Uomini e donne che non si capiscono
di
uqbardeva
Riferimento alla lettera:
Conoscete il maschiese e il femminese? Due lingue che a scuola non si studiano. Però sono indispensabili perché i due sessi si capiscano. Passo molto tempo a spiegare ai maschi il femminese e alle femmine il maschiese. Ma a volte le mie spiegazioni non bastano, se non c'è un desiderio...
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Data di pubblicazione: 6 Dicembre 2010.
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Categorie: - Riflessioni
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Ciao a tutti
Cerco di estrapolare alcuni punti fondamentali che avete espresso nei vostri post.
Verità,
quanto scrivi nel post 1396 è ciò che più si avvicina alla realtà.
Psicologi ? Ne ho cambiati 4 !
Golem, anche tu in questa frase sintetizzi un po’ il tutto:
“…Io credo che tua moglie non si sia sentita capita nel profondo, ritenendo, forse, che il tuo probabile atteggiamento di rifiuto (sbaglio?), fosse indice di un egoismo non compatibile con le tue dimostrazioni di amore….”
Golem, Verità, in sintesi, quello che avete scritto è quello che mi ha detto lei.
Ma è facile così ! Avevo un’idea, che lei conosceva e condivideva. Poi lei cambia e mi chieda altrettanto. Io faccio fatica, molta fatica, sono spiazzato. Ma per amore suo cerco di combattere con il mio modo di vedere. E ciò mi crea ansia e nervosismo interni. Ma lei non lo vede. Vede solo il suo problema. E dentro di sè pensa che voglia ferirla, che sia un egoista. Mentre sto solo cercando di cambiare idea…per lei, per noi !
Rossana, per la prima volta sono meno d’accordo con quanto scrivi.
Lei non appariva insicura, ed io non ero attratto dalla sua emotività, quanto dalla sua razionalità.
Sarò stato anche lento nel prendere una decisione. D’altra parte lei lo sapeva benissimo che per me quello era un problema. Forse l’unico problema. E non direi che sia stato saggio il suo intuito. Quanto opportunistico. Niente a che fare con l’amore a mio parere.
D’altra parte, ha nascosto a tutti la sua relazione extra-coniugale. Speculando sul mio silenzio. Io sapevo. E lei sapeva che io sapevo. Ma io non raccontavo nulla a nessuno. E lei negava a tutti l’esistenza di un terzo, incolpando solo me. Per uscire pulita da una storia in cui era più sporca della tuta di un meccanico.
Mi scrivi che io tendo a non esaminare la mia parte di colpa. Ma Rossana, mentre lei incolpava me e negava il terzo, io mi prendevo le mie “colpe” davanti a tutti. E quali “colpe” ? Un punto di vista ! Un punto di vista che lei ben conosceva e che le avevo ripetuto per anni. Un punto di vista che a me creava disagio. Ma che comunque stavo cercando di modificare proprio per andare incontro a lei e a noi.
E quando alla davanti a chi ci chiedeva cosa stesse succedendo ho “spiattellato” la mia “colpa”, le mie uniche “tre frasi infelici” pronunciate in venti anni, lei ha pensato bene di accusarmi di qualsiasi nefandezza….
Mi ha accusato di tutto Rossana, di cose non commesse, di modi di essere che non mi appartengono. Oltre a tirar fuori cose che non stanno nè in piedi nè in terra.
Per ovvie ragioni non posso elencare tutto. Che è la parte peggiore. Mi viene la nausea ragazzi !
Ovvio che non sono più interessato a guardare oltre…chi si fida più ora ?
GOLEM senza offesa ma tu ogni rapporto che sia simile lo identifichi col portoghese e tua moglie. Ma io non sono lei e lui non è il portoghese. E lui è quello che è infatti non ho mai detto che fosse maturo. Non c’è nessun piano B o C visto che non ci vediamo neppure, non ci sono progetti in questo senso e io non elemosino proprio niente. Il livore che hai per la storia di tua moglie è comprensibile ma forse dovresti tenerlo separato dal resto.
E come ti ho detto in passato tu vedi e parli dell’amore in base al tuo metro di giudizio e alla tua visione..che appunto sono tuoi e non verità assolute. Ogni sentimento e ogni rapporto, anche se non perfetto e consolidato come il tuo, secondo me è degno di rispetto.
Io francamente questo voler distinguere tra amori di serie a o di serie b lo trovo fastidioso. Anche perché nella realtà può succedere di tutto, storie iniziate come avventure che diventano per la vita e storie di decenni che vanno in frantumi malamente. E neppure sulla tua storia così perfetta GOLEM si può mettere la mano sul fuoco, come per chiunque altro. La mia non vuole essere assolutamente una polemica, è solo la mia opinione 🙂
Cara Valinda, stai tranquilla che non mi offendo, qualunque cosa tu dica. Il rapporto col portoghese è solo un esempio classico del paradigma, donna innamorata+uomo che non ricambia = amore non compiuto. Quindi che resta nell’etere come i sogni. E per questo motivo SEMPRE migliore dei quelli reali, per ovvi motivi che l’abbondante uso della fantasia spiega benissimo.Tutto qui.
Io ho la presunzione di aver saputo cosa in realtà ha significato per la mia lei IN CONCRETO quella storia, e ho avuto la sensazione di intuirla nella tua, vedendo in te alcuni tratti caratteristici di mia moglie, che è altrettanto per bene quanto lo sei tu.
E’ vero, forse inconsciamente, quanto assurdamente, certi interventi nelle storie altrui nascono come dal bisogno di voler evitare a lei, attraverso una terza persona, certi “risultati” che intravedo in molte storie che leggo su queste pagine, e capisco che è una pretesa ridicola. Ma quando vedo certe premesse so già come andrà a finire.
Anche lei con il tipo non si vedeva che raramente, per via del lavoro itinerante di lei. Questo fatto finisce per diventare un amplificatore “della fantasia”, con le conseguenze che potresti immaginare.
E’ vero anche che ogni amore è diverso per le caratteristiche che contraddistigono i singoli, ma se i protagonisti cambiano, la trama della commedia è la stessa. Lei lo vuole e lui non la vuole, ma in un modo o nell’altro SA’ come mantenerla legata a sè. Vedi tu quale potrebbe essere l’epilogo. Sia che si svolga a Lisbona che a Bagnacavallo.
Ciao
Bene Giampaolo, dunque, ricapitolando:
– Hai avuto 4 psicologi e… Nulla. Stai ancora lì, che non ti “sblocchi”;
– Le ragioni della tua ex moglie le conosci (l’ipotesi di Golem e mia), ma… NON TE NE FAI UNA RAGIONE UGUALE, ergo: non ACCETTI;
– Lei ti ha addossato le colpe di TUTTO. Tu non ti sei difeso. Addirittura le hai fatto DA SCUDO UMANO, proteggendola davanti agli altri. Perché ti sei TU preso questo COMPITO? Perché TI VERGOGNI per lei, di lei, e dovevi TU difendere quella IMMAGINE di cui sappiamo? (e che TU vuoi stare lì, notte e giorno, ad ACCAREZZARTI: fai pure eh… Però che almeno questa cosa ti rendesse FELICE! E invece no. Dunque ti domando: ti PIACE essere infelice? No, perché altrimenti c’è qualcosa che non mi torna…);
– Esempio: se mia madre, caro Giampaolo, o CHIUNQUE altro, mi tira UNA BOTTA in testa, mi fa del male ecc. Sia chi vuole: io MI DIFENDO! E mi oppongo. Non è che… Fosse pure mia madre (o il mio ex…): dico, oh, prego… Colpiscimi ancora, che A TE CHE SEI SPECIALE, lo permetto…
Comprendi? Ora io non sono una psicologa: ma ti accorgi che questo *è* MASOCHISMO? Ti informo: è un *disturbo*.
Poi ripeto, se tu vivessi bene così…
Ma tu scrivi: ““Mi ha fatto crollare un mondo, il mondo. E non ce n’è un altro di mondo.” “Posso solo dirti che il pensiero di quanto é successo mi perseguita. Ci penso sempre purtroppo”.
Come si dice: per me il caso è chiuso. Giampaolo: se non vuoi risolvere, non risolvi.
Peraltro scusami… Ma guarda che mica devi avere una storia d’amore con un’altra per forza. Mi pare quasi che ora tu cerchi una SCUSA per questo. Ma guarda che tu puoi benissimo “chiudere” QUELLA faccenda, e non impegnarti mai più in un’altra storia. Che problema c’è? Se non te la senti non te la senti. L’importante è che tu “chiuda” la sofferenza di quella faccenda.
Puoi dedicarti a mille altre cose, e non sei obbligato a metterti con un’altra.
Poi, se tu intendi ora “punire” lei (e invece punisci te) restando in eterno sul PUNTO (che lei ti avrebbe rovinato la vita completamente), e ti ci vuoi ostinare all’infinito… Fai pure.
PS: analizza questa tua frase “Ovvio che non sono più interessato a guardare oltre…chi si fida più ora ?” . Ti faccio notare che ATTRIBUISCI alla tua ex un POTERE ESAGERATO sulla tua intera esistenza. A me “suona” così. Dunque TU le dai la colpa, ora, di TUTTO. Stai facendo COME LEI. E’ un fantasma con UN POTERE: te ne accorgi?
scusa, Giampaolo: concludo il post per te, che ho dovuto rinviare per mancanza di spazio:
Evita, se puoi, di mantenere a lungo un lamento che ha sì ragione d’essere, emotivamente, ma che ha anche i presupposti per essere superato razionalmente.
6) Puoi scegliere se mantenere un ricordo della lei che hai amato e che a modo suo ti ha ricambiato (finchè l’ha fatto), oppure cancellarla definitivamente dalla tua memoria (cosa che vedo meno facile) ma dovresti in ogni caso prendere atto che si tratta di passato. Qualsiasi sia la tua decisione in merito, cerca di voltar pagina e di mantenere un’opinione equilibrata sul resto delle donne. La via di mezzo, che pur esiste, in questo caso non risolve nulla ma prolunga soltanto il limbo della sofferenza. Usa la volontà e vedrai che ne potrai trarre giovamento.
certo che, senza conoscerla, si può supporre di lei quanto di più lontano dalla realtà. insisto, comunque, sul mio pensiero di fondo: una persona che si comporta in modo così opposto a tutto quanto è stata prima non può essere nè troppo equilibrata, nè troppo sicura di sè. una cosa è l’apparenza (chi più è insicuro, maggiormente è di solito arrogante); altra è la verità, al di sotto della corazza.
fatti animo: se vuoi, ce la puoi fare!
