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Il Trauma

Il benessere la felicità non durano mai a lungo.

Anche gli antichi greci quando erano felici temevano il trauma dovuto spesso dall’invidia degli dei.

Oggi è facile passare dall’applauso alla gogna, dalla gloria all’insulto, ma più delle volte la felicità non finisce a causa dell’invidia un’incidente, una malattia, un imprevisto, un trauma.

In tutti i casi il trauma è sempre improvviso e solo lentamente e con angoscia ci rendiamo conto che non è un sogno ma una realtà.

Per superare il trauma, per continuare a vivere, per ritrovare serenità per non impazzire c’è solo un rimedio una sola strada.

Accettare capirla e adattarsi ad essa.

Non dobbiamo farci prendere dai rimpianti del passato, ma dobbiamo imparare rapidamente a vivere nel nuovo ambiente, nel nuovo destino

Ps. Nella vita ci sono scelte che tu ti cerchi ce ne sono altre che ti vengono a cercare che tu non vorresti.

Il mistero del tuo destino

L'autore ha scritto 3 lettere, clicca per elenco e date di pubblicazione.

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6 commenti

  1. 1
    Denny -

    Certo il destino dipende da nostre scelte, ma anche dalle persone che incontriamo nella vita purtroppo.

  2. 2
    unless -

    le parole sono molto belle ma ognuno di noi è diverso dagli altri e non sa reagire allo stesso modo. In più per rinascere subentra anche molta fortuna, come ritrovare l’amore o ritrovare l’amicia sincera con in più una base di rapporto civile con i genitori e fratelli.

  3. 3
    Almost-Imperfect -

    Per me il mondo è una ruota, accetto di buon grado il fatto che non potrei mai ostinarmi ad occupare per sempre il posto più alto; allo stesso tempo mi piace credere che non sarò perennemente relegata nella parte più bassa.
    “Mantengo un medio profilo”, niente di particolarmente grandioso, niente di troppo penoso, cerco di vivere la vita ed i rapporti con le persone che incontro, umilmente, anche quando potrei essere di più.
    Ma chi se ne frega… La vita è aleatoria e cerco sempre di portarle rispetto

  4. 4
    Phil95 -

    Concordo ma ci sono una miriade di fattori esterni che influenzano queste scelte: la famiglia, gli amici, le proprie capacità….e conta anche certamente la fortuna.

  5. 5
    mela&cannella -

    …Pasccquà…hai scritto delle belle cose e che condivido, chi per preparazione professionale chi per esperienza vissuta, attraversando determinati passaggi impariamo ad essere elastici (o dovremmo farlo).
    Ma non è facile, quando vediamo intorno a noi una realtà che non corrisponde a quella che vorremmo vedere, se poi nomini pure il destino siamo a mare, più che mistero nel mio caso ci vedo molto caos.
    Per quanto riguarda l’esperienza del post trauma, io me ne sono fatta una ragione quando ho letto “1984”, il personaggio protagonista dice di avvertire delle sensazioni di pace, quasi di felicità, dopo del periodo vissuto nelle torture. Proprio come mi sono sentita io dopo la separazione, le persone che mi stavano vicine mi chiedevano se avevo bisogno di qualcosa, ma dopo tutta la sofferenza psichica, forse più che fisica, che avevo attraversato mi sentivo tranquilla, non c’era più la fonte del dolore, non c’era più la falsità.

  6. 6
    rossana -

    Pasquale,
    sono d’accordo con te che la flessibilità e l’adattamento sono ottime qualità, sia per vivere la normalità che per adattarsi a quelli che definisci “traumi”.

    pare che i filosofi di tutti i tempi abbiamo suggerito duecentottanta modi di concepire l’esistenza dell’uomo e del cosmo. a ciascuno di noi il compito di trarre le modalità che più si confanno al nostro modo di essere e di pensare.

    per quanto mi riguarda, vedo il cosiddetto “destino” come segue:
    1) il carattere dell’uomo determina in modo molto marcato le sue scelte e di conseguenza la falsariga base della sua esistenza – così come sono di grande importanza le sue potenzialità, fisiche e/o intellettuali (geneticamente credo possa fare grande differenza fra sanità e malattia, oppure fra una mente sveglia e un’altra ottusa – elementi che non dipendono dalla nostra volontà ma di cui possiamo o meno avvalerci, se ne abbiamo occasione);
    2) contano però anche moltissimo le circostanze e l’ambiente in cui so nasce e si cresce (non c’è paragone, ad esempio, fra l’Africa e l’Europa anche solo in questo nostro secolo, nè fra il nascere e crescere in una famiglia disastrata, economicamente o emotivamente, oppure in da genitori amorosi e in grado di dare un minimo di supporto pratico);
    3) la terza componente, spesso soltanto sporadica, è formata da eventi esterni, di una certa importanza, che non si può che subire (un incidente senza colpa, ad esempio, o anche, banalmente, una gravidanza indesiderata, un terremoto o la morte improvvisa di una persona molto cara, o di un amore molto profondo, che annulla per anni, quando non è per sempre, le energie vitali).

    dobbiamo barcamenarci come meglio possiamo fra queste tre componenti e stare molto attenti a non sbagliare, perchè ci sono errori che non sono rimediabili e che possono rendere davvero penosa l’esistenza, soprattutto perchè, dipendendo questi da noi, o meglio dalla nostra incapacità di distinguere al momento giusto il bene dal male, spesso anche inconsapevolmente, finiscono per condannarci alla sofferenza già qui, senza nemmeno attendere l’inferno.

    la religione e la morale attribuiscono colpe a queste scelte sbagliate ma secondo me non sempre è così. credo siano rari i casi in cui si fa del male volendolo davvero fare, come negli omicidi premeditati. nella maggior parte dei casi, il male è banale o fatto senza averne piena e totale consapevolezza.

    l’argomento è interessante e spero di legger molti altri commenti al tema…

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