Sono una stupida ragazza innamorata di un bastardo
Riferimento alla lettera:
Ho passato due anni ad amarlo senza avere un rapporto serio e stabile, passando da periodi in cui ci sentivamo dalla mattina alla sera a mesi in cui non si faceva mai sentire, poi dopo un certo periodo ci siamo messi insieme e dopo 4 mesi perfetti e ufficiali dove...
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Data di pubblicazione: 26 Agosto 2012
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Categorie: - Amore
121 commenti
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Angela, a mio parere è’ un bugiardo. Ti racconta queste cose perché vede che tu sei più’ “libera”, esci tranquillamente con le tue amiche e hai molti corteggiatori. È’ chiaro che vuole farti ingelosire perché’ è un insicuro. Tuttavia ha ottenuto esattamente quel che voleva: ovvero far emergere in te dei dubbi per tenerti sulle spine e…dai, questa baggianata delle due storie parallele non regge! Non ho capito poi se è’ sempre lui che fa il “simpatico” con le altre. Comunque quest’ ultimo genere di uomo di solito sta ben attento a non farsi vedere dai compagni delle donne che “importuna” e sceglie preferibilmente quelle single (oppure deve avere molta confidenza con gli uomini compagni delle donne in questione per permettersi questi atteggiamenti senza beccarsi un pugno). In conclusione, non so se valga la pena per te scegliere tra un finto traditore è un vero bugiardo… L’ unica attenuante sarebbe se lui ti confessasse che è’ stata tutta una bugia per farti ingelosire, ammettendo che deriva da una sua insicurezza. Ammissione di debolezza che in chi appartiene al genere maschile si riscontra moooolto raramente
Pongo anch’io una domanda: è’ un bastardo un uomo che non vuole incontrarti per parlare ( non per fare dell’altro) sapendo che non ci sarebbe nessun coinvolgimento emotivo da parte sua e che potrebbe aiutarti a risolvere razionalmente una personale situazione interiore che altrimenti rimarrebbe per sempre irrisolta? Insomma un po’ di altruismo non guasterebbbe…
Macchè bastardo H2OSO2 Insomma, sei sempre in ballo con quell’illusione?
Mi piacerebbe sapere cosa ti immagini di speciale che possa mai avere quest’uomo ai tuoi occhi.
Cos’è che ti intriga in quel modo. Diccelo
H2O, azzardo delle ipotesi : lui potrebbe interpretare questa tua richiesta come un’ossessione ed essendo più razionale preferisce non assecondarla. Oppure teme che la situazione possa degenerare. In ogni caso, la vera domanda da porsi è cosa ti aspetti tu da questo incontro? Io non credo sai sia sufficiente per abbandonare la tua illusione…
H2O,
ottima la tua risposta ad Angela.
in merito alla tua domanda,
1) gli “altruisti” gravitanti nel nostro abituale ambiente si contano di solito sulle dita di una mano. chiunque non abbia un preciso interesse nel fare qualcosa, non sarà facilmente indotto ad agire, a beneficio di altri.
2) nel tuo caso, essendo tu sposata e con figli, potrebbe subentrare una più che logica attitudine emotivamente difensiva. ammirevole, in quanto basata sull’intento di star lontani dalle tentazioni.
buon fine settimana!
Essendo ormai passati diversi mesi sono giunta alla conclusione che non guarirò mai da questa “ossessione” essendo qualcosa di connaturato in me e che mi lega ad un desiderio passato rimasto inespresso. Oscillo tra la volontà di distrarmi da questo pensiero fisso ed il piacere di crogiolarmi in esso. Cerco di parlarne con i miei amici e colleghi per sdrammatizzare e prendermi in giro, ma più’ ne parlo, più si acuisce. Cosa ci trovo in lui? Niente fintanto che non riuscirò a conoscerlo meglio per convincermi che lui non è’ altro che una rappresentazione simbolica della mia idea di “passione irrazionale” del passato. Essendo in un certo senso rimasta fedele a Lui, oltre che a mio marito, mi sento “autorizzata” a desiderarlo, non ho sensi di colpa perché’ è un sentimento che a me sembra ” puro” , non vissuto è rimasto intonso e immacolato nel tempo. Non so come liberarmene perciò credo che dovrò imparare a conviverci. Vorrei tanto che lui leggesse queste righe e capisse che sarebbe risolutivo il suo disinteressato supporto per allontare da me questo insano pensiero.