Giampaolo: Rossana e Verità docet.
Io aggiungo solo una cosa: fai scendere dal piedistallo l’immagine di quella donna e di cosa ha rappresentato per te. Ne hai tutti i motivi. Anzi, non avresti mai dovuto metterla in quella posizione.
Il tuo atteggiamento dimostra una dipendenza da quella figura che sembra ereditata da un’altra dipendenza femminile più antica.
Poco male, si cresce a tutte le età. Comunque siano andate le cose, sono andate, e non credo si ristabiliranno più. E’ più opportuno guardare avanti, banalmente, anche perchè non ci sono altre alternative.
Ma vorrei consigliarti una cosa, nel momento in cui dovessi incontrare la nuova compagna che da qualche parte ti sta aspettando. Sforzati di vederla per quello che è, e non cercare fotocopie di nessuno, mi hai capito, vero? Ma soprattutto fai come diceva Jim Morrison: progetta la vita (anche quella sentimentale) come fosse infinita, ma vivi ogni giorno come fosse l’ultimo. Perchè in realtà così è se ci pensi. Ciao
Valinda,
ti intuisco simile a me, per sensibilità e temperamento, per cui, sfogo per sfogo, ti racconto dell’ultima (nonché seconda volta) che mi sono innamorata, dopo essere stata lontana da pensieri e aspettative d’amore per quasi 20 anni.
Uscendo pochissimo di casa e abitando in un paesino in culo ai lupi, dove già mi sentivo isolata a 15 anni, ho conosciuto quest’uomo in rete. Ci siamo scambiati un po’ di mail, quasi a raffica; abbiamo riscontrato di avere parecchie cose in comune e abbiamo deciso d’incontrarci. L’appuntamento era per un mattino alle 11 ma io non l’ho vissuto: l’emozione è stata così forte che ho subito un’amnesia globale transitoria, che ha cancellato dalla mia memoria dieci ore di quel giorno, rapporto intimo incluso.
Abbiamo poi continuato a vederci saltuariamente: lui cercava forse solo sesso, io avrei voluto un po’ d’amore e d’attenzione in più, sempre che le due cose possano essere scisse. Rendendomi conto che non eravamo sulla stessa lunghezza d’onda, dopo alcuni mesi di speranzosa attesa, ho deciso di chiudere la relazione.
Lui si è messo in casa una donna molto più giovane di me, che ora lo comanda a bacchetta. Abbiamo continuato a scriverci di tanto in tanto e mi è stato di aiuto in un momento di difficoltà pratica. L’ultima mail che di recente ho ricevuto da lui inizia con: “sono psichicamente morto e ho deciso di arrendermi per non morire fisicamente” e conclude con: “grazie della tua vicinanza”.
Da lui non mi aspetto più che un’amicizia virtuale. Sono quasi quattro anni che non lo vedo, eppure è la persona che sento più vicina d’ogni altra. Resta una presenza-assenza importante. La temporanea mancanza d’ossigeno al cervello mi ha arrecato qualche danno, per fortuna non troppo grave, oltre al fastidio di dovermi sottoporre a esami clinici di vario genere. Sembra assurdo che una persona di buon senso possa rimpiangere quel primo incontro, di cui nemmeno conserva il ricordo. Invece, sarei pronta a subire un danno cerebrale raddoppiato, pur di tornare a essere innamorata e a rivivere, come allora, il ritorno dell’energia vitale dell’amore…
Masochismo? No: difficoltà a trovare persone con cui ci sia istintivamente intesa, anche se sbilanciata in termini affettivi… Poco importa se quel suo giardino interiore resterà chiuso per me o se non è che illusione. Basta sapere che esiste e l’idea che ho di lui a darmi la serenità di cui ho bisogno, quella di non sentirmi del tutto sola sulla faccia della terra.
Rossana, e’ bellissimo quello che ho letto e mi hai commosso. Ancora una volta. Ti ammiro.
golem
riguardo agli amori non ricambiati voglio dirti questo: non è che noi donne idealizziamo questi amori perchè non li viviamo veramente, perchè in realtà non conosciamo VERAMENTE l’ altra persona. non sono queste le ragioni che ci fanno percepire queste esperienze come “determinanti” e fatali per la nostra vita. io conoscevo praticamente tutto del mio “bandito” dei cinque anni, SOPRATUTTO I SUOI LATI PEGGIORI E MENO AFFASCINANTI. conoscevo la sua famiglia e frequentavo la loro casa, ero diventata amica di suo padre e di sua sorella, mi ero scontrata con sua madre A PAROLACCE, frequentavo il bar di proprietà della sua famiglia, e lui frequentava la mia casa e conosceva mia madre, sapeva tutto di me e della mia famiglia, avevamo convissuto, avevamo condiviso esperienza VERE ( come quando l’ ho salvato da una condanna ), ci siamo mostrati l’ uno all’ altra nei momenti migliori come anche in quelli peggiori ( quando ad esempio una volta ero in macchina con lui, ha sbandato e siamo finiti in un lurido canale, ci siamo beccati la dissenteria che abbiamo “molto poco romanticamente” curato insieme a casa mia, tra vomiti e diarrea … ), ed ero sempre io a curare le sue sbronze quando rientrava da qualche nottata “brava”; quindi ti posso dire che io e lui questa storia L’ABBIAMO VISSUTA NEI FATTI, non è stato per me un poetico sogno che ho idealizzato nell’ irreale. io mi sentivo quasi come una “moglie” ormai, e lui era arrivato a definire casa mia “il suo tetto coniugale”. quindi non posso parlare di STORIA NON VISSUTA O NON COMPIUTA, ma di amore non pienamente ricambiato e non progettualizzato.
Maria Grazia, la tua e’ una storia più articolata del classico amore non ricambiato. Tuttavia contiene le caratteristiche di quelli classici nel carattere del “non ricambiatore”, quel carattere che ha un fascino irresistibile sulla maggior parte delle donne per quei motivi che un uomo, che ricambi o meno, NON COMPRENDERÀ MAI.
La ” caratterialita” particolare, diciamo, di questi personaggi, che in una condizione di “sobrietà” sentimentale sarebbe giudicata eufemisticamente come disadattata da chiunque, ma che in chi ne è innamorata appare come portatrice di presunti talenti inespressi
Naturalmente questi talenti non esistono, e nove volte su dieci il fallimento e’ l’unico successo al quale possono aspirare. Ma una donna ha la capacità di esprimere verso questi soggetti un’ intensità di sentimento che nessun ” ricambiatore” avrà mai.
Strano. Sin da quando ero ragazzo sentivo le mie coetanee che desideravano il principe azzurro senza macchia e senza paura, ma il ” disgraziato” o il bello e impossibile le attraevano come mosche sulla marmellata.
Non ho mai capito il perché, anche se non piangevo miseria con le donne, essendo per mia fortuna un bel ragazzo. Ma non ero impossibile, ne avevo complicazioni o tendenze criminali.
Ma non ci ho fatto particolarmente vado, almeno fin tanto non ho conosciuto BENE la storia di mia moglie con quel soggetto, di cui ti evito la replica.
Io devo dirti che. Ho invidiato quell’uomo, perché è riuscito ad avere da una donna come lei, una passione e una dedizione che ho definito. “canina”, per il solo fatto che era lui, stronzo, opportunista, mediocre e…viziato, e deliquente fsllito. Ma lei lo vedeva come tu vedevi il tuo bandito: in quelle condizioni perché incompreso e bisognoso di affetto.
Un uomo normale come me, nel senso del possesso di un equilibrio che gli ha consentito di raggiungere obiettivi che si prefiggeva, in grado di proteggere e dare sicurezza, e pure, lasciamelo dire, un bell’uomo, NON scatena niente che somigli minimamente a quella DEDIZIONE CANINA di cui ho accennato.
Come una mamma farebbe col figlio più disgraziato dedicandogli, più tempo, latte e fatica, così queste donne si comportano con questi uomini, dando fondo al solito istinto che le spinge a dare più amore a chi sembra averne più bidogno. Questo le fa sentire di compiere una missine. È quello che mi disse lei, quando le chiesi che senso avesse avuto passare sei anni in quelle condizioni per un fallito senza speranza che non la ricambia …
… neppure.
Paradossalmente se tu ami una donna e lei percepisce in te questa sicurezza affettiva, non sentirà mai quella spinta né quell’intensita che sentiva per il disgraziato, perché PENSA che non hai bisogno come l’altro di attenzioni, sbagliando. Ma l’istinto la porta a DARSI di più a chi ritiene abbia più bisogno.
È questo l’errore fondamentale, quello di scambiare, a causa di QUESTO ISTINTO MATERNO, il disadattato per un bambino da accudire, anche se ha trenta o quarant’anni.
Il motivo per il quale la donna non ricambiata non si sente defraudata nasce da quella sensazione: quella di aver svolto una missione. Un po’ come al maschile avveniva quando si “moriva” per una causa, anche se questa era sbagliata. È il senso di gloria che proviene dal…sacrificio.
Ma così come l’eroe per godersi quel momento DEVE morire, allo stesso modo la donna che si dedica alla “missione” di uomini di quel genere “muoiono” all’amore vero, quello che si fa essendo in due. E l’unica cosa che le resta è il ricordo “glorioso” di aver amato veramente un’idea di uomo. Ma non un uomo, perché questo le avrebbe saputo amare.
Buongiorno.
