Il coraggio di chiudere, la colpa di chi va via
Riferimento alla lettera:
Scrivo perchè ho bisogno di ricomporre il puzzle, per farlo devo cercare tutti i pezzi! La mia vita è esplosa, una bomba nucleare ha spazzato via ogni mia convinzione sulla coppia e sulla vita. Miliardi di piccolissime scheggie sono sparpagliate ovunque e penso di averne irrimediabilmente perse molte. Ho in...
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Data di pubblicazione: 26 Settembre 2011
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Ciao Chiara
Ho letto molto attentamente il tuo post 919 in risposta a Luna. Da quel che ho letto pare tu ti sia convinta che le cose non stanno così come le racconto, o almeno di come le interpreto. Mi pare di aver capito che tu sostieni che io non riesco a mettermi nei panni di mia moglie. Che io non la capisco in sostanza. Mi dici che lei mi ha rispettato. Ma io non ho mai messo in dubbio una cosa del genere. Sostieni che è lei che si è annientata. Infatti mi rinfaccia spesso questa cosa dicendomi che si è annientata per me (tu sostieni reprimendo una esigenza importantissima per Lei suppongo sia quella della maternità).
Or bene cara Chiara cosa dovrei rispondere in proposito ? Posso dire che io ho sposato mia moglie dopo tanti anni di fidanzamento in cui ci siamo detti veramente tante cose. Abbiamo parlato di tutto, nel rispetto uno dell’altra. Ho espresso i mie sogni, i miei progetti. Lei ha espresso i suoi sogni, i suoi progetti. Ci siamo trovati in accordo. Mi sono mostrato come sono, senza nascondere un difetto. Non ho bluffato e soprattutto non ho imposto. Così come lei. Ho detto come la pensavo riguardo i figli. Lei era d’accordo. Ci siamo sposati. Ho espresso le mie idee in piena libertà davanti a chiunque. Lei era d’accordo con me. Non l’ho forzata. Ho ascoltato il suo parere i suoi modi di pensare.
Ci siamo sposati con la certezza di amarci e con la consapevolezza di condividere molti interessi in comune. Poi è arrivato il desiderio del figlio. Che io non avevo. L’ho già scritto: mi sono trovato in difficoltà in forte difficoltà. Ho avuto paura null’altro che paura. E ripeto per l’ennesima volta: NON SONO RIUSCITO A CAPIRE L’IMPORTANZA CHE AVESSE PER LEI (lo scrivo in maiuscolo per evidenziare la cosa).
Oggi sostengo che se ci fossero state delle discussioni reali, se lei non si fosse repressa, non staremmo a questo punto. Avremmo potuto avere un piccola crisi, avremmo potuto avere qualche lite. Ma sono sicuro che non ci saremmo mai separati.
Purtroppo le liti non ci sono state. Abbiamo continuato a vivere sereni e tranquilli, a ridere a scherzare. Non solo purtroppo. Perché abbiamo avuto a che fare anche con cose piuttosto serie come le malattie dei nostri genitori che sono arrivate a raffica. Eravamo sereni ma non erano tutte rose e fiori..
Cosa posso dire ? Mi dispiace di non averla capita, mi dispiace di non aver avuto il desiderio di un figlio nel momento in cui l’ha avuto lei, mi dispiace che si sia annientata, che abbia represso questo desiderio. Ho chiesto scusa, mi sono detto pronto a formare una famiglia, ad essere un padre presente e responsabile. Alla fine di tutto cos’altro posso fare ?
Che tu ci creda o no Chiara le cose stanno così. Io ho sbagliato a non capire. Mi assumo le mie responsabilità. A me non interessa avere ragione in questa storia. L’ho scritto nel mio post precedente vorrei avere tutti i torti di questo mondo ma tornare a vivere felice con la donna che amo.
Io lo so Chiara che Lei…..
….si è repressa. Che ha covato dentro il suo malessere. Ma l’ho capito ora, quando cioè lei è esplosa. Ma un’esplosione non te l’aspetti. Ed io non me l’aspettavo.
Tu mi dici che, secondo te, se noi vogliamo ricominciare io dovrei cambiare. Il problema è che vorrei capire in cosa dovrei cambiare. Io ho cercato in tutti i modi di pormi. Ma non sono riuscito a capire in COSA dovrei cambiare.
Perché qui si tratta di capire se lei vuole realmente un figlio e una famiglia con me o vuole un’altra persona. Per quanto riguarda la tiroide, almeno nel caso di mia moglie, credo si tratti di un problema ereditario. Lo hanno un po’ tutti in famiglia.
Chiara, forse una cosa non sono riuscito a spiegare in tutti questi post. E’ che se sto male è perché voglio bene a mia moglie. E che se sto male è perché mi dispiace di averla fatta soffrire, E’ che se sto male è perché vorrei tornare a vivere con lei per formare una famiglia.
Chiara tutti abbiamo dei difetti. Non sto qui a scrivere da un anno perché mi interessa incolpare mia moglie di quello che è successo. Quello che vorrei lo sai già.
Un abbraccio
Ciao Luna e Fuori dal Coro. Luna sono molto d’accordo con te (e anche con te, Fuori dal Coro). Tu dici: “Vedi, Chiara, tu, avendomi letta in passato altrove, sai che io non parlo di colpa ma di responsabilità”. Ma tu mi inviti a nozze, Luna! :-))
Io sono anni che ho sostituito il termine “colpa” con “responsabilità”. Se qualche volta – raramente, perché moltissimi continuano a usare il termine “colpa” – mi scappa “colpa”, sono talmente esercitata che io nel mio cervello, anche se dico o scrivo colpa, penso “responsabilità”.
Tu scrivi Luna: “Annientarsi per è un’espressione molto potente. Ciò non vuol dire che una persona non possa pensarla, sentirla, però nel momento in cui io dico: “non ti ho mai detto cosa pensavo/sentivo veramente perché avevo paura di perderti” la responsabilità, concedimi, non sta solo dall’altra parte, ma anche in me”. E IO SONO PIENAMENTE D’ACCORDO. Ora, mettiamo da parte un momento il (presunto) eccessivo rancore, il (presunto da noi) desiderio grandissimo di questa donna di COLPEVOLIZZARE (?) Fuori dal Coro, che sia di una cosa in particolare qualunque, oppure alla indo cojo cojo, un po’ su tutto, cumulativo, diciamo e che qua attribuiamo alla moglie di Fuori dal Coro. Bene: mettiamo da parte un momento. Prendiamo la frase, così come è, che lei dice (per rispondere: perché richiesta, bada bene): “Io mi sono annullata per te”.Luna, questa frase può valere PER TANTE COSE. Io, poniamo, studiavo il violoncello. Anni e anni di studio. Ore ore e ore. Magari trovo anche lavoro, e faccio la violoncellista, e sto abbastanza bene, diciamo.A un certo punto però ‘sta cosa inizia a pesarmi. Io sono stanca di studiare, di suonare, di sacrificarmi. Entro in crisi, e cerco di riflettere, di capire, di tornare indietro,a come prima era e come è ora. Eccetera. Insomma, mi analizzo. Cerco il problema. Lo trovo. La mia conclusione è che io SENTO, e non ti dico che E’, SENTO (e sai quanto per la psicologia, se uno fa terapia, sia importante, quello che TU SENTI) che così non va. E mi dico: io mi sono annullata, ho annullato la mia vita PER il violoncello. Dopo questo io cerco di cambiare. E faccio un percorso. Tu mi telefoni, magari sei un mio ex insegnante, magari sei una mia ammiratrice, e magari sei delusa, non ti rassegni che io ADESSO non suoni più il violoncello, e magari sei pure un po’ arrabbiata e proprio non ti capaciti. Io ti rispondo. E tu non capisci, insisti, ti sembra impossibile. Ma io, Luna, sto facendo GIA’ un MIO PERCORSO. E ti rispondo, ancora e ancora (e mi arrabbio pure, eh?): “io, ti dico, mi sono annullata per il violoncello!”. Ora, è chiaro che il violoncello non ha colpa (responsabilità). Il violoncello mi piaceva da morire. Lo amavo. Mi sembrava di non poter vivere senza di lui… Eppure? Eppure un bel giorno me ne sono dovuta distaccare. Questo non significa che io lo abbia dimenticato. Può darsi che ricomincerò a suonare. Eccetera. Questo eccetera sta un po’ al “si vedrà”, perché io ORA sto facendo un percorso.
