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Il coraggio di chiudere, la colpa di chi va via

di aleba

Riferimento alla lettera: Scrivo perchè ho bisogno di ricomporre il puzzle, per farlo devo cercare tutti i pezzi! La mia vita è esplosa, una bomba nucleare ha spazzato via ogni mia convinzione sulla coppia e sulla vita. Miliardi di piccolissime scheggie sono sparpagliate ovunque e penso di averne irrimediabilmente perse molte. Ho in...
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Categorie: - Amore - Famiglia - Me stesso

1.662 commenti

Pagine: 1 4 5 6 7 8 34

  • 251
    aleba -

    Fuori dal Coro, tua moglie pensa di averti amato solo lei? Perché? Forse perché per anni ti ha detto con calore e affetto che gradiva mangiare le patate bollite, mentre in realtà le voleva fritte…ma per non urtare i tuoi sentimenti ha scelto di ingoiare tappandosi il naso ogni singolo pezzo di patata bollita? Poi d’un tratto, presa dalla nausea ti ha rinfacciato di non aver mai capito che se mangiava le tue patate bollite era solo perché ti amava alla follia…e tu poverino sei caduto dalle nuvole! Hai provato pure a spiegarle che tu in dispensa avevi la friggitrice e olio per friggere in abbondanza, ma lei non ha voluto sentire ragioni. Ti ha accusato di averla rimpinzata di patate bollite, tu dovevi capire che le detestava, dovevi scorgere dietro ai suoi sorrisi i conati di vomito che si sforzava di frenare. Dovevi leggere nei suoi occhi il rifiuto totale, piuttosto che sentirti felice per il benessere che esprimevano. Quindi tu, “cuoco”dei miei stivali, che non hai saputo per niente capire i gusti della tua donna, non hai diritto di sentirti tradito se ad un certo punto quella donna ha deciso di farsi cucinare le patate fritte da un altro uomo. A quell’uomo lei avrà sicuramente detto “sono stufa delle patate bollite, le odio…io le voglio fritte ma lui non capisce”. Vieni, le ha risposto lui, le patate fritte si fa presto a farle, ci penso io a te. Magari erano le patate fritte peggiori che lei avesse mai assaggiato, ma non voleva più le tue patate e non gliene fregava più niente di quanto buone sarebbero state le tue patate fritte…se solo te le avesse chieste!!
    Vedi Fuori dal Coro, questo è quanto!
    Io ho ripetutamente chiesto al mio e “Cosa devo fare per renderti felice?”. La sua risposta era “Devi essere la mia compagna”. Cosa significa?? Io ero la sua Compagna e mi sono comportata meglio di tante mogli ufficiali. Ma richieste precise MAI, certo in quel modo io ero costretta a dannarmi in ogni modo, mentre lui poteva sempre dire che ciò che facevo non era adeguato alle sue aspettative. Il contrario non è mai successo. Mai una volta mi ha chiesto “come posso renderti felice, Aleba?”.
    Lui avrebbe potuto essere un uomo buono, ma ha preferito il rancore e la rabbia. Si è lasciato corrodere dall’invidia verso coloro che non hanno patito le sue stesse pene. Eppure, da un certo punto in poi nella sua vita ci sono stata io a fare da airbag negli eventi drammatici, da contenitore per le frustrazioni, da filtro per le seccature. Peccato che io ero diventata la sua più grande seccatura, troppo vicina per essere tollerata, troppo pericoloso darmi spazio. Ha progettato tutto fin dall’inizio e finalmente ho sancito la sua ragione. L’ho abbandonato. Io non soffro perchè vorrei essere con lui, come soffri tu.. io soffro perchè lui non ha tolto i muri, non ha rischiato tutto nel nostro rapporto. Aveva ragione a non rischiare con me? Attualmente ne sarà convinto, visto che io l’ho lasciato. No non aveva ragione, io non aspettavo altro che un riconoscimento

  • 252
    aleba -

    un riconoscimento da parte sua del fatto che fosse felice e fiero di avermi al suo fianco, e nel contempo una volontà di cambiare modo di amare, anche mediante il ricorso ad una terapia individuale e/o di coppia. Lui non ha mai voluto. Solo prima che me ne andassi ha cominciato a dirmi che mi amava e che mi aveva sempre amata. Amore? Non è amore quello che ho vissuto!! Ogni mia debolezza l’ha sempre sfruttata per ingigantire la mia inadeguatezza, ha rigirato con crudeltà il coltello nelle mie ferite. Io a lui l’ho sempre protetto dalle ferite, ho sempre sminuito le sue debolezze, l’ho difeso di fronte agli altri. Poi ho cominciato a scuoterlo, a volere la sua attenzione su certi argomenti scomodi, ma lui mi piantava in asso come una scema. Sai volte che ho pensato di prendere mia figlia piccolissima e andare in albergo, visto che lui girava i tacchi e rientrava a notte fonda pur di non chiarire, pur di non dover riconoscere che i suoi argomenti erano FUTILI che io ero degna di essere la sua compagna.
    Tu dici che non riesci a colpevolizzarla, in pratica la proteggi, proteggi il ricordo che hai di lei per non dover rinnegare gli anni passati credendo che lei fosse felice quanto te. In realtà tu stai proteggendo te stesso in questo modo, hai paura di scoprire che non avevi amore tra le mani, ma un surrogato, un’imitazione ben fatta. Io ho dovuto mettere tutto a nudo per capire che l’amore che avevo vissuto era stato manipolato con abilità machiavellica. Ho sofferto per questo e ne soffrirò per molto tempo ancora. Per questo non smetto di scrivere, non sono in pace. Ma non è così che risolvi Fuori dal Coro, continuando a mettere il tuo amore per lei di fronte a tutto, di fronte alle sue responsabilità che sicuramente ci sono. Amare vuol dire anche saper perdonare, ma il primo che devi amare, il primo che devi perdonare sei tu, te stesso. Certo, ognuno ha i suoi tempi e nessuno può costringerti a uscire dalla disperazione per la perdita della vita come la conoscevi, nessuno può tirarti fuori dal fango dove arranchi cercando di farti aprire la famosa porta. Però posso dirti che succederà e che è compito tuo farlo succedere. Armiamoci di coraggio e guardiamo oltre, siamo caduti in basso, abbiamo sguazzato sul fondo ponendoci mille domande sulle cause della nostra caduta, abbiamo poche risposte e pensiamo che a mille domande servano mille risposte. Invece, Fuori dal Coro, basta una risposta determinante per far tacere tutte le domande di colpo. Quella risposta ci costringe a raccogliere le forze e a cominciare a salire. Quella risposta è la nostra arma per contrastare i subdoli ganci che vorrebbero trattenerci sul fondo a disperarci. Allora avverrà il distacco, non la negazione del passato, il distacco da esso. L’ammissione delle proprie responsabilità e la scelta di vivere nonostante e anche in virtù del fallimento, della chiusura. Le ferite si saneranno e conserveremo le cicatrici come maestre di vita sagge.
    Ti sono vicina, Fuori dal Coro.
    Aleba

  • 253
    aleba -

    Per Fuori dal Coro.
    Non riesco a trattenere le lacrime leggendo la tua risposta a Luna, piango per il Natale, piango per le tue lacrime versate a testa bassa, piango per come sei Uomo..

    No Maria, il mio ex non è un diavolo. Ha una personalità gravata da carenze affettive e forti contrasti vissuti durante l’infanzia.
    Ho sofferto immensamente nel dover riconoscere che io non potevo aiutarlo. Aveva, ha! bisogno di un aiuto specialistico. Ha bisogno di svuotarsi di tutta la melma che ha accumulato negli anni, di scendere dal piedistallo che si è costruito e confrontarsi con il suo malessere faccia a faccia, disarmato. Accettare il suo passato, farci pace e finalmente vivere ciò che la vita gli offre. C’è stato un tempo in cui pensavo che lo stesse per fare, che fossimo fianco a fianco. Ma era pura illusione. Non ne esci se non ti fai aiutare, non puoi disintossicarti se non cerchi aiuto, se non hai un pozzo a tenuta stagna dove sputare tutto quello che ti ha avvelenato e continui a pensare che chi ti ama in realtà sta cercando di rovinarti. Io non potevo più fare da pozzo, capisci? Il suo veleno ha contaminato anche me. Sono dovuta diventare madre per capire che non ero più una persona ma una vasca di liquami…I bambini non possono scegliersi i genitori, mentre noi abbiamo il dovere di scegliere che tipo di genitori vogliamo essere e io non voglio essere come ero con lui. Basta, basta così fa un tale male pensarci…e mi auguro che gli anni passino in fretta e che facciano il loro lavoro mentre io faccio il mio.

  • 254
    Fuori dal Coro -

    LUNA…segue

    (continuo dal mio post n. 249)
    Scusa Luna se non sono riuscito a terminare ieri le mie risposte.
    …Si lo so, hai ragione. Dovrei pensare più a me stesso. Ma ci provo, ci sto provando. Esco, vedo gente, amici, amiche, cerco di svagarmi come e quanto sia più possibile. Ma è una fatica enorme. Perchè non è una frase detta così. Ma in ogni posto vedo lei. Vedo lei con me in atteggiamenti sereni. Non riesco a ricordarmi un posto dove abbiamo avuto un diverbio. Lo so che sto facendo male alla mia salute. Ho il viso segnato, lo vedo. Anch’io come te MAI e poi MAI avrei pensato che la mia storia finisse. E anch’io come te non vedevo ostacoli insormontabili. Si è vero c’era quella famosa questione: il figlio. Ma stavo lottando appunto per superare “l’ostacolo”.
    Ieri sera sono uscito, sono entrato in una libreria. Ho letto pochi libri in vita mia. Mia moglie invece era una divoratrice di libri. Spesso mi diceva di farlo. Io non le davo retta. Ma non perchè lo ritenessi inutile. Solo perchè durante la giornata ero preso da altri interessi. Te l’ho detto la passione per la fotografia per i filmini, la musica. Ieri in libreria così’ come mi è capitato altre volte ho capito che aveva ragione. Dovevo leggere di più. Dovevo soffermarmi nella lettura di qualche libro. Che oggi vedo e apprezzo. Forse avrei capito qualcosa. Avrei riflettuto su qualche racconto di vita a cui prima forse non facevo caso. Ieri sfogliando alcuni libri, così come altre volte, c’erano frasi che mi colpivano al cuore. Frecciate dolorosissime. Un libro in particolare “Quattro meno tre” (non ricordo l’autrice). La storia vera della scrittrice che in un incidente automobilistico perde in un batter d’occhio marito e tre figli che adorava. La vita le cambia in un attimo. Ho sfogliato qualche pagina, ho letto alcune frasi. Mazzate tremende. Magari una lettura di un libro del genere qualche anno fa mi avrebbe aperto gli occhi su tante cose. Su come la vita possa cambiare in un attimo. Non che non ci pensassi prima. Anzi cercavo di vivere il presente cercando di coglierne il meglio. Ma forse non lo facevo abbastanza perchè magari mi lasciavo prendere dagli eventi negativi quotidiani. Se avessi la possibilità di tornare indietro non farei più errori del genere. Chi se ne frega del traffico. Chi se ne frega se ho fatto tardi in ufficio, chi se ne frega della fila in banca o alla posta, chi se ne frega della tv…oggi parlo 4 ore di seguito con mia moglie.
    Ecco…tutto questo non mi da’ tregua nel cuore e nel cervello. Non ho fatto niente di trascendentale. Non mi sento un mostro. Sono stato sempre sincero nei sentimenti e in tutte le altre cose. Però è come se avessi commesso un omicidio. Si perchè in fondo ho ucciso l’Amore. Non esprimendo cose che invece fanno parte di me stesso. Ieri mi è bastato vedere un portachiavi con Babbo Natale su un libro per farmi struggere. L’albero “il nostro albero” che addobbavamo insieme e il presepe che io volevo fare sempre in anticipo….

  • 255
    Fuori dal Coro -

    Luna…segue
    …perchè “così durava di più”. Si anch’io come te pensavo che potessero essere naturali tante cose. Anche un litigio, seppur non l’abbiamo mai fatto. Per me come te era logico invecchiare insieme. Eravamo entrati ognuno dentro l’altra. Almeno così pensavo. E onestamente non lo pensavo solo io ma anche chi ci conosceva. Io mi comportavo con lei come con mia madre: leale.
    Ok Luna dovrei riconoscere che è avvenuto un cambiamento. In effetti c’è esiste. Mia moglie non è più con me. Il problema è che non riesco a comprendere che cambiamento sia avvenuto in lei. Aleba mi ha fatto l’esempio delle patate lesse e delle patate fritte. Calza a pennello. Ma non comprendo. Come si può forzarsi per anni a mangiare patate lesse se queste proprio non ti piacciono. E’ impossibile secondo me. Per me le “patate lesse” le piacevano.
    Luna, anch’io come Aleba ti chiedo di scrivere. E’ un piacere leggerti…forse più di un libro.

    MARIA: Si lo so è tutto vero quello che dici. Probabilmente il mio cervello non ne può più. Comunque non sto sempre l’ a menargliela e a dirle che è tutto bello. Ormai è un bel po’ che non la sento. Ho finito le cartucce. Non posso più sparare.
    Si sono stato da uno psicologo. Una psicologa per la precisione. L’ho scelta donna per poter capire meglio lei, mia moglie e l’universo femminile. Non so se mi sta aiutando. Ma sto facendo anche questo. Sta scavando in profondità. Ma finora non ha visto niente di strano se non una estrema coerenza nel mio modo di essere. Mi ha fatto notare che tra i suoi pazienti esistono molte persone affermate sul lavoro e nella vita ma che alla fine non sanno quello che vogliono. Problemi nel mio “io” finora non me li ha trovati. Se non una certa rigidità sulle proprie idee. Ma questo lo sapevo già. Mi sto aprendo a tutto. Mi sto mettendo in discussione su tutto. Sto provando…sto provando.
    Concordo con te Maria. A volte penso che il marito di Aleba sia il diavolo in persona. Ma lei ci ha risposto e forse ha ragione, almeno in parte, o probabilente in tutta acendolo lei conosciuto. Forse ha davvero dei seri problemi dovuti alla sua infanzia. Certo che è un uomo fuori dalla norma in senso negativo…ma molto negativo.

    ALEBA: “Non riesco a trattenere le lacrime leggendo la tua risposta a Luna, piango per il Natale, piango per le tue lacrime versate a testa bassa, piango per come sei Uomo..”
    Grazie per queste belle parole Aleba, soprattutto per ultime…Grazie davvero!

    Ciao Luna, Ciao Aleba, Ciao Maria. Grazie a tutte. Vi aspetto sempre!
    Un bacio affettuoso ad ognuna di voi.