Io vedo le cose (riguardo l’amore) come Golem, eppure sono una donna. Non la vedo però precisamente come lui. Prima di tutto non comprendo e non accetto questa divisione NETTA tra uomini e donne, la donna, il sacrificio per un inetto eccetera e tendo ad analizzare le questioni nel particolare, ma poi le inserisco nel generale, quindi appoggiandomi a questa tesi, ad esempio, di uno sbilanciamento (in teoria a sfavore della donna, e basta), vi farei notare che se sbilanciamento c’è, è da ambo le parti. La questione allora posta così diventerà: QUALE SODDISFAZIONE, pienezza, amore veramente corrisposto, quale costruzione vera, quale crescita, può avere un uomo in un rapporto “sbilanciato”? Risposta: nessuna.
Poi. Esistono, eccome, uomini che si “sacrificano” fuor di misura, per donne. Se non li vogliamo vedere, questi uomini, ok, non vediamoli, ma ci sono. Abbiamo un esempio qui. Giampaolo, per esempio, io lo vedo ora come uno che “sacrifica” la sua vita, il suo presente, per una “persona” (immagine) che LUI NON VIVE. E che tutto può fare per lui, in senso negativo, ma assolutamente nulla gli dà (soddisfazioni, gioia, condivisione, ecc.).
Va bene, c’è una “tendenza” nella donna: l’istinto materno, va bene. Ma ciò di cui si parla, a mio vedere, è “deviazione” (nevrotica), con “spinta culturale”, dall’istinto materno, che ovviamente dovrebbe essere indirizzato verso UN BAMBINO. Dunque, tutti questi rapporti “sballati”, per me, sono manifestazioni “nevrotiche”. Più, o meno, nevrotiche. Ovviamente ci si può curare. Ci si può correggere. Si può cambiare.
Strada facendo, io per esempio, penso di avere chiarito (esperienza, ma avevo certe “intuizioni” già precocemente…) sempre più che sia inaccettabile che un uomo “pretenda” da me che io gli faccia da… “Mamma”. Con tutto quello che ne consegue: atteggiamenti piagnucolosi, vittimismo, manipolazioni, giustificazioni infinite con vera mancanza di presa delle PROPRIE responsabilità (persino sui PROPRI sentimenti, poiché infatti oggi siamo talmente INDIETRO, che ora è sempre più diffuso che un uomo – e una donna – addirittura abbia PAURA di dichiarare i PROPRI sentimenti) ecc.
Allora, poiché non ho “accettato” ruoli “materni”, decisi da altri, per LIMITI, o nevrosi, loro, ho dovuto interrompere la/le “relazioni d’amore”, che, d’accordo con Golem, NON POSSO considerare di “amore”: se stiamo parlando di amore “maturo”, tra persone “mature” e che hanno raggiunto una PROPRIA “stabilità” interiore.
Poi se appunto vogliamo parlare di altro, e chiamarlo amore, benissimo, ognuno è – ovviamente – libero di farlo: io li chiamo rapporti nevrotici. Di persone che siccome si ostinano a non curarsi le PROPRIE nevrosi, avranno SEMPRE rapporti profondamente NEVROTICI.
La vita è già difficile di suo e l’essere umano già complesso: non occorre iniziare un rapporto che già nelle premesse ha LA MANCANZA, l’assenza, la carenza, le falle, le ambiguità ecc. E’ chiaro che così ci si condanna a qualcosa, già in partenza, di infelice, di carente.
E se si SBAGLIA, perché si credeva che vi fossero tutte le premesse POSITIVE per avere un amore felice, e poi invece no, si deve avere il coraggio di chiudere.
Dopo – se si riteneva che vi erano possibilità POSITIVE – avere LOTTATO.
Lottare va benissimo, in amore: ma ricordiamoci sempre che in un amore, e nella vita, se si è in coppia, si lotta IN DUE.
E si lotta, in due, per quale ragione? La prima ragione per cui ci si mette insieme è che ci si ama, giusto? E si GRADISCE MOLTO stare insieme, giusto? Allora poi perché io dovrei vedere strada facendo che diventa qualcosa di MOLTO diverso, per esempio, di quello che era all’inizio? E quindi dovrei stare a guardare come nulla fosse l’egoismo, la noncuranza, la sciatteria, l’assenza, il non ascolto, il dare per “scontato” ciò che si riceve, la mancanza di piacere e gioia nelle piccole cose, ecc.?
E si lotta, insieme, per che cosa? Mi pare che sia: tu mi ami, ma anche io. Tu vuoi le mie attenzioni, ma anche io. Io ti sostengo, ma anche tu. Tu vuoi la tua crescita personale, ma anche io. Io voglio realizzarmi nella mia vita, ma anche tu. Tu hai bisogno dei tuoi spazi, ma anche io. Io voglio condividere con te gioie e dolori, ma anche tu. Tu vuoi intimità, ma anche io. Eccetera.
Nemmeno nel rapporto tra genitori e figli si può pensare di avere un rapporto così “sbilanciato”, come invece oggi vediamo bene che è (ma lo neghiamo). Tant’è che si dice che i genitori oggi “danno tutto”: meno le cose veramente importanti. E il figlio “non deve niente”. Cosa sbagliatissima, almeno per me. Visto che un genitore non è… Un cameriere o servo personale del figlio. Pensiamoci…
golem
ma tu sei proprio sicuro che sacrificarsi per qualcuno ( che lo faccia un uomo o che lo faccia una donna ) significhi necessariamente stargli sempre vicino o, se vogliamo, SEMPRE ADDOSSO ? Pretendere da questa persona una progettualità e un impegno magari fin da SUBITO dell’ inizio della relazione ?… il problema degli uomini che ti “ricambiano”, è quello che spesso confondono una presenza soffocante e ossessiva, che mira al possesso e al controllo, CON LA DEDIZIONE E LA PROTEZIONE VERSO LA DONNA AMATA. non mi riferisco al tuo caso, per carità ! dico solo che in queste storie dannate io non ci vedo solo la crocerossina che vuole svolgere una missione verso il caso “disperato”, ma anche un’ inconfessata volontà della donna di vivere un rapporto libero e senza schemi. purtroppo il prezzo da pagare per vivere in amore questa libertà è spesso la solitudine, o il rapportarsi con questi uomini che non ricambiano appieno i tuoi sentimenti. se riuscissero a farlo, probabilmente diventerebbero come tutti quegli altri uomini che ti stanno sempre addosso e non ti lasciano i tuoi spazi. ecco golem, credo che il fascino che assumono queste storie nasca anche da questo, anche se non tutte le donne ne sono consapevoli, perchè tutti pensano ( le donne in primis ) di aver bisogno di qualcuno che guida ogni loro passo e che fa sentire costantemente il “suo fiato adddosso”, MA NON E’ COSI’ ! ecco che allora il pirata sfuggente assume un’ immagine intrigante agli occhi della donna, quella cioè di un uomo che può anche fare a meno di te, e quindi di un uomo “forte”. anche se poi come dici tu forte non è. gli uomini innamorati e devoti devono però capire che per le donne l’ uomo “imprendibile” risulterà sempre PIU’ IRRESISTIBILE RISPETTO A TUTTI GLI ALTRI, A PRESCINDERE DALLE SUE QUALITA’ UMANE. e, come ho detto prima, non per il fascino della “missione”, ma per il fascino dell’ indipendenza e della libertà che sembra aloneggiare intorno a questi uomini.
se molti uomini ( ma anche molte donne ) capissero che desiderare o amare qualcuno non vuol dire pretendere di averne il controllo totale, ci sarebbero molte meno storie dannate in cui c’è una persona innamorata, e un’ altra non innamorata.
Certo Verità, non esiste una demarcazione comportamentale netta negli esseri umani, quello spirito “eroico” di cui ho accennato e’ caratteristico di entrambe i sessi, ma si manifesta in ambiti differenti. L’esempio dell’eroe maschile che si immola per la Patria o per una comunità, corrisponde a quello femminile indirizzato verso il ” bisognoso”. Entrambi contengono il sacrificio dei propri ” interessi” per uno scopo che sentono intimamente, e che, comunque, pur nel prezzo che costa la loro generosità, sentono come un’ altrettanto intima soddisfazione e appagamento. Che non da’ felicità, ma gloria, come sostengo, che qualcuno può leggere anche come un contorto narcisismo masochistico. Ma questa e solo una mia illazione.
Nessuno si sentirà mai di “criticare” chi sacrifica se stesso per “generosità”, ecco perché la donna, in questo caso, che consuma la vita per compiere la ” missione” sarà sempre guardata con tenerezza, e l’eroe, morto per la causa, con ammirazione. Ma il prezzo è alto: perdere se’ stessi.
C’è un vecchio detto che credo sia di Bertold Brecht e che dice così: ” Beato quel popolo che non ha bisogno di eroi”. Dichiarando implicitamente quanto ci sia di ” malato” dietro questa manifestazione, che se appare empaticamente ammirevole, cela in realtà un profondo disagio dell’anima di chi sente il bisogno di esprimerla e della stessa cultura nella quale questa viene santificata.
Giampaolo,
“E non si compra casa con chi non vuoi più stare!” – non ti sei mai trovato in un serio conflitto, nel desiderare una cosa e farne un’altra, per la difficoltà a cambiare le tue prospettive? Non voglio giustificare questa donna, che ha avuto il grave torto di non esprimerti dissenso e di non litigare con te per far valere le sue ragioni. Forse sapeva che nel confronto con le tue capacità logiche avrebbe perso comunque… forse, invece, poteva ritenere inutile cercare di convincerti a vivere in positivo, come lei desiderava, un qualcosa che non sentivi per niente tale… forse si vergognava del suo cambiamento, rispetto a quanto aveva prima accettato come progetto di vita condiviso…
“E non direi che sia stato saggio il suo intuito.” – saggio, per me, nei confronti del figlio che voleva e che tu non avresti probabilmente potuto amare come lei avrebbe auspicato. Dal mio punto di vista, meglio allontanarsi da qualcuno che non desidera figli piuttosto che portarlo a condividere un progetto di questo tipo, se davvero troppo lontano dal suo sentire. I sentimenti non si possono forzare più di tanto e un figlio ha diritto all’amore di entrambi i genitori.
