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Il discorso del papa Ratzinger ad Auschwitz

di Massimo Genghini

Gentile Direttore,
Non sono soddisfatto di quanto pubblicato dal suo giornale, ma anche dalla stampa nazionale ed europea che è stata riportata, sul discorso del papa Ratzinger ad Auschwitz.
Le scrivo perché secondo me il tema è assai più importante della mancata rivincita alle elezioni o della Juventus in serie B, ed è un peccato che un tema che coinvolge l’essere stesso dell’umanità, sia liquidato frettolosamente; se solo questa lettera potesse aprire un discorso sul tema, avrebbe avuto un senso.
Premetto che oltre a non essere tedesco, non sono né cattolico praticante, né ebreo.
La confusione nasce, a mio avviso, dal fatto innanzi tutto che tutti coloro che sono intervenuti (e quasi tutti, va sottolineato, senza mai essere stati ad Auschwitz), a qualche titolo si iscrivevano in una di queste tre categorie, parteggiando ideologicamente.
Vi sono tre diversi piani del problema che non dovrebbero essere confusi: quello storico-politico, quello religioso, quello etico.
E vi sono posizioni diverse rispetto ad essi, che vanno separatamente considerate: il popolo tedesco, la Chiesa dell’epoca, il papa Ratzinger.
Quanto al popolo tedesco, si deve subito e con forte decisione, respingere tutto quanto scritto che tende a lumeggiare, in un modo o nell’altro, la sua “colpa collettiva”, che è un concetto altrettanto razzistico quanto l’antisemitismo che si mostra di combattere. Se è “colpevole”, nel senso che si vuole (per il generale consenso ad Hitler, per la consapevolezza delle atrocità) il popolo tedesco,
allora sono colpevoli il popolo russo per il consenso a Stalin, quello francese per quanto avvenuto in Algeria, quello italiano per quanto fatto da Graziani e da Amedeo di Savoia ed altri agli africani, quello arabo per il sostegno (economico e morale) ad Al Queida, quello americano per i vari interventi (economici e militari) a sostegno di orrende dittature e per lo sterminio degli indiani, quello inglese per quanto fatto ai Boeri, e non solo a loro. La conclusione che deriva da una simile impostazione sarebbe la insopprimibile malvagità dell’uomo, specialmente se più forte, ed uno sguardo disperato rispetto al futuro dell’umanità.
Ben vero che vi furono e non pochi oppositori ad Hitler (ed in tutti gli esempi ricordati), ma anche se nemmeno un tedesco, neppure uno, si fosse opposto ad Hitler, mai, dico con forza MAI, si potrebbe parlare di colpa collettiva, di responsabilità di un popolo: la colpa è per sua stessa natura concetto individuale, avremmo tante colpe individuali, insufficienti a formulare un giudizio di colpa di un popolo, senza perciò stesso trasformare quel giudizio in una posizione intrinsecamente razzistica.
A questo riguardo quanto ha detto il papa a proposito della banda di criminali che ha usato ed abusato del popolo tedesco, lungi dal costituire una assoluzione di un popolo (della quale per le ragioni esposte non vi era alcun bisogno), è storicamente, religiosamente ed eticamente corretto.
Storicamente non si può ignorare che dopo la prima guerra mondiale furono commessi gravi errori verso la Germania (per capirlo basta pensare alla differenza tra i danni di guerra pretesi in quella occasione ed il ben diverso piano Marshall dopo la seconda guerra mondiale), che ciò provocò una inflazione spaventosa, un risentimento (questo si, collettivo), un tentativo di rivolta socialista, ed una agevolazione, per queste vie, dell’affermazione dei nazisti voluta proprio dalla classe dirigente tedesca (ricordare l’incontro a Bad Godesberg di Hitler con gli esponenti della Confindustria tedesca) per contrastare il socialismo nella fallace convinzione di poter gestire, a cose fatte, quel parvenu di Hitler (sono ben note le sprezzanti parole di Hindenburg, a questo riguardo). Ma in questo disegno vi è stata una totale sottovalutazione del fenomeno: la capacità di quella “banda” prima di manipolare il consenso con un uso della propaganda che non uguali in quel tempo (radio e cinema), poi di reprimere il dissenso con il terrore (i figli denunciavano i padri).
Religiosamente, non si può certo immaginare che dio abbia creato un popolo malvagio, e se davvero tutto un popolo (qualora non vi fosse stato neppure un oppositore) ha creato l’orrore, questa non è certo opera di dio, ma degli uomini, che essendo ad immagine di dio, e quindi buoni, non possono che essere stati “traviati”: appunto, da altri uomini.
Ed eticamente, infine, la responsabilità per non aver impedito (non collettivamente, ma individualmente), non possiamo certo assimilarla a quella di aver commesso, specialmente quando la coscienza è stata stravolta da propaganda e terrore: è facile oggi pontificare di doveri morali di resistenza, ma per capire bisogna aver vissuto nel terrore di sentire bussare alla propria porta la Gestapo.
A questo riguardo devo ricordare quello che, a mio avviso, è stato il momento più alto del discorso di papa Ratzinger: quando, innanzi alla lapide in ricordo dei morti russi, ha ricordato la intrinseca tragedia di questo popolo, che ha pagato milioni di vite per liberare il mondo da Hitler, per poi continuare a pagare altri milioni di morti per mantenere al potere Stalin. E’ proprio questa la sintesi della tragicità della condizione umana, nella quale si è –spesso contemporaneamente- strumenti del bene e del male, in modo sostanzialmente inconsapevole.
E’ stato scritto, a critica del discorso del papa, che era invano chiedersi, alla maniera degli ebrei, “dov’era dio ad Auschwitz?” perché la vera domanda era “dov’era la Chiesa?”.
E qui, mi sembra, ancora una volta, si confondono piani diversi che vanno tenuti distinti.
Storicamente: E’ noto che i cattolici militanti sostengono che una posizione esplicitamente contraria avrebbe esposto la Chiesa a pesanti ritorsioni da parte dei nazisti, soprattutto in Germania, ove era stato firmato un concordato nel quale la Chiesa si era impegnata a “non interferire nelle questioni politiche”; e sostengono altresì che peraltro, in ogni modo possibile, era stato recato aiuto ai perseguitati. E, da parte dei critici, si ricorda come le voci dissenzienti del clero tedesco fossero ridotte al silenzio, e come, a guerra finita, il salvataggio dei nazisti in Argentina (“Odessa”) fosse possibile tramite il Vaticano. Questioni tutte che hanno un loro fondamento, e che risentono del “relativismo” del giudizio politico da attribuire a quei fatti (ed a tanti altri similari). Pretendere che il papa (cioè il capo di una religione, di un clero, di uno stato), prendesse esplicitamente posizione rispetto a quei problemi, tra l’altro in una sede impropria (perché, come ha –secondo me- giustamente detto “Auschwitz è il luogo del silenzio, è il luogo della preghiera”). Cosa si pretende, che un politico riconosca gli errori della propria parte? Ha detto Ratzinger, ripetendo quanto detto dal papa precedente: “la chiesa è santa, ma anche peccatrice”, che altro doveva aggiungere? Pretendere di più significa voler trasformare la Chiesa in responsabile o corresponsabile dell’atrocità, e questo è veramente fuori di ogni misura.
Religiosamente: vale quanto sopra detto; Ratzinger ha detto, con estrema precisione:”confessiamo i peccati individuali in unione con gli altri, davanti a loro ed a Dio”; meglio non si poteva dire, e l’accento va posto su “individuali”. Si può aggiungere ma non dovrebbe essere necessario per un credente, che delle azioni degli uomini tutti, anche dei papi, non è responsabile dio, ma gli uomini stessi, gli autori di quelle azioni.
Eticamente. Qui certo il giudizio è parzialmente diverso. Si celebra e santifica padre Kolbe perché non abbandona i suoi bambini e va con loro nella camera a gas, per confortarli sino alla fine; giusto, bene, santo. E allora il pastore deve stare con il suo gregge, nell’ora della morte, ed Auschwitz era appunto il luogo nel quale –eticamente- il papa doveva andare. Non lo ha fatto, sebbene questo fosse l’imperativo categorico, ma questo riguarda lui e lui soltanto; nessuno può giudicare le scelte altrui, perché di ognuna ciascuno è il proprio giudice (ed infatti il papa Ratzinger ha detto “umile sincerità per non negare i peccati del passato, e tuttavia non indulgere a facili accuse” e “guardarsi dalla pretesa di impancarsi con arroganza a giudici”). Perché se è vero che il papa non andò ad Auschwitz, quanti altri ben potevano – e persino con nessun rischio- salvare uno o mille ebrei, e non lo hanno fatto? Dobbiamo ricordare forse gli emigranti respinti? La rivolta nel ghetto di Varsavia e le armate ferme?
Io sono stato ad Auschwitz, non in comitiva ma con una internata che era comunista ed ebrea.
Mi disse che il ricordo peggiore era il continuo gridare, i lamenti, non vi era mai silenzio.
Gli uccelli non volavano sul campo. Ora vi sono prati verdi, ma la mia guida mi fece vedere come pochi centimetri sotto l’erba, vi siano ancora i frammenti delle ossa e le ceneri usciti dai forni. Una SS l’aveva torturata per tre giorni per sapere i nomi dei compagni, ed al suo silenzio si era infuriata: lei, mi disse, aveva provato pietà per quella SS.
E’ stato l’unico luogo nel quale ho sentito un forte bisogno di pregare.
Il muro davanti al quale papa Ratzinger si è inchinato era il muro delle fucilazioni, nel blocco 22, la prigione del capo. Quando ci arrivammo con la mia straordinaria guida, vi era un prete americano con la sua video-camera che commentò ad alta voce: “A prison in the prison, wath a nonsense!”.
Ricordando questo, il volto pietrificato di papa Ratzinger, la sua voce non a caso italiana (di un figlio del popolo tedesco), mi hanno intimamente commosso, quanto la preghiera dei morti degli ebrei, ed al confronto le polemiche sulle sue parole impallidiscono e mi appaiono molto lontane dal dolore che è l’unico sentimento esprimibile di fronte alla prova di quanto la nostra umanità è stata capace di concepire e di realizzare.
Roma 31 maggio 2006
Massimo Genghini

