Una bugia che non posso più nascondere
Buonasera direttore, è da tempo che volevo affrontare questo argomento.
Tutto inizia quando in un sito conosco questo ragazzo, con cui decido di uscire per una serata tranquilla. Non avevo grandi aspettative, anzi, nella mia testa era già in programmata la classica uscita alla cenerentola, dove a mezzanotte sarebbe tutto finito.
Invece quella che doveva essere un’uscita semplice, alla fine è durata e continuata nel tempo.
Passano mesi e mi rendo conto di aver sbagliato a non aver confessato una verità su me stessa.
Durante questo tempo, lui inizia a dedicarmi le attenzioni che non ho mai ricevuto dal mio precedente compagno. In pochi mesi lui mi chiede di diventare una coppia fissa e decide di farmi conoscere la sua famiglia ed i suoi amici. Io invece temporeggio e vedo fino a che punto sarei puó andare avanti. Il tempo passa e io inizio a provare sentimenti sempre più profondi. Lui è perfetto: sa ascoltare, mi porta in giro in posti nuovi, mi fa sentire bella e amata e sa darmi i miei spazi.
La risposta è sotto ai miei occhi e ogni volta che lo guardo, mi spezza il cuore pensare che dopo la mia confessione mi guarderà sotto una luce diversa.
È stato un mio errore e basta. Dovró per sempre lasciarlo, perchè sono sicura che per lui dopo questa verità, nulla sarà come prima. Mi distrugge il pensiero che la mattina mi sveglieró senza il suo buongiorno..sapendo che ci sarà qualcun’altra che prenderà il mio posto.
Magari farà una famiglia con lei e avrà l’amore vero senza bugie. Mi fa male pensare che dopo questa, magari prima di fare un passo importante, sará più cauto e invece di lasciargli un ricordo felice di me, si ricorderà di me come la bugiarda che gli ha nascosto una cosa simile.
Ho preso in giro non solo lui, ma me stessa, sapendo che prima o poi avrei dovuto confessargli tutto. La mia paura di perderlo è sempre stata lì e col tempo si è materializzata ed è diventata una realtà.
Adesso non mi rimane che superare tutto, sperando di non dimenticare te, ma dimenticare il mio amore, la voglia di averti accanto, del tuo respiro,del tuo sorriso che mi faceva alzare la mattina con la gioia di affrontare una lunga giornata dentro i tuoi pensieri.
Ti amo
L.
Data di pubblicazione: 13 Aprile 2023.
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Categorie: - Amore e relazioni di coppia
41 commenti
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Carissima Lory, scusa se mi permetto, ma mi sembra che tu stia dando per scontate un po’ troppe cose. Tu credi di poter decidere tutto da sola senza tener conto dell’altra persona. Gli hai nascosto questo elemento importante del tuo passato, che nemmeno a noi dici. Non credo che tu abbia sgozzato qualcuno o fatto cose tanto gravi da non potersi rivelare alla persona che ami e che sei convinta che ti ami. E qui vengo al punto 2: tu già dai per scontato che la cosa che dovresti rivelargli non la accetterebbe e che non saprebbe comprenderti. Ma se ti ama per davvero, io credo che potrà accettare ciò che gli rivelerai e saprà comprenderti. L’amore vero è quello che ci accetta anche con i nostri difetti e le ombre che provengono dal nostro passato, purché siamo disposti a riscattarci e a guardare avanti. Il vero torto che gli stai facendo è proprio quello di non fidarti di lui e soprattutto, di decidere troppe cose al posto suo. In questa situazione lui è posto in tua balia
E tenendolo all’oscuro di tutto e decidendo già al posto suo che non è in grado di perdonarti, lo tratti senza il rispetto e la chiarezza cui avrebbe diritto. Vi avrebbe diritto come ce l’hanno tutti, in quanto persone, e a maggior ragione ha il diritto di aspettarsi tutto questo da te, dato che ti ama e che tu dici di amarlo. Per cui io ti dico: sii sincera con lui, digli questa benedetta cosa che tanto ti terrorizza o della quale tanto ti vergogni! Se davvero ti ama, magari all’inizio dovrà assorbire il colpo ma poi saprà comprenderti e saprà superare insieme con te tutto questo. Se invece non saprà farlo, allora potrai uscire da questa storia a testa alta, sapendo di essere stata onesta e trasparente e avendo capito che in realtà non ti amava quanto credevi e non merita di essere rimpianto. Parlagli, parlagli al più presto: sei al limite, è quasi troppo tardi ma sei ancora in tempo. In tempo per poter vivere un vero amore senza infingimenti oppure per uscirne senza rimpianti.
