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Egoista?

di Leila

Ho passato anni della mia vita a fare da spalla agli altri. Sono stata sempre a disposizione, pronta a comprendere, a supportare, a sacrificare il mio tempo, sospendere le mie cose e correre da chi avesse bisogno di aiuto… di ogni forma!

Ho passato una vita a mettermi nei panni degli altri, indossandoli, portandoli addosso come se fossero miei. Sopportando scarpe strette e scomodità. Molto spesso ho indossato gli acquisti sbagliati degli altri, avete presente i capi in saldo che non si possono cambiare? Perché io sono quella che si comprende e si sacrifica, ed era un sacrificio dovuto.

Poi ad un certo punto mi sono resa conto che ero io ad aver bisogno del mio supporto, della comprensione, di aiuto e pazienza. Dei miei tempi e spazi. Di aver bisogno di me intera e non un pezzetto, di essere protagonista e non figurante della mia vita.

Nonostante i miei 30 anni, la mia è una vita dal finale aperto. E non mi importano i vicoli ciechi degli altri.

Dicono che sono cambiata, che non posso fare così, che sono egoista, mi intimidiscono e cercano di farmi provare del senso di colpa che è stato sempre un limite invalicabile per me. Un limite di cui mi sono liberata, scappo ancora più lontano e veloce da chi cerca di trascinarmici dentro ancora una volta.

E’ ingiusto o è giusto che gli attacchi arrivino da chi ho sempre aiutato in ogni situazione, spesso mettendo in stand by me stessa? Non lo so e non mi importa… non lascerò più che le pretese degli altri vengano ancora una volta prima delle mie. Chi mi ama mi aspetta.

Per una volta vivo il mio momento ed essere egoista non è necessariamente una connotazione negativa, significa prendersi cura, ogni tanto, della propria vita, avere dei momenti per se stessi, coltivare obiettivi e benessere.

Se questa è una colpa non intendo espiarla!!!! Sono egoista? Si, c***o se lo sono (e mi piace un sacco).

L'autore, Leila, ha condiviso solo questo testo sul nostro sito.

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Categorie: - Me stesso

19 commenti

  • 1
    full -

    Ma fai benissimo… fino k il tuo “egoismo” non si rivela dannoso a te stessa. Nel senso.. prima pienamente e infinitamente disponibile.. in un secondo momento una chiusura totale? Ti consiglierei di trovare un equilibrio.. e magari spiegare ciò che hai provato alle persone vicine .. che vivono questo tuo cambiamento sicuramente con confusione. Purtroppo, spesso, chi aiutiamo non riconosce o non vede i sacrifici fatti.. dandolI per scontati. Ma se una volta aperto e condiviso il proprio pensiero. La situazione non muta.. beh. La chiusura è l unico Step . Xoxo

  • 2
    Xleby -

    Esempii pratici? Non si può generalizzare

  • 3
    Pace per tutti -

    Finalmente! Non essere lo zerbino degli altri non è egoismo. Nelle interazioni si da e riceve e nulla è dovuto o scontato.

  • 4
    Rossella -

    Alla mia età l’unica cosa che mi potrebbe pesare è la castità, per il resto penso di aver guadagnato in tutto la mia indipendenza. L’indipendenza emotiva è un obiettivo importante. Intendiamoci: non mi pesa la castità in sé. Dico semplicemente che le mie scelte future ruotano intorno alla mia vita intima. Ad un certo punto cominci a prendere coscienza di quello che puoi fare e di quello che non potresti fare per cause esterne alla tua volontà (sensibilità, carattere, ecc.). Ci sono tante storie in cui umanamente riesco a calarmi, ma che mi creano delle inibizioni che dipendono dalla mia libertà personale. Non amo i vincoli, e le rinunce, che incidono sul mio umore o sul modo in cui mi vedo. Oggi mi piaccio abbastanza. Mi sembra un buon inizio. Ti auguro buona serata! Un grande abbraccio 🙂

  • 5
    Yog -

    Vabbè,che tu abbia scoperto l’acqua calda è davvero rilevante. Piuttosto dicci: i capi in saldo te li davano gratis o no? È qui il discrimine tra essere scemi intraprendenti ed essere gnucchi a riposo.

  • 6
    Angwhy -

    l’indipendenza emotiva è importante ma non quanto quella economica.
    difatti,
    l’indipendenza economica non prevede castità o ne limita fortemente gli effetti.
    mi sembra un buon inizio ma la fine quando arriva?

  • 7
    scarcio -

    sono le 8 del mattino ed era proprio quello che avevano bisogno di sentire le mie orecchie.
    Basta, e senza sensi di colpa. Dire no agli altri significa dire si a se stessi. Al tempo che si vuole dare al proprio corpo o alla propria volontà. E’ questa che reprimi ed è questa che prima o poi si trasforma in zerbinaggio.
    Leila vai avanti cosi. Sti c…I!!

