L’incontenibile disgusto per l’essere
di
Suchende
Riferimento alla lettera:
Salve, Direttore. Speravo di trovare un incipit più convincente, ma sono ore che fisso il vuoto del riquadro sullo schermo, senza trovare parole neanche lontanamente adatte per riempirlo. Non so neanche se esistono quelle parole che cerco. Forse, ancora una volta, mi aspetto troppo. Dopotutto, che colpa ne hanno le...
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Data di pubblicazione: 19 Marzo 2011.
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Categorie: - Me stesso
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(continua da 101)Stavano con la loro bambina, che è una parte infinitesimale di me, quella parte che veniva quotidianamente spupazzata dalle ore 20.30 circa in poi e che se anche si fossero presi la briga di chiederle qualcosa di più, si sarebbe parlato di scuola, o mi come stessi e la risposta (che è sempre la stessa da che riesca a ricordare) sarebbe stata “Bene”. Punto, fine della discussione. Avevano svolto il loro compito e potevano dormire in pace.
Non so come si faccia a fare il genitore. Non mi sento in grado di dare consigli a nessuno, figuriamoci a chi ha da poco generato una vita e si impegna perchè questa sia il meno dolorosa possibile. Forse, un giorno, tua figlia ti rinfaccerà cose impensabili. Mia madre ad esempio non riesce proprio a capire quanto mi faccia star male la sua ossessione per il cibo. “Hai mangiato? Cosa hai mangiato? Vuoi dell’altro?”, tutti i giorni, ogni volta, ogni santa telefonata. “Sono Mamma! Come va? Com’è andata a scuola?Hai mangiato? Cosa hai mangiato? Vabbè c’è la parmigiana di melanzane in frigo”. Poi ci si chiede perchè ci si stanchi e venga lo schifo del cibo. Ci ho provato tanto spesso a parlare con loro, ancora adesso ci provo e la risposta è : “no, sono cose di lavoro” e questo è sufficiente, come a dire “non è il tuo mondo, ergo non ti interessa”. Peccato che la vita dei miei genitori ruoti intorno al lavoro. Sono sacrifici, certo, non dico di no e li apprezzo molto, anzi. Però poi non possono aspettarsi un certo rapporto, dal momento che non sussistono proprio le basi per instaurarlo.
Certo, hai ragione e permettiti pure di ricordarmelo tutte le volte che vuoi che i genitori sono esseri umani. Ma è questo il punto. Se li amo, li amo come poveri fragili esseri umani che sbagliano, sbagliano e sbagliano tutti i giorni, ma comunque trovano, da qualche parte, la forza per aprire gli occhi ogni nuovo giorno e andare avanti. Quella forza che mi manca. Forse è proprio questo il punto: ho solo 16 anni ma sono già stanca di tutto. Immagino il mio futuro e provo solo un profondo senso di nausea, tanto forte da farmi girare la testa. E buio. Buio pesto e assoluto, senza neanche un barlume di luce. Forse è anche l’età. A volte ne parlo con Ted e penso che alla fine certe domande, certi disagi, certe paure sorgono in tutti, prima o poi, e non li abbandoneranno mai, fanno parte dell’uomo. Io forse ho iniziato prima degli altri, ho iniziato quando non ero ancora pronta, quando non avevo un’esperienza sufficiente per poter vedere anche il lato positivo delle cose e poi sì ho tanta fretta. Non so neanche io di cosa, hai ragione, ma è come se il tempo mi attraversasse e io non fossi in grado di coglierlo, di apprezzarlo, di viverlo. Fra un anno abbandonerò il liceo e se guardo dietro di me sento solo una fitta all’anima per gli occhi ardenti dalla voglia di piangere, un profondo senso di solitudine, tristezza, la mente che calcola calorie di continuo per non cadere in trappole più oscure. (continua)
Ma lo sai che aspetto con ansia le tue risposte? è come se parlando con te parlassi con una me stessa e con una mia possibile figlia.. oddio è complicato da spiegare..forse non ci sono riuscita.. IO non posso aiutarti, ma posso parlare con te…cercare di capire. Lo so che sembra stupido e banale dirti di non toglierti la vita… ma Such..sei una persona intelligente..il male di vivere prende a molti.. a tutti quelli che si fanno troppe domande trovando così poche risposte. Suchende, non fare cazzate. Tu puoi fare molto nella tua vita, non fermarla a 17 anni…sono troppo pochi per capire che forse la soluzione c’è..negli occhi di chi ti guarda e ti ama per quello che sei e anche per quello che rappresenti. Such aspetta di trovare quegli occhi perchè io sono certa che prima o poi li incontrerai. Non vedo l’ora di leggere i tuoi successivi post.
Posso abbracciarti? io lo vorrei.. ma solo se vuoi anche tu.
(continua da 102)E ci sto ripendando, sapete? Se non altro il cibo lo potevo controllare. Ma la vita, quella sfugge di mano come quei pollini leggeri, o il pulviscolo atmosferico illuminato da un fascio di luce in una stanza buia e prima che te ne possa accorgere avrai tanto di quel dolore e di quei rimpianti che non potrai che morirne. E io ho fretta e passo correndo davanti a tutto e tutti per paura di farmi male, per paura di ritrovarmi anche io a 48 anni con una figlia di 16 troppo intelligente per me, troppo lontana perchè il mio abbraccio possa arrivarle davvero, troppo diversa da ciò che ho sempre visto in lei. Parlo con Ted della figlia, che è poco più giovane di me, e mi confida che ha paura a lasciarla andare, anche se lui è molto razionale e sa perfettamente che è il corso della vita. E ride, dicendomi di non sentirsi pronto, ride dicendomi che i miei interrogativi se li pongono tutti e che sono tipici dell’età adolescenziale, che poi, col tempo, cercherai di ignorarli e di andare avanti per quelle che sono le tue possibilità, accettando e amando i tuoi limiti perchè sono questi a renderti umano. Però ride anche dicendomi che non dovrei porgli certe domande. E allora davvero è così? Siamo tutti affamati di qualcosa, ma pian piano sopprimeremo questa voglia e cercheremo di accontentarci di ciò che possiamo ottenere, di ciò che è nelle nostre possibilità?