Però è difficile darti un consiglio se non indichi cosa gli stai tenendo nascosto…
Per me questa lettera è un fake ed è scritta da un uomo in realtà, ma comunque rispondo lo stesso: se si tratta di cose riguardanti la sfera sessuale te lo dico subito, lui ti lascerà se glielo dici, non vorrà proprio più saperne di te. Gli uomini su queste cose non hanno alcun margine di tolleranza, perlomeno in paesi religiosi e bigotti come il nostro.
Per il resto invece, potresti aver fatto qualunque altra cosa ( anche tipo ammazzare 50 persone e sotterrarle in giardino ) che lui tanto ti perdonerà se comunque nel mentre ti sei mantenuta casta.
La mente maschile ragiona così.
Ora sta a te decidere cosa fare, posto appunto che tu sia davvero chi dici di essere.
Maria Grazia perdonami, io non so quali esperienze hai vissuto ma io, come maschio italiano ti assicuro che il problema della donna casta non me lo sono mai posto e non ho mai avuto difficoltà a iniziare una relazione seria con una donna che, come si suol dire, avesse avuto un passato. So fin troppo bene che nella vita delle persone possono succedere tante cose e possono esserci i più svariati incontri, che possono durare nel tempo ma possono anche finire e non è giusto ipotecare il futuro di una perdsona e giudicarla in base a questto. Quindi il concetto di gelosia retroattiva proprio non mi è mai appartenuto. Ciò su cui non transigo, invece, è la fedeltà in corso di relzazione, soprattutto se questa si configura come una relazione seria. Io questa fedeltà la pratico, io per primo, e me l’aspetto dalla persona che sta con me. In poche parole, non mi riguarda ciò che hai fatto prima di conoscermi, così come non mi riguarderà ciò che farai nel caso noi dovessimo lasciarci.
Ma finché stai con me, per favore, stai con me soltanto, e non ti permetti scappatelle. E bada bene, Maria Grazia, che ritengo questo un comportamento doveroso sia da parte della donna, sia da parte dell’uomo, quindi la frase fatta secondo cui l’uomo è cacciatore non mi appartiene proprio. Per fare un po’ il saputello, potrei dirti che non mi interessa la fedeltà diacronica, ma credo molto in quella sincronica. Riconosco che nella cultura italiana, e soprattutto in quella cattolica, si bada molto al concetto di verginità, ma non si tiene conto del fatto che nella maggior parte dei casi le persone che cambiano partner non lo fanno per libertinaggio o dissolutezza, ma perché nella vita capitano tante cose che non si potevano prevedere e portano agli esiti più disparati. E poi molte delle persone che predicano la castità la predicano a senso unico: deve valere solo per gli altri (o meglio: per le altre), ma mai per loro. Quindi Maria Grazia, in ciò che hai scritto non mi riconosco.
Max, ammetto che le esperienze sentimentali salienti della mia vita sono state tutte con narcisisti patologici e psicopatici, perché per varie ragioni ho sempre attratto questa tipologia di uomini, tipologia connotata da un alto grado di misoginia. Bisogna però dire che, se quello che dici è vero, sei una mosca bianca perché culturalmente parlando il maschio italiano medio non gradisce come compagna una donna molto navigata sul piano sessuale. Ergo, tu non sei il tipico italiano medio ma appunto l’ eccezione che conferma la regola.