Non vedo il mio precedente commento, comunque volevo aggiungere, Suzy, anche che da questo immaginario incontro non mi aspetto un’evoluzione. Non desidero affatto che lui si innamori di me, vorrei solo che si interessasse a me e che lo incuriosisse il fatto che un sentimento passato possa perdurare per così tanti anni. Insomma vorrei solo chiudere il cerchio e capire perché lui ha avuto e ha questo ruolo nella mia esistenza. Forse costituisce la rappresentazione simbolica dei miei dubbi e delle mie incertezze, la strada alternativa, più difficile è ignota che io scarto nelle mie scelte di vita e della quale conservo però intatta la curiosità per non averla percorsa.Scusate se poi mi sono di nuovo intromessa con la mia storia che credo stia diventando noiosa, ma ho evidentemente ancora bisogno ancora dei vostri preziosi commenti ed interpretazioni.
H2O: “Crogiolarmi in esso”. Quello è il nocciolo del problema, in fondo una forma di masturbazione se ci pensi.
Seppure con modalità differenti per quanto riguarda l’approccio da te avuto con questo soggetto maschile, mi confermi periodicamente quello che ho scoperto a suo tempo in mia moglie, e di cui ho abbondantemente parlato su queste pagine. E cioè, che una donna meno “entra” in un rapporto “sessual-sentimentale” realmente, tanto più questo rimarrà “attivo” nella memoria, con la
fantasia che lo arricchisce di quello che “poteva” o “potrebbe” essere, invece di riflettere su quello che È o È STATO in casi come questi. Cioè: nulla.
Nel percepirti in questo stato ossessivo sono ancora più sicuro di aver fatto bene ad aver messo mia moglie di fronte al rischio che correva di vivere la vita “per un’altra vita”, del tutto irreale.
Se tutto sommato ti va bene continuare a vivere con quel chiodo in testa, fallo pure. Ma se qualcuno (che non potrà essere lui ovviamente) ti potesse aiutare a toglierlo forse faresti la cosa migliore, per te e per chi ti sta vicino.
Io e mia moglie saremmo arrivati a lasciarci per questo genere di fantasie. Entrambi senza capire il perchè prima che indagassi.
Rossana, grazie per il tentativo di spiegazione. In effetti sarà così … una reazione giustamente difensiva per non peggiorare la situazione e per non dare corda a una proposta insensata che gli avrebbe procurato solo inutili complicazioni. Tuttavia a mio parere Lui ha sottovalutato il mio stato emotivo anche perché io lo avevo rassicurato di essere pienamente cosciente dell’irrazionalità del mio desiderio e che quindi l’avrei saputo superare senza drammi. Invece sto proprio drammatizzando tutta la faccenda con tanto di costruzioni mentali teatrali e invenzioni di strategie orientate a far volgere dalla mia parte i favori del destino.
Golem, sicuramente hai fatto bene ad interessarti e ad indagare sulle motivazioni che distraevano tua moglie dal rapporto con te in quanto erano evidentemente queste sue fantasie che stavano creando la frattura. Nel momento in cui entrambi avete individuato la causa siete riusciti brillantemente a trovare la soluzione. Nel mio caso però le fantasie non sono la causa dell’allontanamento dalla mia storia reale, ma la conseguenza. Probabilmente servono a colmare una carenza dovuta a cause di altro tipo e che richiederebbero appunto un intervento attivo da parte del soggetto reale causante oltre che la mia collaborazione. In questo periodo però mi sento stanca e non ho sufficienti energie per rimescolare le carte, per cui preferisco aspettare di recuperare le forze cercando di compensare il mio bisogno di attenzione attingendo emozioni nel mio mondo immaginario. Tuttavia io non sto vivendo ” per un’altra vita”, sono pienamente consapevole della dicotomia in atto e mi limito ad oscillare pigramente, come su un’altalena , dall’una all’altra dimensione cercando indizi che mi aiutino a capire qual è la giusta direzione. Su e giù. Su e giù. Su e giù.
Acqua,
secondo me, se si è pienamente soddisfatti della vita di coppia che si sta conducendo, tutto quanto in amore l’ha preceduta o ne potrebbe seguire NON ha ALCUNA presenza né consistenza. per lo meno, questa è l’esperienza di lunga durata di cui do testimonianza.
