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LAD
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Data di pubblicazione: 14 Gennaio 2015 - Views: 70
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Categorie: - unclassified

Acqua,
“tutto ha origine dall’instaurarsi di questo “feeling” a livello viscerale a seguito di meccanismi automatici inconsci di “riconoscimento” di una potenziale compatibilità cromosomica, sia fisica che mentale. Ogni scintilla che si accende con queste modalità, a mio parere , contiene un potenziale di futuro Amore, potendosi trasformare, più o meno lentamente, a seguito dell’approfondirsi del rapporto e della effettiva verifica di compatibilità, in sentimento puro.”
condivisibile l’accostamento alla potenziale “compatibilità cromosomica, sia fisica che MENTALE.” nel MIO concetto d’amore, estendo tale compatibilità anche alla possibilità d’intuire potenziali affinità nel modo di percepire e/o di esplicitare i sentimenti.
PER ME, l’amore in senso lato è essenzialmente connotato dall’affetto, che in coppia assume, di solito abbastanza brevemente, ANCHE l’aspetto di radice EROTICA, su cui riprendere negli adulti a innestarne e a diffonderne tutta l’ampiezza, così come dall’incontro di spermatozoo e ovulo, riprende a innestarsi e a diffondersi la vita, nei suoi vari livelli di estensione.
a MIO avviso l’amore ha tante forme e infinite varianti d’intensità ma è UNO solo, che permea TUTTO, a modo suo, con diversi obiettivi e in diverse fasi della vita.
è l’espressione più alta di sé che può offrire il singolo individuo, a seconda delle sue capacità/possibilità. tutti amano e hanno bisogno d’amore! nessuno, per balordo e scombinato che sia, dovrebbe mai esserne del tutto privato! quanto in amore si dà o si riceve diventa parte integrante del nostro essere.
in ognuna delle tre principali fasi del processo amoroso, così come ora è generalmente inteso, i sentimenti possono essere più o meno intensi, maturi o profondi, difficilmente sono interamente puri. la perfezione non rientra in esseri imperfetti!
questi non sono che PERSONALI punti di vista, approfonditi nel tormentoso iter di confronto degli ultimi anni.
Kid, la cosiddetta “liberazione sessuale” protrattasi per tutti gli anni 70/80, è stata rallentata solo dall’AIDS, e con questa tragica evidenza c’è stato un ritorno ideologico ad un “sentimentalismo sanitario”. Ma specie nelle grandi città come Milano, grazie anche al consolidamento dell’uso della pillola, il consumo di sesso era da paragonarsi a quello che sarebbe successo a uno che non mangiava da una settimana e lo invitano ad un pranzo di nozze. Un’abbuffata.
Quello di provare “qualcosa” per la partner sessuale non è solo una questione contingente al momento storico che si vive, ma credo soprattutto personale. Io non provavo “niente”, perchè non trovavo chi mi stimolasse oltre quel livello, ma le trattavo bene quelle ragazze, tanto è vero che alcune mi hanno cercato su FB dopo oltre vent’anni. Anzi con alcune di queste era proprio un bel rapporto di amicizia sessuale, che a ripensarci, se avessero avuto un po’ di “testa” in più, chissà come poteva finire. Ma io mi sono “innamorato” per la prima volta alla tenera età di 31 anni di quella ragazza che poi morì 5 anni dopo. Se mi fossi innamorato ogni volta che andavo a letto con qualcuna, e capirai…
Confesso – oggi con un po’ di vergogna – che ho “frequentato” più ragazze contemporaneamente, anche lo stesso giorno, e so che lo facevo per sentirmi un “gallo”. Non ne vado orgoglioso oggi, ma capisco quali meccanismi socio culturali ci spingano verso certi comportamenti. Al maschile in quei termini e al femminile, spesso, con quello che ha dato corso all’annoso, ma per me interessante, dibattito.
Ti riporto una frase che hai scritto, perché contiene una delle ragioni che mi hanno obbligato a cercare cosa passasse per la testa della donna che avevo sposato riguardo alla sua visione dell’amore.
“L’importante è che sia una persona serena e che non si porti strascichi o ferite.”
Esatto, che non si porti appresso strascichi. Ora non li ha più.
piccola78 ma chi te se ‘ncula
Acquaefuoco
“…Nell’istante in cui una persona ci colpisce, percepiamo , inizialmente, solo i suoi pregi le sue potenziali affinità con i nostri desideri. Questo produce un intensificarsi del “sentimento” e crea un’aspettativa che tende a non interrompersi fintanto che non vi sia una chiara evidenza dell’impossibilita’ di realizzarla….”