  • 256
    aleba -

    Fuori dal Coro, anche io ho scavato nella mia vita con lo psicologo. Io l’ho scelto perchè svolge i colloqui con il suo cane in studio. Già il fatto di avere quel muso bagnatino appoggiato sulle ginocchia, scioglie la tensione e le parole scorrono senza intoppi. A distanza di un anno il mio analista mi ha detto che secondo lui non ero io che dovevo andare in analisi, bensì lui. Ma a me è servito tanto, per tranciare uno ad uno con un colpo di mannaia ben assestato, i grossi cavi di acciaio e sangue che mi tenevano legata a lui. Dio come vorrei aver avuto un Uomo da amare che mi amasse a sua volta… semplicemente. Non l’inferno psichico che ho attraversato. Luna, so che tu capisci bene. Le difficoltà che la vita ci ha sbattuto davanti non mi hanno mai spaventata, e di tragedie ne abbiamo dovute affrontare diverse. Ma vedi, Fuori dal Coro, la casa dovrebbe essere quel luogo dove puoi allentare la tensione, dove puoi far scorrere le emozioni, nutrire la tua anima e quella di coloro che ami. No la casa non è un luogo dove ad un certo punto ti accorgi che devi imparare a guardarti le spalle, a riconoscere le trappole prima di caderci dentro.
    P

  • 257
    LUNA -

    Ciao cari 😀

    FUORI DAL CORO: anch’io mi commuovo leggendovi, perché siete belli e perché siete “tanti”, nel senso del tanto che c’è dentro di voi.
    Ti sei messo in discussione, Fuori dal Coro, pure troppo, forse, per l’eccesso di responsabilità che ti dai, però al contempo, come mi pare sia proprio del tuo carattere, lo hai fatto con coraggio e in modo costruttivo. Hai voluto conoscerti meglio, e questo secondo me non è mai un errore, quando sentiamo la spinta a farlo, dentro di noi, è un segnale che non possiamo fingere di non cogliere. Non tutti sentono quella spinta, forse, e non tutti la colgono. Il mio ex una delle volte che pensava di avermi perso (dopo aver fatto di tutto per perdermi e farmi sentire perduta, come è proprio di quei meccanismi che io e Aleba conosciamo) si è comprato dei libri per guardare dentro se stesso e ha fatto due sedute dalla mia psicologa. Ma c’era, nel suo modo di fare, anche una punta di ricatto: lo faccio se tu ci sei. Non importa se erano passati anni e anni, se ero io adesso ad essere in confusione, a stare male, se potevo avere io sfiducia in lui, se potevo essere io allo stremo, rincitrullita, confusa, in pericolo di fare qualche cazzata, e se io glielo avevo in fondo sempre permesso, a lui, di essere così…
    io DOVEVO essere comunque, in 5 secondi netti, pronta a dire: oh che bello, ecchite ca’. Mi dici che forse ci vorranno altri 45 anni prima che tu ritrovi te stesso, che non puoi darmi alcuna garanzia per il futuro, che comunque devo andare a vivere da sola (ma attenzione in modo assolutamente monastico… per inciso per anni io gli avevo detto: troviamo una soluzione per separarci in sicurezza, e lui mi diceva: non ti amo, non mi frega, è finita, ciao ciao, salvo poi cambiare idea ogni volta che andavo via e dirmi che lui era innamorato perso, ma stava male. Quando lo dicevo io però ero una povera deficiente. Anche se mi hai fatto praticamente impazzire dal dolore e dall’ansia ora io mi stabilizzo in trenta secondi e ti rassicuro. Non ne sono stata capace, lui non me lo ha perdonato ed è scoppiato più di prima. Sapessi quante e quante volte IO mi sono rimproverata, no anzi, non è il termine esatto, mi sono flagellata dentro dicendomi: IO dovevo essere capace.
    Negando il fatto che se io non ero stata in grado in quel momento era perché avevo sul groppone anni e anni in cui lui aveva avuto la sua crisi al 3000 per cento e ogni volta che andavo in crisi io (e per crisi non intendo sui sentimenti, ma crisi interiore mia, devastante) non era possibile. era colpa mia. Oppure se cercava di recuperare però poi mi rinfacciava che come mi ero comportata IO quando ero stata in crisi era insanabile, perché lui non poteva dimenticare. Perché io avevo rovinato il rapporto (che, quando a lui faceva comodo, o comunque per i suoi buchi neri, non esisteva).

  • 258
    LUNA -

    (avevo scritto kilometri di cose, entrando più nel dettaglio, ma mi incasino e basta, e incasinerei anche chi legge, dunque riassumo il concetto in oggetto…):
    anch’io ho fatto errori, Fuori dal Coro, e anch’io penso che le reazioni a catena, dovute a quella guerra che lui mi ha dichiarato all’improvviso dopo 10 anni, hanno fatto soffrire anche lui. Non dubito di questo. Però quello che voglio dire è questo: quando lui ha preso quei libri o è andato due volte dalla psicologa la sua spinta a guardarsi dentro non era reale. Perché non l’ha mai fatto sul serio. E quando ti dico che la sua modalità non era solo di sostegno, ma di pretesa, di ricatto, purtroppo è vero. Credimi che non era solo una questione di sostegno, FUORI DAL CORO, quello da parte mia, se avesse voluto guardarsi dentro, affrontare dei fantasmi, dei nodi, lo HA SEMPRE AVUTO. Lo avrebbe anche tra cent’anni, come amica. Se non dico “da compagna” è perché non è possibile. Lui lo ha reso impossibile. Non puoi volere bene ad una persona, visceralmente bene che ti commuovi solo pensando alla sua foto all’asilo, ed essere trattata sempre come una nemica. Non puoi soffrire perché lui ha lasciato te, in realtà, ed essere anche trattata come chi lascia perché se ne frega. Non puoi vivere una vita senza amore, sapendo e volendo amare, e sentirti dire che è colpa tua, perché tu sei poco seria ma non sei riuscita a fregarlo. Non puoi cercare di sostenere qualcuno, quel qualcuno ti affossa e ti dice pure che te lo meriti. Io ho vissuto una vita non vita per anni, questa è la verità. Una vita non vita che era la fotocopia di quella dei suoi genitori. La cosa più distante dal mio modo di essere che riesco a immaginare. Io quando vedevo come sua madre trattava suo padre avevo i crampi allo stomaco. E lui mi diceva: non ne posso più di vedere quelle scene.
    Io so che per dieci anni lui è stato anche bene, molto bene con me, come io con lui. Lui stesso mi diceva: ho fatto tanti passi avanti. (passi avanti rispetto al suo pessimismo cronico, passi avanti rispetto alla paura delle relazioni, passi avanti rispetto al suo non reggere una discussione, le frustrazioni, un dialogo di una certa durata che vertesse su temi più personali e intimi). Lui stesso ha sorretto me, e non lo nego, perché anch’io avevo le mie. Mi ha amato e ne sono certa. Perché per lui era difficile dire ti amo, ma me lo dimostrava. Ma non sono io che dopo 10 anni gli ho voltato le spalle. Lui ha voltato le spalle a me e a se stesso, anche se come individualismo lui, come il compagno di Aleba, si è costruito delle cose materiali per sè. Ma ha voltato le spalle a se stesso perché se uno ti fa una guerra come quella che lui ha fatto a me, a noi, del bene non si fa.

  • 259
    LUNA -

    Come Aleba, mentre lei cercava di aiutare e sostenere il suo compagno, ho attraversato tutta una serie di crisi, mie, di sensazioni di spaesamento, di ansia, di tristezza che ho dovuto sempre e comunque vincere da sola. Nessuna cosa andava bene, che lo amassi o che pensasse che lo amassi di meno. Avevo colpa nella vicinanza e nel distacco.
    Questa è una cosa che chi non prova non può capire. E meno male.
    Quando ho avuto un anno che era difficile per altre cose veramente dure lui non ha cambiato linea. Non riuscendo a provare una vera empatia non si è reso conto di quanto io stessi davvero male, di quanto io non potessi veramente reggere quelle sue modalità. Che quella volta ero io, seriamente, a rischiare di andare in depressione. Lui ha sempre e comunque visto ogni mia reazione come un’azione fatta contro di lui. E guarda, Fuori dal coro, che io le cose gliele ho sempre dette, spiegate. Ma non è servito a NIENTE.
    Io ho parlato con uno dei suoi fratelli davanti a lui, non alle sue spalle, di come andavano le cose. Non per mettere in mezzo agli altri, ma perché speravo che lui si/ci vedesse. Perché lo aiutasse, ti giuro, indipendentemente da me. Io parlavo con suo fratello e lui stava zitto. Suo fratello gli ha detto: ma cosa stai facendo? Ho passato anni a sperare che lui non soffrisse, che affrontasse le sue cose, con me o non con me. Ma perché era assurdo il tunnel in cui era finito. Non è sindrome da crocerossina. II risultato è che l’altro suo fratello invece preferisce credere che io sia un mostro che ha messo in crisi una persona che di per sè non avrebbe problemi,che fosse la relazione il problema. Tolta quella lui sarà un fiore di campo. Glielo auguro. Non si spiega però perché mi odi. E sua madre (ma è ovvio) è riuscita a dirmi, una volta che ho tentato di parlare con lei, dopo che lui non reggendo una discussione (mentre lui di numeri ne ha fatti e quanti) era andato a dormire da lei, e non perché io fossi un mostro, ma perché non reggeva se stesso: “Mio figlio non è così. E la prossima volta che TU COSTRINGI MIO FIGLIO ad andarsene da casa SUA per le TUE urla vengo lì e ti caccio io”. Al che io, con calma, le ho detto: signora, stiamo divorziando, ma pur sempre siamo stati insieme 17 anni…”. E lei: non state divorziando, perché non siete mai stati sposati.

    Ah be’, allora…

  • 260
    LUNA -

    Tutti nella vita commettiamo degli errori, e io di certo ne ho commessi. E non mi sono risparmiata di flagellarmi, per quelli verso di lui e verso me. Il problema, nelle situazioni come quelle che abbiamo vissuto io e Aleba, è che un errore non è mai solo un errore, che sia piccolo o grande o considerato tale. E come una bomba. E sembra che sia su una persona sola che ricadano sempre le responsabilità, nel rapporto azione/reazione, anzi le colpe. Non so dirti se la sofferenza cada su una persona sola. Credo cada su entrambe, ma in modo diverso. Io non volevo soffrire, anche se può sembrare paradossale, e comunque combattevo per non soffrire, semmai per portarci entrambi fuori dal tunnel. Perché è più facile accettare che una persona ti dica “non ti amo, non mi interessi” che non capire mai se una persona ti sta chiedendo aiuto o ti sta respingendo realmente. Provi insieme rabbia e senso di colpa. Sempre un senso di fallimento. Posso dirti però che ad un certo punto non fa differenza quando non puoi proprio farci nulla, e tu comunque soffri ugualmente come una persona respinta, e in più pure colpevolizzata, e in più però è come se tanto tu fossi sempre abbastanza forte da non romperti mai, perché anche quando stavi schiattando sei riuscita a prenderti per il coppino e salvarti, e al contempo come se tu fossi sempre così inadeguato da non meritare una cippa dalla vita. E se hai qualcosa è perché hai imbrogliato, o perché sei cinico e dei sentimenti non te ne frega niente. In sintesi: se crepo di fronte alla tua anafettività sono deficiente, se sorrido di fronte un affetto è perché sono un essere frivolo e profittatore e faccio un torto alla tua sensibilità…
    Quando leggo che queste cose capitano ai masochisti mi permetto di dissentire in ogni modo. Io non sono mai stata masochista. Mi sono trovata però ad affrontare qualcosa di sconosciuto e più grande di me. E per niente, perché, alla fine, sono pure LA STRONZA.
    Va bene, sono la stronza, non parliamone più. A volte penso persino che se questa versione lo fa stare in pace con se stesso va bene così. Io cerco la mia pace.

    Scusa, Fuori dal Coro, tornando a bolla:
    hai scritto, e mi ha commosso, se non sbaglio le parole esatte: IO dovevo capire, io ero più grande.
    E’ una cosa tenerissima, però siete due adulti, comunque. E puoi proteggere solo chi è in grado di lasciartelo fare e chi comunque si ricorda che la protezione è reciproca.

    Per il libri: io adoro leggere, e, a parte nella mia fase più down, divoro i libri. Tuttavia non mi ha mai scomposto per nulla il fatto di avere compagni che non leggessero tanto. Ognuno ha i suoi interessi.
    E’ vero che dopo una disgrazia o un tumulto ci ritroviamo a riflettere su tante cose e possiamo anche aprezzare di più le piccole cose. Ma non possiamo vivere in stato di quiete pensando già a come saremmo dopo un tumulto. A me sembra che tu vivessi in modo normale, prima, da quello che scrivi, te lo dico onestamente.
    Ciao!

  • 261
    aleba -

    Luna, le solite corrispondenze nette che accumunano le nostre storie seppure distanti. Finirà questo mio bisogno di parlarne, parlarne, parlarne?? … ho kg di carta scritta nei momenti più disparati…scrivo, leggo e parlo.

  • 262
    aleba -

    “Salvami e allunga le tue mani verso me
    prendimi e non lasciarmi sprofondare
    salvami e insegnami ad amare come te”
    … Modà

  • 263
    LUNA -

    ALEBA: finirà quando non ne avrai più bisogno. Che rispostona, ah? Però quello che intendo dire è: credo che esistano vari modi di parlarne. Quando ti ho incontrata in questo forum tu ne parlavi, ma in modo diverso. Un modo che era molto più teso all’autocolpevolizzazione, quindi interno, sì, ma più implosivo, e al contempo verso l’esterno, nel senso che le riflessioni erano molto più centrate su di lui che su di te. Non mi dilungo perché penso che tu possa capire cosa intendo dire.
    Oggi forse stai facendo un tuo riordino-dati molto più costruttivo, e al contempo, forse, tutto questo scriverne, parlarne, anche se proprio benissimo non ti farà stare, in qualche modo ti depura.
    Scrivere può servire a mettere nero su bianco qualcosa che mette in collegamento maggiormente i nostri emisferi razionale ed emotivo.
    Ma non voglio analizzare perché scrivi, perché tu ora ne abbia bisogno o a cosa ti possa servire, scusami. Però, ecco, non mi stupisce che tu dica che scrivi, leggi, parli a hai kg di parole. come non mi sorprende che tu ti chieda: quando finirà?

    Ci sono vari modi per parlarne e non parlarne.
    Io per esempio ho ancora bisogno, certamente, di parlarne. e so che ne parlo però in modo diverso. Non sempre. Ma in generale sì. E quando me ne parlo nel modo “implosivo” la cosa dura molto meno.
    So che questo mio mettere nero su bianco o riflettere serve a ME. Prima tutto era sempre molto più teso a capire cosa servisse a LUI e a NOI, a capire per uno scopo che andava anche al di là di me. Oggi mi interessa capire quello che ho bisogno di capire per il MIO equilibrio, per la MIA versione della storia (che non significa un solo punto di vista, cioè un dire: è tutta colpa sua, o cose del genere), per riordinare dei MIEI dati, per fare un mio punto su di me ecc. Al contempo non mi va assolutamente di parlarne.
    E non è un paradosso, secondo me.
    Fuori ne parlo pochissimo. Già prima ne avevo parlato con un numero ristrettissimo di persone. Forse non lo avrei nemmeno fatto se non fossi stata costretta a. E non per vergogna o che, ma principalmente per riservatezza. Certo, anche per proteggere la persona che amavo e la mia libertà di poter scegliere di restare con lui senza che la gente mi dicesse: ma cosa fai???
    questa voglia di libertà è stata anche un limite? Può darsi. Può essere diventata anche una forma di non libertà, certamente. Al contempo quel meccanismo di protezione è molto tipico di situazioni come quella che io e te abbiamo vissuto.
    E’ più facile che una persona dica: mio marito è una vera lagna, quando c’è la partita diventa insopportabile.
    o
    mio marito non mette mai i calzini sporchi nel cestone

    che dire le cose che noi avremmo dovuto dire.