è possibile che, se nel percorso di crescita emotiva siano stati saltati alcuni passaggi giovanili, pressoché obbligati, l’esigenza di sperimentarli possa comparire in seguito, all’improvviso, e magari in modo pressante, come nel ricercare all’ultimo momento qualcosa di smarrito, importante in quanto non vissuto. questo mi sembra il tuo caso.
il “chiodo fisso” potrebbe essere per ora il punto di domanda che affiora dall’inconscio: devo continuare questa scelta di vita amorosa, in alcuni aspetti carente ma ben nota e consolidata in tutti i suoi pro e contro, oppure posso permettermi il lusso di guardare altrove, per tamponare i vuoti presenti e passati? l’uomo che la fa emergere non ne è che lo stimolo di fondo. forse in cuor tuo vorresti che un confronto potesse scoraggiare definitivamente qualsiasi aspettativa, in lui come in qualsiasi altro.
potrebbe trattarsi di una semplice crisi interiore, con te stessa, che necessita dei suoi tempi per essere superata, con la decisione ferma di restare legata alla tua attuale scelta oppure di iniziare gradualmente a prenderne le distanze. in ogni caso, questa tua “passione” mentale, se contenuta in un intimo angolino, senza permetterle d’espandersi troppo nel reale, non arreca danni ad altri e ti è di aiuto nel portare avanti in modo bilanciato la quotidianità.
una collega d’ufficio, a suo tempo, per ragioni diverse dalle tue, ha condiviso con me un simile tormentone, che si è poi risolto nel suo mantener fede all’impegno assunto, anche se per lei molto gravoso. talvolta non si può evitare di redigere bilanci, non soltanto a capodanno!
buona domenica!
“Agua”. È interessante la maiuscola che utilizzi per quel “Lui”. È evidente che quel pover’uomo ha assunto dentro di te un ruolo simbolico nel quale trasferisci tutte le tue fantasie intorno ad una rappresentazione idealizzata della figura maschile e della visuale sessual-sentimentale a questa collegata. Ma forse neppure di quella. Sembra piuttosto proprio una “Shangri la” della mente. Il tuo “Paradiso Perduto”. Un luogo immaginifico nel quale rifugiarsi come “possibilità” di fuga dalla realtà.
Non credo proprio che sia una crisi “momentanea” come ti viene suggerito, ma piuttosto una reale forma mentis alla quale si tende a ricorrere.
Vent’anni di “permanenza” non sono il segno di una crisi ma di un “credo” che, a mio parere, non si concretizzerà MAI. Anzi, se non vuoi affrontare un percorso con l’uomo reale che hai in casa ti converebbe tenerti questo “mondo parallelo” per sempre, perché semmai dovessi davvero “conoscere” quell’individuo ricadresti certamente nella delusione della banalità, constatandone l’inevitabile “normalità” che è dotazione di tutti. Cosa mai potrebbe confermarti quel poveretto che non sa neppure per quale motivo tu ne sia ossessionata.
Non immagini quante similitudini trovo tra te e mia moglie riguardo l’immagine che si era fatta di quello che era veramente un poveraccio, ma che nella sua fantasia si era trasformato in un “mito”, e non perché lo fosse ovviamente, ma perché era lei ad averne bisogno di pensarlo. E “Lui” era perfetto per quel tipo di “costruzione”, perché NON lo conosceva in realtà, vittima com’era di un imprintig favolistico nato dall’adolescenza.
Quando finalmente lo ha “riconosciuto” nella sua “verità” oggettiva, si è resa conto che LUI, per lei, non era altro che un “tramite” per raggiungere la sua personale “Shangri la”. Che non esiste come sappiamo. E NON deve esistere se ci pensi bene.
Certo Golem razionalmente è proprio così , un paradiso perduto per perdersi all’occorrenza. L’uso della lettera maiuscola per “Lui” mi viene spontaneo. Nel mio caso il riconoscimento del “mito” non è stato sufficiente per allontanare questa mia tendenza a favoleggiare sulla realtà: avrei bisogno di scontrarmi frontalmente con esso per frantumarlo, ma so la probabilità che ciò avvenga è assai remota. Imparerò quindi a conviverci e a modulare questa illusione per renderla innocua per me stessa e per la mia relazione reale. Probabilmente se non avessi deciso di conferire a “Lui” questo valore simbolico, mi sarei cercata un altro “tramite” per transitare nel mio mondo parallelo. L’importante è esserne coscienti e non addentrarsi troppo in questo affascinante labirinto.
Acqua di rose.
“Probabilmente se non avessi deciso di conferire a “Lui” questo valore simbolico, mi sarei cercata un altro “tramite” per transitare nel mio mondo parallelo”
Puoi contarci. Se ti sei “invaghita” di uno sconosciuto è perchè quella tendenza è una tua caratteristica. Come lo era della mia inglese, che oggi può parlare, felice di questo, al passato.