Mi ripugna un po’ l’idea. Mi ripugna la semplicità, la routine, la soppressione dei sentimenti, la vecchiaia, la morte come abbandono smorto, come conclusione naturale in un felice e pacifico trapasso. Sarà che ancora sono presa dalla passione della mia età, però se la ragione si oppone a certi interrogativi è perchè sa quanto siano pericolosi e non so quanto mi vada di vivere delle piccole cose, quando sento una forza pressante che mi spinge ad andare “oltre”. C’è l’ancora, è vero. Come disse una volta la mia ex professoressa “A noi il peso dell’essere, a voi la gioia del divenire”, però se io già sapessi che la gioia dell’divenire diventerà peso d’essere non mi sentirei molti diversa da quando trovo lo strudel sul tavolo in cucina. Ecco, lo so che starei male, ma lo mangio lo stesso. E sapete cosa faccio dopo? Vomito. Gioia del divenire e peso dell’essere… ne vale davvero la pena dal momento che anche il mio divenire finirebbe nella tazza del cesso?
Veniamo ora a Ross. Come al solito ti ringrazio per pazienza e tempo speso ad ascoltarmi, immagino debba essere una bella seccatura malgrado tu affermi di esserne deliziata. Preferirei di gran lunga contemplare la fioritura degli iris blu, piuttosto che leggere gli sfoghi incoerenti e insensati di una fanciulla, ma comunque…immagino che l'”alta” considerazione che ho di me influenzi e non poco questo giudizio. E ora, non lo dico per lusingarti, non ne vedrei il bisogno, ma davvero da come scrivi ed argomenti le tue risposte si direbbe che tu abbia una cultura più che discreta. (continua)
(continua)Questa è una delle dimostrazioni che si può essere ottusi e ignoranti con una laurea e delle persone meravigliose con la licenza media. E in più hai l’amore per il sapere e per chi conosce, che sono le cose più importanti, a parer mio. Mi piacerebbe rendere curiosi e appassionati tutti i miei alunni, però dubito che sarò mai in grado di insegnare e le tecniche didattico-pedagogiche sono così cambiate e cambiano ogni giorno di più e ho paura di ritrovarmi a lavorare in un ambiente che non sentirò più mio. Ma tanto questo problema con ogni probabilità non si porrà neanche. Piacerebbe anche a me incontrarti, mi piacerebbe molto ricambiare il tuo abbraccio e ringraziarti personalmente di tutto quello che fai per me. Io scrivo dalla Campania, più precisamente da Avellino. Tu di dove sei? Hai incontrato altre persone del forum, prima?
Già, capisco ciò che intendi quando dici che hai imparato a cavartela da sola, ma se c’è una cosa che questa scuola mi ha insegnato è che siamo tutti soli, abbiamo tutti bisogno di silenzio a volte, per colmare un silenzio pià profondo ed inquietante che abbiamo dentro e che aiutarsi aiuta. I latini parlavano di “humanitas” e in particolare uno scrittore teatrale, Terenzio, dice in una sua opera “homo sum: humani nihil a me alienum puto”, che significa “sono un uomo: nulla di cià che umano ritengo mi sia estraneo”. E’ importante che le persone si aiutino, si sentano vicine, se non altro per la condivisione di questo triste destino comune, per ingannare il tempo, per ingannare la paura e l’oblio e la morte e tutte quelle cose che ci fanno perdere il sonno e il senso dell’orientamento nel nostro percorso. Peccato che molte persone, troppe, tendano a dimenticarlo. Sarà che è più facile, sicuramente aiutare gli altri è qualcosa di estremamente impegnativo e non tutti sono disposti a mettere a disposizione il loro tempo e il loro amore per questo.
Forse, per contro, è l’unica cosa che sappia fare, benchè continui a non sentirmi all’altezza di un simile compito.
La mente dev’essere un servitore, dici molto saggiamente, però il cuore non fa ancora più male a volte? Non lo so. Forse il fatto stesso di essere caratterizzati da un binomio fortemente antitetico, come solo la ragione e il cuore possono esserlo, è un biglietto di sola andata per il nostro treno di sofferenza. Non possiamo seguire entrambi ma qualunque dei due decidessimo di scegliere, avremmo sempre l’altro contro. C’è un’opera di un autore greco di nome Euripide molto bella, l’ “Ippolito coronato”, in cui, sotto sortilegio della dea Atena, la matrigna di questo giovane (Ippolito appunto) si innamora perdutamente di lui. Ella sa che il suo è un amore sbagliato, perverso, proibito, ciò non di meno non riesce a non amarlo. A un certo punto dice che molte notti ha passato ad interrogarsi sulla natura degli uomini e sul perchè essi soffrano e ha capito che il più delle volte noi sappiamo qual’è la giusta strada da scegliere, ma non la prendiamo.(continua)
Che cosa intendi quando dici che non stavano realmente con te? Ti spupazzavano? cercavano quindi di passare del tempo con te? Qual è secondo te l’errore che non dovevano fare per farti sentir estranea a loro?
cara Suchende,
più scrivi e più provo ammirazione (ammirare = amare con la mente).
