Dalla violenza psicologica è possibile uscire
Riferimento alla lettera:
Questa lettera più che un messaggio vuole essere una testimonianza che dalla violenza psicologica è possibile uscire. Ho vissuto una relazione in cui i primi mesi sono stati una favola, ma nessuno poteva prevedere che quelli successivi sarebbero stati un inferno... La persona che avevo accanto aveva tutte la caratterisiche...
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Data di pubblicazione: 2 Giugno 2007
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Ciao a tutte
in particolar modo More.Io mi vedo in ciò che racconti ,solo che io non ho mai ricevuto schiaffi.Ciò che l’uomo sà fare (non tutti sono così per fortuna) molto bene è raggirare la psiche di una donna ,che per ovvie ragioni(ormonali e altre..) spesso e volentieri “indebolita”.Noi siamo vulnerabili,complesse,siamo fatte di tanti meccanismi fragili ma anche possiamo essere (e lo siamo ) molto più forti di un uomo a incassare colpi bassi che la vita ci riserba.Quando siamo innamorati e amiamo ci chiedano ciò che vogliono glielo diamo senza riflettere ,che lo meritino oppure no,poi però quando ci riprendiamo (siamo più razionali)se non abbiamo una buona autostima ci lasciamo ancora schiacciare…….sempre parlando di uomini ” bastardi” si intende.Non voglio dare lezioni di vita a nessuno ma ho provato sulla mia pelle e capito che la mia unica “COLPA” era di non avere ” AUTOSTIMA” ,che non si compra in pillole purtroppo ma è una cosa che dobbiamo costruirci piano piano dalla nostra infanzia in poi… se tu ne sei carente e non hai stima di te stessa non ti stimano gli altri …..credimi..lo percepiscono ..lo fiutano …vengono verso te come squali…credimi ancora…e allora aproffitano senza pudore di te facendoti sentire in colpa (ecco le violenze psicologiche) facendoti sentire una nullità, facendoti credere che sei tu che sbagli sempre.Scrivendoti ho tanta rabbia e mi vengono le lacrime perchè non sopporto ciò che ho letto su di te ….che la colpa è anche la tua etc… mi dico”ecco un’altro bastardo che schiaccia la dignità di una donna””.Ti prego non sentirti in colpa nemmeno un pò e ricordati che tu hai lottato legittimamente per ciò in cui credevi per le tue ragioni ,non farti ancora male ,non sentirti in colpa .La strada che mi ha portato a non sentirmi più in colpa è stata lunga e dolorosa ma finalmente mi voglio bene ho un pò di autostima in più… a livelli di essere umano non di “FOGLIA SECCA da SCHIACCIARE”. Ti faccio un grosso augurio…… More ….spero che incontri una persona favolosa da sbandierargli sotto al naso …ma sopratutto che ti meriti..e non cercare i belli e dannati o i bei tenebrosi ..che pare abbiano chissachè da dire ma sono persone “”vuote””” ..UN BACIONE E BUONA FORTUNA ….SIMONA
Voglio dire ancora che oltre ad essere stata vittima di violenze psicologiche ….per un pochino lo sono stata anche io “violentatrice” e sì!! per poco… ma pure io sono riuscita ad avere la “forza di restituirgli cattiverie umiliandolo” ,ma poi sono rimasta incastrata nel meccanismo dei sensi di colpa e allora ha fatto di me ciò che ha voluto….poi faceva il povero pentito …poi ancora giù umiliazioni…poi ancora il poverino …poi giù umiliazioni…e così sì rimane fregate…incastrate a rovinare noi stesse ..ci rendono vittime di noi stesse…qualcuna qui aveva detto che sono assassini silenziosi e che non lasciano tracce di ciò che commettono senza spargimenti di sangue ……. e se la cavano fino alla prossima vittima … però secondo me prima o poi trovano la scarpa giusta da calzare…..oltre agli uomini ci sono anche tante donne “BASTARDE” che riducono in polpette dei bravi uomini che hanno la colpa di essere un po “deboli”. Ciao a tutte. Simona
Ciao ragazze 🙂
sì, la violenza psicologica non è una prerogativa di un solo sesso.
Anche se le modalità possono essere diverse,e anche i “punti” che i due sessi vanno a toccare l’uno rispetto all’altro. Il senso di colpa comunque è spesso un grande leit-motiv come arma di ricatto usata verso l’altro, in entrambi i casi.
Detto ciò Simona, a parte il fatto che sicuramente hai fatto bene a dire a More le cose sul meccanismo del senso di colpa, visto che More stava entrando in un meccanismo pericoloso (lasciando entrare dei “luoghi comuni”, violenti, come se fossero un parametro attraverso cui misurare la sua esperienza e la sua responsabilità) hai sollevato anche un altro tema importante, quello per cui, in un clima di violenza, spesso si acquisiscono a propria volta modalità violente, che siano lesioniste o autolesioniste… per adattamento o nel tentativo di restituire il colpo, ecc.
Il punto è, naturalmente, che adeguarsi alla violenza non è mai un modo per uscire dalla violenza.
Certo, se una volta uno ti attacca e non hai la possibilità di spostarti e ti difendi, quanto basta per poter proteggerti e andartene, e poi te ne vai, è un conto, ma se a tua volta entri nel meccanismo “chi fa più male a chi” o “te la farò pagare” il “guadagno”, è evidente, non esiste.
More tu dici che vuoi il rispetto degli altri nei tuoi confronti, e ciò è sacrosanto ovviamente.
Ma il punto è che quando non lo trovi invece di spostarti continui forse a impuntarti a cercarlo dove non c’è.
