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La mia storia: vale ancora la pena andare avanti?

Lettere scritte dall'autore  

Salve a tutti… In primis ci tengo a sottolineare tre cose. La prima è che non si tratta di questioni amorose e simili, anzi. Non mi sono mai interessate, o quasi. Però confesso che una piccola parte di ciò che scriverò riguarda ugualmente questo argomento. La seconda è che scendere a patti con me stesso, in un certo senso, ed accettare di scrivere questa “lettera” e è stata una scelta davvero dura ma, penso, ben ponderata. Non sono mai stato uno al quale piace parlare di certe cose, anzi apro bocca raramente e sono visto da tutti come una specie di essere senza sentimenti ed incapace di provare emozioni e quindi relazionarsi con il prossimo. La terza è molto semplice: vi chiedo scusa in anticipo se questo scritto risulterà troppo lungo, ma mi è difficile riassumere la mia vita in così poco spazio, ed anzi mi sembrerebbe davvero triste farlo. Questa è la mia storia (CHE NON HO MAI RACCONTATO A NESSUNO, né ad amici e né a nessun altro che non l’abbia vissuta con me) e sento il bisogno di condividerla con qualcuno che mi sia sconosciuto, così da chiedermi/vi se vale ancora la pena lottare e, soprattutto, se c’è ancora qualcosa per cui battersi ed andare avanti. Aldilà delle solite pagliacciate figlie di frasi fatte e stupide ovvietà. Sapete, non volendo avere (o non avendo) nessuno con cui parlarne, provo a farlo nel web che, come sapete, è lo strumento assolutamente più semplice per potersi sfogare e condividere le proprie esperienze, belle e brutte che siano. Preferisco essere vago nei dettagli e su me stesso semplicemente perché, se mi conosceste di persona, non risulterei proprio il tipo di persona che ha di questi pensieri. La mia storia è molto semplice. Sono nato dove la pioggia porta ancora il profumo dell’Oceano, in un luogo bellissimo ma che, purtroppo, non offre grandissime possibilità per chi nasce nella mia situazione. Scrivo bene in Italìano eh? Non è stato sempre così, ma questa splendida lingua sono riuscito ad impararla poco a poco e con tanta, ma davvero tanta, fatica. Insomma poche possibilità economiche ed un futuro che definire incerto era un eufemismo. Da bambino, oltre al pallone, c’era davvero molto poco nella mia vita. Vivevo con i cuginetti (una miriade, eravamo una decina in tutto, adesso purtroppo non so cosa facciano e che fine abbiano fatto, con loro non ho più contatti) , zii, nonna materna e mamma in una casa modesta, ma che sentivo casa mia. La mia casa, assolutamente. Faceva schifo, altro che modesta. A stento c’era spazio per dormirci e mangiare qualcosa, era sporca, puzzava ed era cadente… Però l’amavo. Non so, non è facile da spiegare, non mi sono mai sentito a casa quì, è buffo perché in realtà non mi sono sentito a casa in nessun altra parte d’Italia e sono pronto a scommettere che non mi ci sentirei in nessun altra parte del mondo. Nemmeno nell’appartamento assolutamente normale in cui vivo adesso. C’è da anticipare una cosa, la mia non è stata certo una gravidanza voluta anzi. Un incidente, un fortunatissimo incidente (dal mio punto di vista) ma un po’ meno fortunato per i miei (avermi così, senza un soldo e vent’anni scarsi con poche possibilità di futuro.. insomma c’è da capirli) . Entrambi avevano dei progetti, ma ovviamente dopo il mio concepimento (sono stato il loro primo ed unico figlio, non sono mai stati insieme fù solo una fortunata casualità insomma) mia madre ha dovuto riporli via. O forse è solo una scusa, i soldi e le possibilità sarebbero mancati comunque. La nascita inaspettata di un figlio forse è solo la scusante che ti dai per non provare a realizzare quello che vorresti, boh. Mio padre invece non si fece certo pregare e, come era intenzionato a fare da tutta una vita, molla tutto per venire in questo bellissimo paese. Non