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Su noi donne e alcune nostre debolezze

Ciao, vi racconto una storia accaduta non molto tempo fa, vorrei discutere di alcune dinamiche a riguardo dei modi di pensare e di vivere, senza puntare il dito o sputare giudizi inutili e sicuramente erronei sulle persone coinvolte.

Ho fatto una visita al cuore per controllare alcune cose che dopo un primo ecg avevano generato dubbi nel mio medico. Cambia il cardiologo questa volta e troviamo (ero accompagnata da madre e zia) un dottore che mi dice di spogliarmi per mettere i sensori. Mia madre mi ribadisce di non togliere il reggiseno e insiste a non toglierlo perchè a suo giudizio non ce n’era bisogno, già avevamo discusso a casa di non fare polemiche con i dottori perchè nonostante il naturale imbarazzo non c’è niente di male per me, e spogliarsi aiuta i medici donne o uomini che siano anche a valutare lo stato generale di salute del paziente, ma lei insisteva e poichè è una cosa legata al suo pudore e alla sua morale ho cercato di rispettarla.

Ho provato dietro al parapetto a non toglierlo fino all’ultimo, finchè il dottore mi raggiunge e se la prende che non fossi pronta sul lettino, dicendo che non poteva mettere i sensori se rimanevo così (da notare che mi ha fatto rimanere non solo col jeans ma pure con le scarpe per non recarmi fastidio più di tanto). Io con calma, contenta in fondo di non dover dire io alle mie parenti che il reggiseno va tolto e basta (mi avrebbero preso per una poco di buono sicuramente), mi spoglio e mi faccio la visita. Mi sentivo tranquilla nonostante la preoccupazione che qualcosa nel mio cuore non andasse.  Il dottore è stato bravissimo, non mi ha fatta sentire in imbarazzo quindi una professionalità totale, ovviamente si è lamentato del comportamento delle mie parenti chiedendomi se mi ero resa conto della necessità di spogliare il busto, ed effettivamente era così, perchè avevo un reggiseno sportivo talmente stretto che non avrebbe mai potuto mettermi i sensori attorno al cuore, quindi l’ho riconosciuto io stessa.

Tornata a casa sentivo che qualcosa stesse per esplodere nelle mie parenti, ho evitato ogni commento sul dottore con la scusa della felicità dell’ ecg andato bene e che non destava ulteriori preoccupazioni di per sé, infatti pure loro erano contente e si “trattenevano” (avevo questa impressione). A casa, dicevo, la tensione saliva e io in fondo sapevo il perché, diciamo che il mio timore era di ricevere offese gravi e lapidarie per la mia serenità di togliermi il reggiseno e farmi visitare invece di oppormi, e invece quello che riceve l’insulto è il dottore, e nella maniera più brutta possibile, nel senso che vengo fermata e mi viene chiesto: “tu ti sei resa conto vero che il dottore che hai incontrato oggi era un ******?” . Non ripeto il termine ma uso gli asterischi, è una parola dialettale che si usa da noi per indicare di solito un uomo di una certa età libidinoso e a cui può scappare la mano morta facilmente, magari con ragazze di 30 e passa anni in meno, o troppo giovani anagraficamente, ragazzine se mai. Insomma un’offesa veramente brutta e fuori luogo.  Lui di certo non aveva nessuna bava alla bocca, invece la bava alla bocca rischia di farla dalla rabbia chi non apre la mente e comprende le cose; e in quel momento, credetemi, in quel momento per me è stata una violenza atroce ascoltarla, mi sono sentita offesa, violata, umiliata, ma non dalla visita eccellente che ho ricevuto bensì da quella proposizione interrogativa che se mi fossi permessa in famiglia di rispondere “NO, ebbene no, il dottore aveva pienamente ragione a volermi mettere gli elettrodi correttamente, sapendo pure il problema che ho avuto riscontrato sulle carte precedenti ed inoltre perchè, se avete notato, il mio reggiseno strettissimo non permetteva nemmeno di sentire il battito”, ebbene avrei generato un putiferio di proporzioni enormi, disumane, per fortuna ho quasi 30 anni ormai e hanno avuto modo di calmarsi un pochino ma se a 17 anni avessi parlato così mi avrebbero violentato la mente fino a farmi vomitare.   Mi ha offesa che non ho diritto di parola con loro, diritto di pensiero, che se dicessi la mia sarei additata come una disgrazi*a*ta, una donna di strada disgustosa e sporca e malata. Mi ha offesa che giorni dopo questo episodio abbiamo avuto un litigio per motivi banali e subito, come conservato nella saccoccia, sono volate parole asprissime per definire i miei comportamenti degli ultimi anni, parole violente come quelle per il dottore, così che hanno creato un filo rosso che mi ha collegato alla scena in cui mi sono mostrata a mio giudizio matura e collaborativa cercando di spiegare quanto fosse importante per un medico poter diagnosticare senza impedimenti.

(Per chiunque fosse interessato, negli ultimi anni mi sono laureata con complimenti della commissione, mi sono innamorata e fidanzata per la prima volta nella mia vita, e ho avuto il coraggio di mettermi in gioco per importanti progetti di vita che prima dei 25 anni nemmeno l’ombra, avevo paura anche solo di uscire di casa..)

Questo mi ha offesa, “questo”. Ho dovuto annuire fingendo indifferenza per tenere le acque calme ma nei giorni successivi ho somatizzato tutto, stasera ho anche sputato delle pillole per la stitichezza come per un rifiuto di fare entrare nel mio corpo agenti estranei (che poi ironicamente dovrebbero favorire il rinnovo attraverso l’espulsione delle feci).

Insomma mi sono chiusa in me stessa, in un momento in cui ho bisogno di tanto coraggio, supporto, di apertura, per tanti motivi che non sto ad elencare.

