Dalla violenza psicologica è possibile uscire
di
niikilaa
Riferimento alla lettera:
Questa lettera più che un messaggio vuole essere una testimonianza che dalla violenza psicologica è possibile uscire. Ho vissuto una relazione in cui i primi mesi sono stati una favola, ma nessuno poteva prevedere che quelli successivi sarebbero stati un inferno... La persona che avevo accanto aveva tutte la caratterisiche...
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… ho appena letto il tuo commento, More 🙂 grazie 🙂
…riconoscere il modo di essere dalle parole, dai comportamtenti . Quando mi sono liberata, automaticamente ho cominciato a scegliere le persone con cui relazionare. Prima ero io che in qualche modo permettevo (certo, senza accorgemene) che mi maltrattassero: e il motivo è semplicissimo. Volevo amore da ‘quelle’ persone, perchè io amavo LORO: senza di loro mi sentivo sola, senza valore. Se mi sorridevano, se mi approvavano, ‘mi facevano’ felice; se mi insultavano e isolavano, ‘mi facevano’ sentire sola, disperata … Mi accusavano e mi facevano cercare giustificazioni; mi criticavano e mi facevano tentare di imitarli, o di accontentarli; mi insultavano e mi facevano sentire in colpa. Qui sta l’errore: ‘mi facevano’ … davo a loro il controllo su di me: se volevano farmi felice, sapevano come fare; se volevano farmi soffrire, sapevano come fare. Io mi spaccavo la testa per capirli, per assecondarli.
C’è un altro motivo: i figli, i nipotini. Volevo pace, vita, amore, perciò sopportavo, ma sopportare significa nascondere la verità: in pratica io creavo agli oppressori l’ambiente ideale per agire.
È come chiudere il topo in gabbia col gatto: il topo ero io, mi ci chiudevo io, sperando di poter tenere a bada il gatto: ma il gatto è gatto. Per usare la parola di Luna: lo squalo è squalo. Può anche essere frutto di una trasformazione, ma quando lo è, lo è. Il fatto che io ami qualcuno, non significa automaticamente che lui sia buono, maturo, ragionevole. E se io amo uno squalo, da lui posso avere solo amore di squalo, un ‘amore’ predatorio: cioè un non-amore.
Succede che la persona che si ama sia uno squalo. E succede spesso, visto che andare a caccia è istintivo per uno squalo, come è istintivo per lui riconoscere le prede.
Se non si è uno squalo e se ci si trova a tiro di uno squalo, non ci sono molte alternative: o si è preda, o ci si fa ‘remora’ (ci si adegua allo squalo, mentre lui attacca e divora), oppure si va a nuotare in acque non infestate da squali.
In fin dei conti da piccolina, io avevo trovato il metodo giusto. Mia madre mi portava da quel bisnonno, e io mi arrampicavo subito su un grande albero del meraviglioso parco della sua villa: per tutto il tempo stavo lassù, in braccio al mio Albero, a leggere i miei libri, a disegnare, a fantasticare, a guardare dall’alto gli adulti che parlavano, parlavano.
Rimanere vicini allo squalo comporta un altro problema: l’ambiente attorno a lui è un ambiente da squalo, è la sua acqua. Un’acqua che resta turbolenta anche dopo il passaggio dello squalo.. ci sono prede ferite, vuoti di prede morte, gorghi… Dall’Albero vedevo gli adulti, parenti amici conoscenti : deferenti, assenzienti, rispettosi… ‘siate sempre ubbidienti col bisnonno, è molto severo’ ci diceva mia madre. Li vedevo dall’alto del mio Albero: si erano adattati allo squalo (il bisnonno) …
ma l’ho saputo solo 50anni dopo,che lui aveva usato violenza a mia nonna,mia madre,mia zia; picchiava mio zio. Aveva ridotto il loro padre(suo figlio)a un burattino (‘remora’…).
Uno squalo potente,che ha vissuto tutta la vita così,coperto da silenzio, paura e vergogna delle sue vittime (altri tempi … non c’erano aiuti). Mia nonna è morta di crepacuore a 56 anni, mia zia e mio zio a 41 e 45 anni; mia madre ha sofferto moltissimo … troppo per diventare semplicemente ‘remora’; per non morirne anche lei,è diventata come lui.
Dal mio Albero io vedevo persone colte, ricche,devote: parlavano, ma non dicevano nulla della verità (ma io la sapevo, perché lo squalo aveva tentato di ‘divorarmi’). Le parole di Luna sembrano fatte apposta: @sarebbe bello se ciò di cui parliamo non esistesse… ma esiste… dietro a chissà quante finestre … dietro la telefonata di quell’amica.. dietro chi ti dice che ha quella faccia sbattuta sì, ma è che ha il mal di testa… …Sta nelle chiese, quando non c’è messa… Sembra stare nelle fessure, perché alla luce del sole non si vede, eppure spesso è il muro…enorme muro costruito dentro e attorno alle persone. Che le rende lontane, separate dagli altri, dal flusso della vita, dalla sua bellezza, dalla pace, dall’espansione. Dall’amore.@
Cara More, dici una cosa che mi pare importantissima: @Ho sempre pensato una cosa:prima o poi i nodi vengono al pettine,prima o poi la verità viene a galla,prima o poi le persone si smascherano@
Il bisnonno-squalo sarà fors’anche morto a 96 anni, riverito e tenuto: ma non si immaginava che la bambina che gli era sfuggita per un pelo,quella che stava sempre sull’Albero, lei avrebbe fatto cadere la sua maschera. Non mi sono lasciata divorare, non sono diventata una remora, non mi sono trasformata in squalo (e solo Dio sa quanta fatica ho fatto ad allontanare la tentazione). Poi, nel deserto della solitudine, nel silenzio totale dove non ci sono più nemmeno le voci dei figli e dei nipotini, mi sono trovata a non aver più nulla da perdere: sparita la paura, sparita la vergogna, ora ho scelto acque diverse e se oggi sto scrivendo, è perché io finalmente non ho più paura, non ho più vergogna. A un secolo di distanza, la verità viene a galla. Non c’è altro che dire la verità: è luce nel buio della prigione che intrappola da un secolo tutti, generazione dopo generazione, maledizione che si allarga con l’allargarsi della famiglia. Alcuni stanno male,alcuni malissimo: molti non sanno il perché, alcuni non se ne accorgono…
Simona… si,che bello se non servisse la “compagnia nella sofferenza” ma la realtà è questa.Una persona con le sue sole forze non ce la farebbe mai … sarei come mia suocera, mia nonna, come gli zii, come alcuni dei miei cugini e nipoti: morta. Non avevano internet e consultori. Sì, ci si sente in colpa per questo male, ma la cosa più bella è aiutarsi a riempirlo di bene … riempire il buio di luce, e costruire una realtà senza muri invisibili …
Un abbraccio grosso a tutte .. ed ora è meglio che mi metta al lavorooo! :))
Ciao a tutte
ciao fl,hai ragione prima non c’erano strumenti per poter uscire da situazioni del genere,ma anche la cultura e la mentalita omertosa adesso un po di più …ma mi pare uguale comunque..si a me internet mi ha aiutata moltissimo ,ma prima di arrivare a usarlo….ho patito le pene dell’inferno.Come te ho cercato aiuto nella preghiera e nei preti …ma ho trovato un muro di ignoranza,prevenzione ,toni accusatori,giudizi,condanne…Credimi che quando nasci e cresci nella convinzione e nell’educazione cristiana , e sei forte del fatto che se chiedi, Dio ti dà aiuto..ma scopri che anche lui ( in veste di prete) ti abbandona ,anzi ti volta le spalle, ti senti finita ,morta senza speranze,il male è stato grandissimo, dover cambiare idea su una fede iradicata fino dalla nascita…piano piano ,mi sono dovuta fare una ragione di ciò e andare avanti solo con le mie forze,attingere per quanto fosse possibile da le poche che avevo.In ogni parola che scrivi leggo e sento la tua trovata serenità e questo dice che hai superato e trovato la maniera di trasformare ciò che hai subito in bene per te,io non so se riusciro a farlo ,sono troppo arrabbiata ancora ,non so in cosa mi trasformero e questo mi fa un po paura….non è facile fare il percorso che hai fatto tu….ti ammiro….Sì ti leggo e cerco di attingere insegnamenti dal tuo percorso ,ma siamo tutti diversi e i nostri modi di reagire sono svariati e credo dipendano anche dai nostri caratteri ….chissa leggendoti ancora e leggendo le altre donne forse……modificherò le mie reazioni….. ciao un bacione
FL53: ho letto tutto, dovrei @riportare ogni tua riga 🙂
le nostre storie sono diverse, ma in moltissime sensazioni e dinamiche ritrovo la mia.
SIMONA: @io non so se riusciro a farlo ,sono troppo arrabbiata ancora ,non so in cosa mi trasformero e questo mi fa un po paura….non è facile fare il percorso che hai fatto tu….ti ammiro….Sì ti leggo e cerco di attingere insegnamenti dal tuo percorso ,ma siamo tutti diversi e i nostri modi di reagire sono svariati e credo dipendano anche dai nostri caratteri ….chissa leggendoti ancora e leggendo le altre donne forse……modificherò le mie reazioni….
scusa Simona se mi intrometto nel tuo dialogo con FL, ma volevo solo dirti questo: è vero che siamo tutti diversi ed è vero che lo sono i nostri caratteri e che tutti, essendo dotati di libero arbitrio possiamo scegliere, anche come compiere il nostro viaggio, e ciascuno sa per sè quello che ha dentro di sè e qual è il suo percorso, ma credo che non ci sia nessuno, che abbia incontrato la violenza psicologica ed emotiva, che non abbia avuto le sensazioni che hai tu, riguardo la trasformazione ecc., e la rabbia.
E certe volte, sai, noi crediamo anche che il nostro carattere sia quella che è una nostra reattività appresa, dovendo correre sempre a perdifiato, per aggirare ostacoli, anche interni, o sbattendoci contro come una pallina del flipper. Ma a poco a poco possiamo trovare/ritrovare nella roccia, nella sabbia o sotto un pelo d’acqua, chi siamo in stato di quiete. Dove per quiete non si intende un mondo perfetto, perchè la perfezione globale non esiste, ma la serenità, interiore e quindi la scelta in base a quella serenità, e il nostro non sbattere più come una pallina senza sosta.
Ciascuna delle persone che scrive qui ha compiuto e compie un suo personalissimo viaggio.
Ha la sua storia, i suoi ricordi, con cui litigare e con cui fare pace.
Io credevo che non sarei mai riuscita a guardare dei miei pessimi ricordi come oggi li guardo, con appartenenza e al contempo con serenità.
Non sono mai diventata uno squalo perché sarebbe stato uno snaturarmi, per me, equivalente a farmi mangiare, e ho sempre amato troppo la mia parte solare, come quella della Fl bambina sull’albero, per non andarla a cercare e per non continuare a coltivarla dentro di me. Anche quando, purtroppo, la sentivo implosa rispetto a quanto avrebbe potuto espandersi. L’ho sempre amata, anche quando ho fatto a botte con me. Anche quando non sapevo nemmeno di fare a botte con me, perché credevo davvero che fosse colpa mia e sbattevo come la pallina del flipper per cercare di porre rimedio…
Anche quando ho tirato fuori le unghie, ho alzato la voce, per difesa o per disperazione. E ho temuto di poter diventare le mie unghie e quella voce.
Non sono mai diventata uno squalo, ma conosco la rabbia.
Conosco la rabbia che la violenza genera dentro di noi e la paura di diventare rabbia.