Ora proviamo, Luna, lentamente, ad avvicinarci al nostro “caso”. Tu sei il mio(freschissimo) ex. Io ti ho da poco lasciato [premetto però che qui PER ME ci sono punti abbastanza OSCURi: o in quanto non è stato così chiaro, esplicito, o chiarito tra i due, o io non sono riuscita a cogliere perdendo pezzi per strada non leggendo, o Fuori dal Coro in effetti non ha raccontato non so; ma comunque non ho affatto chiaro se: si fossero lasciati perlomeno con AFFERMAZIONI CHIARE e RISOLUTE da parte di lei, dicendo cose come: 1) “ti lascio per il figlio e solo per quello” oppure 2) “Ti lascio per il figlio e perché in verità ho un altro” oppure 3) “ti lascio perché non ti amo più” oppure 4) “ti lascio perché amo un altro” eccetera]; io sto al momento con un altro, tu lo sai, ma non molli, mi chiami. Spesso. Ci sono discussioni. Su vari argomenti. Ovviamente tu mi dici anche, sostanzialmente, disperato, cose come: io ti amo, torna con me! E ancora: perché mi hai lasciato! Io, che ho detto tante cose, nelle telefonate, ti do anche, tra le altre, questa spiegazione: “Io mi ero annullata per te”.
Ma Luna: questa è UNA SPIEGAZIONE,un FATTO. Tu mi hai chiesto spiegazioni. E io, che sto facendo un percorso, che ho sofferto come un cane, e che ancora soffro, te la do, la spiegazione. Questo non significa, NECESSARIAMENTE, che io VOGLIO colpevolizzarti. Ma io mi ero annullata per te! Esattamente come potevo essermi annullata per il violoncello, o per la carriera, o per qualsiasi altra cosa. Ma ne ho preso atto: e mi sto prendendo le mie responsabilità. E le prime responsabilità sono, nell’ordine: 1) la mia salute, mentale e fisica. Ergo per prima cosa cerco di stare meglio: subito, come se fossi in un emergenza. E se io chiusa nella stanza con il violoncello, OGGI, sto male da cani, io nella stanza con il violoncello non ci voglio, e non ci devo, più stare; 2) Rifletto e continuo un MIO percorso; 3) Se qualcuno mi telefona, ed è deluso, arrabbiato, eccetera, che sia tu ex fidanzato disperato, o il mio violoncello che tu vorresti che io riprenda subito a suonare, io mi sento aggredita e mi DIFENDO! Difendo le mie ragioni, la mia salute, difendo il percorso che ho iniziato a fare e non intendo mutarlo, ORA. Mi rendo conto che l’esempio del violoncello c’entra solo fino a un certo punto. Solo per spiegare dell’ANNULLARSI, che NON significa che è responsabilità di un’altra persona, ma UN FATTO. Ma se tu Luna insisti, non ti rassegni (che io ho iniziato un percorso, e adesso ho chiaro, poniamo, che io ricomincerò a suonare, ma a CERTE condizioni, perché so che SOLO A CERTE CONDIZIONI, con tutto quello che ho passato, potrò riprendere a suonare senza rischiare di distruggermi,di ANNULLARMI) forse sei tu che non vuoi capirmi. Capire perché non posso fare come PRIMA, non posso.Dunque, io da esterna ho una impressione (ma mi mancano pezzi enormi): che questa donna abbia preso atto di qualcosa, abbia preso una decisione (con coraggio=rischi), e abbia iniziato un percorso.
Ciao Chiara, scusa se mi intrometto, perché in questa lettera ho parlato già parecchio, ed è giusto che io ti lasci lo spazio per tutte le tue considerazioni e il tuo dialogo con Fuori dal Coro. Sai, perché abbiamo parlato molte volte altrove, che apprezzo la tua intelligenza, sensibilità e capacità analitica, quindi vorrei che si intendesse che, nel risponderti, non mi muovo, per partito preso, in opposizione al tuo modo di vedere le cose o che debba difendere a tutti i costi un mio punto di vista, peraltro anche sulle vicende di altre persone. Il mio, appunto, è solo un punto di vista. Io però non ho avuto l’impressione, leggendo i post di Fuori dal Coro, di una mancata disponibilità o autocritica da parte sua. Anzi. Io mi sono preoccupata molto per un suo eccesso di autocritica anche portato all’autolesionismo, anche a causa di un atteggiamento fortissimamente colpevolizzate e univoco da parte dell’altra parte in causa.
Non solo non ho avuto l’impressione che lui passasse (e passi) il tempo a sfuggire dal centro del problema, o da se stesso, ma che, proprio per i messaggi che gli venivano dall’altra parte e per l’atteggiamento lui andasse in implosione anche quando avrebbe desiderato veramente aprire un dialogo costruttivo e paritario.
Fuori dal Coro in questa lunga vicenda, al di là del fatto che possa sicuramente avere anche lui i suoi difetti, non si è mai posto, da ciò che io ho letto, in un’ottica di reale parità. Ma non nel senso di mettersi in posizione “prevalente”, ma il contrario. E non gli è stato neanche mai permesso (certo, da ciò che io leggo, poi non lo so). Io ho sempre visto una grande difficoltà in lui a lasciare a sua moglie la responsabilità (non colpa, responsabilità) di comportamenti aggressivi e comunque lesivi, che siano dovuti pure al rancore.
E’ vero che lui dice “mi ha fatto male”, ma potrebbe dire il contrario? A chi non farebbe male? Al contempo però in centinaia di post lui ha avuto sempre molta, moltissima difficoltà a dire “questo suo atteggiamento mi fa male” senza immediatamente dire “ma sono io che ho causato questo” e “io devo rimediare a ciò”.
Tu dici bene, cara Chiara, che la cosa centrale sarebbe il dialogo, paritario però. Ma non è così semplice. E non è che non è così semplice soltanto perché due persone ugualmente in crisi possono avere difficoltà ad avere un dialogo assertivo, e trovare una via comune, ma diventa ancora più difficile quando una delle due persone assume un ruolo, che sia consapevole o no, per cui è solo la vittima delle azioni dell’altro e si toglie ogni responsabilità di “agente” nella propria vita e nelle proprie scelte, nelle proprie parole e azioni, nei propri atteggiamenti ecc.
