L’incontenibile disgusto per l’essere
Riferimento alla lettera:
Salve, Direttore. Speravo di trovare un incipit più convincente, ma sono ore che fisso il vuoto del riquadro sullo schermo, senza trovare parole neanche lontanamente adatte per riempirlo. Non so neanche se esistono quelle parole che cerco. Forse, ancora una volta, mi aspetto troppo. Dopotutto, che colpa ne hanno le...
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Data di pubblicazione: 19 Marzo 2011
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Categorie: - Me Stesso
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Cara Suchende,
non trovi che sia stupendo che anche un uomo ti incoraggi e ti senta vicina? fra l’altro rassicura anche me, che di tanto in tanto ancora ho timore che tu ci stia prendendo in giro (converrai che la cattiveria e la stupidità umane non hanno confini).
ho atteso a scriverti perchè non vorrei “soffocarti” con troppi pensieri tutti di getto, nè impedirti di ascoltare in modo più tranquillo altre voci… ma anche perchè la tua descrizione di come ti senti quando stai male mi ha colpita così tanto che per ora non ho il coraggio di rileggerla e di scriverne (ho impiegato quasi due giorni a definirla con parole: “dolore psichico acuto”).
per adesso, quasi prendendo le distanze da questa tua grande sofferenza, proseguo con esempi, che puoi o meno voler sperimentare.
siccome anch’io porto in me un dolore che non ha tregua, nè speranze (potrebbe aver fine solo nel caso di un miracolo – ammesso che riuscissi a crederci davvero), in linea generale, non potendolo affrontare, tendo a far finta che non ci sia, e la cosa funziona per periodi più o meno lunghi. resta sopito, in sottofondo, pur sempre logorante…
quando (mio malgrado) prende il sopravvento, non posso che lasciarlo esplodere oppure, se e quando mi riesce, annullare me stessa per poterlo rinnegare. trascorro così uno o due giorni (a volte anche meno) in cui abbasso le persiane, stacco il telefono e vivo come un automa: mangio poco e male, cerco di dormire o di non pensare davanti alla tv, evadendo da me stessa più che posso. usavo questo metodo anche quando dovevo lavorare, nei fine settimana o prendendo qualche giorno di ferie.
di solito funziona: a poco a poco il fisico e la mente si rigenerano e riesco a riemergere dal tunnel senza aver patito troppo. torno a sentirmi parte del creato, con tutto il bene e il male che esso racchiude. torno a riprendere il mio fardello e a proseguire la mia strada, con coraggio e determinazione, contenta di non essermi fatta travolgere.
non so se a te potrebbe essere altrettanto utile. è quasi una tecnica che forse ho imboccato la prima volta per caso e che adesso scatta da sola, come una valvola di sicurezza, abbastanza indolore.
vorrei suggerirti un libro, se già non l’hai letto, che affronta in modo molto duro ma con linguaggio infantile il tema dell’abuso subito da un bambino. si tratta di “Il dio delle piccole cose” di Roy Arundati.
segue da 52 (vedi: anch’io imparo da te!)
adesso passo alle modalità di aiutarsi a modificare il proprio modo di essere, di comportarsi e/o di considerare se stessi. per questo ti avevo chiesto cosa provavi nel vedere il dipinto di Botero di cui ti avevo messo il link.
sono sempre stata un po’ lamentosa, ritenendo quasi di aver più sfortuna di altri, soprattutto negli affetti, che per me sono sempre stati la parte più importante. forse lo ero perchè sono stati davvero pochi nel tempo a curarsi di me. ora, poi, con la tegola che mi è capitata una dozzina di anni fa di questo dolore irrimediabile, non riuscivo proprio a tirar su la testa e a tenermelo per me.
ho impiegato circa 9 anni a riuscire a stare con gli altri decorosamente, accennadovi magari, come sto facendo qui, senza mettermi a piangere o a lasciarmi andare a rivelarne il vero motivo, pentendomene poi subito dopo. ognuno già ha i suoi guai e non è affatto giusto aggiungervi i propri.
a mio avviso, non si può non dire niente perchè altrimenti il prossimo come fa a capire i tuoi momenti no o la tua tendenza alla depressione? ma non si deve nemmeno confidare tutto a tutti, essendo incapaci di comportarsi in modo più riservato.