Credo che molte persone passino in tempo a credere che la “stanza” interiore piena di spigoli in cui hanno sempre vissuto o vissuto per un periodo sia il loro mondo interiore.
Credo all’amore e alla serenità che le persone possono incontrare dentro di sè e riacquistare dentro di sè.
Credo nel valore di questa solidarietà, nello scambio, nell’informazione 🙂
Ciascuno fa il suo viaggio, ma non è vero che ciascuno è un’isola :DDDDDDDDD
Un bacione grande a tutte :DDDDDDD
Ciao Simona, dici bene, la mentalità omertosa che ti imprigiona dentro l’inferno (vedere il film ‘I Vicerè’ – bellissimo- o meglio leggere il libro!! È una storia vera, scritta dal protagonista: è stata tenuta nascosta per lunghissimo tempo ): forse tu sei del sud, ma la stessa cosa c’è anche al nord, dove si fa addirittura finta di non vederla, tanto che finora non le si dava nemmeno un nome. Si comincia ora a fare gli spot, a parlare di mobbing familiare, di violenza psichica. La mia famiglia è del nord, quella di mio marito del sud e ho sopportato le stesse cose da tutt’e due: ai comportamenti istintivi si aggiungono quelli tattici, lucidi… calunnie, diffamazione, emarginazione, sopraffazione economica … se ti rivolgi fuori, ti prendono per pazza, ti tengono lontana. Tuo marito ti fa a pezzi? “La colpa è sempre al 50%” dicono: è una delle frasi più idiote che si possano immaginare, eppure fa presa e la maggior parte degli amici se ne lava le mani, standosene salomonicamente fuori. Finalmente ci sono i centri antiviolenza.
Tu descrivi davvero bene lo sgomento in cui una persona si trova quando, cresciuta nella fede cattolica, si rivolge al prete @ forte del fatto che se chiedi, Dio ti dà aiuto..ma scopri che anche lui ( in veste di prete) ti abbandona ,anzi ti volta le spalle, ti senti finita ,morta senza speranze@ … sì, Simona, cara, è tremendo, l’ho vissuto anche io: il mondo già ti sta crollando addosso, già ti vergogni a camminare per strada, già dentro la sua stessa casa hai paura a muoverti, a parlare, a respirare, e ti vien tolto anche l’ultimo luogo dove pensavi di poter avere una dignità, e magari anche un po’ aiuto.
Che dirti? Che è il prete a vestire i panni di Dio, e non Dio a vestire i panni del prete …
Che il prete vestito da Dio ti volta le spalle perché ha bisogno che tu resti dentro la tua prigione, ha bisogno di inchiodarti alla tua croce e ha bisogno che tutte le sue pecorelle restino inchiodate alla loro croce: così, è salva la ‘regola’, è salvo il matrimonio indissolubile, la sofferenza e la pazienza, ed è salvo il suo ‘essere prete’. Qualche prete un po’ diverso c’è: ma allora è una persona che veste i panni da prete per portarti l’aiuto e la comprensione di Dio, per liberarti dall’inferno e, così facendo, di solito ha un sacco di problemi con i superiori. In poche parole, è uno che ama.
Posso dirti che se Dio c’è, vuole Te, proprio Te. Se Dio c’è, ti voleva fuori dalla prigione, fuori dall’inferno che ti stava uccidendo, anche sorpassando un prete, se necessario… e tu sei fuori, sei libera e ti stai ritrovando nel percorso che stai facendo con le tue forze! Sono io che ti ammiro!! Non ho scritto la mia storia per ‘insegnare come’ si deve fare ad uscire dall’inferno, ma per ‘testimoniare che’ si può uscire dall’inferno.
Certo che ognuno ha il suo carattere, i suoi talenti, le sue debolezze, i suoi tempi, i suoi modi!! Conoscere le storie degli altri aiuta, riconoscere
alcune fasi comuni facilita le cose! Per esempio, tu dici che sei arrabbiata, che hai un po’ paura perché non sai in che cosa ti trasformerai: io ti dico che puoi gettar via la paura, perché il cambiamento, la ripresa del contatto con la realtà e con i propri desideri, comprende anche “l’arrabbiatura” e questo è il percorso di chi sta ritrovando se stesso, lavorando con i suoi modi e i suoi tempi! Per quanto ognuno cammini con le sue gambe e le sue forze e le sue movenze e la sua velocità, comunque tutti mettono un piede davanti all’altro. Il confronto con gli altri a me serve perché mi conferma se sono sulla strada giusta, e mi evidenzia errori che potrebbero incastrarmi …
Per esempio, a me è servito leggere te, More, Tina, Luna: da sempre giravo intorno a un problema … una specie di paura a finire i quadri … li tiravo in lungo … troppo in lungo … man mano che mi avvicinavo alla fine aumentava la mia paura a metterci mano e così rimanevo con troppi quadri fermi all’ultima fase. Lo sapevo, che questo era dovuto ad un complesso di cose, ma rimandavo di affrontarlo anche perché sapevo che mi sarebbe stato possibile sciogliere i motivi di questo blocco solo impegnandomi anche in un cambiamento tecnico … il che implicava molto studio e sperimentazione … beh, questo parlare qui, tra noi, mi è servito (non voglio annoiarvi con una spiegazione che sarebbe lunga) ad affrontare il problema per le corna (tecnica compresa) e a risolverlo: è stato una specie di salto. Ho fatto un quadro di prova, e ci ho messo 6 o 7 giorni (contro i 2 o 3 mesi che ci avrei messo prima del salto): ieri l’ho firmato e domani lo metterò sul blog, se vorrete vederlo … Il bello è che questo ha portato un valore aggiunto, una specie di ‘sorpresa’: mi sono ritrovata con la tecnica per mettere sulla tela immagini che già avevo nella testa, ma che fino a due mesi fa pensavo impossibili da rendere con il pennello … e per me questo significa felicità, perciò grazie a tutte.
Luna: @Un sorriso da parte mia anche all’Uomo che ora hai accanto@ … ho riferito, con tanto di maiuscola … se avesse i capelli, gli sarebbero diventati rossi fino alla punta!! :DDD
Un abbraccio a tutte e buona giornata :))
Grazie Fl53 per aver condiviso con noi (e spero con molti altri) la tua storia. Sono andata sul tuo bolg, mi sono anche iscritta per lasciare un commento ma non ci sono riuscita: sono un po ‘mbranatina (Anto62 ne sa qualcosa!!!! Ciao Anto, due bacioni 😉
Non posso far altro che associarmi a LUNA, MORE e simona nell’esprimerti il dispiacere per quello che hai vissuto e per quello che ancora fa soffrire il tuo sensibile cuore. E mi associo a loro anche nell’ammirare la tua forza, il tuo coraggio, la tua capacità di difendere i tuoi valori e i tuoi principi anche nei momenti in cui sarebbe stato mooooolto più facile mandarli a farsi friggere.
Anche a me, leggendo la tua storia, è capitato di trovare molto della mia. A partire dalle molestie subite da ragazzina. Quello a cui voglio acennare ora (ho pochi minuti) è, tuttavia, un aspetto che mi sta molto a cuore. Ho letto tra le righe del tuo racconto una fede profonda, che va al di là dei luoghi comuni. A partire dall’intento con cui hai pubblicato la tua storia, per finire alla conclusione di uno degli ultimi tui post “Mi guardo indietro, e ritrovo qui, oggi, concretizzate, le parole della mia maestra, una suora dolce che amavo e che per me era una mamma: qui c’è il senso non storpiato dell’amore, che non conosce limiti di luogo né di età, e il senso vero e concreto di una ‘comunione’ che è vita scambiata”.
Parole che mi hanno commosso in quanto sono scritte anche nel mio cuore.
Inoltre, anche io, come te, ho chiesto aiuto ai sacerdoti e anche io, come te, ne ho incontrato uno pessimo.
Tuttavia io sono stata molto più fortunata di te perchè poi ho incontrato un vero sacerdote.
Ti abbraccio forte e ti riservo con affetto un posticino nelle mie preghiere, affinchè i tuoi figli riescano a vederti per quella che sei veramente, una mamma speciale, e la tua felicità si compia totalmente.
tina.
Ciao a tutte,
ciao Luna,non ti devi scusare …no ..la tua non è una intromissione scrivo qua per tutte e voglio e desidero che chiunque di voi mi risponda se lo desidera e ci sia uno scambio…che sicuramente sarà costruttivo……quanto a ciò che mi scrivi ti dico che hai ragione …forse io scambio “il carattere” con ciò che in questi anni è diventata la”reattività agli eventi”.Devo ancora fare l’incontro con me stessa …anche se sto reagendo bene credo ci sia ancora strada da fare…non mi sento molto sicura di me stessa …ancora ci sono delle cose che mi fanno vacillare,ho talmente sofferto (come voi)e sono abituata da anni a convivere con queste emozioni e sentimenti negativi …che adesso.. che mi stanno succedendo cose di cui rallegrarmi ed essere felice di me e per me ….ho paura che ci sia sempre dietro l’inganno , ho paura di sorridere, di gioire ,per poi sopportare un’altra volta la delusione,non mi sembra reale ……sto sempre in guardia ….in pratica sono passata dall’essere vittima degli altri ad essere vittima delle mie paure..spero di lasciarmi andare all’allegria ….mi dico e cerco di convincere me stessa che mi merito tutto ciò che di bello mi sta accadendo adesso……..(mi sento in colpa certe volte di provare belle emozioni).Volevo aggiungere … e dire ad fl che sono Sarda e per fortuna abbiamo una mentalità abbastanza aperta,ma il problema è la religione …una suocera bigotta è dire poco..un cognato sacerdote …una madre altrettanto cattolica…….l’idea (come tu hai già esposto) del matrimonio indissolubile prova…. anzi provate a immaginare come giudicano e hanno giudicato una (sarei io) che vuole separarsi (già da anni a dietro)da un marito alcolizzato e tanto altro…….Tutt’ora che sono riuscita a ribellarmi ..a tutto ciò (oltre alle ingiurie, le minacce psicologiche,diffamazioni che continuano a farmi) sento che un pochino abbiano ancora influenze negative su di me.Perciò dico che ho ancora tanta rabbia..e non sò in cosa mi trasformerò…..Vi ringrazio…..io vi leggo sempre e ogni vostra parola la peso ….e ne sento ogni sentimento che avete provato…..Ma vi dico grazie anche per le parole che mi scrivete di conforto …mi sento accarezzare il cuore e
sollevare i miei pensieri che talvolta sono pesanti da mandarmi giù ….un bacione a tutte…….. Simona
Tina carissima 🙂 ho letto il tuo post…
i doni che tu hai fatto portando te stessa in queste pagine non si contano, e tantissimi li hai fatti a me 🙂 e tra questi tu un giorno mi/ci hai regalato una frase che io ripeto spesso perché la trovo davvero “emblematica”: non è un modo di fare, è un modo di essere…
vale anche per quella persona di cui parli nel post, indipendentemente da che abito indossasse e dal luogo in cui si trovava…
ma certamente per un’anima ferita e confusa che va a cercare conforto trovare un molestatore in quelle vesti può essere ancora più devastante… e potrebbe essere naturale anche restare feriti, moltissimo, nel proprio rapporto con la fede.
La tua testimonianza è importantissima, perché è importantissimo il messaggio che c’è in quella testimonianza. Ci sono tante cose nella lettera che hai scritto, per come l’ho letta io ci sei tu 🙂 per come sei 🙂 c’è la tua storia, il tuo percorso, la tua visione della vita, c’è la tua energia, la tua gioia nel capire che si può liberarsi e anche la tua fede in Dio e la tua fede nel bene.