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Categorie: - Spiritualità

21 commenti

  • 1
    Yoel -

    È un tema molto delicato…colgo l’occasione di sottolineare uno dei commenti che mi ha un po stupito…mi riferisco alla frase del papa Ratzinger ad Auschwitz…”perché Dio ha taciuto?”…
    Di fronte a centinaia di drammi che accadono tutti giorni nel mondo, il semplice credente (Cristiano,Musulmano o Ebreo) si chiede sempre :
    «Perché Dio tace?»
    «Perché Dio non interviene?»
    «Perché Dio permette questo o quello? »
    Ma se questa volta la domanda …”perché Dio ha taciuto?”… viene avanzata direttamente dal numero uno del vaticano… Allora, mi è venuto questo dubbio? E mi viene da porre un altra domanda… questo Dio c’è o non c’è?
    Anton Cechov diceva…” Fra Dio c’è e Dio non c’è si estende un campo vastissimo, che un autentico saggio attraversa con grande fatica”…
    Forse il vero pericolo è in realtà questa credenza in un Dio “onnipotente” ma che non fa assolutamente nulla ne contro ne a favore degli uomini… la verità è che questa credenza in un Dio unico e onnipotente è la causa stessa dei più grandi drammi che ha conosciuto l’umanità.
    Per quanto riguarda la responsabilità dico che noi tutti ad ogni istante la scelta : restare responsabili dei nostri atti o divenire dei “irresponsabili”. Dobbiamo imparare a memoria se c’è ne bisogno, ma rifiutare ogni obbedienza ad una gerarchia che miri farci compiere azioni per le quali noi non saremmo ritenuti come responsabili. L’esercito è l’esempio più pericoloso. E’ meglio morire essendo responsabili del proprio rifiuto che uccidere altri nascondendosi dietro il pretesto che non si è fatto che obbedire a degli ordini. Colui che esegue ordini mostruosi è più responsabile di colui che li da. Nessun caso giustifica la sofferenza altrui, qualunque sia.
    Il popolo Tedesco durante il regime Nazista è responsabile quanto il così detto “gruppo di criminali nazisti” che gli dirigeva!
    Cari Saluti
    Yoel

    p.s. Hitler è stato democraticamente eletto!

  • 2
    Massimo Genghini -

    P.S. l’equivoco continua, questa é anche una risposta al commento di Yoel.
    Il giorno dopo la stampa scrive di “errata corrige” del papa che finalmente ha ricordato i sei milioni di ebrei deportati e uccisi; ed un cardinale (anche i cardinali, a volte, parlano troppo!) avrebbe detto: “se non c’è la colpa collettiva, non c’è neppure la assoluzione collettiva” non intendendo sottolineare l’ovvietà, ma la impossibilità di assolvere il popolo tedesco, e non comprendendo allora che –in questo senso- ancora una volta si finisce per configurare …..una colpa collettiva. E questo dalla Chiesa, quella dell’amore! Figuriamoci gli altri….
    Oggi su Repubblica Umberto Galimberti, che plaude al….relativismo di papa Ratzinger, riesuma die Schuldfrage di K.Jaspers, un libro che lessi quando uscì tanti, tanti anni orsono.
    Un libro che, relativisticamente ebbe un forte valore morale, allora, quando fu scritto, come richiamo del popolo tedesco, fatto da un tedesco, a prendere coscienza della immensità del male che era stato perpetrato e ad un approfondito esame dei diversi livelli di responsabilità, ma ched certo non concludeva per la affermazione della colpa collettiva. Un libro che, in effetti, deve essere letto, appunto, relativisticamente.
    Ma esaminiamo anche quei diversi livelli di colpa:
    1) la colpa giuridica. E non dovrebbero esservi dubbi che è di tutti coloro che hanno commesso atrocità, non potendo valere la esimente di aver eseguito degli ordini, perché all’ordine palesemente ingiusto si deve rifiutare obbedienza. Si pone certo un problema della maggiore o minore coattività dell’ordine, della irresistibilità della violenza che ne impone la esecuzione, ma questa è quaestio facti da risolvere caso per caso. E dunque, ancora una volta, individualmente.
    2) La colpa politica. E qui non ci sono dubbi che ognuno ha il governo che si merita, vale per tutti. Né è dubbio che Hitler è stato eletto ed è arrivato alla cancelleria legittimamente. E questo proprio grazie alla sottovalutazione del fenomeno da parte della upper class, della quale si è detto. Ma certo allora non aveva commesso le atrocità che sarebbero seguite e le stesse difficilmente erano con sicurezza identificabili nella pur minacciosa formula “soluzione finale”; ma certo se si vuole parlare di responsabilità politica, si può farlo, proprio in relazione alla vastità del consenso iniziale, che non seppe discernere “le uova del serpente”; ma quanta parte di quel consenso fu manipolata abilmente? Se la pubblicità martellante mi induce ad acquistare un farmaco dannoso che io propino a mio figlio, poi chi ne risponde?.
    3) La colpa morale. Che certo non può superarsi, per quanto detto, con la scusa di avere eseguito gli ordini, ma neppure può divenire collettiva, dovendo in ogni caso risiedere nell’ambito individuale, nel giudizio di non aver fatto tutto il possibile per scongiurare il massacro, un giudizio da condurre nell’animo di ognuno di coloro che furono chiamati a decidere del proprio comportamento, e che è intimamente individuale, non potendo nessuno ergersi a giudice della morale altrui.
    4) La colpa metafisica, non so bene di che cosa si tratti. Se è quella che fa dire a Jaspers “la nostra colpa è di essere ancora vivi” è in realtà un aspetto della colpa morale, un giudizio severo di Jaspers, il quale sembra voler dire, che moralmente ognuno, di fronte alla immensità del male prodotto, aveva il dovere di resistere con tutte le sue forze, sino al personale sacrificio. Ma si tratta appunto di un giudizio morale, e dunque di condotta non esigibile, almeno collettivamente. Basti ricordare: “guai a un popolo che ha bisogno di eroi”! e “ognuno ha diritto alla propria personale paura” e “chi il coraggio non lo ha, non se lo può dare”. E in quei tempi aver coraggio voleva semplicemente dire rischiare la morte: ricordare i fratelli Scholl di Monaco, “la rosa bianca”: la diffusione di volantini di dissenso punita con la morte con infamia.
    Vi fu la “lista Schindler” che salvò migliaia di ebrei, ma quante altre furono possibili in misura individuale e nessuno le ricorda, e, ancora, quante altre invece sarebbero state possibili, persino senza rischio apprezzabile, e tuttavia non furono fatte? Ma è sempre giudizio morale che ognuno deve fare per sé: ho fatto o non ho fatto, ma potevo far diversamente.