“ha nascosto a tutti la sua relazione extra-coniugale.” – pura e semplice vergogna, in quanto ben sapeva che stava tradendo non soltanto te ma anche quella che era stata in precedenza, che aveva condiviso una visione di vita che ora stava rinnegando. Definisci questo atteggiamento come preferisci ma per me non è né maturo né responsabile.
“Mi ha accusato di tutto Rossana, di cose non commesse, di modi di essere che non mi appartengono.” – spero non ti farai condizionare da parole rispetto ai fatti. Parole pronunciate per ferire e per apparire più “candida” di quanto in realtà questa donna non sia stata, e ti assicuro che, se c’è una persona che ha imparato a sforzarsi di capire gli altri in tutte le loro sfumature, incluse quelle negative, quella ritengo di essere proprio io. Fai un bell’elenco di tutte le accuse e le colpe che ti ha addossato e scrivi accanto ad ogni concetto di fondo una tua accettazione in percentuale. Poi, prendi il foglietto e brucialo, restando quello che sei e quello che ritieni di essere. Non permettere a nessuno di giudicarti più di quanto tu non possa fare da solo.
Mi sorprende che in te persista amore, pur avendo ben chiare tutte le mancanze di questa donna nei tuoi confronti e nonostante tutto il male che ti ha fatto. Tuttavia, nel contempo riconosco che è giusto così.
Maria Grazia,
“non per il fascino della “missione”, ma per il fascino dell’ indipendenza e della libertà che sembra aloneggiare intorno a questi uomini.” – concordo con te: se l’amore è inteso come “missione”, si tratta di amore, almeno in parte, malato. ma, se l’amore dà una qualsiasi forma di appagamento, magari anche soltanto interiore e/o temporanea, perchè rifiutarlo a priori o classificarlo in serie B? non sta ad ognuno scegliere di volta in volta quanto più ci attrae, senza essere costretti a farlo da nessuno? così dovrebbe essere per persone in grado d’intendere e di volere… altra cosa è la sublimazione, che è davvero appannaggio di pochi!
ciao, donna “moderna”, con cui ho tanto e nel contempo tanto poco in comune. 🙂
—
Golem,
mi farebbe piacere sapere che hai potuto capire, come spero, almeno in parte quanto ho voluto esprimere, al di là del personale vissuto e dello “sfogo”. attenzione, però: ammirare potrebbe significare “amare con la mente”! 🙂
grazie per l’apprezzamento. buon fine settimana.!
“E le donne cosa vogliono? Lascio a voi la risposta. E spero che sia utile ai maschi che la leggeranno.”
voglio un pazzo
voglio un ribelle
voglio il brivido sulla mia pelle
voglio il vento
voglio le stelle
voglio vivere senza catene
voglio correre
voglio ridere
voglio amare
non voglio preventivare !
voglio vivere
e voglio morire
voglio gioire
voglio soffrire
non voglio che stai sempre lì
ma voglio che quando ci sei sei il massimo
non voglio stare sempre lì
ma quando ci sono ti prometto che sarò il massimo
voglio che mi sconvolgi
non voglio che ti arrabbi perchè ti sconvolgo
voglio un cuore pulsante
non un copione incastrante !
Maria Grazia, l’attrazione per l’uomo sicuro di se’, e che può fare a meno di te, e’ solo legata alla ” forza” atavica che questo esprime, e tocca le stesse antiche corde della femminilità che cerca il maschio Alfa per investire meglio possibile il proprio patrimonio genetico. Sono pronto a discuterlo sapendo di poterlo dimostrare in qualunque momento. La lettura moderna di questa attrazione viene declinata nei modi e mezzi che conosciamo, che anni fa veniva tristemente pubblicizzata con lo spot ” dell’uomo che non deve chiedere mai”.
Per un maschio del genere la femmina e’ disponibile a qualunque sacrificio pur di assicurarsi i suoi cromosomi. Questo e’ il titolo del “compito”, lo svolgimento ognuna di queste donne lo realizza tramite il carattere, il temperamento, l’educazione e la cultura in suo possesso, compreso quello che sostieni tu. Ma come tutte le strade portano a Roma, allo stesso modo l’attrazione verso un maschio del genere ( o meglio: ritenuto tale) pur non riconosciuta nei suoi ingredienti di base, porta sempre alla stessa ricetta finale: lo voglio, e’ l’uomo della mia vita.
Questa unicità, che può essere quella di un Sean Connery, o di un Jim Morrison, cioè di un maschio protettivo o di un disperato, nella visuale tipologica dell’innamorata del caso di un uomo qualunque, ma nel quale si “sentono” le caratteristiche di cui sopra, le dispone verso questi come colei che vuole la protezione del maschio ” Padre” o quella che si offre verso l’altro come la femmina “madre”.
Se penso a mia moglie, per esempio, la vedo completamente diversa nelle due manifestazioni “sentimentali” , perché col Jim Morrison di Lisbona era ” madre” mentre con me si sente (si sentiva, via) ” figlia”. Entrambe necessità immanenti nella donna, in questo caso, e nell’essere umano in generale. Io stesso la vorrei “madre” in certi momenti, perche’ non si perdono mai questi bisogni di amore “gratuito” come quando si era bambini.
Quando io “invidio” quella dedizione che la mia lei dava a quel disgraziato, succede perché nessuno e’ bianco o nero, ma ci portiamo dentro una varietà di “grigi” che comunque chiedono di essere riconosciuti. Questo caleidoscopio di sentimenti e sensazioni ci sfuggono razionalmente, ma quando emergono dal profondo reclamano il loro ruolo e la loro soddisfazione. Riuscire a capirlo, come sto tentando di fare io, significa fare un passo avanti nel superamento di quegli ostacoli che bloccano la propria crescita e quella del rapporto dove nascono.
Per me l’amore non si classifica in base ai sessi. E’ onnicomprensivo e indipendente dalla volontà. Non può essere piegato al “dare per ricevere”, né ridotto a versioni univoche. E’ il vento che sorge dalle viscere della vita e che la rinnova in noi ogni volta che ci coinvolge, anche se non ricambiato o se portatore di conflitti. E’ il medico della natura che tutto cura, persino le piaghe interiori, che nessuno può vedere e di cui a volte nemmeno siamo consapevoli. Nel momento più opportuno ci sospinge in avanti, verso una nuova e più matura versione di noi stessi, verso concetti e progetti esistenziali diversi da prima, più conformi a quello che siamo diventati. E’ anche il sogno che oggi ci illude e che in ogni attimo del futuro può improvvisamente svanire. Forza universale difficilissima da domare, Dio pagano che, a piacere, per dirla alla Manzoni, “atterra e suscita, … affanna e … consola”. In lui tutto si può trovare e nulla può essere garantito.
Lo si può declinare in modo superficiale, immaturo, instabile oppure intenso, profondo, duraturo: molto dipende da chi e da come siamo emotivamente strutturati nel momento in cui c’impone di guardarci nello specchio del confronto più che ravvicinato con l’altro, ma sempre d’amore si tratta, almeno finchè tale è e perdura, nella sua essenza di sincerità. Ognuno, se coinvolto, nel volerlo immortalare nella propria esistenza materiale, lo interpreta come meglio sa e può, con punte altissime di luce e altrettante voragini d’ombra. E’ il coagularsi di un momento d’infinito a due che non si potrà più dimenticare, il superamento dell’essere soli e mortali, nel perpetuo rinnovarsi incondizionato dello spirito vitale che abbraccia, in modo spesso indistricabile, corpo, mente e cuore. Privo di morale, è il sentimento che più ci avvicina al sacro e al divino, e come tale va rispettato ogni volta che si materializza, al di là della modalità, più adatta a noi, con cui sul momento sceglie di farlo. A volte rifiutare di seguirlo potrebbe essere come rifiutare di respirare. Non resta che modularlo al meglio, il più a lungo possibile.
Forse bisogna aver vissuto tanto e intensamente, nell’amore e nella privazione di esso, per concepirlo in un senso così ampio. Forse bisogna averlo cercato per anni e anni invano, aver gioito per averlo trovato e sofferto per averlo perduto. Ma tutto questo fa parte della vita, vita a cui lui più di qualsiasi altro impulso può dare vera pienezza, sia nel dare gioia che patimento.
Golem,
mi dispiace dover dissentire ancora con te. condivido perfettamente il concetto degli stimoli derivanti dalla parte più atavica del cervello ma, secondo me, come già ti è stato scritto anche da altri (in particolare, se non ricordo male, “al femminile”), non mi sembra equilibrato ricondurre tutti gli impulsi amorosi a questi soltanto (propensione materna inclusa).
– ci si innamora anche alla soglia della terza età, quando gli ormoni non sono di certo più quelli di una giovane donna, spinta alla riproduzione nel momento di maggior fecondità, nè in tali circostanze si cerca più il maschio alfa, adatto a proteggere i cuccioli… Giampaolo ha amato moltissimo pur essendo contrario alla paternità… e, come lui, potendo ora scegliere, tanti altri esseri umani sono stati e sono tuttora spinti all’amore al di fuori della volontà di procreare…
– esistono, com’è stato evidenziato dall’esempio di Wilde, amori gay che niente hanno a che fare con quanto sopra, eppure forti e indomabili, come quelli del primo coinvolgimento amoroso adolescenziale.