  • 8
    Vic -

    La “sindrome della crocerossina” è un classico,
    conosco persino una ragazza che si è sposata
    per quel motivo con uno sfigato, dicendo
    “se non lo prendo io non lo prende nessuno”
    (lo sfigato non sono io, per fortuna;)
    Ma comunque basta con questa storia dei sensi di colpa,
    il troppo “stroppia”.
    Non è il primo caso che sento di persone che hanno passato una vita a sacrificarsi per gli altri
    e a un certo pensano che hanno sbagliato e magari passano all’estremo opposto.
    “In medio stas virtus”(La virtù sta nel mezzo), come sempre…

  • 9
    maria grazia -

    Partiamo dal presupposto che nessuno/a si sacrifica REALMENTE per gli altri ( a meno che non si tratti di suore o preti missionari ). Chi fa certe affermazioni lamentandosi per la propria condizione, è solo perchè non ha il coraggio di vivere la vita che veramente vorrebbe. La generosità autentica è cosa diversa dalla pigrizia e dalla vigliaccheria.

  • 10
    Leila -

    Grazie a chi ha compreso appieno le mie parole e mi ha offerto il suo sostegno… un po’ meno a chi si è messo a predicare su un pulpito parlando come se la sua dimensione fosse il metro di misura del mondo.
    Ma non siamo tutti uguali (viva Dio).
    Purtroppo mi sono sempre accollata i problemi di molte persone, affrontandoli sempre come se fossero miei. Non sono un prete o una suora missionaria (parliamo delle loro pseudo opere di carità?). Sono solo una persona che ha visto la sofferenza in famiglia e ne capisce le conseguenze e le sfumature… sono nata altruista!
    A chi sostiene che nessuno si offre totalmente al prossimo, dico che mi dispiace per lui/lei per le esperienze e mi sento vicina al suo vissuto. Dopotutto anche io avrei voluto un’amica come me.

  • 11
    maria grazia -

    Leila, non mi riferivo a te nello specifico, il mio era più che altro un discorso in generale. Vedo tante persone che si riempono la bocca di parole come “empatia”, “solidarietà”, “altruismo”, “sacrificio”, ma poi NEI FATTI queste cose non sanno nemmeno che significano. E comunque, so per certo che dietro a un’ impellente tendenza a prodigarsi per gli altri spesso si nasconde sopratutto un’ insicurezza personale, la paura di non essere accettati e di “non piacere”, più che un vero e proprio spirito di generosità. Non sto giudicando te, sia chiaro. Sarai senz’ altro una bellissima persona, è solo che io non mi fermo mai alla “superficie” ma mi piace “scavare” dentro le cose per cercarvi risposte “alternative” rispetto al resto del coro. E di solito le trovo.. Ciao.

  • 12
    Golem -

    Cara Leila, la tua è la sindrome di “Dogville”. Fecero un film con questo nome, interpretato da Nicole Kidman. Cercalo e se ti riesce guardatelo o leggiti la trama, e capirai che l’esagerato altruismo non fa bene nè a chi lo pratica nè a chi ne usufruisce.

    Certo che finire per indossare vestiti e scarpe che scartano gli altri credendo di “aiutarli”, è un po’ al di là dell’altruismo. Siamo in un’altra aggettivazione.
    Sei destinata alla sofferenza per ingratitudine, e per te non ci sarà la nemesi come nel film di Von Trier.
    Tiè, leggiti uno stralcio di critica del film.

    “si tratta di ‘cinema fusionale’ che condensa teatro, letteratura, film. Ma potrebbe anche essere una parabola sul destino degli immigrati del Terzo Mondo in Europa: prima accolti con dimostrativo altruismo, poi sfruttati sul lavoro, poi maltrattati tanto da suscitare una aggressiva rivolta…”
    Auguri

  • 13
    Vic -

    @Leila,
    come tu stessa hai scritto è il senso di colpa
    che è sempre stato il tuo limite.
    E qui si potrebbe fare un discorso sul senso di colpa
    attraverso la storia, la sua origine e il suo significato.
    Da un lato è guisto che ci rendiamo conto quando facciamo del male, spesso inavvertitamente,
    ma dall’altro rischia di essere un limite
    se lo proviamo in ogni occasione.
    Siamo esseri umani e sbagliare, soprattutto
    senza la volontà di far del male fa parte della
    nostra natura umana, l’importante
    è capirlo, ma vivere la nostra vita
    senza farci condizionare dagli altri
    o dalla società.

  • 14
    Vic -

    Creare i sensi di colpa
    è sempre stato un modo subdolo di cercare
    di condizionare gli altri.
    Penso a quando si cerca di condizionare la libertà
    degli altri in nome della “libertà”.
    E’ un controsenso eppure viene fatto.
    Seguire il “gregge” o ciò che ti dicono dall’alto
    è meno faticoso; preferisco avere la mia opinione
    su ogni cosa, oggi poi ci sono più mezzi
    di una volta per conoscere le cose.
    considero la base dei miei ragionamenti
    il “Rasoio di Okkam”, che in sostanza dice
    che a parità di condizioni quella più
    semplice tende ad essere quella vera.
    Non accetterò mai di ragionare “con la testa degli altri”, perchè…ho la mia e non mi piace delegare.
    Tornando all’egoismo esso fa parte della natura
    umana, ma non è un limite perchè nessuno
    può vietarci di essere generosi, ma chiaramente
    neanche obbligarci ad esserlo.