Per il resto, è scontato che in una coppia debba esserci fedeltà reciproca ( a meno che di comune accordo non si decida diversamente ) ma qui non si stava parlando di questo.
Maria Grazia, quel che dici è un po’ vero, nel senso che io come maschio italiano sono un po’ atipico, perché nella mia vita ho vissuto esperienze piuttosto peculiari che mi hanno portato a valutare le cose con criteri di larghezza e relativismo. Anzitutto, mio padre era alto-atesino e mia madre bolognese: due culture piuttosto particolari e, soprattutto quella di mio padre, abbastanza distante da quella italiana. Inoltre loro si son separati quando io avevo meno di due anni e mio padre e io dovemmo andare da mia nonna, a Bressanone, che ci accolse entrambi e mi allevò per i primi anni di vita. Perché dovemmo andare da lei? Perché da soli non ce l’avremmo fatta, perché entrambi ciechi. Stando da mia nonna io ebbi modo di venire a contatto in tenera età con la lingua e gli usi austriacanti di quei luoghi. Poi iniziai a frequentare, a 5 anni, il collegio speciale per ciechi a Roma e durante le vacanze facevo la spola fra Bressanone e Bologna. A 10 anni andai a vivere presso mia madre
Poi, a 12 anni, dovetti andare a Bolzano a vivere da mio padre, poiché mia madre non poteva tenermi mentre mio padre, nel frattempo, si era risposato. Vivemmo a Bolzano per 2 anni, poi ci trasferimmo a Monza per esigenze lavorative di mio padre e qui io ho frequentato il Liceo Classico, poi mi son laureato in Filosofia e ho trovato lavoro presso la Biblioteca speciale che produce e distribuisce i libri appositi per noi. Nel frattempo mia madre ha vissuto una vita sregolata e infelice e, quando io avevo 27 anni, è morta in circostanze tragiche. Io sono sposato e ho due bambine di 11 anni. Il mio matrimonio, per ragioni su cui ora non mi soffermo, mi ha dato una felicità minore di quella che mi aspettavo ma lo tengo in piedi comunque, sia perché a mia moglie e alle mie bambine sono affezionatissimo, sia perché in una vita che ha visto un susseguirsi di rivolgimenti, almeno una cosa non voglio vederla crollare. Ti ho raccontato tutto questo affinché capissi l’origine delle mie idee.
Maria Grazia e chiunque altro abbia letto i miei due precedenti contributi. Vorrei precisare che il racconto delle circostanze della mia vita non l’ho fatto per farmi commiserare, anche se tali circostanze sono state piuttosto tristi. Ho voluto narrare tutto ciò che ho vissuto per dimostrare come ciò mi ha posto a confronto con diversi modelli di vita e con diversi punti di vista. I miei nonni di Bressanone sono stati sposi affiatati e fedeli per quasi 50 anni; mio padre e la sua seconda moglie lo son stati per 43 anni, fino allo scorso settembre quando mio padre è mancato, all’età di 81 anni. Mia madre è stata uno spirito problematico e riottoso già durante il brevissimo matrimonio con mio padre e ancor di più dopo la loro separazione, trasportata da un temperamento inquieto e da circostanze più grandi di lei, pagando lei per prima un prezzo altissimo e concludendo tragicamente la propria esistenza. Ebbene, tutte queste cose mi hanno insegnato a non dare giudizi affrettati.
