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Gli impuniti

Ho studiato giurisprudenza con una certa passione. Da anni sto cercando disperatamente di disimparare quello che ho studiato. Non perché ce lo chiede il paese in cui viviamo (e vi giuro che lo chiede), ma perché ruminare rancore mi rovina la salute. Studiando il diritto maturi un idea di ciò che è e di ciò che dovrebbe essere. Quando tra i due estremi non c’è più nessun contatto, l’unico desiderio è rimuovere.

Quella parte di me che dovrebbe tacere pone una domanda di interesse pubblico. Perché le leggi vergogna, leggi “antigiustizia”, fatte dal governo di centrodestra sono ancora su, anche col governo di centrosinistra? Non si era detto che alleggerire l’azione punitiva verso la criminalità finanziaria è stata una follia (falso in bilancio), per giunta dopo il caso Parmalat? Che tutti i paesi civili inaspriscono le pene e soprattutto le fanno scontare? Non si era detto questo?
Il centrosinistra lo ha detto e da un anno ha il potere di abrogare leggi precedenti e farne di nuove. Eppure nulla è cambiato.

Il falso in bilancio è un reato che potrebbe essere la madre di tanti altri reati. Chi ha esperienza giudiziaria sa che una società, se vuole corrompere un finanziere, un politico, o chi vuole, ha bisogno di fare un falso in bilancio, perché nei bilanci la voce di spese per corruzioni ancora non c’è (ma non disperiamo, tutto è ancora possibile). Il magistrato che volesse trovare le prove di una corruzione di cui ha ricevuto notizia, parte di solito dall’indagine su un falso in bilancio. Se il falso in bilancio è perseguibile d’ufficio inizia il procedimento, se trova anche le prove della corruzione bene, se non le trova, male che vada, punisce il falso in bilancio, che è giusto comunque punire. Per intenderci non avremmo scoperchiato tangentopoli e i suoi “mariuoli” se non partendo dalle indagini sul falso in bilancio.

Con la riforma del falso in bilancio non è più possibile scoprire una nuova tangentopoli. Una nuova tangentopoli potrà esserci o non esserci, ma -per precauzione- si è fatto in modo che la strada per trovarla sia irta di ostacoli insuperabili.

Il reato di falso in bilancio, cioè l’anticamera del reato di corruzione ha perso la “perseguibilità d’ufficio”: significa che un magistrato non può di sua iniziativa iniziare il procedimento, se anche ha prove sicure del falso commesso. Non può e basta. Occorre la denuncia dell’azionista danneggiato dal falso in bilancio della sua società.
Significa che se il falso è fatto per danneggiare le imprese concorrenti, traendone vantaggio anche l’azionista, mai e poi mai l’azionista denuncerà. Poco importa se il mercato sarà falsato nei suoi valori meritocratici. Poco importa. E meno ancora importa che non sia più possibile scoperchiare le corruzioni a cui quel falso in bilancio tendeva. Poco importa. O forse importa proprio questo?

E la legge sulle rogatorie, ricordate quella legge, quella studiata dal centro destra per rendere più difficoltosa l’acquisizione della documentazione probatoria dalla banche straniere per i processi in materia finanziaria che si svolgevano in Italia. Ricordo di aver sentito dalla viva voce di un magistrato svizzero che grazie alla nuova legge italiana gli sarebbe toccato un lavoro enorme solo per rendere possibile la trasmissione in Italia dei documenti bancari svizzeri, sulla base delle richieste processuali italiane. Siccome il magistrato svizzero, lavora per il suo paese e non per il nostro, ha serenamente ricordato che le richieste italiane, nella pila delle sue pratiche, andavano in coda. Certo questo faciliterà la prescrizione del reato in Italia. Ma lui, il solerte e rigoroso magistrato svizzero, non fa correre la prescrizioni svizzera per impedire quella Italiana. No, no, no. Non lo fa. E ha tutte le ragioni.
Bene, governo di centrosinistra, io che ti ho votato sono in attesa dell’abrogazione della legge sulle rogatorie.

Una parentesi vorrei aprirla sulla prescrizione. Ogni ordinamento la prevede, credo, a malincuore. E’ necessaria perché non si può intasare i tribunali per accertare reati commessi cinquant’anni fa, soprattutto se, come in Italia, l’azione penale è obbligatoria. Ma è sempre una sconfitta, la prescrizione. Perché è una rinuncia a punire i reati. E’ un piegare la testa al crimine. Abbandonare, sia pure per necessità, le vittime dei reati. Ma convengo sul fatto che in una certa misura la prescrizione sia necessaria.