Non fa una grinza !
“..Ogni innamoramento sottintende una potenzialità di Amore e costituisce, quindi, un “embrione di sentimento” che potrebbe svilupparsi, crescere e consolidarsi a seconda delle circostanze esterne, della perseveranza e della forza di volontà…”
Perfetto !!!
“..Ci sono, poi, degli innamoramenti che si trasformano in idealizzazioni perché non vissuti pienamente o interrotti da eventi esterni. In questo caso l’emozione della fase iniziale tende a mantenersi intatta. Il fuoco si spegne, ma la brace rimane accesa e basta poco per innescare una fiammata che tuttavia si esaurisce velocemente, se non alimentata….”
Esattamente !
“…Tuttavia, anche qualora ci si disilluda a posteriori, e, razionalmente, si riconosca la sterilità di tale “sentimento”, cio’ non toglie che esso sia esistito e abbia prodotto delle emozioni reali…”
Non fa una piega neanche qui !
Tutte le tue considerazioni non fanno una grinza e condivido ogni cosa di ciò che hai scritto. E non credo, spero almeno, che tu sia andata a scartabellare libri e trattati autorevoli per giungere a simili e ovvie conclusioni.
Desiderio ed emozioni non sono sentimenti, ma possono diventarlo.
E tu già lo fai presente nella tua seconda considerazione:
“..Ogni innamoramento sottintende una potenzialità di Amore e costituisce, quindi, un “embrione di sentimento” che potrebbe svilupparsi, crescere e consolidarsi a seconda delle circostanze esterne, della perseveranza e della forza di volontà…”
Hai già scritto tutto e sei stata chiarissima. Basta leggere, non c’è bisogno di aggiungere altro.
La pratica di stare alla presenza di Dio.
Per trovare Dio non occorre che andiamo a cercarlo in cielo, perchè lo troviamo:
a) vicinissimo a noi nelle creature che ci circondano; in queste andiamo da principio a cercarlo: tutte infatti ci richiamano qualcuna delle divine perfezioni, massime le creature che, dotate d’intelligenza, possiedono in sè il Dio vivente […]; tutte ci servono come di scalini per giungere a lui;
b) rammentiamo poi ch’egli è vicinissimo a coloro che lo pregano con fiducia: “Prope est Dominus omnibus invocantibus eum”; e l’anima nostra si diletta di invocarlo ora con semplici giaculatorie ora con preghiere più lunghe, ad esempio: mio Dio mio tutto! O ancora: Gesù, confidiamo in te!
Non sono riuscito a trovare nello stralcio riportato da Rossana (che avrei potuto scrivere io, per quanto questa confermi la mia vessata tesi) dove la scrivente confermi il valore dei suoi sentimenti indipendentemente dal fatto che nascessero da chiara condizione illusoria.
Dove lo dichiara che niente “… sarà sufficiente a rendere meno vivido un vissuto, indipendentemente dal fatto che A POSTERIORI si consideri o meno un’illusione”. A TUO AVVISO. Certo, e chi te lo impedisce. Ma non mi pare che chi ha scritto parli di quello che sarebbe “a tuo avviso”. Parla solo di illusioni, di autogiustificazioni e di romanzi mentali.
Certo, se una è contenta di sapere che ha “amato” un’illusione, e su questa evidenza di “inesistenza” annoverarla tra le esperienze sentimentalmente “vivide”, che lo faccia. Resterà pur sempre un’illusa. Vivida certo, ma con in mano niente.
Ricordo una delle truffate dai sedicenti militari americani via web, che disse che non le importava che fosse una truffa. Lei lo “amava”. Solo che amava il generale Clark. Anzi la foto di questo, e non il negrone che sapeva come le donne si illudano e si innamorino facilmente. Anche di un’immagine che non corrisponde alla realtà. E’ questa la “vividezza”? E che valore ha? E’ grottesco. E’come aver creduto di aver trovato una valigetta con un milione di euro e poi scoprire che erano tutti fasulli dopo aver sognato di comprarsi chissà che con quei “valori”.
Ma basta con l’arrampicarsi sui vetri della logica.
A volte è meglio rassegnarsi alla realtà. Anzi sempre, perché è l’unica cosa con la quale si possono fare “veramente” i conti nella vita.