l’ho mai né visto e né conosciuto sino a infanzia inoltrata ed avrei tanto voluto non conoscerlo. Mia mamma ci resta però purtroppo in contatto, perché è e sarà sempre una donna senza alcun carattere, una persona alla quale non importa assolutamente nulla tranne che della bestia di cui è innamorata. Dopo anni ed anni di tentativi di convincimento, le rare volte nelle quali provavamo a rintracciarlo, finalmente decide che sì, saremmo potuti venire nel vostro bel paese a cercare un po’ di fortuna. Insomma i pochi soldi che avevamo gli abbiam utilizzati per il viaggio e per i documenti. Mio Papà era riuscito a trovare un discreto lavoro (da quanto ci raccontava) nulla di che ma, per quanto vi possa sembrare strano, nelle nostre orecchie pareva ci avesse detto di esser il presidente degli stati uniti.. Cioè wow, un lavoro in Italia, per noi era un sogno. Insomma venivamo da una cultura ed un posto completamente diverso rispetto all Italia. Purtroppo, appena arrivati, i primi tempi (eravamo a Crotone all epoca) la bestia decise di tagliare i ponti e fare marcia indietro. Dovevamo raggiungerlo in un altra città sempre quì al sud, ma senza un soldo e senza più avere sue notizie non sapevamo cosa fare. Non me ne vergogno, anzi ne vado fiero, siamo stati girovaghi, senza casa per un pò. Ma io penso capitino a tutti periodi un po’ così. Fortunatamente però le cose si sono rimesse a posto, e tempo qualche mese siamo riusciti a raggiungerlo nella città in cui risiediamo tutt oggi. Non ho mai avuto rapporti con lui, anzi. Oltre a sfruttare me ed i lavori che ero ed ancora sono costretto a svolgere non abbiamo mai avuto nulla in comune. Lo vedo tutt’ora una volta ogni tot di tempo e solo quando gli fa comodo (insoma quando deve battere cassa) . Idem con mia madre, se da piccoli qualche parola la ci si scambiava, sono anni ormai che il suo atteggiamento è assolutamente identico a quello di mio padre. Insomma, estranei che vivono sotto lo stesso tetto, ma và bene così. A te sembrerà pazzesco ma a me va bene così, io sono una roccia e non ho bisogno di queste stronzate. Di una famiglia, di rapporti umani o qualcuno con cui confidarmi e che mi dia qualche consiglio. Sarà perché non ho mai avuto nulla di tutto questo? O perché sono fatto così, montato alla rovescia insomma. Questo non lo sò. Iniziate regolarmente le scuole medie in Italia, lavoravo e studiavo cercando di imparare perfettamente l’Italiano e, come vedete, ci sono riuscito ampiamente e ne vado molto fiero. È la cosa di cui vado più fiero della mia vita : -) . Sì, mi svegliavo alle 4 ogni santa mattina per il lavoro, ho fatto di tutto. Lavori umili, ok. Ma assolutamente onesti mio amico, e questo è l’importante. Andavo a scuola, cercavo di cogliere ogni parola delle insegnanti e poi tornavo a lavoro il pomeriggio sino a sera inoltrata. quando finalmente si giocava a calcio con gli amici. Non potevo permettermi di studiare a casa la sera, perché tra lavoro e calcio (che non avrei sacrificato per nulla al mondo e che reputo tutt’ora la cosa più importante della mia vita) di tempo non ce n’era. “Lavoravi perché? ” ti chiederai. Perché sin da piccolino, appena arrivato, m’è stato imposto il costo della camera in cui dormo-mangio e vivo. E se non veniva rispettato questo sub-affitto la mia sorte era starmene fuori di casa e cercarmi un altro posto dove stare. Solo Dio sà quante volte m’è toccato stare da qualche amico o per strada così, con un borsone blu standomene seduto su una fermata di autobus senza aspettare alcun bus ma solo per avere un posto dove stare o magari gironzolando in piena notte ed in pieno giorno per la città senza avere nessun luogo da raggiungere. È una cosa che ti distrugge, puoi essere forte quanto vuoi, ma ti distrugge completamente. E continua ad accadere, anche adesso che non sono più un ragazzino, quando per un motivo o per l’altro mi ritrovo