In merito alle affissioni dei necrologi
Buonasera sono Gabriele,
Scrivo questa volta volta per avere un confronto con Voi, in merito ad una vicenda che mi capita di vivere molto spesso con molto dispiacere e tristezza.
In merito alle affissioni dei necrologi, di persone decedute. Una mia conoscente è deceduta, Sabato è stato fatto il funerale, e il Lunedì dopo il necrologio di questa persona era nel cestino, che è posto esattamente sul pannello affissioni, DAVANTI ALLA CHIESA. Io ho preso il necrologio e l’ho tirato fuori dall’immondizia piangendo, non riesco a tollerare certe scene. Qualcuno di Voi può darmi qualche consiglio in merito su come evitare che i necrologi vengano buttati nell’immondizia? Sto facendo una questione troppo grande? Io non credo sia giusto, nè verso la persona deceduta, nè tanto meno nei confronti dei parenti, che attenzione frequentano quella Chiesa. Voi come reagireste?
Lettere che potrebbero interessarti
Categorie: - Cittadini
32 commenti
Lascia un commento
Max 2 commenti per lettera alla volta. Max 3 links per commento.
Se non vedi i tuoi ultimi commenti leggi qui.
▸ Mostra regolamento
Leggi l'informativa sulla privacy. Usa toni moderati e non inserire testi offensivi, futili, di propaganda (religiosa, politica ...) o eccessivamente ripetitivi nel contenuto. Non riportare articoli presi da altri siti e testi di canzoni o poesie. Usa un solo nome e non andare "Fuori Tema", per temi non specifici utilizza la Chat.
Puoi inserire fino a 2 commenti "in attesa di pubblicazione" per lettera.
La modifica di un commento è possibile solo prima della pubblicazione e solo dallo stesso browser (da qualsiasi browser e dispositivo se hai fatto il Login).

Sei molto sensibile e ti sei misurato con un gesto di grande inciviltà: spero davvero che tu non viva in un Comune da terzo mondo che non ha neanche la raccolta differenziata.
Le epigrafi (perchè così si chiamano, i necrologi non c’entrano una fava) vanno messe nel contenitore giallo (uno dei due colori della bandiera vaticana, l’altro bianco è per i rifiuti sanitari), senza se e senza ma.
I contenitori vanno inoltre messi per rispetto dietro la chiesa, meglio ancora in canonica, e non davanti, e il coperchio va chiuso, così occhio non vede e cuore non duole: magari ti servirà un chirurgo oftalmico (e questo spiega la presenza del bidone bianco), ma eviterai il cardiologo.
E i connessi dispaceri.
ciao ti rispondo perche è una cosa che ho notato anche io e l’ho trovata di pessimo gusto.basterebbe riportarli in ufficio e metterli nel distruggi documenti visto che i funerali e le affissioni si pagano.non so,forse è troppo difficile
Io penso che questi insegnamenti dovrebbero venire da chi si trova all’esterno di un meccanismo che banalizza i dati autobiografici per dare risalto ai pensieri umani. Il mio fidanzato si è dato quest’obiettivo, anche se io continuo ad avere i miei dubbi sulla fattibilità della cosa. I rimproveri di ordine morale, non hanno la stessa efficacia della severità di un uomo che fa il suo dovere. Tutti c’impegniamo a farlo, ma è fuori di dubbio che quando si vive una vita irreale per restare umani non bisogna curarsi verosimiglianza della storia che stiamo scrivendo. Quando vai avanti la dimensione interiore si comprime e devi avere l’umiltà di lasciare a chi ti segue il compito di conservare e tramandare dei contenuti che hanno delle conseguenze negative sul tuo umore, ma che riconosci essere importanti per la tutela dell’ambiente e dei diritti umani. Potrebbero avere conseguenze negative sull’umore se da parte tua mancassero la fede, la speranza e la carità. Io non mi sono mai trovata in quella posizione, ma se mi dovesse capitare la vivrei con gioia (anche perché le circostanze la giustificherebbero e la renderebbero accessibile anche ad altri).
In quanto alla mia vita, proprio ho potuto scegliere, penso che la vivrei con ironia perché ormai non mi ricordo neanche che giorno è. Scherzo. In realtà mi domando a cosa potrei “servire” (nel senso nobile della parola)? Il mondo è bello perché è vario. Quando si segue la propria vocazione per sopravvivere bisogna anche imparare a fare scena per tutelare la propria dignità, senza nascondersi dietro una figura autorevole e dispotica che spoglia la persona dei suoi ideali.
Si Rossye, bello il pezzo, ma in merito all’affissione dei necrologi epigrafi e del loro trattamento post funzione, che ci dici?
Golem io forse ho capito,secondo me lei legge la lettera giusta e posta il commento su quella sbagliata.magari mettendo tutti i pezzi al loro posto troveremo la quadratura del cerchio o la cerchiatura del quadro chedirsivoglia
Osservazione interessante Angwhy. Non ci avevo pensato..