“Secondo te dunque una donna sentimentale o romantica , che dir si voglia, è per forza di cose una dipendente affettiva che si fa incantare da ogni provolone?”
Ovviamente no. Dico solo che una dipendente affettiva la riconosci da una non-dipendente che è solo “romantica” in una maniera sana, per il semplice fatto che non è grado di fare una separazione netta tra quelle che sono semplici storielle di sesso ( che TUTTI abbiamo a volte senza per questo essere dei “puttani seriali” o degli individui da guardare in modo “strano” ) e quelle che sono relazioni che hanno i presupposti per diventare legami veri, senza confondere le due cose e senza prendere lucciole per lanterne. Anche per rispondere a Rossana: una donna emotivamente strutturata e indipendente, matura dal punto di vista psicologico, non si trascina dietro a storie sofferte che non le danno nulla in termini di riscontro affettivo, investendole di un’ aura di sentimento che esiste solo nella sua testa, ma semmai vive il sesso “senza impegno” con sereno distacco emotivo in una dimensione a sè, senza confonderlo con ciò che NON E’. Io non “rinnego” quei famosi cinque anni e passa, ma a differenza di prima sono in grado di classificarli per ciò che sono stati realmente nella mia vita.
Poi ovviamente non è detto che anche da una semplice avventura non possa nascere un bel legame anche umano. Per me e il ragazzo con cui attualmente mi vedo è stato così. Ma questo è un discorso differente ed è chiaro che queste situazioni non possono essere foriere di null’altro se la donna parte dal presupposto che siccome si concede, l’ uomo dovrà “necessariamente” innamorarsi di lei, o se l’ uomo in questione avesse “preclusioni” di sorta – come nel tuo caso e nel caso del famoso bandito – verso le donne che vivono il sesso liberamente. Tra l’ altro quello che affermi nel commento n. 2190 è in netto contrasto..
..è in netto contrasto con quanto hai asserito nei giorni addietro, e cioè che tu apprezzeresti il “troione”, purchè ammetta pubblicamente di esserlo. Ma vabbè, qui alle incoerenze ci siamo abituati, figurati. Cosa vuoi che sia. Il punto è un altro: che le donne come Rossana, Acqua, Suzanne, Sofia, o anche la tua stessa ragazza non ammetteranno mai che c’è nascosta una “tro..” in ogni donna, che potrebbe venire a galla nei momenti e nei modi più impensati. Del resto comprendo anche la scelta di queste donne di non voler passare per zo...... seriali solo per aver ammesso una semplice verità. Ma qualcuno deve pur dire le cose come stanno.. La realtà pura e semplice è che potrebbe ( se non è già successo senza che tu ne sia a conoscenza ) arrivare un marpione qualsiasi, magari anche vecchio e flaccido, che inebetisce la tua donna ( o qualsiasi altra tipa ) con un modo di fare e di porsi che “rapiscono”, e quella si ritrova bell’ e che cotta in un attimo senza che faccia in tempo a rendersi conto di cosa sta avvenendo. E il coinvolgimento, in questo caso, potrebbe anche essere solo di tipo sessuale. Il piacere a fare semplici porcate, tanto per intenderci. Quindi tu, uomo, non puoi avere la pretesa di avere il controllo totale sulla vita ( passata, presente e futura ) dell’ altra e di intuire a priori come potrebbe agire una determinata persona. Puoi solo, in base ai tuoi parametri, scegliere quella che all’ apparanza ti sembra la più adatta a stare con te, ma per il resto non puoi dare nulla per scontato, nemmeno che la tua lei non ti abbia nascosto vicende intime e imbarazzanti riguardanti il suo vissuto, proprio in virtù di questa propensione di molte donne a “vergognarsi” nell’ ammettere di aver provato piacere a vivere certe esperienze che molti bollerebbero come “puttanesche”. Il discorso dei social vale fino a un certo punto perchè il sesso è sempre stato, specie per le donne, un modo per affermarsi anche socialmente.