A me non sembra, leggendo, che questo ruolo lo stia rivestendo Fuori dal Coro. Non sto dicendo che lui stia facendo o abbia fatto solo le cose giuste, ma sono centinaia di post in cui lo sento dire “è colpa mia” e “cosa posso fare” e anche quando andò dallo psicologo a chiedere per un’altra persona
da quel che io ho letto, ci andò non per scaricare la responsabilità sull’altra persona, ma per capire (non potendo avere un confronto diretto con la moglie, visto che LEI non accettava di averlo, e per anni) cosa potesse avere sua moglie e come poterla aiutare, o come comunque poter aiutare la relazione.
Io comprendo (forse comprendo male, eh) che tu identifichi con lei in quanto donna e forse anche per la questione maternità, magari anche avendo incontrato sul tuo cammino (non lo so, eh) uomini che non intendevano prendersi delle responsabilità o evolvere nel rapporto. Ma non mi sembra che Fuori dal Coro abbia vissuto la sua relazione in maniera immatura dal punto di vista emotivo, e se in una relazione si cresce insieme questo poteva essere un momento di crescita, ma non per forza due persone possono trovarsi nello stesso punto nello stesso momento, sempre, in 20anni. E la maturità emotiva e sentimentale, concedimi, allora forse sta anche nell’aspettare l’altro e non aggredirlo. Tu dici “non conta niente che lei ti abbia amato per 20 anni?” come se fosse lui a rinnegare quegli anni, mentre semmai non li rinnega al punto che dopo tre anni di calci in cu… continua a difenderli e a dirne il valore in continuazione, mentre si è trovato lui nella posizione di sentirseli rinnegati quegli anni, in continuazione. Perché lo dici a lui se si rende conto che lei lo ha amato? Lui non fa altro che dirlo, che lei lo ha amato e che se ora è così è solo colpa sua, di lui, perché a quel tempo disse di no. Cosa che secondo me non esiste proprio. Perché anche se all’epoca in lei si fosse formato un trauma o se lei si fosse sentita “annientata” dal suo non esprimere o che quella è una cosa che riguarda il rapporto di lei con quello che è successo e succede oltre che con l’altra persona. Perché se un uomo per due tre anni mi dice: “guarda che io ti amo e voglio un figlio da te” e io mi metto le mani sulle orecchie e gli dico che sta mentendo forse il problema è anche mio, non credi?
A me sembra che la moglie di fuori dal coro stia facendo lei un lungo soliloquio. Lo fa anche Fuori dal Coro, ma lui vorrebbe parlare, con lei, ma in modo paritario, le emozioni e motivazioni di entrambi sullo stesso piano. Solo che non può, e quindi parla qui. Lei invece potrebbe averlo questo dialogo, ma non lo accetta. Salvo poi dire a lui che non lo vuole.
Perché rimango su questa posizione, Chiara, perché a me è successo qualcosa di simile, mi è successo che una persona, dopo 10 anni, si sia data la sua interpretazione non solo dei fatti, ma anche della mia emotività e intenzioni, pur avendo la possibilità di parlare con un libro aperto e che cercava un incontro, quella persona, mia, si è fatta un lungo soliloquio. E io l’ho pagato quel soliloquio, come se pensassi davvero ciò che mi attribuiva di essere e pensare.
Per me mesi fa Fuori dal Coro non si è perso affatto nella teoria.
L’ossessione della maternità quando supera il desiderio di maternità è pericolosa. come tutte.
Ciao Chiara
Sono contento anzitutto che ci siamo chiariti. Mi rendo conto di essere ripetitivo. A volte non riesco ad evitarlo. Ma…sorvoliamo come giustamente dici tu. E passo subito alle tue domande.
No Chiara, riguardo al tradimento non le ho detto né fatto capire che era insuperabile. Certo ne ho sofferto e molto. Non me lo sarei mai aspettato da Lei. Il nostro rapporto era basato prima di tutto sulla fiducia reciproca. E capisci bene cosa significhi tradire la fiducia.
Comunque credo ti possa bastare sapere che IMMEDIATAMENTE dopo aver scoperto il suo tradimento le dissi “ok ricominciamo”.
Da quel momento in poi, mentre io perdonavo, lei iniziava ad incolparmi di qualsiasi cosa. Da quel momento a tutt’oggi ero io il colpevole, io che mi assumevo le responsabilità dei miei errori, io che cercavo di riconquistarla. Lei era la donna ferita, la donna che aveva sofferto per la mancata maternità. Il tradimento non era più menzionato. Come se non fosse mai esistito. Né tantomeno la mia sofferenza per questo.
Non c’è mai stato un “ok abbiamo elaborato”. Perché da quel momento non c’è più stato un dialogo “costruttivo”. C’ero solo io che cercavo di parlarle, di ricostruire, di dimenticare e lei che mi respingeva.
E in tutto questo ti ripeto non c’è mai stato un mio “non so se potrò mai perdonare il tuo tradimento”
Dopo la scena del supermercato cara Chiara non è successo nulla di concreto da parte sua. Non ha detto granchè, ma soprattutto non mi ha né sorriso né abbracciato.
Chiara, saranno almeno tre anni che non sento più dalla sua bocca pronunciare la parola “ti amo”. Anzi in tutto questo periodo ho sentito solo dirmi che era cambiato il suo sentimento nei miei confronti.
Assolutamente non ho detto a mia moglie che “nemmeno cinque mesi mi basterebbero per fare un figlio con lei”. Le ho chiesto solo Amore, un abbraccio, un prendermi per mano. Un farmi capire che c’era…che mi voleva bene…che voleva stare con me…solo questo Chiara null’altro.
E non sarebbero dovuti passare cinque mesi per provare ad avere un figlio…..sarebbero bastati qualche abbraccio, “ti amo” sinceri e…..pochi giorni.
Un PS da parte mia Chiara: l’essere TORNATA CON ME non significa che eravamo tornati a vivere insieme. Assolutamente no Chiara. Passavo a prenderla al lavoro e la riaccompagnavo a casa. Tre, quattro volte abbiamo mangiato insieme, un paio di volte siamo usciti di sera. Si stava insieme più che altro dopo il lavoro e….basta. Il resto al telefono.
Forse adesso chissà…potrebbe essere più comprensibile il motivo per cui…non mi sono lasciato andare.
In questo post ho provato ad essere meno ripetitivo, più conciso e diretto. Spero di aver chiarito qualche tuo dubbio. Altrimenti sono qui.. Mi rendo conto che non è facile comprendere una situazione che io stesso definisco assurda. Perché credo che entrambi abbiamo commesso degli errori da imbecilli e da immaturi. E non riesco a spiegarmi come mai due persone “sane” come noi abbiano potuto sbagliare……
….in questo modo. Ed è uno dei motivi per cui non mi do pace
Grazie per la tua disponibilità
Ti aspetto e ti abbraccio
chiara, ho letto il tuo ragionamento ma, perdonami, non mi sembra attinente al caso. Perlomeno per come io l’ho letto. COLPEVOLIZZARE è inerente a tutta a una serie di atteggiamenti e parole, no a una. Io posso anche stancarmi del violoncello e darmi al fortepiano o al taglio e cucito o anche a niente però se passo il tempo a dire al mio ex insegnante di violoncello che mi ha rovinato la vita è ben diverso o se dopo che per 20anni son andata in una scuola sorridente comincio a dire a tutti ‘era una scuola di m’. Io giocavo a pallavolo anche sei giorni su sette fino a una certa età, quando ho deciso di smettere non ho rinnegato il mio passato e anche se la mia ultima allenatrice era una stronza (ma per inciso io ero cmq titolare) so ricoscere che ho scelto io di smettere per varie mie valutazioni. Non passo il tempo nel rimpianto e a dire che quando giocavo o quando ho smesso ero manipolata. L’altro discorso che fai filerebbe se ci fosse stata coerenza. Ho le palle piene di te, ti lascio, ti insulto pure e ti dico “cavoli tuoi se soffri, ho detto basta, no rompermi i maroni’ però dopo tre anni di sta linea torno e mi ink pure che metti un preservativo?