si devono fare prove su prove, finchè non si è capaci di trovare il giusto equilibrio. e, anche in questo caso, una volta che si è scoperto il sentiero da seguire, poi si procede in modo abbastanza sicuro, nè troppo sopra nè troppo sotto le righe. non mi sono più successi scivoloni…
per completare il quadro e tendere al cambiamento mi è stato molto utile copiare dal web e ingradire una cartolina raffigurante il primo piano di una bruttissima scimmia sdentata, con occhi chiusi e gocciolanti lacrime, orecchie enormi, accompagnata dalla scritta del suo urlo disperato in francese: “j’ai un gros chagrin!”, che suona molto meglio della versione italiana: “ho un gran dispiacere!”.
l’ho messo nella mia camera, bene in vista, in modo da sbatterci su lo sguardo più volte al giorno. a poco a poco ho cominciato a vedermi in quella veste e a disprezzarmi. adesso lo guardo di rado, con un sorriso, perchè finalente non mi presento più così: è stata dura, anzi durissima, ma ce l’ho fatta!
Cara Suchende,
quasi certamente la mia modalità di scansare il dolore non è adatta a te. quando in passato mi è successo di dovermi trattenere dal premere con forza i palmi delle mani su fragilissimi bicchieri, per attutire con il dolore fisico quello psichico, non ho trovato vie di fuga. quello che mi impediva di realizzare il mio desiderio era l’amore per un bimbetto di pochi anni, di cui non avrei potuto occuparmi con mani ferite… era lui a cercare di consolarmi quando mi vedeva triste, invitandomi ad immaginare di essere una “capretta in libertà in un prato, a primavera”…
so di un amico, che ha perso la compagna della sua vita, a cui era legatissimo, che, per non lasciarsi andare al dolore, quando questo sta per invaderlo, sale in auto e percorre centinaia e centinaia di chilometri. asserisce che, dovendosi concentrare sulla guida, a poco a poco allontana da sè i fantasmi che lo assalgono.
potresti, forse, anche solo indossare una tuta e metterti a fare ginnastica a suon di musica o jogging all’aperto fino a stremarti, per sostituire la fatica fisica al bisogno di farti del male, che probabilmente ti deriva sì da un’ingiustificata insoddisfazione del tuo modo di essere, sia fisico che emotivo, ma anche purtroppo, secondo me, da un ASSURDO senso di colpa, a cui ha permesso a poco a poco di annidarsi nel più profondo del tuo intimo.
sforzati di trovare una scappatoia adatta a te. a volte, io rileggo alcune poesie dei miei due o tre autori preferiti, quelle in cui mi ritrovo maggiormente, sempre le stesse: quelle che meglio esprimono il mio stato d’animo e mi sento meno sola nella sofferenza, così simile alla mia, che anche altri hanno provato, e descritto meglio di quanto saprei fare io. è come se qualcuno che non è più continuasse a dirmi: “così va il mondo, bambina” e così sempre andrà per quelli come noi… mi sembra anche di poter unire la mia voce alla loro e di trarre da questa comunione una maggior possibilità di sfogo.
noi siamo già amiche, per le parti caratteriali che ci accomunano e che ci consentono di capirci a vicenda, ma anche per i vissuti che ci siamo confidate, in piena fiducia. non so se il tratto di strada che potremo percorrere insieme sarà lungo o breve. in ogni caso, sono sicura che non mi scorderò mai di te e che, quasi certamente, anche tu non mi dimenticherai…
ora, poi, Athos ci ha messo generosamente a disposizione anche la possibilità di metterci in contatto diretto, se lo vuoi, senza che nessuna delle due sia costretta ad esporsi in rete.
io non ti posso promettere nulla e nemmeno a te chiedo alcun tipo di impegno. lasciamoci semplicemente andare, con arrendevolezza, a questa folata di vento che ci ha fatto sì che ci trovassimo vicine…
segue da 54
quanto all’episodio giovanile con il datore di lavoro che hai definito “porco”, non si è trattato di un evento molto grave ma, a mio avviso, di una pressochè normale, graduale iniziazione alla conoscenza del maschio. non che sia stato piacevole. mi preoccupava anche abbastanza, soprattutto nel timore di dover essere costretta a lasciare il posto di lavoro. altri tempi, altre mentalità!
era un uomo molto potente, duro, di poche parole, rotto a tutti i compromessi come quasi tutte le persone di successo. ti basti pensare che negli anni ’40, durante la guerra, era solito spostarsi in elicottero dalla direzione centrale dell’azienda in città alla fabbrica, per evitare lungaggini ai posti di blocco ed eventuali altre difficoltà via terra.
ma era anche buono, infelice da sempre nella sua relazione di coppia e gravemente ammalato (gli avevano amputato una gamba al di sotto del ginocchio e si muoveva a fatica con una protesi). il vecchio leone e la sola gazzella che ancora gli riusciva di stringere fra le grinfie!