Come procede la vostra Quaresima? Io sto cercando di viverla come meglio posso, impegnandomi nel correggere giorno dopo giorno i miei vizi, i miei errori e i difetti ai quali sono maggiormente incline. Tenterò di confessarmi una volta a settimana per rimanere più perfettamente nella grazia di Dio, rifiutando categoricamente di offenderLo volontariamente anche con il più piccolo gesto. In questi giorni, dopo un breve periodo di grave aridità spirituale, Gesù ha voluto portare nel mio cuore un vento di primavera che ha inebriato la mia anima, destandola dal dubbio e dal timore, irrorandola del Suo immenso amore. In certi momenti mi sembra di danzare tra le dolci note della Sua voce e vorrei trovarmi già in Paradiso a contemplarLo, ad adorarLo per l’eternità. Ma sono ancora qui sulla terra e allora mi chiedo come possa vivere nel modo migliore per farLo felice. Darei qualsiasi cosa per asciugare anche una sola lacrima dal Suo dolcissimo viso, per consolare la terribile sofferenza che gli uomini Gli infliggono con il peccato e con l’indifferenza. O quanto arde il mio cuore di questo desiderio! Quanto ancora, Gli chiedo, dovrò vedere quanto la gente ignora il Suo amore?
“tutti amano e hanno bisogno d’amore! nessuno, per balordo e scombinato che sia, dovrebbe mai esserne del tutto privato!”
Che belle parole. Manca lo svenimento in bianco e nero alla Eleonora Duse (quello con l’avambraccio sulla fronte dei film muti) e il quadro è completo.
Bisogna vedere come lo percepisce quello che “avrebbe bisogno d’amore” il tuo amore. Se non gliene frega niente hai voglia ad “amarlo”. Resterà un puro e semplice esercizio di sterile e fallimentare illusione, appunto.
Tocca leggere le solite teorie romantiche senza alcuna collegamento con la realtà, che invece è l’unico luogo dove AVVENGONO le cose.
Per quanto riguarda “il copia incolla” di Markus, è ovvio che ogni storia di attrazione può trasformarsi in qualcosa di concreto, ma solo se ci sono i presupposti VERI, sennò è un aborto, o una mancata di “fecondazione”, per assenza dell’ovulo o dello spermatozoo, visto che se n’è parlato. Vale la risposta nella quale è contenuta la metafora della valigetta col milione di euro “falsi”. Che ci fai coi sentimenti “veri”, i desideri e i progetti fatti che si appoggiano a quell’illusione? Ci compri la casa? La Porsche? Fai il giro del mondo? No, Resti un pirla come prima. Anche se fossero VERI, sono nati da un falso, che vale zero. E una moltiplicazione di QUALUNQUE COSA PER ZERO, da’ come risultato ZERO. Che senso ha parlare di sensazioni “vere” per qualcosa che si rivelato falso? Una volta accertato che era tutto un autoinganno che fai, te li conservi come un bel ricordo di qualcosa che non era come pensavi? Bravi.
Glielo dirò un giorno a Sharon Stone che la “amo” da 25 anni, e che conservo questo ammore tra le cose che hanno mi reso l’uomo che sono.
Illudersi di essere stati “amati” o di aver “amato” attraverso un’illusione è solo patetico, neppure romantico. E’ un’illusione dell’illusione. Anche se capisco che ci sarà chi non può vivere altro che di queste “verità” virtuali.
Dal MIO punto di vista,
poiché si nasce e si muore soli, il mondo in cui si apre e si chiude la nostra breve esistenza è essenzialmente quello costruito dalla nostra mente e dalle nostre esperienze, tutte diverse nell’uniformità dell’esistere, che solo per noi stessi rappresentano il nucleo essenziale del ciclo vitale in cui siamo calati.
In questo ambito agisce nella maggior parte degli esseri umani adulti l’istinto di procreazione, che è “dare”, su cui si è innestato nei millenni quello di Amore, nella sua forma più libera, seppur derivante dall’attitudine di tenerezza e di protezione sperimentata nell’infanzia, senza la quale nessuno potrebbe sopravvivere.
Il sentimento, che nella maggior parte dei casi è parte integrante della sessualità, diventa poi ovunque a vari livelli pervasivo, nell’etensione d’amore da “dare”, cioé da “offrire” e, se possibile, da “condividere”, sia pure quasi sempre in disparità di entità/profondità. A maggior ragione all’interno della coppia, dove, senza la radice sensuale, il rapporto emotivo fra i partner non sarebbe che affetto.
L’innamoramento/eros, che segue l’infatuazione (come l’amore/caritas segue l’innamoramento), ha origine precipuamente da uno dei due partner, a cui l’altro, in tempi di solito abbastanza rapidi, può rispondere con minor o maggior adesione. Nessuna delle varie fasi che compongono un’esperienza emotiva è più importante della precedente. Sono tutti frammenti che hanno in se stessi pari intrinseco valore.