purtroppo, siamo abbastanza lontane: io abito in provincia di Torino, a circa 60 chilometri dal confine francese, e al momento non avrei modo di fare un viaggio così lungo per venire da te ma, se tu te la sentissi e ti facesse piacere, potresti essere mia ospite durante le vacanze estive e potremmo cogliere insieme qualche momento piacevole della vicina città, in festa per il compleanno della nostra travagliata Italia. l’invito è ufficiale: sta solo a te scegliere le date della visita, che dovrebbe essere di almeno 3 o 4 giorni…
ho frequentato assiduamente questo forum nella sua prima versione, dal 2000 al 2004 (c’è ancora molto di quella che sono stata nell’archivio). poi leggo e scrivo qui, in modo più saltuario, dall’inizio dello scorso anno. nel tempo ho conosciuto e avuto modo di apprezzare molte persone, che mi hanno fatto compagnia virtuale, ma non ne ho mai incontrata nessuna (nemmeno quelle che abitavano vicine). la mia è una casa chiusa ai più ma aperta per te. ti aspetto…
stavolta comincio a risponderti dalla fine del tuo ultimo post. dev’essere molto bello questo “Ippolito”, che dimostra, se mai ce ne fosse stato bisogno, che indipendentemente dalla sua evoluzione sociale e tecnologica, l’indole di fondo dell’uomo non è affatto cambiata.
la passione non è frutto dell’età ma del temperamento. e se sei una creatura passionale, e se la sorte metterà alla prova questa tua connotazione caratteriale ponendo sulla tua strada persone “sbagliate”, la vita sarà più dura perchè non potrai fare a meno di scegliere fra il sentimento e la ragione. ma, alla fine dei conti, tutta la vita è costellata di scelte, banali o determinanti, a volte pure obbligate (che quindi proprio proprio scelte non sono) quindi, come tu già ben sai, tutto questo è parte, sia in micro che in macro, della natura umana, a cui nessuno può sfuggire.
come giustamente affermi, siamo tutti sulla stessa barca e, prima ce ne rendiamo conto, meglio è. anche se è pur vero che c’è chi tende a vedere il mezzo bicchiere pieno e chi continua imperterrito a fissarsi sulla parte vuota. anche qui è questione di scegliere e, a volte, di modificare un pochino il proprio temperamento, ottundendo quanto basta il pensiero troppo lucido e consapevole per adattarsi alla realtà che ci vogliamo costruire: siamo noi a decidere se desideriamo essere sereni o tormentati! siamo noi a colorare la realtà che ci circonda, e a PAGARE il prezzo delle nostre scelte.
tu sei, com’è logico che sia, figlia del tuo tempo, e di genitori che, provenendo da un mondo di miseria, massacrato dall’ultima tremenda guerra, sono stati catapultati nel boom economico e hanno avuto il torto di volere per i propri figli un mondo di agi e di possibilità. ci si sono buttati a capofitto, per costruirvi un’esistenza “migliore”, trascurando l’aspetto più intimo e più relazionale del rapporto con le proprie creature…
(segue da 107) ma credi che questi genitori abbiano avuto molto, in senso emotivo e relazionale, nel mondo di povertà da cui provengono? a volte sì, se la sorte è stata loro propizia, ma nella maggior parte dei casi no: che tenerezza vuoi ci possa essere in una donna, sfiancata da gravidanze e costantemente preoccupata di non poter sfamare i propri figli?
se invece sono cresciuti in ambienti più agiati, forse la loro relazione con i genitori è stata ancora più carente, in quanto figli di persone che da secoli inseguivano essenzialmente la ricchezza, essendo quindi spesso poveri di sentimenti. anche qui entrano in gioco scelte soggettive ed epocali, dettate dal temperamento e dalle occasioni derivanti dall’ambiente circostante.
ma tutti, sempre, sono imperfetti. guarda alla storia di chi ti è caro per comprendere cosa ha avuto e come è diventato quello che è. in linea generale, nessuno può dare quello che non ha ricevuto, e tutti i figli finiscono, prima o poi, di rimproverare i genitori per “cose impensabili”. rimproveri che mitigheranno, dopo aver compreso i loro stessi errori nell’allevare i figli, perchè tutti o quasi tutti commettono errori ovunque, e di conseguenza pure nel difficilissimo mestiere di crescere la prole.
anche in questo contesto dovrebbero contare soprattutto gli intenti ma, si sa, che di buone intenzioni sono lastricate le strade dell’inferno. la vera forza sta nel comprendere e nel fare del proprio meglio per fare piccoli passi in avanti nella costruzione del proprio modo di essere da tramandare. i veri giganti sono quelli che sono in grado, con le loro sole risorse e intelligenza, di ribaltare le situazioni ambientali e soggettive da cui provengono e di vivere pienamente per se stessi, realizzando al meglio le loro possibilità.
l’evoluzione della specie prosegue a balzelloni: ora si avanza un poco collettivamente in senso materiale, oppure si migliora in senso spirituale. l’uomo è imperfetto, quindi il mondo che plasma è imperfetto. esaminando a fondo qualsiasi essere umano puoi vederne gli aspetti luminosi o, a scelta, come quando è imputato su un banco di tribunale, tutto il peggio del peggio.
l’ideale sta nell’equilibrio, di sè e della visione sul prossimo, salvo restando che si possono preferire le persone a noi più affini. nell’equilibrio, anche, delle proprie aspettative, rispetto alle proprie reali potenzialità. non è detto che non si debba mirare in alto ma con obiettivi a tappe, raggiungibili a poco a poco. sarebbe sbagliato e deleterio non tener conto della realtà personale e ambientale nel programmare la propria esistenza. e tutto questo non dovrebbe cozzare troppo contro la semplicità, che può essere semplicità di vita o semplicità di pensiero.