Rossana, puoi chiedere a questa tua collega come ha fatto a “farsela passare”? Non guarirò, ma forse potrei riuscire a ricacciare questa persistente illusione nell’angolino remoto da cui è riemersa, la’ dove se ne è stata assopita per tutti questi anni fino all’ incontro scatenante. Certo, è naturale che se il mio rapporto reale andasse a gonfie vele non avrei spazio e tempo per pensare al passato o al futuro, ma mi concentrerei sul presente..
Suzy, tu hai qualche suggerimento per mitigare un desiderio quando sembra incontenibile? Vorrei che raccontassi anche un po’ più di te e della tua esperienza, per condividere possibili strategie di controllo.
Golem, tua moglie ha superato felicemente il suo smarrimento, ma è stata anche facilitata, correggimi se sbaglio, dal fatto che ad un certo punto il soggetto-oggetto delle sue fantasie se ne è’ fisicamente andato per sempre, sparendo dalla scena reale oltre che da quella mentale. Quindi tua moglie ha dovuto per forza elaborare un lutto, forse non solo a livello astratto. Certo è positivo che, poi, tua moglie abbia definitivamente capito, grazie al tuo aiuto, che questa sua innata tendenza era stata la causa delle vostre incomprensioni e che quindi abbia ritrovato la gioia del presente.
Ehi, ma Markus dove è’ finito?
Ma Angela che il tuo lui sia imbranato e rincoglionito stai tranquilla che si vede! Anche perché uno che non è in grado di depilarsi le sopracciglia non può essere che un imbranato….ma non sotto valutarlo…gli scemotti e i finti santarellini a volte sono mille volte peggio degli altri…quelli normali..
Quindi smetti di farti domande! Ti h
Ha tradito e allora mandalo affanculo!
Bon!
Acquafan.
Probabilmente durante le mie tediose descrizioni non è emerso con evidenza che per quanto riguarda la faccenda di mia moglie il “problema” NON era il tizio mitizzato, ma la sua personale tendenza alla mitizzazione. Caratteristica questa che accomuna tante dolci ragazze cresciute ed educate in un certo modo, e che naturalmente sono predisposte a credere più il sogno che la realtà. Come dire, è un eccesso di sensibilità alimentata da una sovrabbondanza di fantasia.
Per lei è stato importante capire questa semplice differenza per “svoltare” e cambiare pagina. Ma non facilmente, Acqua, ci sono voluti quasi tre anni di discussioni, sia pure occasionalmente. Ma non ho mollato sino a che non ho potuto e non ha potuto “capire” a sua volta.
Nel suo caso, quella eterea caratteristica utilizzava il “passato” come terreno sul quale sbizzarrire la fantasia e, come ho avuto modo di dire, tutta la retorica assorbita “sull’ammore” durante l’adolescenza si è cristallizzata intorno a quel soggetto, che, rimasto pressochè “sconosciuto”, si prestava benissimo ad essere “addobbato” di illusioni come fanno le bimbe coi vestitini di Ken, il bambolotto di Barby, alla quale lei curiosamente somiglia (ma non il de cuius a Ken).
E’ talmente legata al passato (oggi non più in quel certo modo) che casa nostra trabocca di fotografie e ricordi coi quali potresti ricostruire giorno per giorno la sua vita a partire dai quattro anni. Io al contrario butto via tutto. Per me esiste solo il presente e il futuro (e il gerundio dai). Il mio passato è come le scie degli aerei, che dopo un po’ si dissolvono.
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Il decesso ha solo modificato il mito eroicamente, come si addice alle “tragedie” kareniniane, altro che lutto. Il tipo credo avesse tirato le cuoia almeno cinque anni prima che cercassi di capire cosa ci stava “dividendo”, nel momento in cui il rapporto dietro una apparente serenità (mai veri litigi per intenderci) si stava però spegnendo.
“Tolstoj infatti non vuole che il lettore commiseri i maltrattamenti di Anna, ma che riconosca la sua incapacità di impegnarsi davvero nella ricerca della felicità e della comprensione dei propri sentimenti, incapacità che la porta al suicidio”. E in un certo senso questo stava avvenendo, ci stavamo “suicidando”, per mancanza di comprensione dei sentimenti. Quelli veri da quelli “inesitenti”.