L’unione di coppia ha modo di prolungarsi oltre la nascita di un cucciolo se trova basi di condivisione in altri aspetti pratici di convivenza/sussistenza e condizioni favorevoli per innestarsi, infine, in una fase di più o meno lunga quotidianità/stabilità.
Fermo restando che gli esseri umani in genere non sono per natura monogami e che nessuno può condizionare i sentimenti di un altro.
segue…
E’ l’orientamento sensuale istintivo del singolo, unito a sentimento, che in genere avvia l’iter d’amore. Questi impulsi primari, facenti parte di due componenti diverse, facilmente distinguibili da chiunque abbia un minimo di esperienza pratica/maturità mentale, possono essere identificati e quantificati con relativa sicurezza SOLO da chi li prova, benché di solito il primo non perduri molto a lungo dopo aver esaurito la fase acuta.
Se la relazione (composta di sesso, sentimento e comuni obiettivi) si basa su identità mature e su una sufficiente equità di sincera condivisione volontaria dell’unione, il riverbero erotizzante della radice potrebbe non svanire mai del tutto, pur mutando in affettuoso attaccamento l’aspetto più passionale che ne fa parte.
Comprendo chi preferisce avere una visione bilaterale del rapporto amoroso perché, di fatto così si delinea nei casi di miglior concretizzazione. PER ME, invece, è vivificante soprattutto quello che si prova in prima persona, perché lo ritengo maggiormente sicuro e quasi sempre più duraturo.
Si può essere ingannati dall’altro, che mai si conoscerà a fondo nei suoi più reconditi intenti, e ci si può, volendo, anche autoingannare. La differenza, non di poco conto, è che nell’ultimo caso non si può che esserne consapevoli.
Si può amare chi ci corrisponde poco o male, o continuare ad amare persone che hanno dichiarato di amarci e poi si sono allontanate, per loro scelta o a causa di eventi che non si è stati in grado di piegare in una continuità di rapporto. NON può essere la durata né la convivenza a sancire autenticità.
Mi affascina la forza centrifuga che ha l’immenso poter di trovare i riscontri meno prevedibili e di diffondersi molto al di là del personale sentire. L’amore provato non potrà mai esaurirsi del tutto, pur permanendo spesso come brace sotto la cenere.
Non cerco consensi sui MIEI concetti ma ne rivendico con forza la dignità.
E chi te li tocca i tuoi concetti. Ripeto sono parole bellissime che non possono non commuovere, proprio perché sono chiaramente “ideali”, ma cozzano con la realtà che è intrisa di cose “terrene”, che sono piene di mediocrità, egoismi grandi e piccoli e di bisogni umani, a volte anche volgari, e non “divini” per come appaiono in quella idilliaca descrizione. Pensare di elevarsi ai livelli descritti nel tuo post significa illudere le ingenue ragazzine che vengono qui a cercare conforto per qualche fregatura in corso d’opera o appena presa.
Un sentimento deve essere ricambiato, concreto, reale per avere dignità, altrimenti la dignità la perdi sprecando “l’espressione più alta di sé che può offrire il singolo individuo”.
E poi la vita è come una scultura da realizzarsi col passare degli anni. Bisogna togliere il superfluo e arrivare al nocciolo delle nostro IO, e non coprirlo con tutta quella RETORICA che in 2000 anni di sessuofobia, misoginia e culto della sofferenza il cristianesimo ci ha propinato.
Mi sembra di leggere Rossella, che non ha avuto una sola storia ma sembra che le conosca tutte, sin nei minimi e più assurdi dettagli, introvabili persino nei romanzi rosa a forte componente romantica.
E’ la solita storia, come si dice, chi sa fa, e chi non sa insegna.
Mai mi definirò maestro di niente, sarò sempre un dilettante in tutto, letteralmente, che si diletta cioè, ma se ho risolto qualcosa nella vita è stato quando ho affrontato i problemi e li ho risolti, senza cercare soluzioni astruse o idealizzanti. Ma se poi ne parlo, è perché quei fatti che racconto, e le conclusioni che ne ho tratto, LI HO VISSUTI, non immaginati, idealmente.
Certo se poi si vuole discettare facendo aulica accademia, “famola”. Il flatus vocis non si nega a nessuno.
P.S: Comunque io non sono nato solo. Oltre la mamma, c’era l’ostetrica e la nonna. Poi c’era zia Anna che portava “l’acqua calda”. Come si vede nei film, e da un po’ pure su LaD.