senza un impiego (il sogno resta quello di un impiego decente, non sottopagato e non umiliante ma è pura utopia) . Quante volte a pranzo e a cena non mangiavo nulla, e quante volte rimpiangevo i tempi in cui magari non avevamo una sistemazione stabile, ma era tutto più semplice. E la cosa diventa insopportabile. Non è stato facile, anzi… Tagliando corto bè, tra lavoro, barriere linguistiche (fino ai primi anni delle superiori ero praticamente un ragazzo-muto, non parlavo mai con nessuno tranne qualche amico più fidato, forse per terrore di sbagliare a parlare l’ITA o chissà per quale altro stupido motivo) guardavo le vite degli altri, che spesso si lamentavano di ciò che avevano e non riuscendo a rendersi conto di quanto fossero fortunati. Tra playstation, ragazze, uscite il sabato sera e tutti i confort possibili. Ma nemmeno questo era un problema per me e non le tutt’ora, amico mio. Avevo un tetto sopra la testa, anche se non assicurato e anzi che spesso veniva a mancare, un eventuale letto dove dormire e non morivo di fame. Mi bastava quello. Insomma, fino al diploma, la mia vita era il calcio, la scuola e il lavoro. Il sogno, come quello di tutti i ragazzini che giocano al pallone era di diventare un giocatore professionista, ed ero bravo. Cavolo se ero bravo. Però oltre che per strada con qualche amico/compagno e in squadrette di schifo non potevo permettermi d’andare. Non solo a cause economiche ma anche di tempo, potevo giocare solo a sera inoltrata causa lavoro e scuola. Me ne accorgevo e continuo ad accorgermene di essere bravo, ma non ero e non sono nessuno. Ed i sogni non sono fatti per quelli come me. È strano come anche trovandosi in campagna a raccogliere limoni in un paese che non è il tuo si possa continuare a sognare ed andare avanti solo grazie a quel pensiero fisso in testa. Immaginavo di essere al Bernabeu, al Camp Nou, a San Siro o ad Old trafford e raccoglievo agrumi. Ma questo è un altro discorso. Adesso, con l’arrivo del nuovo anno, avrò quasi 20 anni. E le cose non cambiano, tranne che i sogni che riuscivano a farmi andare avanti sono svaniti, l’illusione che mi accompagnava anche. E non so più cosa fare. Non so grazie a chi o cosa sono riuscito a terminare la scuola dell’obbligo ed adesso mi ritrovo senza nulla. Rimpiango le giornate di casa, quando da piccolo restavamo sino a notte fonda giocando al calcio, vinceva chi arrivava a cifre di gol segnati assurde. Forse in quel periodo non ero infelice, anzi era felice. Forse perché ad un bimbo di quell’età basta poco per essere felice? O chissà per quale altro motivo. poi però crescendo mi sono reso conto di quanto la vita non valga quasi la pena di essere vissuta. L’eterna e solita infelicità che mi accompagna non è più scacciata via dai sogni che, come un pallone, sono rotolati ormai via. Vorrei proseguire gli studi ma, come per le altre spese che qualsiasi adolescente normale può permettersi non ne ho le possibilità. Perché vedo gli altri andare avanti, ed io continuo a non avere nulla. Gli altri trovano un altra metà con la quale aprirsi ed essere felici, possiedono una macchina, possibilità di futuro. Io adesso ho addirittura un computer, che per quanto faccia schifo e sia antiquato si accende e questo è l’importante. Ho una e-mail e ti scrivo, adesso. Incredibile, non ci avrei mai creduto se me l’avessero raccontata qualche tempo fa. Per comprarmi questo aggeggio c’ho messo 3 anni di risparmi. Dovevo farlo, perché è l’unico modo per continuare a stare in contatto con la gente che ti sta intorno. Non so cosa sia l’amore e non ci credo, forse perché l’amore è un qualcosa di astratto che ti insegnano da piccolo, non è un sentimento che si cova e che vive dentro di te fino ad esplodere nel momento giusto. È un qualcosa che s’impara osservando chi ci sta intorno, ed io intorno a me non ho mai avuto nulla di tutto questo. Ecco perché credo