ma scherziamo? Guarda (così pare) che non è che lei una sera è andata da suo marito e gli ha detto ‘voglio la separazione, perché tu non vuoi avere figli mentre io sì’, che mi sembra una cosa che una persona adulta può mettere in chiaro. Lei, pare, è sparita e poi gli ha urlato per tre anni che lui è un egoista rovinavite e non sarebbe un buon padre. E di recente ha detto, pare ‘lui mica soffre’. Solo lei soffre, e ha sempre ragione. Quando c’era era una vittima annientata stile nora di ibsen, quando va via tre anni è vittima a distanza, quando torna dopo 3 anni e uno c’è ancora (TRE ANNI) e in 24 ore non le viene servito lo spermatozoo col fiocchetto è vittima, quando rimanda a cag… lui, che è pure in lutto, però lui fa finta di soffrire e non sarebbe mai un buon padre perché già nel 99 si capiva da come parlava del primo giorno di scuola. Ok. Perchè allora volevi il mio sperma un mese fa??? Chiara, a me non pare teoria. E se sentire e valutare per sè è lecito dire a tuo marito che UNIVERSALMENTE sarebbe uno zero di padre, decidere per lui se soffre o no e perché, decidere cosa pensa etc E’ TUTTA UN’ALTRA FACCENDA.
Ragazzi, vi stimo : )
Quanta carne al fuoco, non so da dove cominciare. Vi spiego: da una parte io volevo analizzare e portare altre (possibili) interpretazioni, e avere nel contempo altri tasselli importanti, perché davvero mi mancano. Dall’altra, come spiegarvi… Io sento che qua siamo in EMERGENZA. Specie da dopo l’ultimo ritorno e conclusione… Voglio dire: sentivo che qua si doveva fare qualcosa, subito, che non è che ci fosse molto tempo. Come fare? Bella domanda. E’ un bel casino. Prima di tutto Fuori dal Coro: vedo che sei stato molto positivo, nei limiti della tua grande sofferenza (non hai detto il tradimento è irreparabile; non hai detto la cosa dei cinque mesi: quindi, tendenzialmente, non hai dato un taglio negativo alle cose. Ma come mai qui allora hai scritto quella cosa dei cinque mesi? che nemmeno cinque mesi ti basterebbero? Mica ho capito allora sai).
Dalle sue reazioni (risposte/non risposte) mi prende un po’ di scoraggiamento, son sincera. Ma non tutto è perduto.
Mi domando, e vi domando, se lei non sia depressa. Se sia in qualche modo “congelata” nelle emozioni. Ci sarebbe (comprendetemi in che senso lo dico: non auguro a nessuno di essere depresso…) da augurarselo. Nel senso: se non è depressa, allora non ama proprio più?
Io ragazzi, per ora, non so… Vedo le cose ancora in maniera un po’ diversa. Per ora. Vi farò degli esempi. Ad esempio di altre donne come si comportano (ma quante se ne leggono qui? per dire), ma prima vi riassumo la vostra interpretazione, che mi pare, oggi, abbastanza netta. Ok, allora vediamola, riassumo, come mi pare che la vedete voi. Sapete come mi pare che la vedete? voi vedete una donna piena di rancore e punto, e/o che non ama più. Ecco. E che vi devo dire? Allora basta. Allora, se si vede così, si getta la spugna eh. Si chiude. E Fuori dal Coro deve fare ben altro tipo di analisi, e percorso. Del tipo: ora si deve ricominciare un’altra vita. Senza di lei. Ecco. Che vi devo dire? Lei è una, mi dite, che non ha più voluto, assolutamente, in realtà, riprendere questa relazione, un vero dialogo, analizzare insieme, venire a un compromesso, agire insieme. E che vi devo dire io? Allora prendo atto, eh.
Ma ora invece passo agli altri esempi. Di donne che si comportano in altra maniera. Perché? Perché qua, ragazzi, in questa storia, a differenza di altre, il LEGAME è rimasto SEMPRE (e nonostante un altro uomo che si era messo in mezzo). E vi domando: era, ed è, ormai di quei legami che – dopo un grande amore – si trasformano in un legame d’odio e che possono andare avanti così anche tutta la vita, se uno dei due almeno non lo interrompe? E’ questo? Se è così: va da sé che non va bene.
Luna in particolare, ma naturale anche Fuori dal Coro. Tu Luna hai molta esperienza di “casi”, di storie, finite, riprese ecc. Anche Fuori dal Coro, come me, se viene qua a leggere il forum, e ne avrà lette di storie…
Allora vi dico: abbiamo letto di un sacco di donne che mollano l’uomo per un altro
Mollano l’uomo e vanno con l’altro. Vi domando: ne avete lette molte che mollano l’uomo e quando lui la chiama stanno lì a discutere? Oppure (come nel caso della moglie di FDC) passano circa quattro mesi, da dopo la fine, che in effetti… Frequentano l’ex. Lo vedono. Sono confuse eccetera. E poi ritornano via. Ma sentono lui al telefono, discutono, eccetera. Fino a che loro ritornano con l’ex, e poi ritornano ancora via. Ne avete lette molte? Io no. Io vedo: da una parte sì, coloro che vivono col fantasma dell’ex, o con un po’ di “tresca” con l’ex, dall’altra però io vedo, a mio parere la maggioranza, che queste chiudono e punto: stanno con l’altro. Magari, in caso che l’ex sia stato più in silenzio, più in disparte, si pentono: e tornano con la coda fra le gambe. E piagnucolano.
Per ora, questa donna, ha avuto un comportamento, mi pare, diverso: nel senso che il legame, tra i due, in un modo o nell’altro, non si è mai rotto. Luna, una donna con così tanto rancore, può fare tante cose, se è proprio così tanto colpevolizzante e vendicativa, rancorosa. Può fare che chiude di brutto con te, ti punisce così, o fa un figlio subito con un altro, e quasi sembra dirti: ecco, bello mio, questo è il risultato. L’hai voluta tu.
Poi, altra cosa del “legame” tra queste due persone: lei che “torna” in qualche modo alla morte del padre di lui. Con tutti i suoi difetti, il rancore, tutto che volete. Ma quando c’è un legame, vero, questi – anche – sono i momenti in cui ti si smuove tutto dentro. E tu non ce la fai: senti che devi stare vicino a quella persona (Fuori dal Coro in questo caso), sei emotivamente coinvolto.
Altre se ne fregano. Hanno chiuso.
Mi mancano tanti tasselli. Se li avessi (ad esempio per me era importante avere tutti i passaggi da: quando lei se ne è andata di casa – storia con l’altro – e contemporanemente “storia/legame con FDC – ritorno – e fine del ritorno…) avuti, avrei potuto forse intervenire più attivamente. Nel senso, ripeto, che qua in parallelo alle analisi, si deve agire, fare.