Diventiamo dipendenti da ciò che riesce a soddisfare i nostri bisogni emotivi. Chi meglio del Creatore? Perdiamoci in Lui come in un mare d’Amore per ritrovare noi stessina bambola di sale voleva ad ogni costo conoscere il mare.
Era una bambola di sale, ma non sapeva che cosa fosse il mare. Un giorno decise di partire.
Era l’ unico modo per soddisfare la sua esigenza.
Dopo un’ interminabile pellegrinaggio attraverso territori aridi e desolati, giunse in riva al mare e scoprì qualcosa di immenso e affascinante e misterioso nello stesso tempo.
Era l’ alba, il sole cominciava a sfiorare l’ acqua accendendo timidi riflessi, e la bambola non riusciva a capire.
Rimase lì impalata a lungo, solidamente piantata al suolo, la bocca aperta.
Dinanzi a lei, quell’ estensione seducente. Sì decise. Domandò al mare :
– Dimmi chi sei ?
– Sono il mare.
– E che cos’è il mare ?
– Sono io !
– Non riesco a capire, ma lo vorrei tanto. Spiegami che cosa posso fare.
– E’ semplicissimo: toccami.
Allora la bambola si fece coraggio. Mosse un passo e avanzò verso l’ acqua.
Dopo parecchie esitazioni, sfiorò quella massa con un piede.
Nè ricavò una strana sensazione.
Eppure aveva l’ impressione di cominciare a comprendere qualcosa.
Allorchè ritrasse la gamba, si accorse che le dita dei piedi erano sparite.
Nè risultò spaventata e protestò :
-Cattivo ! Che cosa mi hai fatto ? Dove sono finite le mie dita ?
Replicò imperturbabile il mare:
– Perchè ti lamenti ? Semplicemente hai offerto qualche cosa per poter capire. Non era quello che chiedevi ?
La bambola disse:
– Sì veramente… non pensavo… ma…
Stette a riflettere un po’. Poi avanzò decisamente nell’ acqua. E questa, progressivamente, la avvolgeva, le staccava qualcosa, dolorosamente. Ad ogni passo, la bambola perdeva qualche frammento. Ma più avanzava, più si sentiva impoverita di una parte di sè, e più aveva la sensazione di capire meglio. Ma non riusciva ancora a dire cosa fosse
il mare.
Cavò fuori la solita domanda:
– Che cosa è il mare ?
Un’ ultima ondata inghiottì ciò che restava di lei.
E proprio nell’ istante in cui scompariva, perduta nell’ onda che la travolgeva e la portava chissà dove, la bambola esclamò: sono io ! E’necessario vincere la paura di perdere se’stessi per trovare se’stessi: in Dio. Santa notte.
Markus, sono contenta di essere stata chiara e che tu condivida quanto da me espresso(ti confermo che non ho attinto da alcuna fonte autorevole esterna come è facilmente deducibile dai miei ragionamenti apparentemente semplici, ma in realtà piuttosto contorti).Rossana, grazie per il riscontro e per gli ulteriori approfondimenti utili offerti nel tuoi ultimi post. Il concetto di cristallizzazione non l’ho “copiato” da Stendhal, non avendo purtroppo mai letto tale poetica citazione, però mi compiaccio della similitudine. Relativamente al tuo ultimo post sono d’accordo che l’autenticità del sentimento non e’ necessariamente vincolata alla durata e alla convivenza, ciò a prescindere dal fatto che io abbia definitivamente riconosciuto la totale estraneità della mia personale “Illusione” con quanto definibile come “potenziale Amore”.
Acqua,i tuoi ragionamenti sono semplicissimi e lineari. Quelli contorti li fanno altri.
E ci studiano pure sopra.
Golem
“…è ovvio che ogni storia di attrazione può trasformarsi in qualcosa di concreto, ma solo se ci sono i presupposti VERI, sennò è un aborto…”
Non c’e’ bisogno di ripeterlo, lo aveva già scritto Acqua:
“..Ogni innamoramento sottintende una potenzialità di Amore e costituisce, quindi, un “embrione di sentimento” che potrebbe svilupparsi, crescere e consolidarsi a seconda delle circostanze esterne, della perseveranza e della forza di volontà…”
Altre persone arrivano alle tue conclusioni molto prima dei sessant’anni, senza studiare sui libri e senza pretendere di sviluppare teorie sull’ “ammore” solo perché si é risolta una personale crisi matrimoniale.
