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Assange e il diritto di opinione

Mi ha fatto specie il fatto che l’ambasciata ecuadoregna abbia staccato internet al giornalista Assange. O meglio, comprendo che dopo anni di ospitalità nella loro ambasciata londinese, gli ecuadoregni non possano litigare con mezzo mondo per proteggerlo, visto che è “ricercato” da alcuni dei governi più potenti a livello mondiale.

Oggi però siamo alla frutta. Assange ha scritto su Twitter: “(1/3) The manner of and timing of Russian diplomatic expulsions is poor diplomacy. The expulsions occurred 12 hours after one of the worst building fires in post Soviet history, which killed at least 64. Russians will see the timing as gratuitous.”

In pratica ha semplicemente espresso un PARERE discordante rispetto all’espulsione dei diplomatici russi. La risposta è stata il taglio della conessione internet…

L’AGI (Agenzia Giornalistica Italia) pubblica alcune dichiarazioni del gioverno britannico: “E’ ora che questo miserabile verme emerga dall’ambasciata e si consegni alla giustizia britannica”.

Ma come è possibile che la democraticissima inghilterra insieme ai paladini della giustizia internazionale e delle libertà dell’uomo (U.S.A.) siano tanto “nervosi” se un giornalista chiuso in una ambasciata esprime un proprio parere ?

L'autore ha scritto 12 lettere, clicca per elenco e date di pubblicazione.

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4 commenti

  1. 1
    Yog -

    Assange, eh già. Non fa più notizia. Che vuoi che ce ne freghi? È la testimonianza vivente che anche a farsi i ca**i altrui campi 100 anni, in ambasciata poi, che non è male.

  2. 2
    BeepBeep -

    Signor Yog, la vedo sarcastico, ma colgo un dato positivo dalle sue parole: “Non fa più notizia”.

    Credo che le persone a volte dimentichino ciò che conta, e si concentrino sulle fesserie purché “nuove” in una logica del tutto consumistica dell’informazione.

  3. 3
    Rossella -

    Sta di fatto che senza l’intervento di Trump (ti dico la mia impressione) questa operazione avrebbe dato visibilità all’Inghilterra e all’Europa. Invece così non è stato. La gente vuole consumare prodotti italiani. Il lavoro lo aspetta in Italia. Ecc.

    A proposito di questa cosa che ho detto, mi piacerebbe sapere come mai lo stato non crea una festa nazionale per tutti i nostri connazionali che hanno comprato un bene di lusso nell’ultimo anno. Una persona che va cercare fortuna all’estero ha un ambizione, o un bisogno, che io rispetto, ma si tratta di una scelta personale che nulla a che vedere con la storia della repubblica italiana. Non capisco la retorica.

  4. 4
    Yog -

    Grande Rossye.

    Una festa nazionale per tutti i nostri connazionali che hanno comprato un bene di lusso nell’ultimo anno.

    Ci sta.

    Sono circa 3.550.000 persone, dato rilevabile su statistiche di siti istituzionali; sempre che io e te abbiamo lo stesso concetto di bene di lusso, il che – stando al tuo vissuto – è peraltro possibile.

    Non credo che basti il “palio della salsiccia” del tuo borgo isolato in terra d’Iddio, ci vuole più organizzazione.

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