– nella scelta di un/una partner si può essere involontariamente condizionati da un imprinting infantile di varia natura, come riconosco esserci stato permanentemente nel mio caso, in un aspetto molto importante delle mie scelte, tuttora non superato.
perchè non voler considerare, anche e semplicemente, almeno in alcuni casi, il “bisogno d’amore” insito in ogni essere umano, se questo non è vampiraggio opportunistico e/o emotivo, come spesso accade, ma espressione di un desiderio di arricchimento e di completezza? a mio avviso, pur avvalorando tutta la forza degli istinti vitali connessi alla sopravvivenza della specie, non si può disconoscere anche altre, successive espressioni della mente umana, che può essersi formata idee soggettive dell’amore.
spesso sono proprio, almeno transitoriamente, le idee a essere più parte della realtà di quanto non si possa immaginare. in fondo, anche l’amore che provi per tua moglie non potrebbe essere sostenuto soprattutto dall’idea che hai di lei (più o meno calzante con la sua mutevole e sfuggente realtà che nemmeno lei magari conosce in tutti i suoi aspetti)?
sempre azzeccato il titolo del thread! temo che, nonostante la miglior buona volontà, la simpatia e la stima reciproca, non ci sarà mai possibile capirci! e non mi sembra nemmeno un caso che tu sia più propenso ai bisogni impellenti della fisicità mentre io preferisca la tensione più aerea dello spirito… 🙂
rossana
hai tutto nel post n. 1421 !
nulla può rendere meglio l’ idea. ciao
Cara Rossana, la tua e una visione avanzata e sofisticata di quel sentimento, che è tanto più raffinata quanto lo è la personalità di chi lo esprime. Ma proprio per questo e merce rara. Paradossalmente, proprio in quanto così elaborata diventa di difficile realizzazione. Ecco perché lo si ritrova nelle opere d’arte, nella poesia e nella letteratura, o nei sogni di alcune rare personalità. Tanto da fargli dire che in fondo si tratta di un’aspirazione intellettuale più che di una possibile realtà che possa verificarsi.
Golem,
due complimenti in un solo giro sono troppi! 🙂 descrivere cos’è l’amore per se stessi potrebbe essere un ottimo esercizio per conoscersi meglio e avere idee più chiare su quanto si vorrebbe avere da esso.
l’ultimo, tardivo amore, che ha incarnato la mia necessità di rinascita emotiva, asseriva d’amare la sofisticazione in una donna, probabilmente intesa più come esteriorità, e ben poco deve aver capito della mia (da te più o meno definita) “sofisticazione mentale”. forse l’ha pure spaventato. peccato: occasione mancata per tutti e due!
quanto invece al tuo “Tanto da fargli dire che in fondo si tratta di un’aspirazione intellettuale più che di una possibile realtà che possa verificarsi.”, nel leggere questa affermazione, sono ancor più contenta di avere goduto abbastanza a lungo di questa realtà, anche se in modo per certi versi incompleto e non legato al “per sempre”, nè più nè meno di quanto mi sembra sia accaduto a Giampaolo. l’essere che mi ha regalato a piene mani anni felici, e che non è stato in grado di onorare il sentimento quanto forse avrebbe meritato, era semplicemente umano, con i suoi limiti, nel mio caso dovuti in particolare all’età abbastanza avanzata, per consentirgli di avere la forza di arrecare dolore a chi era più debole e di affrontare un futuro più incerto del presente, così come, quasi al termine del periodo fertile femminile, si può volere un figlio a tutti i costi, senza per questo forzare la volontà altrui. sono snodi di vita, non sempre collegabili a cambiamento in negativo di sentimenti. se non si ama proprio più, non ci si accanisce nelle accuse: si lascia semplicemente scivolare le proprie scelte nell’indifferenza. a volte tutto non si può avere e si è costretti a scegliere, nostro malgrado.
spero che Giampaolo mi possa capire e possa accettare prima o poi l’imperfezione, che in misura più o meno elevata, in questo o in quel contesto, affligge in varie forme, prima o poi, tutti quanti. riappacificarsi con se stessi e con il prossimo, sforzarsi di comprendere anche quanto ai nostri occhi può apparire assurdo, ridona libertà mentale ed emotiva, aiuta a vivere meglio, a essere più sereni, paradossalmente meno ancorati al sogno e maggiormente consapevoli della “realtà dei fatti”, in tutte le loro possibili sfumature.
ROSSANA bellissimo il tuo post 1421..veramente incantevole, ma forse raffinato e per pochi eletti come sostiene GOLEM.
Anche io abito in un paesino in culo ai lupi 🙂 e anche io fatico a trovare affinità con le persone, anche perchè non mi riesce essere amicona di tutti e fare buon viso a cattivo gioco..il tutto unito a una dose innata di riservatezza e timidezza. sarà per questo che mi sono sempre piaciuti lo studio, la lettura..e intuisco che tu sei una donna informata e di grande cultura. tuttavia non sono un’asociale, anzi se mi apro sono una gran chiacchierona e riesco a interagire adeguatamente col prossimo. ma infatti pensandoci l’affinità è una cosa ben diversa..
mi spiace per questo tuo amore e per i tuoi problemi di salute, spero comunque che tu ora stia bene e se la corrispondenza con quest’uomo ti dà benessere e ti rende contenta è giusto continuare! anche se penso tu sia indubbiamente una donna che merita molto di più e credimi l’età in queste cose non c’entra, ma ripeto..comprendo benissimo la tua situazione.
per quanto riguarda il “bisogno d’amore” di cui parli sono pienamente d’accordo con te. io credo sia umano questo bisogno di una carezza, di calore, di vicinanza con un altro essere umano..non è forse questo che ci rende animali sociali? non è forse nelle relazioni interpersonali che possiamo capirci e misurarci con noi stessi? e chissà forse è proprio questo bisogno d’amore che ci porta a volte a sbagliare a livello razionale e poi a soffrirne…
scusate sono di fretta, torno con più calma.
buona serata a tutti :))
Rossana, ho due amici gay che stanno per ” avere” due gemelli. Seme di uno ovuli di una donatrice e utero in affitto in Messico. Inoltre non è necessario avere gli ormoni a palla per essere maschi o femmine. Gli ormoni servono a fornire lo stimolo in un’età giovanile per dare la spinta all’accoppiamento. Infatti è in questo periodo che spesso si commettono gli errori di valutazione, quando il rapporto innescato dall’istinto sessuale lo si crede benedetto dall’amore. Tu stessa hai avuto modo di dire che “l’amore” dura mediamente sette anni, il tempo necessario per il minimo allevamento della prole.
Io capisco quello che dici, e sono convinto che possa realizzarsi, come e’ successo nella mia coppia, ma con l’amore di quel “genere” non c’entra più niente, e non sono sicuro che neppure sia mai stato collegato. È una questione di affinità intellettuali che sono le uniche nei rapporti interpersonali destinate a “crescere”, al contrario dell’attrazione sessuale pura. Se mia moglie fosse stata un uomo, data la mia eterosessualità saremmo stati i migliori amici l’uno dell’altro, e viceversa se io fossi stato una donna, amici come lo siamo effettivamente, con la grossa fortuna di poter fare anche l’amore, che diventa un ulteriore modo di comunicare. Questo tipo di attrazione e’ raro a verificarsi, ma mi rendo conto della differenza che esiste tra i due tipi di… amore, e soprattutto quanto quello sessuale sia l’unica causa della passione e dell’innamoramento che fa gioire, soffrire e creare le opere di cui ho parlato.
Quello lei l’ha provato per il portoghese, con tutta la” poesia” che una brava ragazza ci aggiunge per dare la famosa dignità del grande amore che tutte le brave ragazze sognano. Se si fosse concretizzato sono certo che non sarebbe durato sette anni, ma come dicevo in altri interventi, questo per la natura e’ del tutto irrilevante. Quello che contava in quel caso, e in tanti altri che ho visto su questo forum, era la ” riproduzione”, e le ” scuse ” del cuore che si cercano per giustificate l’attrazione irresistibile quanto inspiegabile, sono tanto più convincenti quanto l’educazione e la morale sono salde.
Su Giampaolo non voglio pronunciarmi più a fondo riguardo al “suo” amore, ma tu sai che la paternità e’ più una scelta razionale, l’istinto maschile pende verso l’accoppiamento e non le conseguenze di questo. Ma non è solo una mia opinione, lo e’ di Giampaolo e di migliaia di altri uomini. Ros sono romantico anch’io, ma non ingenuo.
Golem,
anch’io sono romantica ma alquanto realista e non ingenua. il tuo post 1427 mi trova sostanzialmente d’accordo, con la leggerissima variante che per me i primi amori, spesso abbastanza superficiali e immaturi, sono esperienze a tutto campo, nella maggior parte dei casi dolorose, necessarie per cominciare a capire l’abc di un rapporto di coppia, anche se quasi sempre pilotati dalla normale esplosione giovanile di ormoni, volti alla riproduzione.
concordo che la relazione d’amore ha possibilità di durare se all’attrazione fisica si unisce una grande sintonia mentale, perchè (particolare molto importante) il tipo di vita a cui si aspira non può essere che allineato a desideri spontanemente condivisi da entrambi i partner (ecco perchè, se si è più maturi al momento della scelta, questa ha maggiori probabilità di durare nel tempo).
fino alla metà del secolo scorso in Occidente le aspirazioni nell’unione di coppia erano di solito racchiuse nell’intento di sommare le forze per sfangare l’esistenza mentre ora sono diventate molto più instabili e sfaccettate, minate da possibilità e pesi destabilizzanti di vario genere, famiglie a rimorchio incluse.
anche Erasmo da Rotterdam scrive che il matrimonio “altro non è se non un vincolo d’amicizia che dura per tutta la vita”. se fosse così concepito, avrebbe ancora una sua ragione d’esistere. il guaio è che si tende troppo a confondere e a voler far entrare nello stesso calderone sentimenti che sono l’uno la prosecuzione dell’altro, SE la prosecuzione si concretizza.
fra l’altro “Elogio alla follia” è un simpaticissimo libretto che suggerisco di leggere a Giampaolo. fa un gran bene a persone razionali, dotate di forti Super-Io…
buona domenica a tutti!