Nei paesi civili, però, vige una norma secondo la quale la prescrizione cessa di correre quando inizia il processo. E’ incredibile l’elementare e basilare principio di giustizia che è insito in questa norma.
Significa che o il processo non inizia, perché il reato è prescritto, o, se inizia, non si chiuderà per prescrizione, ma si chiuderà con una sentenza che giudicherà il fatto commesso. Trasparente ed elementare. Da noi, però, nessuno porta in parlamento l’approvazione questa legge di elementare civiltà. Nessuno.
Ogni processo che si chiude per prescrizione è una montagna di lavoro che gli operatori di giustizia hanno fatto a vuoto. Tutto il lavoro per recuperare prove si chiude con una sentenza obbligata dove si dice: inutile continuare il lavoro, perché alla data di oggi è passato troppo tempo affinché lo stato sia interessato ad avere una sentenza: quindi si assolva. Tutto il lavoro inutile toglie tempo ad altri processi, quindi ecco la reazione catena. Anche gli altri processi durano di più e corrono felicemente e più velocemente verso la prescrizione. Si chiama reazione a catena, per non finire in catene, aggiungo io.

Il centro destra aveva iniziato nella sua legislatura la politica di accorciamento dei tempi di prescrizione. Molti criminali hanno messo gli occhi sui calendari. La legge prese il nome di “salva Previti”, nome ingeneroso, perché la legge aveva il “pregio” di non salvare solo Previti, ma insieme a lui un bel numero di trasgressori che avevano la fortuna di condividerne il destino giudiziario. Fra i reati baciati dalla sorte mettiamo pure i rei di evasione fiscale, corruzione, e tanti altri. Questi reati hanno tempi di prescrizione inferiori a quelli che oggi servono per accertarli in un processo. Quindi, evasori e corruttori, questo grande paese vi offre un’opportunità. Qualcuno ha visto invertirsi la tendenza con in rendez vous della nuova legislatura?

Alla Corte di giustizia dell’Aja, per loro espressa dichiarazione, lavorano ormai solo per condannare l’Italia a causa dei ritardi nel rispondere alle domande di giustizia. L’Italia, nel grafico delle condanne, svetta come le torri gemelle in un quartiere di villette a due piani. E’ una roba da far venire la pelle d’oca. Lo stato Italiano condannato ogni anno a pagare cifre enormi per denegata giustizia. Beh lo stato, i soldi da dove li prende? Li prende dalle tasse dei cittadini, of course.

E la legge Cirami, qualcuno la ricorda? Era la legge sul “legittimo sospetto”, dove il sospetto, non so se legittimo, era quello sulla capacità del giudice, per le circostanze ambientali in cui lavora, di decidere serenamente. Agli occhi di un imputato quale giudice appare al disopra di ogni sospetto? Pochi, sapete, pochi. La conseguenza sarà di facilitare lo spostamento dei processi, quindi fare ricominciare il processo, e la prescrizione accelera come Schumacher su un rettilineo. Uau. Bandiera a scacchi in vista, altro che cielo a scacchi!
Vabbe –dice la vocina contraria- almeno è un vantaggio a favore di tutti gli imputati. Non è così, vocina. Perché nella pratica è utile solo agli imputati eccellenti. Perché? Ma perché gli imputati non eccellenti rinunciano a spostare il processo al solo pensiero della parcella che gli tocca pagare! Se ho il mutuo della casa da pagare non riesco a pagare a rate anche il trasferimento del processo in altra sede. Vado in prigione direttamente (senza passare dal via) e affitto la mia casa, così risparmio sul mutuo da pagare.

E intanto per chi può permetterselo la prescrizione corre verso il traguardo dell’impunità.
La legge Cirami c’è dal 2002, non tutti ricordano come fu approvata: fu approvata dal centro destra per un voto, grazie all’astensione di Fassino, che non votò contro, e grazie al voto favorevole di Previti (quest’ultimo era interessato personalmente alla legge per il suo processo, ma lui, a differenza di Fassino, si guardò bene dall’astenersi, lui che invece avrebbe dovuto).