Volere il rispetto verso la propria persona significa che quando ti accorgi che il rispetto non c’è te ne vai, perché non vuoi chi ti tratta in modo non rispettoso. Non che stai là a prendere parolacce, offese o quel che sia di negativo e aggressivo pensando che il rispetto dovrebbe esistere sempre…
e non significa stare lì a farti ammazzare moralmente nella vana speranza che una persona che non ha rispetto per te (e che quindi non ce l’ha in generale, perché il rispetto non è una cosa a corrente alternata) si illumini improvvisamente sul concetto di rispetto.
Bene, More, odi stare da sola, dici… ma questo ti sembra un buon motivo per essere comunque sola (nella relazione che hai descritto si è comunque da soli,ma con una macigno addosso) ma fintamente in compagnia e infelice, vilipesa, ricattata e mandata in angoscia?
Forse esiste una sana capacità di stare soli e di far entrare nella propria vita, ben volentieri, chi la arricchisce, non chi, apparentemente coprendo un buco, in realtà la trasforma come un colabrodo di frustrazione…
@Dopo quella chiacchierata sono alcuni giorni che mi chiedo se sia stata mia la colpa di quello che è successo,ci saremmo lasciati sicuramente,questo si,ma non perchè mi ha picchiata.Avrò anch’io la mia parte di colpa.Quando ci si lascia è sempre così,è un 50 e 50.Forse l’ho portato all’esasperazione.Se quella sera non fossi andata a casa sua a discutere delle offese che mi aveva detto due gg prima,non sarebbe successo niente.
Non sarebbe successo niente… niente cosa? niente le sberle? non lo sai…
anche perché mi permetto di dire che milioni di coppie discutono ogni giorno, anche in modo acceso, ma non per questo uno dei due prende a sberle l’altro…
ma certo, avresti potuto in futuro stare attenta a non dire mai niente che potesse fargli saltare la mosca al naso in modo da non rischiare di tirare fuori il SUO lato violento…
non sarebbe successo niente cosa visto che, al di là di quelle mani addosso, che sono state per te la goccia che ha fatto traboccare il vaso, ci hai parlato di molestie precedenti e diffuse, e di un malessere e di una frustrazione che era antecedente all’episodio delle mani addosso..
Il modo in cui -da quel che racconti- si è comportato il tuo ex con te non è, come diceva Tina tempo fa, un modo di fare, ma un modo di essere…
certo puoi scegliere di adattarti continuamente a non far saltare una polveriera… ma vorresti vivere accanto ad una polveriera?
La mancanza di autostima, intesa come una non piena consapevolezza delle proprie risorse, della propria capacità di indipendenza, autonomia ed autosufficienza sane, del proprio scegliere per il proprio bene, più che attirare gli squali può non far capire che gli squali sono squali o non far scegliere di cambiare strada quando se ne incontra uno, per varie ragioni.
Per cui sicuramente lavorare sul proprio equilibrio, le proprie risorse, la propria sana indipendenza e sulla propria capacità, sana, di scelta è una strada, rispetto alla sterile colpevolizzazione.
Bacioni :DDDD
Ciao Luna
come al solito sai esprimerti meglio di me ….sono d accordo con te … quando esprimi il concetto di autostima.Io non sapevo di avere certe risorse mi sentivo una nullità , non pensavo di possedere strumenti per potermi rendere autonoma e indipendente …allora la dipendenza c’e l’avevo nei confronti degli altri , anche io pensavo che fosse una mia necessità di “non poter stare da sola” , invece si trattava di dipendenza “insana” dovuta proprio alla mancanza di stima nei miei riguardi .Non sapevo di potercela fare ,perchè non sapevo che risorse avevo , sarà paradossale ma tutto questo me lo ha insegnato trattandomi “male ” un uomo.. un uomo molto intelligente ma bastardo che ha aprofittato di me …però denigrandomi, deridendomi,sminuendomi….insomma …però motivando i suoi gesti e infatti facendomi notare che ero io che non sapevo di avere tante risorse, e che mi accontentavo, mi adattavo alle situazioni e alle persone ….mi diceva “”vedi …lo stai facendo anche con me,puoi scegliere di frequentarmi o no …ma non lo fai …ti adatti”” ho sofferto tanto e pensavo e penso che sia stato molto cattivo …poteva dirmi queste cose senza aproffittarsi di me ,ecco la dipendenza insana, più mi diceva certe cose più dipendevo da lui perchè pensavo che mi potesse insegnare qualcosa.Diciamo che in effetti ho capito tanto di me, ma ho capito anche da chi devo stare alla larga e quando.Bene io vi saluto tutte …..Simona baci baci…baci
Simona: non vedo differenze di miglior espressione, cara Simona, vedo uno scambio di idee alla pari 😀
come si diceva a suo tempo è frequente in quel tipo di relazioni dipendenti di tipo violento (psicologicamente violento) che chi si pone come “faro” sia al contempo chi fa notare la dipendenza, ma in modo brusco, e anche “approfittatorio”, e chi la mantiene, denigrando, “indebolendo”… e quindi rafforzando, di fatto, il rapporto di dipendenza. Mentre ti (generico) dice che sei dipendente, pur se coglie anche una cosa reale, al contempo mantiene la dipendenza, perché è vero anche che lui (o lei) sta frequentando la persone che chiama dipendente, pur criticandola, no?
Non so se riesco a spiegarmi, tu lo hai spiegato benissimo.
Il fatto è che c’è un’interdipendenza.