  • 15
    Suzanne -

    Leila, grande traguardo essersi liberata dai sensi di colpa; io, quando mi permetto di essere egoista, la sconto sempre con insopportabili sensi di colpa. Ma, nonostante ciò, rimango comunque sostanzialmente incentrata su me stessa, fa parte dello spirito di conservazione, credo.

  • 16
    Acquaq.b. -

    I sensi di colpa derivano da un’idea di eccessiva perfezione che abbiamo di noi stessi. È fuorviante pensare di guadagnarsi la stima altrui essendo accondiscendenti e accomodanti in ogni situazione. Credo che un vero altruista non viva questa sua propensione come “sacrificio” nei confronti degli altri, ma la percepisca come motivazione della propria esistenza. Generalmente la natura umana è egoista, probabilmente per motivi di auto conservazione, per questo non bisognerebbe sentirsi in colpa, ma saper circoscrivere questo egoismo in modo rinforzare noi stessi ed essere quindi pronti a nuovi slanci generosità. Atteggiamenti estremisti nell’uno o nell’altro senso sono dannosi per noi o per gli altri. Per dirlo in parole semplici, rileggiti i post di Vic.
    Vic, tra l’altro carino il tuo stile di scrittura in prosa con forma grafica poetica!

  • 17
    rossana -

    Acqua,
    per me i sensi di colpa derivano sia da un eccessivo desiderio di perfezione che dal pessimo permeante indottrinamento cattolico, che fa comparire la colpa pressoché ovunque, sia che si tratti di qualcosa di serio che di sciocchezze, senza mettere abbastanza in evidenza quanto giustamente specificato da Vic: se non c’è intenzione o consapevolezza di fare del male, non dovrebbe esserci colpa.

    in linea di massima è così. tuttavia, se si commette anche involontariamente azioni che recano gravi danni o pesante sofferenza ad altri, a mio avviso, quando si perviene a rendersene conto, non ci si può esimere del tutto dal sentirsi in colpa. è una questione di sensibilizzazione personale ma anche di distinguere con sufficiente chiarezza l’entità del concorso altrui nella vicenda che ha prodotto, magari in diversa misura, sofferenza per una o più persone. tristissimo quando si sa di aver sbagliato e non si può più porvi alcun rimedio.

    in linea generale gli individui si connotano in due opposte fazioni: quelli che vedono e pensano solo a se stessi e quelli che, invece, sono maggiormente propensi a mettersi nei panni degli altri. ovvio che il giusto equilibrio dovrebbe trovarsi al centro ma altrettanto ovvio che è alquanto raro che si possa raggiungere facilmente uno stabile punto di mediazione in questo come in altri settori di scelte vitali.

    ho un’amica che, essendo stata poverissima, ora ama donare, piccole cose, in un significativo e costante gesto d’attenzione. così è anche per chi, avendo sofferto tantissimo, desidera ora soprattutto accogliere e alleviare l’isolamento o il malessere psichico altrui. in quello che si fa, non si può che esprimere se stessi e il passato che ne ha costruito l’attuale identità.

  • 18
    Golem -

    Colpa e sensi di colpa.
    “In fondo la colpa di tutto ciò che ci accade nella vita è esclusivamente nostra. Tanta gente ha avuto le nostre stesse difficoltà, ma ha reagito in maniera diversa. Noi cerchiamo la cosa più facile: una realtà separata.”

    Non lo dico io ma Paulo Coelho, richiamando implicitamente il solito ricorso alle scuse e all’illusione dove amiamo rifugiarci per pavidità.

    E per quanto riguarda i sensi di colpa, la troppo manifesta dedizione ai problemi del prossimo è spesso una dissimulata dimostrazione di superbia travestita da carità. Una ipocrita forma di espiazione di derivazione cattolica. Come le opere di beneficenza delle mogli dei politici che si sentono in colpa per quello che rubano i mariti.
    Sono rari i veri altruisti, e in genere non se ne conosce il nome. E neanche il nickname.
    Mai fidarsi di chi si crede “buono” e fa di tutto per farlo credere. Non vuole dare, ma “prendere”. Senza farsene accorgere. Come diceva Totò.

  • 19
    Vic -

    “Gli dei sono gelosi della nostra felicità”
    C’è questo detto e cioè che le gioie si devono pagare con dolori.
    Forse è la realtà o forse ce lo hanno inculcato
    da piccoli.
    Ma del resto la felicità è effimera, dura un tempo limitato, basta un pensiero negativo che attraversi la nostra mentre e zac…svanisce.

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