Annoiarsi a lavoro
Riferimento alla lettera:
Buonasera, ho trovato questo sito per caso et voilà eccomi qui. Vi è mai capitato di essere stanchi della vostra vita? Di svegliarvi al mattino e come primo pensiero dire: un'altra giornata di me**a sta per cominciare! Beh, a me capita tutte le mattine. Ho sempre pensato, fin da bambina,...
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Data di pubblicazione: 2 Maggio 2018
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Ciao Santa, hai centrato il punto del discorso, ne sono perfettamente consapevole ma non so da dove cominciare.
Non sai quante volte ho pensato di voler iniziare un percorso d’analisi ma poi mi sono sempre fermata per il costo dando priorità ad altre spese (lo so che è assurdo ma è la triste realtà).
In realtà negli anni a forza di rimuginare sulla cosa ho perfettamente capito quali situazioni mi hanno portata ad essere oggi così, sostanzialmente è una corazza che mi sono costruita.
Sono cresciuta con un fratello e altri 3 cugini tutti con pochi anni di differenza l’uno dall’altro. Ero una bambina tutto sommato espansiva, creativa, sognatrice e non stavo mai zitta, figuriamoci quando mi sentivo attaccata, non sono mai stata maleducata ma l’ultima parola doveva essere la mia!
Dei 3 cugini una aveva la mia stessa età e ho passato gli anni dalla prima elementare alla terza media costantemente messa a confronto su tutto.
Dai voti a scuola al taglio di capelli, dal peso all’altezza, dal numero di sport praticati alle compagnie frequentate, ogni cosa era un pretesto per far scattare il paragone da parte di mia nonna e di mia zia, sminuire me per elevare lei.
Con il senno di poi ho metabolizzato quanto la cosa mi abbia fatta soffrire e quanto abbia influenzato alcune mie decisioni/comportamenti, la mia autostima si è a poco poco sgretolata e non ho fatto altro che chiudermi sempre più in me stessa e ad evitare tutte e dico tutte le situazioni in cui devo dimostrare qualcosa a qualcuno per il terrore di essere giudicata. Odio essere al centro dell’attenzione, odio conoscere persone, odio parlare con estranei, ordinare al bar, chiamare al telefono, tutte le situazioni che non conosco perché il solo pensiero di fare una figuraccia mi toglie il fiato, sono terrorizzata dal non essere all’altezza della situazione.
Ad esempio pranzo di Natale, per la paura di dire o fare qualcosa di sbagliato e fare una figuraccia mi parte un blocco, rimango muta e fingo di partecipare al discorso annuendo con il capo o sussurrando “si” “certo” ma la realtà è che darei di tutto per fuggire e mettermi nella mia comfort zone.
Con le mie amiche storiche con le quali non mi sento giudicata sono l’opposto parlo solo io, dispenso consigli di qualsiasi genere ecc. ecc. e vista da fuori sembro la classica str*** quando in realtà è timidezza.
Tornando al discorso del topic per questo mi colpevolizzo perché da una parte sono quella scritta sopra dall’altra so che qui dove sono non avrò mai nessuna opportunità di crescita, non verrò mai apprezzata per quello che faccio, non arriverà mai il giorno in cui avrò le mie 8 ore coperte e soprattutto non mi piacciono né l’ambiente né le persone ma sono bloccata da questo non sentirmi all’altezza che nel cercare un altro lavoro porta con con se la sua massima espressione.
Non temo neanche il rifiuto mi fermo proprio alla base l’idea di inviare il cv nella mia mente scatta in automatico “Chi ti assumerebbe”, “Dove vuoi andare” “Non hai le competenze” “Non sei capace”, se penso di essere selezionata per un colloquio vado in ansia all’idea di non trovare l’ingresso e dover fare una figura di *** per trovare l’entrata dimostrando di essere una buona a nulla ancora prima di iniziare. Sostanzialmente quello che mi è stato detto per anni la mia mente non fa altro che ripetermelo e anche se razionalmente so che non è così non vado oltre, non ci riesco!