Valinda,
mi sembra di capirti molto perchè, a parte la timidezza, mi sa che abbiamo parecchio in comune.
non ti preoccupare per la mia salute: non si tratta esattamente di me (anche se su di me incide molto) ma di problemi a carattere psico-fisico di qualcuno che mi è più che caro, e che ha ben poche speranze per un futuro migliore. ho imparato da alcuni anni a convivere con la sofferenza: ultima, importantissima lezione in ordine di tempo che aiuta a comprendere anche quello che prima si bollava subito, senza la minima esitazione, in negativo. nella vita quasi niente si sceglie davvero ma tutto ha un senso e una sua ragione d’essere. in particolare se si considera l’esistenza come lo spazio accordato per raggiungere il maggior livello di maturità e di consapevolezza possibili.
l’età ha però la sua importanza in tutti gli aspetti della quotidianità e soprattutto per quanto riguarda gli affari di cuore. oltre i cinquanta-sessant’anni la delusione regna sovrana e sono pochissime le persone che hanno conservato quel minimo di fiducia e di tenerezza indispensabili per poter amare ancora. come ben puoi capire, non a tutti basta un po’ di compagnia. di questa ho fatto a meno prima, figurati se mi può bastare ora!
per te è diverso, e diverso dev’essere in tutti i sensi: vivi ogni giorno con l’animo aperto alla speranza di una piacevole sorpresa e, se è destino che questo avvenga, sarà sempre all’improvviso che questa ti potrà apparire, in qualsiasi contesto tu la possa maggiormente desiderare. l’energia positiva non può che portare positività. nel frattempo, sii il più possibile te stessa e decidi ogni cosa secondo il tuo sentire; cullati con le piccole cose gratuite o quasi che possono darti piccoli piaceri (se si riesce a sommarne alcuni, già ci si sente meglio).
non ho affatto cultura: mi sono interessata ad alcuni temi e su questi ho acquisito conoscenze a macchia di leopardo ma forse è stato meglio così, in quanto riesco a coniugarle più facilmente con le esperienze di vita, che restano le più interessanti e le più istruttive.
un abbraccio.
Buona domenica Rossana. Leggi questo, lo scrive il filosofo Galimberti su D di Repubblica: “… I sentimenti si imparano. È solo grazie a questo corredo culturale si acquisisce quella sensibilità psichica capace di distinguere il bene dal male, l’amore dall’odio, la partecipazione dall’ indifferenza… di qui la necessita’di educare al sentimento, perché gli impulsi si hanno per natura, ma i sentimenti si acquisiscono per cultura…”
Credo che questo stralcio chiarisca quello che ho inteso sostenere con i miei interventi. E dalla sostanziale differenza tra impulso e sentimenti si può comprendere quanto l’applicazione del primo alle nostre azioni sia modulata dai secondi. Tanto più la cultura e la sensibilità e’ raffinata dall’esperienza e dalle cognizioni, come dicevo in altri momenti, tanto più sofisticata sarà la ricerca della soddisfazione di quel bisogno. Da questa differenza qualitativa si puo’ capire perche’ in certi momenti ho avvicinato l’amore al sacro, considerando come una strutturazione intellettuale di un certo genere porti inevitabilmente ad avvicinare questo misterioso sentimento al “divino”, come hai fatto anche tu ieri in uno dei tuoi interventi. Un buzzurro lo farà in un modo, mentre una persona come te lo fa tramite tutto il patrimonio di sensibilità e intelligenza che si riconosce nei tuoi pensieri. Ma in entrambe i soggetti il bisogno richiesto da quell’impulso nasce dallo stesso antico mondo degli istinti.
Un caro saluto.
Caro Golem,
per me quanto affermato da Galimberti è scontato e non cambia il mio punto di vista sul tema. gli impulsi nascono sì dalla base più antica ma sono vagliati dalle altre due parti sovrapposte del cervello, e da esse modulati fisicamente e psichicamente a seconda della persona, nei vari aspetti che la compongono.
buona settimana!
Buona settimana anche a te.
Sensazioni essenziali di un “innamoramento d’autore” (trascritti per chi volesse verificare le proprie, ammesso che se le ricordi…)
“… Un giorno mi innamorai e in modo insperato ricucii tutti i rapporti con la vita, … mai settimane e mesi così, così caldi e pieni di una sensazione di continuo fluire. …
Mi trovavo improvvisamente nel mezzo del mondo vivente ed ero unito agli uomini e alla terra da mille legami, come radici. … entusiasta osservavo come ogni particolare fosse meravigliosamente bello e vitale, luminoso e pieno di colore. … Le mille cose da nulla mi divennero improvvisamente amiche e importanti e mi toccavano come fossero esperienze. …
Mentre il dolore di un primo amore infelice mi tormentava e mentre un incompreso bisogno, una quotidiana malinconia, speranze e delusioni si agitavano in me, nonostante la depressione e le pene d’amore, ero in ogni momento felice nel profondo del cuore. …
Per me tutto ciò non è mai andato perduto del tutto, ma non è neppure tornato in modo così netto e costante. Riviverlo un’altra volta, impossessarmene e conservarlo: questo è adesso il mio concetto di felicità.”
(da “Lettera di un giovane” di H. Hesse)
Infatti: è bellissimo. Sono sensazioni paradisiache, quasi psichedeliche.
Ciao a tutti
Ho letto i vostri commenti e ho aspettato un po’ prima di rispondere.
Vi ringrazio anzitutto.
Ho riflettuto molto per l’ennesima volta.
L’ho già scritto anche a Rossana in e-mail:
Se penso che la maggior parte dei miei problemi, ivi compresi quelli relativi alla mia separazione, hanno come causa un mio disadattamento nel luogo in cui vivo c’è veramente da diventare pazzi !
Il succo di tutto sta lì.
ciao a tutti,
è sempre un piacere leggervi. Cara ROSSANA parlando della tua storia è un vero peccato che tu non veda quest’uomo da 4 anni, ma perchè ha scelto e continua a stare con questa donna se è infelice? e pensi di rivederlo un giorno? e come sei riuscita a dimenticarlo? io mi rendo conto che non è che dimentico, semplicemente cerco di rassegnarmi accettando la situazione per quella che è. senza illusioni, senza false speranze…conservando il bello che c’è stato e lasciando perdere il resto. andando avanti piano piano, a piccoli grandi passi.
GOLEM quando distingue tra passione, istinto sessuale e amore ha ragione. almeno credo sia quello che è successo a me. tra noi c’è sempre stata una grande passione che, non lo nego, mi ha fatto perdere la testa. e poi certo, amicizia e complicità. ma per parlare di amore ci vuole qualcosa di più, un qualcosa che per lui non è scattato.
non so se per me sia valsa la pena vivere questa passione, ancora devo darmi una risposta precisa forse perchè sono ancora troppo coinvolta. certo è che questa passione da sola a me non bastava più e volevo di più. provavo amore e volevo amore. per me è stato naturale desiderare una storia con uomo che mi coinvolgeva così tanto fisicamente, emotivamente, nelle sensazioni. ma evidentemente abbiamo sempre viaggiato su due diverse lunghezze d’onda attribuendo un significato diverso a ciò che stavamo vivendo.
per ironia della sorte lui si dice innamorato di una tipa che lo tiene in sospeso, con la quale la storia non si concretizza. una storia quindi incompiuta anche la sua.
la vita è così…..
“per ironia della sorte lui si dice innamorato di una tipa che lo tiene in sospeso, con la quale la storia non si concretizza. una storia quindi incompiuta anche la sua.
la vita è così…..”
no, Valinda. sono semplicemente gli UOMINI AD ESSERE COSI’, è diverso. Loro si attaccano visceralmente solo a ciò che non potranno mai avere ( o che non potranno mai avere COMPLETAMENTE ). E’ la loro natura e non possono farci niente. Anche il mio “bandito dalla faccia d’ angelo” si sarebbe legato a me in maniera indissolubile se non gli avessi concesso nulla, è stato lui stesso a farmelo capire. Ma io nel momento in cui un uomo mi coinvolge nel profondo non sono più capace di negarmi e di trattarlo con distacco, sono fatta così e non potrei essere diversa. Ammiro comunque le donne che ci riescono e che a differenza di me non si fanno travolgere dalle loro passioni.
Noi donne dobbiamo farcene una ragione di tutto questo e regolarci di conseguenza.
Un bacione
Cara Valinda, è consolante vedere che esistono ancora belle persone di sesso femminile come te.
Non credo che tu debba ritenere inutile la passione che hai vissuto, devi solo ridimensionare chi te l’ha fornita, perchè, per quanto paradossale possa sembrarti, lui, COME UOMO, non c’entra niente per quello che hai provato.C’entra solo come elemento maschile, che ha solleticato la tua parte femminile, differente da quella di DONNA. Non so se sono stato chiaro.
Ieri ho commentato le deliziose parole del GIOVANE Herman Hesse definendole bellissime nella loro descrizione, quasi PSICHEDELICHE. Ma bisognerebbe togliere il quasi. Quelle sensazioni sono CREATE dalla nostra fisiologia, come succede con certi stupefacenti, e mi spiace apparire stucchevole, ma è così. Tu potresti provarle ancora diverse volte, con diversi uomini, ma di amare in un certo modo potrai farlo forse solo con uno, due al massimo in una vita e non di più. Inoltre posso assicurarti che non è neppure detto che chi ti muove la passione (gli ormoni) diventi l’uomo della tua vita. Non c’è nessun collegamento tra le due cose, anzi la prima, quella che ti fa perdere la testa, è la peggiore consigliera in questo senso perchè si prefigge SOLO uno scopo, che con la relazione umana tra i due destinata a durare non ha niente a che vedere.
Forse avrai letto che io e mia moglie siamo i migliori amici l’uno dell’altra. Ci divertiamo, abbiamo lo stesso senso dell’umorismo, pensiamo le cose nello stesso momento e non ci annoiamo mai insieme, da vent’anni. Io sono l’uomo della sua vita, ma non la passione della sua vita, e lei lo sa. Ha capito quanto siano fasulle quelle struggenti sensazioni che ha provato per un’altro, con le stesse tue modalità. Però non l’ha mai dimenticato, si è rassegnata. Per questo ho detto non ricordo a chi, forse a te, che semmai trovassi l’uomo della vita hai il dovere di dirgli di questa tua storia, prima che scopra che la ricordi ancora.
E’ difficile che passione e affezione coincidano nella stssa persona producendo, attraverso le affinità elettive, quello che chiamiamo “amore”. In ogni caso, quand’anche succedesse, la prima svanisce in poco tempo, perchè ha solo una funzione “fisiologica” di cui ho fin troppo parlato.
Ricorderai sempre i momenti di passione perchè sono le emozioni il collante della memoria, ma devi sapere che in quei momenti ti eri “autodrogata”, come Hesse e come tutti quelli, me compreso, che hanno almeno una volta perso la testa per la persona…sbagliata.