Perché, facendo un esempio, se tu (sempre generico, ovviamente, non tu Simona :)) dai un consiglio ad un amico che te lo chiede, perché è confuso, e poi però gli riconosci la capacità e la facoltà e il diritto di scegliere di farne che vuole del tuo consiglio non sei a sua volta interdipendente da lui…
ma se tu vuoi che faccia a modo tuo, o lo critichi continuamente perché fa delle scelte diverse dalle tue sei a tua volta dipendente, anche se in apparenza lui è l’amico più confuso e più debole e tu la persona più sicura di sè…
ora, è ovvio che se vedi un’amica o un amico “tirarsi contro un muro” mentre ti chiede continuamente aiuto ma continua a perseverare nel farsi del male, ad esempio, entra in gioco anche l’emotività per cui se vuoi bene a qualcuno vederlo farsi del male fa preoccupare e soffrire anche te… però pur nella partecipazione emotiva più grande c’è sempre un confine tra partecipazione e dipendenza reciproca.
Anche in buona fede si può oltrepassare il confine, naturalmente.
Ma se non sbaglio, proprio nel libro “Lettere di donne che amano troppo” c’era l’esempio di una madre che diceva che la figlia continuava a ficcarsi nei guai e lei a risorverli per lei, dandole tutto l’aiuto possibile, ma che la figlia, appunto, continuava a fare gli stessi errori. E, se non erro, l’autrice le diceva che era proprio perché lei continuava a risolverle i guai che la figlia si adagiava anche inconsapevolmente nella propria forma di fortissima dipendenza. E che probabilmente avrebbe tirato fuori le proprie risorse se la madre avesse smesso di tamponare ogni suo errore, o se, in tutta franchezza, le avesse detto (credo che il messaggio fosse questo):
mi dispiace immensamente vederti stare male, perché ti voglio bene, e da parte mia posso darti aiuto, ma il mio aiuto può arrivare solo sino ad un certo punto, perché il resto puoi farlo solo tu. E le scelte della tua vita riguardano te. Soprattutto, il mio aiuto non può consistere nel farmi maltrattare da te, perché in questo modo faccio male a me stessa e non aiuto neanche te. Dunque anche se ti sembra che io ti stia voltando le spalle per mancanza di amore io in realtà ti sto facendo capire che io e te siamo individui distinti, libere di scegliere per se stesse. Io voglio bene a te e voglio bene anche a me stessa.
Se le avesse detto… in senso buono, un po’… arrangiati.
Non togliendole in suo appoggio, ma insegnandole semmai a pescare, con le sue risorse, e non dandole sempre il pesce pronto.
Avevo scritto un altro post, ma è andato perso…
riassumo :O
a parte questo esempio che centrava relativamente, forse, e scusa la divagazione, volevo aggiungere questo:
Molto spesso chi denigra qualcuno lo fa proprio perché vede benissimo le sue risorse e teme che l’altro, consapevole di quelle risorse, possa prendere il volo.
Denigrare, sminuire è un modo per tenere legata a sè una persona non attraverso una scelta di gioia, ma una scelta di paura e destabilizzazione. Sempre più dipendente.
molto spesso i molestatori colpiscono per la loro intelligenza, magari anche per la loro cultura, e la loro capacità dialettica e la loro, apparente, grande sicurezza in se stessi. Però, a parte il fatto che l’intelligenza emotiva (relazionale, affettiva) e l’intelligenza, nel senso in cui la intendiamo più comunemente (anche se ne esistono veramente svariati tipi) non sono la stessa cosa, e non sempre si accompagnano, nel momento in cui una persona usa la propria intelligenza per denigrare, svilire, ferire, tenere in pugno un’altra persona non la sta usando in modo costruttivo, è evidente, ma distruttivo.
se sembrano molto sicuri di sè è spesso perché sono arroganti, e perché non mettendosi mai in discussione in prima persona, almeno non davanti al loro interlocutore mentre lo stanno criticando, ma mettendo in discussione sempre gli altri, spesso enfatizzando a parole, usandoli a loro vantaggio, anche dei luoghi comuni, anche morali, molto banali, danno l’impressione di essere molto sicuri del fatto loro e di se stessi.
Ovviamente invece una persona che è davvero sicura di se stessa non ha alcun bisogno di passare il tempo a denigrare il prossimo, nè di essere arrogante. Non teme che un altro se ne possa andare se sta bene con se stesso.
Molto spesso questi tipi di persone (generalizzo e non mi piace mai, ma è per rendere brevemente un concetto) enfatizzano pesantemente le insicurezze, e i punti deboli – veri e presunti di chi hanno di fronte – anche per coprire le proprie insicurezze.
Molto spesso accusano chi hanno di fronte di non essere in grado di portare avanti una relazione sana, ma, di fatto, loro non lo stanno facendo di certo, se il modo che hanno di rapportarsi con gli altri è denigratorio ed aggressivo.
Molto spesso temono l’intimità (non quella fisica, parlo di quella emotiva) e quindi avere delle relazioni non paritarie, ma che sono dei continui giochi di competizione e di dimostrazione di forza è un modo per mantenere sempre viva una distanza, controllando in qualche modo il tutto.
Ma, come si diceva, e come hai notato tu cara Simona, il lavoro non si fa sugli altri, si fa su se stessi. E quindi qualsiasi siano le motivazioni dei molestatori parlarne può essere utile a capire dei meccanismi non ovvi, ma è da se stesse che si parte e riparte :DDD
“Senti X, voglio che tu sappia che lunedi darò incarico all’avvocato di iniziare le pratiche per l’annullamento del matrimonio”. (mi ero preparata per settimane ad affrontare eventuali scenate, lui era all’oscuro di tutto). Questa la sua risposta:
“Sono felice che tu abbia deciso questa cosa, ormai non credo più in te come persona: ce l’ho messa tutta (per rendermi “decente”, nda) ma ho capito che non è servito a niente. Comunque non voglio farti del male, non te ne ho mai fatto e non voglio cominciare adesso, quindi non ti creerò problemi”.