che sia tutta invenzione, finzione e debolezza. Convenienza, paura di restare da soli e non farcela. Essere convinti di non essere abbastanza forti per poter affrontare la vita, e tutto quello che ne viene, senza qualcuno al nostro fianco. E magari avere ragione. Io poi non ho mai avuto l’amico al quale confidare tutto questo, forse non sono io ad essere così vuoto di sentimenti, non sono io a mancare. Forse a mancare è la persona con la quale parlare. Passo intere giornate in silenzio o a spezzarmi la schiena, ma di parlare non se ne parla. Amo leggere, solo in Italiano. Ricordo che da piccolo per superare la barriera linguistica, che pensavo non mi permettesse di relazionarmi con gli altri, leggevo ripetendo ad alta voce qualsiasi cosa. Scrivevo tanto, davvero tanto. Provavo qualsiasi cosa per sbloccarmi e riuscire a comunicare così con gli altri. Una volta riuscito però mi sono accorto che forse non era solo un problema di lingua. Era, ed è ancora, la mancanza di qualcuno con cui parlare, oltre al mio carattere che, a causa delle tante e spiacevolissime esperienze la maggior parte delle quali non sto quì a raccontarvi, mi ha indotto a crescere così. Una roccia forse, ma vorrei non esserlo. L’unica esperienza di questo tipo che ho avuto è stata con una ragazza, non era Italiana ma Slava. Lavorava in un circo dove ho dato una mano per qualche tempo. Non parlava una parola d’Italiano ed io ero un ragazzino. Non comunicavamo in nessun modo ma giuro, giuro su ciò che vuoi, che ci capivamo. con qualche sguardo, con qualche gesto e con infiniti e splendidi sorrisi. Io oltre ad essere un tipo schivo e taciturno (al limite del muto) sorrido davvero raramente. Per quale motivo dovrei sorridere se sono infelice e non sono mai stato felice? Spiegamelo. Lei invece sorrideva, sempre. Ricordo ancora il suo viso, era stupenda. Non so perché sorridesse, ma mi dava la carica. Lei era l’unica “cosa” in grado di farmi andare avanti, oltre i sogni ed il calcio. Purtroppo non l’ho mai più rivista, ma i momenti con le non li scorderò mai. Li porterò sempre con me, furono un paio di mesi fantastici. Eravamo inseparabili. Pur non passando il tempo a baciarci o stringerci, come penso qualsiasi coppia faccia, non facevamo altro che stare insieme. Ci perdevamo nello sguardo e nel sorriso dell’altro e le ore, i giorni volavano. Continuo a chiedermi cosa faccia adesso, quale stupenda parte d’europa starà visitando (se continua a far parte di quel circo ovviamente, anche se con ogni probabilità è così dato che ci lavorava tutta la sua famiglia) . Chissà se mi ricorda ancora, se è mai stata capace di dimenticarmi o se immagina quanto continua ad essere importante per me. Io, e non lo diresti mai conoscendomi, che penso ad una ragazza, che scrivo queste frasi smielate pur essendo magari il primo a non credere a queste cose ritenendole al limite del vomitevole. Ma non sono io quello che la gente, i datori di lavoro, gli “amici” e tutti gli altri conoscono. È una versione di me, una versione che si è costruita negli anni attraverso delle esperienze e dei momenti della mia vita che mi hanno segnato per sempre. Quando ho la mente piena di domande, dubbi, infelicità e quant’altro (praticamente sempre, a meno che non stia su di un campo da calcio o non mi stia godendo una partita dell’unico inscindibile amore in cui credo e cioè la squadra di calcio del mio cuore, che rappresenta il mio paese, e che è tutto per me) penso a lei. Sorrido e vado avanti. Però non basta più. Allora mi chiedo e chiedo a te, non ho anche io il diritto di essere felice? A cosa serve la vita, che senso ha la vita, se deve essere vissuta sgobbando ogni istante merdoso della mia esistenza senza la minima emozione, il minimo affetto ed anche solo una minuscola speranza di poter cambiare le cose? Con affetto, e scusate la lunghezza dello scritto. Ciao ciao Buona giornata a te.