anche prima di ammalarsi, aveva sempre avuto atteggiamenti paterni per me e anche attenzioni pratiche a cui non ero abituata, che mi facevano sentire bene (se c’era nebbia, ad esempio, mi impediva di tornare a casa con la mia cinquecento e mi faceva accompagnare all’autobus dall’autista). piccolo aumento di merito ad ogni fine anno, piena fiducia nello svolgimento quasi del tutto autonomo delle mie mansioni…
dopo qualche mese di tentennamenti, essendo stata lasciata sola da chi avrebbe dovuto aiutarmi, al momento giusto e nei modi giusti, un giorno, con le lacrime agli occhi, gli espressi il disagio che mi creava. comprese subito e si scusò, impegnandosi a non cercare più consolazione alla sua tristezza con quella modalità, che aveva immaginato potesse scorrere “leggera” sugli anni e sulle carni della mia gioventù.
in seguito, quando mi licenziai, trovai lavoro all’estero senza fatica grazie a sue lettere di raccomandazione. stava per perdere l’altra gamba e si avviava, inesorabilmente, verso la fine. conservo di lui un buon ricordo e fin da subito l’ho completamente perdonato.
meno positiva è la storia che conosco di una piccola bambina, molestata a lungo in famiglia da un zio scapolo, convivente. se ne lamentò con i genitori, che fecero orecchie da mercante. un tempo queste cose non erano considerate gravi ed erano, come anche oggi, non proprio così rare. si dava loro molta minor importanza.
così non fu per la bambina che, diventata donna senza aver potuto mai affrontare di petto l’abuso subito (rivelato a pochi intimi soltanto in età avanzata), non ebbe mai una vita sessuale soddisfacente, a danno suo e del suo compagno. nè potè riporre più totale fiducia negli uomini…
Suchende,
perchè non ti fai viva, anche soltanto con poche parole?
questo dialogo, che stenta ad avviarsi, mi rattrista e mi fa sentire ridicola…
puoi esprimerti in tutta libertà in merito ai miei suggerimenti, esempi od opinioni: niente di quello che senti può alterare la tenerezza che provo per te ma il silenzio, privo di presenza, è per me difficile da sostenere.
così facendo, sei tu ad allontanarti…
un abbraccio
Ciao Rossana…un bacio. Io ti leggo….e in parte ti capisco. Ti auguro
di vivere una vita serena…e di cercare la felicità….anche se a volte
sembra tanto difficile…anche se a volte ci facciamo così tanto male;
ancora… chissà poi mai perché. In fondo più di altri, noi dovremmo aver
diritto a maggiore felicità, invece a volte è tutto così faticoso. Un
abbraccio Rossana.
grazie per il riscontro, Adele.
la mia vita è abbastanza serena. si tratta di equilibri fragili, raggiunti faticosamente, ma proprio per questo più apprezzati.
da tempo non cerco più la felicità, convinta come sono che sia lei, come la fortuna, ad attraversarci la strada all’improvviso, quando le pare e piace. mi basta aver imparato a convivere con me stessa e con i miei errori.
ricambio il bacio e l’abbraccio.
Athos, i tuoi scritti sul suicidio sono qui? mi interesserebbe leggerli…
Sì sono qui. Ma valli a trovare…Ho scritto del suicidio qualche volta, naturalmente sulla lettera dedicata al suicidio. Ma non saprei trovare i miei interventi.
Grazie ancora a tutti per il supporto. Volevo, per il momento, tranquillizzarvi per essere ancora qui più che disposta a parlare con voi e, più o meno fortunatamente, senza droga. Questa è stata una settimana piuttosto difficile sotto diversi punti di vista e sto cercando di rispondervi poco a poco, anche perchè continui problemi alla connessione internet non mi hanno dato modo di leggere i vostri commenti con l’attenzione dovuta. Spero di riuscire a trovare anche io i tuoi scritti, Athos, così come quelli di Rossana e Adele. Per il momento, scusate se non è molto, vi mando un abbraccio fortissimo e ancora tanta gratitudine per l’attenzione, le parole di conforto e tutto il resto. E che i vostri equilibri, per quanto fragili, come scrive Rossana, possano essere longevi e che siano in grado di assicurarvi almeno un minimo di serenità.
meno male che ci sei ancora, Suchende! e pure senza droga, MOLTO “fortunatamente” (dal mio punto di vista). brava!!!
uno degli inconvenienti di questo sito (che è anche il suo maggior pregio, per via del fatto che così si resta tutti un pochino più “anonimi”) è che non si possono rintracciare tutti i propri interventi sui vari temi ma solo il numero di lettere aperte da un determinato utente…
grazie per l’agurio sugli “equilibri”!