  • 3
    scala40 -

    Ciao a tutti voi , mi chiamo Angela e sono una mamma , vi scrivo per dirvi che Dio cè esiste davvero al punto tale che ha mandato suo figlio Gesù a salvarmi la vita , poi Dio vive in ognuno di noi che rispetta i comndamenti di Dio e in qualuncque religione anche a chi non è credente ma rispetta i comandamenti di Dio , quelle persono per mio avviso non si rendono conto che dentro loro hanno Dio .Vi invio un enorme sorriso che entri nelle vostre case e nelle case di tutto il mondo :-d …Dalla vostra amica sorella Angela …un abbraccio a tutte le persone che soffrono per qualuncque sofferenza sia e per chi ha solo lacrime nel piatto *:-):-)

  • 4
    Yoel -

    Cara Angela,
    X me D-o è una malattia di cui crediamo di essere guariti perché nessuno oggi ne muore!
    Aristotele diceva…”Gli uomini hanno creato gli dei a loro immagine, non solo come aspetto, ma anche come modo di vita”…
    Credere in D-o e’ un insulto a D-o, perché da un lato si immagina che abbia perpetrato atti di incalcolabile crudeltà, dall’altro lato si suppone che abbia perversamente dato alle sue creature umane uno strumento, il loro intelletto, che deve inevitabilmente portarli, se sono spassionati ed onesti, a negare la sua esistenza. E’ allettante concludere che se esiste, sono gli atei e gli agnostici quelli che lo amano di più, tra quelli con una qualche pretesa di educazione, poiché sono quelli che lo hanno preso più sul serio. (come me).
    Ricordati che nella vita l’armonia è più importante di qualunque altra cosa. E’ più importante della verità!
    Cari Saluti
    Yoel

  • 5
    scala40 -

    Ciao Yoel , grazie per avermi scritto il tuo pensiero , condivido che l’armonia è una cosa bellissima ma non che supera la verità perchè Dio nella Bibbia dice di dire e scrvere sempre verità , poi mi fa piacere che tu sia un credente in Dio perchè vuol dire che rispetti la legge sia quella Cristiana e sia quella dello Stato in cui vivi .Un saluto con un sorriso e che entri nella tua famiglia e in tutte le famiglia del mondo :-d Da una mamma di nome Angela :-d

  • 6
    ugo biheller -

    Mi sono commosso a leggere il commento di Massimo Gengini perché invece io sono cattolico praticante, tradizionalista e di origine ebraica in linea paterna e il suo articolo é un grido alla fede. Invio questo commento da un paese latino americano dove vivo da molti anni, per cui molte notizie arrivano alla periferia dell\’Occidente sempre con ritardo rispetto agli avvenimenti. Credo che ció che mi ha piú colpito nella visita di Benedetto XVI é stato il suo incedere solitario e il suo grido del silenzio. Perché quel silenzio é stato il suo grido d\’angoscia. Con il mio cognome siamo soltanto in due in questa terra, gli altri sono letteralmente spariti nei campi di concentramento di Mathausen e alcuni non si sa nemmeno dove. Ma il problema non é quello personale.
    Il problema riguarda il Silenzio di Dio a cui s\’é riferito con il tormento della Fede il Pontefice, ma egli poi ha dato la sua risposta di Fede che io condivido pienamente.
    Comincia a sentirsi con troppa frequenza ed accanita insistenza che Dio non ha nulla a che vedere né con l\’universo e tanto meno con il nostro mondo, dove lo spazio che occupiamo é sempre piú ridotto, perché siamo molti a chiedere e c\’é poco da ripartire per l\’ingiustizia umana. Se Dio esistesse con le questioni di quaggiú – molti dicono – molte domande non sarebbero senza risposte. Come parlare di Dio dopo Auschwitz? e come si é domandato il filosofo Hans Jones: come ha potuto permettere Dio il tsunami l\’anno scorso?.
    É certo che siamo entrati in un\’epoca che possiamo caratterizzare come la guerra alle credenze religiose o alla fede e quella che é in marcia, la guerra contro il terrorismo( motivata per certo da un presunto scontro di civiltá)si presenta come una nuova offensiva del biologismo contro le chiese. Si é iniziata questa guerra negli Stati Uniti e ha cominciato ad estendersi per ragioni di secolarizzazione perfino nella cattolica Polonia e nell\’agnostico nord della Germania.
    Di mezzo le scoperte sul genoma umano che contribuirá a districare l\’origine della vita. L\’Homo sapiens, definito come la somma dei suoi geni, é umanamente manipolabile, una funzione che prima si credeva di competenza esclusiva di Dio. Il risultato é il neoevoluzionismo conto il creazionismo biblico. Un portavoce attuale del neodarvinismo il filosofo americano Daniel Dennettaber ha detto: \”Dio non´esiste. Non fu mai necessario. Vale a dire neanche quello di Nietsche del Dio é morto, egli non é mai stato lá. Ma negare l\’esistenza di Dio compromette la concezione stessa di Occidente che ha vissuto in a favore o contro su presenza. Che é Europa senza il Cristianesimo? Che senso la musica di Chopen, Bach, la Cappella Sistina, incluso La Divina Commedia di Dante?
    Theilhard de Chardin aveva affermato che dalle origini non si scappa.
    Che sappiamo noi della nostra nascita? Beh, quello che ci hanno raccontato i nostri genitori. Sorge allora per me la parola senza la quale non é possibile la vita umana, la fede. Occidente si é sostenuto sulla filosofia greca, sul diritto romano, nella scienza della democrazia liberale e nel cristianesimo. Quando una di queste fallí é venuto il nazismo e lá potrebbe stare la risposta su Auschwitz.
    Sul chiamato silenzio di Dio deve ritornare a parlare la Teologia che tiene uno dei suoi migliori rappresentanti in Benedetto XVI che tanto opportunamente é apparso davanti a questa nuova sfida contro la fede.
    Prof. Ugo Biheller Isola di Margarita Venezuela.