Nonnò, proprio no. Con l’ausilio informatico offertomi dalla Menga University di Las Alodolas (la famosa MULA), che mi ha messo a disposizione 18 Terabaud e 14 Megaflops di potenza di calcolo, ho raffrontato questo post di Rossella con TUTTE le lettere comparse su LaD. Il risultato è che non ci azzecca con NESSUNA. Perciò, cara MG, Angwhy ha torto: dovete usare maggior rigore scientifico per inquadrare questo pernicioso fenomeno.
Un vero peccato ma io mi affido ancora al metodo della Barbun School che consiste in una sorta di taglia e incolla con la Coccoina ed è evidentemente meno affidabile.come alternativa restano i fondi del caffè
Oh, finalmente grazie alla MULA ora so che le mie sensazioni erano corrette. E senza Terabaud e Megaflop a monte.
Ma avete scritto un algoritmo complicato per far venir fuori banalità così azzeccate?
È il metodo scientifico che lo richiede. Io sono IL Professore, non un rettore di case religiose per asiatiche. Scussa se è poco…
Avete ragione su Rossella, ma penso abbia una logica pure lei. Per il resto, sono tre giorni che tiro sù dal cestino il necrologio, di questa persona deceduta, quindi c’è qualcuno che lo butta volontariamente. Mi sono stufato, credo che farò una lettera al sindaco
Se però riesci a trovarla, spiegacela.
Auguri invece per la tua battaglia necrologiofila.
Ma il sindaco cosa vuoi che faccia? Al limite prendi al Brico una bicomponente epossidica, dai una smaltata al retro dell’epigrafe e attacchi il de cuius sul vetro della bacheca. Attento alle telecamere perché sennò passi dalla parte del torto.
Con l’epoxy non staccano il foglio manco con la trielina.
No Yog, Gabriele2 nella sua lettera si riferisce proprio al necrologio e il termine è quello giusto. Epigrafe è l’iscrizione incisa sulla tomba in memoria del defunto. Oppure, con significato simile, è l’iscrizione posta in fronte a un libro per dedica o ricordo.
Per Gabriele: se ne faccia una ragione e la prenda con leggerezza, con prosaicità; cosa importa dei necrologi affissi e poi gettati, se noi stessi ci trasformeremo in polvere?
Secondo il Suo ragionamento, C.P., io dovrei lasciare perdere una cosa è un aspetto che invece sono molto importanti, sia per la comunità e per il vivere civile, sia in ambito diciamo così spirituale-religioso (è cristiano buttare qualcuno nell’immondizia, mostrando indifferenza, per quella persona che ha reso più ricche altre persone?). Seguendo il Suo ragionamento, non dovremmo nemmeno alzarci dal letto la mattina, ed aspettare di arrivare a 80/85 anni e diventare cenere.
Io penso che una persona, un uomo o una donna, debba invece riflettere, offendersi ed agire di conseguenza, in tutto ciò che nella vita è importante, tipo per esempio onorare i defunti, mostrando più rispetto.
C.P., tu fai confusione di termini. Se il gabriele parla del foglio A3 o A4 con una foto, una croce stilizzata e l’elenco dei disperatissimi parenti che piangono il de cuius, si chiama EPIGRAFE. Se parla dell’elenco collettivo dei morti nell’ultima quindicina, con o senza fototessera, si chiama NECROLOGIO. Se si parla della scritta sulla tomba, di solito in versi, trattasi di EPITAFFIO. Il necrologio e l’epigrafe è ovvio che finiscono in un cestino, prima o poi. Dopo la sepoltura, resta comunque l’epitaffio. Qualsiasi sindaco di tutto questo se ne sbatte lecitamente.
Per Gabriele.
Mi spiace se ho urtato la sua sensibilità, ma non ne avevo l’intenzione.
Per quanto riguarda l’argomento della lettera, non ho negato la devozione e la memoria che meritano i defunti; mi pare, invece, che lei tenda a sovrapporre la persona, il defunto, con gli oggetti attraverso i quali si è officiata la sua scomparsa. Ritengo sia un sentimento originato dal dolore del lutto subìto. È però normale smaltire quegli oggetti, quelle “cose”, una volta esaurita la loro funzione liturgica.
Il rispetto e il ricordo della persona cara è da esercitare in maniera altra, anziché dare importanza a una locandina realizzata unicamente per dare un annuncio. Negare ulteriore valore ai necrologi, oltre a quello contingente, non significa automaticamente svilire l’importanza della vita vissuta da chi in essi è citato.
Il senso del commento terminante con “trasformazione in polvere” è: noi umani, al di là di come saremo onorati, e in misura della traccia lasciata nei cuori di chi ci avrà conosciuto, diventeremo comunque polvere; perché allora dovremmo preoccuparci di salvaguardare, cioè non far diventare polvere, una “cosa” meramente usata per comunicare la nostra dipartita?
Per Yog.
Non posso che ribadire quanto ho scritto nel mio primo post.
Epitaffio: dalle sue derivazioni greche (composto dai termini “sopra” e “tomba”) e latine (“sepolcrale”) assume il significato di discorso funebre e sta a indicare, nell’accezione più comune, l’iscrizione sepolcrale.