Adele,
rileggendo il tuo ultimo commento per me, mi è tornato in mente, come a rimbalzo, il seguente detto francese: “Amami di più quando lo merito di meno: è allora che ne ho più bisogno”.
forse anche Dio, se esiste, segue lo stesso principio nel dare di più a chi lo merita di meno, principio che in passato ho sempre seguito il più possibile, d’istinto, ma che negli ultimi tempi comincia a suonarmi parecchio ingiusto…
pensiero presuntuosetto eh? utile però a giustificare almeno un pochino quanto di storto capita di vedere molto spesso nella distribuzione di premi e castighi…
un abbraccio
Suchende,
so che non dovrei più scriverti…
voglio dirti soltanto che ti ho attesa e che mi dispiace che non ci sia stato possibile darti di più.
abbi cura di te e fai uno sforzo per reagire, per lo meno aprendoti con lo psicologo che stai frequentando o con un altro, se quello attuale non ti è di aiuto o non ti ispira abbastanza fiducia.
un abbraccio.
Scusate, scusate davvero tanto se non mi sono fatta più viva. Io…beh, non credo che esistano giustificazioni sufficienti, dopotutto ve la siete presa tanto a cuore ed è davvero schifoso egoismo il mio, a questo punto. E’ solo che non riuscivo a trovare la forza per scrivere, non riuscivo a trovare la forza di fare niente. Anche adesso. Approfitto di questi minuti di lucidità, preparandomi psicologicamente all’idea di passare altre 2 ore chiusa in bagno a vomitare. Non ce la faccio più. E una settimana e passa che non riesco a tenermi nello stomaco qualunque cosa io mangi. Non so se dipende solo da questo. Mi accanisco contro me stessa perchè trovo tutte queste reazioni esagerate e puerili. Ma non riesco a smettere. Premetto che, come già accennato in precedenza, non metto niente in gola per stimolare il vomito. Non nego che in passato ci abbia provato, per cercare di liberare me stessa da tutte le schifezze di cui mi sento piena e probabilmente individuavo nel mio corpo, su cui, a differenza(grazie a Dio direbbe qualcuno)del mio corpo, è più raro che la gente abbia a che ridire, la manifestazione del mio essere putrido, squallido ecc Però ora è diverso. Sono certa che sia un fattore psicologico, ma ciò non toglie che non abbia la minima idea di come fermarlo e la cosa diventa problematica, dal momento che dopo 9 giorni così studiare, camminare, o anche solo pensare lucidamente diventa sempre più difficile. Parlarne con i miei è fuori questione. Farebbero delle scenate incredibili, passerebbero interminabili minuti a piangere e a gridarmi addosso “Perchè?Perchè ancora?” come se il mio fosse un dispetto nei loro confronti. A volte penso che sia così. E’ un periodo che si sta concretizzando in me la sensazione che, nella mia vita, non abbia fatto che del male alle persone. Forse è per questo che non ho uno straccio di amico. Cerco sempre di vedere il lato patetico della questione, benchè lo neghi, ma forse in effetti davvero i miei atteggiamenti hanno solo ferito gli altri, hanno davvero messo in crisi la mia migliore amica, quando avevo 13 anni, hanno davvero fatto allontanare la mia unica amica ora che ne ho 16, tengono lontani i ragazzi, i miei genitori, mio fratello, i miei professori. Sono una dannata egoista che non vuole muovere il culo e per questo trascina tutti dietro di sè. “Mi dai una mano?” “Ti prego, aiutami!”, però se mi offrono una mano me li tiro dietro nel baratro e poi mi lamento se loro riescono a salire e io no.
Ci ho pensato, Rossana, e ho scoperto di essere violenta. Ho scoperto di violare la tranquillità del prossimo ponendolo di fronte ad inquietanti quesiti, porgendogli mani lorde di sangue, del mio e delle mie “vittime” per così dire, e di violarlo con i gesti, con le parole, con il mio sentirmi male per non essere all’altezza, con il mio turbare ulteriolmente i già fragili equilibri delle altre persone con i miei attacchi di panico. Come se gli altri vivessero meglio.