personalmente, ad esempio, amo la semplicità di vita, “alla San Francesco”, per dirlo in sintesi, pur essendo consapevole di non essere per niente semplice, tendenzialmente, nel pensiero. ho impiegato gran parte della vita a conciliare i due estremi.
ciao Suchende,
da giorni sono molto stanca e fatico a riprendermi dopo le ultime corse forzate: i documenti continuano ad essere sballottolati da un ufficio all’altro, la scadenza per la loro presentazione è superata e le spese per assurde tasse aumentano al punto da farmi sentire un osso rosicchiato da cani famelici. in compenso, grazie a un parente, il pc ha rimesso giudizio, dopo bizze durate quasi un mese…
riprendo a sviluppare il mio pensiero, consapevole che la tua mente è molto superiore alla mia e che quindi gran parte di quanto scrivo ti potrà servire a ben poco.
alla tua età le piccole cose possono sembrare trascurabili, anche se, a mio avviso, non bisognerebbe sottovalutarle mai. quelle semplici, invece, possono essere le più difficili da raggiungere. cosa c’è di più semplice del desiderare un rapporto soddisfacente con un compagno di vita che colmi ogni nostro bisogno? invece è la classica ricerca dell’ago nel pagliaio e un grave errore iniziale di fondo.
fatta la scelta fondamentale tra l’essere e l’avere, ribadisco che non bisognerebbe MAI cercare nell’altro il proprio benessere e la propria gioia. so di ripetermi ma non posso esimermi dal farlo, avendo sperimentato di persona quanto possa essere alto il prezzo da pagare se si cade in questo abbaglio.
se nel nostro percorso di divenire troviamo un grave ostacolo, come l’abuso che hai subito, per poterlo superare potrebbe essere utile analizzarlo sotto vari aspetti. cerco di affrontare quello sociale, visto che sei cosciente dell’influenza che gli altri hanno sul nostro modo di sentire.
un tempo, quando c’erano seri problemi a procurarsi il minimo necessario all’esistenza, quando i bambini erano considerati più un fardello che una gioia e venivano educati duramente, per il loro stesso “bene”, gli abusi a carattere sessuale sull’infanzia, se non spinti all’estremo, non destavano grande riprovazione. si sarebbe patito ben di peggio nel corso della vita!
ecco perchè i miei genitori, nati all’inizio del ‘900, non presero in seria considerazione le mie lamentele sui palpeggiamenti del mio capo. ero l’ultima figlia, nata da genitori parecchio avanti negli anni, che conservavano la mentalità del loro tempo e non erano in grado di sintonizzarsi con la mia.
ora si tende a considerare questi fatti (io stessa lo faccio) sotto il punto di vista diametralmente opposto, come attacchi mortali al parte più intima e più delicata di un essere umano. di fatto è così ma, se non ci fosse l’orrore dei genitori che vengono a conoscenza di questi eventi, l’incidente in se potrebbe essere vissuto dalle vittime in modo meno deflagrante.
sono stata sverginata alla soglia della gioventù in una sera di primavera da uno dei ragazzi più belli e più corteggiati del mio entourage, l’unico a cui non ero stata capace di rifiutare il petting… non ne feci mai parola con nessuno, e l’evento rimase circoscritto alla sua realtà. avevo imparato la lezione a mie spese…
(segue da post 109) … non essendo stata adeguatamente istruita in merito in precedenza ma soprattutto avendo ceduto al desiderio di essere presa in considerazione da qualcuno che, per bellezza e avvenenza, era al di sopra delle mie possibilità a carattere fisico. piegata al suo volere dalla mia stessa stupidità, avendo sperimentato l’indifferenza e la superficialità che si celava dietro il suo bell’aspetto, non mi accadde più di aspirare a compagni e situazioni troppo elevate per l’insieme della mia persona.
cerca di accettare il piacere che derivava dalle manovre perverse della tua baby sitter, di accettare te stessa nel cedere a quel piacere per tanto tempo senza ribellarti. eri di certo più innocente e più impotente di me nel trovarti in balia di qualcuno che amavi e che avrebbe dovuto proteggerti.
mi rendo conto che la situazione era peggiore di quella che ho descritto e patito ma anche il tuo “danno”, se vuoi, può essere circoscritto, sia pure esternandolo ed esorcizzandolo in tutti i modi che ritieni più utili. non far sì che la tua mente resti intrappolata nel rifiuto della fisicità, che esiste, è parte importante del nostro sentirci vivi e NON può in nessun modo diventare colpa.
per altri versi, essendo – come già ho asserito – figlia del tuo tempo, puoi essere considerata un’adolescente viziata. e lo sei, in quanto non valuti abbastanza il mezzo bicchiere pieno che ti offrono i tuoi genitori, magari sacrificandosi per darti il massimo a livello materiale, incapaci di offrire altro o di più. hai idea di quanti genitori non sono in grado di assumersi la responsabilità di dare ai loro figli il minimo necessario alla sussistenza? un giorno forse capirai quanto possa essere duro rinunciare a sè a beneficio di altri… e forse imparerai a valorizzare le piccole grandi cose che ogni mattina ti sono offerte su un piatto d’argento…
e anche a sforzarti a fare qualche passo verso chi ti ama ma non sa amarti come vorresti tu. riprendere il dialogo con tuo padre potrebbe essere un ottimo esercizio per migliorare il tuo modo di relazionarti con gli altri. certo ci vuole pazienza, comprensione… amore, ma anche risultati minimi potrebbero aiutarti nel tuo processo di crescita. inoltre, se dovesse funzionare, potrebbe essere il trattino che parla di te in modo adulto a tua madre, aiutando entrambe a comprendervi e a rispettarvi a vicenda di più. (fra l’altro, com’è tua mamma fisicamente?).