    Io però, comunque, è vero, sono sempre stata una persona molto riservata, seppure molto socievole. Una persona che ha sempre avuto molto il senso dei panni sporchi che si lavano in famiglia, ma anche della privacy in senso positivo. Delle mie relazioni non ho mai (S)parlato,

  • 264
    LUNA -

    ciò non significa che io non possa avere fatto delle confidenze alle amiche più care, sorelle. Ma comunque sia nella mia vita le questioni più personali le ho sempre risolte con una grande riservatezza.
    Quindi appunto in questo caso per me è stato anche un trauma dover mettere in mezzo altre persone (per esempio quando non avendo una casa ho dovuto chiedere per forza ospitalità agli amici), durante un work in progress così pesante, ma io ho cercato che ciò non avvenisse e lui invece non è stato capace di avere un atteggiamento più maturo. Inoltre penso anche che ho sempre avuto bisogno di una cosa: di sapere che, in ogni caso, che fossimo rimasti insieme e bene o che le nostre strade si fossero divise con dietro un codazzo di disastri vari, io sarei potuta ripartire da me, dalle mie impostazioni di default. Per farti capire meglio, se ci riesco: quando mia nonna è morta, e per me è stato un grandissimo dolore, naturalmente io l’ho detto ad alcune persone vicinissime, e mi ha fatto bene che loro sapessero anche per il tipo di empatia che c’è tra noi, ma mi faceva stare meglio uscire in un mondo in cui la gente non sapeva che stavo attraversando un dolore. Mi parlava d’altro, ignorando i fatti si rapportava con me come se non fosse così, e questo mi permetteva di respirare. Sul lavoro mai ho dato segnali che nella mia vita ci fossero dei casini. A volte quando i casini sono stati più grossi forse sarò sembrata meno sveglia rispetto ai miei standard, e questo per me era fonte di sofferenza, al contempo però riuscire a darmi un calcio in culo e fare bene le cose qualsiasi cosa stesse accadendo, o mantenere una vita sociale positiva per me era importante. Può sembrare che fosse perché avevo bisogno di portare una maschera, per timore del giudizio altrui. Io vedo la cosa sotto una luce diversa: vedo una mia protezione personale di rispetto al mio modo di essere, di vedere la vita e me stessa, comunque. E mi ricentrava anche. Se io avessi detto: non posso, non posso perché ho dei casini, forse la catena dei non posso sarebbe stata infinita, ci sarei caduta dentro.
    Io e lui siamo stati insieme una vita, e per la maggior parte del mondo la nostra era una gran bella storia. Così quando la gente viene a sapere che è finita se ne esce con delle curiosità o delle frasi fuori luogo. Io sto facendo un grande lavoro di ricentratura su di me, e non ho voglia e energie per questo. Tempo fa mi sono sentita dire questo, di fronte al fatto che avevo detto è finita con aria serena e chiudendo la cosa in due battute: ah, allora lo hai lasciato tu, non ti importava poi granché. Io ho detto: semplicemente non mi va di parlarne 🙂
    “17 anni e non ti va di parlarne? Non puoi mica fare lo struzzo così! Una storia così importante, magari recuperabile e tu fai così?”.
    Io ho detto: Non mi va di parlarne fuori. Mi va di parlarne con me stessa, o al limite con lui, il diretto interessato. (continua)

  • 265
    LUNA -

    Tutte le storie che finiscono sono particolari, ma quelle come la mia e la tua sono faccende che hanno bisogno di un surplus di proficuo dialogo con se stessi.
    Le persone chiedono, è naturale anche che sia così, tuttavia non capiscono che (non possono sapere che) spesso il problema sta nel fatto che dire tre parole dice tutto e al contempo per spiegare tu dovresti aprire una botola, di melma, e comunque non potresti spiegare.
    I miei amici che sanno la storia non hanno bisogno di spiegazioni e riassunti.
    Le persone che hanno vissuto esperienze simili si annusano e riconoscono. Anni fa una donna che conoscevo solo per aver comprato cose nel suo negozio mi raccontò una storia di violenza psicologica.
    Alla fine mi disse: scusa, non so come mai l’ho raccontata a te.
    Io non le avevo assolutamente detto di me, zero.
    Tuttavia capivo quello che mi diceva senza che lei avesse bisogno di farmi un disegno, senza che io fraintendessi, come se parlasse in un codice comprensibile.
    Così a lei venne naturale parlarne, come non avrebbe potuto, forse, con chi l’avrebbe fraintesa dalla prima frase. E sentì tutta la mia empatia – mi ero commossa – per la strada che lei aveva fatto per tornare alle sue impostazioni di default. E che capivo perché pur dicendomi di aver sofferto: ora sono serena, e non odio il padre dei miei figli. spero che anche lui trovi la sua serenità. Mi raccontava con entusiasmo del suo nuovo amore. “una storia completamente diversa” mi diceva “perché anch’io sono diversa da com’ero allora”.
    Una donna una volta mi attaccò bottone al supermercato, dicendomi quanto ero bella e quanto ero solare, mentre purtroppo sua figlia… si sfogò, chiedendomi cosa ne pensassi. Si sfogò perché io la stavo a sentire. Alla fine si segnò due libri e mi disse grazie. E non mi domandò: ma come mai hai capito? In entrambi in casi mi sono chiesta se sarei stata più onesta a dire: vi capisco perché so. Ma io avevo bisogno di avere uno scambio così. E io credo che con il senno di poi o già in quel momento abbiano capito benissimo, de panza, perché io capivo di cosa stavano parlando.
    Io sono sempre sensibile a questo tema, e ne ho il massimo rispetto. Penso che la violenza sia sempre una catena, purtroppo, qualsiasi gancio si sia di quella catena. E penso che quando la catena si spezza, nel senso che una persona riesce ad uscire dal meccanismo, ha fatto qualcosa per sé, e qualcosa anche per la non violenza. L’altro può cogliere il messaggio o no, ma certo è che gli si è data una possibilità in più di coglierlo che subendo dei meccanismi. Anche se bisogna uscire anche dalla catena di avere bisogno, per tornare a vivere, che colga e capisca.
    Forse non si è capito granché di quello che volevo dire. Sono nel MIO work in progress, e ci tengo alla mia serenità. Per me la serenità è parlarne e non parlarne, sentendo quando per me, e come e quanto, è il caso e quando no. Immagino che lo stesso valga per te. Ti abbraccio.

  • 266
    aleba -

    Ciao Luna, mi ritrovo in ogni parola che hai scritto. Anche io, come te, non ho parlato della mia storia. Non voglio rispondere alle domande che verrebbero spontanee….sono riflessioni mie intime, sarebbe come parlare di alieni parlarne con persone “normali”.

  • 267
    LUNA -

    ALEBA: il punto è però che anche tu sei “normale”. Sei una normonevrotica normale (passami l’espressione, che non è un’offesa!) in un mondo perlopiù di normonevrotici, ciascuno con i suoi punti di forza e le sue debolezze, le sue crisi da superare o superate, di varia entità. Quindi se comprendo benissimo perché non hai voglia di metterti a disquisire dei tuoi fatti privati e intimi e di ufologia (e appunto ho scritto dodici post a riguardo e quindi sai il mio punto di vista!) rimane il fatto però che viviamo sulla Terra e non su Marte, anche se la Terra ogni tanto ci sembra a tutti un po’ marziana. Quindi (ma lo dico in generale, non dico che tu non lo fai!) è importante anche, per ritrovare i parametri (che non sono uguali per tutti, certo, ma io parlo dei propri parametri “normali”, affini a se stessi) stare anche in mezzo agli altri.
    Scusami, questo tra l’altro non lo dico a te, perché magari in mezzo ai terresti ci stai tutti i giorni, ma come riflessione generale, anche se passasse di qua qualcuno che soffre di una situazione particolarmente aliena (e alienante, perché queste situazioni lo sono) o ne sta uscendo.
    Purtroppo quando si vive una situazione aliena si finisce con il sentirsi a propria volta “alieni”. Ti è mai capitato quando magari andavi a casa di qualche altra coppia e vedevi delle situazioni e pensavi: piacerebbe anche a me, ma…
    come se tu vivessi su marte e ogni tanto facessi una capatina da spettatrice sul pianeta terra. Pensando che non era male come vivevano i terresti…
    Bisogna stare attenti a quei “MA”. Bisogna stare attenti al distinguere il fatto di vivere una situazione percepita come “aliena” – o di averla vissuta di recente – seppure a cui ci si può assuefare sino a considerarla il proprio pianeta, e il fatto di arrivare a percepire anche se stessi come alieni pieni di “MA”.
    Mi piacerebbe entrare in un negozio, vedere un vaso di fiori, comprarlo perché sta bene in salotto, portarlo a casa e dire, con piacere e soddisfazione: ma guarda che bene che sta qui in mezzo al salotto!
    MA…
    Ho fatto un esempio banale, lo so, per spiegare le volte in cui io mi sono sentita “MA…”. Dando anche per scontate delle castrazioni rispetto ai “terrestri”, pur soffrendone e sapendomi terrestre.
    MA…

    lo dico questo perché purtroppo situazioni come quelle di cui parliamo chiudono e allontanano, chiudono e allontanano (anche per il dispendio di energia che richiedono, per l’introversione a più livelli che richiedono ecc) dalla quotidianità, anche dal fare un giro in un negozio, fare una passeggiata guardando le vetrine, andare al mare e sentire due donne lamentarsi del fatto che il marito non mette i calzini nel cestone.
    Se accade fanno pensare: “ma guarda te di cosa si lamentano queste… sono fortunate e non lo sanno”.
    Ma, a parte il fatto che non si può sapere cosa c’è dietro la vita di ognuno, forse si “guarisce” nel momento in cui dopo aver sofferto molto e aver sopportato cose esponenziali, pur apprezzando le minime cose

  • 268
    LUNA -

    e ritrovando un atteggiamento positivo, si ritorna a dire di fronte ad un parcheggio introvabile “che palle, possibile che non ci sia un posto libero da nessuna parte oggi???”. Perché ci si può anche scocciare e dirlo, pure non facendone una malattia o ciò che rovina una giornata.
    E non a non accorgersi neanche che si sta girando da due ore o pensare che le disgrazie della vita sono altre, perché le hai casa o perché ti hanno trapanato le budella fino all’altroieri o hai vissuto ad alcatraz.
    E non cominciare ad urlare in mezzo alla strada perché non trovi parcheggio (perché sei nervoso, frustrato per altro ai massimi livelli, ma contieni) e aver voglia di tirare quattro sberle a quello che ti ha fregato il posto.

    Forse non riesco a spiegarmi…
    Ma sai anche perché mi è venuto in mente? perché tempo fa parlavo con una mia amica che ha attraversato, molto giovane, la battaglia contro la leucemia.
    Per anni è ovvio che la sua è stata una relativizzazione fortissima, mentre comunque era positiva e lottava come una tigre.
    Oggi, oggi che sta meglio, ogni tanto si lamenta di qualche cazzata, pur sapendo che poteva morire e si è salvata la vita (cosa che non dimenticherà mai, dico, al di là della paura e della sofferenza provata, dico non dimenticherà mai nella sua accezione positiva, perché è come nascere due volte, e la seconda in modo consapevole).
    Ed è anche dal suo lamentarsi di qualche cazzata, quelle banalità per cui uno dall’esterno pensa “uno che ha passato quello che ha passato lei non ci farebbe neanche caso” che si capisce che anche dentro la sua anima sta guarendo. Non è più su Marte, anche se ha fatto un giro e che giro su Marte. E nessuno, solo chi è stato su Marte come lei, o con lei, può capire cosa significa davvero.
    C’è chi è stato male e non vuole parlarne, per dare una svolta, lei fa volontariato nel campo della ricerca. Io credo che entrambe le cose siano assolutamente corrette dal punto di vista della “panza”. Credo che ognuno abbia i suoi tempi, di recupero dello stress, della propria identità di persona sana, ove per sana intendo “con l’intera percezione della proprie risorse” e per l’integrazione, nella propria biografia, di un’esperienza negativa, di un cambiamento. E per darsi le proprie risposte.
    Sono quindi assolutamente sulle tue corde per quanto riguarda il rispetto intimo della propria biografia, per le ragioni che si dicevano.
    Al contempo penso che chi ha vissuto un’esperienza negativa abbia molto bisogno di respirare normalità, anche andando a comprare il giornale la mattina e fermandosi al bar a bere il caffé, anche sentendo il brusio delle chiacchiere della normalità e della banale quotidianità. Anche per rimmergersi nel mondo, ricordarsi di farne parte e rendersi sempre più conto di non essere alieno, quantunque l’esperienza possa essere stata aliena. E anche mentre fa un suo percorso interiore per darsi le sue risposte e affronta delle difficoltà.

    Baci a voi.

  • 269
    Fuori dal Coro -

    ALEBA: Ecco Aleba hai detto bene “la casa è quel luogo dove devi allentare le tensioni e non imparare a guardarti alle spalle”. Hai detto bene. Io a casa non ero mai in tensione. Stavo bene. Mi sentivo a “casa”. Con lei tranquillamente. Senza tante problematiche. Non cercavo nulla non volevo nulla. C’erano i problemi della vita, il lavoro, le malattie dei familiari. Ma lì a casa stavo bene. Non pensavo diventasse una fonte dell’esperienza finora più brutta della mia vita.

    LUNA: Si mi sono messo in discussione Luna. Però forse l’ho fatto tardi. Avrei dovuto farlo prima. Capire dove non capivo. Capire che forse gli altri hanno un altro cervello. Stare attento. Invece no. Non l’ho fatto. Forse ho dato l’Amore di mia moglie per “scontato”. Ma scontato nel senso di “sicuro”. L’ho visto un po’ come quello che potrebbe essere di mia madre nei miei confronti. Quando finirà ? Mai !
    Anch’io ho chiesto a mia moglie in questi due anni di provare ad andare in terapia per vedere cosa era successo. Non ha voluto. No io non ho mai fatto come il tuo uomo. Non ho mai detto “non ti amo più, è finita” a mia moglia. Mai successa una cosa del genere.
    Vedi voi in fondo le vostre discussioni le avete avute. Noi no. Se no quelle richieste riguardo il figlio. Ma mai una discussione che fosse tale. Tutto si svolgeva nella calma più tranquilla. Ed io ripeto non ho visto nulla di strano nel nostro rapporto. Addirittura chi entrava in caso si meravigliava e rimaneva incantato dalla nostra tranquillità. Io non so veramente non lo so cosa sia realmente successo. Io sarò stato distratto. Ma non ho capito. Ancora adesso come dite voi “mi sto uccidendo” ma non ce la faccio a non farlo.
    Ho letto e sto leggendo ancora il tuo post ma, perdonami, Luna onestamente non ho compreso bene i motivi delle vostre crisi. Se dovute a sue ansie e depressioni o cosa. Non ho ben compreso cosa è successo dopo i 10 anni in cui dici che ti ha amato. Non ho ben compreso qual è questa guerra che lui ti ha dichiarato dopo questi 10 anni. E’ entrato in crisi ? Ma in crisi di che cosa ? E perchè ? Perdonami, sarò io che non ho capito. Ma non mi sono chiari i motivi. Mi hai detto del fratello che gli diceva “Ma che stai facendo ?” Ma che stai facendo di cosa. Non ho ben compreso se il problema era il fatto che lui non reggeva le discussioni e non voleva affrontarle o il fatto che a scadenza di dicesse che non ti amava più. Ma da quel che ho potuto evincere c’eramo delle crisi piuttosto evidenti tra di voi. Scaturite da cosa ? Dalla sua depressione, ansia o pessimismo cronico. Mi hai detto che non ti diceva “Ti amo” ma te lo dimostrava. Bè non è poco. Ma allora cos’è realmente che vi ha portato a far sì ch non riuscivate a intavolare un discorso costruttivo. Ci sono dei punti che non ho capito. In Aleba si è visto chiaramente dai suoi racconti la presenza di un uomo assuirdo. Qui ci sarà pure visto che fai una specie di confronto. Ma io non l’ho capita. Non ho capito cioè qual era il problema….