Lasciamo perdere, va!
Incrociate le dita per me mie care amiche:
la mia libertà a 360° si avvicina sempre di più :DDDDDDD
e questo anche grazie a voi!!!
un abbraccio a tutte.
Cara Tina tu la libertà ce l’hai già,hai la più grande libertà di questo mondo hai dei sentimenti e un cervello che ti distinguono dalle “bestie”,e con i quali puoi fare ciò che di più bello esiste “vivere”…………le bestie ci sembrano più forti ,ci sembrano astute,ci sembrano invincibili,invece hanno una grande dannazione …..non vivono..fanno male perchè sentono male ….dentro loro non esiste un bricciolo di bene ,non lo conoscono il bene e non lo conosceranno mai…vogliono distruggere chi sa cosa vuol dire bene chi lo prova chi lo vive …..equivale a dire che invidiano chi sa di amore ,e lo sa dare.Io ti auguro una rinascita interiore (che ti è stata messa in ginocchio) e anche esteriore nel senso che ti auguro di avere nuovamente fiducia nelle persone e nello specifico gli uomini per fortuna siamo tanti e tutti diversi,nel mondo ci sta di trovare la mela marcia…..ma nel mucchio ce ne sono anche tante buone .Auguroni di tutto cuore……li meriti..un bacione
Ciao ragazze!!!
Ho un po’ di cose da dire riallacciandomi ai vostri post, e non so da quale partire,vado!
Al termine della relazione con il mio primo ragazzo,avevo messo la mia autostima sotto i piedi.Prima di incontrare lui stavo bene.Poi ho avuto altre frequentazioni (provavano a denigrarmi,ma non mi piacevano abbastanza,quindi li lasciavo più per il secondo motivo che per il primo,diciamo che il primo l’ho usato con loro come scusa per lasciarli…non sono stata sincera con me stessa oltre che con loro,e non ne vado per niente fiera,mi vergogno un po’..),e nel frattempo avevo un po’ ricostruito la mia autostima(a questo punto mi viene da dire: forse no).Mi ero giurata “mai più con uno che non mi viene incontro”:credevo che il mio errore col primo ragazzo fosse stato proprio questo.Poi ho conosciuto il mio ex,e da lì,piano piano si è abbassata l’autostima,e alla fine è precipitata di brutto.Stavo lì perchè mi piaceva molto,mi veniva incontro qualche volta,ma erano più le volte che non lo faceva.Stavo lì per quello:perchè vedevo che a volte mi veniva incontro.E poi un po’ mi impuntavo,come hai detto tu Luna.No riesco a capire perchè metto sempre davanti a me l’altro.Lui ad un certo punto(ovviamente non subito) acquista più valore di me.La sua felicità per me è più importante della mia.Simona,dici che ha schiacciato la mia dignità facendomi sentire in colpa?Perchè la parola dignità?
Come quella volta che anni fa frequentai un tipo che mi piaceva troppo e che conoscevo già da tempo perchè avevamo avuto un trascorso anche se breve,dove lui era rimasto scottato.Mi diceva che era a un bivio,che non sapeva se voleva star da solo o se voleva stare con me.Poi si arrabbiava se non mi lasciavo andare(lo credo,dopo quelle parole!).Poi alla fine disse che non gli piacevo come morosa.Ma come?se era proprio come morosa che mi aveva conosciuta!?Mah..anche lì,mistero.
Oggi parlando con un’amica mi diceva che a lei piace troppo il fatto di non dover rendere conto a nessuno e di decidere senza considerare gli altri..io invece ad un certo punto della storia tendo a stare molto attenta(troppo)e che se non lo faccio mi sembra di approfittarne..se devo esser sincera a volte mi è successo di pensare che se stavo a parlare con una persona potevo fare star male il mio ragazzo…ero un po’ combattuta nel senso che da un lato sapevo che erano delle chiacchiere innocenti,però dall’altro che lui poteva rimanerci male e che se lo avesse fatto lui anch’io ci sarei rimasta…prima di incontrarlo non avevo sta para…o meglio, magari si,un po’ poteva darmi fastidio però non così tanto…se ora dovessi uscire con qualcuno e lo vedessi in chiacchiere forse ci starei male.
Già il mio modo di ragionare era sbagliato,ora ancora più di prima…ho paura che mi farei dei viaggi e che penserei che da cosa nasce cosa,che un uomo ha sempre uno scopo…come mi diceva il mio ex.Ho paura perchè so che lo farei.Io di mio sono sempre stata un po’ gelosa,ma solo se mi veniva
dato motivo…al max qualche frecciatina…però ora ho paura che mi farei dei viaggi mentali e non vivrei…inizierei a pensare che un uomo uno scopo ce l’ha sempre,che io sono talmente ingenua e boccalona credo a tutto e non mi accorgerei di nulla nemmeno se mi tradisse…e questa è tutta insicurezza.Ieri leggevo un paragrafo del libro sulla gelosia.Ad un certo punto dice che le persone che sono sicure del fatto proprio non perdono la testa se l’altra persona fa una scelta diversa.Ecco,in che senso “sicure del fatto proprio”? Che c’entra essere sicuri di se stessi se l’altro si fa l’amante? Uno dovrebbe essere sicuro dell’amore che l’altro prova,che è impossibile…quindi?Mi manca il passaggio di mezzo…Se uno si fa l’amante vuol dire che non ti ama abbastanza e come si fa a non entrare in para con una cosa del genere? Bisognerebbe pensare che è una scelta che non lo riguarda come c’è scritto nel libro? Secondo me lo riguarderebbe eccome,dato che avrebbe un bel paio di corna!!