Arriva la sinistra al potere, ci si aspettano tuoni e fulmini a rivitalizzare una giustizia senza vita, rattoppata, saturata e suturata come il mostro Frankenstiein prima della fatale scossa elettrica, ma arriva un solo fulmine a ciel sereno. E si chiama indultino. Di quello in campagna elettorale non avevano parlato. Criticare l’idiozia di questo provvedimento è come sparare sulla crocerossa, provo ormai un senso di compassione, ma c’è ulteriore lato perverso, in questo provvedimento, che ancora non è venuto fuori a dovere. Qualcuno si è chiesto perché l’indulto e non la grazia? se lo scopo era di svuotare le carceri, si poteva concedere la grazia. Perché no?
Io non so perché, e forse non voglio saperlo, ma sicuramente so che l’indulto è stata, tra le scelte a disposizione, quelle più adatta a mortificare la funzione giudiziaria. Perché l’indulto si applica alla pena e quindi il giudice deve arrivare a stabilire una pena per sapere se applicare l’indulto e per sapere qual è la pena deve celebrare tutto il processi come se l’indulto non ci fosse. Salvo poi concludere con una non punizione del reo. La grazia, invece, si applica al reato. Si potevano svuotare oltre alle carceri, anche i tavoli dei magistrati. Se la prima cosa era assolutamente idiota, va detto che i nostri legislatori sono riusciti anche ad evitare -più o meno come Matrix evita i proiettili- l’unica vantaggio che quell’idiozia poteva portare.

Questi sono fatti incontrovertibili.
Poi ci sarebbe quel filo impalpabile di dichiarazioni che hanno attraversato tutto l’arco delle forze politiche (eccetto i politici che sono ex magistrati), fatto di dichiarazioni, frecciate battute, con annessa smentita, di cui si perde la memoria, ma che lasciano un segno nell’opinione della gente. Frasi che irridono, minacciano velatamente, gettano discredito sulla magistratura nel suo compito che è anche quello di controllare la politica. Un martellamento che procede da almeno tre legislature. D’Alema è stato l’apripista. Berlusconi ha seguito le rotaie.
Forse la politica vorrebbe essere al di sopra delle leggi?

Voglio ora dare la prova definitiva di quanto le coalizioni di destra e di sinistra abbiano a cuore il miglioramento del sistema giustizia in Italia: i nomi degli ultimi Ministri della giustizia dice tutto. Il centro destra dice Castelli, il centrosinistra risponde Mastella! Sembra il gioco delle rime. E invece è una cosa terribilmente seria. Due veri fenomeni del pensiero giuridico, uno è un ingegnere acustico (figurarsi!), l’altro di acustico dovrebbe avere un apparecchio, perché non ci sente proprio.
Se il ministero fosse stato affidato ad uno studente del primo anno di giurisprudenza questi si sarebbe posto una domanda elementare:
è forse possibile impedire molte prescrizioni almeno accorciando i tempi dei processi? Certo è possibile, avrebbe risposto, basta volerlo. I modi ci sono: per esempio la revisione dei gradi di giudizio, argomento che non tocco in questa sede per non essere costretto a banalizzare un argomento molto tecnico, oppure l’aumento del numero dei magistrati, che è un rimedio più intuitivo, e infine l’informatizzazione dei processi. Attualmente i computer negli uffici giudiziari ci sono, ma sono usati solo come macchine da scrivere. Non sono attrezzati per funzionare come mezzi di trasmissione dei documenti fra uffici giudiziari e fra uffici giudiziari e studi legali. Oggi un fascicolo giudiziario è composto da una miriade di documenti. E’ curioso che nell’epoca in cui questo articolo inutile può arrivare in un nanosecondo in canada in cerca di qualche interessato, accade che un documento giudiziario in Italia debba essere scritto su carta e passare di mano in mano come la fiaccola olimpica e portato dal tedoforo di turno lungo le varie tappe del suo percorso. Mentre il timer della prescrizione batte il tempo. E’ una gara persa. Soprattutto perchè il tedoforo, quando veste i panni dell’avvocato del corruttore, può rallentare il passo.

Concludo con un sospetto molto molto forte. Che sia in atto in questo paese un latente ma lacerante conflitto tra poteri. Dove i poteri di cui parlo sono quelli che per Montesquiet, il papà delle odierne democrazie, costituivano lo scheletro dello stato di diritto. Il potere giudiziario ha inferto il suo colpo con tangentopoli al potere esecutivo e ha preteso di proseguire la sua azione di indagine anche nei decenni seguenti. La politica ha sferrato una formidabile controffensiva fatta di tutto quello di cui ho parlato in questo post e forse altro.
Le macerie di questa guerra sui cittadini.