  • 7
    ugo biheller -

    Cara Yoel
    Ho riflettuto sul tuo messaggio del 31 maggio e proveró a risponderti da uomo colpito negli affetti piú cari negli ultimi tre anni, non ultimo la morte inspiegabile di mio figlio di 18 anni e tre anni prima di mia moglie per una malattia lunga e dolorosa.
    In chiesa ho letto un brano dell’Antico Testamento e ho gridato a Dio il mio dolore: “Dio perché mi hai abbandonato(inizio del salmo 22 lo stesso di Gesú nella croce) e ho gridato “Perché non hai accolto la mia supplica?” l’amico padre carmelitano che celebrava la messa me lo aveva permesso. Adesso la fede mi ha salvato ma sull’esistenza di Dio non ho molti dubbi nel senso che senza di lui la vita non avrebbe nessun significato. Il Dio “onnipotente” non solo vigila, ci ama, e ci ama tanto che ci permette di commettere i nostri errori senza un suo rimprovero e senza un suo commento. Direi che é cosí fedele al fatto d’averci creati esseri liberi che non interviene per proprio rispettare la nostra libertá. Ma Egli ha sufficientemente parlato e agito, tutto quello che l’umanitá doveva e poteva sapere di lui lo ha giá espresso e non ha altro da dirci se non di seguirlo fino alla fine dei tempi, tanto ci rispetta nella nostra libertá che ha inviato suo Figlio gesú a morire per salvare l’umanitá intera. Non sono parole di convenienza, io ci credo con l’immenso dolore della mia personale vita, ci credo e credo nella sua Parola anche atraverso il Magistero della Chiesa.
    Con affetto
    Ugo Biheller

  • 8
    scala40 -

    Ill.mo Papa Ratzinger e carissimi amici che mi leggete , io sono una credente in Dio e mi sono rivolta a Dio in diverse occasioni per aiutarmi e devo ringraziarlo di avermi aiutata e di aver salvato anche la vita di mia madre non solo la mia , sono daccordo con quello che ha detto il Papa Ratzinger che siamo tutti peccatori noi uomini mortali e io credo nella Bibbia e nel Vangelo e nella chiesa e porto nel cuore il Papa Benedetto , come porto nel cuore i Papi che lo hanno preceduto , anche de devo confermare che nel bisogno di stare vicino alla mia famiglia nel momendo della sofferenza dalla chiesa Cattolica siamo stati lasciati soli nella nostra sofferenza ma io lo ho perdonato perchè io mi ritengo vera figlia di Dio , sono per il perdono e a volte quando penso che la chiesa dovrebbe stare vicino alle sofferenze dei suoi fretelli , io lo ho giustificato forse ha ritenuto più importante pensare che era stato nominato Vescovo e con troppi impegni che ha avuto non ha potuto donare delle sue ore libere alla mia famiglia che soffriva e sapeva bene le nostre sofferenze quali erano , come non avrà pensato di inviare persone credenti in Dio per non farci sentire abbandonati nelle sofferenze , anche se persone di chiesa sono venuti a benedire la casa sotto le feste Natalizie e ho detto le sofferenze della mia famiglia ma anche quelle persone erano troppo prese per pensare che una parola di conforto potevano darla , invece non dimenticherò mai le ore che ci ha donato del suo tempo una suora lavoratrice che è arrivata da lontano per poterci donare un suo sorriso , come non dimenticherò le amiche di diverse religioni che mi sono state vicino e anche di persone non credente in Dio così si definiscono , cosa che io non credo che non credano in Dio visto che non ci hanno lasciati soli nelle nostre sofferenze , perchè Dio , Gesù e quelli nominati Santi hanno vissuto in mezzo alla sofferenza dei suoi fratelli e sorelle , poi vorrei dire due parole che mi disse mio padre prima che morisse quando le feci la domanda , ma perchè i tedeschi se la presero così tanto in guerra al punto tale di mettere persone vive per renderle ceneri , o come prendeva dei prigionieri di guerra li fucilava senza pietà , perchè gli chiesi a mio padre si comportavano così senza pietà ? Mio padre mi rispose perchè la Germania era nostra alleata poi l’Italia si unì con gli Americani e la Germania si sentì tradita , non solo mi disse che tanti Italiani morirono perchè non sapendo che i Tedesci non erano più suoi alleati per mancanza di informazione vedendo i tedeschi loro cadevono sotto al loro fuoco perchè non si aspettavano che i tedeschi gli sparavano addosso , questo mi disse mio padre ,che così raccontavano i soldati terminata la guerra , poi per tutti i morti di Auschwitz cè solo da pregare come cè da pregare per tutti i morti di tutto il mondo che sono morti di ingiustizie e io prego sempre per tutti loro , ma chi commette questi atti criminali dovranno andare davanti a Dio e Dio non dimentica chi ha fatto atti da criminali fregandosene perfino dei diritti umani come non dimentica chi ha donato il suo tempo a chi soffriva per qualuncque sofferenza sia , donandogli un sorriso che poi non costa nulla , io a tutti voi vi dono una mia piccola poesia che ho scritto nella mia sofferenza …..VALORE DI UN SORRISO …Donare un sorriso non costa nulla fa grande il cuore di chi lo dona e di chi lo riceve , a volte cura meglio di una medicina e gli si salva la vita senza saperlo , non cè più bel sorriso donato quello di aver salvato una vita , questo è il mio sorriso che io dono a tutto il mondo :-d ….Da una mamma di nome Angela ….vi invio a tutti voi un cielo di sorrisi che entrino nelle vostre case e nelle case di tutto il mondo :-d …..un abbraccio a tutte le persone che soffrono e per chi ha solo lacrime nel piatto *:-):-)

  • 9
    Yoel -

    Ugo e Scala.
    Cerchiamo di capire meglio D-O

    C’e’ o non c’e’?
    Peter De Vries diceva …”E’ la prova finale dell’onnipotenza di Dio: non ha bisogno di esistere per salvarci”..

    crederci?
    Una donna disse a Stein. “La vostra razza ci ha dato la religione”…” Dall’antico politeismo, la credenza in molti dei,” continuo’ la donna un po’ piu’ eruditamente, “la nazione ebraica ci condusse all’idea che ce n’e’ uno solo.” “Il che e’ solo a un passo dalla verita’,” disse Stein. Peter De Vries (1910-1993)

    dio si occupa di politica?
    Quando dissi a della gente dell’Irlanda del Nord che ero ateo, una donna del pubblico si alzo’ e disse: “Si’, ma non credi nel Dio dei Cattolici o nel Dio dei Protestanti?” Quentin Crisp (1908-1999)

    immagine e somiglianza?
    Io credo che un triangolo, se potesse parlare, direbbe che Dio e’ eminentemente triangolare, e un cerchio direbbe che la natura divina e’ eminentemente circolare; e quindi ognuno ascrive i propri attributi a Dio. Baruch Spinoza (1632-1677)

    e’ buono?
    O Dio vuole abolire il male, e non puo’; oppure puo’, ma non vuole; oppure non puo’ e non vuole. Se vuole, ma non puo’, e’ impotente. Se puo’, ma non vuole, e’ malvagio. Ma se Dio puo’ e vuole abolire il male, allora perche’ c’e’ tanto male nel mondo? Epicuro (ca. 341-270 a.C.)
    Dobbiamo chiederci che logica ha la storia di avere un Dio onnisciente e onnipotente, che ha creato umani fallibili, e poi li incolpa per i suoi errori. Gene Roddenberry (1921-1991)

    miracoli?
    Il dubbio più serio mai gettato sull’autenticità dei miracoli biblici e’ il fatto che la maggioranza dei loro testimoni erano pescatori. Arthur Binstead (1846-1915)

    creazione e origine dell’uomo?
    Le mie idee religiose si limitano a questa assurda convinzione che Dio abbia creato l’uomo e viceversa. Andre’ Glucksmann (1937-)

    origine di dio?
    Dio e’ il verso che fa la gente quando e’ troppo stanca per pensare. Edward Abbey (1927-1989)
    Noi chiamiamo Dio tutto cio’ che non possiamo capire con facilita’; questo fa risparmiare molta fatica ai tessuti cerebrali. Edward Abbey (1927-1989)

    dialoghi con dio?
    Se parli con Dio, stai pregando; se Dio parla con te, sei schizofrenico. Thomas Szasz (1973)
    Non pensando criticamente, credevo che le preghiere “riuscite” fossero la prova che Dio risponde alle preghiere, mentre quelle fallite erano la prova che c’era qualcosa di sbagliato in me. (Dan Barker)
    Si come questo potrà diventare un dibattito all’infinito…potrei concludere dicendo che… chi dice che Dio esiste e chi e’ convinto che non esista. La verità, come sempre, sarà nel mezzo..