Forse è giusto, quindi, che io consumi il mio essere a poco a poco vomitando, che mi venga un’ulcera, che mi imbottisca di farmaci e mi levi di torno il prima possibile. Non ricordo di una persona che mi sia stata accanto che non abbia visto in lacrime, o comunque triste, ferita, frustrata dal mio modo di essere. Cosa fare, allora? Oggi pensavo di raccontare tutto al mio professore di storia e filosofia (quello nuovo arrivato quest’anno). Pensavo a lui perchè mi fa sentire tranquilla, perchè con noi non parla di corrette condotte morali, di un progredire ad meliora, di perfezioni ultraterrene da perseguire moralmente parlando. Elogia l’imperfezione, elogia i limiti. E io non voglio pensare, a volte, quanto gli costi quella presa di posizione e cosa si celi davvero dietro il suo bellissimo sorriso. Ha avuto la fortuna di rinchiudersi in macchina durante l’orario di ricevimento (quando, appunto, avrei dovuto compiere questo blitz per tormentarlo con i miei problemi) e ho avuto anche la faccia tosta di sentirmi abbandonata, nella consapevolezza di non avere nessun altro con cui parlare.E poi perchè dovrebbe interessargli?Cosa potrebbe mai importare a lui di me, la “minorata”, quella che parla sempre a sproposito, sulla quale nessuno ha mai niente da dire a parte che “non sta bene”. Forse frignare, avere attacchi di panico e porre in condizioni di inferiorità gli altri è l’unica cosa che sappia fare. L’essere umano è essenzialmente cattivo ed egoista, fai quello che è naturale che tu faccia. Non lo so. Se è la natura a rendermi così perversa, come è possibile che io ne soffra tanto?
Però ora basta con queste stupide digressioni, cercherò di rispondere ai commenti precedenti, armata di bicchieri fetidi, ma tanto mio fratello è incollato davanti al televisore e grazie a Dio in casa, fin quanto è possibile, si cerca di vivere secondo una splendida omertà.
Premetto che forse noterete un tono diverso da quello fin qui usato, ma ora come ora non so come abbia fatto a scrivere questo (mi sento la testa così leggera che fa male), ma cercherò di sfruttare gli appunti che avevo preso prima che questa faccenda del vomito divenisse così debilitante, quindi sarò la solita vittima sacrificale sull’altare, una brutta copia di Ifigenia, ingannata dal padre e sacrificata perchè gli Achei potessero vincere la guerra di tro.., quando ella pensava che si sarebbe sposata…
Dunque, parlarne…mi potrà davvero aiutare? Perchè il fatto è che io non sono davvero una vittima, o almeno non solo. Quante volte ho picchiato mio fratello? Troppe, troppe per contarle, troppe per pensarci senza provare disgusto, repulsione, vergogna. Sono vittima di questi scatti d’ira. Forse sono davvero mentalmente disturbata. Da 3 anni ormai ho imparato a sfogare questi attacchi su di me, però ho qualche ricordo confuso…Una volta lo spinsi e finì con la testa sulle inferiate del balcone. Gli uscì un po’ di sangue, niente di serio, fortunatamente. Però ricordo bene quella paura (continua)
(continua da 66)
viscerale che mi prese (e mi prese anche in episodi simili) quando la baby-sitter gettò un urlo e lo portò in bagno a sciacquarsi. Ricordo le sue lacrime e quel pensiero che aleggiava nella mia mente, nella mente di tutti e tre:”Sei un mostro”. Sono un mostro. Era di me che ero spaventata in quelle circostanze. E cosa dovrei dire dunque? Sto male, non smetto di vomitare da giorni perchè mi faccio così schifo che anche il mio subconscio vuole vedermi morire di fame e questo perchè sono una porca, perchè trattavo male mio fratello, perchè danneggio la tranquillità(quel poco di cui possono godere) delle persone?Perchè sono invidiosa, squallida, patetica, ridicola? Chi non avrebbe proverebbe disgusto per una persona così?Esiste davvero qualcuno con il quale mi possa aprire? E chi sono io per tormentarlo?
Questo mi fa pensare che non è neanche corretto da parte mia venire qui, dopo tutto questo tempo, e riempirvi la testa con i miei sfoghi. In fondo con questi problemi dobbiamo conviverci tutti. Che sia sbagliato da parte mia portare avanti questa discussione?Ho troppo poco zucchero in circolo per poter pensare come si conviene, ma ho la sensazione che questo sia stato il mio ennesimo sbaglio… Rispondervi…e cosa?Perchè dovrei tediarvi così? Meglio non dire niente, forse, tanto un giorno tutto passerà. E quanto manca a quel giorno che mi preoccupa, anche se la risposta è nascosta nel mio comodino. Se non vi va di andare avanti lo capisco benissimo (in effetti penso che avrei maggiori difficoltà a comprendere il contrario), altrimenti cercherò di mettere a disposizione quel poco che resta del mio cervello. Però ora credo sia meglio chiudere qui, per il momento, poichè probabilmente vi sentirete offesi e mi dispiacerebbe creare ulteriori fastidi.