Riporto una frase di Luna che credo dica la stessa cosa del libro:”Non teme che un altro se ne possa andare se sta bene con se stesso.”Pensavo che per “stare bene con se stessi” si intendesse comportarsi bene con l’altro,così se per caso succede qualcosa non c’è nulla da rimproverare a se stessi,quindi uno sta bene con se stesso.
Ripensando alle parole della mia amica…forse io non do tanto valore alla mia indipendenza dato che ogni volta finisco per esser dipendente da qualcuno…Vorrei dare più valore,ma esserne veramente convinta.
Mi rendo conto che non faccio un errore solo,ma un insieme di errori…finisco sempre con l’adattarmi,già,adattarmi,credevo fosse una qualità e invece..(è la storia della coerenza…)
Rileggendo una frase di Luna”Molto spesso chi denigra qualcuno lo fa proprio perché vede benissimo le sue risorse e teme che l’altro, consapevole di quelle risorse, possa prendere il volo.” quando è successo a me forse avrei dovuto pensare che in realtà mi stava dando valore e non che non ne avessi per lui…
Ma è vero che l’amore è dipendenza?
Non mi piace stare sola perchè ho voglia di calore,di focolare, e perchè al termine di una storia fatta di dipendenza,come quella che ho concluso,ho come un vuoto,anche se in quella storia ero sola,così come nella prima, e se non mi arricchiva non si dovrebbe usare la parola “vuoto”.Si parla di vuoto quando prima c’era qualcosa che riempiva,invece a me non riempiva nulla..anzi,mi faceva impazzire.Ho fatto un po’ un giro di parole…
Grazie ancora per le vostre belle parole… 🙂
TINA: sono strafelice per la tua liberazione a 360° gradi :DDDDDDDD
incrociare le dita? lo sto già facendo 😉 dici che se mi impegno posso imparare a incrociare anche quelle dei piedi? per te, per questa ottima causa volentieri! :DDDDD
Posso dirti solo una cosa? (scusami, dovrei :DDDDDD e basta lo so, che quello è il centro :DDDDDDDD):
@E’ pazzesco: ho le foto del dopo-pestaggio, sto per ottenere la dichiarazione di nullità del mio matrimonio per le sue manipolazioni psicologiche e lui ha il coraggio di dire che non mi ha fatto mai del male!
Perfettamente coerente mi pare, no?
lo stai buttando fuori dalla tua vita proprio perché è così.
fino in fondo… La sua risposta, appunto, mi sembra coerente nel manipolation style…
l’importante è che tu sai la verità e che stai agendo di conseguenza per il tuo bene.
E mentre porti a termine l’operazione freedom mettiti due buoni tappi per le orecchie se ti dirà che gli asini volano 😉
dunque, tornando al centro importante della questione:
:DDDDDDDDDDDDDDDDDDDD
e complimenti a te per tutta la strada fatta, cara, meravigliosa Tina :DDDDDDDDDDDDDDDDD
Ciao More,
io vorrei rispondere alla tua domanda “perchè dignità?”io personalmente non mi sento di avere una dignita se metto da parte i miei desideri il mio volere la mia liberta(e non intesa solo come fisica, ma mentale) mettere davanti a me la felicita dell’altro,noooooooo non è amare e non è ricevere amore questo è un inferno dove io sono nulla cioè senza dignita dove sono alla mercè dell’altro.Io capisco che sei molto insicura e che hai neccessita come tutti di amore e di affetto e mi viene in mente che non consapevole tu vada cercando forzatamente anche dove e quando non devi “amore non vero”per un bisogno ,per un’avidita di affetto.Ricordo che sto esprimendo una mia opinione.IO ho fatto piu o meno il tuo percorso..chiedendomi se avessi sfortuna se fossi una calamita per uomini che mi trattassero inferiormente a loro….facevo la vittima e non volevo ammetterlo,ma il problema lo avevo io.Molta insicurezza,cercavo alibi come fai tu ai miei comportamenti,(non pensare che ami di piu di se metti la felicita altrui davanti a te)cio non è amare ,denigrare se stessi,secondo me. Ciao fammi sapere come la pensi su ciò ……ciao
MORE: ora vado di superfretta, torno dopo se riesco (penso di sì).
Parto brevemente dalla fine:
@Rileggendo una frase di Luna”Molto spesso chi denigra qualcuno lo fa proprio perché vede benissimo le sue risorse e teme che l’altro, consapevole di quelle risorse, possa prendere il volo.” quando è successo a me forse avrei dovuto pensare che in realtà mi stava dando valore e non che non ne avessi per lui…
ATTENZIONE ATTENZIONE:
non ho parlato di valore (che è un tema su cui torneremo, perché mi pare che il “quanto valore mi danno gli altri” sia una domanda ricorrente, per te, o sbaglio?).
ho parlato del fatto che una persona insicura, e che funziona in un certo modo, disfunzionale, può passare il tempo a denigrare gli altri perché teme le loro qualità, in senso competitivo, e rientra nel senso competitivo anche il pensare la cosa del prendere il volo. Ma la questione non è:
allora mi dà valore, è “mi distrugge”, “mi fa stare male”, ma perché in “realtà ci tiene”, perché indipendentemente perché lo fa quello è il risultato. E comunque è evidente che l’altro, che abbia qualità o non ne abbia, viene vissuto dalla persona disfunzionale non come individuo a sè, ma in maniera egocentrica e disfunzionale.