    Cari Saluti

  • 10
    scala40 -

    Cari amici , Dio non dobbiamo pensare solo nel caso che ci aiuti e allora dirgli sei bravo perchè mi hai aiutato , ma Dio mette alla prova nel dolore di tutti noi se crediamo in lui anche senza aiutarci , una cosa posso dirvi vera , io mi sono trovata con le mani al collo mentre dormivo dal mio ex marito , credetemi pensavo di morire , invece sulla testata del mio letto ho una corona e la croce di Gesù che era appoggiata al muro io l’ho vista muovere dal muro e in quel momento il mio ex marito mi ha lasciato il collo , Dio ha mandato Gesù a salvarmi la vita , non racconto bugie perchè le bugie non fanno parte del mio carattere .Vi invio un enorme saluto a tutti voi col sorriso e che il mio sorriso entri nelle vostre case e nelle case di tutto il mondo 😀 .Dalla vostra amica Angela …un abbraccio a tutte le persone che soffrono 😀

  • 11
    ugo biheller -

    A Yoel
    L’esistenza di Dio non é un`equazione matematica, ma se tu osservi la vita giá di per sé un eterno miracolo.
    Non mi soffermeró a risponderti pertanto alle tue speculazioni di carattere filosofico, interessanti ed erudite senza dubbio, ma solamente speculazioni. Non ti posso dare la chiave sull’esistenza di Dio, ma ti posso dire che esistono i miracoli che puoi vedere se credi che possano accadere nel nostro mondo.
    E La fede é un dono di Dio. Da quel che osservo sembri un agostico o un ateo. Non é colpa tua. Verrá il tuo momento della folgorazione di Damasco.
    Detto questo con molto rispetto e amore fraterno cercheró di risponderti cosí:
    Il silenzio di Dio avviene perché l’umanitá ha perduto i valori di convivenza pacifica e dei suoi inalienabili diritti naturali, che, se me lo concedi li ritrovi attuali piú che mai nei Dieci Comandamenti.
    Perché Dio non parla all’uomo come ai tempi di Mosé e del popolo d’Israele?
    Dio si é giá manifestato in varie occasioni storiche e ció che doveva dire all’uomo lo ha giá detto con la venuta di Gesú sulla terra.
    Detto questo Egli continua a manifestarsi all’uomo in molte imprescrutabili maniere, anche con i miracoli, che puoi vedere e toccare se prima credi che possano avvenire in questo mondo.
    Cordialitá
    Ugo

  • 12
    scala40 -

    Ciao Ugo , condivido ciò che hai scritto e approvo che per essere veri figli di Dio bisogna rispettare i 10 comandamenti , non importa di che religione si è ma che si rispettino i 10 comandamenti , quello è importante .Ciao a voi tutti che mi leggete e vi invio un cielo di sorrisi che entrino nella tua casa e nelle case di tutto il mondo 😀 …un abbraccio a tutte le persone che soffrono .Da un’amica di nome Angela

  • 13
    ugo biheller -

    Scala40
    Cara Angela
    Non ho la pretesa di convincere qualcuno a credere in Dio, ma é mio dovere come cattolico annunciare il Verbo, con molta umiltá e con tutti i miei difetti.
    Sono convinto, per chi non crede, che sul nome del personaggio Gesú si sono scritte immense biblioteche. Credo che a nessun personaggio storico si é fatto un esame cosí rigoroso ed esteso come al Messia.
    Ció avrá pure un significato. Come Mosé tocca il mare con il bastone e divide le acque del mar Rosso, cosí Gesú, secondo la mia modesta opinione rappresenta lo spartiacque della storia tra coloro che credono nella sua salvezza e coloro che la rifiutano.
    Un caro saluto.
    Ugo.

  • 14
    scala40 -

    Ciao Ugo , da ciò che hai scritto me ne ero resa conto che sei un credente in Dio come mè e noi che crediamo in Dio se comettiamo degli sbagli sappiamo chiedere scusa e ricordiamo lo sbaglio per non sbagliare ancora lo stesso sbaglio , noi che crediamo in Dio nel cuore portiamo i veri valori della vita e come prima cosa l’onestà , di cui se vanno difesi i veri valori della vita non guardiamo in faccia a nessuno per dirgli il nostro pensiero e a noi dei soldi o poteri di poltrone non interessano e se lavoriamo a difesa di questi valori lo facciamo con il cuore , perchè nel cuore abbiamo messo i veri valori che vanno difesi e sono i 10 comandamanti di Dio , però stiamo attraversando un brutto periodo di vita e se non si inverte la rotta dove chi predica di rispettare i 10 comandamenti deve dare il buon esempio a rispettarli per primo e non dire fate ciò che vi dico e non ciò che faccio , perchè così si rischia di far allontanare chi vorrebbe avvicinarsi alla chiesa dove io ritengo che le chiese sono le case di Dio , dove chi rappresenta la casa di Dio , dovrebbe stare insieme alle sofferenze e non pensare ad altro perchè il ruolo dei comandamenti non riporta il potere ma riporta di aiutare i deboli , di aiutare chi soffre , se ho scritto parole dure verso chi predica i 10 comandamenti e poi non li ha messi in pratica , lo ho fatto per far capire al nostro Papa Benedetto di richiamare tutti e di ricordargli il loro ruolo , non perchè mi piace criticare chi sbaglia ma per far correggere gli sbagli che loro stessi mi hanno insegnato , come spero che radio Azzurra di Napoli abbia i suoi diritti e non tolti perchè chi deve darli non vuol fare il suo dovere e radio Azzurra è una radio gestita da persone con problemi di handicap , ma se non si parte dall’alto a rispettare i 10 comandamenti come si può pretendere che chi non crede in Dio si avvicini a credere in Dio , potrei raccontarti altri episodio dove sono stata aiutata da Dio che poi ha inviato dei Santi per aiutarmi che se fa piacere a qualcuno li scrivo e sono veritieri .Ciao Ugo , ti auguro una bella giornata a te e alla tua famiglia e vi invio un sorriso che entri nella tua casa e nelle case di tutto il mondo 😀 .Dalla tua amica Angela ….un abbraccio a tutte le persone che soffrono *:-):-)