Se, faccio un esempio, Fuori dal Coro è stato in qualche modo “asfissiante” da dopo la rottura, si deve agire: cambiare strategia. Se Fuori dal Coro, poniamo, sia pure al telefono o nei modi che vi pare, si è SEMPRE FATTO SENTIRE PRESENTE e lei era arcisicura, sotto sotto, che lei poteva fare quello che voleva e lui sarebbe stato lì, sempre lì, a dirle “ti amo”: si deve cambiare strategia.
Se Fuori dal Coro, poniamo, le ha sempre-sempre-sempre, detto “ti amo” e lei invece mai più lo ha detto: si deve cambiare strategia.
Se, poniamo, era sempre sempre sempre lui a telefonare: si deve cambiare strategia.
Se, poniamo, siamo sempre stati RIGIDI, in una dinamica (cioè non si è cambiato mai strategia) la RISPOSTA sarà RIGIDA, e non cambierà.
La signora, questa donna ormai alquanto “misteriosa” per Fuori dal Coro, deve uscire allo scoperto. Se non lo fa significa che non è stata “costretta” a farlo. Ragazzi, ho finito lo spazio, un abbraccio
Ciao Luna
Che dirti ? Ho letto i tuoi post 930 e 931. Hai espresso i miei concetti, hai descritto la mia situazione, con le tue parole.
Non ho granchè da aggiungere a quello che hai scritto con la tua proverbiale proprietà di linguaggio.
Hai fatto una disamina perfetta che credo mi aiuterà molto nel dialogo con Chiara.
Un bacione
e’ ovvio, chiara, che io non sto sentendo le frasi di lei in vivavoce, ma non serve ‘desiderare’ di colpevolizzare qualcuno per farlo. Se io vado da mio marito e mi esprimo in un certo modo sto usando, di fatto, però, una formula colpevolizzante. Se io gli dico ‘non ti amo più’ e ‘non voglio più un figlio da te’ e ‘non voglio più stare con te’ io esprimo un mio sentire (però son anche responsabile di ciò che sto esprimendo. Perché tra ‘ti amo ma sono delusa’ e ‘ti amo ma abbiamo un problema da risolvere per cercare di stare meglio insieme’ e ‘sono arrabbiata con te ma ci sono lati di te che comunque apprezzo e stimo’ e ‘non ti amo più’ e ‘penso che tu sia tutto sbagliato’ la differenza è enorme). E dire ‘TU non saresti mai un buon padre’ e ‘TU dici che vuoi un figlio ma solo perché ora pensi che ti conviene e perché nessuna ti si piglia’ e ‘TU non soffri’ etc è invece entrare, arbitrariamente, nel sentire di un altra persona. Comunicare non è questo.
Fuori dal Coro, vorrei ora fare un “appuntino” (in realtà sarà una lenzuolata scritta eheheh) su una questione di “metodo” che andrebbe un po’ corretto: perché deve aiutare me a capire. Di recente io ho sostenuto/aiutato una persona in una grave situazione di coppia. Bene. Questa persona, devo dire, mi ha aiutato tantissimo a capire, o perlomeno a farmi un’idea mia, dirle ciò che secondo me poi doveva fare ecc. Molto correttamente sai che cosa faceva, al di là dei tantissimi racconti che mi ha fatto, le discussioni tra noi, i ragionamenti che si facevano ecc.? Mi RACCONTAVA, per filo e per segno, i DIALOGHI. Così COME ERANO. Questo mi aiutava tantissimo. So bene che uno/una, che dentro ci è fino al collo, è difficile che possa essere obiettivo: ma a maggior ragione: riportare gli EPISODI CONCRETI, fatti e fatterelli vari, e DIALOGHI, così come effettivamente si sono svolti, è molto importante. Guarda, non c’entra nulla con l’essere presuntuosi, ma ho parlato talmente tanto con questa persona, mi ha riportato talmente tanto dell’altra persona, ho letto talmente i dialoghi loro, che alla fine, insomma, mi pareva un po’ di essere lì. Le dinamiche, tra loro, le capivo abbastanza. I problemi dell’altra persona, che io non conoscevo e non conosco, le CONOSCEVO (peraltro CONOSCO dinamiche DEL TUTTO SIMILI: per averle vissute, viste in altre persone, o lette da altre persone eccetera), in certa misura. La conclusione, ma la dico così, giusto per… E’ stata che l’altra persona PROPRIO NON C’ERA VERSO CHE USCISSE DA QUELLE DINAMICHE. Attenzione: non dico che anche la persona che aiutavo io non mettesse in atto dinamiche, talora, sbagliate, oppure che ne cadesse vittima. Sta di fatto che le cose stavano precipitando e degenerando, sempre più. E di fatto ne andava dell’incolumità della persona che aiutavo io.. L’altra persona, a mio vedere, non era per nulla “collaborativa”. Il suo atteggiamento era: o così o pomì. E se non era come desiderava: allora si tornava ad aggredire, a offendere, insultare eccetera. Era, sostanzialmente, abituata questa persona, a fare un po’, anzi parecchio, come il compagno di Aleba… E ho detto tutto. Ma torno ai dialoghi e veniamo a noi.
Io sono tornata a rileggere dell’espisodio al supermercato. Mi è tornato un dubbio. Qualcosa non mi tornava. Mi dicevo: ma è possibile che a una scena così, con un uomo che ti dice quelle cose (wow), guardandoti dritta negli occhi (wow…), lei non dice, e fa, niente? Non mi capacitavo. Torno a rileggere. Rileggo meglio e trovo: “Dopo la scena del supermercato cara Chiara non è successo nulla di concreto da parte sua. Non ha detto granchè, ma soprattutto non mi ha né sorriso né abbracciato”. Tu in effetti, molto correttamente, mi hai risposto. Mi dici persino che non ha né sorriso né abbracciato (per rispondermi: e io avevo fatto solo un esempio. ti ha sorriso, o abbracciato, se è rimasta in silenzio?). Ma vengo a dove per me, rileggendo, io mi perdo. O perlomeno potevo avere elementi in più.
tra l’altro a me non sembra affatto che fdc non voglia un figlio, ma che per quanto lo desideri e colpevolizzarsi (vista la reazione violenta di lei, lunga anni) riguardo quel suo momento di transizione sia stata per lui un’ossessione, lui veda la paternità non come una ‘prova da dare’ ma come una scelta emotiva importante e di grande valore, figlia, come la maternità, dell’amore e in un contesto di crescita e serenità. Non dimentichiamo che ha perso suo padre, quindi tanto più penso che l’idea di una famiglia sua, del futuro, sia emotivamente significativa. Però proprio per questo che la donna che ami lo ami, lo stimi, ci sia emotivamente sul serio etc mi pare assolutamente normale che per lui sia anche istintivamente centrale. E non certo una fuga da una paternità che non vuole. Fermo restando che altri al suo posto, anche tenendoci, se ne sarebbero già andati, di fronte a tanta aggressività e disgregazione e che il figlio con lui lei potrebbe averlo da anni. Fdc, capisco benissimo che per lasciarti andare tu avessi bisogno di tornare a sentirti in una coppia! E’ lei che sta facendo le cose al contrario. E non per una questione recriminatoria ma emotiva penso che non possa stabilire lei se il no è stato una tragedia su cui battere per anni e andarsene o la presenza di un altro qualcosa di cui non merita parlare (nel caso tu avessi bisogno di farlo). Siete in due, alla pari. Vedi, chiara, secondo me lui è stato fin troppo accondiscendente, invece, rispetto alla modalità di lei. Se lui avesse preso semplicemente per vere le sue parole di anni invece di stare al gioco di essere il solo sbagliato responsabile, se da un anno lui avesse ripreso a vivere forse anche lei si sarebbe data un’occhiata. Dal modo assurdo e distruttivo e inconcludente in cui pone la questione da 3 anni a un uomo che c”è sembra che il figlio, in realtà, non lo voglia lei.
