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La mia maschera d’ipocrisia

di

Vorrei poter vivere in quel mondo di fantasia che mi travolge ogni notte quando sogno. Poter realizzare imprese degne di una ballata, e rischiare di sbagliare. Azzardare, come solo una volta sapevo fare, quando il buonsenso era l’ultima prerogativa. Togliermi questa maschera d’ipocrisia di dosso. E vedermi nei fatti per quello che sono. Per quello che realmente sono, fosse pure qualcuno di molto peggiore di quanto io sia. Bagnarmi nella luce di un reciproco rapporto sincero. Scavalcare tutti quei discorsi vuoti ed arrivare al nocciolo delle persone, qualora esse ne siano in possesso. Qualora esse non siano solo una routine, un problema da risolvere, più che un obiettivo. Sopravvissuti che si svelano come tali solo moebiosi discorsi vuoti.
Quante volte penso a come siano i fatti che ci descrivano agli occhi degli altri. I fatti già. Ma come possono descrivere a pieno il mondo interiore di una persona i fatti. Con tutte le barriere che noi stessi ci poniamo. Possiamo fare solo quello che rientra nel buonsenso molto spesso. Il mio sarebbe un mondo di pazzi, un mondo pericoloso me ne rendo conto. Forse proprio per questo motivo ci posso vivere solo la notte. Un mondo che talvolta bypassa le mie barriere e mi permette di conoscere davvero le persone. Le entusiasma, le affascina, o le spaventa. Sono spaventato io stesso da tutto ciò. Dal mio continuo immergermi in questo mondo. Ho paura che prima o poi potrei annegarvici, troppo preso per ricordarmi di riprendere fiato. Qui, dove l’aria è densa. Densa di secondi pensieri. Di dubbi. Il mio mondo fantasioso… che potrebbe inghiottirmi pian piano. O lo sta già facendo, da tempo. Ma la realtà è così cinica. Così folle in un modo che non concordo. Vedrò il bicchiere mezzo vuoto magari. Sarò fatto delle esperienze sbagliate. Disincantato a metà. Un ibrido folle, uno scherzo, una menzogna. Dov’è la bellezza? Idealizzata anch’essa, da qualche libro o poema, perché è “così” nella mia mente. Perché la bellezza non può essere nel 50% delle cose, delle persone. Non so neppure se sia la bellezza a guidarmi. Forse inseguo semplicemente un’idea terribile. Un mostro celato dietro uno splendido sorriso, in abito da sera, con occhi pieni di passione. Io sono quel mostro, sono un narcisista. E questo… è il mio sogno.

L'autore ha scritto 6 lettere, clicca per elenco e date di pubblicazione.

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9 commenti a

La mia maschera d’ipocrisia

  1. 1
    Pax -

    “”Poter realizzare imprese degne di una ballata””

    mi piace.

  2. 2
    suzanne -

    Eder, ci sono molte parti della tua lettera che mi affascinano. So che solitamente non rispondi, ma perché “il mio sarebbe un mondo di pazzi, un mondo pericoloso, me ne rendo conto…”? Forse perché ognuno è solo nella propria evasione immaginifica? Un mondo di visionari…

  3. 3
    Rossella -

    Se avessi un lavoro penso che mi sentirei la donna più libera di questo mondo. Sai, sono arrivata ad un momento della vita in cui scegliere un uomo significa fare delle rinunce importanti. I nostri genitori vivevano la loro vita all’interno delle rispettive famiglie e non hanno mai avuto un’età. Ancora oggi, sarà perché sono i miei genitori, ma li vedo giovani. Io non mi paragono a loro. Le mie scelte prescindono dalla storia in naftalina dei valori, perché tanto il paragone non potrà mai reggere. Ci sono casi in cui la vita rende possibile un certo tipo di percorso, ma alla mia età mi sembrerebbe di rinunciare a tutte quelle cose che mi fanno sentire donna e, da un giorno all’altro, non potrei avere più per rispetto della persona che mi sta accanto. Quando ti parlo dei miei genitori racconto la storia di due persone senza vanità che non hanno bisogno di conferme l’uno dall’altro… che potrebbero avere una discussione, che potrebbero superare tanti problemi senza per questo veder intaccata la loro libertà. Basta vedere l’album fotografico. Da una parte e dall’altra l’identità di genere era una cosa appena accennata, vissuta in maniera quasi fiabesca. Io sono figlia di un’altra generazione. Ci sono mie coetanee e anche ragazze più giovani di me che non sono sensibili alle mode perché sono forse più concrete. Io non mi sento da meno, ma se mi metti sotto gli occhi tanti giochi (perché io li vivo così) è chiaro che manifesto fantasie del tutto innocenti. Questo è il mio gusto. Non si parla d’altro. Io amo truccarmi, prepararmi per la festa… questa è la mia natura! Non si tratta di una passione. Il passo che dovrei andare a fare è un passo molto impegnativo nel mondo di oggi. Al momento non ci penso, ma mi sento libera interiormente. Non potrei sentirmi a mio agio accanto ad un uomo che non mi fa sentire come mi vedo. Mi sentirei fuori luogo.

  4. 4
    Golem -

    Uno squarcio di verità sul mondo della fantasia.