Epigrafe: dal greco scrivere sopra, come il precedente ha significato di iscrizione incisa sulle tombe.
Necrologio: è l’altro nome del desueto ”obituario”, cioè il registro dei morti; nell’accezione comune sta a significare l’annuncio funebre.
Senza alcun fraintendimento, a meno di interpretazione autentica, Gabriele si riferiva proprio al necrologio.
Ovviamente può continuare a scrivere quello che vuole, ma io sono poco propenso ad alimentare sterili disquisizioni semantiche che, le ricordo, e stato lei a introdurre distinguendo tra “epigrafe” e “necrologio” nel primo post del 24 gennaio, mentre in quello del 1 febbraio ha voluto tirare in ballo anche l’”epitaffio”.
Mi scuso per una “e” senza accento, nel precedente post.
Io non alimento sterili polemiche, ma ribadisco che ti sbagli. Prova ad andare alle pompe funebri e ti spiegano tutto. Tra l’altro qua su LaD c’e un esperto di gran vaglia che finora non ha voluto prendere posizione. Attendiamo il dirimente.
C.P. umiltà! Chi è superdotato capisce ugualmente! Allora, se mancava un apostrofo di troppo, che facevi? Andavi a piangere dalla zia per fare insieme l’eutanazia?!
In effetti ha ragione Amata. Chissenefrega di un accento. L’eutanazia invece mi solletica, quella che non è d’accordo è proprio la zia, che non vuole finire in epigrafe. Nemmeno a prezzo stracciato (che comprende appunto il distacco dell’A4 e il successivo inserimento in un cestino).
Vabbè, visto che l’esperto di gran vaglia non si presenta, dico la mia per la contiguità professionale all’argomento che riguarda le due forme di comunicazione scritta in questione.
Il necrologio è un annuncio che si pubblica su un quotidiano e che oltre l’annuncio della scomparsa traccia una breve biografia del trapassato. Quindi è quello che riguarda i giornsli.
L’epigrafe funebre invece è inserita nei manifesti funebri affissi sui muri della città di residenza del deceduto, nei quali si annuncia la sua morte, nonché la data, luogo del funerale e di sepoltura. L’epigrafe può altresì essere incisa sulle tombe.
Chisto saccio.
Appunto. Un epigrafe tombale arricchita da versi rimandanti alla caducità dell’humana vita si chiama epitaffio.
Giusto per scendere nel concreto:
necrologio su giornale di provincia o diocesano (60 € te la cavi, senza foto, col giornale hai il vantaggio che ci accendi la stufa);
epigrafe formato A4 con foto a colori (da 20 a 90 € secondo tiratura, affissione a parte e smaltimento in differenziata secondo l’uso);
epitaffio (120 € ad endecasillabo inciso su marmo, che dura anni se non ci cresce sopra la muffa).
Narda stravecchia per il becchino che a gennaio la terra è dura e la temperatura sgradevole (20 € litro, che dura lo spazio di una serata).
Tutto è caduco.
Intendevo i manifesti in formato A4, che vengono affissi su aree dedicate. In ogni caso, la mia lettera voleva riportare un disagio personale, nel constatare la mala GESTIONE dei manifesti funebri (intesi come affissioni, chiamate forse impropriamente necrologi dal sottoscritto) che invece di essere rimossi, per essere distrutti in altra sede e/o buttati in altra sede, vengono buttati nel cestino davanti alla chiesa, dove qualche giorno prima vengono celebrati i funerali. Mi chiedevo se, era una questione troppo grande, se il mio malessere fosse in un qualcosa non meritevole di riflessione, e se valga la pena porre l’accento sulla cosa, per GESTIRLA in maniera differente, come veniva correttamente proposto da Yog e Angwhy portarli in altra sede per lo smaltimento eventuale, invece di sottoporre il tutto a persone che potrebbero risultare offese da questo tipo di condotta.
Chi è l’esperto di gran vaglia,che scritto cosi sembra un titolo nobiliare d’altri tempi,orsù chi è ?
L’esperto è il coffin’s drag per eccellenza, Angwhy. Non far finta di non sapere. Mai sentito parlare di Django d.N.???
Comunque sì, le epigrafi non possono essere bellamente buttate nell’indifferenziata. Non si fa per motivi ambientali e non è comunque rispettoso per il defunto, anche se ci sono cose peggiori a questo mondo (io ho visto versare della narda nel lavello, tanto per dirne una).
Comunque la battuta della “zia” era favolosa.
Sono andato dal Sindaco, e gli ho esposto il mio punto di vista: è stato molto comprensivo, e si è detto d’accordo, così adesso sto per attivare un’associazione per la gestione e l’ascolto, del lutto, ma anche di altre problematiche come l’abbandono scolastico.
Spero che sia qualcosa di buono, come lo è il mio sentimento verso gli altri. Grazie a tutti per avermi ascoltato
Gabriele complimenti x la tua intraprendenza,la tua sensibilità fa la differenza nel menefreghismo generale.purtroppo temo che ti stuferai presto,il nostro prossimo sembra sia stato creato solo per quello