  • 270
    LUNA -

    FUORI DAL CORO: sono quelle cose aliene di cui si diceva… difficili da spiegare per questo. Anche se, stringi stringi, comunque sia nel momento in cui una persona ti dice: ti amo, voglio stare con te o dice altro e ha un altro atteggiamento comunque alla base le cose non vanno.
    E una relazione esiste finché due persone dicono che quella relazione esiste e si impegnano reciprocamente a farla esistere, continuare, crescere o, in casi di conflitti, a risolverli.

    Intendo dire che al di là delle 45000 motivazioni per cui una persona ti dice: non voglio stare con te/questa non è casa tua/non ti parlo più/non ti amo o ti tratta in malo modo questi sono i fatti.

    Mi è difficile davvero farti un riassunto molto più chiaro. Diciamo che quando siamo andati a vivere insieme lui è andato in tilt, e mi ha dichiarato una guerra sia nel senso che ha usato (anche contro di sè, dicendolo a me) l’arma del disamore, sia che palesava un suo conflitto interiore che diventava conflitto di coppia ma si rifiutava di ammetterlo e di affrontarlo, sia perché faceva la guerra ad un’idea di me che non ero io.
    Non sono molto chiara comunque?
    Mi dispiace, ma non è facile spiegare.
    La mia storia somiglia molto a quella di Aleba in molte cose.
    Dire di no e dimostrare qualcosa che comunque ti fa comodo sia indefinibile no che non mi sembra una gran cosa.
    Lui dimostrava distacco e al contempo anche delle forme di attaccamento, ma al contempo per la sua crisi (inespugnabile) le carte in tavola che metteva erano quelle del distacco, e al contempo però rimproverava un mio distacco.
    Un vero casino, Fuori dal Coro, veramente impossibile da riassumere in poche righe.

    Per quanto riguarda il fatto che ti colpevolizzi per aver date delle cose per scontate, mi domando però perché tendi comunque e sempre a prendere troppe responsabilità su di te e dargliene così poche.
    responsabilità, non colpe. Parliamo comunque di una donna adulta, non di una bambina, che nel momento in cui non è chiara nel verbalizzare i suoi contrasti, i suoi bisogni, o ciò che lei considera diverso da ciò che vuole (patate fritte, lesse o in purè) ha comunque questa responsabilità. Non è che l’amore significhi per forza saper decodificare i messaggi anche fuorvianti che una persona ci lancia. Non è che possiamo avere la sfera di cristallo.
    E se una persona dopo 5, 10, 15 anni ci rimprovera di non aver capito che si sacrificava mangiando patate fritte invece che lesse per non farci restare male o per mantenere un’armonia forse potrebbe anche prendersi la responsabilità del fatto che non ha verbalizzato i suoi conflitti sulle patate, e potrebbe interrogarsi sul perché non lo ha fatto. Ma non delegando solo all’altro la responsabilità di aver detto, non visto, non capito. Ma chiedendosi: perché io non mi sono fatta capire?
    Naturalmente io non c’ero Fuori dal coro e quindi non posso sapere come siano andate le cose,

  • 271
    LUNA -

    però mi è chiaro che nel momento in cui tu hai un atteggiamento così colpevolizzante nei tuoi confronti e così deresponsabilizzante nei suoi, anche fermo restando che tu possa essere un uomo tendente al concetto di protettività nei confronti della sua donna (che di per sè è anche un’ammirevole qualità) tu stai negando il fatto che comunque una coppia è un territorio di parità e reciprocità. E che, ti posso dire? lei aveva diritto di desiderare un figlio ma tu avresti potuto anche non desiderarlo, e questo non avrebbe fatto di lei chi aveva ragione e di te la persona che ha torto, e responsabile della fine della relazione. Perché girando la prospettiva anche chi vuole un figlio a tutti i costi e si incazza a morte se ciò non avviene può allora far finire una relazione. Ho capito che tu dici: ma io poi lo volevo il figlio e non avevo dei validi motivi. Evidentemente per te in quel momento erano validi. E noi viviamo nel presente, non nelle considerazioni a posteriori.
    Ebbene, però il fatto che non foste sulla stessa identica lunghezza d’onda nel medesimo momento perché per forza dovrebbe significare una tua sola responsabilità e colpa?
    Se io voglio andare in america e il mio compagno vuole restare in italia per forza uno dei due ha ragione?
    per forza le motivazioni di uno sono più nobili e più importanti di quelle dell’altro?
    E se avesse mancato lei di sensibilità nei tuoi confronti non comprendendo le tue resistenze? Non sapendo guardare oltre il fatto che mentre dicevi di non voler semplicemente cambiare vita forse le tue paure erano altre? se non avesse considerato lei che dire: “Ho paura di pentirmene, se non faccio un figlio adesso” può non essere molto rassicurante per chi sta pensando se fare un figlio?
    E se far finire una relazione come ha fatto lei, e senza permettere un confronto diretto e chiarificatore, fosse una sua prova di immaturità? se fosse lei ad averti deluso? se tu ti dicessi: ma avrei fatto bene io ad avere un figlio da una persona che di fronte a delle difficoltà ha reagito in questo modo?
    allora, se lei avesse voluto iscrivere il figlio al nido e tu no? se lei avesse voluto iscriverlo ad una scuola privata “perché ho paura di pentirmene” e tu no? Quello che ti sto dicendo non è che debba essere per forza tutta sua la responsabilità, ed è chiaro, mi ripeto, che il tuo metterti in discussione sul fatto che cercare di non dare per scontate le cose può essere in generale e comunque utile a te. Ma se lei avesse dato per scontato che tu le avresti detto sì?
    Quello che voglio dire è che forse è nel momento in cui smetterai di prendere tutte le responsabilità su di te e di negare la capacità di scelta, di gestione delle sue emozioni e azioni di tua moglie e il fatto che comunque eravate alla pari forse riuscirai ad avere una visione più obiettiva di quello che può essere successo.

  • 272
    LUNA -

    Tu credi veramente che se tu le avessi dato un figlio in un momento in cui non eri convinto e avevi delle tue resistenze le conflittualità di sarebbero sciolte come neve al sole? Ne sei certo? Non puoi esserne certo. Tu ora guardi le cose dalla prospettiva: poiché l’ho persa farei qualsiasi cosa per non perderla se potessi tornare indietro.
    Una prospettiva molto naturale nel momento in cui una storia a cui teniamo finisce.
    Ma non stiamo parlando del fatto che lei ti chiedeva di tornare prima la sera invece di fermarti al bar con gli amici a sbevazzare e tu facevi orecchie da mercante, mi pare.
    Mi pare che si sta parlando di una questione importante e che cambia la vita non solo di chi il figlio lo desidera ma anche di chi in quel momento ha delle perplessità. E poiché è anche la vita di chi ha delle perplessità che cambierà mi sembra corretto rispettare anche il fatto che uno non dica: ma certo cara, ti accontento.
    anche se non è convinto.
    Perché avere un figlio non è come decidere se cambiare macchina o comprarsi una giacca o se cambiare luogo in cui passare le vacanze estive.
    Non è una decisione che possiamo prendere solo per far contenta un’altra persona e per assicurarci del fatto che non ci lascerà.
    Può darsi in effetti che tu non abbia considerato quanto fosse importante la cosa per lei in quel momento. Ma lei si è confrontata davvero anche con la SUA emotività e le sue motivazioni oltre a scaricarti addosso ogni responsabilità? Anche con il grado emotivo che ha dato al sentirsi delusa dal tuo atteggiamento?
    E se lei ti ha detto di essere stata male anche prima (se ho capito bene) prima che quel conflitto maggiore avvenisse, perché voleva un figlio da una persona non convinta in quel momento ma verso la quale serbava altre perplessità e rancori?
    Un figlio avrebbe spazzato via il fatto che lei pensava di essersi sacrificata mangiando patate fritte invece che lesse?
    Non volevo farti più confusione, scusami Fuori dal Coro, però mi sembra che tu ti stia flagellando come se tu potessi essere al contempo un marito e una sorta di deus ex machina capace di risolvere ogni conflitto, anche interiore suo.
    Forse lei ti dice che tu dovevi essere questo, ma tu comunque non potevi essere questo.
    Forse lei ha smesso di amarti, ma trovare delle responsabilità solo all’altro è un modo per mettersi in pace la coscienza.
    Forse ha ragione lei ed è delusa e incazzata, però comunque ti ha detto che non è interessata a chiarire e non si prende carico, mi pare, della tua parte di emotività. Mentre tu ti prendi carico della tua e della sua.
    A me certamente dispiace che ti strapazzi in questa maniera per qualcosa che non puoi cambiare. Perché il passato non lo puoi cambiare e il presente, perché sia di chiarimento e di superamento di un conflitto a due, esige che siano in due le persone disposte a dialogare.

  • 273
    aleba -

    Certo LUNA, condivido su tutta la linea.
    Probabilmente è ancora presto per essere “normale”, di sicuro mi riprometto quotidianamente di non abbassare più le difese, e di mantenere sempre quel distacco che consente di essere “assenti” a scopi difensivi. La questione del parcheggio…beh per uscirtene con un esempio così, hai proprio vissuto esperienze sovrapponibili alle mie!
    Fuori dal Coro, Luna ha inquadrato perfettamente. E’ inevitabile cercare in tutti i modi di conservare qualcosa di buono, almeno nella memoria, evitando a tutti i costi, anche autodistruttivi, di prendere atto del fatto che le responsabilità non sono solo tue ma anche della donna che ami. Fino a quando continuerai a considerarla una specie di Dea non potrai ripartire da te stesso. Ammiro tanto il tuo modo di amarla, ma se accendi le luci, se la inviti a scendere dal piedistallo dove l’hai elevata, vedrai che, come diceva Luna, da donna adulta che si stava ponendo il dubbio se diventare madre o meno, si è comportata in modo molto immaturo.
    Abbraccio a tutti

  • 274
    maria -

    per aleba e fuori dal coro-
    vi saluto stacco la spina per un po’, anche perche’ nessuno dei tre riesce a far capire all’altro che se non impariamo a tirarci su le maniche da soli, non ne verremmo mai fuori.
    buona fortuna a tutti e grazie per il vostro aiuto.

  • 275
    Fuori dal Coro -

    LUNA: Non avevo terminato il mio post n. 269. Volevo farlo ieri sera. Ma ero talmente nervoso che non riuscivo a mettere una riga dietro l’altra. Poi mi hai anticipato con la tua nuova risposta.
    Luna che vuol dire che lui ha usato l’arma del disamore ? “Palesava un conflitto interiore che diventava conflitto di coppia ma si rifiutava di ammetterlo e di affrontarlo, sia perchè faceva la guerra ad un’idea di me che non ero io”. Che significa ?
    Lui dimostrava distacco ma anche attaccamento. Io onestamente rimango allibito. Cioè sembra che il rapporto di coppia sia diventato un campo di concentramento. Io ripeto sono e mi ritengo una persona semplice. Ma soprattutto coerente. Se voglio bene a una persona, se la amo, le voglio bene e basta, la amo e basta. Poi è chiaro ognuno ha il suo carattere. 17 anni sono tanti. Cosa è successo a lui dopo 10 anni per farti questa “guerra” che non ho ben capito su cosa si basa ? Forse semplicemente non andavate d’accordo caratterialmente ?
    Non ho capito davvero. Ho letto e riletto i tuoi post. Ma mi sforzo a comprendere. Forse soffriva di forti crisi depressive ? O ne soffrivate entrambi ? Ho letto che scrivi che “è un vero casino” e che “è veramente impossibile da riassumere in poche righe”.
    Io penso sinceramente che la società di oggi ci stia distruggendo con i suoi ritmi e con le sue imposizioni di modo di vivere.
    Non riesco a comprendere cosa entra nel meccanismo del cervello delle persone per arrivare a questi livelli. Mi hai detto che più volte ti ha detto che non ti amava più, non voleva stare con te o ti trattava male. Io non dico una cosa del genere. Per carità in un momento di rabbia può scappare di tutto dalla bocca. Ma poi si torna in sè. Si chiede scusa. Si fa pace. E tutto è ancora più bello. Ma da quel che racconti queste cose avvenivano un po’ troppo spesso.
    Mi hai paralto di crisi interiore. Di una tua crisi interiore. Forse sono queste le cose che effettivamente minano in rapporti. Che tipo di crisi avevi ? Eri insoddisfatta di cosa ? Non di sentimenti mi pare che tu abbia scritto. E di cosa allora ?
    Io ammetto di essere in crisi in questo momento. Molto in crisi. Ma non tanto con me stesso. Io so cosa voglio dalla vita. L’ho sempre saputo. So cosa mi faceva e mi fa paura. Ma ne parlavo senza problemi. Infatti avevo paura di fare un figlio. Ma lo dicevo. Di fronte e tutti non solo a mia moglie. E ne spiegavo i motivi. Adesso non è che questa paura sia passata. C’è tuttora. Ma riuscirei ad affrontarla.
    Mi dici che mi prendo troppe reponsabilità e a lei non do colpe. Io a lei do solo la colpa di non aver manifestato apertamente il suo disagio, camuffandolo. Si Luna lei aveva il diritto di desiderare un figlio ed io di non desiderarlo. Però ti dico una cosa. La vita è questa. Se ci si sposa è perchè si vuole formare una famiglia. Altrimenti si mettono in chiaro le cose prima. Io onestamente l’avevo fatto. Avevo messo in chiaro tutto. Poi a lei è venuto il deisderio (legittimo) di avere….

  • 276
    LUNA -

    MARIA: grazie a te, anche a me i tuoi interventi sono stati d’aiuto.
    La cosa buona del forum è anche che si attacca e si stacca la spina quando lo si sente 🙂
    Io in realtà vedo una buona energia “rimboccarsi le maniche” in questa lettera. Non solo perché l’ho letta comunque in chi scrive, che con le sue maniche sia più avanti o più indietro, ma anche perché nel momento in cui ne parliamo, di rimboccarci le maniche, anche riguardo un altra persona, e ci riflettiamo su, penso che comunque è anche a noi stessi che stiamo parlando.

    ALEBA: diciamo che so cosa comporta dover sentirsi sempre in tensione, ecco 😉 è come bruciare nella stufa quintali di legni anche se è agosto 😉 per riuscire anche a tenere tutto sotto controllo. Anche se per natura non si è controllori. Ma poiché l’ansia e lo stress fanno sì che si abbia ancora più paura di perdere il controllo dell’emotività o di tutti i settori della vita o di uscire in ciabatte per sbaglio o di non mettere il freno a mano all’auto in discesa o di avere un cedimento fisico o mentale, ecco che tanto più il carico di stress e di risposta automatica di difesa e adattamento sono alti (appunto soprattutto se nel luogo in cui in teoria lascio fuori il mondo con il suo casino e mi riposo e mi riprendo le energie) e tanto più l’ansia generalizzata – anche inconsapevolmente – aumenta e comincia a condizionare la vita, diventando un parametro che sembra naturale. Perché ha uno scopo di adattamento/difesa.
    Nel senso:
    se io ho sempre paura (oggettiva) che qualcuno a casa mi sbuchi dietro l’angolo facendo “BUH!”, se non posso programmare neanche cosa farò tra 2 ore perché non so che casino può succedere nel frattempo, se devo tenere i miei sistemi di difesa e gli ormoni come il cortisolo e l’adrenalina sempre ai massimi livelli per risolvere continui imprevisti e anche per reggere l’aggressività altrui che mi viene scaricata addosso ma io non posso (non posso anche per carattere, per civiltà, per lucidità, per paura) reagire invece uscendo in vestaglia urlando in 45 lingue diverse neanche servisse l’esorcista perché sono pieno/a come una pentola a pressione e non perché sono indemoniato… dicevo, se così è, è FISIOLOGICO che il mio fisico e il mio sistema di difesa/adattamento viva in allerta.
    Se non fosse così?
    non saprei reggere l’aggressività?
    non saprei risolvere gli imprevisti?
    andrei alla deriva?
    finirei in galera perché gli lancio un piatto e lo becco in fronte?
    non avrei la lucidità sufficiente ad analizzare la situazione in tempo reale per capire problema/soluzione quando l’altro mi sta ponendo un ostacolo illogico e assurdo mentre sto andando a lavorare?

    di fronte al pericolo l’essere umano conosce la fuga, il mimetizzarsi/nascondersi, l’aggressione a sua volta, l’adattamento.