non importa quello che scrivi qui, Suchende. chiunque può scegliere di non continuare a leggerti, se così gli pare meglio di fare.
tutto il veleno che riesci a buttare fuori da te, dovrebbe esserti di sollievo: meglio essere una persona “che sta male” e lo dice che qualcuno che in tali condizioni tace e si nasconde a se stesso.
ok, mi sembra tu abbia voluto ammettere una violenza psicologica, che non mi sorprende. prima è stata anche una violenza fisica su tuo fratello, più giovane e più debole, ma ora violenza fisica su altri non è più, e questo, a mio avviso, già è un passo avanti.
il professore nuovo non mi sembra la persona adatta: insisto sul tuo psicologo. perchè non ne parli con lui, che è un professionista?
ti sono vicina perchè, a mio avviso, sei una bella persona, che sta facendo tanta fatica per ritrovarsi e riconciliarsi con se stessa. procedi a passettini, senza farti problemi se a volte sei costretta a retrocedere per un po’, come ti sta accadendo ora. sforzati di pensare a te con amore, come dovrebbe fare chiunque, anche il peggiore degli assassini, e tu non hai assassinato nessuno…
ciao Suchende,
come va oggi? esattamente come ieri, mi scriverai… pazienza, forse sarà meglio domani…
scrivo parole stupide per un’appassionata di storia e di filosofia? pazienza… amo le piccole cose e mi illudo di esserne riamata, come dai tre fiorellini giallo oro, a forma di minuscoli pon-pon, che ieri ho rubato dalla siepe di un giardino per portarli in un vasetto sul mio davanzale (loro chiedono solo un po’ d’acqua e danno in cambio compagnia, bellezza e colore). in certi casi, poi, non si può che procedere a passettini (di nuovo piccole cose), che devono però essere voluti e possibilmente costanti.
vomiti anche i liquidi? perchè non provi a chiedere in una farmacia se c’è un farmaco che ti può aiutare? mentre ci sei, comprati anche un tubetto di vitamine che includano i minerali oppure un po’ di propoli: magari quelli li reggi e sono sempre meglio di niente… e ritieniti fortunata di poterlo fare: al mondo esiste anche chi non può nemmeno provare ad aiutarsi economicamente parlando…
hai provato a restare immobile e sdraiata per almeno una mezz’ora dopo aver bevuto un bicchiere di latte o una spremuta d’arancia? purtroppo, non ti so suggerire niente altro…
oggi mi frulla in testa il desiderio di sapere qualcosa di più sul destino, a mio avviso scomposto in due aspetti fondamentali, come la vela, più o meno grande, più o meno in buone condizioni, che è data a tutti, e il vento, che non dipende dal soggetto che possiede la vela.
ti andrebbe di dirmi cosa ne pensi tu?
i rami della bella pianta del vicino che sovrasta la finestra della mia stanzetta semi-interrata si vanno rivestendo, a poco a poco, di foglioline più giallognole che verdi, che mi ricordano, chissà perchè, le prime piume dei pulcini appena nati.
nel pomeriggio vorrei andare a vedere un piccolo museo che raccoglie reperti preistorici ma so già che finirò di starmene chiusa in casa. cosa hai in mente di fare nel fine settimana?
buona giornata. fa che in essa tu possa trovare un soffio di tempo da dedicare a te, con amore.
segue da 69
PS: credo che l’abituale reazione dei tuoi genitori se manifesti loro le tue difficoltà sia determinata da una sensazione di impotenza di cui non sono del tutto responsabili. abbiamo tutti dei limiti e non sempre siamo in grado di superarli. la loro disperazione, però, non può non contenere anche amore per te, magari immaturo, espresso nel modo peggiore ma pur sempre amore, per poco che esso sia.
