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Terrore

Salve di nuovo. Dopo un anno e qualche mese dalla mia ultima “Lettera al Direttore”, invece che produrre soluzioni il mio cervello si è divertito a partorire altri problemi. Sottopongo alla vostra attenzione una delle mie paure più grandi sin da quando ho smesso di credere in Dio.

Ho un peso sulle spalle.
Troppo grande perché io riesca a sostenerlo, troppo incollato a me perché possa liberarmene. È il peso della mia natura troppo limitata.
Vorrei essere qualcosa di infinito.
Non come il tempo o lo spazio, qualcosa di infinito e cosciente.
Qualcosa con la capacità di essere testimone di ciò che sarà, di poterci interagire, di poterlo vivere.

Vorrei essere un dio.

Non un dio da venerare, né un dio di cui avere paura.
Vorrei essere in grado di osservare l’universo intero e poterlo toccare, vorrei non dover fare a pugni col pensiero che un giorno dovrò cessare di esistere, che il mio corpo si spegnerà e io morirò, assieme a tutto quello che rappresento.

Ho paura.

Paura di perdere ciò che possiedo.
Amore, odio, indifferenza.
Quello che mi rende diverso, unico, e che allo stesso tempo mi accomuna a tutto il mio genere.
Ho paura di dover dire addio alla vita.
Ho paura di essere umano.

Certe volte mi sveglio coi brividi.
Apro gli occhi nel cuore della notte, sudato, tremante, freddo. Sogno la morte e nel risvegliarmi spero di scamparle. Poi il cervello si accende, le sinapsi connettono, l’idea arriva a destinazione assieme all’impulso, e con la stessa veemenza di un treno in corsa mi colpisce in pieno.
È l’idea di avere torto.

Non sfuggirò mai alla morte.
Ho a malapena vent’anni e già penso che mi rimanga poco tempo. 
Qualsiasi lasso di tempo finito è poco.

E io non voglio morire.

L'autore ha scritto 2 lettere, clicca per elenco e date di pubblicazione.

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11 commenti

Pagine: 1 2

  1. 1
    Yog -

    Alla tua età c’è più tempo che narda. Poi come diceva il vate, se non voi morì, fatti frate.

  2. 2
    Piccola78 -

    Vai a Messa e confessati, vedi come trovi Dio e la pace. Per vivere bisogna passare attraverso la morte come quando si nasce. Dopo il parto c’è vita! Banale? Dopo la morte, esisterai ancora! Verità.

  3. 3
    suzanne -

    Mi è piaciuta moltissimo la tua lettera, forse perché spesso ho sperimentato anch’io ciò che tu definisci “terrore”. Il pensiero che mi accompagna credo dall’adolescenza è proprio non avere abbastanza tempo per essere tutto ciò che vorrei, desiderare, amare, sperimentare. Non basterebbero mille vite per esaurire tutto l’esperibile, credo sia la spinta profonda che ha portato alla nascita di ogni forma d’arte: rimanere immortali, in qualche modo. Anche avere figli credo rientri in un certo senso in questo bisogno così umano di sopravvivere a se stessi, se purtroppo si è perduta qualsiasi fiducia in un aldilà, che sia paradiso o reincarnazione.
    Poi, però, mi fermo a riflettere un attimo: un tramonto sarebbe così speciale se ne potessimo vedere una quantità infinita? Non siamo adatti per essere immortali, ma solo per desiderarlo.
    Siamo pozzi che fissano il cielo, come scrisse Pessoa.

  4. 4
    Sofia -

    Whinnypoo devi essere un ragazzo molto particolare ma anche tanto problematico..accidenti…e hai solo 20 anni…
    Tu sei figlio di dio..tutti noi lo siamo…tutti in un modo o nell’altro siamo importanti…la nostra natura è divina…io lo so..anche se mi sono allontanata da dio..

    Tusei importante e infinito…hai un anima e sei importante.. Non dimenticarlo….

    I poteri non possiamo averli in questa dimensione..mi spiace..
    Pensa a vivere la tua vita da ragazzo e prova almeno un po ad essere normale OK?

  5. 5
    Yog -

    In tempo di fake non poteva mancare una citazione di Pessoa…

  6. 6
    WoodenPillow -

    Dio? No, grazie.
    Dio è una risposta troppo semplice. Anzi, non è neanche una risposta. È una speranza nata dalla paura che gli uomini, prima di me, hanno sempre avuto della morte.
    Troppo facile aggrapparsi all’idea di un aldilà dove tutto è candido e la pace è eterna.

    Quello che credo io è che la morte sia come un sonno senza sogni. Nessuna sensazione, nessun pensiero o riflessione che sia. Ci si annulla, semplicemente, e niente più.

    Dio non è ciò che fa per me, e vale sia per Dio, quello dei cristiani, che per quelli di ogni altra religione. Anche il semplice fatto che in Italia si sia cristiani per il puro caso di essere nati dove si professa questa religione mi fa scartare l’idea.

    E poi come diamine si prova ad “essere normali”? Cos’è la normalità? Chi ne detta le caratteristiche?

    Per quanto riguarda ciò che dice Suzanne, quel che so è che darei in cambio la meraviglia che provo quando riesco a vedere le stelle a Roma per un’infinità di giornate monotone. Almeno potrei riempire quel vuoto incolmabile che è la mia curiosità, cavolo.

  7. 7
    Suzanne -

    Wooden, una delle cose più difficili da gestire è proprio la noia esistenziale, che spesso conduce a riempirsi la vita di palliativi, tra cui anche innamorarsi a tutti i costi, pur di non subire quella sensazione di ripetitività. Ti posso solo dire, anche se forse non è consolatorio, che crescendo sarai sempre più attirato nel vortice della quotidianità e dei doveri da avere meno tempo per gestire i tuoi pensieri. Si impara a vivere anche di routine, perché in fondo siamo anche animali abitudinari, e il desiderio di infinito diventa quasi un lusso da potersi permettere. Durante gli anni universitari ho avuto tempo in abbondanza per arrovellarmi come te su questo desiderio di abbracciare la totalità, sentendomi in qualche modo degna di esistere. Ora, vorrei principalmente vivere una vita sufficientemente aderente a ciò che sono, senza troppi compromessi.
    Yog, mi confesso: sono il fake della reincarnazione di Pessoa 😉

  8. 8
    Golem -

    O semplicemente “pazzi” che fissano il cielo.

  9. 9
    Piccola78 -

    Fai come ti pare cioè continua a soffrire inutilmente!

  10. 10
    Vic -

    Una differenza fra l’uomo e l’animale
    è che l’uomo può coricarsi quardando il cielo,
    l’animale si accovaccia.
    Per questo l’uomo fa pensieri che vanno al di là
    della routine quotidiana, lavorare, mangiare
    dormire, riprodursi.
    Anche se per tanti secoli, il grosso dell’umanità
    ha dovuto badare soprattutto a una cosa sola:
    sopravvivere.
    Quella ristretta minoranza che è riuscita o ha potuto
    sottrarsi a questa logica è quella che ci ha fatto progredire.
    Tutto ciò che ha un inizio ha una fine, abbiamo
    un periodo di tempo limitato in cui operare.

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