Anche perché le crisi matrimoniali le risolvono in tanti sai? E spesso queste risoluzioni servono a coprire un amore che non c’e’.
Golem, anche stavolta condivido e sottoscrivo tutto quello che hai detto, sopratutto riguardo all’ influenza che la cultura cattolica prima, e l’ avvento dell’ AIDS dopo, hanno avuto sulle relazioni e i contatti interpersonali.
Sono rimasta un po’ indietro nella lettura dei post; credo che vi sia alla base di ogni ragionamento una declinazione assai diversa di amore. Personalmente non aderisco all’idea di amore assoluto ed eterno, tantomeno penso che un sentimento, per essere definito vero, necessiti di una prova a posteriori che coinciderebbe più o meno con la nostra morte ( essendo definito appunto “eterno”). Ho sviluppato invece via via negli anni un’idea se vogliamo meno romantica del rapporto di coppia, che può delinearsi in modi sorprendentemente singolari. Esistono tante modalità che funzionano, e spesso noi stessi nella nostra vita ne sperientiamo più di una, perché l’amore altro non è che la nostra personalissima capacità di provare un trasporto fisico, mentale e “di anima” verso un’altra persona. Questa capacità cambia con noi, si evolve ( o involve, dipende), assume caratteristiche sempre diverse a seconda dei momenti della vita. Non mi piace sminuire nessun sentimento provato, nemmeno quello un po’ folle adolescenziale, perché semplicemente mi rappresentava in quel preciso istante. La revisione a posteriori parte dal presupposto che il nostro modo di amare oggi sia sempre migliore di quello passato, ma anche questa è illusione, perché dobbiamo sempre mettere in conto che domani potrà essere ancora diverso…
Acqua, sono in linea col tuo pensiero, soprattutto sull’impatto immediato che deve avere l’altro, anche se ritengo che anche questo sia determinato da molti fattori: la nostra predisposizione ad innamorarci in quella fase della vita, il contesto, le occasioni. Insomma, è un puzzle complesso in cui tutti i pezzi debbono incastrarsi.
Vorrei poter dire a qualcuna/o: “Finalmente ti sei arresa/o al Suo smisurato amore per te. Se tu avessi donato il tuo cuore a un povero uomo della terra, ti confesso che mi sarei un po’ preoccupata, poiché so che molti mariti fanno soffrire le proprie mogli, soprattutto a causa di maltrattamenti e tradimenti. Fortunatamente tu non avrai mai questi problemi, perché Gesù buono, il tuo futuro Sposo, è incapace di fare del male, può fare solo del bene. Che grande grazia essere sposa di Cristo! In qualche Monastero fervoroso e osservante sarà facile per te salvarti l’anima e accumulare innumerevoli meriti spirituali, mentre vivendo nel mondo è più facile dannarsi, come spiega Sant’Alfonso Maria de Liguori nei suoi preziosissimi scritti spirituali ed ascetici.” Est modus in rebus!
Il mondo perseguita coloro che non sono del mondo. Le vicissitudini interiori che si vanno patendo, se si è di Cristo, sono una vera e propria prova d’amore nei confronti di Gesù. Purtroppo, ci sono state delle ragazze che hanno preferito rinunciare a divenire suore, pur di non rattristare parenti ed amici. Io comprendo che il distacco dalle persone che si amano può essere doloroso, ma per amore di Cristo bisogna essere disposti a sopportare qualsiasi sacrificio.
“Gaudere et exultare nos voluit in persecutione Dominus, quia tunc dantur coronae fidei, tunc probantur milites Dei”, diceva l’eroico vescovo San Cipriano. È proprio così, il Signore vuole che nelle persecuzioni dobbiamo gioire ed esultare, perché è in esse che vengono messi alla prova i soldati di Dio e si riceve la corona della fede. Insomma, è nei momenti di difficoltà che si vede se una persona ama veramente Gesù. Coloro che lo amano poco, si arrendono, mentre coloro che lo amano assai continuano con ardore la battaglia. I martiri combatterono tenacemente e preferirono la morte anziché tradire il Redentore Divino. Perdere la vita terrena per salvare la vita eterna dell’anima. “Un’anima, un’eternità!”, diceva Santa Teresa d’Avila alle sue seguaci.