    Se il pericolo c’è, se la tensione costante c’è l’essere umano usa queste difese, quelle che può.

    L’ansia genera ansia.

    Il fatto è che in casi come questi l’unica soluzione è rimuovere la causa che genere il

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    LUNA -

    castello di adattamento/difesa/confusione/tensione/ansia/compulsione/stress.

    Tu, Aleba, hai diritto di prenderti tutto il tempo di cui hai bisogno per ricomporre il tuo puzzle, come dicevi, e anche per disintossicarti dalle bombe difensive di cortisolo, adrenalina ecc. Pur appunto sapendo che, di fronte alle dinamiche di lui, però senti di poter contare su te stessa e le tue difese (all’occorrenza). Difese non di adattamento, quando di rifiuto del conflitto.

    un bacio

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    Fuori dal Coro -

    LUNA…segue

    ….un figlio. A quel punto si doveva resettare tutto e far capire che così non si poteva andare avanti. Per una persona logica come me questo non va bene. Perchè noi si era parlato prima di sposarci. Ed io non faccio una cosa così importante accettandone un’altra ancora più importante. Comunque alla fine chi era fuori dal normale ero io. Lei voleva un figlio. Io dovevo comprendere l’importanza. Magari farmi aiutare.
    Certo è vero come dici tu dire “ho paura di pentirmene” non è molto rassicurante. Certo anche come dici tu: far finire una relazione senza un confronto chiarificatore è da immaturi. Si aggiungo io. Non solo da immaturi. Ma di egoisti. Egoisti veri. Certo anche come dici tu: “ma io avrei fatto bene a fare un figlio con una persona che di fronte alle difficoltà ha reagito a questo modo ?”. Giustissimo. L’ho pensato. Va tutto bene Luna. Vedi io sono convinto che se ci fossimo lasciati ed avessimo avuto un figlio oppure ci fossimo lasciati senza figli, ma perchè i figli non venivano sarebbe stato diverso. E’ vero. Sarei stato male. Molto male. Ma non starei con questi continui sensi di colpa. Il problema è che ho sbagliato su un tema importante. Un figlio, la famiglia. Tutte cose a cui credo. Fondamentalmente non credo a questa Società nella quale far crescere i figli. Questo si. Anche oggi ne sono più che convinto. La Società di oggi non ha nulla di buono. Nel senso di valori. Poi certo oggi ci è permesso di andare in aereo quando prima era impossibile per gente di ceto medio.
    Luna, tutte quelle domande che ti sei fatte riguardo la mia storia me le sono già fatte. Però non posso rispondere. Non sono in grado. Io so dove ho sbagliato. Quello che non riescoi a comprendere è perchè lei sia cambiata in questo modo. Ripeto era una donna speciale. E non so davvero cosa le sia balenato nella testa. Cosa c’era che effettivamente non andasse nel nostro rapporto al di là del conflitto riguardante il figlio. Io son rimasto quel che ero ai tempi del fidanzamento. La persona di cui si è innamorata. Con la differenza che vivevamo insieme. Quello che facevo prima l’ho fatto dopo. Non ho cambiato nulla. Non ero pantofolaio e non lo sono diventato. Non mi piaceva la discoteca prima e non mi è piaciuta dopo.
    Certo lei è delusa e incazzata. Almeno così fa capire. Io so solo che fino all’ultimo non mi ha fatto capire il suo disagio. E ciò che mi fa star male è che io. Ma non solo io, abbiamo visto mia moglie non come una dea sul piedistallo. Ma come una persona dalla quale non ci saremmo mai aspettati una cosa del genere. Ok lei ce l’aveva con me. Ma cosa c’entravano i miei genitori. Lei ha chiuso con tutti. Neanche una telefonata. Perchè ? Allora forse hai qualcosa da nascondere ?
    Purtroppo torniamo a bomba. Una persona come me logica e semplice nei sentimenti non riesce ad accettare cose simili. Non le accetterà mai. Non si può pensare di vedere una persona doipo 15 anni cambiata così. Tu Luna hai avuto i tuoi conflitti. Io no

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    aleba -

    Ciao Luna, Maria..arrivederci, ciao Fuori dal Coro.
    I conflitti dei quali parliamo Luna ed io sono illogici, sono irrazionali. Io ho vissuto ai limiti della psicosi, mi accusava di cose assurde che viveva solo nella sua testa. Eppure era di fronte a me, ma non c’era. Era nel suo mondo personale e io dovevo entrarci a gomitate in mezzo alla sua convinzione di essere il GIUSTO. Ancora oggi ci sono momenti nei quali mi accuso di aver gettato la spugna. Poi ripenso a uno o due fatti e mi tranquillizzo. Fuori dal Coro, tua moglie ha sicuramente maturato in un lungo tempo il suo distacco da te eppure non ha fatto trapelare la minima difficoltà. Per questo penso che si tratti di una persona che non si conosce, fondamentalmente immatura.Ha condiviso una scelta con te e l’ha fatto sicuramente per amore.Ma non per amore verso sè stess, bensì per amore verso di te.Per te era importante e per lei agli inizi era una lontana eventualità, talmente lontana che la vita sembrava poter scorrere immutata e felice per tanti anni.Ma gli anni passano e ne sono passati tanti, tu sei rimasto sulla tua posizione, parlandone apertamente, lei ha cominciato a vedere altro. Sebbene non sapesse esattamente cosa voleva, ormai era chiaro che forse non voleva ciò che volevi tu. Come dirtelo quindi?Come fare senza perderti.Allora non ci mette enfasi, ne parla ogni tanto ma non centra il problema. Neppure lei sente impellente il bisogno di maternità, sembra quasi che sia come se stesse perdendo una opportunità.Forse se fosse rimasta incinta “per sbaglio” sareste stati costretti ad affrontare la questione. Sarebbe stata costretta a scoprire il viso e dire chiaramente sono incinta e voglio questo figlio.Così invece rimane tutto nell’aria, si respira ma non soffoca.Eppure lei si sente soffocare perchè piano piano, il suo tentativo di non farti sentire in obbligo, obbliga sè stessa al silenzio. Ma da qualche parte tutto quello che avrebbe da dire deve fluire, deve uscire.Non esce con te e lei si stacca completamente.Ha fatto tutto lei,Fuori dal Coro.Tu non avevi elementi per capire,non potevi sapere.Hai commesso l’errore di pensare che nulla sarebbe mutato,ma tua moglie nel frattempo ha cambiato posizione.Fuori dal Coro,il suo scarto improvviso che ti ha gettato lontano dalla sua vita, non è frutto di un colpo di testa, di un dolore violento e subitaneo.E’il risultato di un lungo periodo durante il quale tu hai avuto accanto una donna che non era più quella che avevi sposato,stava seguendo altri passi.Non mi stupisce che abbia chiuso con tutti,che non si esponga al confronto.Se avesse il coraggio di mettersi calma di fronte a te, ai tuoi genitori e parlare di quello che è successo,avrebbe due alternative, o riconosce di non aver lottato nel modo giusto,di aver sbagliato rotta e ammette di aver mancato gravemente pure lei quando comunicava tramite la telepatia,oppure ti dice la vita è mia,ci faccio quello che voglio e tu attaccati al tram.Il silenzio è da vigliacchi.

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    LUNA -

    FUORI DAL CORO: io non parlo volentieri dei fatti e della mia esperienza, che è complessa, e anche dolorosa, ma piuttosto delle riflessioni che ne sono scaturite. Ciò anche perché devi considerare che io non sono all’inizio di quella esperienza, quando non capivo cosa stesse succedendo, ma in un’altra fase.
    Posso anche tentare di spiegarti meglio. Però una domanda mi sorge spontanea: non è che chiedi per vedere quanto può essere vicina o lontana l’identificazione? Perché, di fronte ad atteggiamenti che Aleba riporta del suo compagno o io del mio, tu tendi a dire: però io non sono così, io non ero così, io con lei non mi sono comportato così.
    (cioè, in parte ti rassicura sapere che rispetto a certi estremi tu sei stato più “corretto”, più logico, più “normale”, anche se al contempo non ti spieghi perché, allora, ciò non sia stato sufficiente?).
    Forse nel mio caso però (dico nel mio perché sto parlando io) “sbagli” l’identificazione, anche se è anche abbastanza naturale che ti venga più facile, essendo l’uomo, cercare di capire come si è comportato l’uomo… però forse è la mia situazione ad essere più simile alla tua. Tu mi dici: tu hai avuto dei conflitti, io no.
    Ma – considerato comunque che stiamo parlando di storie e persone diverse – in realtà i miei dieci anni possono essere simili ai tuoi quindici per l’evoluzione, la complicità, l’equilibrio, mentre lo scoppio della bomba inaspettata, e il domandarsi: ma cosa sta succedendo? ma chi ho davanti ora?
    può essere affine. Comunque io e te abbiamo avuto a che fare con due persone che si sono fatte i conti da sole con le loro sensazioni/emozioni/conclusioni, non hanno verbalizzato a sufficienza il percorso che ha portato alle loro conclusioni, non hanno accettato il confronto, hanno accusato di mancanza di empatia ma hanno mancato a loro volta di empatia. Due persone che, con rancore, si sono chiuse sulle loro posizioni. Due persone che sono scappate dalla relazione e dicendo: è così e basta, non puoi farci niente, non voglio parlarne, punto stop, ciao. E: è irrimediabile.
    Fermo restando che è un diritto il fatto di chiedere una separazione e di rifarsi una vita (per brutto che sia per chi non è d’accordo, è ancora innamorato, ha investito sentimenti, energie, aspettative… ma voglio dire, anche la legge lo permette e non si può costringere qualcuno a stare dove non vuole più stare) e al di là del fatto che per te sia ancora inaccettabile l’allontanamento di tua moglie e la fine del vostro matrimonio, a mandarti così in crisi è, mi pare di capire, anche il suo atteggiamento di rancore, chiusura, aggressività sia pure passiva, colpevolizzazione, negazione. Non dico che saresti un fiore se lei ti avesse parlato della vostra separazione in maniera più assertiva, considerando anche la separazione una cosa che comunque riguarda entrambi e dicendo:

  • 281
    MRC -

    Ciao a tutti, scusate l’intromissione; è da un po’ che, di tanto in tanto, butto un occhio su quel che scrivete.
    Non sono qui, purtroppo, ad aggiungere un beneficio alla vs. discussione, ma, apprezzando il vs. analizzare profondamente la questione di fondo, vorrei chiedervi un parere vs. personale su una lettera che ho pubblicato sotto il titolo “Fanno bene gli uomini che tradiscono!”.
    Non pensiate che sottovaluti le vs. problematiche, ma il fatto è che vorrei sentire un giudizio sulla mia vicenda dal maggior numero di persone (forse fino a trovare quei pochi che mi incoraggino a resistere…). Grazie

  • 282
    LUNA -

    che ti vuole ancora bene, anche se non ti ama più, o se lei fosse stata più chiara nel parlare dei PROPRI conflitti oltre che accusare te di non averli compresi, tu comunque un po’ meglio staresti. Oppure ha fatto tutto questo e per te è stato comunque inaccettabile, ma mi pare di capire che invece non lo ha fatto.
    Forse io devo chiarirti più che altro, riguardo la mia esperienza, questo punto: anche il mio lui è cambiato apparentemente dall’oggi e al domani e in modo irreversibile. Dico apparentemente perché, come dice Aleba, una persona non cambia in 24 ore. Dentro di sè macina.
    Tu mi dici che la tua lei era una persona speciale, e io ti dico che il mio lui era una persona speciale. Era una persona di cui avevo molta stima. Conoscevo anche delle sue ombre, ma tuttavia rispetto alle sue ombre (difficoltà,paure,derivanti dalla sua situazione famigliare) era sempre stato una persona che sapeva dire: mi dispiace, e che cercava di rimediare ai suoi errori. Lo stesso valeva per me. E ove per suoi errori intendo il fatto per esempio di non essere capace di reggere le discussioni e altre sue rigidità o pessimismi o delle sue aggressività. Tuttavia era indubbio che fossimo due persone che si amavano molto, e in tantissime cose assolutamente complementari. Della persona che ami accetti anche i difetti e nè i suoi nè i miei apparivano insormontabili, anzi ci scherzavamo anche su come fanno le coppie di lungo corso che hanno tanta tanta complicità. Eravamo anche fieri di aver superato insieme delle difficoltà, di crescere insieme. Ci facevamo gli auguri di MESIVERSARIO dopo 9 anni, avevamo le nostre tradizioni, i nostri modi di dire, i nostri codici, le nostre abitudini.
    Tu mi dici che non sei cambiato dopo il matrimonio e io posso dirti che neppure io valuto di essere cambiata (a parte crescere, avevo 20anni quando ci siamo messi insieme e semmai conoscermi meglio) rispetto a chi ero, e la maggior parte delle cose che sono ancora sono proprio quelle per cui lui si era innamorato di me. Ma ad un certo punto lui è andato in tilt. le ragioni per cui è andato in tilt erano molto più sue personali,interiori che effettivamente esterne e riguardavano anche cose sue non risolte. Tu di questo riassunto non ti accontenterai però veramente io non intendo aprire la botola. Se non la apro è anche perché essendo fortunatamente uscita dalla fase dell’analisi particolareggiata di fatti, annessi, connessi, e del ping pong mentale per me sarebbe veramente inutile e stancante entrare nel dettaglio. (continua)

  • 283
    LUNA -

    I nostri primi dieci anni comunque sono stati i dieci anni di una coppia vera e che evolveva. Ci sono episodi che posso ricordare anche come negativi, ma se sei all’interno di una relazione che comunque funziona, evolve, in cui c’è una parità di sentimenti e di intenti, se sei innamorata e senti di essere amata, rispetti e sei rispettata, se puoi contare su chi hai accanto e chi hai accanto può contare su di te, se comunque il momento in cui vedi la persona che ami è un momento di gioia e in cui si guarda il mondo, se si fa tutto il possibile per stare insieme direi che è abbastanza naturale comunque che io sia giunta all’appuntamento con la nostra convivenza pensando che il meglio e non il peggio doveva ancora venire. Anche perché consideravo che allontanarci anche da certi stress famigliari sia miei che suoi non avrebbero potuto che farci vivere con meno tensioni e farci trovare ancora di più una nostra dimensione di vita, sia individuale che di coppia. Invece poco dopo la bomba è esplosa. Ma se è esplosa in un certo modo non è stato tanto per i fatti, la cui interpretazione emotiva può essere anche soggettiva, quanto per la sua non assertività e non apertura nel gestire i conflitti. E su questo, qualsiasi responsabilità anch’io possa attribuirmi, credimi, non ho alcun dubbio. E se non ho alcun dubbio è anche perché di dubbi me ne sono fatti milioni, ma le cose stanno così. Noi abbiamo attraversato delle questioni legate alla famiglia, al lavoro, alla gestione dei ritmi di vita, alla decisione di prendere una casa in affitto che qualsiasi coppia può incontrare. Perché nessuna coppia vive una vita veramente statica, neanche la più serena, e qualsiasi coppia nel corso della sua vita di coppia può incorrere in un malinteso, in una insoddisfazione anche banale o nel bisogno di una rinegoziazione di un progetto. I miei nonni sono insieme da 60 anni e i miei genitori da 40 e si saranno seduti ad un tavolo milioni di volte per decidere delle cose insieme o anche per parlare di punti di vista diversi. Ci saranno anche state delle volte in cui non si sono capiti o si sono preoccupati a vuoto perché nessuno è dotato di telepatia. E hanno attraversato anche problemi di salute, o stress contingente. Ma cosa sarebbe successo se uno dei due avesse macinato delle cose dentro di sè aspettandosi che l’altro indovinasse i suoi pensieri? O se si fosse chiuso nelle sue insicurezze senza dare la possibilità all’altro di rassicurarlo? Se uno dei due fosse arrivato a delle sue conclusioni e avesse parlato di divorzio di punto in bianco, rivelando dall’oggi al domani una sedimentazione di frustrazione e rancore? Io mi sono ritrovata in 24 ore con un alieno che sì, forse era anche depresso, ma sopratutto era ostile e contorto. Fosse stato solo depresso l’avrei portato anche in braccio ovunque per farlo stare meglio. Ma è lui che ha chiuso fuori me, non viceversa, e in modo aggressivo, anche se le responsabilità non stanno mai da una parte sola.