Ovviamente, nei limiti del possibile penso sia auspicabile che ci si comporti in modo lineare, restando fedeli alle nostre idee e alle persone che a vario titolo si fidano di noi. Ma penso che quando questo non avviene, un osservatore esterno non debba trarre conclusioni affrettate e tranciare giudizi senza appello. Una donna che prima è stata con qualcuno, non va per questo accusata di dissolutezza e per questo catalogata come irrimediabilmente contaminata e perduta. E una coppia che divorzia non va automaticamente considerata come irresponsabile, incostante e egoista così come i due che ne facevano parte, se si ricostruiscono una vita non vanno giudicati come dei dissoluti adulterini, come fa la dottrina cattolica che li dichiara sol per questo dei peccatori mortali destinati all’inferno. I motivi per cui le cose succedono sono i più svariati e le persone ci soffrono loro per prime, pagando prezzi altissimi, come è capitato a mio padre, a me e, soprattutto, a mia madre. Medita, Itto.
Max, è ammirevole la tua storia, a tratti commovente. La sorte non ti è stata favorevole, ma il vivere esperienze molto pesanti ti ha però permesso di sviluppare una profondità e una sensibilità particolari, che non sono comuni a molti maschi. Questo perché la maggior parte di loro cresce nella bambagia, vengono viziati dalla famiglia e soprattutto dalla mamma, e tutto ciò li porta poi ad essere, da adulti, poco inclini a comprendere gli altri, in particolar modo chi ha avuto esistenze complicate. E non è un caso che molti figli di papà diventino poi giudici o avvocati, perché in virtù del loro background sono appunto portati a giudicare, a sentenziare. Si tratta di quel tipo di uomini che vogliono la donna illibata all’altare ( anche se magari loro di nascosto fanno le peggio porcherie, vanno nei night, ecc… ).
Cosa consigliare alle donne? È difficile, perché non c’è una ricetta universale che vada bene per tutte e ognuna dovrà trovarsi la SUA soluzione.
Quello che da parte mia posso dire è di non focalizzarsi sul fatto di dover avere una relazione “a tutti i costi”, perché la serenità e l’equilibrio dobbiamo trovarli dentro di noi e non cercarli in situazioni o persone esterne, la nostra felicità deve provenire dai nostri progetti ( se ne abbiamo ), dalle nostre passioni, dal nostro stesso essere vive ed esistenti. E non dal fatto di avere un uomo accanto.
L’amore è un bellissimo sentimento ma non deve mai trasformarsi in una dipendenza. Solo così si è libere dal condizionamento e dal giudizio altrui.
Maria Grazia, anzitutto ti ringrazio per gli apprezzamenti e la comprensione verso di me. Quanto alla necessità di saper trovare in sé stessi la forza per andare avanti, in linea generale la condivido, ma con qualche riserva. Non mi invento io il fatto che ciascuno di noi ha, più o meno, bisogno di qualcun altro per completarsi. Già Aristotele parlava dell’uomo come di un animale sociale e gli studi psicologici più recenti parlano di bisogno di riconoscimento e di appartenenza che, in grado maggiore o minore, è presente in tutti noi. Io in particolar modo riscontro che degli altri ho bisogno non solo per evidenti ragioni pratiche, ma anche perché essi costituiscono per me un elemento di confronto e di apertura verso il mondo che da solo, non riuscirei ad avere in modo completo. E anche i bisogni più profondi, di affetto, di calore fisico e sessuale, nonostante Amanda Lear che cantava: “Ho fatto l’amore con me, mi sono amata da me, per stare senza di te” ecc…
Ebbene, tali bisogni si soddisfano in modo costruttivo e arricchente se si espletano non da soli, ma fra due persone, in un dare e avere fatto di reciproco riconoscimento e di affetto. Certo, il bisogno di legame e di appartenenza non dovrebbe trasformarsi in dipendenza o in sudditanza ma si dovrebbe riuscire a salvaguardare quel delicatissimo equilibrio fra il creare un legame e, nel medesimo tempo, il conservare l’impalcatura fondamentale della propria personalità, facendosi arricchire dall’altro senza però farsi destrutturare o sottomettere. È un equilibrio assai difficile da raggiungere, ma quando ci si riesce dà risultati di grande soddisfazione e arricchimento per le parti coinvolte. Perdonami – e perdonatemi tutti – il tono forse un po’ trattatistico, ma nonostante l’esposizione ordinata e razionale, queste idee che ho espresso le sento profondamente e in esse credo con sincerità.