Ciao Suc (posso chiamrti così?) sono una mamma, una giovane madre, a dire il vero, mia figlia ha poco più di due anni. La mattina è con la baby-sitter. Lo sai che questo pensiero che potesse farle qualcosa mi è venuto in testa? non saprei dirti perchè..forse perchè penso che il male esiste. E se le facesse del male? Si perchè la tua te ne ha fatto..molto direi. Non sentirti sporca perchè magari provavi piacere. Sei un essere umano con una normale sessualità. Era lei l’adulto era lei che doveva stare al suo posto. Tu eri una bimba e lei ha messo in atto con te le sue fantasie sessuali, non so se definirle malate. I bambini non si toccano. Io mi faccio mille problemi con la mia bambina perchè forse la spavento troppo con il fatidico lupo..ma spesso lei è così dispettosa e disubbidiente che non ho molte alternative. Ma se qualcuno violasse i suoi sogni di bimba?ma se qualcuno le facesse del male subdolo facendola sentire in colpa? Aiutami (vuoi farlo?)Suc, come posso salvare la mia bambina se mai le accadesse una cosa del genere? Perchè pensi che la tua mamma non possa aiutarti? forse è l’unica… tu non hai colpe..tesoro mio..vorrei poterti abbracciare come se abbracciassi la mia. Io la abbraccio spesso la mia bimba e le do tanti baci e giochiamo insieme… puo’ bastare? puo’ capire che di me puo’ fidarsi sempre? che puo’ raccontarmi qualsiasi cosa..che la difenderò sempre, finchè avrò vita? Mi vengono le lacrime sai..e infatti scriverò sicuramente in maniera sconnessa ma ti scrivo con il cuore. Io da mamma ti consiglio che dovresti dirlo a lei..alla tua mamma..io vorrei che la mia bambina me lo dicesse. Io la denuncerei quella vigliacca della baby-sitter. Dovrebbe pagare (la galera sarebbe troppo poco!) per tutto il male fatto ad un cucciolo che non ha colpe (ripeto tu NON hai colpe. Certo che poteva piacerti. E’ normale. I bambini hanno una sessualità.)
Suc non farti del male..non chiedere aiuto solo a noi..fallo alle persone che ti vogliono bene perchè te ne vogliono di bene..ne sono certa.
per unamamma
credo che il modo migliore per proteggere i propri bambini quando sono piccoli e si devono affidare ad altri in nostra assenza sia non solo parlare e giocare con loro il più possibile ma INTERROGARLI spesso su cosa accade e su cosa fanno quando si è lontani.
in un bambino, che ancora non mette in sequenza gli eventi che vive, sia la gioia che il dolore mutano rapidamente e si cancellano l’un l’altro. passate poche ore da un fatto che è loro accaduto, spesso non sono in grado di richiamarlo alla mente volontariamente, nè pensano di doverlo riferire, dando inconsciamente per scontato che “sono cose che capitano”. quindi non resta che chiedere, chiedere, continuare a chiedere, senza stancarsi mai.
sono d’accordo sulla denuncia (spesso impraticabile senza esporre la vittima ad un ulteriore, grave disagio personale e sociale – questo aspetto culturale è uno degli scogli più difficili da superare nel contesto) ma vorrei almeno che questo tipo di aggressioni non venisse mai prescritto, di modo che sia sempre possibile affrontare la questione legalmente. si darebbe modo così di farlo quando chi ha subito danni si è sufficientemente rafforzato, cosa che nella maggior parte dei casi richiede tempi lunghissimi…
tanti auguri belli per te e per la tua piccola!
ciao Suchende,
la mia “inquisizione” nei tuoi confronti per oggi è leggera leggera (o almeno mi ripropongo di fare del mio meglio per mantenerla tale): preferisci i giorni feriali, in cui vai a scuola, o quelli festivi, in cui sei più libera?
io, gira gira, ieri sono uscita con la mia sola, vera amica, che frequento pochissimo e che magari presto perderò di vista… forse l’ho fatto essenzialmente per poterlo raccontare a te: si trattava di un mini-programma in sospeso da almeno 3 anni!!!
D. ha qualche anno più di me ed è stata la SOLA persona che mi sia stata davvero vicina quando mi sono trovata in un mare di difficoltà nell’assistere mia madre nei suoi ultimi anni. ama dare incondizionatamente, tutto quello che può, probabilmente senza attendersi grandi riscontri.
non è bella ma ha capelli stupendi e una sua grazia schiva, che ai miei occhi la rende preziosa, nonostante il suo abbigliamento sia a volte decisamente fuori moda. è dolcissima e sa ascoltare.
ha avuto una vita molto dura ma ne è uscita vincente, soprattutto nell’amore che la figlia nutre per lei e nella tranquillità che le deriva ora da un passato di lavoro.
il padre, addolorato per la perdita dell’unico erede maschio quando questi era adolescente, non ha mai avuto attenzioni, nè interesse, per le figlie.
la sorella, forse non proprio del tutto normale fin dalla nascita (ma un tempo a questi aspetti non si faceva troppo caso) è stata violentata da ragazzina, ha partorito un figlio che è stato dato in adozione. si è poi ammalata di un malessere che l’invecchiò nel fisico in modo violento e precoce, portandola alla morte poco prima dei trent’anni. D. le fu sempre vicina ed è in ottimi rapporti con il nipote.
ebbe cura per molti anni, con grande sacrificio personale, del padre nella sua lunga e tormentata vecchiaia, pur non avendo avuto molto dalla sua famiglia, che era poverissima.