Maria Grazia, sei proprio sicura che siano gli UOMINI a rincorrere chi non avranno mai completamente? Mi sembra un pò azzardata come tesi, e se volessimo usare questo forum come statistica temo che emergerebbe il contrario.
Se guardassi la mia vita erotico sentimentale potrei dire esattamente il contrario di quello che sostieni, tanto che con mia moglie dal vederci al piacerci con tutte le conseguenze del caso, sono intercorse 72 ore, di cui 24 di sonno. Idem con le altre, anche meno.
Ricordo una fi.. imperiale che si aggirava nei miei uffici corteggiata da tutti, dall’amministratore delegato (che poi si fece) al fattorino (che la sogna ancora, quando torno in quegli uffici), meno che da me. Poichè ero considerato dall’aspetto un bel ragazzo, si meravigliava di questo mio atteggiamento, e mi chiese come mai. Io le risposi che quando due si piacciono non hanno bisogno di fare la manfrina, lo capiscono e si regolano di conseguenza. Io poi ero abituato bene perchè grazie a madre natura non avevo bisogno di piangere per uscire con una donna, e le tipe difficili non mi hanno mai attratto, perchè hanno sempre qualcosa che vogliono nascondere o far pesare, e poi perchè sono pigro. Con me non c’era bisogno di fare la recita, anzi quella era controproducente casomai. Bè rimase sorpresa, e forse un pò delusa, perchè probabilmente le piacevo, e si aspettava un “incontro”, ma quello lo decido io, non lei, specie con quelle premesse alla Isadora Duncan. Però credo che le sia servito in futuro per ricalibrare l’opinione che aveva di sè, e soprattutto degli uomini, specie quelli che perdono la testa per le tipe “irragiungibili”, riconoscendo in questo che il problema non l’ha eventualmente solo l’irragiungibile ma soprattutto chi si ostina a inseguirlo per tutta la vita. Sia che si tratti di un uomo che di una donna.
golem
ovviamente devono esserci dei presupposti di partenza e una persona deve comunque interessarci già dall’ inizio. una donna se non piace a un uomo, farà poca differenza se farà la “facile” o la “difficile”, questo è ovvio. la donna di cui tu parlavi nel post 1439 non ti piaceva a PRIORI, e quindi mi pare di capire che qualsiasi atteggiamento avesse adottato per te cambiava poco. io mi riferivo più che altro a quelle donne di cui un uomo si invaghisce, che a un certo punto comincia a corteggiare, e le quali donne rimangono irremovibili o comunque “distanti” nel rapporto, anche dopo che questo si è concretizzato. non è un caso se le donne che in una relazione concedono di più in termini emotivi e materiali, sono sempre quelle che poi alla fine vengono trattate peggio. faccio un azzardo … sei sicuro che anche tu non senta un’ attrazione incredibile e viscerale per tua moglie perchè – dopo aver scoperto quella storia passata che lei ha vissuto con il portoghese – temi in qualche modo che lei non ti “appartenga” fino in fondo ? e un’ altra domanda:se ciò è vero, l’ ameresti e ti ci dedicheresti allo stesso modo se fossi sicuro al mille per mille del suo amore ( sicurezza che PROBABILMENTE ora non hai )? ovviamente le mie sono solo ipotesi. ti ringrazio di cuore se mi risponderai. un saluto
Sono un po’ geloso della dedizione canina che gli ha dato, a fronte di niente, ma per il resto la mia donna mi piace come persona e come femmina certo e ci sto bene insieme: e’ molto bella ancora oggi, anzi ha molta più classe di allora.
Ci siamo piaciuti dopo un incontro fortuito al bar della nave dove lavorava come ballerina, ma se non ci fosse stata la reciproca simpatia seguita dall’attrazione non avrei insistito. Come è successo decine di volte con altre donne. Come ho già detto non ho mai corteggiato una donna riluttante o che non dimostrasse interesse umano nei miei confronti. Anzi non ho mai corteggiato una donna in generale con un secondo fine, se non quello che si percepiva dall’incontro che stava avvenendo, che rendeva indifferente che avessi una dinna o un uomo di fronte. Quella bellissima ragazza in ufficio, che per inciso non era una stupida, era abituata a farsi desiderare, e io non avevo l’abitudine di corteggiare, e le cose sono andate così. Ma oggi corteggio mia moglie, e credo che questo sia il modo più sincero di farlo. L’altro metodo, quello usato per conquistare, è tutta una recita, che piace alle donne ne sono convinto, ma devono sapere ( e lo sanno) che è solo una commedia per raggiungere il solito scopo, e Valinda se n’è accorta. E come lei tante donne innamorate dell’amore.
Ciao Giampaolo, non sono sicura di avere capito quello che hai scritto…
Ciao Verità, come stai ?
Quello che ho scritto è una semplice constatazione di fatto.
Il mio disadattamento alla vita di una grande città come la mia è stata la causa di quasi tutti i problemi che si sono susseguiti.
Ivi compresa la separazione.
Il nocciolo della questione in sostanza era lì, nel fatto che io non mi sono mai trovato a mio agio con il tipo di vita che si svolge in una città come la mia.
E la cosa mi ha pesato enormemente. Avrei dovuto, fin da giovane, prendere coraggio a due mani e trasferirmi in un altro posto.
Ho invece creduto, sbagliando a questo punto, di pensare di trovare una persona che capisse il mio disagio e che magari la pensasse come me.
Pensavo di averla trovata in realtà. Ma come hai visto si è rivelato un bluff.
Buona giornata !
GOLEM grazie per i tuoi apprezzamenti che non posso che ricambiare. Non essere geloso di quella dedizione canina, mi pare che con tua moglie hai una bellissima storia e siete stati fortunati a incontrarvi. Riguardo agli ultimi concetti espressi mi trovo sostanzialmente d’accordo con te…forse il mio non è amore, forse ho vissuto solo passioni e il vero amore non l”ho mai conosciuto e non è detto che lo conoscerò. Forse il vero sbaglio è trascinare certe passioni e certe commedie per troppo tempo. Poi è normale illudersi, confondersi, sopravvalutarle. Bisognerebbe che tutto si esaurisse in fretta per fare meno danni possibili. Per questo penso che in certi casi si crei codipendenza tra i due partner. Nel mio caso lui è venuto a dirmi che io avevo detto che col tempo le cose sarebbero cambiate, che sarebbe stato un’amicizia, che ci saremmo distaccati ecc. Vero, ma è sempre bravo a non prendersi responsabilità..se le cose sono andate così è perché le abbiamo fatte in due. Se anche lui ha continuato a farsi sentire, uscire con me e provare attrazione per me oltre l’amicizia non dipende certo da me. Tutto nel bene e nel male l’abbiamo fatto noi, insieme. Ma lui evidentemente da tutto questo vuole fuggire e io non lo trattengo di certo. Solo mi fanno rabbia certe modalità come quando inizio una discussione, dico le cose come stanno, affronto argomenti scomodi..poi lui mi chiama mi spiega tutto con pazienza, gentilezza, si parla d’altro.. e io in qualche modo mi sento manipolata perché non riesco mai a sfogarmi come vorrei
MARIAGRAZIA ammiro la tua forza che io al momento non ho. Forse hai ragione te è controproducente farsi travolgere dalla passione..sembra che non ci sia alcuna possibilità di avere un rapporto e un amore stabile. Eppure è proprio la passione che distingue l’amicizia dall’amore no? Che cosa si può desiderare di più di un partner con cui si ha una grande intesa e complicità? L’unica risposta è che i sentimenti siano mossi da altri fattori che con la passione, anche travolgente e duratura, non c’entrano nulla…
Cara Valinda, se mi sono preso la briga di intervenire è perchè nella tua vicenda vedo molto della storia di mia moglie con quell’ex. Storia che si è trascinata per sei o sette anni fino al punto che una ragazza, dolce, sensibile ed intelligente come appari tu, e inoltre molto bella, senza rendersene conto lentamente aveva perso la stima di sè stessa a causa del ruolo che quel soggetto l’aveva costretta a vivere. Anche lui sapeva blandirla con modi e atteggiamenti accattivanti, costrnigendola però ad accontentarsi, salvo cercarla quando lei non si faceva sentire per un pò, giusto per tenere in vita la “proprietà”. D’altra parte vinceva facile con una ragazza a cui piaceva, e che sperava sempre che lui “cambiasse”. Ma faceva solo i suoi interessi dando il minimo necessario per tenerla al guinzaglio (vedi come calza l’esempio “canino”?) toccando i “tasti” giusti della ragazza.
Questi personaggi ti “lavorano” a tal punto che alla fine pensi di non valere abbastanza per meritare un amore “normale”, un sentimento o una relazione equa, e in questo modo finisci per ricorrere sempre a loro che almeno sai che qualche briciola ti danno.
Sono pericolosissimi, oltre che vigliacchi e egoisti, perchè sanno che stanno giocando col futuro di un’altra persona.
Nonostante mia moglie non rinneghi quei momenti, non fosse altro che per quello che è stato il suo impegno, un giorno mi disse che solo io l’avevpo valorizzata. Non era vero, esagerava. Io le ho solo voluto bene e rispettata, ma per lei quello era “valorizzare”, tanto era abituata a fare l’ancella per quel disgraziato, che poi ha fatto una fine miserabile tra l’altro, perchè quello è uno stile che applicano con tutti, ma poi con chi non pende dalle loro labbra le pagano tutte.
Se riesci a prendere in mano la tua vita e restare disponibile per gli altri senza svendere te stessa, sono sicuro che troverai chi saprà amare la vera Valinda per quello che è, e non per quello che si vuole che sia. Alla mia lei è successo, anche se il più fortunato sono stato io tra i due.
Valinda, per quello che ho protuto capire, a te non manca proprio niente per far felice un uomo. Ma il punto è questo: deve essere un “uomo”.