Nel senso: non vedo te come individuo a te stante, con la tua individualità, ma ti vedo come un qualcosa che, nel suo essere, mi infastidisce perché A ME dimostra qualcosa (vai a sapere cosa… cosa lo saprà il suo psicologo e psichiatra se va a scoprirlo lui, ma non è una cosa che ti riguarda… a te riguarda il risultato, il fatto che ti denigra e che quindi scegli di non farti denigrare e te ne vai… mi sono spiegata?).
E allora entrare nel meccanismo: lui mi distrugge perché in realtà mi dà troppo valore è deleterio!!!
se ho detto questa cosa delle qualità non l’ho detto per parlare delle motivazioni dei molestatori, ma per sottolineare il fatto che persone che si sono sentite dire per mesi o anni che non valgono niente o altre etichette deleterie se lo sono sentite dire da un esterno che non è sicuramente una buona cartina di tornasole del loro essere.
Mi sono spiegata?
Per quanto riguarda il focolare:
a chi non piace l’idea?
ma il punto è che nel momento in cui riesci ad amarti anche come individuo, a saper stare in equilibrio anche nella sana solitudine sai che far entrare qualcuno nella tua vita significa far entrare qualcuno per arricchirla.
non ti interessa far entrare qualcuno per riempire un vuoto, chi c’è c’è, tipo l’importante è avere compagnia, come se tu (generico) organizzassi una festa lanciando gli inviti con l’areo e chi becchi becchi,ma scegli di “invitare” chi vuoi tu, perché sono persone con cui la condivisione è positiva.
A dopo, bacio
Tina,
ti faccio i miei complimenti!!!Che coraggio:prendere una decisione del genere…un conto è essere fidanzati,un conto sposati!Davvero complimenti!
Nelle parole di lui ho notato la frase “ormai non credo più in te come persona”,parole sottili e taglienti,dette appositamente per ferirti.L’ha proprio fatto di proposito!Ma come si fa a dire delle cattiverie con lo scopo di ferire???Che cos’hanno nel cervello?Mah…
Un altro st****o!!!
Ma non ti hanno scalfito! Sono tanto contenta per te!Dev’essere una gran bella soddisfazione eliminarlo dalla propria vita.Non starai nella pelle!Anche se ufficiosamente l’hai già “licenziato”…! :)))
Ci tengo a farti l’IN BOCCA AL LUPO per la strada che intraprenderai!!!
Un bacione grande
MORE: ekkime 🙂
Sul concetto @ad un certo punto il libro dice che le persone che sono sicure del fatto proprio non perdono la testa se l’altra persona fa una scelta diversa.Ecco,in che senso “sicure del fatto proprio”?
credo di aver capito cosa intende il libro, però, se il libro è quello sulle zone erronee che ti ha indicato Fl, poiché mi sa che ce l’ho da qualche parte, se vuoi dammi il riferimento del capitolo, così leggo bene a cosa ti stai riferendo esattamente.
Non mi ricordo se te l’ho già detto, ma (quando hai finito questo libro, e se ti va, ovviamente) per certe dinamiche di responsabilizzazione riguardo l’esterno di cui abbiamo parlato spesso penso che potrebbe esserti utile leggere il libro “la principessa che credeva nelle favole”.
E’ un testo interessante, scritto in forma narrativa, e anche scorrevole. Io lo trovo molto illuminante sul concetto: perché ad un certo punto il principe si trasforma in rospo? e su come – e perché – reagisce la principessa di fronte la “rospaggine” 🙂
😀
Ciao a tutte! 🙂
È meraviglioso leggere parole come quelle di Tina e More e Simona … spero che le leggano in molti, insieme a quelle di Luna [grazie 🙂 … ], che riesce a dare non solo empatia, ma la razionalizzazione indispensabile. A proposito, avete visto in tv lo spot di Ad Majora? È anche su youtube:
http://www.youtube.com/watch?v=tEpyXYZZH5Y&feature=channel_page
secondo me è bellissimo,calza a pennello con le vostre parole, che descrivono benissimo la tortura psicologica di qualcuno che, mentre tenta di farti a pezzi, te ne dà anche la colpa.
La mia storia potrebbe essere il seguito di quelle di More, Simona, Tina, combinate tra loro: e forse potrebbe servire a qualcuno vedere quello che succede se si rimane nella trappola.. provo a raccontarla, rispondendo così anche a Luna 🙂 scusa per il ritardo, sai che il mio problema è il tempo … siccome è un po’ lunga, la scrivo nel blog … tra poco comunico l’indirizzo
ecco l’indirizzo:
http://blog.libero.it/fl53/
ciao e un abbraccio a tutte :)))
Sono andata sul link che hai postato, fl53, e ho ancora i brividi…e ho rivissuto una parte della mia non-vita: i miei studi di pianoforte interrotti, i mille difetti dei miei pranzi e delle mie cene, la mia disorganizzazione con i miei tre bambini, il non potermi truccare perchè davo l’idea di una poco di buono…beh sì…a parte quella volta che il trucco ho dovuto usarlo perchè il viola non mi donava un granchè…
cavolo e se ci hanno azzeccato nel fare quello spot!
e finalmente, oserei dire! finalmente qualcuno comincia ad alzare il sipario su uno “spettacolo” a cui nemmeno i parenti, molto spesso, vogliono credere o danno peso.
Per quanto riguarda il tuo blog, se non ti dispiace, aspetto anch’io di conoscerne l’indirizzo (la solita ‘mpicciona!:):).
LUNA, simona, MORE, grazie per le belle parole che mi fanno molto piacere e che contribuiscono a rimpinzare la mia energia!!!