  • 15
    Yoel -

    Caro Ugo,
    In molti hanno provato a dimostrare l’esistenza di Dio, probabilmente in meno hanno provato a dimostrarne l’inesistenza: si può credere o non credere in Dio, l’importante é a mio avviso porsi il problema, possibilmente in termini razionali.
    E invece troviamo chi crede in dio perché gli hanno insegnato che dio esiste e chi non crede in dio perché così gli hanno insegnato: si tratta comunque di due atteggiamenti non corretti, proprio perché non sono razionali, ci si limita a prendere per buono ciò che ci viene detto.
    Non posso non disapprovare quelli che non credono in Dio e che in realtà non si sono mai posti il problema se egli esista o meno: sbarazzarsi di Dio come fan loro equivale a bere l’intero oceano in un sol sorso. Allo stesso modo, quelli che credono in dio solo perché gli altri fanno così, senza chiedersi se sia corretto o meno, peccano di ingenuità e di stoltezza; e da che mondo é mondo, la religione é sempre al fianco dell’uomo e trova un fertile terreno di sviluppo presso una natura irrequieta e angosciosa quale é quella umana;
    Secondo il partenopeo Giambattista Vico, la nascita della religione é simbolo di sviluppo della specie umana, di quegli antichi bestioni che eravamo migliaia di anni fa: infatti, volgendo lo sguardo al cielo e rendendosi conto dell’esistenza di forze divine, essi pervennero alla civiltà e si distaccarono mano a mano dalle loro barbare usanze; secondo il tedesco Federico Nietzsche, invece, la religione nasce come strumento per ovviare all’infelicità e all’insensatezza della vita:
    così i greci crearono una religione lussureggiante di divinità caratterizzate dagli stessi difetti propri dell’uomo, riuscendo in tal modo a conferire un senso alla vita e alla sofferenza che la caratterizza. Sembra dunque che la religione sia del tutto necessaria, in quanto fornisce all’uomo un barlume di felicità, o almeno la speranza di ottenerla in un’altra vita; ma, come ha acutamente notato Marx, eliminare la religione in quanto illusoria felicità del popolo vuol dire esigere la felicità reale.
    A mio avviso la spiegazione più probabile della nascita della religione va ricercata nell’infinita sete di conoscenza propria dell’uomo: infatti la prima volta in cui egli ha avuto il presentimento di una presenza divina, dev’essere senz’altro stata quando ha avuto il tempo di contemplare ciò che lo circondava e che senz’altro non poteva essere opera sua; a questo punto l’uomo, condotto dalla sua naturale sete di conoscenza, ha tentato di spiegarsi come ciò che lo circondava e di cui lui era solo spettatore avesse potuto originarsi.
    A furia di sforzare il proprio intelletto e di non venire a capo di nulla, l’uomo ebbe la pensata di risolvere la questione introducendo una forza esterna, un grande architetto onnipotente che, a seguito di un interminabile lavorio, aveva generato l’universo e vi aveva posto l’uomo affinché godesse di quell’immenso spettacolo.
    In fondo, il problema sussistente era spiegare come si fosse originato il tutto, l’universo che ci circonda: ogni cosa presente nel mondo, infatti, doveva per forza essere il frutto di una creazione, questa era la spiegazione più evidente e ingenua; ma risalendo tassello per tassello la catena creazionistica, per evitare che essa fosse infinita, prima o poi, si doveva per forza arrivare a qualcosa che creasse senza essere creato e così appunto balenò l’idea di chiamare quel qualcosa Dio, pensando così di aver risolto il problema, quando invece se ne erano creati solo di nuovi. Infatti, se il mondo é stato creato da Dio, Dio da chi é stato creato?
    E’ facile capire come in realtà il problema iniziale non venga risolto, ma solo spostato su una realtà che trascende il mondo, che ne sta al di là: per rispondere alla domanda ‘chi ha creato Dio’ senza introdurre un nuovo soggetto creatore e per non prolungare all’infinito la catena, bisogna per forza ammettere che Dio, nella sua onnipotenza e nella sua forza generatrice, non solo é stato capace di generare tutto ciò che ci circonda, ma anche se stesso.
    Tuttavia, mi si potrà obiettare, se Dio fosse solo una menzogna, un artifizio introdotto dall’uomo, sarebbe già stato smascherato da secoli, mentre invece continua ad essere venerato e accettato da milioni di persone; in effetti se la maggior parte delle persone crede in Dio, questo lo dobbiamo anche al fatto che non sia possibile dare una dimostrazione della sua inesistenza così efficace da rendere del tutto ridicola e inaccettabile l’ esistenza divina; ma se non é mai possibile dimostrare del tutto l’inesistenza di Dio, é altrettanto vero che non é possibile dimostrarne l’esistenza, sebbene in molti nel corso della storia si siano cimentati in argomentazioni spericolate e magari anche convincenti: essi hanno sempre e comunque fallito perché la base del credere in Dio é l’atto di fede, ossia il credere in Dio senza porsi troppe domande, l’avere la certezza della sua esistenza pur non potendola dimostrare razionalmente.
    Ma se la religione é sopravvissuta per così tanti anni, lo dobbiamo anche ad interessi materiali nascosti dietro ad essa: la religione può infatti facilmente essere adoperata come un vero e proprio strumento di regno, per mantenere buoni certi individui o certi ceti sociali con vane promesse di una vita ultraterrena in cui rifulga l’uguaglianza, o intimorendoli con le minacce di un dio in grado di castigare chi infrange le leggi in vigore.
    Naturalmente tutti possono facilmente capire come sia facile e vantaggioso slacciare le briglia alla fantasia e crearsi un Dio, cercando poi di far sì che tutti credano nella sua esistenza: dico facile, perché non costa neanche un grande dispendio di forza intellettuale, dico vantaggioso perché introducendo una forza superiore agli uomini capace di punirli o di premiarli, si impone al popolo di comportarsi come vogliamo, o meglio, a seconda di come vuole il Dio che abbiamo inventato.
    E così diventa facilissimo tener a bada il popolo, da sempre soggiogato in maniera più o meno evidente alla volontà dei potenti, i quali possono rivendicare e giustificare la propria ‘superiorità’ appellandosi ad un misterioso volere divino: Dio, colui che ha creato il mondo e tutto può, ha scelto che le cose andassero così, che alcuni avessero più diritti rispetto al altri, ma che nel presunto aldilà regnerà l’uguaglianza e chi si sarà comportato bene, non nuocendo ai potenti e non sovvertendo la situazione vigente, potrà godere di una vita beata.
    Sarebbe stato vantaggioso, o per lo meno meno dannoso, ravvisare un dio nell’universo stesso, portando ad un livello divino ogni singolo atomo del mondo: questo se non altro avrebbe impedito quella che per me é la più grande tragedia religiosa, ossia l’abbandono e la sfiducia totale nel nostro mondo, in ciò che quotidianamente ci circonda, visto come un qualcosa di passeggero, come la copia di qualcosa di più perfetto presente in un’altra dimensione; la nostra vita stessa su questo mondo é diventata una vita di passaggio, che va vissuta nel timore di una futura punizione divina e nella speranza di un’esistenza beata ed eterna nel ‘vero’ mondo.
    Questa terrificante impostura che serpeggia negli animi di milioni di persone, non fa altro che gettar discredito sul nostro mondo, che perde inevitabilmente valore in quanto solo realtà passeggera e non meta ultima: ‘e fu così che il nostro mondo divenne una favola’ asserisce Nietzsche riferendosi alla perdita di valore del nostro mondo causata dalla convinzione che ve ne fosse un altro, un ‘mondo dietro il mondo’.