Un abbraccio
Valinda
ti ringrazio davvero per le tue belle parole, ma credo che la mia più che forza sia il raggiungimento di una quieta rassegnazione di fronte ad una realtà che ho constatato: la realtà delle dinamiche tra i rapporti uomo-donna. Un tempo mi sentivo una vittima a questo mondo, perchè ero convinta che mentre io vivevo sulla mia pelle i tormenti d’ amore più atroci, il resto dell’ umanità si godesse l’ impero della beatitudine in fatto di rapporti di coppia. oggi non ho più quella visione immatura delle cose, ho raggiunto la consapevolezza e ho ben compreso il succo di tutta la faccenda. Ho ben compreso che ci sono milioni di donne e di persone nella mia stessa condizione. La verità è che nessuno potrà mai amarci profondamente SOLO PERCHE’ NOI LO AMIAMO PROFONDAMENTE. Ho capito che la passione e il sentimento che possono scaturire da un uomo nei miei confronti non hanno nulla a che vedere con l’ amore, la dolcezza e la dedizione che io dedico a questa persona. E’ un qualcosa che l’ altro deve sentire SPONTANEAMENTE, e per riuscirci ho capito che gli uomini devono in qualche avvertirci come distanti e inarrivabili. Con questo non intendo ovviamente dire che non dobbiamo mai concederci a chi ci piace o non dobbiamo intrattenere relazioni. dico solo che mi sono resa conto che gli uomini sono come “spaventati” dalla mia passionalità, da quello che io sono disposta a fare per loro quando mi innamoro veramente ( che è poi quello che farebbero molte altre donne che amano pazzamente ). ho la sensazione che siano anche intimoriti – magari inconsciamente – dalla mia sessualità “molto accesa”. sono giunta a queste conclusioni nel vedere come nel corso degli anni gli uomini che ho avuto mi hanno via via abbandonato per donne molto più fredde e distanti, molto più padrone della situazione. e alla fine mi sono convinta che l’ unico modo per proteggermi da altre sofferenze è non investire più nulla in un rapporto serio, vivere le cose come vengono e non aspettarmi ( nè concedere ) più nulla di importante a nessuno. io sono io, non posso cambiare, non posso trasformarmi in una donna frigida e distante se un uomo mi coinvolge veramente, o almeno non completamente. ma ho capito che la felicità in amore non è per quelle come me. e me ne sono fatta una ragione.
Golem, ciao anzitutto e scusa se mi intrometto:
“D’altra parte vinceva facile con una ragazza a cui piaceva….”
Non credo l’abbia costretta con la forza. E non é questione neanche di vincere facile. Con tutto il rispetto per tua moglie,
evidentemente a lei andava bene cosi.
Infatti vedi Golem, tu pensi sempre a questa storia, proprio perché non ti capaciti di come tua moglie abbia avuto questa dedizione “canina” verso il tizio.
Troppe volte mi é capitato nella vita di avere donne accanto che sembrava avessero questa dedizione “canina” verso di me. Certo, senza peccare di immodestia, ma non credo di aver avuto le caratteristiche del portoghese. Ma a prescindere sa ciò notavo questa specie di dipendenza e la facevo presente.
Sai cosa mi sentivo rispondere? Che non dovevo stare troppo a preoccuparmi, perché loro facevano quello che sentivano e che non ero certo io ad obbligarle.
Quindi Golem, anche se non conosco tua moglie, credo semplicemente che lei fosse attratta da quell’uomo. E lei non faceva altro che mettere in pratica uno degli aspetti irrazionali femminili, che si innamorano anche dei tipi più strani, particolari e a volte violenti.
Quindi, a mio parere, non meravigliarti troppo. Certo ti “rode” lo capisco. Ma credimi, a lei andava bene così. A meno che fosse proprio una ragazzina senza un briciolo di personalità che poi ha acquisito nel tempo.
Ciao
Ciao Giampaolo, io così così, riguardo i problemi seri della mia vita. E tu? Relativamente al problema del mio ex va sempre meglio, come supponevo, rotto il “blocco” è iniziata l’elaborazione. Tempo qualche mese e, suppongo, ciao all’ex forever… Il quale, ho vago sentore, si rifarà vivo, prima o poi, e se non lo farà, non lo farà perché SA come come la penso e SA che non sono come le sue ex… Quelle che si tiene in “riserva” come pseudoamiche pseudononsoche. Contente loro…
Al riguardo: provo una certa soddisfazione, ora, nell’averlo fatto “rimbalzare” per più di due mesi… Rimbalzava perché “chiacchierava”. E nonostante la disperazione, di entrambi, a me di chiacchiere non è mai importato. Ora so che quel suo “inseguirmi” non era che l’averlo preso in contropiede: dunque si è preso una bella legnata anche lui, che non si aspettava… Pensava che siccome lo amavo sarei stata ancora lì… E ad attendere che le cose, come dire, “precipitassero”. In quel “precipitare” il “caro amore” mio si sarebbe “preparato”… Poverello. Poverello e vile: le cose non sono andate così. E si è preso, in largo anticipo, una legnata di quelle che si ricorderà. Tant’è che nelle ultime comunicazioni era ancora lì, un po’ tramortito, e buttava là ancora ambiguamente… Era tutto un tremore e timore. Poveraccio di cinquanta anni: ma veramente. Credimi che ho sperato fino all’ultimo: ma per lui. Le figure penose, sul piano strettamente umano, mi rattristano profondamente, in chiunque, figurarsi in chi ho amato e ho stimato come “bella persona”. Ahah, ora ci rido, “bella persona”.
Riguardo te. Quindi il problema era anche (oltre la questione del figlio), a un certo punto, che tu non volevi vivere in una grande città e lei invece sì? Mi pare che vi sia accaduto ciò che accade a tante, tantissime coppie: si parte dicendo certe cose, avendo certi obiettivi, e strada facendo si può cambiare, su punti fondamentali. Un figlio, e dove vivere, non mi sembrano cose da poco.
Come al solito, strano no? Quando si ama è sempre “tutto possibile”, dopo no… Si tratta, credo, del famoso venirsi incontro.
Le posizioni “rigide”, la mancanza di sincerità (anche verso i NOSTRI limiti: non vedo che cosa ci possa essere di male nel dire “questo non lo posso fare”) e l’egoismo individuale che è, mi pare, l’unico vero FARO della maggioranza attuale, impediscono una crescita. Impediscono di “respirare”. Impediscono i sentimenti. Di cui però un po’ tutti, comodi comodi, poi lamentano la mancanza.
Ciao Giampaolo, spero tu stia meglio.
Certo che faceva quello che voleva, anzi questa è una delle frasi preferite di mia moglie, che pronunciava con un delizioso accento inglese sin dai primi momenti della nostra conoscenza. Ma tutti facciamo quello che “sentiamo”.
Tua sai che porto avanti da tempo la tesi che vede dentro di noi agire contemporaneamente la sia parte inconscia che quella razionale, e le nostre decisioni sono il risultato di questa co-azione. Ma quando si tratta di desideri “basilari” l’azione inconscia è talmente potente che la ragione si piega, creando situazioni che all’esterno vengono giudicate spesso assurde.
Cosa impedirebbe a Valinda, con quelle qualità umane e di femminilità, di abbandonare una situazione chiaramente senza speranze? L’attrazione verso quell’uomo, che, come accadeva a mia moglie in quel periodo, si spiega sino a un certo punto; per il resto si sente un bisogno che non è razionale, come quando si ha fame, o sete o qualunque altro stimolo che arriva dal profondo, dal solito istinto.
Quando dicevo che se io per mia moglie sono l’uomo della sua vita, mentre l’altro era il “maschio” della sua vita, metto in evidenza un fenomeno che spesso viene trascurato nella sua importanza o, nella migliore delle ipotesi, confuso con l’amore, per lo struggimento e le emozioni che quello stato emotivo procura. E a tutti, maschi e femmine, quelle sensazioni piacciono, essendo tra l’altro fondamentali nel fissare definitivamente i ricordi, lo sappiamo.
Nel caso di mia moglie, le emozioni scatenate da quell’esperienza, che tra l’altro è stata la prima, ha creato un imprintig che altre non hanno potuto riproporre, infatti le altre due esperienze che ha avuto non sono bastate a farle dimenticare la prima, e puntualmente quando terminavano tornava a cercare quello che le “faceva più sangue”. Perchè, pur essendo bruttarello, scombinato, inaffidabile e immaturo, lei lo “sentiva”, nel profondo. Qualcosa le diceva che voleva stare con lui e farci dei figli.
Abbiamo già parlato del peso che ha l’istinto materno in una donna, e tu ne sai qualcosa, ma è inutile cercare di capire quello che provoca, perchè un uomo può solo osservarne gli effetti ma non le ragioni che li producono.
Quando dici “a lei andava bene così” usi la logica maschile, più elementare mediamente di fronte a certe scelte, ma se una femmina sente certe spinte, diventa solo un’agente della Natura, e non di sè stessa, e lo fa anche a costo di sofferenze e mortificazioni >>>
>>> come abbiamo letto di Valinda, di mia moglie e di mille altre donne di cui ho seguito le vicende anche su questi forum.
Se si approfondisse meglio l’azione degli istinti in queste decisioni che appaiono assurde a chi le osserva dall’esterno, tanti comportamenti sarebbero spiegati, credo anche quello che ti riguarda. Ma cercare di dargli una veste razionale, o sentimentale è solo una necessità di trovare una ragione plausibile, o accettabile, e normalmente questa viene identificata con “l’amore”.
Ma non lo è, quella è la veste etica e morale che accontenta noi stessi e la società in cui viviamo. La ragione è ancestrale, e come gli uccelli emigrano al caldo durante l’inverno, sapendo, non si sa come, la strada, ma non si chiedono il perchè, allo stesso modo l’essere umano segue certe istruzioni, ma a volte si chiede il perchè, trovando la “ragione” più vicina a quella razionale, anche quando di razionale no c’è niente. Come nel caso di mia mogli, Valinda e le altre mille di cui parlavo.
Quindi “le andava bene” perchè non poteva farne a meno. Nonostante la sua avvenenza, che le consentiva di prendersi chi voleva, invece voleva “quello”, perchè una vocina flebile ma imperiosa le “imponeva” quella scelta. Ma non era lei a decidere, ma la Natura.