per amore della figlia, sopportò per gran parte della vita il marito, che le dette molte pene e ben poche gratificazioni. e adesso che è morto da qualche anno e che lei potrebbe godersi un po’ di libertà e prendersi qualche piccolo piacere il suo fisico sta cedendo…
mi diceva ieri, senza lamentarsene, che trova strano questo suo crollo generale, pur essendo infermiera di professione ed avendo quindi seguito molte persone nei loro percorsi di malattia. deve far operare a breve entrambi gli occhi, senza essere confortata da prospettive allettanti (alla peggio, la sua vista resta com’è, appannata da ombre).
segue da 73
non so esattamente cosa ci leghi (siamo molto diverse) ma ogni volta che mi trovo con lei sento il bisogno di farla ridere, e ci riesco, con mia grande soddisfazione. è un impulso che solo con lei sento così forte, quasi imprescindibile dal nostro stare insieme. forse per compensarla del benessere che mi dà la sua compagnia.
fra noi tutto è sempre semplice e perfettamente condivisibile. possiamo parlare di qualsiasi argomento che riguardi sia me che lei, anche in modo molto confidenziale, senza mai cadere nel dramma!
ieri abbiamo visitato un santuario che si trova a pochi chilometri dal nostro paesino, e che lei desiderava rivedere, non essendoci più stata da quand’era bambina e vi si recava in pellegrinaggio a piedi con la nonna…
abbiamo guardato e commentato insieme centinaia di quadretti ex-voto, soffermandoci sulle culle, così diverse nelle varie rappresentazioni naif dei diversi periodi dell’ultimo secolo. abbiamo poi fatto un’incursione in un mercatino dell’usato, dove io ho comperato un paio di libri e lei una spilla. un caffè all’inizio, una coppetta di gelato artigianale sul finale, e qualche rapido acquisto per la dispensa prima di rientrare…
l’ho lasciata davanti a casa con un abbraccio e lei ha tirato fuori dalla borsetta un pacchettino arancione, che ho aperto soltanto dopo essere tornata a casa (maleducatamente non apro mai i suoi doni in sua presenza, forse perchè io non le regalo quasi mai niente). è un tulipano di carta rosso, che racchiude sei ovetti di cioccolato!
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difficile continuare a dialogare con te, che pure sei importante nella mia mente e nel mio cuore.
sto cercando aiuto qui sul forum e spero tanto di poterlo presto ricevere.
un abbraccio
Grazie Rossana per i tuoi consigli. Il problema è che la mia bimba è ancora troppo piccola e spesso racconta cose che non sono accadute nella realtà ma che sono di pura fantasia. Non posso “imbeccare” risposte che magari mi metterebbero solo in agitazione. E’ difficile. Certo che se lei mi raccontasse di strani giochi mi si rizzerebbero le orecchie..ma mi rendo conto che non è semplice e che magari a volte le persone fingono di non capire perchè non sanno affrontare il problema. Comunque ringrazio te e anche magari Suc se un giorno vorrà rispondermi.
A presto.
ciao Suchende,
sono anch’io nei guai questa settimana! non certo come te ma già abbastanza per i miei gusti e le mie risorse psichiche, fisiche ed… economiche!
il computer scapriccia da una decina di giorni: a tratti funziona alla perfezione e all’improvviso si scatena come un cavallo pazzo… non so quasi niente del suo linguaggio ma finisco con il provare lo stesso a misurarmi con lui, uscendone a pezzi, mentalmente e moralmente… senza contare che i soldi se ne vanno alla grande con risultati… a dir poco… instabili!!!
senza pc o senza televisione mi sento in una prigione d’altri tempi, nel senso che sono questi i mezzi che mi permettono di sentirmi meno sola e di tenermi in contatto con il mondo.
come se non bastasse, devo far preparare una mezza dozzina di documenti relativamente semplici, che necessitano però di legalizzazioni per l’estero. procurarseli è come impegnarsi in una spiacevolissima caccia al tesoro, e ne ho pure bisogno con urgenza… anche in questo contesto, oltre alle difficoltà per individuare i giusti percorsi, le tasse corrono a 15/20 euro per firma, giusta o sbagliata che sia…
ho riflettuto sulla mia amicizia con D.. credo funzioni così bene perchè non abbiamo bisogno l’una dell’altra. è come per l’amore: si deve poter intrattenere un rapporto totalmente libero, di reciproco arricchimento ma non di reciproco sostegno.
pur avendo temperamenti e vissuti molto diversi, amiamo entrambe la semplicità e ci possiamo comprendere a vicenda senza il minimo sforzo perchè entrambe abbiamo sofferto parecchio.
buona notte!