  • 284
    aleba -

    LUNA: Fosse stato solo depresso l’avrei portato anche in braccio ovunque per farlo stare meglio. Ma è lui che ha chiuso fuori me, non viceversa, e in modo aggressivo, anche se le responsabilità non stanno mai da una parte sola………………… Questo è il manifesto della mia storia, io sono stata chiusa fuori a poco a poco, prima in modo subdolo poi in modo progressivamente più esplicito e aggressivo. Il mio errore è stato l’ostinazione, la convinzione che il mio amore sarebbe stato in grado di prenderlo in braccio e portarlo ovunque, come dici tu. Ma da parte sua c’era l’assoluta negazione di me, non aveva la minima intenzione di riconoscere che io ero presente ed ero per lui. Anche se non è corretto analizzare una persona per “sentito dire”, il mio analista pensa che il suo atteggiamento verso me fosse un modo per affondare sua madre affondando me. Sua madre l’ha lasciato sempre solo, eppure lui ha dovuto sempre accudirla e, mano a mano che cresceva, prendersi cura di lei e risolvere i guai che causava in giro. Questo contrasto tra il dovere di provvedere a sua madre nonostante lei non avesse mai provveduto a lui gli ha fatto maturare un rancore profondo. Questo rancore lo ha proiettato su di me e lo ha fatto in modo blindato, inattaccabile. Non ha mai fatto un passo indietro, ha sempre vissuto attaccandomi. Dopo che è nata nostra figlia, dopo che gli sono piovuti addosso i soldi si è rivoltato completamente contro di me e questo ha mandato me in uno stato di crisi profonda. La famiglia era una palla al piede, quale famiglia poi? quella appena abbozzata? Il suo pensiero era che se a me poteva “negarmi” visto che non c’era nessun “contratto matrimoniale” a sancire la mia estistenza, una volta riconosciuta la figlia non avrebbe più potuto negare me, perchè la legge avrebbe automaticamente ratificato la mia esistenza. Così è stato e questo ha generato un vulcano dentro lui, alimentato da fantasie psicotiche contorte che mi hanno investita senza pietà. Le mie spiegazioni, la ricerca del confronto hanno avuto solo l’effetto di inasprire la sua posizione. Arroccato sul suo castello da difendere a costo della vita dalla sua più acerrima nemica…io! Le posizioni in realtà erano inverse, lui era il mio nemico, nemico della mia anima e io l’ho lasciato entrare e gli ho lasciato prendere vita a gran manciate. I suoi granai sono sempre stati sotto sorveglianza armata. FUORI DAL CORO, ha ragione LUNA e te lo avrò detto tante volte ormai, tu pur essendo maschio non puoi paragonarti ai nostri ex…
    Buona giornata

  • 285
    Fuori dal Coro -

    LUNA – ALEBA

    Ciao Luna, Ciao Aleba. Ok l’ho capito…non sono come i vostri ex. Ma da quel che avete scritto nei vostri post non ho mai pensato di esserlo. Ho solo cercato di capire se in loro ci fossero delle caratteristiche negative che potevo avere anch’io senza accorgermene o senza essermene accorto.
    Non so se ieri sera avete visto “Sarò sempre tuo padre” con Beppe Fiorello su Rai1. L’ho seguito attentamente dalla prima all’ultima scena. Ho fatto caso ad ogni parola. Ragazze, fermo restando l’unica differenza del fatto di non avere un figlio mi sono proprio rivisto nella situazione di Antonio (l’uomo interpretato da Beppe Fiorello). Ben inteso non mi sono rivisto in lui nella situazione successiva alla sua separazione. Quella in cui lui è praticamente sul lastrico e costretto a dormire in macchina perchè non ha soldi per mantenere moglie, figlio, mutuo di casa e affito per lui (vorrei vedere poverino con 1.500 euro al mese).
    Mi sono rivisto invece nella situazione che precede la separazione. Ho visto lei la moglie praticamente identica alla mia. Quasi le stesse parole. Lei che si confida con le amiche si sente giù, si sente trasacurata dal marito che a suo dire non la considera, è sempre distratto. E piange ed è cupa davanti a colleghe ed amiche. Il marito che invece cade dalle nuvole quando lei le comunica che “la coppia no esiste più”. Che lei si sente trascurata. Che lui non le ha mai chiesto “come stai ? Sei felice ?”. E lui esterrefatto non capisce cosa lei stia dicendo. Si giustifica dicendo “ma si sarò stato un po’ distratto a volte”. Mi sono rivisto: l’uomo che ama sua moglie, che ha vero sentimento per lei. Ma che magari per colpa del lavoro, per proprio carattere o per semplice distrazione non mostra quelle attenzioni di cui la moglie sente necessità. La moglie gli dice che ha tentato con tutti i mezzi di farglielo capire. Ma lui ancora più incredulo le di ce “ma quando ?”.
    Mi sono rivisto. Io come lui, armati di sentimenti veri verso la propria compagna. Che veniamo di punto in bianco a sapere che lei non è felice. Che lei piange al lavoro. Che è cupa e triste. Mentre noi siamo lì magari distratti ma sempre presenti con il sentimento. Certo nella finction lui si scorda i compleanni, gli anniversari, esce poco. Io invece mai dimenticato un anniversario, un compleanno. Si viaggiava tanto insieme lo sapete, week end, cinema e soprattutto mai un pensiero di infelicità.
    E ho rivisto. Ho rivisto la brava donna, la brava moglie, la persona buona che improvvisamente si trasforma. Diventa cattiva. Cambiano i suoi occhi. Non dà chance, possibilità all’uomo che l’ha sempre amata. Cambia tutto in lei. Nemmeno il padre di lei può far nulla. Nessuno può far nulla.
    Perdonatemi se dico questo Aleba e Luna. Voi avete incontrato due uomini molto ma molto “particolari” e voi siete due donne “speciali”.
    Ma a volte, anzi spesso tra una coppia in cui c’è un uomo “normale” e una donna “normale” esiste questa differenza. La donna quando…..

  • 286
    Fuori dal Coro -

    LUNA – ALEBA….segue

    …decide diventa “senza scrupoli”. Non si fa problemi. Diventa “cattiva”. Vedendo quel film ho proprio visto quello che molti uomini separati mi hanno raccontato: la donna cambia totalmente. La donna dolce, semplice, di sani principi non esiste più. Diventa cinica, spietata.
    In questi due anni ho avuto modo di conoscere personalmente anche donne separate. Donne che stanno soffrendo ma mai mi hanno descritto la cattiveria o il cinismo del loro uomo. Ripeto parliamo di uomini “normali” e donne “normali”. Mi raccontano le loro storie. Ma in ogni modo mi parlano di uomini comunque “presenti”. Quasi in colpa perchè è successo loro questo. Credo sia una differenza sostanziale tra uomini e donne. Comunque a prescindere da ciò. Mi ha colpito come le cose a volte siano così tutte uguali. Ripeto parlo di situazioni nelle quali non c’è un particolare comportamento di uno dei due così come nei vostri casi. Perchè da quel che ho capito ci sono situazioni inerenti i vostri ex compagni che farebbero inorridire chiunque.
    Mi ha fatto molto riflettere quel film. Se non lo avete visto ieri vedete oggi la seconda puntata. Mi è sembrata interessante.
    Ciao a tutte

    Ciao anche a te MRC: Non sono sicuro ma mi sembra di aver letto a suo tempo la tua lettera. Magari ci torno a dare un’occhiata. Ciao

  • 287
    maria -

    per aleba
    sei davvero una persona fantastica, con un cuore pieno d’amore, peccato che alcune persone non lo sanno cogliere questo amore, ma dentro di noi c’e’, e per chi non lo sa’ apprezzare, e meglio che alla larga sta. mi ha fatto piacere incontrarti sul mio cammino, mi hai dato la possibilita’ di leggere anche dentro il dolore di altre persone, come te ALEBA che soffri per un’amore sbagliato, ma che hai saputo disattivare, perche’ hai avuto il coraggio di farlo. un giorno ti rimpiangera’, sai quando? quando invecchiera’, e capira’ che i suoi non ci sono piu a parargli il culo, perche sono ormai morti,quando gli amici saranno spariti tutti ,perche’ avranno inparato a conoscerlo, quando ormai si sara’ mangiato tutto, perche’ e’ solo quello che le rimane, allora tu sarai gia’ molto lontana con il cuore, e lo dividerai con la persona che ti sta aspettando, si perche’ io so, che tu sarai felice, devi solo saper aspettare, e con il tempo, ritroverai te stessa.
    di dove sei aleba?

  • 288
    aleba -

    Ciao Fuori dal Coro, non ho visto il film ieri sera, magari stasera mi sintonizzo. Sai, Fuori dal Coro, penso sia proprio il percorso che porta la coppia a separarsi che imposta le modalità con le quali verrà trattato il post-separazione. Di solito ci si sposa in due, mentre è il singolo che ad un certo punto dice di volersi separare. Nel matrimonio raramente è l’uomo che lascia, perchè l’uomo nella nostra cultura è molto più svantaggiato nel separarsi mentre per contro ha dei vantaggi nel rimanere assieme ad una donna anche se non la ama più. Il mio ex non mi avrebbe mai lasciata, mi sbatteva fuori casa e poi si sorprendeva e si arrabbiava se raccoglievo le mie cose. Una frenetica quotidiana danza mortale tra il Vattene che ti odio perfida sfruttatrice … e il cosa fai? mi lasci? se te ne vai per me sei morta. Ho dovuto interrompere io questo ballo, mi sono spostata di netto. Non è stata una scelta facile dal giorno alla notte, ho dovuto per forza di cose raggiungere un grado di cinismo tale da riuscire a “fregarmene” delle sue lacrime dell’ultimo giorno, come lui aveva sputato sulle mie nel corso degli anni. Ora credo che nelle storie normali, dove i motivi di disagio nella coppia non sono da imputarsi a meccanismi di manipolazione, di maltrattamenti psicologici o fisici, sia molto stupido e indice di scarsa intelligenza emotiva fare della separazione lo strumento per annientare l’altro. La fine stessa del rapporto è la dichiarazione di fallimento, non occorre infierire l’uno sull’altra. La cattiveria, la determinazione nel marcare il confine tra ieri insieme e oggi separati, potrebbe derivare dal fatto che si teme di vanificare il lavoro fatto dietro alla stesura del bilancio. Parlo per me, quando ho detto basta ci ho dovuto mettere tutto le forze che mi rimanevano. Ma non sono mai stata cattiva, ho faticosamente messo da parte quel maledetto istinto di proteggere lui che mi ha tenuta al suo fianco. Ho cominciato a proteggere me. Lui, per contro, ha scatenato la fine del mondo. Ritengo segno di grande civiltà e maturità quando le ex coppie gestiscono il post in modo rispettoso per la dignità dell’ex. Ci sono uomini che si lavano le mani della propria famiglia, che si dimenticano di avere dei figli e che attuano ogni genere di sotterfugio per risultare nullatenenti e non dover passare alimenti. Ci sono donne che godono nel ridurre sul lastrico l’uomo che amavano e che, per quante porcherie possa aver combinato, non merita di finire alla mensa della caritas.
    Sono comportamenti dettati più dal bisogno di rivalsa e dalla convinzione (ridicola) che schiacciando l’ex…la propria posizione verrà alleggerita. Sono atteggiamenti tipici di chi guarda il mondo attraverso i propri filtri, di chi rifiuta di confrontarsi con la situazione contingente. Ho ragione io punto e non voglio discuterne… comportamento da bambini che si preoccupano di non veder lesa la propria maestà. Io non sono come quelle donne di cui parli tu Fuori dal Coro, per niente!

  • 289
    aleba -

    Fuori dal Coro, ho appena finito di guardare Fiorello, sarò per sempre tuo padre. Che storie assurde di quotidiana normalità. Mi sono commossa alla fine quando lui dice a lei che le vorrà sempre bene e che da quel momento in poi saranno la mamma e il papà di Andrea, e basta. Volersi bene perchè si condivide la più importante responsabilità, un figlio.
    Che pena, che rabbia per tutte quelle madri che si vendicano del loro ex tramite i figli e per quei padri che fanno altrettanto.
    Loro, i bambini si trovano spiazzati e non capiscono perchè non ci può essere un bene superiore, che vada al di là delle differenze di opinione, delle linee di vita che si scelgono gli adulti. I bambini hanno bisogno che si pensi per il loro bene e questo dovrebbe essere messo in atto nitidamente a prescindere da quanto ci si possa detestare tra adulti. Mi trovo dall’altra parte, anche su questo punto. Il mio ex ha cominciato a vedere nostra figlia dopo che un nostro comune amico lo ha tartassato, prendendosi insulti e offese di ogni genere. Non puoi impostare il tuo rapporto con tua figlia basandolo su quello che provi per la tua ex. Le forze si devono unire. Se mia figlia mi chiede di vedere il papà fuori dei tempi stabiliti, io lo chiamo e se lui può viene a prenderla. Non glisso, non evito, non la mando in camera sua dicendogli di non fare i capricci. Lei ha il suo diritto inalienabile di avere il papà vicino, e non voglio assolutamente che da grande mi dica “mi hai impedito di vedere papà”. Lui non riesce a mettere il bene di sua figlia in cima alla lista, forse è ancora troppo presto, forse non ci riuscirà mai, ma certo io non vieterò mai i contatti. Certo si dovrebbe lavorare di più nell’istruire i genitori separati su come ci si comporta da genitori, a patto che ci sia disponibilità a recepire.
    Conosco una coppia che si sono separati con un figlio di nove anni, il giudice ha ordinato che non fosse il figlio a fare i bagagli continuamente per spostarsi da una casa all’altra, ma i genitori…alchè hanno chiesto al bambino come volesse fare, e lui ha detto una notte con mamma e una con papà. Sono quattro anni che si alternano un giorno a testa per stare con il figlio. Il figlio non deve preoccuparsi di dove andrà tal giorno o talaltro, sono la mamma e il papà che hanno sempre lo zainetto del cambio dietro. Per fare una cosa del genere bisogna essere civili, responsabili e maturi…qualità difficili da trovare in questa società che insegna solo a prendere prendere prendere, anche quando non se ne ha alcun diritto.
    Grazie di avermi segnalato la fiction.
    Notte
    Aleba