Mi vorrei limitare, per concludere, ad una considerazione. Ho l’impressione che la nostra cultura viva la legalità come qualcosa di astratto. Non si riesce digerire l’idea molto concreta che legalità significa anche migliore qualità della vita di tutti.
Non si riesce a digerire un’altra idea molto concreta. Che l’illegalità è alla lunga un fattore tremendo di disgregazione sociale, che genera prima o poi, inevitabilmente, fortissime e anche sanguinose conflittualità.
E con questo ho detto tutto.

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2 commenti a

Gli impuniti

  1. 1
    Fabio47 -

    …. e hai detto tutto, caro doppio Jacob …. Non ho le competenze tecniche che hai tu per lanciarmi in analisi così appassionate come la tua, possibili, oltre che per il cuore, anche per la conoscenza specifica della materia. Ho tuttavia anche io notato l’attenzione, trasversale, o bipartisan, insomma, attraverso legislature di diverso colore, che è stata dedicata alla forte domanda di giustizia che viene da una società, come quella italiana, attraversata da mille storture ed ingiustizie, da quelle minute (che poi sono quelle che toccano più da vicino noi cittadini comuni), spesso perseguite con ottusa ferocia, a quelle “big”, che coinvolgono interessi enormi e che spesso sfumano nel nulla (è di oggi l’assoluzione, dopo 25 anni e presumibili costi enormi, di tutti gli inquisiti del delitto Calvi). L’attenzione è effettivamente scarsina, almeno a giudicare dai segnali che vengono dall’Esecutivo, tipo la nomina di Mastella a Via Arenula, dopo la stoica gestione Castelli, che fu preposto in quell’incarico con l’intento specifico di sfasciare la già sfasciata macchina giudiziaria nostrana (forse perché il Ministero era emanazione della Repubblica Italiana e non … padano ?). La tua lucida ed accorata narrazione non fa una grinza, caro Jacob e, anche se Mastella non è Castelli, dopo l’uscita di Castelli dal Ministero, andava mandato un segnale forte alla collettività, con la nomina di qualcuno, in quella sede, che rappresentasse l’esigenza di una virata a 90 gradi, nel risanamento della giustizia italiana. Come sempre e come lasci intendere anche tu, sia pur senza dirlo espressamente, il problema è squisitamente politico, assunto che si sposa in pieno con la tua interessante teoria circa una “vendetta” della politica sulla magistratura. Bisogna quindi rifondare prima la politica e non disdegno il dibattito che si è recentemente acceso sui costi e sulla produttività della politica in Italia; visto come vanno le cose da noi, anche il solo parlarne, è già qualcosa e – anche se il fatalismo e la rassegnazione che affligge tanti di noi farebbe temere per il solito nulla di fatto – sono stavolta convinto che la rotta della nave su cui viaggia la nostra società, peraltro sempre più intersecata a quelle delle realtà che convivono con noi su questo pianeta, sia destinata inevitabilmente a cambiare. Nonostante i segnali siano come sempre poco incoraggianti (per stare ad oggi, le solite pagliacciate in Parlamento da parte di coloro che volevano “la spallata”, durante il dibattito sul … “Caso Visco”, sic …), credo che ci sia un’ineludibile domanda di moralità alla quale stavolta la politica non sarà in grado di sottrarsi. Ringraziamo il fatto di essere in Europa, il fatto che, grazie alle nuove tecnologie, i confronti con i “virtuosi” sono immediati, il fatto che la gente non è più “ignorante” e turlupinabile come una volta, non lo so. So, sento che qualcosa cambierà, DEVE, NON PUO’ NON cambiare, non possiamo autodistruggerci .. Ad maiora, Fabio.

  2. 2
    Mari -

    parliamo dei falsi in bilancio delle regioni……di enti ospedalieri, di gente che lavora alle province nei comuni, parlamentari con doppie cariche, non rischiando niente di proprio lavorando in maniera scorretta utilizzando il bene comune per scopri propri e cio’ è fatto principalmente dalla sinistra clientelare che ha fatto lievitare i costi della politica……vergognatevi….dovete solo vergognarvi…….con le vostre cooperative che si arricchiscono con sgravi fiscali e poi in definitiva sfruttate il lavoratore……e mai voi siete gente di sinistra è tutto possibile fate pena…..
    lavorate con i vostri soldi non con i soldi degli imprenditori che vi fanno cosi’ schifo e che portano avanti l’economia di questo paese ma ancora per poco perchè state distruggendo l’economia italiana
    vergognatevi
    Ma so gia’ che tale intervento non verra’ pubblicato visto che chi possiede il blog è di sinistra ………

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