quanto bene potrebbe derivare a tutti voi dal tuo impegno e dal tuo desiderio di ricambiare quanto hai finora ricevuto, glissando un tantino su quanto ti è mancato!
scusa se mi sono permessa di mettere qualche puntino sulle i che può non esserti gradito. a mio avviso, la sincerità e l’onestà devono essere alla base di un’amicizia. spero, tuttavia, di aver usato i giusti modi e toni calibrati, pur non essendo nella mia forma mentale migliore.
un grande abbraccio.
ciao Suchende,
non ti ho detto nei post precedenti quanto amo la gente della tua terra, in particolare i napoletani. sono stata in parecchi paesi europei e d’oltre oceano ma nessuna città (nemmeno new york o rio de janeiro) mi ha attratta più di Napoli, che ora so devastata dall’incuria umana, soprattutto da parte delle istituzioni che dovrebbero prendersene cura.
al di là della bellezza naturale della città e dei suoi tesori d’arte e di storia, adoro nella sua gente la semplicità, l’umanità, il suo interesse per la cultura, quel mix di “miseria e nobiltà” (per dirlo alla Totò) e in modo particolare il suo modo di prendere la vita con un sorriso, a volte amaro, che comunque non manca mai di riservare al visitatore.
questo per dirti in soldoni che la bellezza è un grande dono, d’indubbio aiuto nel contesto sociale, dove conta più che mai l’apparire, ma non è tutto per chi ha anche un’anima e un po’ di sale in zucca. sono altri gli aspetti, non di superficie, che orientano le scelte serie, quelle che davvero attraggono e non sono soggette a sfiorire troppo in fretta!
uno dei miei passatempi è la collezione di cartoline italiane anni ’60-’80 (ne ho pochissime su Avellino e sull’Irpinia, che mi piacerebbe moltissimo visitare). a volte la mia guida nella ricerca dei pezzi più rari e più interessanti cita una chiesa o un castello come speciali ma io trovo solo cartoline che rendono brutta e insignificante la costruzione in questione. in altri casi, invece, un pezzo che è indicato come di minor valore architettonico è messo in risalto in modo stupendo dall’occhio del fotografo, che ha saputo trovare la giusta angolatura.
secondo me, così è anche per le persone: la bellezza è nell’occhio di chi guarda e di chi cerca con attenzione magari anche soltanto il particolare di suo interesse. tutti noi abbiamo qualcosa di speciale e questo dobbiamo imparare a valorizzare e a mettere in risalto.
saranno di meno le persone che se ne rendono conto e che l’apprezzano? e che importa? che ce ne potremmo fare di un numero maggiore di uomini che si fermano alla superficie di un bel corpo levigato, che magari si sfascerà alla prima gravidanza o si rifiuterà di mettere al mondo dei figli per spirito di autoconservazione? pochi ma buoni, è il mio suggerimento in materia. pochi ma con qualcosa dentro che non sia solo aspirazione a tette e culo!
sono rari ma esistono anche uomini che non sono attratti come le falene dalla fiamma della candela… basta tenere gli occhi aperti ed essere pazienti. importantissima anche l’accoglienza, l’apertura, la disponibilità a conoscere, accettare e apprezzare. in fondo siamo tutti bambini, alla perenne ricerca d’amore! tutti aneliamo ad essere acolti, anche chi non lo sa o non lo dà a vedere…
(segue da post 111) esamino ora la bellezza tout court. credi possa avere una definizione stabile nel tempo? secondo me, è qualcosa di soggettivo e d’indefinibile, come l’amore. un re di casa savoia amava a tal punto una popolana alquanto “robusta” da farne la sua sposa morganatica. altre donne, più delicate e più raffinate, non gli sarebbero di certo mancate! se poi guardi a qualsiasi stupenda madonna del rinascimento, ti sfido a trovarne una filiforme…
se potessi scegliere fra l’intelligenza e la bellezza fisica, sceglieresti la bellezza? se così fosse, ti meriteresti il destino che ne potrebbe conseguire, perchè non è affatto detto che i belli siano più felici. pensa a Liz Taylor oppure a Marylin Monroe. forse che la meraviglia dei loro corpi è stata utile per la loro felicità?
no, chi si ferma a un corpo ha obiettivi decisamente limitati. c’è ben altro da scoprire e da amare in una persona! pensa a Peppino de Filippo o ad Alfred Hitchcock, a Maria Callas o a Edith Piaf, forse che immagini in prima battuta i loro corpi?
sono al momento tormentata da una strana storia d’amore, dalla quale mi è derivata molta sofferenza ma che mi sta dando ora anche un minimo di gratificazione personale. l’uomo che ho lasciato qualche mese fa (ha pochi anni più di me) si è rifatto vivo affermando che vorrebbe tornare a stare con me. mi ha scritto di essere attratto dal mio modo di essere e di pensare, nei confronti dei quali quelli della donna che sta frequentando, che ha quasi vent’anni meno di me, perdono del tutto di sex appeal. hai idea di cosa significano fisicamente, per un uomo, vent’anni di differenza sul corpo di una donna?
cerca di essere contenta di come sei. se sarai soddisfatta di te stessa, indipendentemente dai canoni di bellezza ora in auge, lo saranno in futuro anche parecchi altri. magari non moltissimi ma tali da darti soddisfazione in più aspetti del rapporto, non soltanto in quelli legati al piacere fisico, che pure è importante. parafrasando il detto di una signora americana, di cui al momento mi sfugge il nome, nessuno potrà farci sentire inferiori, se non saremo noi a permetterglielo. credo possa valere anche in rapporto al fisico.