Adesso, dalla frase (e l’episodio, e il dialogo fra voi, le sue reazioni ecc.) che mi interessa, estrapolo una cosa. Tu scrivi: “Non ha detto granchè”. Deduco, devo dedurre (mi mancano gli elementi: tu non me li dai precisamente, e non me li dai perché ritieni magari che sia insignificante, secondario, ecc. Ma magari, invece, è importante) che lei abbia “detto poco”. Ma in quel “non ha detto granché”, quindi “poco”, CHE COSA HA EFFETTIVAMENTE DETTO, Fuori dal Coro? Vedi: riportarmi una cosa di lei, ma già SECONDO una TUA interpretazione (del tipo: “uhm, secondo me non ha detto un granché, quindi nemmeno te lo riporto”) non mi aiuta. Se tu, ad esempio, mi riporti i dialoghi, nella sequenza in cui avvengono, i significati, poi, possono cambiare. Adesso io invece vedo un gran marasma. Una lista di cose che lei ti ha detto; una lista di cose che lei ritiene tu le abbia fatto, eccetera. Ma sono sparse, nel marasma, mi spiego Fuori dal Coro? Ogni frase, ogni affermazione, cambia, moltissimo, a seconda dal punto di vista, ma anche del contesto, della situazione, a seconda che sia detta in difesa, in attacco, a seconda che io in quel momento sia triste, angosciata, oppure serena, pacificata. Se tu, faccio un esempio, mi telefoni e in qualche modo le prime affermazioni, le prime frasi che mi rivolgi, sono un qualcosa che io interpreto come un giudizio negativo e fine (su un mio modo di essere, su un mio avere fatto o non fatto una cosa, su una mia decisione, su quello che vuoi), io posso, subito, sentirmi aggredita, e mettermi in difesa. Allora il significato delle frasi muta. Se io poniamo mi sono ANNULLATA per la carriera, in effetti sono arrivata a queste conclusioni, e parlo per dire, TRANQUILLAMENTE, con una amica, poniamo che sia Luna, e dico a Luna: sai, mi ero annullata per la carriera, io sto semplicemente raccontando un fatto che mi è accaduto, dove, è naturale, ho preso atto di una cosa, dove era, è naturale, MIA RESPONSABILITA’, che io mi fossi annullata per la carriera. Se io invece lo dico a te, perché, poniamo, tu mi chiami, e a mio vedere, con un atteggiamento di fondo colpevolizzante e vittimista, dicendo di fondo cose tipo “io ti amo! perché mi hai lasciato!”, la frase, la risposta “io mi ero annullata per te” cambia ancora. Se tu mi chiami, e io sono la tua ex che tu ami e tu vuoi tornare con me, ma sei relativamente tranquillo. Mi chiedi come sto, ti interessa soprattutto quello, sei rilassato (ovvio che so che voi due non siete rilassati, ma faccio per dire…), e attendi… Di vedere IO COME MI COMPORTO e che DICO, spontaneamente, la cosa cambia. Vale a dire: se tu mi chiami tranquillo, e io come una pazza isterica comincio a dirti che “io mi sono annullata per te!”, e cose del genere, la cosa cambia ancora. Ne converrai che, SOLITAMENTE, quando da una parte uno – pacifico e tranquillo – cerca di recuperare e le reazioni, dall’altra parte, sono SUBITO così aggressive e non “sentono ragioni”, la cosa dura poco.
Ciao Chiara
Per prima cosa voglio dirti che andrò a ricercarmi il post in cui ho scritto la storia “dei cinque mesi” (se fai prima tu dimmi il numero del post). Perché se l’ho scritto un motivo ci sarà stato. Non escludo a priori nemmeno la possibilità che l’abbia scritto in preda ad un momento di sconforto e/o rabbia. Non immagini nemmeno cara Chiara il susseguirsi di emozioni che mi si sono accavallate in questi anni tanto da farmi andare il cervello in tilt.
Mi chiedi se è depressa. Ti rispondo “non lo so”. Mi chiedi tante altre cose alle quali vorrei risponderti ma…cosa ti dico se non riesco a capire nemmeno io ?
Ti fai giustamente tante domande, quelle che mi sono fatto anch’io. Certo Chiara, di una cosa sono sicuro: del fatto cioè che esista un legame tra di noi. Non credo di sbagliare in questo. Come è pur vero però che da quando se ne è andata di casa chi ha telefonato sono sempre stato io. Se non fosse stato per me non so cosa sarebbe successo. E’ vero, penso di essere stato “asfissiante”. L’ho martellata ai fianchi. Ma d’altra parte, in quella situazione, o si sceglie una strada o se ne sceglie un’altra. Io avevo le mie colpe, sapevo di aver sbagliato in qualcosa. Non cercarla avrebbe potuto significare che non me ne importasse nulla. Ma a me importava eccome di Lei. Non potevo minimamente lasciarle pensare nemmeno solo un attimo che per me Lei non fosse importante. E che soprattutto avevo capito l’errore riguardo al figlio. Anche perché se il problema era il figlio volevo dimostrarle che le cose non stavano come Lei pensava e che cioè io fossi un egoista che pensava solo a se stesso e non si curava dei malesseri altrui. Per me era fondamentale farle capire la verità che è quella che tu e Luna sapete.
E’ chiaro che ho letto molte storie su questo sito. Ma nessuna si avvicina neanche lontanamente alla nostra che , come ho scritto nel post precedente è semplicemente assurda.
E poi Chiara c’è una cosa per me rilevante: mia moglie, come ho spesso sottolineato, è stata una donna splendida, una moglie eccezionale alla quale non ho nulla da rimproverare. Una donna che mi ha amato. Non riesco quindi a pensare che una donna come Lei, con la quale abbiamo condiviso gioie e dolori, con la quale ci capivamo su ogni cosa (figlio a parte) abbia potuto ribaltare completamente la situazione nei miei confronti. Comprendo in parte il rancore, dovuto più che altro, secondo me, a qualche mia frase infelice. Quello che non capisco invece è il rinfaccio di una serie incredibile di cose, che mi hanno lasciato allibito.
Comunque tornando a noi e ai tuoi dubbi Chiara non so dirti cosa sarebbe successo se avessi cambiato strategia. Se cioè l’avessi “lasciata cuocere nel suo brodo”. Purtroppo ho scelto una strada nella speranza che fosse quella giusta.
Io non so se Lei sia in confusione, se in realtà non mi ami davvero più. Non lo so davvero. Perché come hai scritto tu è ormai una donna “misteriosa”. Non instaura un dialogo costruttivo. Mi dice che…
…non sono cambiato (ma in cosa ?) e poi non fa altro che tornare al passato al “tu un figlio non lo volevi”. Presente e futuro non si affrontano MAI ! Ogni mia frase che può darle un minimo di fastidio, ogni mio momento di nervosismo è preso a pretesto per tornare indietro nel tempo al fatto che io l’ho fatta soffrire. E a quel punto sferra di nuovo l’attacco che può manifestarsi in vari modi: urla, strilli, rinfacci di qualsiasi cosa, accuse alla mia persona, colpevolizzazioni, agganci di telefono e chiusura discorsi.