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3 commenti

  1. 1
    Zingaro -

    grazie per aver-la pubblicata e grazie a chi avrà la pazienza di leggere

  2. 2
    Aria85 -

    Ti ammiro,sai…sei un uomo coraggioso.
    Hai appena vent’anni,eppure sei un uomo.
    Non smettere mai di credere in un futuro migliore…
    Se ci pensi bene tutto quel che sei riuscito a costruire intorno a te fino ad oggi,qualche anno fa potevi solo sognarlo.Eppure oggi è realtà!
    E allora continua a sognare,continua a costruire.
    Il diritto alla felicità è il più dovuto e il meno semplice da ottenere.Tutti noi ce lo dobbiamo conquistare a caro prezzo.Chi più,chi meno.
    Tu sei abbastanza forte per avere ciò che desideri dalla vita.Continua a lottare.
    La vita è bella per chi sa vederla come tale.Al di là dell’avere.
    E spero anche che ti si addolcisca un po’ il cuore,e che tu possa avere una famiglia splendida.
    Vorrei regalarti l’abbraccio più stretto e il sorriso più dolce.E spero tu possa incontrare al più presto qualcuno che renda reale questo mio pensiero virtuale.
    Il motivo per andare avanti c’è.Sei tu.
    Per quello che vale,sono con te.

  3. 3
    Zingaro -

    Grazie degli splendidi pensieri, apprezzo molto. E non posso fare altro che invogliare tutti
    voi, e chiunque legga queste mie parole, nel vivere la propria vita
    apprezzando ciò che si ha. Che non vuol dire non nutrite ambizioni e non voler progredire migliorandosi di giorno in giorno eh, attenzione.. Però, probabilmente, ciò che qualcuno già
    possiede (e che magari dà anche per scontato non attribuendone la giusta
    importanza) per qualcun altro sarebbe semplicemente un sogno, un qualcosa che sfiora per davvero la pura utopia. Anche le
    piccole cose, quelle stupide. Mi riferisco ad esempio ad una qualsiasi persona
    che ti chieda come ti senti, oppure poter fermarsi un attimo e
    rilassarsi, avere un tetto sopra la testa stabile e qualcuno che tiene
    a te. O la patente, poter uscire la sera con gli amici, potersene fare
    di amici… e poter addirittura avere una bella ragazza. Ma anche
    semplicemente sentirsi a casa. Ammazzerei per una di queste cose
    eheh.. Vivere una vita normale, avere bei ricordi d’infanzia e poter sognare.. Avere delle speranze.. Apprezzate ciò che avete e fate del bene, penso sia questa la base per vivere una vita felice… io spero di avere qualcosa da
    apprezzare un giorno, per quanto riguarda il fare del bene ci provo e
    ci ho sempre provato nel mio piccolo.. ormai nella mia vita non resta
    altro che essere una brava persona e, quando arriverò al capolinea,
    traendo le somme spero di aver aiutato sempre il mio prossimo e teso
    una mano a chiunque ne avesse bisogno… e se sarò stato anche in
    grado di non fare del male a nessuno ma anzi riuscendo ad essere una
    minuscola forza positiva dell’universo.. allora saprò per certo che la

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