cerco di riassumere gli aspetti più importanti da considerare: 1) essere o non essere (sembrerebbe più facile il secondo ma in definitiva non è così: meglio accettare la sfida e giocare la propria partita); 2) essere o avere (personalmente non ho dubbi sul primo); 3) tendere al positivo o al negativo (anche qui, la risposta dovrebbe essere scontata); 4) attenersi alla realtà o aspirare alla luna, sia per se stessi che per le proprie condizioni di vita; 5) addossare ad altri le colpe di insuccessi e difficoltà oppure rimboccarsi le maniche e impegnarsi nella possibile soluzione dei problemi.
quello che ne consegue rispecchia connotazioni personali, ambientali e di buona o cattiva sorte defficili da definire in modo omogeneo.
non ho al momento niente altro da offrirti, se non un affettuoso abbraccio.
cara Suchende,
per alcuni giorni sono stata persa in un limbo di stanchezza e ora, che le forze stanno tornando, sono così scombinata da dormire di giorno per vegliare di notte…
ho dimenticato di farti, ancora una volta, l’elogio della semplicità, particolarmente utile ai temperamenti a noi affini. semplicità è anche lasciarsi vivere, almeno di tanto in tanto, con lo slancio senza scopo dei fiori e degli animali. appagarsi, come loro, nell’assaporare i primi raggi tiepidi di sole in un fresco mattino di primavera. godere unicamente di esistere e di far parte del creato, lieti di avere quanto ogni giorno è offerto a tutti, in egual misura. dare, senza chiedere. accogliere, senza cavillare.
ogni cosa ha un posto e uno scopo in questo mondo ma vi si accinge senza fretta, in un perfetto equilibrio d’insieme, essendo soltanto se stessa. la farfalla, che non può volare se non raggiunge i 36 gradi di temperatura corporea, che a volte vive un solo giorno e non è di nessuna utilità pratica, è importante quanto l’elefante, simbolo di forza e di mansuetudine, che vive a lungo, ha buona memoria e offre grande collaborazione… così com’è importante ogni altra creatura, tutti noi compresi, ognuno nella sua essenza e nella diversità della propria collocazione.
verso la fine della vita, a volte si ha modo di intuire il perchè della nostra nascita, proprio come in un ben noto film, in cui s’immagina quante cose sarebbero state diverse per molte persone se il protagonista non fosse mai nato.
ho vissuto intensamente (sono stata figlia, lavoratrice, moglie, amante e madre, con le gioie e i dolori che questi ruoli hanno comportato) ma, se oggi guardo al mio passato cercando i ricordi più dolci, questi mi riconducono quasi sempre ai vari fiori selvatici che hanno caratterizzato momenti piacevoli (per i quali non è stato necessario pagare alcun prezzo), oppure ai pochi istanti in cui sono riuscita a percepirmi come entità facente parte di un tutto: una donna, in cammino verso la sua libertà interiore…
mi rendo conto che le esperienze altrui sono di scarsa utilità. ognuno di noi è un mondo a se stante e deve imparare sulla propria pelle. mi sono chiesta perchè ti sto dedicando tanto tempo, e la risposta è nell’impossibilità di provare a comunicare quanto ho scritto a te a mio figlio, che è più intelligente e più colto di me, e non mi considera più di tanto fin da quando aveva più o meno la tua età.
abbiamo temperamenti simili per certi versi e diametralmente opposti per altri. lui ha, come te, molti problemi nell’accettare la vita e rifiuta di essere affiancato, sentendosi superiore. difficilissimo mantenere fra noi un sia pur esile filo di comunicazione…
molti grandi uomini, che hanno avuto tanto da se stessi e dal mondo, altrettanto hanno dovuto pagare: niente di quanto si può conquistare è dato gratis. considerando che la morte è la fine che attende tutti, e che in generale nessuno si ricorderà più di noi dopo la seconda generazione…
(segue da post 113) … davvero non sembra poi così importante raggiungere grandi risultati. forse che cesare, napoleone, colombo, galileo e altri sono stati più felici del contadino che non ha mai lasciato il suo paesello e i suoi campi?
ognuno segue il suo destino e recita la sua parte. chi più ha da dare alla società, più riceve in cambio e più paga per quanto ha avuto. è auspicabile, comunque, che tutti abbiano potuto avere la consapevolezza di se stessi a livello di esseri umani, finiti e infiniti allo stesso tempo, in quanto credo che questo possa essere importante per tutti, così come per tutti possono essere importanti le piccole grandi cose.
a mio avviso, non è cosa si vive che conta ma come lo si vive. spero che tu possa cogliere almeno qualcosa di quanto ho cercato di trasmetterti…
tornando con i piedi per terra ti riporto parte di un articolo della Dott. Anna Chiara Venturini, che suggerisce probabilmente quanto già conosci ma che mi pare potrebbe esserti utile:
“Tuttavia si può uscire dal panico e dall’agorafobia: la terapia cognitivo comportamentale è un valido strumeno attraverso cui è possibile modificare i pensieri disfunzionali, quelli che generano paura ed evitamento. Contemporaneamente permette, attraverso varie tecniche, di controllare le risposte emotive e di modificare le risposte di fuga ed evitamento.
La persona apprende così stili di coping più funzionali in situazioni prima interpretate come ansiogene, non fugge e non le evita, sperimentandosi ed accrescendo così il proprio senso di autoefficacia. Ci si scopre così di nuovo liberi e l’esperienza fatta diviene una pagina del libro della propria vita.”
un abbraccio, con la speranza di tornare a leggerti presto, qui o a livello privato, se preferisci.
ciao Suchende,
pur essendo rispettosa dei “tuoi tempi” e consapevole delle tue attuali difficoltà nelle relazioni, ho l’impressione che ti si debba proprio tirare per i capelli, oppure che tu non sia in grado di ricambiare nemmeno in minima parte l’attenzione che ti è dedicata.
se non te la senti di proseguire il dialogo, non c’è niente di male: abbi la delicatezza di ammetterlo, così non si resta più in attesa di tue notizie.
ti lascio, quindi, di nuovo a te stessa con il racconto di un ricordo, che spero ti possa aiutare nel ridimensionare le tue aspettative, ora che sei ancora in grado di farlo senza pagarne prezzi troppo alti.