Esistono i molestatori, e riconoscerli è fondamentale, lo è riconoscere la violenza, lo è fare informazione…
ma quanto è importante è anche saper credere nel bene, riconoscere il bene quando lo si incontra, dentro e fuori di sè.
molto spesso le persone colpite dalla violenza psicologica rischiano di perdere la fede, oltre che in se stesse, in qualsiasi cosa, negli uomini, intesi come esseri umani, nell’amore, inteso come sentimento e energia che gli esseri umani sono in grado di scambiarsi, nella progettualità, anche minima, per dolore, per stanchezza, delusione, abbattimento, senso di non poter buttare giù il muro a meno che non avvenga un enorme miracolo, e nella spiritualità, che sembra averle tradite.
Ed è anche per questo che credo che la tua testimonianza sia importante.
Ti abbraccio fortissimo 😀
Luna, sì … anche io mi ero accorta che abbiamo molto in comune 🙂 ho avvertito una sensibilità che può solo derivare da un percorso molto intenso, da ricordi ed esperienze che tu trasformi in qualcosa di bellissimo, che agisce all’esterno, a distanza, ed è percebibile quel tuo modo di Essere che hai salvaguardato e coltivato, semplicemente perché lo amavi.
Anche io continuavo ad aggrapparmi alla parte di me che amavo, e penso fosse questo a mantenermi viva una felicità inspiegabile, dato che la mia esistenza era un incubo.
Per amore tu non sei diventata uno squalo. Ed è lo per lo stesso motivo, amore, che non lo sono diventata nemmeno io. Avevo già visto le persone che più amavo –figli, papà, fratelli- ‘rivoltate’, trasformate, schiacciate, usate, disorientate … avevo già visto il tempo coprire il male fatto e visto gli squali vittoriosi, ricchi e potenti, pavoneggiarsi in un campo di battaglia devastato … avevo visto la vita consumarsi nell’amore impedito … e avevo resistito, ma quel giorno, anzi quel momento del tempo, sono arrivata ad un soffio dal decidere di diventare squalo. Ero lì, in piedi nel banco della chiesa, al funerale, immersa nell’odio palpabile degli squali, nelle loro finte commozioni. Ero persa, sgomenta: papà se ne era andato e, dopo 12 anni, avevamo avuto solo pochi minuti per noi, me li mi ero presi con determinazione: una clinica è un luogo pubblico. L’ultima volta ci eravamo visti in tribunale, dove lui mi aveva trascinato, montato da mia madre. Accanto al suo letto, pochi minuti magici. Soli. Poche parole, le mie, perché lui non aveva più voce … la montagna che amavamo tanto, quei nostri sentieri, quel sasso, quell’albero. Poche parole, e i suoi occhi erano tornati d’incanto quelli di un tempo e avevo visto la sua mano alzarsi per una carezza e tirarmi vicina per un bacio. Ha usato tutte le sue forze per sussurrami ‘grazie’ e ripeterlo, ripeterlo, ripeterlo.
Ma io, poi, mi trovo in piedi nel banco, immersa nel gelido vuoto nero che gli squali, circondati dai loro ‘soldati’, si portano dietro vittoriosi: la morte nasconde le loro manovre, i soldi sono al sicuro, i soldati sotto controllo, la rispettabilità salva. A che serve, mi chiedo. A che serve resistere, a che serve ‘essere’ se, dopo anni d’amore impedito e depredato, tutto finisce lì in una bara e nella soddisfazione impunita di chi si accaparra potere e soldi. Forse hanno ragione loro, gli squali. Forse è meglio essere come loro: è facile, basta che faccia come loro, ed avrò vendetta, potere, soldi. Basta che io programmi ricatti, calunnie, incidenti, basta che io metta con le spalle al muro le persone una alla volta partendo dal più attaccabile, basta che io faccia una semplice ‘scaletta di potere’. Basta che io esca da questa chiesa del cimitero e, mentre portiamo papà alla sepoltura,io cominci
io cominci subito a farlo: l’occasione è ottima, ci sono qui le persone che mi servono.
Sentivo nausea, gelida, mi sentivo disintegrare; mi accorsi che stavo usando la mia intelligenza (capacità di decidere, collegare tutto, esperienze, nozioni e sentimenti per uno scopo) per qualcosa di brutto. In quel modo avrei dato la vittoria agli squali; significava, come dici tu, farmi divorare e, contemporaneamente, attivamente impiantare e far crescere dentro il mio corpo qualcosa di orrendo ed estraneo: cioè una parte di loro, il loro esempio che io avrei imitato. Una specie di seme di squalo che mi avrebbe controllato, come un burattino. Io non avrei più potuto amarmi. Né avrebbe potuto amarmi chi mi amava: sarei tornata a casa diversa, un’altra … quella di prima sparita, divorata.
È stato questo, l’amore, a farmi decidere, ancora una volta, di non lasciarmi divorare, di non snaturarmi. Tornerò a casa io, e non uno squalo.
Credo anche io nelle cose in cui credi tu, amore e serenità ritrovati in sé e scambiati con gli altri. Avevo scritto il mio commento a Simona prima che fosse pubblicato il tuo … io parlavo di cammino, tu di viaggio 🙂 … il percorso, diverso per ognuno, ma con tante cose in comune: accorgersene aiuta moltissimo a non ‘cascare nei crepacci’… anche io credo che @ Ciascuno fa il suo viaggio, ma non è vero che ciascuno è un’isola@ : per questo, proprio per questo, ho fatto un quadro un anno fa dal titolo “Isolarsi?”e te lo dedico (lo metto sul mio blog http://blog.libero.it/fl53/) con le parole che ho scritto per accompagnarlo.
Cara Tina, ti ringrazio tanto … di quello che mi scrivi ora e di quella tua frase che, come Luna, anche io ripeto: “non è un modo di fare, è un modo di essere… “ . Ho letto quello che ti è successo! e sono felice per te, perché hai saputo reagire come hai fatto e sono felice che tu abbia trovato un vero sacerdote … ne riparleremo, anche per quello che scrivi tu, Simona: ti ammiro davvero tantissimo, se in un ambiente così bigotto sei riuscita ad avere questa forza: tieni duroooo!!!! … purtroppo ora il tempo sta scadendo . P.s.: Tina, non sei ‘mbranatina’: ero io che non mi ero accorta che dovevo autorizzare i commenti! (ora si può).
Un grosso abbraccio a tutte 🙂
FL: caspita, i tuoi quadri sono bellissimi!
Parlano 🙂
E vederli da una foto non rende l’idea che può dare un quadro dal vivo :):):)
Avevo 14 anni e agli Uffizi sono rimasta non so quanto tempo con il naso per aria a guardare un quadro di uno dei nostri pittori ENORMI 🙂
L’avevo visto in foto tante volte, ma quando mi sono trovata lì davanti ho avuto una versione – tutta positiva – della sindrome di Stendhal 😉
Ero così: :O
🙂
La sensibilità artistica è una cosa che, nella vita, secondo me, aiuta moltissimo.
E non importa che uno sia effettivamente un pittore, uno scrittore, un compositore, qualcuno che genera arte, essere fruitori dell’arte è già di per sè un qualcosa che arricchisce la propria visione della gamma di “colori” del mondo.
A parte che io vedo persone generare le loro “forme d’arte” di continuo, nel momento in cui danno spazio ai loro talenti, di qualsiasi tipo siano, anche fuori da ciò che comunemente chiamiamo arte.
E mi affascina anche questo mondo pieno di talenti che insieme compongono un flusso vivace, in cui ciascuno mette il suo 🙂
Detto ciò nel momento in cui una persona incontra, riconosce e “autorizza” il proprio talento, lo lascia espandere, come una parte di sè, e quel talento esce sotto forma di un qualcosa che non è più suo soltanto, ma, in altra forma, parla di un percorso proprio… del proprio Essere :D… del proprio sguardo all’interno e sul mondo 🙂
be’… non credo di aver bisogno di spiegare cosa intendo 😀
Ho letto con piacere, e sentito, FL, il tuo entusiasmo riguardo a quell'”affinamento” tecnico (passami la parola impropria) che non era questo soltanto, ma rappresentava per te molte cose, a quanto mi pare di aver capito 😀
anche quell’espansione più libera, credo 🙂
Bacioni a tutte 🙂 se riesco torno dopo 🙂 🙂 🙂
Stamattina ti ho pensato, FL53. Dopo aver preso appuntamento con l’avvocato, provata dal fatto che “finalmente si inizia davvero”, ho cominciato a riflettere sul fatto che un giorno i miei bambini avranno anche un’altra “mamma”. Che il loro papà è bravissimo con le parole, la sua amica altrettanto. E mi sono venute le lacrime agli occhi pensando alla tua storia, e alla mia. Ho rivisto le cuffie sul “suo” comodino, quelle che usa per sentire Radio Maria quando non fa il rosario, o non scrive preghiere, o non legge la pagina del Vangelo che gli arriva ogni giorno via email. E ho ripensato a tutte quelle volte che mentre litigavamo mi diceva che ero una persona cattiva mentre la sua amica era una santa. Prego Dio che non lo dica mai ai miei bambini. Non lo sopporterei.
Mah…ora basta pensare al passato o al futuro, ogni tanto devo ricordarmi di vivere sempre e solo il presente!
Mi dispiace che oggi sono un pò giù. Magari ritorno appena mi riprendo per bene 😉
Nel frattempo torno a guardare i tuoi bellissimi quadri, Fl (ho anche lasciato una specie di commento, ma ero davvero emozionata!!!)
Un bacio a tutte voi e un mega grazie a Luna per il post qui su…
tina
Ciao fl…ciao tutte,
ho visto i tuoi dipinti e la penso esattamente come Luna ,sono meravigliosi ,parlano…….. sono pieni di vita……..chissà che emozioni danno vederli dal vivo.!!! Complimenti…….UN enorme bacio
TINA: ciao cara 🙂 ovviamente si va e si viene a panza e ispirazione :DDD
e con qualsiasi stato d’animo… 🙂
figli non ne ho, e quindi, con tutto l’affetto sincero, seppure al di là di uno schermo, che nutro per te,e con tutta l’empatia possibile, che sento, mai potrei mettermi nei tuoi panni quanto possono Fl53 e Simona che hanno dei figli, ma de panza mia posso dirti una cosa?
a parte che penso sia normalissimo in generale che il fatto di passare attivamente a questa fase più concreta di chiudere un capitolo sia un passaggio che non può che fare un certo effetto, perché tu hai fatto tanti passi, tantissimi, e questo è un “passone”, di liberazione concreta enorme, penso anche che sia naturale che tu ti sia immedesimata in Fl53 quando parla dei suoi figli…
ma credo che la cosa bella del messaggio di Fl sia proprio quel suo vivere il presente, come dici tu alla fine del tuo post 🙂
e come abbia spezzato delle catene dentro di sè, che è la prima cosa.
Lui sarà stato apparentemente “bravo” con le parole, quando voleva colpire, Tina, in un contesto in cui, per svariate ragioni, gli riusciva di colpire (svariate ragioni che tu sei stata eccezionale a smantellare), ma lui non sa vivere.
Tu sì, Tina, tu sai vivere. Anche nel senso emotivo del termine.
E’ un’enorme differenza che parla da sè.
Nel presente. (E sul lungo termine sano).