Ormai è da tempo che mi ha chiuso di nuovo la porta in faccia ed io mi trovo in difficoltà anche per sapere le condizioni di sua madre.
Paradossalmente quando torna è come se desse “l’impressione di tornare” ma poi nella realtà le cose non cambiano. Rimane ferma sulle sue posizioni. Nel senso che non va avanti, non affronta il problema. Torna sempre al passato. A volte sembra che abbia paura, avolte sembra che non gliene importi davvero nulla. Quello che è certo è che non è “stabile”, almeno nei miei confronti.
Vorrei scrivere ancora tante cose. Ma onestamente ho paura di ripetermi e dirti cose che probabilmente già sai. Aspetto pertanto tue notizie, tue domande che chiariscano i tuoi dubbi. Che poi alla fine sono i miei. Ma tu, come Luna, siete donne e maari riuscite a vedere certe sfumature che spesso noi uomini non riusciamo a vedere. D’altra parte è la natura che ci rende diversi. Sto leggendo il libro “Gli uomini vengono da Marte le donne da Venere”, ci sono scritte, a mio parere, molte verità.
Ti aspetto e ti abbraccio
Fuori dal Coro, Luna. Dunque. Vorrei riprendere un momento l’esempio che ho fatto di quella persona che ho sostenuto e aiutato in un momento (anzi periodo lungo, che è durato parecchio) difficilissimo. Le cose, dopo poco tempo che si parlava, stavano degenerando sempre più… Ho saputo, ovviamente, molte cose, e il dialogo e l’analisi, fra noi, era continuo e quotidiano. E si doveva intervenire, pochi discorsi. Io realmente temevo per l’incolumità di questa persona. Questo caso, a mio vedere, mi appare più “complesso”. Nel caso di quella persona, dall’altra parte c’erano SEMPRE state, durante il (lunghissimo) matrimonio, caratteristiche e dinamiche NEGATIVE. Si trattava, in breve, di un rapporto di co-dipendenza. A un certo punto, la persona che “subiva”, da tutta la vita, non ne può più, scoprendo alcuni fatti. Da lì la terribile crisi. Ma certe caratteristiche, dinamiche, ripeto: c’erano sempre state. Questa persona che “subiva” aveva iniziato un lavoro su sé (psicoterapia), aveva me, più altre amicizie, ma stava davvero molto male. Però iniziava, lentamente, a ribellarsi. Tutte le “crisi”, nella mia esperienza e osservazione, non sono del tutto “negative”. In molti casi sollevano i problemi che c’erano: sotto. O nascosti, o taciuti, o dei quali non eravamo consapevoli, eccetera. Secondo me – per quanto il “caso Fuori dal Coro” sia per me ancora molto oscuro: ripeto sempre che mi mancano moltissimi tasselli – di solito (e sottolineo DI SOLITO) è la persona che SOLLEVA il problema, che agisce, che tradisce (nel senso che cambia, fa qualcosa), che si ribella, che si arrabbia, che se ne va, magari è anche irriconoscibile, eccetera, che è in certo modo “avanti”. Non che sia del tutto consapevole, ancora, bene, di quello che sta facendo. Non è detto. A volte solo LO SENTE. E’ un inizio. Sembra agire con irrazionalità. Oppure scorrettamente (tradimento). Oppure sembra, ai nostri occhi, appunto irriconoscibile, che sta dando di matto ecc. Ma molto spesso, non ha importanza CHI, dei due, ha spezzato un certo circolo vizioso (so che per te, Fuori dal Coro, andava tutto bene; ma, come hai capito: non per lei, e da tempo), ma comunque quello segna il momento UFFICIALE, diciamo così, della CRISI. Questo, ragazzi, per quanto sconvolgente (se uno non sapeva, non credeva, non capiva, eccetera) non è “negativo”: è, semplicemente, quasi fisiologico. Sono d’accordo che la tua Fuori dal Coro sia una storia un po’ particolare. Tuttavia, credimi, vi sono molti elementi COMUNI a tantissime coppie (naturalmente io adesso, nella mia testa, penso soprattutto a “coppie di lunga o lunghissima data”, le altre le escludo). Se tu vai a leggerti storie di coppie di lunga data, racconti, confessioni, o cose di psicologia, vedrai che SOLITAMENTE, nella REALTA’ (non nei mondo dei sogni – ed è comprensibile… – del: ma io non credevo che potesse succedere a me/noi), nell’arco di 20 anni, mediamente, una CRISI accade, semplicemente.
E scusatemi se magari non rispondo a tutto, punto per punto, ma davvero qua c’è moltissima carne al fuoco, dunque i miei interventi sono limitati, e anche – spesso – dettati dall’urgenza di dire delle cose, nel frattempo vedo che tu Fuori dal Coro sei molto collaborativo, e in effetti, già in pochissimi interventi/risposte/spiegazioni, io ho un pochino di elementi in più, per cui mentre vi scrivo, al contempo, è come se avessi 3000 cose sia da elaborare mentalmente, sia da dirvi, sia da domandarvi, e a momenti non ho la concentrazione mentale che vorrei avere. Fatta nel mezzo questa precisazione, vi dico, sempre tornando al mio esempio. A un certo punto, io avevo chiaro, chiarissimo (secondo me naturalmente) che cosa, abbastanza precisamente, quella persona dovesse fare. E, fermo restando che io non posso essere nella testa di un’altra persona né decidere della sua vita e rispettando ogni sua decisione, io a un certo punto ho affermato, con certa SICUREZZA, con certa DETERMINAZIONE, che cosa, secondo me, questa persona dovesse innanzitutto fare, nonché altre cose che NON DOVEVA FARE. E non ho mai avuto INCERTEZZE. Ero proprio convinta. Mai sono tornata a dire, per esempio: mah, forse, in effetti, potreste restare insieme. No. Per me, mi dispiace, ma si doveva CHIUDERE. Spostarsi da quella situazione. Andarsene. Allontanarsi. Eccetera. E naturalmente facendo un lavoro poi, da soli, su sé. La decisione, è naturale, è stata di questa persona: era la sua vita. Se avesse continuato a dirmi, disperata, che stava malissimo senza la persona che sì, voleva lasciare, ma non era proprio sicura, io avrei risposto “vedi tu”. In effetti, sono accaduti decine di episodi, in cui questa persona era incerta, ma quello è del tutto normale. Io non ho fatto altro che RESTARE FERMA sulla mia posizione, e in caso (se vedevo che girava di nuovo a vuoto…) a dire “quello che penso lo sai”, oppure “vedi tu”, o “ho già espresso, al riguardo, il mio parere”.
Fuori dal Coro, Luna: se voi, davvero, siete convinti che qua ci troviamo di fronte a una persona, che so, che si è persa per sempre, è fuori di testa, non ragiona, “covava”, in realtà non era, o non è più sincera (ma davvero 20 anni si è persone splendide e sincere e poi non più? Davvero?) non ama, punisce, colpevolizza, fondamentalmente è una stronza che si fa i cavoli suoi e per giunta non contenta, se può, tormenta Fuori dal Coro, oppure è una che ha l'”ossessione” della gravidanza, oppure in realtà “alla fine non vuole o voleva un figlio”, eccetera, io cosa vi devo dire? Io vi posso dire come potrei fare io in una situazione, o in più situazioni. Io se trovo un messaggio “ti amo” cui segue la spiegazione esplicita “ho perso la testa”, potrei chiudere. Ma mettiamo mi renda conto di avere qualche responsabilità nel tradimento dell’altro: allora resto, chiarisco e supero. Ma se vedo, poi, che l’altro non supera allora non lo inseguo. Aspetto. Per dire.Ho già finito lo spazio, e l’Italia segna,abbraccio
Ciao Chiara-Naty, anche io ho sempre letto ma non ho mai risposto. La mia teoria? Una teoria molto ovvia: che, inizialmente, una delle paure legate ad un figlio di Fuori dal Coro fosse l’idea di perdere “l’esclusività“ dell’amore della moglie.