@Alice sembri un po’ me. Quanti anni hai? Io 25. Comunque sia, io per il fatto del fare figure di merda ormai mi sono imposta il pensiero che tanto nessuno si ricorderà della figuraccia dopo un po’ di giorni (a meno che non sia una cosa stratosferica). Se ci pensi, ti ricordi solo le tue figure di merda o anche quelle degli altri? Per lo meno con me questo pensiero ha funzionato, dato che io le figuracce degli altri non le ricordo assolutamente, penso sia lo stesso per gli altri. Poi per il fatto di non sentirsi all’altezza e di avere paura ad esprimersi perché si pensa che gli altri siano meglio di te, è proprio questo quello che devi toglierti dalla testa, pensa invece che gli altri siano inferiori a te e riuscirai ad avere più fiducia in te. Parti dal presupposto che la persona con cui parli sia meno intelligente di te. Però devi crederlo davvero, anche se magari non è vero. Senza diventare degli sfacciati ovviamente! (Il che dubito sia possibile)
Succede anche a me delle volte di bloccarmi e andare nel panico in alcune conversazioni con persone che magari sembrano tanto sicure di sé. Mi succedeva spesso con un collega, mi metteva in soggezione la sua sicurezza e il fatto che sembrasse di sapere tutto di tutto, poi, con il tempo, in alcune occasioni si è rivelato essere “sciocco” e ignorante su alcune cose. Da lì, ho iniziato a vedere le persone e la loro sicurezza in modo diverso. Ovviamente rimango sempre timida in alcune situazioni, mentre in altre sono migliorata e non vado più nel panico, pensandola come sopra spiegato.
Da quanto leggo si aggiungono sempre più persone a questo fantomatico team.
Io non ce la faccio davvero più non so se avete letto i miei messaggi precedenti ma la situazione con il figlio del titolare peggiora di minuto in minuto, ormai sono più le volte che non c’è di quelle che si presenta a lavoro (massimo mezza giornata per bighellonare in giro, non entra nemmeno in ufficio) ma il problema che in passato in uno dei suoi raptus ossessivi compulsivi si è fatto mettere tutte le mail aziendali sul tablet (logico considerando che non ha mai avuto un suo indirizzo personale) e quindi da casa si intromette nei discorsi chiamando fornitori/clienti modificando gli accordi già presi da chi a lavorare ci viene tutti i giorni spesso prendendo accordi/dicendo cose impensabili e senza poi porsi il problema di avvisare in azienda il cambio di programmi.
La voglia di mollare tutto è sempre più forte quello che mi blocca è quanto scritto da @Alice, ti capisco più di quanto tu possa immaginare.
Se penso di uscire dall’ufficio dicendo a tutti “Addio” mi sento euforica, la sensazione di potermene andare pensando di non rivederlo mai più immaginando quale sarà la sua fine e il blackout mentale che avrà quando realizzerà che non ci sarà più la sottoscritta a fargli trovare la pappa pronta mi da una sensazione che non vi so neanche descrivere. Non si gode delle disgrazie altrui, poi c’è il karma, lo so ma ne ho ingoiato il boccone amaro troppe volte per una persona che non si merita davvero niente!
Ieri ho lavoricchiato e mi sono sentita meglio, il tempo è passato più velocemente ovviamente. Oggi non passa più. Come si può vivere così ogni giorno?
Mi aggiungo anche io ragazze. Io sono veramente stanca di tutto, mi sento bloccata in una vita che non è quella che desideravo, anzi è come se stessi vivendo un incubo.
In breve il mio percorso è stato il seguente, mi sono iscritta all’università e ho preso la laurea triennale nei tempi, tra la fine degli ultimi esami e la sessione seguente, quella in cui avrei discusso la tesi, ho iniziato a lavorare per un parente per non passare mesi a casa (ero già piuttosto avanti con la tesi perché era l’approfondimento di un esame già dato). Il lavoro non aveva nulla a che fare con gli studi ma visto il tempo a disposizione e la necessità di avere un’entrata economica sembrava un’occasione da non farsi scappare.
Ho lavorato per mesi cambiando varie mansione a seconda delle necessità e seppure lo stipendio non è mai stato regolare era pur sempre meglio di niente, nel mentre i mesi sono trascorsi ed è arrivato il fatidico giorno della laurea.
Ragazze siete molto giovani mi sento di dirvi cambiate, non abbiate timore, fatelo!
Al momento io mi sento un animale in gabbia ma so che in 4 ore me la sbrigo, ciò non toglie che le mattinate sono comunque molto lunghe e prive di stimoli.
Anche io come voi torno a casa svuotata e stanca mentalmente nonostante faccia “solo” 4 ore.
Per questo motivo vi esorto a provare e cambiare lavoro.
Dopo la laurea ho continuato da mio zio e nel mentre cercavo il primo impiego inerente ai miei studi.
I mesi scorrevano velocemente e gli stipendi sempre più rari. Tra il fatto che ero giovane e forse incosciente, la stanchezza delle 10 ore passate fuori casa ogni giorno e l’insofferenza che aumentava sempre più per il non essere pagata ma il dover star zitta per il quieto vivere non mi sono mai concentrata davvero sul cercare un lavoro inerente ai miei studi.