Un abbraccione :DDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDD
Ciao, ciao a tutte! :))
Cara Tina, ti sono vicina, ti abbraccio forte: so che cosa hai provato ieri, e so che è molto doloroso. So che è difficile e pesante gestire con forza e gioia la propria liberazione contemporaneamente alla sofferenza di vedere i figli coinvolti. Sembrerebbero cose opposte, antagoniste: ma non lo sono. Ormai la trappola era stata tesa e i tuoi figli ne sarebbero divenute vittime: la loro liberazione passa per la tua. Penso che, se anche le cose sono difficili, i tuoi figli soffrirebbero molto di più se la trappola si fosse rinforzata durando più a lungo e loro fossero già adulti, come è stato per i miei che hanno sofferto moltissimo. Penso che la loro mamma, unica, sarai sempre e solo tu; come lo resto io per i miei figli. Penso che nemmeno una madre come la mia possa cancellare di esserlo, per quanto faccia e abbia fatto: dentro di me ho un legame fortissimo a lei, è come un diamante dentro una montagna; sono consapevole di quello che ha fatto a me e alle persone a me più care, mi sono arrabbiata, ma non provo odio … so che il diamante è lì …
Ora ho i minuti contati, riprenderò stasera o domani, ma intanto voglio ringraziarvi tutte …sono contenta che i miei dipinti vi abbiano trasmesso emozioni, io ne ricevo da voi in cambio, e questo è proprio il ‘lavoro’ di un’opera una volta che è finita… è un linguaggio diverso dalle parole, ma molto potente, un linguaggio universale ed immediato che richiama sensazioni ed esperienze comuni, risveglia ricordi, muove pensieri … mette in comunicazione l’autore con le persone, e queste tra loro, al di là del tempo e questo avviene ogni giorno, davanti ai capolavori dei nostri grandi artisti, come è successo a Luna e succede a me, che a volte vado in un museo per stare a guardare una sola opera … tanto è forte quello che i capolavori trasmettono! Mille sono i modi della creatività, è un linguaggio con cui una persona parla a se stessa e incontra il proprio Essere. Luna, tu parli anche di @qualcosa che non è più suo soltanto@ ed è proprio vero! C’è un momento bellissimo, imprevedibile, forse è il momento più bello nella fatica –che è tanta- del ‘fare’ un’opera: ad un certo punto, impostate le forme, stesi colori fondamentali e abbozzati i chiaroscuri, improvvisamente il dipinto acquista una forza propria, una sua atmosfera … il quadro ‘nasce’ come Essere a sé, con qualcosa di suo che va oltre l’intuizione d’origine e allora comincia a parlarmi … e io parlo a lui …
Buona giornata, ragazze 🙂
@penso anche che sia naturale che tu ti sia immedesimata in Fl53 quando parla dei suoi figli…@
Sì , Luna, ci ho messo un po’ prima di decidere di dirvi la mia storia, non volevo ‘far peggio’, aggiungere ulteriori fardelli e ‘soffocare’ la conversazione, né stimolare assurdi paragoni sulla gravità e pesantezza delle situazioni vissute: la mia storia non è ‘più’ delle vostre. Dalle vostre parole, oltre e più che l’orrore per la parte ‘brutta’ cioè gli atti (psicologici e fisici) della violenza, ho ricavato stupore, ammirazione, esempio ed affetto per ognuna di voi e per il cammino che ognuna sta compiendo. So che la comunicazione e la condivisione possono trasformarsi in vita per gli altri: è stato così per me che, pur accortami che ‘dovevo fare qualcosa’, non ci riuscivo finché all’esterno trovavo il muro. Quando all’esterno ho trovato sia sostegno psicologico sia testimonianze di esperienze simili alle mie, sono riuscita a decidere di riprendermi la vita, pur pagandone il prezzo.
Visto che non vi dispiacciono i miei lavori (grazie per i commenti, ho risposto là), ne metto ancora uno sul blog. Si tratta di un’immagine che mi è esplosa in testa una mattina al risveglio, otto anni fa, un giorno normale di un periodo in cui mi sembrava di esser riuscita a conquistare una vita serena e mi pareva che tutto, in famiglia, finalmente funzionasse. Mentre il sole filtrava dalle persiane, io vidi, nitidissima, un immagine. La mia casa giù sul bordo del lago (per lavoro vivevamo in un paese sopra a lugano in quel periodo), una tempesta in arrivo, barche agitate da un vento improvviso, un raggio forte di sole veniva da un angolo di cielo azzurro… Più che l’immagine, mi si stampò dentro il suo significato, la sua atmosfera: la sentivo, inconfondibile. Qualcosa che squassava le nostre vite, il tempo lungo di una tempesta, poi il sereno … dove avremmo volato in direzioni diverse. Buttai giù uno schizzo, ma cercai di scacciare la sensazione, riprendendo la quotidianità e mettendoci, a maggior ragione, ancor più entusiasmo, ancor più gioia.
Dopo 4 giorni, scoppiò l’inferno. Quello definitivo, orrendo.
Presi in mano la tela dopo 4 anni.
Oggi, stiamo volando.
FL: ciao 🙂
@la loro liberazione passa per la tua…
quanto è vero, carissima Fl!!!
non commento questa frase, perché parla da sè, e perché dentro ha un sacco di cose, tantissime… 🙂
Per quanto riguarda il fatto di scrivere la propria storia, io penso che davvero uno fa quello che si sente, quando si sente di farlo 🙂
non esiste una regola 🙂
penso di capire cosa intendi quando dici:
@stimolare paragoni
Da persona sensibile e intelligente quale sei, e da persona che ha fatto e sta facendo un certo percorso, ti sei fatta questo scrupolo, con grande empatia, per come la vedo io.
Tuttavia penso che il fatto che tu abbia affidato la tua storia al blog, nel momento in cui ti sentivi di farlo, e per come lo hai fatto, sia un messaggio in una bottiglia che tu hai lanciato nel grande oceano del web, e che rappresenta un dono. E in nessun modo invadente, perché non sei andata a buttare giù muri a picconate, nel cuore e nella testa di chi non si sente ancora pronto dentro di sè, ma hai lasciato il tuo messaggio oltre il muro, in modo che possa essere visibile e condiviso.
Un dono che verrà interpretato da chi lo troverà, ovviamente, attraverso il suo vissuto, le sue sensazioni, così come è stato per ognuna di noi nel momento in cui ha trovato un messaggio lungo il suo cammino. Tornando anche, sullo stesso messaggio, in modo diverso, ad un punto o un altro del percorso. Facendo dei passi anche attraverso le sensazioni dei paragoni, magari.
Ciascuno fa il suo viaggio,e la libertà, in quel viaggio, è sacra, ma nessuno è un’isola. Lo so… l’ho già detto 😉
ma ci credo :DDD
spero di essere riuscita a spiegare cosa intendo dire…
non sono tanto sicura però :O 😉 🙂
si capisce?
Un abbraccione 🙂
… si capisce, si capisce benissimo! è bella questa cosa di messaggi lasciati qui e là, isole del tesoro cui tornare durante il percorso. Così hanno funzionato, per me, le parole degli altri, le esperienze altrui ed anche le opere letterarie … diventano ‘luoghi’ dentro di noi, punti di ancoraggio dove l’approfondirsi dell’interpretazione è come la pala che porta alla luce nuove risorse preziose, esempio, spinta al cambiamento …
Oggi vado al sud, per un matrimonio. Passerò lungo l’Italia, penserò a voi sparse un po’ qui un po’ là … e ognuna di noi ha dentro di sé scrigni pieni del tesoro delle altre …. :))))
Baci & abbracci :)))
🙂 🙂 🙂 🙂 🙂
baci baci a tutte 😀
Ciao ragazze, come state??? da un po’ non si sente nessuno, qui… Per farvi ridere un po’, vi incollo qui una cosa che sta girando in internet…
Ecco qui:
@@@
Nella lingua italiana è curioso notare come alcune parole (e modi di
dire), al maschile abbiano un significato,
mentre se poste al femminile in taluni contesti ne assumano di
completamente
diversi.
Vediamo alcuni esempi:
Cortigiano: gentiluomo di corte
Cortigiana: mignotta
Massaggiatore: chi per professione pratica massaggi, kinesiterapista
Massaggiatrice: mignotta
Il cubista: artista seguace del cubismo
La cubista: mignotta
Uomo disponibile: tipo gentile e premuroso
Donna disponibile: mignotta
Segretario particolare: portaborse
Segretaria particolare: mignotta
Uomo di strada: uomo duro
Donna di strada: mignotta
Passeggiatore: chi passeggia, chi ama camminare
Passeggiatrice: mignotta
Mondano: chi fa vita di società
Mondana: mignotta
Uomo facile: con cui è facile vivere
Donna facile: mignotta
Zoccolo: calzatura in cui la suola è costituita da un unico pezzo di legno
zo......: mignotta
Peripatetico: seguace delle dottrine di Aristotele
Peripatetica: mignotta
Omaccio: uomo dal fisico robusto e dall’aspetto minaccioso
Donnaccia: mignotta
Un professionista: uno che conosce bene il suo lavoro
Una professionista: mignotta
Uomo pubblico: personaggio famoso, in vista
Donna pubblica: mignotta
Intrattenitore: uomo socievole, che tiene la scena, affabulatore
Intrattenitrice: mignotta
Adescatore: uno che coglie al volo persone e situazioni
Adescatrice: mignotta
Uomo senza morale: tipo dissoluto, asociale, spregiudicato
Donna senza morale: mignotta
Uomo molto sportivo: che pratica numerosi sport
Donna molto sportiva: mignotta
Uomo d’alto bordo: tipo che possiede uno scafo d’altura
Donna d’alto bordo: mignotta (di lusso, però)
Tenutario: proprietario terriero con una tenuta in campagna
Tenutaria: mignotta (che ha fatto carriera)
Steward: cameriere sull’aereo
Hostess: mignotta
Uomo con un passato: chi ha avuto una vita, magari sconsiderata, ma degna
di essere raccontata.
Donna con un passato: mignotta
Maiale: animale da fattoria
Maiala: mignotta
Uno squillo: suono del telefono o della tromba
Una squillo: mignotta
Uomo da poco: miserabile, da compatire
Donna da poco: mignotta
Un torello: un uomo molto forte
Una vacca: una mignotta
Accompagnatore: pianista che suona la base musicale
Accompagnatrice: mignotta
Uomo di malaffare: birbante, disonesto
Donna di malaffare: mignotta
Prezzolato: sicario
Prezzolata: mignotta
Buon uomo: probo, onesto
Buona donna: mignotta
Uomo allegro: un buontempone
Donna allegra: mignotta
Ometto: piccoletto, sgorbio inoffensivo
Donnina: mignotta
Morale: o c’è qualche problema nella lingua italiana oppure ci sono tante mignotte in giro!