Ho ripensato a quando ero bambina e a tutti i complessi con cui sono cresciuta, ho ricordato che avevo timore di avvicinarmi ai ragazzi e che li reputavo superficiali senza nemmeno conoscerli….ho ricordato che c’è voluta quasi una laurea per allargare il mio punto di vista eppure che la mente ancora mi gioca brutti scherzi…ci rimango male e mi chiudo in me come ho fatto fino ai 25 anni. Mantenersi indipendenti ed essere diplomatici con certe persone è durissima, se vuoi loro bene finisce che ti influenzano, specie se le hai viste come figure di riferimento, eppure a conti fatti non è vita la loro, forse io sono come sono stata definita ma di sicuro la vita perfettamente giusta non è la loro sinceramente.

 

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6 commenti a

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  1. 1
    Rossella -

    Ciao,
    nella nostra epoca si tende a dare molta importanza al corpo perché la chiesa nel tentativo di rendere il messaggio più fruibile è intervenuta con spiegazioni che generano clamorose incomprensioni. Io ho cominciato a conoscere un ragazzo che non prova nessuna attrazione fisica nei miei confronti. Io non ho uno stile in particolare e volendo potrei dare corpo al suo ideale di donna, perché, in fin dei conti, avere un’immagine sofisticata non mi è mai dispiaciuto. In un progetto culturale la componente estetica per me deve fare da cornice… talvolta i contenuti non tradiscono la forma. In questo modo si tiene vivo l’interesse, ma si creano anche aspettative che rendono l’interesse per la donna un fatto puramente aleatorio… l’uomo in questione non riuscirebbe mai a sentirsi all’altezza della donna che lo attrae, perché ha bisogno di capire che si tratta di un’immagine onirica. Nella realtà bisogna concretizzare la passione. Quindi a noi servirà sempre sapere che la sessualità ha uno scopo riproduttivo. Per unirmi carnalmente a questo uomo devo dare un significato alla paura della maternità, perché questa paura (che esiste) potrebbe dominarmi e se combattuta mi potrebbe addirittura impedire di avere dei rapporti. Nel momento in cui l’uomo va verso la vita riesce a farmi sentire desiderabile e noi dobbiamo sapere che ci va nonostante le precauzioni. Quello a limite è un secondo problema.

  2. 2
    Rossella -

    Io per natura sono anche abbastanza rigida, non riuscirei a gestire il mio corpo senza entrare stabilire un legame d’intima comunione con il suo. Sulle carte penso che quest’uomo mi potrebbe portare a mettermi sulla difensiva… perché le aspettative che mette nella fecondazione ne determinano la potenza sessuale. Non ho paura di restare incinta, ma è questa paura a farmi sentire donna. Superare questa paura significa uscire dal mio ruolo e fare leva sulla sua debolezza per uscire da questo stato di rigidità del corpo e della mente. Non mi sembra davvero il caso. L’unico momento della vita in cui potrei sentirmi davvero desiderabile è la gravidanza, quando la vita supera il desiderio di andare verso la vita. La conoscenza con questa persona in particolare non mi fa vivere male l’idea che durante i primi mesi di gravidanza si possano avere dei rapporti. E’ tutto soggettivo. Ma alla mia comincio ad assuefarmi all’idea che non mi rimane molto tempo per diventare madre. Di conseguenza sono in grado di proiettare le mie vanità su aspetti del vivere che mi farebbero sentire ugualmente attraente ai suoi occhi. Ma questo dolore purtroppo esiste, anche se viene soffocato dalle mode. Quando lo riconosci almeno riesci a far prevalere la parte razionale.

  3. 3
    celi_lois -

    Grazie Rossella, penso di aver capito più o meno tutto e condivido molte affermazioni, solo che non sono riuscita a cogliere il collegamento con le problematiche di cui ho discusso io, scusami, grazie ancora comunque!

  4. 4
    Suzanne -

    Celilois, ma non è per caso che le tue parenti vorrebbero trovarlo un medico con la bava alla bocca che le costringesse a spogliarsi senza motivo? Chiediglielo, forse il loro è solo un desiderio mal espresso 😉

  5. 5
    Solnze -

    Non ho letto tutto, ma scusa, hai quasi 30’anni e ti porti ancora appresso le parenti alle visite?
    Io non mi porto più mia madre dietro da 10 anni… E ho meno di te.

  6. 6
    Josepho -

    Ciao, anzitutto ti dico che non hai alcun motivo per colpevolizzarti. Non sono un medico, ma credo che sia perfettamente normale spogliarsi durante una visita medica, nonostante l’imbarazzo iniziale. I medici vedono donne e uomini svestiti in continuazione, è il loro lavoro ed è giusto che siano aiutati a svolgere al meglio. Non capisco questo atteggiamento da parte delle tue parenti, che dovrebbero ricordarsi che stavi facendo dei controlli medici per la tua salute, non eri certo nuda per strada. Detto questo, direi che probabilmente il tuo “problema” (che, per inciso, è anche il mio) è la carenza di autostima. Nel senso che sei stata condizionata, e in parte lo sei anche adesso, dal giudizio delle persone attorno a te, che siano parenti o meno. Di conseguenza hai avuto problemi con te stessa, perché quando gli altri ti fanno credere qualcosa, alla fine diventa anche la tua opinione. E questo ho avuto modo di sperimentarlo personalmente. Invece io voglio incoraggiarti, perché sicuramente hai un gran potenziale, e lo si evince da tutto quello che hai realizzato con le tue capacità e senza l’aiuto di nessuno. Ricordati che puoi fare tanto, e che la prima persona da amare sei proprio tu. Il resto passa in secondo piano. Auguri per la tua vita.

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