Dopo praticamente 2 anni così quasi per caso si presente l’occasione di cambiare lavoro, un part time a 3 minuti da casa (contro i 35/40 min) seppur non nell’ambito in cui ho studiato, ovviamente accetto.
Da quel giorno arriviamo ad oggi, 5 anni, sono passata a full time quando se ne è andato un collega e mi sono presa in carico il lavoro di entrambi ma a parte un primo periodo in cui ho dovuto sistemare anni di cose fare a caso ora ho poco da fare, l’ambiente fa schifo e mi sento di aver sbagliato tutto.
Questa situazione ha attaccato anche la mia vita personale, inizialmente mi sfogavo con il mio compagno in cerca di un consiglio o anche solo di sentirmi capita e lui sembrava volermi aiutare o per lo meno alleviare il mio disagio. A poco poco però tra il fatto che i miei sfoghi era un po’ ripetitivi e all’ordine del giorno e per il suo carattere ha come smesso di ascoltarmi, un paio di volte si è addirittura addormentato e questo per me ha pesato molto.
Il nostro rapporto ne ha risentito ulteriormente visto che già pendeva su di esso il fatto che lui lavora 6 giorni su 7 e spesso è di riposo durante la settimana quindi ci vediamo solo alla sera ma lui ovviamente è stanco e si addormenta prestissimo.
Sono io che sbaglio? Non voglio fargliene una colpa ben venga che ami il suo lavoro, ma io arrivo psicologicamente distrutta a fine settimana per la miriade di situazioni folli/assurde/sufficienti per fare un TSO e il bello del weekend in cui vorrei uscire, fare cose, svagarmi, vivere lo passo completamente sola. Il sabato pulizie di casa praticamente da mattina a sera e la domenica sul divano in attesa che finisca il turno così da cenare, lavarsi e andare a dormire prima di ricominciare un’altra settimana di schifo.
Ho solo trent’anni appena compiuti non capisco se sono io ad avere delle aspettative troppo alte o se la mia vita fa davvero schifo come sembra.
@Chibi vorrei ma non ho idea di come fare. Non ho nessuno che mi possa mantenere se perdessi questo lavoro, anzi sono io che devo portare i soldi a casa. Come faccio? Se non vado bene per un eventuale nuovo lavoro e mi ritrovo senza niente? Ma poi il fatto è trovare qualcuno che ti prenda… Senza competenze (laurea) e con poca esperienza… Non vedo alcuna soluzione, eppure ci penso giornalmente, non avendo nulla da fare. Ormai sto perdendo le speranze e vivrò rassegnata così finché va avanti…
@Chibi parole sante, se solo fosse così semplice! La scorsa settimana sono arrivata a venerdì talmente a terra che ho improvvisato un imprevisto e ho chiuso facendo solo mezza giornata inutile dire che mi è cambiato completamente l’umore, stamattina sento quasi la nausea da quanto non vorrei essere qui. La voglia di mollare è sempre più forte, sono passata dal metterci tutte le energie che avevo a comprendere che non serviva a niente alla conclusione finale che si meritano meno di niente quindi è sempre più difficile fare finta di nulla perché sono consapevole di buttare via il mio tempo avendo a che fare con persone che davvero non vorrei neanche vedere figuriamoci “frequentare”.
Ci sono cose che evito di scrivere per non entrare troppo nello specifico ma se potessi avresti modo di capire la follia più tale che c’è qui dentro quanto ho scritto è un nulla rispetto alle cose assurde all’ordine del giorno. La quantità di energie sprecate a discutere di cose che in altri ambienti neanche immaginano figuriamoci messe sul tavolo e pretese.
Siamo arrivati al punto in cui devo periodicamente giustificarmi con la collega dell’altro ufficio su fatti puramente inventati che le vengono raccontati al solo fine di mettere zizzania e avvalere la tesi di un qualche complotto “contro di” ovviamente del tutto inesistente. Sono più le energie che spreco per dimostrare che la cosa inventata del giorno è in realtà andata in quell’altro modo, che quella decisione è stata presa in conseguenza di quel comportamento ecc. ecc. che quelle che mi servono per fare il mio lavoro e alla fine della giornata mi chiedo “ma chi me lo fa fare”.
Visto che ormai si vive alla giornata conto i giorni che mi separano dalle vacanze in agosto e poi inizierò a cercare altrove senza più scuse, senza più paura devo solo avere il coraggio di buttarmi una volta per tutte, sono certa che una volta fatto mi chiederò perché non l’ho fatto prima!