Comunque, cara MORE, ad essere oneste…proprio proprio campionessa di coraggio non lo sono stata. O, meglio, ci ho messo una marea di tempo e non mi è bastato il primo schiaffo, ricevuto 14 anni fa, a farmi aprire gli occhi, come è successo a te. Quando ho letto la tua storia, ti confesso che, oltre ad essere felice per te e per la forza che hai avuto, ti ho ammirato e anche un pò…invidiato! Se avessi avuto io il tuo coraggio non avrei buttato via tanti anni della mia vita. Anche se, a dirla tutta, da un certo punto di vista ringrazio Dio che sia andata così perchè ho tre meravigliosi bambini. Certo, avrei voluto saper gestire diversamente le cose, ma…meglio tardi che mai!!!! E questo lo dico anche per rispetto a tante donne che, purtroppo, ancora non riescono a venirne fuori, pur vivendo ogni giorno maltrattamenti e violenze. A quelle che hanno magari tentato di farlo cercando un appoggio nella propria madre, in una persona della propria famiglia e che sono rimaste profondamente deluse se non ulteriormente molestate. Non è mai troppo tardi per riprendere in mano la propria vita, nemmeno sì è sposate, nemmeno se si hanno dei figli, nemmeno se non si hanno soldi, e nemmeno se i tuoi parenti sgranano gli occhi terrorizzati all’idea che (NONOSTANTE TUTTO QUELLO CHE HAI SUBITO!!!) tu possa metter fine al tuo matrimonio!
un abbraccio a tutte, ragazze 🙂
Ciao a tutte,
ho letto nel blog di fl53 la sua storia “”MIO DIO””.Ho vissuto e sopporto ancora, anche se sto meglio,situazioni che gli somigliano solo che io sono diventata una larva ,non ero piu un essere umano ,ammiro in lei la sua grande forza d’animo e la grande capacità di trasformare l’odio che riceveva in amore e protezioni ancora maggiori verso i suoi figli ( mi ricorda un po Benigni ne la vita è bella ) proteggeva il suo bimbo ,sotto forma di gioco,dall’orrore dei lager.é una storia orribile disumana ancora peggio , che è ambientata in ceto sociale alto,solitamente si attribuiscono queste storie all’ignoranza e al degrado sociale….è una donna dal quale attingere insegnamento…….l’ammiro tanto.Ho provato cosa vuol dire avere il cuore che ti fa male (fisicamente) è la cosa più brutta che esista e se sei gia arrivata ad un dolore cosi grande e grande anche il coltello o la spada che ti hanno trafitto , sono felice che abbia trovato pace con un uomo che le da serenita…….UN grande abbraccio a fl53 e a tante donne che ancora subiscono ,affinchè trovino l’uscita del tunnel……… Simona
Fl53: grazie per la tua testimonianza e per la segnalazione dello spot, che non avevo ancora visto… e mi ero persa veramente una grande cosa.
Mi ha dato i brividi quello spot, mi ha dato i brividi anche perché mi ha ricordato quello che pensai tanti anni fa un giorno in cui una mia amica, seduta sul divano a casa di un’altra nostra amica, parlò di sè, tra le lacrime, descrisse se stessa, a me, che la conoscevo da quando eravamo bambine, raccontando un’altra persona, non se stessa.
In un racconto intriso di annichilimento, vergogna, inadeguatezza, “io non so amare”, “ha ragione lui, io sono così…”, senso di colpa. Il senso di colpa di essere. Pensai: questa non è la sua voce, questa non è lei. Pensai che era come se stesse parlando con la voce di un ventriloquo.
Lei alla fine, notando le nostre espressioni sconvolte, i nostri occhi lucidi, non riuscì neppure a capire il perché, in quel momento. Ci disse qualcosa tipo:
“è terribile lo so la persona che sono… anche voi mi guardate così…”.
Allora per me il concetto – chiamiamolo così – di molestia morale non aveva un nome. Avrei scoperto tanto di quel tempo dopo cose che oggi so. Della mia storia. Leggendola in modo diverso.
Ma quel giorno ho visto gli effetti della violenza psicologica davanti ai miei occhi, e si è aperto dentro qualcosa. Anche se non sapevo dare un nome alle cose.
ovviamente mi dispiace immensamente che uno spot come questo sia necessario, nel senso che sarebbe bello se ciò di cui parliamo non esistesse… ma esiste. esiste e sta dietro a chissà quante finestre illuminate, o finestre spente, mentre camminiamo per strada. A volte sta dietro la telefonata di quell’amica che non ha mai tempo, che pare abbia mille impegni, ma è sempre nebulosa e quindi pare che non ne abbia proprio nessuno, ma non chiama mai…Sta dietro chi ti dice che ha quella faccia sbattuta sì, ma è che ha il mal di testa… sì, dinuovo…
dietro lo sguardo di una collega, di un’amica, a volte persino di una sorella, di una figlia, come ci racconti tu, Fl.
Sta nelle chiese, quando non c’è messa.
Sembra stare nelle fessure, perché alla luce del sole non si vede, eppure spesso è il muro, non è la fessura nel muro. Una specie di enorme muro costruito dentro e attorno alle persone. Che le rende lontane, separate dagli altri, dal flusso della vita, dalla sua bellezza, dalla pace, dall’espansione. Dall’amore.
spero che questo spot, con la sua immediatezza, possa far capire a chi non sa, ma potrebbe capire.
Che possa servire a chi non sa dare un nome a ciò che sta vivendo, perché possa chiedere aiuto per spezzare il suo muro.
A togliere quel velo, anche di incolpevole/inconsapevole ignoranza, in chi non sa che questa cosa purtroppo esiste… in chi alle volte, con i luoghi comuni, rischia di fare molto male.