  5. 5
    Eder r -

    Ciao Suzanne, é vero, dovrei rispondere almeno qualche volta suppongo. È che ricambierei mille volte le mie risposte talvolta. Il punto in parte l’hai colto. Per quanto simili due persone vedono allo stesso modo le immagini nella propria mente? O quando chiudo gli occhi entrò in qualcosa di unico? Più unico di ciò che sono. Se ci spogliassimo di questo abito di carne e comunicassimo fra noi… non lo so, forse fuggiremmo per non tornare più nei nostri passi. Fuggiremmo per questo mondo. O da questo mondo, più che fonderci per similitudine.
    Ci sono tanti tesori in queste lande, alcuni non visibili, né condivisibili. Dobbiamo farci da soli. E solitari ci aggiriamo per la nostra immaginazione, accompagnati da quel calore che si prova al pensiero della cioccolata. O invece no, è ancora presunzione la mia. Mi appartiene il pensiero, ma lo dovrei condividere. Le mie immagini non sono uniche. Ma una valle segreta che ci lega tutti insieme, se solo ricordassimo.
    Rossella, tu mi esci da un libro. Un libro di ricordi. Un album fotografico. Le foto sbiadite della giovinezza dei nostri genitori. C’era una certa semplicità nelle grandi, più grandi delle mie, difficoltà che affrontavano. Il multitasking ha spezzato quelle difficoltà, buttandocele addosso come tante schegge. Ma i loro giganti erano compatti. E ben più grandi probabilmente. Eran loro stessi ad esser diversi. La realtà che li circondava. Una realtà che potrebbe parermi un sogno, ma nella quale mi troverei a disagio. Sarei impreparato come lo son talvolta ora. Perché la mia mente è affollata di vaneggiamenti, “debolezze” ai loro occhi. Chissà se i loro sogni eran simili a ciò che hanno ottenuto. O se la concretezza ha avuto la meglio. Amore a loro… avrei voluto conoscerli da giovani, quando l’aver vissuto non avesse cancellato alcune idee.
    Non vivo sempre di questo vaneggiare, ma di tanto in tanto, é qualcosa d’irripetibile. Un elogio ad un po’ di sana e “barrierata” (cit. me) follia.

  6. 6
    Yog -

    Vero Rossie. Arbeit macht frei, ma anche questa è storia vecchia. Il vero problema è che non c’è più il sabato del villaggio.

    Eder, tu secondo me il bicchiere lo vedi spesso mezzo pieno, e sai anche che ciò che conta non è il bicchiere, ma la bottiglia. Ti lascio questo koan da meditare per almeno cinque anni.

  7. 7
    Harlock -

    Finalmente una lettera che davvero mi piace.

    E toglitela allora ‘sta maschera di ipocrisia. Osa. Fregatene al 100% di quello che sarà e pensa solo a quello che è.

    Probabile che ci rimarrai secco, vero, ma morirai felice.

    In bocca al lupo.

  8. 8
    Suzanne -

    Sai Eder, mi piace quello che scrivi perché mi arriva direttamente, senza filtri della rielaborazione razionale. Questo significa che potrei non capire realmente il tuo intento comunicativo, ma riesce comunque ad aprirmi nuove catene di pensieri, anche non sempre armoniche nel loro complesso. La solitudine della nostra immaginazione è stato un tarlo che mi sono portata avanti per molti anni; c’è sempre uno scarto tra le nostre immagini mentali e la traduzione in linguaggio codificato. Mi sono sempre un po’ sentita tradita dalle parole, perché non riescono ad esprimere mai con aderenza la complessità di un viaggio mentale. Nei momenti di vita più intensa siamo necessariamente soli. A volte è affascinante, in altri momenti mi sento terrorizzata. Qualche anno fa avevo iniziato a scrivere un racconto in cui la protagonista smetteva di parlare, così, senza traumi o particolari obiettivi. E avrei voluto immaginare la sua vita in una comunicazione diversa, fatta di sguardi, gesti; un sentire l’altro senza troppe spiegazioni ( troppe volte fasulle…). Chissà davvero se questa valle segreta è condivisibile…

  9. 9
    celi_lois -

    Il nocciolo delle persone è un qualcosa che si svela grazie alla vita di tutti i giorni, ci vuole tempo e alla fine si scopre che non è un nocciolo: è piuttosto un insieme di fattori, di percorsi già fatti, di credenze, di intelligenze e di limiti dentro e fuori la persona stessa. Un insieme che cambia giorno dopo giorno, purtroppo.
    Almeno questa è la conclusione a cui sono arrivata io. Credo che la tua sia un’ansia di vivere, quel desiderio che hanno i giovani e quelli che devono ancora capire che in fondo quello che ci circonda è in gran parte meccanico e dovuto a leggi e casualità che incrociandosi generano l’individuo e le sue attitudini.
    So che il mio è un discorso un po’ disilluso, forse troppo scientifico, ma sono arrivata ad un punto in cui non riesco a non pensarla così, non riesco a non collegare qualsiasi caratteristica di qualcuno a quella o a quell’altra esperienza materiale che ha vissuto o che vive.
    In te sento semplicemente la voglia di mordere la vita con tanto coraggio, di farla tua, di pervenire ad una qualche verità, quindi di saziarti di qualcosa di più vero che, secondo me, più che trovare fuori, devi trovare dentro di te.
    Ti serviranno gli altri certo ma per capire chi sei e cosa vuoi tu. Sta tutto dentro di te, TUTTO.

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