    Certo il popolo, sfinito ed esasperato dalle ingiustizie e dalle sofferenze, può anche essere rincuorato dall’idea di una vita futura caratterizzata dalla beatitudine e dall’uguaglianza, così come può far comodo ai potenti che il popolo creda in ciò: da sempre l’uomo sente l’esigenza di essere schiavo, di non essere il signore dell’universo, ha come una sorta di complesso di inferiorità, deve per forza rinvenire qualcuno che abbia creato tutto per lui; in altri termini: l’uomo sente la necessità di credere in qualcosa e così la religione diventa un vero e proprio oppio di cui non si può fare a meno, un narcotico con cui l’uomo controlla la propria angoscia, ma ottunde la propria mente.
    E’ arrivato il momento di aprire gli occhi e di vedere con la propria ragione, che magari non può risolvere ogni problema, tuttavia può in ogni caso dire la sua e resta comunque il solo strumento conoscitivo a nostra disposizione: essa é un po’ come una candela che ci illumina il cammino, certo sparge una luce fioca incapace di illuminare ogni cosa, ma, in assenza di lampadari o di fari, dobbiamo accontentarci e fare un buon impiego di essa. Se vogliamo approdare a nuove conoscenze, dobbiamo smetterla di nascondere la testa sotto la sabbia delle cose divine e dobbiamo provare a rispondere ad ogni quesito con la nostra ragione, finché, con il passare del tempo, a poco a poco, non scopriremo ogni cosa.
    Occorre riconoscere che tutti i progressi effettuati nel corso della storia sono frutto del retto impiego della ragione, che, senz’altro, non potrà capire ogni cosa, ma non per questo dobbiamo sentirci autorizzati a metterla da parte e anteporre ad essa le spiegazioni religiose: e così, indagando sull’origine dell’universo senza riuscire a trovare una spiegazione razionale, non dobbiamo chiuder la partita introducendo dio, l’architetto autore del mondo; questo gesto é sintomo di una totale sfiducia nella nostra ragione e nella potenza dell’uomo!
    Dio é una risposta grossolana, un’indelicatezza verso che si sforza di adoperare al meglio la propria ragione per far luce sulle realtà più oscure! E’ come se, non riuscendo a trovare altre risposte possibili, si dovesse ricorrere ad una causa esterna invisibile e fittizia per mettersi il cuore in pace, per evitare un dispendio energetico di forza intellettuale: certo é più facile dire ‘Dio ha creato il mondo’ che non sforzarsi di capire come esso sia nato, ne convengo; però, a ben pensarci, introdurre Dio non ci permette di capire molte cose in più: dico che la mia ragione non basta per comprendere tutto, quindi non si può spiegare come sia nato il mondo; l’ha creato Dio, ora so come é nato il mondo, ma non so come é nato Dio!
    Il problema si sposta, ma non si risolve.
    D’altronde il presunto dio, oltre ad essere ‘invisibile’ e immateriale, apre un immenso ventaglio di problemi difficilmente risolvibili che, se ben analizzati, portano all’ateismo: se dio esiste ed é perfetto come vuole la tradizione, come può amare o odiare gli uomini? Come può punirli?
    Non può amarli, perché un ente perfetto non può certo provare amore: ma se é perfetto, non ha bisogno di nulla se non di se stesso, é autonomo, e anzi, creando il mondo e ciò che lo abita si é già auto-diminuito, occupandosi di cose non perfette (che il mondo e l’uomo non siano perfetti, secondo la religione, non ci son dubbi: l’uomo sceglie il male, il mondo é caduco, ecc.). Allo stesso modo un ente perfetto e buono quale si pretende che dio sia, non può punire o provare rancore, perché sono peculiarità di un ente imperfetto, capace di provare sentimenti abietti.
    Mi pare dunque che dio, ammettendo che esista, non possa essere perfetto; ma almeno buono dovrebbe esserlo, stando a quanto sostengono le religioni più disparate: dunque dio é ed é buono; ma se dio é ed é buono, come si spiegano il male, la sofferenza e il dolore che imperano nell’universo? Se dio fosse buono, anche se non perfetto, non avrebbe creato il male, ma dal momento che il male c’é, dio non può essere buono.
    Dunque dio, ammesso che esista, non é né buono né perfetto. Cominciano a sorgere dei dubbi sulla sua esistenza: dio ha creato il mondo e l’uomo per estrinsecare la sua perfidia? Li ha creati per divertirsi nel vedere l’uomo contorcersi tra i rantoli e gli spasmi della sofferenza? Se é ed é malvagio, vuol dire che, inevitabilmente, la sofferenza che regna in questo mondo, sarà presente, magari anche in misura maggiore, nell’altro mondo, quello della vita eterna, che diverrebbe così regno della sofferenza eterna.
    Schopenhauer dice: ‘se ad un dio si deve questo mondo, non ci terrei ad essere quel dio: l’infelicità che vi regna mi strazierebbe il cuore’; l’infelicità che regna nel mondo potrebbe spezzare il cuore ad un dio che ha creato un mondo in cui regna il dolore, ma che é fondamentalmente buono, tanto da soffrire lui stesso per i patimenti che subisce l’uomo: ma un dio buono avrebbe potuto creare un mondo dominato dalla sofferenza?
    No di certo. Se é così potente da creare il mondo, vuol dire che lo é anche abbastanza per eliminare da esso il dolore, ma dato che il dolore c’é, vuol dire che dio non ha voluto eliminarlo e che dunque si tratta di un dio malefico. Se tutta la natura ci grida che dio esiste, come molti sostengono, é anche vero che essa ci grida che é un dio malvagio, che prova piacere nella sofferenza altrui.
    Ma dio non é malefico proprio perché non esiste, mi guardo intorno, ammiro la bellezza di ciò che mi circonda senza scorgere in essa alcun suggello dell’operato divino, tutto assorbito dal viverla fino in fondo, prima che esaurisca il tempo a mia disposizione e ch’io torni donde sono venuto: nel nulla.
    E prima di scivolare in quei tenebrosi meandri, voglio ancora vedere e ammirare molte cose di questo mondo, l’unico di cui io abbia la certezza e in cui io creda per davvero: nessuno mi riporterà in vita una seconda volta e non ne provo sofferenza; solo ho paura di non riuscire a fare tutto quel che vorrei in questo lasso di tempo che mi é dato vivere.
    Cercando di riassumere brevemente il mio pensiero, per me l’essenza suprema non é Dio, ma l’uomo, il quale é indubbiamente difficile da scoprire e da capire fino in fondo, tanto che egli é per se stesso la più difficile delle scoperte.
    Con la convinzione dell’esistenza di dio l’uomo ha finito per alzare un po’ troppo la testa verso il cielo, tutto preso dalle cose divine, e ha finito col dimenticarsi del mondo terreno, delle sue imperfezioni e di tutto quel che rimane ancora da fare per esso e per chi vi abita; dice giustamente Freud che ‘se l’uomo distoglierà dall’aldilà le sue speranze e concentrerà sulla vita terrena tutte le forze rese così disponibili, riuscirà probabilmente a rendere la vita sopportabile per tutti e la civiltà non più oppressiva per alcuni’.
    Proprio ponendomi le domande soprascritte sono pervenuto all’estrema conclusione, all’inesistenza di Dio; proprio come un bambino scopre che Babbo Natale non esiste ed è solo una messa in scena dei genitori per indurlo a comportarsi rettamente. E così, con la nuova e fantastica scoperta, si apre un mare innanzi a noi, un mare che non era mai stato così aperto: e i protagonisti assoluti siamo noi, non dio.
    Si tratta di un mare per molti aspetti periglioso e ricco di insidie, ma è il nostro: infinitamente più grande di prima, quand’esso era sovrastato dall’inquietante presenza di dio, il quale, come una nebbia offuscante, si é diradato dopo secoli di permanenza.
    Il vero pericolo è in realtà questa credenza in un Dio “onnipotente” ma che non fa assolutamente nulla ne contro ne a favore degli uomini…Gli eserciti in guerra pretendono tutti, da ogni lato della battaglia, che Dio è con loro…La verità è che questa credenza in un Dio unico e onnipotente è la causa stessa dei più grandi drammi che ha conosciuto l’umanita.
    Cari Saluti