In una sera d’estate, densa di profumi agresti, mi apprestavo a da trascorrere la prima notte in compagnia dell’uomo che stava per diventare mio marito, anche se ancora non esistevano progetti di nozze.
Salimmo abbracciati la scaletta di legno che conduceva alla camera da letto nella “casa delle tre ocarine”, messa a disposizione dagli zii, se casa poteva essere definita quella specie di torretta in mattoni, composta da due minuscoli ambienti, a breve distanza dal canale, sonnolento e limaccioso. Dalle mie parti, sarebbe stata considerata poco più di un capanno per gli attrezzi…
Gli zii, entrambi braccianti, si erano da poco trasferiti in una vicina casetta più grande, sempre composta da due soli locali ma munita di scala interna in muratura e di un immacolato gabinetto, di cui erano orgogliosi. Da loro tutto era semplice ed essenziale ma in perfetto ordine e di una pulizia adamantina.
Lo scricchiolio discreto della scaletta nel silenzio circostante rivelò a sorpresa il volto della zia, illuminato dall’intelligenza di uno sguardo dolce, sofferente e severo nello stesso tempo. Di bassa statura, piuttosto robusta, era costretta a camminare inclinata in avanti, per via di un’evidente gobba che le stroppiava la schiena. Portava una bacinella smaltata, un asciugamano e una saponetta nuova nuova. Era seguita a ruota dallo zio, che reggeva un pesante secchio colmo d’acqua. Magro, alto poco più della zia, con occhi color cielo, ingenui e sempre come un po’ smarriti, aveva conosciuto, suo malgrado, gli orrori della guerra conservando l’innocenza di un bambino… Erano in due ma formavano un solo mondo, scoppiettante di improvvisi, piccoli dissidi verbali ma raccolto nel suo insieme in un corale canto di reciproco affetto e dedizione.
(segue da post 115) Posarono gli oggetti nei pressi del davanzale della finestra, ci abbracciarono augurandoci la buona notte e se ne andarono, lenti e sereni, com’erano venuti.
Noi godemmo dell’acqua fresca prima di godere dei nostri corpi, in tutta tranquillità, nella magia della notte. Tranquillità che durò poco più di un’ora, in quanto l’atmosfera fu presto guastata dalla gelosia retroattiva del mio compagno. Lui, che aveva alle spalle un paio di serie vite sentimentali, figli inclusi, e che aveva sperimentato l’amore con numerose amanti, riuscì a farmi star male, e anche a farmi piangere, fino alle prime luci dell’alba, per via delle mie poche esperienze in materia… Com’eravamo diversi dalla coppia che ci aveva appena visitati: contorti nell’animo, inquieti, instabili, tesi a un infinito in tutti i sensi che non era e non sarebbe mai stato parte della nostra realtà.
Tanti anni sono passati da quella sera. Quando ripenso al mio ex marito provo ancora come un groviglio di amore e di odio, sempre in bilico, incapace di ancorarsi a uno stabile punto di equilibrio. Quando invece ripenso ai suoi zii contadini, riprovo immutate la dolcezza e l’incanto della loro disarmante semplicità e li ricordo in particolare nel momento di quella delicata attenzione, preludio della mia prima notte d’amore, attenzione colma soltanto d’affetto e di beneaugurante tenerezza. Un gesto che non chiedeva nulla in cambio, come avrebbero fatto se fossimo stati i figli che tanto avevano, inutilmente, desiderato…
Io e il loro nipote percorremmo paesi stranieri, leggemmo montagne di libri, discutemmo di tanti argomenti controversi e interessanti ma sono convinta che non siamo mai stati sereni, pur nelle difficoltà e nelle sofferenze delle loro vite, come gli zii, che si rallegravano per una partita a carte alla casa del popolo o per il piacere dell’abbraccio caldo di un scialle all’uncinetto. Gli zii condivisero, quasi immutati, l’intera vita; noi trascorremmo insieme brevi manciate di stagioni, quasi sempre tormentati e disillusi.
ti penso spesso e ti mando un abbraccio.
Vi scrivo questo messaggio praticamente al volo, nella speranza di tranquillizzarvi un pochino. Questa volta il mio periodo di assenza non è stato dovuto ad una mia indisposizione verso la scrittura o la rivelazione dei miei pensieri e stati d’animo, quanto più da un problema pratico. Mi sono appena trasferita e, come immagino accada un po’ con tutti i traslochi, sono stata quasi 2 settimane chiusa in camera a svuotare pacchi e sistemare roba, senza contare che fino a qualche giorno fa ero senza telefono e solo ora sono riuscita a far partire la connessione ad internet. Non mi piace lasciare i discorsi a metà e quindi volevo lanciare solo questo piccolo appello, prima di apprestarmi a terminare quanto stavo dicendo giorni fa e a rispondervi il più esaurientemente possibile.
Vi ringrazio sempre per tutta l’attenzione che ponete nei miei confronti.