Io sono donna e, probabilmente, a salvaguardia della categoria, dovrei evitare di dire che certe donne quando attaccano con la storia del figlio diventano angoscianti. Magari non martellano né saltano addosso ma tornano continuamente sul punto, sfruttano ogni occasione fino ad arrivare, in certi casi, a far sentire il partner come un pene eretto con fattezze umane. Trasmettono la sensazione del “tu non mi basti” piuttosto che l’idea del “sarebbe bello che il nostro amore desse frutti moltiplicandosi all’infinito”.
Io non so se la moglie di Fdc fosse così ma, in ogni caso, trasformarsi da marito a toro da monta a certi uomini non piace.
Passare in secondo piano perché il neonato, ovviamente, merita tutte le attenzioni a certi uomini non piace.
Sentirsi dire, alla prima lite, frasi del tipo “il figlio viene dal cuore, il marito dalla porta” dopo che si è condiviso magari un ventennio sempre, rigorosamente insieme, a certi uomini non piace.
E’ giusto? E sbagliato? E chi può saperlo. Ciò che si sa è che Fdc, quando ha avuto paura e fino a che ha avuto paura, non ha mai mentito sul punto a sua moglie. Sapere le cose in anticipo è un vantaggio che ti permette di scegliere e ti toglie l’opportunità di cascare rovinosamente dal pero successivamente.
Certo…..le persone possono cambiare. E questo non è un male. Ma le persone possono anche NON cambiare. Ma anche questo non è un male se si è stati chiari fin dall’inizio.
Ciò di cui alcuni uomini hanno paura non è tanto la paternità quanto il modo “mantidesco” con cui certe donne concepiscono la maternità. Ciò di cui hanno paura è l’essere accantonati.
Ma che è successo a FdC? Ipotizzo…….il finimondo, direi. La moglie se n’è andata e lui è rimasto solo anche se non c’è stato un figlio a “sottrargli” attenzioni, con cui condividere un amore, fino ad allora, esclusivo.
E quando questo timore si è realizzato anche in assenza del figlio Fdc ha mentalmente accantonato questa paura scoprendosi padre in pectore.
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La tua analisi, Chiara, è molto dettagliata. La mia è molto più terra terra. Fuori dal Coro, all’improvviso, viene abbandonato, passano quasi tre anni in cui lui piazza lei sull’altare e lei gli comunica anche in cirillico che non gliene frega più nulla. All’improvviso ricompare e al primo tentennamento PROVVISORIO gli zompa addosso rinfacciandogli eventi di vent’anni prima.
Ora…..se una cosa del genere fosse capitata a me ed io fossi uomo mi sarebbe venuto l’atroce dubbio che in assenza di fuchi disponibili mia moglie abbia optato per un inversione di marcia. E con il fischio che parlerei di vitamine e prenderei tempo senza dare l’impressione di voler prendere tempo . Pretenderei, con pazienza, fermezza e pacatezza, di scandagliare ogni minuto del ventennio precedente in modo da seppellire una volta per tutte le incomprensioni. E vorrei sentirmi dire “ti amo”. E vorrei un abbraccio. Questa va, viene, sventolando l’orologio (biologico), s’inalbera, accusa, recrimina e pretende che dall’altra parte ci sia l’asservimento totale alle sue esigenze. Io questo lo chiamo ricatto e sfruttamento non opportunità.
Se fossi uomo e vivessi una situazione simile a quella di Fdc vorrei la certezza di avere una moglie adatta ad essere madre ed un figlio. Non una madre finalmente realizzata ed un figlio.
Fdc vuole la certezza di essere amato (ipotizzo). E non gli viene data…..è una bruttissima sensazione.
Un abbraccio a tutti.
cara chiara, ammetto di avere qualche perplessità sul ‘metodo’, non volermene, se puoi. Sono mie perplessità, ovviamente. Ho capito ciò che stai cercando di fare, anche la questione di capire il senso delle parole. Ed è vero, ok, quel che dici sul contesto etc. Ti spiego però la mie perplessità. La prima è che trovo che fdc da tre anni viva camminando sulle uova. Lei dice, si sfoga. Sfoga rabbia, rancore, fragilità, emotività. Non si pone, pare, un timore e freno rispetto conseguenze. Fdc invece si mette 250 freni, pare, per paura di rompere equilibri già saltati. Si pone molto al servizio dell’emotività di lei, ma a mio avviso se è così pieno d’ansia è anche perché sta sempre attento, lui non può. Se sbaglia una virgola o dice una parola per lei fuori posto che succede? Ecco perché riguardo la frase dei 5 mesi anche se lui l’avesse pensata e detta secondo me, e che diamine, ci starebbe TUTTA. Perché sarebbe quanto più umana e contingente. Molto più paritaria dell’atteggiamento che sino ad ora ha “dovuto” riservare a se stesso. Quella frase vorrebbe dire ‘guardami, ma DAVVERO, PERCHE’ NON ESISTI SOLO TU’. Fdc avrebbe bisogno di dare più valore anche al suo sentire. Di non giudicarsi prima ancora di sentire. Di ritrovare una visione paritaria. Se son due adulti entrambi, anche emotivamente han lo stesso peso. Invece dopo tre anni in cui si dà addosso ora va a cercare dove ha scritto 5 mesi? Sul fatto che abbia chiamato mi pare il minimo. Lo liquida dopo anni,
scappando e senza il rispetto di una spiegazione chiara e civile? Ti prendi un giorno di ferie, parli chiaro, mi dici se dobbiamo prendere un appuntamento dall’avvocato o da un terapeuta. Siamo adulti. Poi certo se per mesi (anni!) questa risposta chiara non la ottengo me la devo dare da solo: per te è finita, ok. Ti amo, sai dove trovarmi se avrai qualcosa da dirmi. Io tengo a te. Questo posso dirti, su ciò che sento. Sento anche che questo limbo mi distrugge. Cerca anche tu di farti chiarezza. – non la faccio facile, chiara, ma son stata 7 e più anni in una situazione tipo la sua. SETTE. Legame fortissimo? Certo. Ma di che tipo da parte sua se in sette anni non ha mai voluto riportare le cose su un piano di NORMALITA’ E QUOTIDIANITA’, non ha mai indagato, lui, realmente, sui SUOI perché? Ero io sempre in cattiva fede. Lui diceva come dice lei, però chi non amava davvero ero io. Che sarei anche a lourdes pur di riavere la nostra vita o almeno un dialogo chiaro, coerente, basato sui fatti. Anche sull’emotività ma non sulle illazioni. Stai male? Non stai male solo tu. Troppo facile guardare anche un respiro altrui in macro e per se stessi è tutto semplice reazione. Se lei sta male mi dispiace ma quando il male diventa estremamente aggressivo e solipsista e l’emotività altrui non ha alcun valore è grave.