  • 16
    scala40 -

    Gen.mo amico Yoel , io non le ho scritto cose sentite da altri , ma cose che hanno visto i miei occhi , credo che le cose siano diverse se crede in ciò che ho scritto .Le auguro buona giornata 😀 .Dalla sua amica Angela

  • 17
    ugo biheller -

    Caro Yoel
    Prima devo scusarmi con te. Il nome mi sembrava femminile, poi Leo mi ha spiegato che sei un”macho” come si dice qua. Un uomo molto acuto e molto profondo nella sua ricerca filosofica di Dio.
    Prima di contestarti se io credo in Dio perché cosí me lo hanno insegnato, ti diró che credo che ogni via che l’uomo cerca sul significato della trascendenza é un cammino per arrivare a Dio. Pare per esempio l’inconciliabilitá tra le teorie sull’origine dell’Universo e la Creazione. Credo che non é cosí. Nonostante sonde spaziali lanciate a pochi minuti dal Big Bang, se mai sia esistito le contraddizioni scientifiche sono molteplici. Hawking il grande scienziato inglese che vive, suo malgrado, in una sedie a rotelle e si comunica con computer perché tiene una sclerosi a placche(credo che sia cosí) ritiene che dal nulla si sono create le premesse per un microcosmo, esploso succesivamente nella chiamate esplosione iniziale. Io avevo sempre considerato e mi avevano insegnato che dal nulla non si crea né si puó modificare nulla. Peró é bene che si continui a ricercare e credo che la scienza deve rispondere con i mezzi della scienza e non porsi problemi metafisici. Quello che non posso accettare è che teorie come la quantica o il Big Bang o l’effetto Kasimir sul vuoto assoluto vengano poi assunte per dimostrare con una teoria che Dio non esiste, o che non e´mai esistito ecc.
    Per quanto riguarda la mia personale fede:
    Proveró a domandarti due cose: Tu sai che esiste l’amore, ma non l’hai mai visto, peró ci credi. Meglio ancora c’é l’odio non l’hai mai toccato, ma credi che esista. Non é che con queste semplici categorie umane tu faccia una speculazione filosofica. Ci credi e basta.
    NeL mio caso personale ho avuto un percorso dolorosissimo per arrivare a credere in Dio. I miei affetti piú cari e piú profondi mi sono stati tolti da un giorno all’altro. Non sempre ho avuto la fede, pur nel dubbio umano, che ho oggi. É un dono di Dio, meglio di Gesú vero Dio e vero Uomo. Non amo parlare delle mie esperienze personali, sono molto intime peró se questo puó in qualche maniera farti comprendere te ne parleró. Tre anni or sono, dopo una lunga penosa malattia molto dolorosa muore mia moglie. 28 anni sposati, 30 anni di vita in comune. Una vita insomma. Otto mesi fa improvvisamente il mio unico figlio maschio( ho anche due amatissime figlie piú grandi e sposate) sparisce e si suicida. La depressione per la morte della madre, aveva soltanto 18 anni, le analisi tossicologiche sono negative, quindi non c’erano problemi di sorta. Facevamo vita molto in comune, progetti, speranze, futuro. Tutto crollo’ da un pomeriggio a un nmattino quando si lanció da un edificio. Mi si cadde il mondo addosso. Crollo’ tutto in me stesso. Poco a poco mi avvicinai nella mia disperazione di padre a Dio ed Egli mi toccó, letteralmente mi toccó con una percezione spirituale. Da quel girono, pur con l’ immenso dolore che vivo, ho la speranza che un giono lo rivedró e mi ricongiungeró con mio figlio e mia moglie nella gloria di Dio.
    Ciao amico.
    Ugo

  • 18
    scala40 -

    Ciao Ugo , mi dispiace ciò che ti è successo , perchè perdere due persone care in poco tempo devi aver sofferto tantissimo , anzi quelle sono sofferenze che lasciano nel cuore sempre ciccatrici di dolore , io ho perso mio padre 12 anni fa e nelle mie sofferenze lo invoco sempre , anche se è sempre vivo nel mio cuore come sono vive le persone che porto nel cuore , le mie sofferenze sono nulla a confronto alle tue e pregherò il Signore come faccio tutte le sere di mandarti gli Angeli a starti vicino . Ti invio un saluto con un sorriso che entri nella tua casa e che quando pensi al tuo dolore immagina il mio sorriso che è di una mamma sofferente e onesta e con tanta sofferenza riesco a donare sorrisi perchè mio padre donava sorrisi a tutti e lo ha trasmesso a mè come portafortuna 😀 .Un saluto a tutti voi col sorriso e che entri in tutte le case del mondo 😀 .Dalla vostra amica Angela

  • 19
    Yoel -

    Caro Ugo,
    Come vedo questo dibattito sta prendendo la via dell’infinito …come ho già previsto, hai parlato di Amore e Odio…nel spiegarmi la tua credenza in Dio…e bene io ci credo nell’amore…ma l’amore non è Dio… x me la più bella manifestazione della coscienza è l’amore, Amore e coscienza non sono che una cosa sola. Un essere cosciente non ha odio. Un essere cosciente ama chi è diverso. Parlare d’amore è parlare di coscienza. Un cervello privo d’amore è un cervello malato. In più è l’unica risposta alla violenza è l’unica cosa che porta speranza. Ricordo in fine che l’amore è l’insieme di reazioni chimiche del nostro cervello…
    Non credo in Dio perché credo nell’infinito, il nostro passato è finito, l’avvenire è infinito…L’infinito non si comprende ma si risente, questa è la mia vera religione, anche perchè la religione è il legame tra l’infinito, noi stessi e la società. Credere invece nel misticismo (Dio onnipotente etc.) è una droga che crea danni al cervello. Il misticismo ci limita, ci separa dall’universo. La vera religione è quella che lega all’universo. La religiosità invece è una scienza, è la scienza delle scienze, la scienza dell’essere. La religiosità fa di un essere banale un essere straordinario, diviene più grande e aiuta glia latri a divenire grandi.
    Vede caro Ugo, sono nato in una famiglia Ebraica ho vissuto la mia gioventù con amici fratelli di religione Islamica, a tutto oggi sono circondato da stupendi amici fratelli di religione cattolica e buddista… è all’età di 33 anni ho fatto la mia scelta dopo aver capito che la religione monoteista e non solo , non è coscienza, è della tradizione. Quelli che sono cattolici, Musulmani o Ebrei, proprio perché il loro genitori lo erano prima di essi, non hanno scelto niente, ed è anche un insulto a Gesù, Maometto o Mosè! Bisogna scegliere la propria religione.
    Per concludere potrei dirti soltanto questo…”tieni le tue idee se sei in armonia, se sei felice non cambiare mai”…perché la nostra coscienza ci guida alla felicità, se lo decidiamo.
    Cari Saluti
    Yoel

  • 20
    scala40 -

    Ciao Yoel , io rimango della mia idea , chi ha amore verso il prossimo e soprattutto verso chi soffre ha dentro Dio e si può essere di religioni diverse o dire che non ci si crede in Dio perchè a volte lo dice chi ha subito tanti dolori e poi si scopre che chi dice che non crede in Dio è la persona che mette in pratica di più i 10 comandamenti , comuncque sono daccordo che ognuno di noi deve scegliere la religione che più sente dentro al cuore , tanto se a mè mi chiamate , signorina , signora , Angela , sono sempre io e così la penso su Dio . Dio è unico per tutti , quello che conta è amarlo , che per mè vuol dire pensarlo e mettere in pratica la sua parola .Ciao Yoel , ti invio un sorriso che entri nella tua casa e nelle case di tutto il mondo 😀 .Dalla tua amica Angela

  • 21
    antonello -

    Ad Auschwitz il Papa chiede perdono e riconciliazione
    ______________________________________________________

    “Una volta un imbianchino di nome Adolf Hitler, disse, in una birreria: “Se un giorno andro’ al potere, la prima cosa che faro’ sara’ distruggere il popolo ebraico”

    Alcuni anni dopo, l’imbianchino ando’ al potere, e mise in moto una macchina che assassino’ i nove decimi del popolo ebraico in Europa.

    Questo assassinio di massa, in ebraico, si chiama Sho

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