Cara Rossana, anche se uno volesse leggerti è impossibilitato dalla fiumana di parole che usi. Il dono della concisione proprio non ti appartiene. Lascia un po’ di spazio pure agli altri, please…
che piacere leggerti Such….
x Richard Benson
scusa se ti tedio: puoi benissimo saltare a piè pari TUTTI i miei post. nessuno ti obbliga a leggere…
hai ragione: il dono della concisione non mi appartiene, nè desidero che mi appartenga.
ognuno fa quello che può e che sa. in ogni caso ti resta TUTTO lo spazio per scrivere TUTTO quello che ti pare. sono ansiosa di leggerti… e di imparare!
Impara chi ha buon senso e voglia di imparare. Tu scrivi, scrivi, scrivi e scrivi…ma non dici niente. Frenati un po’.
per Richard Benson
non mi va minimamente di valutare il tuo buon senso e imparo quando incontro qualcuno che ritengo superiore a me.
perchè insisti nel volermi dare lezioni? vivendo e volando a modo mio, che male ti faccio?
quando qui leggo post che ritengo insulsi, non commento e semplicemente li salto. prova a fare così anche tu: staremo meglio entrambi.
ehhhmmm, nessuna interazione fra te e Suchende. solo critiche a me…
Critico non per quello che dici, che non è possibile leggere data la lunghezza degli interventi, ma per come lo dici. Non puoi scrivere ogni volta un romanzo. Non te ne rendi conto?
per Richard Benson
non dovresti guardare a come scrivo, nè a cosa scrivo, ma l’intento con cui lo faccio.
ripeto per l’ultima volta: NON sei tenuto a leggere. piuttosto, perchè non scrivi qualcosa tu? così comincio a capire chi sei e perchè ce l’hai tanto con me…
vivi e lascia vivere! questo è un forum libero. non hai il dovere nè l’incarico di monitorarlo o di censurarlo. tanto più non dando alcun contributo, di nessun genere e in nessun modo, ma soltanto criticando l’impegno e lo sforzo altrui…
ti rendi conto che il tuo niente è peggio del mio troppo? e adesso credo proprio che non ti risponderò più.
grazie dell’attenzione.
Non hai attirato la mia attenzione, ma -come al solito- soltanto la mia noia. E ora cerca di moderarti 🙂
sono stata ferita, gratuitamente, nell’unica volta in cui mi sono lasciata prendere su un forum da uno speciale trasporto affettivo (quasi certamente unilaterale), che mi ha indotta a dedicare più tempo e più impegno di quanto sarebbe stato necessario a un problema per me di particolare importanza.
poichè non una sola voce si è levata, se non altro per mediare, e poichè di solito il silenzio è consenso, non scriverò più qui, a meno che non sia Suchende a richiederlo.
anche perchè già mi pare di aver dato tutto quello che era nelle mie possibilità…
buon proseguimento!
rossana!
ah che caspita te la vuoi prendere per tanto poco o perchè non si è levata alcuna voce in tua difesa?
hai bisogno di qualcuno che ti difenda da richard (asprezza) benson?
se ti lasci abbattere e demoralizzare da due frasi di uno che nemmeno conosci allora la vita odierna, giungla selvaggia, come riesci a sostenerla?
Io credo che richard benson sia il peggiore del forum. Proprio uno pessimo. Hai mai letto una cosa positiva che scrive lui? O un qualche commento divertente…una cosa in cui apprezza o anche critica ma in maniera diversa?
Io è un po’ che lo leggo. Mi fa anche sorridere. Brontola e basta…ma che ti frega! Tu scrivi quello che ti pare!…io ti leggo con piacere eh
Lui vive in una città civile.
Con i marocchini stupratori clandestini che insidiano le sue prprietà e le sue donne (che l’hanno abbandonato).
Cioè….io pure scodinzolo per questi posti e ogni tanto litigo e me la prendo con qualcuno. Ma ti voleva solo sfottere perchè sei prolissa, non ha letto una lettera di quello che scrivi.
ciao duecalzini,
grazie per le tue parole. quando si è scelto di vivere soli, viene a mancare l’abitudine al confronto.
non avevo mai letto niente di richard prima d’ora e mi basta quello che hai scritto per avere una minima idea di lui.
hai ragione: reggo abbastanza a fatica la jungla esterna e non mi affaccio sovente fuori casa, soprattutto in modo aperto e diffuso come ho fatto con Suchende. ho già i miei carichi e non mi va che se ne aggiungano altri.
non me la sono presa più di tanto per i suoi commenti ma mi rassicura il sapere che non siano da tutti condivisi.
un abbraccio.
hai fatto bene ad allontanarti dalla giugla, dove si muore di ansia e nervosismo. Tutti nevrotici.
Magari un giorno lo faccio anche io…e non mi porto nemmeno il telefono va.
Sono sicuro che porti i tuoi fardelli con onore e spirito di sacrificio. E ti auguro una buona giornata. Un sorriso per te!
ricambio l’augurio e il sorriso, duecalzini.
non tutto il male vien per nuocere: leggendo altre mail qua e là sul forum, mi sembra di aver capito meglio l’osservazione di richard.
sono pochi quelli che hanno il tempo e la voglia di leggere. oggi si tende persino a comunicare per immagini…
ne terrò conto se e quando ne avrò voglia, restando sempre valido il concetto che se non ti senti in sintonia con qualcuno su un forum, hai la possibilità di passare oltre…
si sta abbastanza bene da soli. c’è modo così di selezionare molto i propri interlocutori e di avere meno possibilità di esserne delusi.
grazie per la tua gentilezza.
Niente.
E’ stato un piacere salutarti, anche tu sei gentile si sente!
In bocca al lupo rossà!
ti ho attesa a lungo, Suchende.
ora non mi aspetterò più di avere tue notizie. spero soltanto di non averti fatto del male con il mio istintivo trasporto affettivo, che potrebbe averti spaventata.
sono fatta così: per me è sempre “tutto o niente”!
un abbraccio.