  • 290
    Fuori dal Coro -

    Aleba

    Ciao anzitutto. Sono certo che tu non sei quel tipo di donna. Però, anche se a volte in modo enfatizzato, la finction di ieri sera ha mostrato quella che è la realtà di fatti. Io mi sono rivisto nella prima parte visto che la seconda parla del rapporto padre figlio che io non ho. E sono molti che si trovano in quelle condizione. Durante il film è stato quantificato in un numero di 4 milioni i padri separati in quelle condizioni.
    Io mi sono identificato nella prima parte. In quella che tu non hai visto. Ma se ha visto la seconda parte avrai notato una sequenza i cui Beppe Fiorello mentre si congratula con l’amico, la cui moglie sta aspettando un figlio, le esorta a non commettere i suoi stessi errori cioè di trattare la moglie come una regina, di farla sentire sempre importante, unica, indispensabile, al centro delle proprie attenzioni, addirittura a leggerla nel pensiero e a sentire quello che dice anche quando sta zitta.
    Ho pianto a testa bassa in quel momento, per non farmi vedere da mia madre che stava lì con me. Ho pianto perchè mi sono rivisto in quell’uomo che per quanto ama sua moglie e per quanto sta soffrendo, prega quasi l’amico di fare l’impossibile. Addirittura di LEGGERE NEL PENSIERO DI SUA MOGLIE E DI SENTIRLA ANCHE QUANDO STA ZITTA.
    Hai visto la finction no ? Bè nell’uomo interpretato da Fiorello cosa ci hai visto di male ? Penso che avresti dato qualsiasi cosa perchè il tuo ex compagno fosse come lui. Eppure la moglie lo ha lasciato perchè lui…non l’ha letta nel pensiero, era distratto, forse non l’ha portata al cinema più del dovuto, perchè tornava a casa stanco e magari si siedeva sul divano, perchè magari una sera non le ha dato il bacio della buonanotte. Eppure hai visto quanto davvero lui amava sua moglie al di là di quelle ATTENZIONI a cui le donne di oggi fanno caso quasi più di UN TRADIMENTO.
    Lo so che tu non sei così. Non sai quanto vorrei una donna come te.
    Ecco in quella sequenza hai visto me che si sta uccidendo perchè ha commesso quei peccati. Certo c’è l’errore principale. Quello di non aver voluto un figlio. Ma se avessi saputo leggere nel pensiero o sentire lei anche quando non parlava sicuramente avrei capito prima che stavo facendo una “cazzata”.
    Mia moglie mi ha rinfacciato il fatto di non averle mai chiesto “come stava e se era felice”. Le stesse frasi dette dalla protagonista a Fiorello nella prima parte. Oggi mi domando e dico: se avessi avuto un figlio e mi fossi comportato nello stesso modo sarebbe lo stesso andata a finire così ?
    Lo so che con i se e con i ma non si viene a capo di nulla. Ma ecco io dopo due anni sto come lui. Come il protagonista del film. Hai notato ? Portava ancora la fede al dito mentre lei se l’era tolta. Anch’io ho fatto così !
    Un mare di baci Aleba

  • 291
    aleba -

    Ciao Fuori dal Coro, parto dalla fine del tuo post. Tu non ti sei tolto la fede… è più forte di te, quella fede ti lega a lei, alla tua vita prima del terremoto e non vuoi, non vuoi proprio riporre nel cassetto il simbolo di quella vita. Per andare avanti, per muoverci abbiamo sempre bisogno di lasciare le cose a posto. Se sei una persona coscenziosa, non esci la mattina senza aver controllato di aver chiuso tutto e spento le luci. Devi sapere che ciò che ti lasci alle spalle è in ordine. Ma se non trovi gli interruttori, se non riesci a chiudere le finestre o non trovi più le chiavi, ti ritrovi confuso. Perchè le luci non si possono più spegnere? chi ha spostato gli interruttori? cosa succede? Anche se esci, lasciando tutto in disordine, passi tutta la giornata a dannarti per capire e non vedi l’ora di rientrare per sistemare. Nella fine del tuo matrimonio c’è un caos irrisolto che ti ossessiona e tu continui a tornarci dentro per trovare il modo di sistemare ogni cosa. Nessuna delle motivazioni portate da lei può essere soddisfacente. Non ci sono ragioni così gravi da giustificare il suo atteggiamento, e questo ti spiazza ancora di più. La verità è che solo lei può spiegare, ma deve guardare dentro sè stessa e ammettere che ha sbagliato a escluderti, non puoi vivere con una persona, dire di amarla e escluderla dalla tua vita interiore, raggiungere delle conclusioni per conto tuo e poi trovare mille futili motivi che mirano solo a distruggere tuo marito. L’unico scopo di questo atteggiamento è di preservare sè stessa, risparmiarsi la tortura di capire che potevate risolvere tutto se solo lei fosse stata chiara, come invece lo eri tu.
    Riguardo il film, si Fuori dal Coro…le parole di Fiorello alla fine, quelle per il suo amico che sta per diventare papà, io le trovo meravigliose, corrispondono esattamente a ciò che dovrebbe esserci in un rapporto idilliaco. PERO’: se il marito deve trattare da regina la moglie, penso che sia indispensabile che anche la moglie tratti il marito quotidianamente in modo amorevole, ricordandogli di continuo che è l’uomo della sua vita. Un re e una regina….bello certo. Il re e la regina non dovrebbero avere incombenze, dovrebbero solo godersi la vita. Ma nella vita vera ci sono giorni belli e giorni brutti. Come nella canzone di Simon & Garfunke, Slip Sliding away: una bella giornata può anche essere piovosa, una brutta giornata è quando si pensa a cosa sarebbe potuto essere e si mente a letto. Oppure, Vivere ogni giorno nella paura perchè l’amore per la tua donna è talmente opprimente che temi che un giorno ti farà scomparire. Non si può leggere nel pensiero. O meglio, si può arrivare a conoscere così a fondo una persona da riuscire a leggerle dentro, ci vuole dedizione e amore e allora si può capire dagli sguardi, dalle espressioni, dai gesti delle mani, dalla piega della testa…ma se la menzogna è interna, se la persona che sapevi leggere anche senza parole, comincia a mentire nei propri pensieri, …

  • 292
    aleba -

    ..non esprime più la sua anima, e i gesti, gli sguardi non riflettono più sentimenti veri, genuini.Chi legge non sa di star leggendo parole anagrammate, vede sorrisi dove in realtà ci sono musi lunghi,vede carezze dove ci sono pugni stretti. COME SI FA A CAPIRE COSI’?Fuori dal Coro, con chi ami devi parlare a cuore aperto, devi farlo anche tra le lacrime e ma a cuore aperto.Io ho vissuto anni in questi tranelli del sorriso che in realtà era un fendente. All’inizio non capivo e mi interrogavo mortificandomi per non aver capito.Poi l’ho smascherato. Basta giochetti gli dicevo, smettila di giocare a risiko con me, io non ho carriarmati da schierare dietro le dune,io sono scalza qui vicino a te e nelle tue mani ho messo la mia vita.Sono qui perchè ci sei tu, come fai a non capirlo…ma lui non poteva capire. La consapevolezza si raggiunge interrogandosi, come fai tu! la famiglia non è una multinazionale dove ci si fa le scarpe a vicenda, non è la politica dove ti allei con chi ti può far realizzare il tuo piano nascosto. La famiglia è l’anima della nostra vita. Essere soli ed essere autonomi è molto gratificante, ma far parte di una famiglia dove puoi lasciar fluire ciò che hai dentro senza temere di venir giudicato o messo alla porta, è la chiusura del cerchio…
    I figli, io credo fermamente in ciò che dice il codice civile sui figli, e soprattutto lo trovo espresso nelle parole di Gibran..Io dico sempre a mia figlia..”tu sei mia, fino a quando sei piccola, quando sarai più grande sarai di te stessa e sarà tua responsabilità aver cura della tua vita” Per i figli ci devi essere sempre, ma io ammiro molto come fanno gli animali. Se osservi i mammiferi hanno quasi tutti lo stesso atteggiamento. Quando i cuccioli sono piccoli li difendono con grinta, li proteggono, li nutrono, se li tengono stretti stretti. Poi cominciano ad insegnagli a sceglire, a discernere tra alimenti buoni e alimenti cattivi, tra nemici e amici, odori pericolosi ecc. Ad un certo punti li affidano a sè stessi e lasciano che vadano per la loro strada. L’essere umano con i figli difficilmente è istintivo. Tende troppo spesso a cercare di dominare, di plasmare di tarpare ali che non gli aggradano. Mentre il codice civile dice chiaramente che vanno seguite le inclinazioni della persona figlio. Tu ti chiedi se aveste avuto un figlio sarebba andata così? Posso dirti per mia esperienza che la maternità è un punto di svolta per la donna. Implica cambiamenti fisici e psichici notevoli che fanno sbocciare la donna se questa è pronta e consapevole della responsabilità immensa che comporta essere genitrice. Ma se la coscienza di sè non è ben sviluppata,se ci sono conflitti interiori non risolti, la maternità fa esplodere la bomba.Può non essere riconosciuta, ma è così.Essere mamma ti costringe a non essere più bambina.Non conosco tua moglie non posso dire se sarebbe finita così, certo non ha mostrato grande empatia verso di te,con un figlio di mezzo forse sarebbe stato peggio. BACIONE

  • 293
    maria -

    per aleba e fuori-
    con le vostre storie e i vostri punti di vista, mi avete aiutato molto anche a capire me stessa. tu aleba, sei molto analitica e intelligente a capire come sono andate le cose nel tuo rapporto, e stai facendo un grosso lavoro su di te, ti stai prendendo tutto il tempo per capirti e capire quanta farsita’ e cattiveria c’e’ in alcune persone( in questo caso il tuo ex). e, tu,FUORI DAL CORO, c’e’ la stai mettendo tutta ma non ne viene a capo di nulla, ma devi darti del tempo, e, non metterti fretta, piano piano con il tempo vengono in superfie sfumature che prima non davi peso e poi prendono forma, sta succedendo anche a me la stessa cosa.
    attraverso i nostri dialoghi, piano piano anche li, emerge qualche cosa che ci puo’ aiutare a vicenda a scoprire come siamo fatti e aiutarci a far venire a galla, qualche cosa che ci spaventa e cher non vogliamo ammettere.
    il tuo processo di consapevolezza, FUORI DAL CORO, deve ancora farne di strada, e sono sicura che tu la risposta c’e l’hai gia’ fuori dal coro, ma ti spaventa a punto tale che non riesci ad ammetterla, e finche’ non smetterai di non essere sincero con te stesso e con noi, tu, non ti sbloccherai mai.
    qui ci va’ qualcuno che ti sbatte in faccia come stanno le cose, senza mezzi termini, e che tu impari a vedere per come sono andate in realta’ le cose, solo cosi’ il tuo cuore avra’ pace, esattamente come e’ successo a me, ora ho preso coscenza, ed il mio cammino di consapevolezza sta prendendo un’altra direzione.
    ALEBA- VISTO CHE LEGGI CIBRAN, IO STO LEGGENDO ORA UN LIBRO DI (O S H O- LA VITA E’ UN GIOCO-LA LEGGE DELL’ABBONDANZA)PUOI DIVENTARE SOLO CHI SEI.
    PUOI DIVENTARE SOLO IL TUO ESSERE:NON ESISTONO ALTRI MODI DI DIVENTARE,NON C’E’ NIENT’ALTRO CHE PUOI DIVENTARE.UN CESPUGLIO DI ROSE DARA’ ROSE,UNA PIANTA DI LOTO, FIORI DI LOTO:TU PORTI GIA’ IN TE IL TUO DESTINO;SEMPLICEMENTE, DEVI RIMUOVERE GLI OSTACOLI.

    OSHO MI HA CAMPBIATO TANTO, GRAZIE A LUI STO RITROVANDO ME STESSA.
    MARIA

  • 294
    Fuori dal Coro -

    Ciao Bella ALEBA. Buongiorno. Aspettavo di leggerti sai ? Oggi è una giornata emotivamente tristissima. Mi sento giù come non mai a livello di cuore. Ho faticato non poco mentre venivo al lavoro a trattenere le lacrime. Non sono riuscito a far scomparire gli occhi lucidi. Ma va bè, potevano essere scambiati per sbadigli.
    Oggi ho un vulcano dentro, un vulcano di sentimenti e di sensazioni di smarrimento che faccio fatica a controllare. A volte riesco ad essere “quasi” normale. A volte come oggi no. Corpo, cervello, cuore va in tilt. Non capisco più niente. Sento solo un gran vuoto dentro.
    Aleba la fede che non mi sono tolto me lega a lei, non al mio passato, solo a lei. Lei me l’ha messa al dito il giorno che ci siamo sposati. Io non lo so se ci siano ragioni gravi da giustificare l’atteggiamento di mia moglie. Si forse la ragione del figlio. E’ una ragione grave. Anche se, a mio modo di vedere, prima di rompere tutto c’era ancora molto da fare. Ma lì come sai non mi sono mai tirato indietro. E’ stato un mio errore. Un errore che mi pesa sulle spalle come un macigno. Stamattina sono entrato in un bar e ho sentito la commessa dire ad una sua amica: “speriamo sia una femmina !”. Un colpo al cuore e uno allo stomaco. Ho guardato il viso di quella ragazza. Felice !. Ho pensato a come sarebbe stato il viso di mia moglie in una situazione simile. E sono dovuto uscire di corsa dal bar. Perchè in certi frangenti proprio non riesco a trattenere le lacrime. Sembrano premere con forza nei dotti lacrimali. Sembra che voglio cambiare anche loro, trasformarsi in fiumi in piena.
    Le parole di Fiorello. Si meravigliose Aleba. Ma come si fa a leggere nel pensiero, a capire ciò che una persona non dice. Come si fa ? Quale costanza giornaliera ci vuole per fare certe cose. A me nessuno aveva detto che durante un matrimonio bisognava imparare a leggere nel pensiero o a sentire ciò che una persona non dice. Io non ne ero capace. Non tutti sappiamo fare certe cose. Ci sarà pure chi è in grado di farlo. Io ammetto di non essere stato in grado. Ma ammetto anche di non averci mai pensato. Io sono in grado di capire se una persona è triste e pensierosa o se è allegra. Magari l’allegria è più facile notarle perchè spesso si manifesta con sorrisi e risate che anche se sei un po’ distratto te ne accorgi. Ma una donna pensierosa magari può sfuggirti un giorno. Un giorno che magari hai dei pensieri tu o che semplicemente sei distratto. Può succedere. Poi come fai a leggere i pensieri se nel corso degli anni non l’hai mai fatto e tutto filava liscio. Magari anche durante il nostro fidanzamento lei sarà stata triste e pensierosa. E forse non me ne sarò accorto. Ma comunque siamo andati diritti verso il matrimonio. Felici di farlo.
    Si Aleba. Ammetto i miei limiti. Io sono uno che parla, dialoga, non nasconde. Ma magari non sa leggere così in profondità. Certo adesso cercherei di capire. Anche se non riuscirei lo stesso a leggere nei pensieri. Però chiederei comunque…..

