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Doverismo e ruoli in amore

  

Vorrei rompere un po’ il piagnisteo generale di tante storie andate male con la seguente riflessione: è vero amore quello che lega due persone che stanno insieme per una sorta di doverismo, che potremmo anche chiamare “gioco dei ruoli”?

Mi spiego meglio.
In molte coppe vigono delle regole non scritte, dei personaggi da mantenere per “dovere”, che non sono per forza il “debole” insieme al “forte”, o il “timido” insieme “all’estroverso”, ma piuttosto il “io ti permetto di essere in quella maniera, così che tu mi permetta di essere in questa”. Una sorta di scambio. Lo scrivo pensando soprattutto a quelle coppie datate, magari di qualche generazione fa, nelle quali il marito lavora, e la donna lava, stira, cucina e pensa alla casa. Un uomo che senza la donna non saprebbe lavarsi una maglia, e una donna che senza l’uomo non avrebbe sostentamento. Le generazioni passate definiscono tutto questo come “buon matrimonio”, ma la cosa mi pare evidentemente inapplicabile al giorno d’oggi, o quasi, e per questo decisamente non al passo coi tempi. C’è chi demonizza l’imperare dei single, ma quanti sono in grado di prendersi cura di una altro, sapendo per certo di essere capaci di prendersi cura di se stessi?

Parlo di amore vero. È vero amore soddisfare e basta dei propri bisogni unendosi ad un’altra persona che mi permette di “fare la bella vita”, o di “non stare da solo”?

In giro li chiamano equilibri di coppia, ma la coppia non dovrebbe essere soprattutto l’unione di due individui autonomi che stanno insieme perché questo dà loro piacere? È anche per questo che molte coppie saltano, che tante donne passano da un “figo” a un altro, o tanti uomini si scelgono “quella ogni volta più giovane”. Perché è come un supermarket del bisogno da soddisfare. Chiamiamola immaturità, se vogliamo.

Chiedo scusa per l’esordio di lettera da stronzo, ma leggo sempre tanti messaggi di persone sofferenti, e volevo rompere l’andazzo generale. Sia chiaro… vi capisco benissimo perché pure io ho ammorbato altri, al tempo, con le mie sofferenze.

L'autore ha scritto 37 lettere, clicca per elenco e date di pubblicazione.

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27 commenti a

Doverismo e ruoli in amore

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  1. 1
    io -

    scusa ma non capisco il senso o meglio dove vuoi arrivare con quello che hai scritto..
    la coppia del passato era retta da certi pilastri, mentre oggi non ci sono..
    cioè hai scritto la differenza nelle coppie passate e di oggi.. e quindi?
    perchè non ti esponi e dici cosa pensi, almeno si può iniziare un confronto no?

  2. 2
    diana -

    Sante parole! Io penso che dipenda dalla maturità delle persone, dal rispetto per se stessi e gli altri, dall’amore per se stessi e per il prossimo…ma in giro ce n’è così poca di questa roba

  3. 3
    francy -

    Ciao Spectre..Mi trovo molto nel tuo discorso,la vita a due puo’ essere meravigliosa,ma certo non facile,un rapporto felice non capita per caso,ma si costruisce giorno per giorno,e richiede pazienza,dedizione,compressione,in altre parole amore..Diciamo pure che nel maschile alberga ancora la paura di invecchiare..e perciò’ si danno da fare trovando,cercando in relazioni sempre più giovanili,nelle donne e’ meno radicato questo fenomeno.Ho sempre sentito nelle generazioni passate che un vero matrimonio e’quasi sempre e’ la donna che lo sa tenere unito,che l’uomo e’ tendenzialmente traditore,che la donna sa chiudere un’occhio,forse tutti e’ due,perche l’unico sostentamento della famiglia era l’uomo..Ora non e’ piu’ cosi’,e forse l’uomo si sente sminuito,e cerca fuori le conferme..Ora trovo che in tante coppie governa l’insoddisfazione..Comunque ben ben che si dica sigle per scelta,non credo che sia la pura sincerità’,non si e’ mai sigle per scelta..ma perché’ la vita a scelto per noi..tutti vorremmo un’amore nella vita..ciao