@@@
… fa ridere, ma ci sarebbe tanto da dire, anche sulla sua ‘morale’…
Un abbraccio e buona giornata :))
Ciao a tutte….ciao luna,
È un po che non vengo qui …ne a leggervi ne a scrivere di me..sono indaffarata a ricostruire la mia vita…con grande felicita..che non provo da anni ..mi sento leggera come se avessi tolto quintali di dosso, la separazione va avanti e tra un mese mi trasferisco con mie figlie in un’altra citta, tutti(parenti….che è meglio perdere che trovare)) vedono questa cosa come una fuga (tanto i problemi o i mali non li lasci te li porti dietro e restano con te)…si questo lo so…cio che ho vissuto nessuno lo cancella..fa parte di me e di cio che sono oggi …e del miglioramento anzi rinnovamento che avro domani…sono contentissima e lo sono anche mie figlie……luna ..mia figlia maggiore, che ha 13 anni,mi ha chiesto pochi giorni fa “mamma come mai tutte le parolacce sono contro le donne? ?’Io sono partita da adamo ed eva….ahhah!! Dicendole ,ovviamente in modo ironico che eva ha istigato adamo a mangiare la mela…e da lì …quando qualcuno si arrabbia dice parolacce al femminile …..per sfogarsi ..dando le colpe di cio che è accaduto a qualcuno….a caso..aahahah!!! Chissa come mai??? Un abbraccione che vi cinge tutte insieme ……..ciao ….simona
SIMONA: 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂
@sono indaffarata a ricostruire la mia vita…con grande felicita..che non provo da anni ..mi sento leggera come se avessi tolto quintali di dosso, la separazione va avanti e tra un mese mi trasferisco con mie figlie in un’altra città
ma che cose stupende che ci racconti! 🙂
sono tanto felice per te! 😀 😀 😀 😀 😀 😀 😀
Un abbraccione a te e alle tue figlie, di cuore :):):):)
meravigliose donne 🙂 un bacio
Ciao a tutte,
Luna…ti ringrazio tanto……abbiamo ricevuto (io e mie figlie)…il tuo grande abbraccio…con tanto affetto ricambiamo….Simona
Ho solo pochi minuti per dire a Simona:
evvvvvvvivaaaa! :))))))))
sei davvero fantastica, Simona!
quello che hai dentro sarà ricchezza per te e per le tue figlie e i problemi restano a chi li ha :)))
Un abbraccio
Ciao a tutti sono kiara anche io ho bisogno di sfogarmi mi è rimasta ancora un tanta rabbia anche se sono felice di essere finalmente libera dalla violenza psicologica subita.
Tutto è iniziato con la mia malattia che mi ha messo nelle mani della persona sbagliata un pò per la disperazione ma soprattutto un pò per la grande voglia di trovare una speranza e a causa della mia ingenuità e fragilità del momento . Mi sono ritrovata ad andare alla studio di questa pranoterapeuta di santa marinella ogni volta che andavo da lei a fare la terapia( 2 volte alla settimana per un totale di 50€ ) mi sono aggrappata alle parole di speranza che lei mi dava ; l’unica tra l’altro a farlo perchè i dottori tradizionali mi avevano detto che avrei dovuto prendere dei farmaci a vita per sopportare il dolore alla schiena che mi costringeva sempre più spesso a letto, potevo stare sole poche ore in piedi al giorno.
A tratti pensavo che questa persona avesse veramente dei poteri tra l’altro acquistando sempre maggiore confidenza con gli altri pazienti che a loro dire, la frequentavano da molti anni ho iniziato a sentire dei discorsi molto strani sentivo parlare di dimensioni sconosciute, di guarigioni miracolose…ma ogni volta che io facevo la “seduta” così veniva chiamata nel suo studio…(il tempo di una seduta era di 20 secondi) non trovavo miglioramenti anche se lei mi diceva che ero in via di guarigione.
Dopo un pò di tempo , fors perchè la mia salute non migliorava, ho iniziato a vedere le cose in modo più lucido e distaccato e mi sono resa conto delle tante contraddizioni con le quali svolgeva il suo lavoro di pranoterapeuta.
Non vedevo più una persona in grado di aiutarti una “confidente” perchè poi è diventata anche questo…ma una persona solamente venale che speculava sulle malattie e sulla ingenuità delle persone per fare i soldi.
Adesso mi sento tanto sciocca ma soprattutto sono a adirata con tutte queste persone che speculano sulla salute altrui!
Pensate che da quanto mi aveva fatto il lavaggio del cervello ho creduto che lei è un extraterrestre che già 2000 anni fà era venuto sulla Terra in veste di Gesù. Solo adesso posso dire che sono veramente una cretina ma allo stesso tempo posso dire di avercela fatta ad andarmene via dal suo ambiente.
E se mi posso permettere vorrei dare un consiglio a tutte le persone che sono malate e che pensano di non avere nessuna speranza una speranza c’è sempre quella speranza siamo noi stessi perchè siamo in grado di fare per noi quanto neanche immaginiamo.
Attraverso la malattia ho capito che noi stessi siamo dotati di un potere di autoguarigione non indiferente quindi a tutti quelli che
SONO IN UNA SITUAZIONE DI MALATTIA RIVOLGETEVI CON SPERANZA AL VOSTRO PIU’ PROFONDO “IO” ED AI MEDICI TRADIZIONALI.
Tra l’altro la cosa più brutta di questa storia è che questa la chiamo signora anche se non lo è di santa marinella continua a svolgere la sua “professione” indenne da tutto.
Almeno io sono libera!!!
KIARA: spiace tantissimo sapere sapere che hai sofferto, ma è una gioia leggere che sei libera.
Perché liberarsi non è facile quando si sta dentro ad una manipolazione.
La rabbia è normale. La cretinaggine non centra, ovviamente.
Centra la fragilità, semmai, anche momentanea, centra la speranza, affidata nelle mani sbagliate. Centra il non avere i mezzi, in quel momento, per riconoscere cosa sta accadendo.
se si è inevitabilmente molto concentrati sul dolore, la sofferenza e la paura di quel dolore (fisico o emotivo che sia, o entrambe le cose) è più facile che il livello di attenzione e di difesa sia più basso, e che il bisogno di consolazione sia più alto. Ecco perché può capitare di non riuscire a cogliere i segnali della manipolazione.
Adesso sai cos’è un manipolatore.
Non lo dimenticherai. Ma non nel senso che dovrai ricordarlo con dolore, per sempre, o con rabbia, ma che conosci dei meccanismi che prima ti erano oscuri.
Come tutti coloro che sono stati vittime di violenza psicologica non puoi che pensare che non avresti mai voluto incontrarla, lo immagino… fa male. fa rabbia. fa moltissima rabbia pensare che ci sia chi si aprofitta della fragilità delle persone, del loro bisogno, in quel momento, di credere che esista una soluzione “miracolosa” ad un dolore…
fisico o morale che sia.
pensare poi che ciò sia capitato in un contesto come quello della salute, fa rabbia anche a me…
come in realtà mi fa rabbia sempre pensare alla violenza psicologica.
la tua testimonianza è importante.
lo è nel suo messaggio anti-negativo e in quello positivo.
“Striscia” mostra continuamente personaggi come quella che descrivi tu, purtroppo… cioè, meno male che ne mostra lo schifo, purtroppo perché in giro ce ne sono, e tanti…
Nel momento in cui ci rendiamo conto dell’assurdità e violenza della manipolazione, VEDIAMO, abbiamo già fatto un passo importante. Anche se ci sentiamo ancora sopraffatti. Questo lo dico in generale.
Un abbraccio 🙂
bravissime, complimenti per tutto
ciao Alessandra, benvenuta e grazie! :)))
Ciao ragazze,quanto tempo!Come state?
Passato buone vacanze? Io le ho fatte prima con un’amica,quella di sempre,poi con un’altra amica.Rilassante devo dire.Ne avevo proprio bisogno!
Ora vi aggiorno un po su di me!
Ho frequentato un amico, anche se per molto poco.Lo conosco da anni.Un ragazzo spiritoso,sempre con la battuta pronta,curioso,ottimista,solare,conosce sempre gente nuova,non troppo geloso,contro la violenza,uno di quelli che è per il “vivi e lascia vivere”.Pensavo,forse questo fa per me!Eh eh eh!Mi viene quasi da ridere a raccontarlo.Premetto che questo ragazzo mi portava sempre in palmo di mano,mi ha corteggiata per anni.5-6.Fino all’anno scorso in pratica.Non mi scattava quell’alchimia,quella molla per dirgli di si,stiamo insieme e costruiamo qualcosa insieme.
Beh,iniziamo a uscire e dopo alcune volte mi dice frasi del tipo: “Ma ti sei vista?”,oppure “Io adesso non so perchè ma vedo solo i tuoi difetti”,ancora “a volte mi piaci a volte no” (????ma che frase è sta qua), “mi sta su quando mangi le caramelle,sputala” e poi “io non voglio più innamorarmi”.
Mentre ci uscivo pensavo “eccolo,un altro che mi vuole cambiare,che non gli vado bene,addirittura questo mi vuol dire che sono brutta,esteticamente non sono abbastanza”.Mah.Non che io mi creda chissàchi,però non mi era mai successo,evidentemente le persone con cui sono uscita anche se l’hanno pensato,sono state abbastanza intelligenti da tenerselo per se.Dai,è una cosa che non si dice.Ah, poi mi ha anche chiesto quanti soldi ho in banca.Ecco, lì non ho capito se era in battuta,in confidenza,o proprio perchè ci guarda!!!
L’ultima sera che l’ho visto mi ha detto che nella sua vita si è innamorato 2 volte:una quando aveva 18 anni.Poi credevo mi citasse la sua ultima ex,storia che risale a un paio d’anni fa,e invece…mi ha detto: “La seconda volta di te”.Sono rimasta gelata perchè non me l’aveva mai detto.Poi ha continuato dicendo che ha imparato a no credere più nella gente.Che una volta è uscito con una
ragazza,ma anche se ha ammesso di non essere stato molto interessato a lei,c’è rimasto male quando l’ha vista con un altro,mentre la sera prima gli avrebbe detto”farei tutto per te”. E altre cose di questo tipo.Dice che a volte gli capita di vedere una che gli piace tantissimo esteticamente e che la pensa,poi dopo un po’ non gli piace più.Boh.
A parte l’ultima frase sopra citata che non so come giudicare, per il resto non riesco proprio a spiegarmi come cavolo fa una persona a cambiare così tanto.
Ah,durante la frequentazione è capitato che ci incrociassimo in macchina per paese un sacco di volte.Una volta NON mi ha salutata.Ho pensato che probabilmente non mi aveva vista,perchè non sarebbe stato da lui(negli anni passati ci fermavamo sempre a chiacchierare).Un’altra volta invece ho proprio visto che mi ha guardata e non mi ha detto niente.Quella volta gli ho fatto presente che c’ero rimasta male.E lui sapete cosa mi ha detto? COSì STAI PUNITA!Ma per cosa?Il mio comportamento era immacolato!Tra poco ero io che lo corteggiavo!Poi l’ha rifatto quando abbiamo smesso di vederci.Lì mi sono messa a ridere.Gli ho scritto un sms dicendo che la prossima volta non si faccia beccare e che lo faccia da furbo.Fortuna che quando abbiamo iniziato a vederci mi ha detto che parlare con me gli piace e gli è sempre piaciuto,e che sono una delle poche ragazze con cui riesce a parlare.
Lui una volta sapeva amare.Ora è uno di quelli che ama male.Voleva dirmi quando dovevo sputare la caramella.Ha insinuato che sia brutta(dicendomi questo mi faceva sentire inadeguata).Non va bene.Perciò dopo quella sera ho detto stop.Ci ho messo 2 mesi,ma sempre meglio che due anni come l’ultima volta.Fatto sta che mi ha dato una stomacata tale che non ho proprio più voglia di mettere su il moroso.Tipo come quando 1ha mangiato troppo.Alla fine chi me lo fa fare.Non va mai bene niente.Vorrei poter “battezzare” 1persona ai primi4-5-6 appuntamenti.Chissà se è possibile…1bacio a tutte
Ah giusto,il mio ex poi l’ho rincontrato una sera in un locale.Mi ha guardata con un sorriso che gli andava da orecchio a orecchio.Poi ha visto che ero piuttosto seria,quindi è tornato serio anche lui.
Mah…non so che pensare
MORE: ciao cara :DDD
Ho letto ora i tuoi post…
confesso che finché non ho letto che l’avevi piantato non ho tirato un sospiro di sollievo 😉
brava :DDDDD
farcela in 5 o 6 appuntamenti?