Max, ovviamente ho molto rispetto della tua persona e del tuo vissuto non semplice. Ora però farò un’osservazione che risulterà antipatica ma è per far capire il concetto, e cioè: c’è proprio bisogno di vivere esperienze tragiche o di avere limiti fisici molto invalidanti per riuscire a capire certe cose? Non mi riferisco a te nello specifico sia chiaro, probabilmente a certe conclusioni ci saresti arrivato lo stesso. Ma non posso negare che questa tua capacità di mettersi nei panni altrui la vedo sempre e solo in chi come te ha sofferto moltissimo. Ecco..mi piacerebbe che anche chi ha avuto una vita facile riuscisse a fare quel passo evolutivo che gli permetterebbe di guardare OLTRE la superficie e di non liquidare gli altri sempre e solo con il metro dei luoghi comuni. Ma forse è chiedere troppo..
Non credo che la capacità di comprendere le persone e di guardare le cose in prospettiva più ampia sia prerogativa solo di chi soffre. Anzi, vi sono casi in cui la sofferenza ha esacerbato gli animi e a reso le persone ancora più aggressive e intolleranti. Credo che la cosa davvero importante sia la cultura, intesa in senso ampio come maturazione personale e capacità di riflettere su ciò che capita a noi e/o agli altri, imparando a interpretarlo e a valutarlo al di là di come ci appaia in superficie, a un primo sguardo. Io ho sempre cercato di tenere sotto controllo il prorompere delle emozioni negative e di mantenere il controllo su me stesso e sulla mia percezione dell’ambiente che mi circondava. L’ho fatto leggendo, riflettendo, ascoltando buona musica e imponendomi di fare tutto questo anche nei momenti in cui la depressione poteva avere il sopravvento. E questo mi ha aiutato e ancora adesso mi aiuta a mantenere un certo grado di equilibrio interiore e di equità di giudizio.
Io Max credo che più di aver bisogno di UNA persona in particolare, abbiamo bisogno di confrontarci con gli altri e con il mondo in termini generali, abbiamo bisogno di uscire dalla nostra zona di confort, di fare esperienze che ci fanno crescere come individui, ma dal mio punto di vista non ci si realizza necessariamente stando in coppia o almeno non è questa la mia esperienza. Soprattutto in un’ epoca individualista come la nostra, nella quale il desiderio di avere qualcuno a fianco si esplica più come esigenza di controllo e di possesso dell’altro ( compreso il suo passato ) che non come espressione di un sentimento puro e sincero. Molto spesso insomma veniamo presi in considerazione per un rapporto di coppia solo se in qualche modo rappresentiamo un trofeo da esibire, e questo lo trovo molto triste.
La cultura e la passione per l’arte secondo me possono arricchire e far maturare quelle personalità già in qualche modo predisposte di loro a una certa sensibilità..
.. altrimenti, temo, c’è ben poco da fare.
I trogloditi e i soggetti abietti restano tali Max, anche se gli metti davanti la più bella ed elevata delle opere.
Maria Grazia, ovviamente ciascuno valuta queste cose in base alla propria esperienza e in base al proprio sentire e sia ciò che affermo io come ciò che dici tu sono egualmente attendibili e rispettabili e, oso dire, si completano a vicenda. Credo che, qualunque cosa si faccia, l’importante sia la buona fede e il rispetto verso chi ci sta vicino. Io cerco, per quanto possibile, di informare il mio agire a questi criteri e da come ti esprimi, percepisco che tu hai a cuore di fare altrettanto e questa, a mio avviso, è la cosa più importante.
Penso sia soprattutto un fatto culturale Max. Fin da bambini ci viene inculcato che se non troviamo un partner siamo dei falliti, ma non è vero. Possiamo benissimo “autocompletarci”.