  4. 4
    silvana_1980 -

    Guarda spectre io ti posso dire cosa vedo dal mio lato: io sono single dalla bellezza di 5 anni.
    Senza false modestie, non sono un cesso vagante, quindi occasioni, volendosi buttare alla cieca ce ne avrei.
    Cos’è che non scatta? Quel qualcosa che non so neanche come chiamare ma che scatta spontaneamente tra due persone e da quel momento…non te lo puoi più togliere, perchè ti fa stare bene, perchè ne hai bisogno. Senza tante parole. Silenzio, presenza. Bisogno anche però..costante.
    Quello che vedo in giro invece è poca coerenza…un giorno un tipo ti fa le feste, lo incontri il giorno dopo non ti caga, salvo ricomparire magicamente dopo boh…forse un mesetto con un approccio che non sta in piedi e che ti fa capire che ha contattato te, perchè qualcun altro non c’era. Bisogno momentaneo.
    Io purtroppo non ho idea di come sia un matrimonio felice, però so che esiste credo di saperlo almeno…e ora ti racconto un episodio…oggi, e puntualmente ogni anno credo ormai da 10 anni perchè ogni anno lo leggo commossa, sul mio quotidiano locale, in una sezione non molto felice (necrologi)compare una bellissima poesia di una vedova che ricorda suo marito, che purtroppo non c’è più. Parla con lui, e occupa una colonna spendendo fior fior di soldi ben sapendo che non potrà mai avere una risposta. Perchè lo fa? Molti la definiranno una stupida, forse un esibizionista, io non credo sia così…credo che tutte quelle parole che gli scrive ora forse in vita non gliele abbia mai dette.
    Ecco, io credo lei sia sia resa conto di quanto fosse importante averlo solo quando se n’è andato, e non quando tornava a casa nella routine quotidiana, stanco, sporcando casa, e mostrando tutti i suoi difetti…perchè putroppo…tutti quanti, solo quelli notiamo.Non ci rendiamo conto che per preparare una cena ci vogliono ore, non ci rendiamo conto che stirare è una gran rottura per tutte le donne, non ci rendiamo conto di cose che vengono fatte per amore, anche se non sembra. Far contento l’altro

  5. 5
    Lorenzo -

    Credo che tu abbia ragione, che il modo migliore di vivere una relazione sia la coppia aperta, in cui ciascuno ha una sua vita autonoma e indipendente, e non ci si incontra troppo spesso, per cui il rapporto mantiene sempre interesse e freschezza anche per anni. Mi rendo conto del problema: così non si possono generare e allevare figli. Ma se la tua natura è nemica dei ruoli obbligati, della monotonia, della consuetudine che appiattisce i sentimenti, della banalità matrimoniale, non resta che fare il sacrificio e rinunciare al focolare e alla prole (io l’ho fatto). Non è questione di immaturità: ci sono quarantenni e cinquantenni, stabili, equilibrati, evolutissimi, coltissimi, vaccinatissimi che proprio non sopportano il semplice fatto di avere un’altra persona appiccicata addosso tutto il giorno, oltre alla responsabilità di dover mandare avanti una baracca che coi tempi che corrono potrebbe finire in malora in qualsiasi momento, e che non sono adatti al matrimonio vecchio stile. Tutto qui… A volte si è single per essenza; pur vivendo molti amori appassionati alla fine si preferisce stare con se stessi e nessun altro. Non bisogna sentirsi in colpa per il fatto di non sentirsi tagliati per il ruolo di marito esemplare e padre di famiglia, l’umanità non si estinguerà certo per questo. L’importante è che questo atteggiamento non faccia male al tuo partner, che dovrebbe se possibile avere le stesse idee: allora, credimi, si sta veramente bene.