Probabilmente anche in uno cara More 😀 chissà 🙂
sei stata molto brava a smascherare subito la sua aggressività.
e “grazioso” (per nulla) il suo “giochetto”:
una volta ti portavo sul palmo della mano, ero persino innamorato di te, ora invece in te c’è qualcosa che non va, datti da fare per riconquistarmi! cambia!
rispetto a cosa? non credete mai alle dichiarazioni retroattive!!! E comunque sia, anche se non fosse stata retroattiva, ma pre-dichiarata, comunque non c’è alcuna ragione per cui una persona debba scaricare aggressività in faccia ad un’altra con critiche più o meno pesanti, arbitrarie e soggettive tutto fuorché costruttive ed atte a minare l’autostima.
Infatti tu hai sentito da subito disagio (i tuoi campanelli d’allarme funzionano) quando lui ha fatto così.
Modalità corretta: mi sento a disagio, ciao, mi sposto, non mi interessa essere trattata così e sentirmi così.
Modalità che può portare ad un mare di guai e che comunque mantiene lo stato di disagio: perché non gli piaccio? cos’è che non va? cos’è che ha visto?
o anche e insieme: vorrei piacergli, vorrei che mi accettasse, dunque cercherò di cambiare per avere il suo assenso, o sarò me stessa ma sbatterò contro un muro di critiche finché lui non mi dirà che vado bene come sono.
Inoltre altra modalità pericolosa: ambiguità. valutazione, svalutazione, sovravalutazione, alternate. Cosa che crea disagio, confusione, tipo montagna russa. Perché prima gli piaccio e poi no? caspita, gli piacevo, ma ora ho fatto così e non gli piaccio più…
(tutte modalità che tendono a delegare all’altro il potere della propria autostima e benessere).
e un’altra ancora: un tempo io sapevo amare, poi sono diventato così, un po’ schivo, un po’ ambiguo, un po’ criticone, un po’ aggressivo, un po’ acido, ma anche capace di dire
cose belle (che in mezzo a comportamenti dispregiativi e svalutativi o freddezze sembrano, persino quando sono banalità, preziosi fiori del deserto) ma poi alterno con un po’ schivo, un po’ ambiguo, un po’ criticone, un po’ aggressivo, un po’ acido.
Sara
altra modalità pericolosa: non parole dirette di svalutazione, ma smorfie e sguardi di fastidio.
Ancora: attenzione a chi lancia critiche aggressive e pesanti dicendo: ma io scherzavo!!!
Ma dai? Peccato che ti stai divertendo solo tu! E io invece percepisco disagio, per il messaggio indipendentemente se sia veicolato come battutaccia o come frase dal tono neutro o alzando i toni.
Se una persona è aggressiva nei vostri confronti in situazioni “neutre” (cioè non mentre gli state rubando il portafogli, ma il dialogo è teoricamente rilassato) tante possono essere le ragioni (e sempre però sono un suo problema, della sua aggressività, ed è questo il punto: spostarsi comunque dall’aggressività.
Tanto più se voi la percepite e l’altro nega, autogiustificandosi a continuare.
Se io sono involontariamente aggressiva e vado a toccare un punto debole (la critica all’aspetto fisico lo è sempre un punto debole, per chiunque, anche per chi se ne frega perché ha autostima sfavillante… ma di base lo è per tutti perché a nessuno al mondo piace sentirsi dire: non ti vedo bene oggi, commenti sul peso, ecc ecc.) e l’altra persona me lo fa notare mi scuso.
Una persona mi ha appena comunicato di essere rimasta male (o l’ho notato dal suo sguardo, per esempio), accetto la comunicazione e dico: scusa.
Se dopo 5 minuti ricomincio, o comunque sono recidiva, il problema è decisamente mio.
Di base per esempio un insicuro può dire ad una donna che è brutta, in modo da mettere se stesso in posizione di “forza”.
Dell’ex? che penso sempre che sia ottima cosa che sia un ex, indipendentemente dalle espressioni che fa. Se è egocentrico, poi, a maggior ragione non gli piacerà che non lo guardi come un gran figone ecc ecc. Passa oltre!
Ciaooo! Sono tornata :)))
Anche io sono stata col fiato sospeso finché non ho letto che More ha mollato il tipo.Condivido tutto quanto ha risposto Luna.
Mi pare che More viva in una situazione pericolosa, tipica di un paese -o di una cerchia di persone in una città- dove i maschi hanno il tipico comportamento di chi vede la donna come una cosa da legare a sè e dominare con meccanismi disorientanti. Se un rapporto come questo prosegue, inevitabilmente porta molta sofferenza.
Ciò fa parte di una cultura di manipolazione e potere sul prossimo, del tutto normale fino a poco fa. Se uno vuole il controllo sulla popolazione deve poter usare i maschi come marionette, soldatini, pedine e sostenitori delle sue idee e del suo potere: per farlo, la cosa più comoda è, mentre li si usa, dar loro il contentino, cioè il potere ed il controllo sulle donne e sui figli, ottenendo così il duplice scopo di tenersi buoni i maschi-marionette e di controllare, per mezzo loro, anche donne-vecchi-bambini. In tale sistema, se io sono un maschio, per sopravvivere ed avere successo devo adeguarmi, fare lo sbruffone con gli amici maschi ed esercitare il mio potere sulle donne. Le stesse donne, poi, spesso diventano esecutrici del sistema: dopo averlo subìto e sofferto, molte si accorgono che è facile condividere il potere, avvallandolo e trapassandolo ai figli maschi ed esercitandolo sulle femmine, figlie, nuore, cognate, nipoti. Le donne, più si adeguano più diventano potenti: imparano così bene la lezione da diventare controllanti violente (senza magari torcere un capello a nessuno) non solo sulle femmine di casa, ma sul maschio stesso, figlio, marito, fratello o cognato che sia.
Ho descritto in modo schematico (le sfumature sono infinite) quello da cui l’umanità sta faticosamente tentando di liberarsi e che permane in sacche più o meno estese ed isolate nel mondo.In Italia questo sistema di potere capillare è stato rifiutato con la democrazia:ma è una scelta di
pochissimo tempo fa,in termini storici,e ha bisogno di molto più che una cinquantina d’anni per arrivare a intridere tutto il tessuto sociale;la democrazia sta portando parità uomo-donna, ma il comportamento di controllo sull’altro è ancora talmente insito nella natura umana che, anche in un contesto democratico, gli individui (non solo i maschi) tendono a mantenerlo(grandi città modernissime sono piene di piccoli inferni privati)..dopotutto fa comodo controllare gli altri. Oggi –per il diffondersi della cultura del rispetto e della libertà- accade sempre più spesso che l’individuo non abbia successo nel suo applicare i meccanismi di controllo: burattino di una cultura morente, se non ha più attorno a sé il sistema compatto finisce per fibrillare, intrappolato dalla sua stessa manipolazione, incapace di capire se stesso e la società mentre gli succede ad es. di aver a che fare non con una donna soccombente,ma con una More che lo pianta.
La cosa che più mi è piaciuta è la considerazione di More di averci messo due mesi ad accorgersi e mollare il tipaccio –simile al suo ex- e questo, pur essendo un sacco di tempo impiegato per un imbecille, è comunque meglio di due anni. Due anni, due mesi, due giorni, due minuti … questo è il prezioso dono dell’esperienza, l’accorciare il tempo impiegato ad accorgersi che chi ci sta di fronte è un manipolatore manipolato dalla cultura della manipolazione (=violenza),da mollare al volo e senza appello.
Tutto ciò per dire anche: attenzione, perché può accadere che TUTTO il contesto in cui si vive sia infettato dalla cultura del controllo e della manipolazione (dove chi non si adegua viene emarginato, addirittura perseguitato)… e allora bisogna avere il coraggio di cambiare relazioni, amici, lavoro, casa …spostarsi di quartiere, di paese, addirittura di città: ringraziando il cielo che lo possiamo fare, perché ci sono luoghi della terra dove, ancora, ti ammazzano se tenti di sfuggire alla violenza e alle sue pratiche tribali.
Fl53, ciao :DDDD
Mi è venuta in mente una cosa, forse l’ho già raccontata, non ricordo…
c’era questa mia amica, la chiameremo F., avevamo 18 anni, che era veramente molto molto molto carina. Aveva i suoi difetti, come tutti, ma era proprio affascinante, anche per il suo modo di porsi e di coccolarsi e per la sua spiccata personalità.
Si mette con A. e A. è evidentemente in adorazione, è riuscito a conquistare una ragazza per molti versi (compreso il suo cervello) che rappresenta pure più del suo ideale.
Cioè, F, proprio F, si è accorta di lui e si sono scelti.
Ma poiché è geloso del fatto che ogni volta che camminano per strada tutti si voltano a guardare la sua ragazza fa queste belle cosucce:
lui si volta a guardare le altre, enfatizzando sino al torcicollo, e dice a F. che sarebbe bello se lei avesse l’altezza di quella che è appena passata, o il sedere di quell’altra, perché lei invece ce l’ha più grosso, o il seno più prosperoso della barista, perché lei invece ce l’ha più piccolo.
Alla fine F lo lascia. Non direttamente per questo, ma probabilmente anche per questo. E’ sempre stata bene con se stessa, o comunque ha sempre trovato un buon equilibrio per piacersi, perché mai deve stare con uno che non fa che dire che vorrebbe stare con qualcun altro? Che A si prenda direttamente qualcun altro, non è più semplice?
Il distacco è doloroso anche per F, ma comunque F era esasperata, e il suo amore era andato scemando, quindi colui che è apparentemente inconsolabile è A…
Incontro nuovamente A. un anno dopo, o giù di lì.
Stavolta sta con B., che ha pure fatto dei concorsi di Miss.
B. è giovanissima, ha un carattere reso fragile da storie travagliate in famiglia, A. è il suo primo amore e lui ha messo da subito giù la storia come “sei fortunata perché io ho scelto te, e mi occuperò io di te, perché tu sei troppo fragile”…
Ma ad A. questo non basta. Lui ha già avuto una bella ragazza, e avete visto com’è finita? Lei lo ha piantato, senza un motivo,
l’ha preso in giro, a lui, che la adorava e che le ha dato TUTTO, e si è pure consolata presto mettendosi con un altro!!!
E’ proprio vero che delle belle ragazze non ci si può fidare, probabilmente delle donne in genere, ma se sono pure belle o si sentono bene con se stesse pensano di poter fare di te quello che vogliono…
B. è giovane, esaltata probabilmente dal fatto di sapere di essere bella, ma lui le insegnerà a comportarsi e ad avere rispetto!!!
Naturalmente questi, più o meno, sono i pensieri di A.
La gelosia di A. si fa patologica, nei confronti di B.
Lei non ha il carattere forte della mia amica, la sua dialettica, il bisogno di conferme di B. è più forte, perché ha avuto una vita difficile. La sua bellezza non le ha reso la vita più facile, mai, ma adesso c’è anche uno che le dice che lei deve sentirsi in colpa del fatto di sentirsi bella. Che le dice che gli uomini le guardano perché lei si atteggia da tr…
Il mondo è pieno di donne forse belle quanto lei o anche di meno, ma certo più intelligenti, cosa crede??? le dice A.
Perché so tutto questo?
Perché un giorno, che siamo al mare in compagnia, e ci sono anche loro, poco distanti, lui le stampa una sberla, ma una sberla, che le fa girare la testa. Le urla che è una pu… e poi se ne va.
Io sono già scattata nella sua direzione, pronta a tirargli una padella in testa se ci riprova. Ma lì c’è solo lei, lei che piange.