Brava Già! Così ti voglio datti delle scadenze, degli obiettivi.
Anche a me è successo una cosa simile,una collega che inventava balle sul mio conto e su una collega, ricordo bene quel periodo, fortunatamente il resto dei colleghi sapeva che questa persona era mossa da invidie legate al fatto di non poter avere figli..di conseguenza si accaniva con chi invece di figli ne aveva e faceva sempre la gatta morta coi colleghi uomini, un cliché!
Lei era una donna con dei grossi problemi, e purtroppo le avevano affidato un ruolo di responsabile attraverso il quale faceva il buono e il cattivo tempo.
Di positivo c’era che non nessuno la prendeva in considerazione e le sue cattiverie le si sono ritorte contro. Abbiamo gioito tutti quando il compagno l’ha lasciata.
Comunque Gia inizia già adesso a cercare, iscriviti se non l’hai fatto a LinkedIn, aggiorna il CV, magari nella tua città hai la possibilità di fare dei corsi di aggiornamento serali è sempre un modo per farsi conoscere .
Chibi comunque più ci confrontiamo tra di noi e anche con le altre persone che scrivono più trovo agghiacciante tutto quanto, è assurdo che nel 2023 parecchi ambienti lavorativi presentino tutte queste problematiche e che nessuno se ne occupi, sindacati, burocrazia varia ecc. ecc. direi che non funzionano visto lo spaccato che esce da questi messaggi, siamo davvero in troppi costretti ad accettare certe situazioni per tenerci stretto il nostro posto di lavoro.
Non voglio generalizzare ma quando leggo che i giovani non hanno voglia di lavorare mi piacerebbe far vivere le nostre realtà a quelli che parlano, assurdo. Praticamente non ho neanche iniziato a cercare un altro lavoro che quasi già mi chiedo quali saranno i problemi che troverò nella prossima azienda come fosse scontato che qualcosa per forza di cose non funzionerà.
Analizzando a mente fredda anche i discorsi che faccio con le miei amiche. C’è quella che fa poco niente, zero autonomia e si annoia ma non lo ammette perché l’azienda è più che solida, vicino casa con un titolare con i controfiocchi quindi se lo fa andar bene, l’altra che dai racconti sembra lavori a Uomini & Donne colleghi fidanzati, amanti e tresche anche durante l’orario lavorativo e un’altra ancora che si trovava talmente bene che come ha finito la maternità si è dimessa “perché tanto l’ambiente è invivibile e ci trattano come schiavi”.
Non fraintendermi non gioisco delle problematiche altrui è più che altro una constatazione è come se una persona fosse costretta a chiedersi “qual è il problema, la situazione assurda che sono disposta ad accettare per restare?” e da li comportarsi di conseguenza.
Probabilmente lo capirò con gli anni, sono 7 anni che lavoro, ma avevo un’idea del mondo del lavoro completamente diversa, ormai sono completamente disilussa.
Vi consiglio il film “Impiegati… Male!”
Grazie per il consiglio!
Quando il controproducente reddito di cittadinanza sarà finalmente sparito, gli scontenti smetteranno di lamentarsi e torneranno al lavoro consapevoli che nonostante tutto un’impiego ce l’hanno. I soldi si fanno lavorando e non poltrendo. Per il discorso dei salariacci e condizioni da fame, la colpa è di chi lo permette, di chi lo accetta, e aggiungerei anche di chi non controlla o peggio gira la testa dall’altra parte. Per ognuno che si lamenta c’è la fila di lavoratori a buon mercato (spesso non italiani), che accettano tutto e stanno zitti. Colpa della società moderna, dove la mentalità del “politically correct” favorisce pochi speculatori sulle spalle di tanti cittadini che fanno fatica a campà. Povera Italy, un tempo ammirata, oggi paese di precariato.
Blando, non capisco questo tuo messaggio cosa c’entri con la discussione in questione. Qui si parla di avere un lavoro, con paga buona, in cui però c’è poco e niente da fare e di questo ci si lamenta. Non ci lamentiamo dello stipendio né diciamo che vorremmo essere dei nullafacenti anzi vorremmo avere qualcosa da fare nell’azienda in cui siamo stati assunti per LAVORARE.
Ragazze magari non è il posto giusto ma vorrei chiedere di rivolgere un pensiero o una preghiera per la mia Romagna che in questo momento come sapete è in grande difficoltà.
Noi romagnoli abbiamo una forza e uno spirito fuori dal comune….ci rialzeremo come sempre!
Romagna Tin bota!