Rimandare la partenza per il Monastero per un sano discernimento vocazionale e per restarvi, magari, lasciando questo mondo traditore, non mi sembra una buona idea. Non si deve rimpiangere di lasciare il mondo traditore, che promette di far felici i suoi seguaci, ma non mantiene la promessa. Con tutta sincerità si può dire così: “Mondo, mondo, ti ho conosciuto, non fai più per me! Addio mondo traditore, non mi rivedrai mai più!” e, come la bambola di sale, morire in Dio per ritrovarsi in Lui, Amore.
Ciao Suzanne
Scrivi:
“…perché l’amore altro non è che la nostra personalissima capacità di provare un trasporto fisico, mentale e “di anima” verso un’altra persona…”
Nulla da dire e mi trovo totalmente d’accordo con te.
Poi scrivi:
“…Questa capacità cambia con noi, si evolve ( o involve, dipende), assume caratteristiche sempre diverse a seconda dei momenti della vita….”
In pratica stai dicendo che a seconda dei momenti della vita non proviamo più trasporto fisico o mentale o d’anima verso quella determinata persona ?
Scusa se te lo dico ma quale fiducia si può riporre verso chi, a seconda dei momenti della vita cambia completamente modo di pensare, agire o addirittura di provare sentimenti verso la persona che aveva scelto come compagno/a di vita.
Questo discorso l’ho affrontato più volte, e credo che abbia un senso in situazioni di rapporti di coppia sviluppatisi in ambito adolescenziale e giovanile, quando ancora non si conosce se stessi e non si sa quello che si vuole e, soprattutto come dici tu si è un po’ folli. Ma se questa cosa persevera nel tempo io non parlerei più di evoluzione quanto di involuzione, o meglio ancora di immaturità.
L’ho scritto più volte e credo sia constatabile quotidianamente, la nostra epoca, soprattutto gli ultimi decenni è stata caratterizzata da instabilità. In tutti i campi e in tutti i sensi. Gente che non sa cosa vuole e che, è facilmente influenzabile non solo dalle culture, ma da tutto ciò che ci viene propinato quotidianamente.
Ora non discuto che possa capitare nella vita di essersi sbagliati a frequentare e a giudicare adatti a noi persone che non lo erano e che ci hanno fatto credere di essere il contrario di ciò che hanno dimostrato.
Spesso però si parla di sentimenti mutevoli nel tempo. Io credo che i sentimenti siano mutevoli nelle persone volubili e quindi instabili anche sentimentalmente.
E certo che che per una persona ferma, coerente, costante e che sa ciò che vuole, trovarsi di fronte una persona instabile
sia quanto di peggio le possa capitare.
Senza offesa ovviamente, ma prova solo per un attimo a metterti nei suoi panni.
Markus, tu ti attacchi a tutto pur di sentirti qualcuno, anche a fare il copia incolla di cose che scrivono altri, e tra l’altro hai abbinato i due periodi del 2212 a c...., come sempre. In pratica mi hai fatto da ghost writer, confermando il contrario di quello che non volevi. Come Rossana ieri quando ha pubblicato uno stralcio di post di una tipa che è giunta alle mie di conclusioni, altro che la vividezza dei sentimenti vissuti. La vividezza delle illusioni, quella era l’unica cosa vivida per quella donna. Sei proprio un simpatico tarello.
Un “embrione” se non si sviluppa, che cos’è se non un “aborto”, dritto? Quindi che c.... metti a confronto due frasi che dicono la stessa cosa. Anzi, Acqua, che esprime delle OPINIONI, che come tali sono OPINABILI, e per diventare assiomi devono essere dimostrate (a quello serve studiare i libri, genio), aggiunge inoltre il peso della VOLONTA’ nella riuscita di una storia d’amore, che ho ripetuto decine di volte essere il vero motore che lo fa crescere l’amore, così come a suo tempo ha confermato più volte il peso dell’illusione nel “confezionamento” di certe storie “vuote”, compresa la sua con M, che riconosce esserla. Tienilo presente ogni volta che vuoi appoggiarti agli altri per sentirti sicuro delle tue “sensazioni”. Perchè quelle sono in realtà le tue certeze, “sensazioni”, fatte di pregiudizi, stereotipi e luoghi comuni.
I sentimenti che nascono in una storia illusoria li riteni veri? E chissenefrega scusa, per me e per chi mi interessa non lo sono, e ne ho data più di una spiegazione. Tu coi tuoi sentimenti “veri” “post fallimento” che ci fai? Niente. Sono come il giornale di ieri. Ci puoi incartare il pesce.
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