di botte IO!!! Suchende fatti aiutare,
ma da gente brava, che ti dia una mano…..a non rovinarti la vita. 🙂
Suchende ci vuole tempo, pazienza e molta volontà….ma se ne esce. Un
abbraccio enorme
Cara Suchende,
provo tenerezza nel pensarti e nell’immaginarti e ti ringrazio per voler tentare di “seguirmi”, come scrivi tu… sono circa le 2 e mezza di notte: ho dormito tre ore e mi sono alzata con il pensiero di intrattenermi un poco con te…
anche la mia vita non è per niente semplice, nè facile, ma ho imparato, con fatica, a fare la funambola, cercando di cadere giù il meno possibile. hai ragione da vendere quando affermi che ci sono persone che hanno una speciale sensibilità, per le quali tutto è più complicato. concordo che nel malessere di vivere possa esserci spesso una qualche base genetica, come nel mio caso, e forse anche nel tuo. ti suggerisco di esaminare nella tua famiglia se è così, come mi sembra possa essere da quello che scrivi su tua madre, che considero abbastanza sbilanciata, come molti, d’altra parte…
questa base di consapevolezza, se basata sulla realtà, potrebbe esserti utile per non riversare tutte le colpe su di te, come stai facendo.
parto ora dal rileggere ad uno ad uno tutti i tuoi messaggi con maggior attenzione, soffermandomi qua e là sui punti da trattare, sui quali, però, dovresti cercare di rispondermi.
1) conosci qualche Cristina, Alessia, Vittoria o Giovanna? da cosa deriva la scelta del tuo nick Suchende?
2) chi è stato a fermarti nel tuo primo tentativo di tagliarti?
3) quando infierisci su te stessa, qual’è la sensazione predominante che ti spinge a farlo? senso di colpa, punizione per la tua dissolutezza (se così si può chiamare), disperazione per non essere come vorresti, bisogno di dolore fisico per attutire quello psichico, o cos’altro mai?
è molto presto non piangere più alla tua età, ma, come ad ogni età, di solito si finisce di smettere di piangere quando si sa benissimo che a nessuno importano più di tanto le nostre lacrime. invece, piangere è una grande e sana valvola di sfogo, indice, anche, di amore per sè.
è amore per sè (o forse disperazione) anche il coraggio di chiedere aiuto. rompere il guscio in cui si racchiude il nostro dolore è un grande passo in avanti, a cui però si dovrebbe dare un seguito con pazienza e coerenza, senza aspettarsi che il primo venuto se ne possa interessare in modo serio e costruttivo, nè che la soluzione di tutto il nostro disastro interiore sia dietro la porta…
segue…
ieri sera, in una vetrina del centro, ho visto un libro dal titolo “Nessuno si salva da solo”. nessuno è forse un’affermazione troppo forte: penso, comunque, che ben pochi siano in grado di salvarsi da soli. mi sarebbe venuto da aggiungere che, per salvarsi, non basta che ci sia qualcuno disposto ad aiutarti (un buon professionista si può anche trovare) ma BISOGNA innanzitutto che ci sia la nostra volontà di tendere alla salvezza o almeno a un minimo di equilibrio.
scusa se ripeto concetti già espressi o se scrivo banalità: è la conseguenza del rapporto scritto e del non potersi guardare negli occhi, che in questo caso ha comunque i suoi vantaggi.
e veniamo agli “ottimi motivi” che, a tuo avviso, aveva (e magari ancora ha) chiunque ti faccia del male. è un pensiero a cui ricorro sovente anch’io negli ultimi tempi. secondo me, è la prerogativa dei bimbi cresciuti senza che sia stato loro possibile essere saziati dalla forma di amore a cui anelavano. questo non significa che non siano stati amati: semplicemente non sono stati amati nel modo giusto per loro. la solitudine che questo ha determinato nel loro vissuto infantile, l’emozione peggiore che possa essere inflitta a qualsiasi essere umano, ha fatto sì che, essendo forzati ad accettare un tale trattamento, si ritenga poi scontato tutto il resto che segue.
non ci si ribella più, si è diventati incapaci di ribellarsi, soprattutto perchè si ritiene la ribellione inutile. non so se sia normale, ad esempio, nell’evenienza di essersi rotti un polso cadendo, il pensare che in fondo sia giusto così, che adesso “tocchi a noi patire qualcosa di doloroso”… tu che ne pensi?
ultimo punto: “pensiero che rinnega se stesso”. così come è importante nella vita imparare a valorizzare le piccole cose, è altrettanto importante non permettere alla nostra mente, che dovrebbe agire da “servitore”, di prendere possesso e di stravolgere le nostre emozioni. io sono essenzialmente cuore, e questo deve orientare la mia vita, non i miei pensieri. questi sono io a doverli dirigere, a costo di legarli ad uno ad uno e di costruire con loro i miei castelli di carte, qualsiasi essi siano, devono essere scelti da me!
Adele,
la tua testimonianza, quella di Giu e di Broken smile valgono da sole TUTTE le parole che ho scritto e che forse ancora scriverò a Suchende. tu ne sei uscita tramite una psicoterapia?
in particolare, con la tua sensibilità, hai scritto:
1) “Mi sembra che tu la voglia una nuova vita.” osservazione che condivido in pieno. per Suchende sembra proprio il momento di cominciare a invertire la marcia. anzi, forse ha già cominciato!
2) “Se dici poi che tua madre è amica di questa persona, tu rinnovi il dolore ogni volta.” a questo non sarei mai arrivata ma dev’essere tremendamente vero: non solo Suchende è stata abusata dalla donna che sostituiva sua madre, essendo la sua baby sitter, ma da una persona con cui sua madre intrattiene una relazione affettiva, che la fa diventare quasi una proiezione di lei e dell’affetto che ha per Suchende. aggravante notevole di una situazione già pessima!
3) “da quando io ho cominciato a dirlo a tutti, genitori, amici, ragazzi, mi hanno capito ed accettato….” di certo verrà il giorno in cui Suchende deciderà di farlo nel reale, scegliendo gradualmente le persone e le circostanze adatte, come sta facendo qui (avendo optato per questo forum rispetto ad altri), e quello sarà per lei un giorno molto speciale. temo, però, che non sia ancora del tutto pronta, soprattutto per la difficoltà di relazionarsi con genitori che, a quanto ha scritto, non sono forse abbastanza forti e stabili per poter incassare il colpo. e ti assicuro che per dei genitori questi sono colpi da far tramortire un cavallo, per più di una ragione.
hai ragione anche nell’affermare che sono molte le donne a subire vari tipi di abusi. vorrei che fossero in molte a scrivere qui di quelli patiti nell’infanzia e a raccontare, anche, come hanno fatto a lasciarseli alle spalle, se ci sono riuscite.
grazie per il tuo apprezzamento per me.
un abbraccio