Ho letto la tua testimonianza, Fl…
i puntini sono tutti cuore.
Per il tuo intenso viaggio, per tutti i nodi sciolti lungo il cammino, e per quelli che si scioglieranno, per la bella pienezza di oggi, che pulsa in te insieme a quella, sempre tua, di ieri, che non hai mai perduto, e hai comunque conservato e ritrovato, uscendo dal rumore sordo e dal silenzio.
Per il tuo coraggio, anche di scegliere, di dire no, per le cose che hai scritto e che, di certo, potranno dire più che moltissimo a chi passerà di là, come già qui, a chi ti leggerà, anche altrove, di qualsiasi cosa tu scriva, a chi ti incontra, anche attraverso i tuoi quadri.
Un sorriso da parte mia anche all’Uomo che ora hai accanto.
Un bacione a te e a tutte 🙂
Ciao…
Fl53,ho letto i post del tuo blog…
La tua storia è a dir poco toccante…
Hai tantissima forza dentro di te…anche se qualche volta ti sono venuti dei dubbi,sono sicura che infondo sapevi di essere dalla parte giusta…altrimenti non avresti intrapreso questa nuova strada con tanta costanza e sostenendo i tuoi valori.
Ho sempre pensato una cosa:prima o poi i nodi vengono al pettine,prima o poi la verità viene a galla,prima o poi le persone si smascherano…almeno per le mie esperienze,per quelle delle mie amiche,per quelle dei miei conoscenti,anche nei contesti più frivoli…
Già i tuoi parenti si stanno avvicinando…anche i tuoi figli si accorgeranno di te(di madre,come dicevi tu in qualche post precedente,ce n’è una sola)…il “nemico”(non in senso offensivo,ma per indicare chi ti ha volutamente ferita)farà un passo falso prima o poi,magari con i tuoi parenti l’ha già fatto e prima o poi si smaschererà anche con i tuoi figli,come prima ha fatto con te…non è possibile che non si rendano conto a lungo andare di certi comportamenti negativi…sono stati sicuramente caricati.
Grazie per aver scritto la tua storia(anche per lo spot!).
Ho trovato indicativo come ora riconosci chi vuole insegnare e obbligare a dire,fare e pensare come vuole “lui/lei”.In tutta onestà serve anche a me per comprendere come deve essere il ritratto di una persona che intuisce al volo le frasi sbagliate!
Grazie ancora…
Un grosso bacio
Grazie, grazie Tina (‘mpicciona!:))) … il mio link è appena sopra il tuo post), Simona, Luna, grazie a chi userà il suo tempo prezioso per leggere la mia storia.
Grazie dell’esempio, il vostro e quello di More, e grazie di spendervi qui costruendo con la vostra testimonianza qualcosa che sarà prezioso per molte persone: per lo più donne, ma non solo … io ho visto distruggere mio padre e i miei fratelli. E grazie :)) alla meravigliosa generosità di Luna, che sa mettere a disposizione la sua preparazione, la sua capacità di ascolto e dialogo con sensibilità e dolcezza tutte sue, coltivate con impegno, dentro l’esperienza.
Grazie, perché ho appena finito di leggere le vostre parole e sono commossa, ed è bello sentire le lacrime venire non da un coltello piantato nel cuore, ma dalla gioia per la bellezza che giunge da persone come voi …
… i muri di cui parla Luna … quel male che trasforma la realtà concreta (aria, casa, stanze, mobili, strade, … ) da luogo di gioia e comunicazione in muro, prigione, sofferenza e silenzio … e invece quell’amore che trasforma ogni contesto (come avviene in questo forum) in luogo di bellezza, scambio, ricchezza … per questo è importante parlare, fare luce: ogni esperienza fa eco ad un’altra, ogni scoperta messa in comune ne porta una nuova. Anche io ho ancora i brividi, per l’amica di Luna (spero che si sia riuscita a ritrovarsi …), per Simona che ha vissuto come me quel terribile male fisico al cuore e che capisce così bene quello che ho cercato di fare con i miei bambini (il ceto sociale non significa nulla, anzi), per Tina che ha abbandonato il pianoforte, come io avevo fatto con la pittura, che come me non sapeva di essere bella, che come me doveva inseguire un’irraggiungibile perfezione per accontentare gli incontentabili.
Quello che è meraviglioso, di tutto ciò, è che si trova il senso universale di queste nostre sofferenze: non perché la sofferenza sia ‘bella’, ma perché è bello il suo frutto: il male sopportato smette di distruggerci e diventa aiuto anche per gli altri …(liberarsi, riprendersi la vita, condividere, questa è una vera scelta … purtroppo molte volte invece ho visto persone-vittime ‘cascare’ e trasformarsi in oppressori)
Mi guardo indietro, e ritrovo qui, oggi, concretizzate, le parole della mia maestra, una suora dolce che amavo e che per me era una mamma: qui c’è il senso non storpiato dell’amore, che non conosce limiti di luogo né di età, e il senso vero e concreto di una ‘comunione’ che è vita scambiata …
Ciao, un abbraccio a tutte 🙂
Sinceramente vi dico che da quando ho conosciuto voi mi sento meno sola e più capita, ma vi dico ancora …che preferirei non esserlo..sarebbe a dire che non esisterebbero donne e figli che subiscono tali violenze.Ma ..purtroppo esistono…e questo mi da un grande dolore.La storia di fl mi ha fatto pensare tanto alla mia e non mi sono sentita sola ….ma questo sentimento mi fa anche sentire un po male …non vorrei o dovrei provarlo ..non esiste che uno abbia “compagnia nella sofferenza”.Vorrei essere unica a provare certe cose….invece..!! Un abbraccio a tutte ….