  6. 6
    silvana_1980 -

    continuo dal post di pria perchè non c’era più spazio..io non credo dunque che sia doverismo…credo solo che ognuno di noi vede prima i difetti e poi i pregi
    “mio marito non mi regala niente per san valentino”…si però tuo marito lavora fino a tardi, è stanco perchè ha avuto 60 riunioni, e magari non ha la testa di pensare ad altro
    “mia moglie è sciatta, non si tira a fighetta, è sempre in pigiama, non si trucca” si però tua moglie passa la giornata a cambiare il pannolino ai figli, pulire le stanze, pulire la cacca del cane, lava i piatti, stira, sta dietro ai figli che tu lavorando non puoi seguire
    “mio marito russa” “mia moglie fa le pernacchie puzzolenti”
    oh??? ragazzi (de na volta, in alcuni casi)…non si vive mica a disneyland e comunque la moglie in bigodini quando stai male ti porta il brodino a letto e se stai male male ti accompagna pure in bagno anche se fai le pernacchie puzzolenti, e il marito rompico...oni mai presente comunque ti porta a casa un bello stipendio
    non srà romantico, ma è da la che si misura l’amore
    il marito presente è disoccupato, e la tirata a fighetta piuttosto di portarti il brodino a letto ti fa il gesto dell’ombrello, arrangiati e se ne va dall’estetista
    l’amore…le stelle sul soffitto si vedono nella prima fase dell’innamoramento, poi ragazzi
    accontentiamoci. abbiamo trovato 1 che ci sopporta.

  7. 7
    key -

    Condivido in pieno. Tempo fa leggevo un articolo che parlava dei nostri antenati, primitivi, se così possiamo definirli, si accoppiavano, figliavano, stavano insieme sette anni, da qui la storia della crisi dei sette anni, giusto il tempo di crescere figli i quali, già a quell’età erano in grado di essere inseriti nel “clan” come individui autonomi. A quel punto l’uomo andava a figliare altrove, perchè l’individuo non è monogamo per natura. E’ la società, il senso di possesso e di controllo che ci obbliga a condividere tutta la vita con una sola persona.
    Qualcuno ci ha detto che dobbiamo amarci finchè morte non ci separi. Non nego che ci siano molte coppie che riescono a trovare il tanto agognato equilibrio. Per alcuni l’equilibrio risiede proprio nei ruoli, nelle etichette, come diceva giustamente spectre, il conducente economico della nave e quello morale, il fulcro psicologico del focolare. Ma se io non accetto il mio ruolo? O se mi sta stretto il ruolo su cui la mia coppia si fonda?
    Perchè lo sappiamo tutti, stare insieme è una sorta di tacito compromesso giornaliero tra due persone. Le amicizie, i luoghi da frequentare, le maschere quotidiane. Il rispetto dello spazio altrui è difficile, talvolta si tende a prevaricare l’altro imponendo i propri gusti, le proprie necessità, anche lavorative.
    Ricordo mia madre scegliere il momento giusto per annunciare a mio padre, con tatto, rispettando i suoi umori, un delicato argomento da trattare.
    Personalmente ho vissuto per anni in quel ruolo di brava moglie, rispettando tempi e modalità con il risultato di sentirmi svuotata della mia natura a causa di obblighi ai quali non mi sono mai sottratta.
    E anche oggi so di avere dei doveri ma è una sorta di scelta, se dico no, lo dico solo a me stessa senza dover spendere ore per argomentare. E assaporo ogni momento di solitudine come fosse la cosa più preziosa che posseggo. Insieme per scelta, soli per necessità.

  8. 8
    Spectre -

    @ io
    vedo che altri hanno capito. Rileggi meglio me e loro 🙂

    @ diana
    sì beh, “single per scelta” trovo sia un’altra formula moderna alla quale la gente si appoggia per rendere più splendente qualcosa che non lo è. Come chiamare i bidelli “operatori scolastici”, giusto per capirsi. In merito all’invecchiare credo che la cosa tocchi uomo e donna. Anzi, mi pare che il “giovanilismo” che si vede in giro è ben spartito tra i generi. Uomini che fanno i broatore fino a 90 e donne che vogliono essere “bionde, marroni, truccate e fighe” fino all’ultimo minuto.

    @ Lorenzo e key
    no, io nn parlo di coppia aperta o che vive insieme sapendo che potrebbe finire. Parlo di autonomia, parlo di una vita insieme cmq, che è diverso. Posso vivere sotto lo stesso tempo cn qualcuno, amarlo, rispettarlo e nn tradirlo mai. Nn parlo di vivere da single tutta la vita, parlo di un livello di condivisione che nn succhia energie, ma le fa girare e le nutre, anche se i compromessi di convivenza di cui parla key sn inevitabili e nn ci vedo nulla di male. Ovviamente faccio della teoria un po’ facilona, ma lo vedo come un traguardo da provare a raggiungere. Amarsi nn è stare tutte le ore insieme, o fare tutto in due insomma… che nn significa andare a letto cn altri o nn tornare a casa la sera. Penso più a qualcosa di responsabile ecco… quindi, parlo anche di legami che durano tutta la vita, ma che però non soffocano.