Certo, la condizione ideale per ognuno di noi sarebbe stare accanto alla persona giusta, quella davvero in grado di comprenderci e amarci per ciò che siamo.
Probabilità, questa, purtroppo utopistica per la maggior parte di noi in quanto i rapporti ( compresi quelli di coppia ) si basano – ahimè – soprattutto sull’egoismo e sull’ utilitarismo.
In uno scenario simile non è poi così male starsene un po’ da soli.
Per quanto mi riguarda tendo a non dare fiducia immediatamente e ad aprirmi con l’ altro solo quando ( e se ) si dimostra meritevole delle mie confidenze. Perché fondamentalmente siamo noi con il nostro percorso e NON DOBBIAMO NULLA A NESSUNO.
Tutto il resto è inutile condizionamento.
Piacevolissimo confronto. Confronto vero, che non si arroga il diritto di aver ragione o di giudicare/etichettare.
Le opinioni non possono che basarsi sulle proprie esperienze e sulle caratteristiche fondanti della propria identità.
Non è necessario aderire al pensiero opposto. Basterebbe averne rispetto, accettando che si possa comunque esprimere idee e convinzioni in contrasto.
Grazie, Max!
“ci viene inculcato che se non troviamo un partner siamo dei falliti”
No, ci inculcano l’idea che se non trombi sei uno sfigato. Il che è pure vero, a meno i rari casi in cui non fai sesso per scelta, cioè se scegli di prendere i voti.
Sei considerato figo anche se sei un battitore libero. Anche una persona che rinuncia a mettere su famiglia per la carriera è un grande. il manager, il soldato dei corpi speciali difficilmente mette su famiglia, ma fa un lavoro particolare. Una persona che non ha messo su famiglia, che non batte chiodo, ha un lavoro umile, non ha nessuna ambizione, non fa sport, insomma non ha passioni oltre alla pratica dell’autoerotismo, come lo definite? Uno sfigato.
“Probabilità, questa, purtroppo utopistica”
Parla per te. Come in tutti i rapporti, come in quelli di amicizia, ci sono alti e bassi, ma l’importante è il saldo positivo
“Possiamo benissimo “autocompletarci””
Si, magari aprendo un sito dove si è gli unici a scrivere
“i rapporti ( compresi quelli di coppia ) si basano – ahimè – soprattutto sull’egoismo e sull’ utilitarismo.
In uno scenario simile non è poi così male starsene un po’ da soli.”
Conosco un commercialista che ragiona così. Nemmeno nel rapporto di coppia non deve rimetterci, conti correnti separati, se spende un Euro per la casa, è debitrice e la spesa successiva dovrà coprirla lei. Monetizza i sentimenti. Per fortuna non tutti hanno questa mentalità, Elena. Io no.
Le esperienze saranno pure personali, ma il numero e la qualità di queste, quanto pesa sul valore delle opinioni che ne derivano? Se uno abita nel deserto di Atacama, dove non piove mai, e non è mai stato in Amazzonia dove piove sempre, penserà che nel mondo non piova mai. È un’esperienza che ha valore? Sì se il suo mondo è quella piccola parte del mondo vero, nessuna rispetto al mondo reale. Che senso ha rispettarne l’opinione se si sa, essendo stato anche in Amazzonia che quella non è reale? Posso capire la buona fede di chi giura che la sua esperienza ha un valore in quanto tale, ma se ascoltando chi gli propone una visione differente, ancorché impensabile per chi la ascolta, questo non si pone il dubbio che vi sia un altro mondo possibile, come si può continuare a discuterne, non ha senso.
Se poi il dialogo, per “educazione” o bon ton, debba osservare certe regole, che finiscono per diventare solo una forma di ipocrisia bianca, è un altro paio di maniche, ma che non serve certo a raggiungere obiettivi concreti come frutto di quell’interazione così sbilanciata.