  • 295
    Fuori dal Coro -

    ALEBA…segue

    …se c’è qualcosa che non va. Se è tutto a posto. Se ci sia qualche pensiero che affligge. Si Aleba dici bene. Io ho visto sorrisi in lei. Forse sorrisi che celavano malesseri. Ma io continuo a ripetere che questi malesseri non li ho visti e mi prendo la colpa di di non esserne stato capace. Lei continua a dirmi che non ho voluto capire. E mi sembrano le stesse frasi dette nel film dalla moglie del personaggio interpretato da Beppe Fiorello.
    Concordo con te sul discorso dei figli. Sono pienamente d’accordo su quello che hai detto. Anche sulla frase in cui dici che tua figlia sarà tua fimche è piccola, poi sarà libera di prendere la sua strada. Anche se ammetto che siamo esseri umani. E a differenza degli animali abbiamo dentro una brutta bestia che si chiama “ansia”. Che non ti va vivere a volte. Soprattutto quando pensi ai tuoi figli magari 40enni.
    Penso a mia madre con me in questo momento. Quanta ansia e preoccupazione può avere per me. E ammetto che se non ci fosse stata lei non so in che condizioni starei. Mi è stata vicina come sempre. Ma in questo momento molto molto di più.
    Non so cosa sarebbe successo se avessimo avuto un figlio. Come sarebbe stata lei. So per certo che comunque non avrei avuto questo senso di colpa che mi sta distruggendo. Senso di colpa ma non solo. Adesso sento la mancanza di quel figlio che non ho voluto. Sai Aleba quando vedevo Fiorello che si divertiva con il figlio mi sembra di vedermi allo specchio. Perchè io…sono così. Mi sono castrato da solo Aleba. Non so Aleba, forse viviamo in una società che non ci dà tempo di riflettere. Sempre di corsa. Abbagliati da altre cose ne trascuriamo altre senza rendercene contro. Andiamo incontro a cose facili cercando di scansare il difficile. Forse questo è successo a me. Però non so neanche se sia così. Io credo di aver avuto solo paura di rompere qualcosa di estremamemte bello. E lo dimostra il fatto di come mi stia torturando. Una persona non si tortura così come faccio io se ciò che ha perso non sia così estremamente importante. Io purtroppo son sicuro che lei non sta pensando a come sto. Mentre io la penso ogni giorno. Non c’è davvero un giorno che non la penso. Passo ogni giorno sotto casa sua per cercare di intravederla un attimo. Anche solo i capelli. Non so se mi faccio male di più così. Però ho visto che anche se non lo faccio è lo stesso. Non cambia nulla. Mamma mia Aleba quanto tormento ho dentro oggi. Vorrei dire che mai ce l’ho avuto così. Ma magri sbaglio perchè tre giorni fa sarà stata la stessa cosa. Tra poco è Natale. Il secondo senza di lei. Adesso avrei inziato a preparare le luci, il presepe, l’albero…con lei. Ed era bello accendere tutto ogni mattina. Dov’era il male in tutto questo ? Aleba non guardarmi come un uomo che non sa reagire. Ci provo a farlo. Esternamente sembra ci riesco pure. Ma è dentro che non va. Pure Fiorello nel film sembrava una persona forte che non si abbatteva. Ma quanto soffriva dentro. Bè io sto come lui.

  • 296
    Fuori dal Coro -

    MARIA

    Ciao Maria. Bentornata. Volevo dirti che non è tanto il fatto di riuscire a capire come sono fatto. Io credo di saperlo. Mi sono analizzato tante volte. Anche in tempi non sospetti.
    E’ chiaro Maria, è evidente. Non mi do pace per come sono andate le cose e non credo me la darò mai. Maria il fatto di non aver fatto un figlio con mia moglie è un macigno tremendo che mi porto sulle spalle. Sono certo che se ci fossimo lasciati avendo un figlio sarei stato male lo stesso ma non in questo modo. Per il resto valgono le frasi del film con Beppe Fiorello. Quelle che ha citato anche Aleba. Quelle che lui dice all’amico che sta per avere un figlio dalla moglie: “Non fare l’errore che ho fatto io, stai vicino a tua moglie, falla sentire sempre unica, indispensabile. Ascoltala quando parla ma soprattutto quando non dice nulla, leggile nel pensiero”. Ecco Maria questo non l’ho fatto. Non so se ci siano uomini in grado di farlo realmente tutti i giorni. La quotidianità è fatta di tante cose. Anche di altri pensieri. Per cui si può essere distratti. Certo adesso se riuscissi ad innamorarmi di nuovo, cosa che non credo, starei più attento a certe cose. Ma forse sbaglierei lo stesso perchè magari l’eventuale altra donne non sopporterebbe certi tipi di attenzioni. Io sono una persona semplice, che parla con sincerità, senza bluffare. Leale soprattutto. Ho pensato che bastasse questo. Invece mi sono perso nei particolari. Magari non dando il bacio della buonanotte o nel non dire un buongiorno la mattina.
    Altro non ho fatto di male Maria. O forse realmente non lo so. Il non aver fatto un figlio mi sta creando un disagio enorme. Soprattutto perchè ho capito che io ero fatto per avere un figlio. Per giocare con lui, per divertirmi con lui e seguirlo nelle varie tappe della vita. Ho preferito fare altro. Le cose che ho fatto mi sono piaciute ma le sto pagando care. Forse avrei dovuto avere la forza e il coraggio di fermarmi, di dire basta è ora di dedicarmi ad altro. Non l’ho fatto e questo è stato il mio errore. Non credo che nessuno possa sbattermi in faccia un’altra realtà. La realtà credo sia questa. Purtroppo per me.
    Grazie Maria

  • 297
    aleba -

    Ciao Fuori dal Coro, mi commuovo nel leggerti…
    Scrivi: “A me nessuno aveva detto che durante un matrimonio bisognava imparare a leggere nel pensiero o a sentire ciò che una persona non dice” , no Fuori dal Coro, quello di cui parlo io è un intendere la persona che ci sta accanto prima ancora che parli, perchè la conosci. Capita anche tra amici, quando succede qualcosa sai già cosa sta pensando il tuo amico se lo conosci bene. Se conosci i gusti, le passioni oppure ciò che una persona detesta, ti accorgi di cosa sta pensando semplicemente dallo sguardo. Tu questo lo sapevi fare, tutte le persone innamorate lo sanno fare. Il punto è che tua moglie ha cominciato a pensare cose che non conoscevi, che non potevi immaginare perchè lei non le ha mai manifestate chiaramente. Fuori dal Coro io non ti vedo come un uomo che non sa reagire, tu non sei uno che si arrende e se adesso tutta la tua energia la stai impiegando per capire cosa sia successo, arriverà il giorno che la indirizzerai verso te stesso per andare oltre. Lo so che al momento ti sembra impossibile, ti dico che anche io ci sono giorni che mi sento molto triste per quei giorni di apparente felicità che ho avuto con lui e che ho perso per sempre. Li ho persi perchè ho aperto gli occhi, quella felicità nasceva dal fatto che io dormivo, non vedevo la mia misera vita e mi affannavo per rendere lui felice. Fuori dal Coro, piangere è meccanismo liberatorio, con le lacrime il nostro organismo si depura progressivamente di ciò che ci fa soffrire e io non mi sento fragile e indifesa perchè piango, tutt’altro.
    Fuori dal Coro, la tua tristezza è anche la mia quando ti sento così, già perchè non riesco a capire perchè a me la vita abbia presentato un uomo come il mio ex al quale io ho affidato tutto di ritrovandomi con un pugno di mosche in mano…mentre ci sono persone come te che avrei potuto conoscere e amare di amore vero e per sempre. Mi dispiace che tu non riesca a staccarti da lei al punto di volerne intravedere solo i capelli, lei ti ha ferito profondamente e senza motivi gravi…la questione del figlio non giustifica il suo comportamento. Se proprio voleva lasciarti per quello poteva dirtelo con chiarezza e calma, invece ti vomita addosso di tutto e anche cose assurde che nulla hanno a che fare con il fatto del figlio. Tesoro, non sederti nel fondo del pozzo dove sei caduto, alzati ti prego! hai ancora tanto da ricevere da questo mondo e scommetto che hai tanto tanto da dare. Non privarti della possibilità di andare avanti. Siamo qui per ragionarci insieme e io trovo tanti spunti per capire meglio e per accettare anche il fatto che certe cose devo rinunciare a capirle.
    Ti abbraccio, Aleba

  • 298
    Fuori dal Coro -

    Ciao Aleba

    Sai in questo brutto periodo ho alcune persone che mi stanno vicino. Una di queste sei tu. Grazie. Mi hai chiamato addirittura “Tesoro”. Hai scritto: “…quello di cui parlo io è un intendere la persona che ci sta accanto prima ancora che parli, perchè la conosci…” Forse è anche lì che ho sbagliato Aleba, forse semplicemente non me ne sono accorto di ciò che voleva. Hai scritto anche “..ho aperto gli occhi..” e “..mi affannavo per rendere lui felice”. Le stesse parole che mia moglie ha detto a me. Mi ha detto di aver aperto gli occhi. Di essersi accorta che aveva perso tempo. Che si era annientata per me, per rendermi felice. Mentre io ero solo un egoista che pensava alle sue cose. Lo sai Aleba, almeno da quello che ho scritto nei miei tantissimi post. Non mi sono nascosto dietro un dito. Forse avrò sbagliato qualcosa oltre al figlio. Io non lo so. Ne sento tante. Ne leggo tante. Io non so cosa lei intenda per essersi annullata per rendermi felice. Forse ha nascosto i suoi bisogni per esaudire i miei ? Non lo so. A questo punto forse si visto che mi ha rinfacciato tante cose. Però caspita, ma mica sono un mostro. Il peso del macigno del figlio me lo sto portando sulle spalle. E ti giuro è pesantissimo. Tanto ma tanto. Per il resto credo di essere il Beppe Fiorello del film. Quell’uomo sono io. Quello della prima parte. Con la differenza che non rimanevo al lavoro fino a tardi. Ma ero io che andavo a prendere lei e tornavamo insieme a casa. E a differenza di lui mi ricordavo di compleanni, anniversari, onomastici e ricorrenze varie. Festeggiandole tutte. In particolare il nostro anniversario di matrimonio. Ecco io sono quel tipo di uomo. E sarei stato quel tipo di uomo se avessi avuto il figlio. Non faccio che maledire ogni giorno quelle quattro risposte sbagliate che le ho dato. C…zo ! Sto piangendo come un vitello mentre ti scrivo. Non ce la faccio più di stare così. Ma perchè esistono figli di p…..a che fanno i porci comodi, cirnificano le mogli e gli va tutto liscio. Ed io che ho mostrato lealtà devo stare così ? Io non me la sento di accusare mia moglie. Lei è e rimane una donna speciale. La più “speciale” che possa esistere. Si lei mi ha ferito. Io non le avrei mai fatto quello che lei ha fatto a me. Mai e poi mai l’avrei abbandonata. Mai e poi mai l’avrei lasciata sola. Mai ! ma io per lei ci sarò sempre. Se avrà bisogno di una mano la mia sarà sempre pronta a sorreggerla finchè sarò in vita. Si lei mi ha ferito. Ma io non so quanto posso averla ferita io. Non lo so quantificare. Non l’ho capito. E comunque non volevo. Tu sei stata sfortunata ad avere un uomo come il tuo ex. Io sono stato fortunato ad incontrare mia moglie. Perchè con lei ho vissuto gli anni più belli della mia vita. Ho vissuto anni bellissimi non momenti. E nessuno me li ridarà mai indietro. Quello che mi fa rabbia e non mi da pace è che sono sicuro che con un po’ di buona volontà da parte di ognuno di noi due avremmo potuto continuare ad essere….

  • 299
    Fuori dal Coro -

    Aleba…segue

    …felici. E la sua eventuale sofferenza si sarebbe trasformata in felicità estrema. Perchè adesso sarei stato attento a non distrarmi. A non farmi prendere da altre cose senza aver prima capito di cosa lei avesse bisogno. Lo so che è dura. Lo so che nessuno lo fa. Ma lo avrei fatto. E poi lei non lo sa, o forse rifiuta di capirlo, di volerlo sapere. Ma io quel figlio lo desidero davvero. Forse più di quanto lo desiderava lei. Nella donna l’istinto è naturale. In noi uomini un po’ meno. Per questo mi sento da dire che darei anni di vita per poter vivere una gioia del genere con lei.
    Si Aleba forse hai ragione. Forse ho ancora tanto tanto da dare. Forse anche degli arretrati. Ma lei, mia moglie, la persona a cui vorrei dare tutto quello che ho dentro ha chiuso la sua porta. E come mi scrisse Maria qualche post fa non ha intenzione di aprirla per me.
    Scusa lo sfogo. Ma stoscrivendo in un momento di emotività pazzesca. In genere sono abbastanza calmo. Non ora. Non ho smesso di piangere un attimo da quando te l’ho scritto.
    Grazie Aleba, grazie per quanto mi sei vicina, grazie davvero.
    Un mare di baci

  • 300
    aleba -

    Già, Fuori dal Coro..io ti sono vicina perchè siamo in condizioni simili. Tua moglie dice di aver aperto gli occhi, ma su cosa li teneva chiusi??? io ho aperto gli occhi sul fatto che ero io che mi tenevo in carenza di ossigeno, convinta che fosse lui la mia fonte di ossigeno e che me ne veniva concesso a seconda di quanto fossi “brava”. Ma vedi io non ero mai abbastanza brava e questo mi costringeva a cercare di essere più brava in un circolo vizioso che mi ha sfinita, in questo mi sono affannata io. Ho aperto gli occhi sul fatto che una donna non è una menefreghista incapace se la domenica mattina si danna per pulire la casa di 240 mq in 3 ore e quando il suo compagno rientra alle 12.00 non trova il pranzo fumante sulla tavola apparecchiata a puntino. Ho aperto gli occhi sul fatto che non mi devo sentire insensibile e incapace di amare se mi ritaglio un’ora alla settimana per andare a cantare nel coro della chiesa. Ho aperto gli occhi sul fatto che un uomo che dichiara che tu sei “nessuno” e che “non hai portato niente nella sua vita” non è vero che ti ama. Ho aperto gli occhi sul fatto convivere per 17 anni come se fossi sposata, provvedendo a tutto e anche di più, fa a pugni con il fatto che lui dica in giro “io non ho moglie” con aria sprezzante. Ho aperto gli occhi sul fatto che un uomo che pensa con ansia a cosa potrei mangiare del suo patrimonio adesso che avremo un bambino, mentre io ho in pancia sua figlia…..non ama la sua famiglia. Ho aperto gli occhi sul fatto che un uomo che vorrebbe guidare ubriaco fradicio, da non reggersi in piedi, per 90 km per andare a prendere sua figlia al mare, perchè lui conosce i suoi limiti…non è un padre di famiglia. Ho aperto gli occhi sul fatto che un uomo che tratta la sua donna come una sguattera che deve sempre e comunque sorridere e non manifestare mai disagio alcuno, non è un uomo innamorato. Ti basta Fuori dal Coro?? Tua moglie su cosa ha aperto gli occhi? Il mio ex mi ha regalato dei fiori una volta sola, l’otto marzo di tanti anni fa un mazzetto di mimose con l’orchidea…dopo qualche giorno mi disse che non capiva il perchè di questa usanza di regalere i fiori alle donne, che sono tutte puttane. Vedi, io credevo di poterlo cambiare, di poterlo convincere che io meritavo di essere amata, invece è andata a finire che mi sono convinta di non meritare amore, di non essere in grado di trasmettere amore. Mi sentivo così sola, nonostante io non smettessi mai di chiedergli DOVE SBAGLIAVO, non avevo risposte tranne che “mi devei venerare”. Io ci ho provato, assurdo vero?? Ma io non sono una macchina senza cuore e il mio cuore si è chiuso in una coperta di spine, non ha più voluto uscire. Avevo una bimba piccola, sapevo gestirla bene eppure continuavo a sentire lui che mi diceva incapace, incapace, incapace. Se chiedevo perchè e mi arrabbiavo anche, mi piantava, mi lasciava sola. Ho visto che sola con la bambina ero più serena, stanca morta ma serena. Ma ero troppo legata alla sua sentenza: incapace

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