  9. 9
    Spectre -

    @ silvana_1980
    a te invece rispondo a parte perchè aspettavo la tua risposta in particolare.

    Il mio discorso sul “doverismo” lo facevo in senso estremizzato e negativo. Puntavo direttamente al fatto che molte coppie stanno in piedi SOLO per quello, quando non si fa più nulla per amore, ma per consuetudine, ruoli e ritmi consolidati che i due hanno il terrore (o non hanno la forza psicologica) di rompere.
    Dovere.
    Infatti ho usato questa parola e non “dedizione” che di base, per me, ha una dignità ed una forza che fa rima con amore. Se si ama, si passano ore con l’altro steso a letto bloccato da un dolore fisico lancinante, anche solo per dormirci vicino. Per essere lì se aprirà gli occhi. per vegliare, dirgli due parole ogni tanto o leggergli una storia per fargli compagnia, malgrado capisca la metà o non sia in grado di ascoltarti.

    Anche io ho una visione che per alcuni potrebbe apparire troppo pratica e pragmatica del rapporto consolidato, però mi ritrovo nelle tue parole. Non userei proprio “sopportazione,” però ci capiamo dal quel punto di vista. È sempre “dedizione” per me. “amore”.

    Mi è capitato di leggere di recente una tesi interessante: scegliere i propri partner SOLO sulla valutazione di ciò che è “in linea” con noi, è un criterio fuorviante, in quanto, molto spesso, sono proprio quelle persone che di primo acchito possono apparire “non giuste”, perchè diverse, che alla lunga posso farci maturare di più. Si tratta anche di coraggio no? Oltre che di lungimiranza e basi emotive abbastanza solide. E poi magari si finisce, sempre secondo quella tesi, ad odiare molto facilmente quelle cose che i primi tempi ci avevano attratto, in un caso, adorando, nell’altro, quei “difetti” o “punti di non incontro” che ci tenevano distanti da qualcuno “troppo diversi” da noi […]

  10. 10
    b80 -

    Sai, Spectre, come sempre ti ho letto con attenzione e ti rispondo che no, non è amore quello di due persone che stanno insieme per doverismo, per il “gioco dei ruoli”.
    Se la moglie rimane con il marito perché è conveniente avere qualcuno che porti i soldi a casa ed il marito resta con la moglie perché gli lava le maglie sporche, beh, allora l’amore è andato a farsi benedire.
    Il punto però è che io credo che questo epilogo sia solo la parte terminale di un gioco dei ruoli ben diverso, in cui si facevano esattamente le stesse cose ma con uno spirito completamente opposto e si ricevevano gli stessi benefici considerandoli per niente scontati, bensì una benedizione, da coltivare e ricambiare.
    Ecco, io credo che il punto non sia nei sacrifici che ogni amore impone, ma nello spirito con cui si tali sacrifici si affrontano, insomma nello spirito con cui si lavano le maglie sporche e con cui si lavora per “campare” la famiglia…
    Il problema non è che questi gesti non siano in se stessi gesti d’amore, ma che prima o poi, molti – anche se per fortuna non tutti -, come ben scrive silvana_1980, si dimenticano di quanto è duro (e quanto è bello) trovare qualcuno che ci “sopporta”, senza contare poi che spesso ci si adagia proprio su questa consapevolezza per smettere di considerare l’altro “altro” e sentirlo di propria proprietà, un’appendice di se stessi, davanti a cui potersi permettere cose che considereremmo inaudito fare di fronte a chiunque altro.
    Se è bello girare con i bigodini in libertà una volta ogni tanto è pur vero che non si può stare a casa sempre in vestaglia se non vogliamo che il povero uomo di turno si faccia venire il desiderio di una donna più sexy, così come lo stesso uomo che lascia i calzini puzzolenti in giro se lo fa 7 giorni su 7 si troverà prima o poi davanti una moglie inacidita che gli serve sugo con passata di pomodoro rancida per fargliela pagare… insomma, l’amore è tante cose, secondo me: quotidianità si, ma anche rispetto, capirsi

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