E a scatenare la gelosia di lui è stato il fatto che uno ha guardato lei, le ha chiesto qualcosa tipo “che ore sono” e lei ha risposto con un sorriso.
B. piange come una fontana, con 5 dita stampate sulla faccia.
E ripete: perché lui non mi crede? Io non ho fatto niente, davvero! Non ho fatto niente! Io amo solo lui, perché non mi crede?
Mi piace però ricordare B. quando l’ho vista tempo dopo, abbracciata al suo nuovo ragazzo, serena, felice. Non l’ho più rivista, ma spero che non abbia mai più incontrato degli A. sul suo cammino. O che li abbia sgamati in 1 secondo. Per vivere
‘perché non mi crede?’ …
… non le credeva perché lui sapeva che lei non amava lui, ma l’immagine illusoria che lui le aveva costruito di sè.
Mi pare, alla fine, che il nostro vero Essere si definisca nella scelta di come ci rapportiamo con gli altri. Più libertà c’è e più ci definiamo.
Ad un comportamento come quello di A., nessuno avrebbe osato fiatare, in altri tempi. Nessuno fiaterebbe oggi, in altri luoghi: una donna afgana si prenderebbe la sberla (ed altro) e se un’altra osasse difenderla, verrebbe picchiata anche lei.
Come in barca basta il tocco di un remo per cambiare direzione, così anche il tuo intervento è stato il ‘quid’ di energia intervenuta nel sistema: il raggio che ha illuminato la trappola, ha spezzato un filo … e la storia è a lieto fine. C’è anche da dire che A. è particolarmente banale e scoperto, nel suo comportamento.
La trappola del geloso-subdolo è meno scoperta:non fa scenate dirette. Esempio: il geloso che frigge per una situazione come quella da te descritta, invece che dare la sberla in loco, si esibisce in un misterioso muso accampando motivi esistenziali, lavorativi, di salute e quant’altro. Lei lo consola, cerca di capirlo, si fa in 4, ignara del vero motivo del muso. Tornano a casa, ed il gioco continua per uno, due, cinque, venti e più giorni finché, nello scorrere del quotidiano, lei non fa un errore qualsiasi, anche piccolo. Basta che all’inquietudine per la situazione incomprensibile ed opprimente si aggiunga la stanchezza per il lavoro, per un malessere, e lei ‘scivola’ per un’inezia qualunque, magari poggia con meno garbo del solito un piatto sul tavolo: ecco, finalmente il motivo per una vera scenata!’Tu non sei dolce, tu non mi capisci, sei aggressiva, oppressiva,non sei mai contenta di niente, ecc ecc’
Se il soggetto è furbo, non molla nemmeno la famosa sberla, sarebbe inutile, lo scopo è raggiunto: lei comincia a giustificarsi, a difendersi, risponde alle accuse, si sente in colpa.E’ in trappola e lui
ce la terrà finché gli piacerà. Giorni, mesi. Poi, quando gli piacerà una rappacificazione (cioè quando deciderà di ripossederla fisicamente), e non senza essersi fatto debitamente pregare, la ‘perdonerà’ e la gratificherà della sua potenza fisica.
Lei rinasce, rivive: dopo tot giorni (anche mesi) di isolamento finalmente torna la voglia di andare in spiaggia. Mano nella mano, dolci, affiatati …. ‘che bella coppia’ dice la gente e dicono gli amici …. Lei si è accorta che qualcosa non va: ma che cosa è? prova a parlarne, nessuno la capisce…. lui è così gentile e premuroso, poverino…
Il gioco può andare avanti una vita: se intervengono matrimonio, figli, ecc, la trappola si completa, si intensifica, si complica all’inverosimile. E se a lui scappa una sberla (o peggio), nel segreto della camera nuziale, la colpa è di lei: lo ha fatto arrabbiare, poverino.
E’ un gioco perverso, con tutte le sfumature diverse di intensità e di comportamento, da caso a caso.
Per riallacciarmi al discorso che facevo negli ultimi due post, se lei non trova all’esterno un appoggio, scivolerà sempre più a fondo nell’inferno. E l’appoggio è mancato, finché c’era la cultura del matrimonio-a-tutti-i-costi, la cultura della vergogna-della-separazione (sostenuta di solito dalla comoda-e del tutto idiota- affermazione che ‘la colpa è sempre al 50%’), per non parlare della minaccia di condanna eterna del prete, aggrappato con le unghie e coi denti al matrimonio-indissolubile-sacramento-voluto-da-Dio. E così tutto prosegue per mesi, anno, secoli: tanti inferni domestici nascosti, rispettabile apparenza sociale, e banchi della chiesa pieni. Bella cultura da passare ai figli!
Parlare,ascoltarsi,prendere posizione come hai fatto tu sulla spiaggia, come facciamo anche scrivendo qui, significa davvero costruire una cultura nuova e testimoniarla, significa dare l’appoggio per un colpo di remo diverso, significa ‘servire’ a qualcuno a riconoscere la trappola e a liberarsene..
ciao ciao :))
Sì, dici cose molto vere, e molto amare… per usare un eufemismo…
In realtà io credo che quella sberla fosse stata preceduta dalle dinamiche che descrivi, non tutte, ma il fatto che lei si è sentita subito in colpa, comunque colta in fallo, e non ha pronunciato parole contro di lui, ma in difesa di se stessa, e non abbia messo in dubbio l’amore di lei per uno che l’ha appena picchiata, ma di lui nei suoi confronti, la dice lunga sul fatto che o c’erano state altre sberle, o comunque sicuramente un certo terreno era stato preparato.
Il fatto che lui abbia dato una sberla in pubblico forse lo rende più scoperto, è vero, ma al contempo indica anche quanto lui si sentisse giustificato, persino davanti agli altri, ad avere un comportamento violento.
Ormai totalmente privo anche di filtro sociale. Esploso, lì dov’era.
Così sicuro di avere ragione, così incontrollato, da poter tirare sberle “in piazza”.
Personalmente credo che uno che alza le mani su una donna lo farà sempre (ove sempre non significa per forza tutti i giorni, ma come “prassi” oltre un certo livello di tensione, suo ovviamente, più che effettivamente contingente) a meno che non ammetta di avere un problema, non si curi, e molto bene, e per sempre intendo dire che considererà normale qualcosa che non lo è, assimilandolo nei suoi codici di comportamento.
Quello che può essere successo è che crescendo lui si sia fatto “tragicamente” più furbo, controllandosi di più fuori dalle mura domestiche.
Comunque non credo che lui fosse così “scoperto”. Di queste dinamiche si scoprono, da fuori, soprattutto le manifestazione eclatanti, quelle che hanno già superato i più grandi limiti (tutto è oltre il limite nella molestia, nella violenza, ma intendo dire il visibile occhio nero o gli effetti della violenza psicologica che si fanno evidenti, magari rimbalzando, per esempio, in una dipendenza nella vittima, come l’alcool o in disturbi alimentari)
Il post iniziale ricalca con precisione millimetrica la mia esperienza. Potrebbe essere stato scritto da me pari pari. Ho avuto una relazione durata 8 anni con un uomo così:prima meraviglioso, saggio, protettivo, brillante eccc poi … devastante e distruttivo. La violenza psicologica si è insinuata a poco a poco, per questo motivo ho tardato tanto a capire e a scappare. Si è trattato di vere e proprie molestie morali, ora ne sono consapevole. Ho trovato risposte alle mie domende disperate documentandomi, navigando in rete e leggendo. Ho capito che lui è un NARCISISTA PERVERSO. Soffre del disturbo della personalità narcisistico: si tratta di un problema molto pesante. Chi soffre di un disturbo della personalità è apparentemente una persona normale, tranquilla, anzi il più delle volte appare assai meglio di altre persone, più forte, più sicuro di sè. Purtroppo tutta questa è solo apparenza, dietro a questa facciata luminosa si cela un baratro di vuoto. Il narcisista è anaffettivo, concentrato solo su di sè, non empatico, non sente assolutamente i sentimenti e le emozioni degli altri. Purtroppo quando per qualche motivo (non ho ancora capito quali possano essere i motivi) gli cade la maschera, sfoga tutta la sua forza psichica distruttiva sulla persona che gli sta accanto, distruggendola letteralmente. A poco a poco la rete dentro la quale vi ha chiuso vi si stringerà al collo mentre voi non capite quello che vi sta succedendo. Vi chiederete perchè quella stessa persona che prima era così tenera e gentile adesso dice e fa cose terribili, vi offende, vi umilia, vi svaluta in continuazione. Si parla poco e si conosce poco il disturbo di personalità narcisistico ma è un disturbo ad alta pericolosità sociale. Ho capito cosa mi è capitato dopo aver letto i libri di Isabelle Nazare Aga e Marie France Hirigoyen che parlano di molestie morali e violenza psicologica. Li consiglio sperando che possano aiutare le donne in difficoltà a causa di questi problem
carissime la violenza, oltre ad esser fatta su di voi avviene, anche dai padri sui figli, in particolare se primogeniti e maschi. Padri maschilisti e pretensiosi che non rispettano le ispirazioni dei figli e li uccidono moralmente perché non fanno quello che i padri voglio e hanno progettato sin dall’infanzia dei loro figli. Noi figli non siamo cose, ma abbiamo aspirazioni e sogni che vogliamo esaudire e per il quale siamo naturalmente portati o di cui si siamo innamorati ( p.es. chi ama la pallavolo, chi il calcio ecc. ). Se parliamo di realizzare il nostro sogno tergiversano e mettono miliaridi di carri per non realizzarlo ( non ci sono soldi e costoso o altro di anlogo ).
Ho 36 e avere ancora la pressione di mio padre su di me e pazzesca, esser messo in difetto anche quando sono a tavola a mangiare e quello che mangio non scende dalla gola e aver paura di ritornare a pesare 50kg e tremendo, non ho più amici perché sui sono sposati e lavoro fuori dal mio paese, non ho la ragazza, unico svago e la palestra, non so come dirvi tutte gli altri dissapori che ho con lui. Non è giusto, io non sono capace di suicidarmi, ma sopportare un essere che non rispetta la tua privacy e tremendo, prima o poi prenderò i miei soldi, mi farò un biglietto per la Francia e fuggirò, adesso non me la sento perché dopo queste feste voglio ritornare in palestra ed è per me gioia rivedere gli istruttori e gli altri frequantatori della palestra che mi aiutano e parlare con loro. È vero che mi prendono in giro, mi chiamano rambo, ma per me è meglio cosi, perché voglio distruggere il mio cognome e togliorlo e non essere più legato a mio padre.
Ora vi saluto
Ditemi e chiedetemi.
Mimmo
ciao Mimmo, leggo solo oggi il tuo post.
Quello che scrivi è molto importante: queste cose accadono ogni giorno, dovunque, da sempre. Comportamenti che si trasmettono di padre in figlio, se qualcuno non spezza la catena. Tu sei riuscito a resistere: hai ancora la percezione di te, del tuo soffrire, dei tuoi sogni, dei tuoi sentimenti, dei tuoi valori.
Molti non resistono: alcuni finiscono per ‘scomparire’ fisicamente (mangiando troppo poco o troppo, oppure isolandosi e paralizzandosi, oppure rifugiandosi nell’alcol o fumo o altro, o addirittura suicidandosi), ma la maggior parte si arrende.
Arrendersi significa: adeguarsi alle idee, alla volontà, ai desideri del ‘padrone’, fare il burattino, fare il lavoro che vuole lui, vivere come e dove vuole lui, sostenerlo contro questo o quel parente, magari sposare chi vuole lui e alla fine ereditare e magari diventare uguale a lui: padre padrone, oppressore.
Tina, in una di queste pagine, ha scritto: ‘E’ tutta una questione di Essere’.
A volte le persone sono chiuse dentro schemi e chiusure mentali, a volte sono aggressive o maligne di per sé … comunque, peggiore un Essere è, e più ha bisogno di avere attorno a sé persone uguali a lui, e fa di tutto per ridurle tali. Ma lo nega: cova invidia, gelosia, insicurezza e possessività, a volte è violento, spesso si maschera dietro saggezza, generosità e affetto per manipolare il suo ‘esercito’ di parentado e conoscenti.
Una cosa voglio dire: di certo, che siano donne o uomini ad essere oppressi, gli oppressori sono sia maschi che femmine, padri e madri e mariti e mogli che di solito hanno subìto da qualcuno la stessa oppressione e si sono adeguati diventando uguali.
Se sono più le donne a subire oppressioni è perché di solito l’uomo se ne va e trova lavoro e indipendenza: è solo da pochissimi anni che anche le donne lo possono fare.
Tutto cambia, infatti, se l’oppresso si ribella, si trova un appoggio amico e tira fuori la forza per costruirsi una via di fuga e rendersi
indipendente: sarà strano, ma la riscossa della nostra anima parte dai soldi! dall’indipendenza economica! … poi, puoi vivere in Francia, in paese o in città, l’importante è tirar su le mura di difesa, rendersi indipendenti per allontanarsi psicologicamente e fisicamente, accettando il fatto che il padre (o madre o coniuge) sia quel che è (come e perché è un problema suo). Bisogna rifiutare il tipico ricatto (detto o sottinteso dal ‘padrone’): “se ti ribelli perderai gli affetti (parenti/amici ti volteranno le spalle) e il sostegno economico e l’eredità”.
Che dirti, Mimmo? Vai con la palestra, o la pallavolo o il calcio … ma pagateli tu!
Fatti un obiettivo: l’indipendenza. Tira fuori il coraggio, e tutta la tua forza: la libertà è la cosa più preziosa, quindi costa cara. Da come scrivi si capisce che sei intelligente e sensibile, che hai determinazione: usa queste doti per te! Del resto, stai già pagando un prezzo altissimo: umiliazioni, pressioni, solitudine … per comprare che cosa? non hai amici, non hai indipendenza, ti siedi a tavola ogni giorno con qualcuno che ti schiaccia, in queste condizioni è difficile far innamorare di te una ragazza … se è positiva, istintivamente fugge. Se non hai un lavoro, trovalo; qualunque lavoro va bene, se è onesto: e si trova, se si vuole. Pagati tu un monolocale, la palestra, il cibo; cucinati i pasti, lavati la biancheria: questo è uno sport che rende liberi. Questa tua forza farà innamorare di te una ragazza. Rimettiti in forma in palestra ora, se ne hai bisogno, poi però agisci, lavora, vivi. Se rinunci ora alla sicurezza di quanto ti dà tuo padre per avere il diritto di schiacciarti, avrai la forza per pagarti la libertà e la felicità: un vero Rambo!! :)))))
Buongiorno,
Vi racconterò in breve la mia esperienza vissuta con un malato mentale affetto da dsordine o disturbo bipolare. Un vero inferno.
L’avevo conosciuto una sera d’estate, ci siamo rivisti ed è scoppiato “l’amore”, forse da parte mia, all’inizio tutto andava per il meglio, sempre carino e perfetto, la persona che cercavo, che desideravo da tempo, magari che non ho mai avuto. Infatti. Ogni tanto c’era qualche discussione dovuta un pò al suo carattere esplosivo, ma nulla di che, pensavo che gli faceva piacere fare solo un po’ il burlone… Poi come ogni carnefice mi fa innamorare sempre di più, mi fa lasciare casa per andare a convivere con lui, ed ecco che la vittima è stata intrappolata nel territorio del suo carnefice. Gli atteggiamenti cominciavano sempre piu’ a cambiare, un giorno ti amo e tanti giorni indifferenza totale, un giorno un complimento e tanti giorni derisione totale… Così per sempre e sempre di più, umiliazioni, mortificazioni, cattiverie gratutite, indifferenza, manipolazione, deliri, critiche distruttive senza alcun motivo, e sempre perggio, tutto il male che poteva esprimere. Io fortunatamente forte di carattere mi limitavo a spaccare piatti e bicchieri e bere tequila, poi il pentimento perchè provavo ancora amore. Inoltre aggiungo che sono stata tenuta all’oscuro della sua malattia mentale da tutti e quindi ridotta nell’ignoranza e nell’abbandono. Poi con la mia forza d’animo finalmente sono riuscita a scappare ed ho cominciato con calma e serenità a capire chi ho avuto di fronte. Adesso procedo per una battaglia legale assolutamente che ritengo giusta perchè esigo il risarcimento per danni morali sia da lui che dalla sua famiglia, esigo che almeno la sua famiglia si costituisca parte civile perchè avrebbe dovuto mettermi a conoscenza dei seri problemi comportamentali del figlio. E non è la rabbia che mi fa agire ma è semplicemente la mancanza di rispetto avuta nei miei confronti quale persona onesta, amorevole, e perbene nell’animo.
Brava Federica! il passo fondamentale lo hai fatto: ti sei liberata dalla trappola e conti su di te.
Ora puoi ritrovare te stessa: quella che eri, con i tuoi sogni e le tue speranze, ma anche con tanta esperienza in più. Per non ricascare con un’altra persona simile. E perché non succeda più che la tequila diventi un rifugio dalla violenza. L’alcol devasta.
In qualche modo tu, come è capitato a me, non potevi riconoscere in lui i segnali di pericolo. Ora io li riconosco, ed ho anche capito come mai non li avevo riconosciuti prima: ero in qualche modo esposta, indifesa, perché già esposta a comportamenti simili fin da piccola, io li consideravo ‘normali’. Ho cercato aiuto psicologico, e poche chiaccherate e mi sono servite per scoprire che cosa mi aveva reso ‘accalappiabile’ da un individuo simile al tuo ex.
Battersi per i propri diritti è importante, per te e per tutte le persone che vivono la violenza: ogni volta che viene riconosciuto un diritto, si compie un passettino avanti nella strada della civiltà.
Spero che gli strumenti della legge siano sufficienti al tuo caso: comunque sia, la cosa fondamentale è che tu sappia di esistere e di avere diritto soprattutto alla gioia di vivere, alla tua dignità e alla tua libertà. In bocca al lupo
Ho chiesto la separazione a mio marito dopo 15 anni di matrimonio e 4 figli, di cui non si è mai preso la responsabilità e il peso. Sempre più negli anni mi ha maltrattata, ci ha maltrattati, con me erano umiliazioni continue, insulti, parolacce, perchè non ero “solidale” con lui nell’educazione dei figli, perchè cioè li proteggevo,non ero sua complice, non ero abbastanza “ubbidiente”. Di fatto solo un anno fa, durante una delle sue “scenate” in cui ho visto davanti a me quasi uno squilibrato che mi dava della pazza, malata, vai a farti curare (la mia colpa? dopo anni di clausura ero uscita qualche volta con amici e mi ero divertita…senza il suo fiato addosso…)ho trovato il coraggio di dirgli che non solo non lo amavo, ma neppure gli volevo bene…in questo anno ne sono successe di tutti i colori, scenate sempre più violente, anche fisicamente, ho capito che lui proprio non era capace di stare nel rapporto, non era mai entrato in intimità, mi vedeva solo come una sua gratificazione, mai come una persona. e in effetti, quando gli ho chiesto cosa avesse fatto per me in 15 anni, mi ha risposto “la spesa”. vero, di più non mi ha dato. Neanche soldi, perchè me li centellinava umiliandomi ogni volta che li chiedevo. ci uscivano solo spesa e bollette. e io dovevo sempre chiedere, soldi, aiuti…io mi massacravo in casa con 4 figli, lui aveva fatto in modo che la sua vita cambiasse ben poco. d’altronde, colpa mia che avevo voluto far nascere i figli, colpa mia sempre per ogni cosa non funzionasse, e io a cercare sempre di essere perfetta. mi faceva sentire in colpa che non fossi affettuosa con lui, che non l’amassi. io, non volevo ammetterlo, ma forse l’odiavo più che amarlo,avevo tanta rabbia dentro da esplodere. ancora oggi, che sta per lasciare casa, mi dà della pazza malata rovina-famiglie…e ogni tanto penso che lo sto diventando, così che fuori di casa potrà continuare a portare la sua maschera di bravo ragazzo, lasciato da una moglie pazza. ma chi ho sposato???
Leggendo la risposta di fl53 a Mimmo, aggiungo che mio marito è figlio di un padre padrone, autoritario e violento, che non ha dato nè affetto, nè fiducia ai suoi figli, si è sempre sostituito a loro, non favorendone la crescita di una sana autostima..Mio suocero si è anche permesso di intromettersi pesantemente nella mia separazione, culminando in un’aggressione verbale pesante a me, in presenza di mio figlio di 9 anni. Mio marito è il primogenito…la madre, poi, è sempre stata connivente col marito, non ha mai protetto i suoi figli, e, a mio giudizio, è una donna fredda,arida. Mio marito mi vuole complice anche nel suo sentirsi fallito, pazzo, deve scaricare su di me anche la responsabilità del fallimento del matrimonio. Ho capito che lasciare lui è anche il mio modo di proteggere i miei figli. Il mio primogenito,maschio anche lui, ormai adolescente, assomiglia troppo a suo padre. Ed è quello che da lui ha subito di più. Certe catene, è vero, vanno spezzate. Voglio che i miei figli crescano liberi e sereni.
…ricominci da 4 … e ti auguro di riuscire a sottrarre i tuoi figli dalla trappola: quanto prima ne esci, tanto maggiori sono le probabilità che evitino il ‘contagio’ della violenza. Ho i minuti contati, ma vorrei dire due parole sulla suocera…
Quello che oggi è possibile a noi, non lo era pochi anni fa. La forza che serve per sottrarsi ad un violento è enorme: se non ci sono sostegni, una donna resta schiacciata. Menzogne, espedienti, scenate, botte, calunnie, manipolazioni di parenti, figli, nipoti e nipotini … Proteggere i figli poteva significare vederli picchiare di più, manipolare di più, e anche peggio. Poteva significare essere picchiata, isolata, definita pazza, privata di risorse economiche ….
Io ho protetto i miei figli dalle follie di mio marito, finché ho potuto: ma così ‘ho nascosto il mostro’ ed ora il mostro li ha convinti di essere stato lui la vittima e non vedo più da anni 3 figli (manipolati con ‘prove’ fatte di menzogne dai 2 o 3 violenti di famiglia ben attenti a confermarsi a vicenda), figli che ormai mi odiano e mi accusano proprio di quello che io ho subìto. Oggi,li sosterrei con un aiuto psicologico: oggi si trova, e funziona.
Questo non è solo il mio caso: c’è un esercito di persone in queste condizioni, per la maggior parte donne. Ma anche molti uomini subiscono queste compressioni, e non solo dagli uomini: ci sono donne violente e micidiali che, nascoste in case ‘perbene’, arrivano ad distruggere le persone senza torcere un capello a nessuno.
Rispetto ai tempi in cui ci chiudevano in manicomio o ci ammazzavano di botte è comunque un passo avanti potersi separare ed cominciare ad essere tutelate nei diritti (purtroppo avvocati marpioni si prestano a fare il gioco dei violenti, ma cominciano ad esserci avvocati specializzati per questi casi).
Non ci resta che perseverare: ognuna di noi sta facendo un pezzettino della strada su cui cammineranno i nostri figli.