Il punto è che non si può vivere una relazione con la testa da un’altra parte, è inutile. Non si vive né l’una e neppure l’altra ovviamente, non si vive e basta. Prima o poi si perdono pezzi di realtà strada facendo, e con questi la direzione che si sta seguendo. Io ho voluto capire soprattutto se fossi stato solo una “seconda” scelta, e decidere quindi se proseguire o meno. In realtà ero e sono la VERA scelta, come lei lo è per me, c’è amore concreto e “crescita” tra noi, specie ora, ma quel particolare “mondo” è una cosa a parte, che proietta una realtà idealizzata utile come alternativa ipotetica alle inevitabili difficoltà della VITA VERA. Che però, volenti o nolenti, è l’unico luogo dove si può avere la serenità e qualche momento di felicità. La fantasia “abusata” in certe maniere può diventare una “droga” in tutti i sensi, e con i medesimi effetti di allontanamento dalla realtà.
Non so se la tua crisi è causa o effetto di quella tendenza al “sogno”. Nel caso della mia lei era la causa, perchè di fatto siamo “fully compatible”, ma io sono reale e come tale…”puzzo”. Capìta la metafora?
Acqua,
conosco abbastanza a fondo l’iter a suo tempo percorso dalla collega/amica con cui ho condiviso lavoro e ufficio per più di dieci anni.
la sua storia aveva accenti di grande sventura. aveva sposato un uomo di bell’aspetto, buono e socialmente positivo ma parecchio impositivo in privato (ad esempio, le vietava i pantaloni, passava un dito sui mobili e ne paragonava la polvere con quelli della casa materna, le impediva d’incontrare alcune amiche…). negli anni ’80 non era infrequente l’accettazione di questo tipo di supervisione.
le era successo di restare incinta prima del matrimonio e l’aborto era stato il passaggio obbligato per “evitare la vergogna” ma le aveva impedito la possibilità di avere altri figli. superati i 40 anni, la coppia era riuscita ad adottare una bimba straniera, che presentò fin dal primo anno di età seri problemi di salute.
è a questo punto che al marito fu diagnosticata un’inguaribile malattia, a lunghissimo decorso invalidante, e che ebbe l’amara sorpresa di scoprirsi non solo del tutto abbandonata dalla famiglia d’origine di lui ma anche di sapere che la malattia, già nota in embrione pima delle nozze, le era stata tenuta nascosta.
il tenero ricordo di un corteggiatore che, con il senno del poi, considerava a lei molto più affine del marito, e che aveva cullato negli anni, per meglio accettare la realtà di coppia concretizzata, svanì del tutto, all’improvviso. si rese conto che avrebbe avuto motivo di recedere dall’unione in quanto palesemente ingannata ma non ebbe il coraggio di farlo.
figlia unica, da sempre eccessivamente protetta, non se la sentì di affrontare il futuro da sola, per di più con l’impegno della bambina, che le avrebbe impedito di allontanarsi definitivamente dal marito. il rovello mentale durò più di un anno.
poi, a poco a poco, alla fantasia amorosa subentrarono gli antidepressivi. cancellò dalla mente passato e possibile futuro, concentrandosi sulla scelta che le parve obbligata.
Golem, certo che era perfettamente emerso che per tua moglie, come per gli altri casi esaminati e discussi incluso il mio, l’orgine del problema fosse la “tendenza a mitizzare” e non “il soggetto mitizzato”.
Confermo, almeno per quanto posso evincere dalla mia autoanalisi, che trattasi di caratteristica connaturata individuale- caratteriale, pertanto non eliminabile, ma solo controllabile.
Probabilmente quel che e’ accaduto nel vostro caso e’ che tua moglie, prima della svolta, non fosse assolutamente consapevole di questa differenza, ma fosse realmente convinta di essere innamorata di Ken. Nel momento in cui tu le hai aperto gli occhi, lei ha riconosciuto la vacuita’ dell’illusione ed il suo occulto potere nel logorare lentamente il vostro rapporto reale . Avendo avuto questa esperienza e questa rivelazione “improvvisa” e’ riuscita definitivamente a “liberarsi” dalla sua suggestione (anche se non potra’ mai cancellare del tutto la sua “tendenza a mitizzare” che come abbiamo detto fa parte della sua sensibilita’ individuale). Per quanto mi riguarda, invece, io da sempre sono perfettamente cosciente che trattasi di comportamento irrazionale ingiustificato e pericoloso e cio’ nonostante persevero con questo genere di gioco usandolo proprio come modalita’di fuga dalla realta’ e ricerca di appagamento alternativo. Ovviamente cio’ mi provoca una soddisfazione incompleta e solo apparente e, come succede al drogato, crea una forma di dipendenza che e’ allo stesso tempo piacevole e distruttiva, a cui non e’ facile rinunciare. Il racconto di Rossana conferma come, in certi casi, solo un evento veramente traumatico possa riportare la mente sui giusti binari. La storia dell’amica di Rossana presenta, tuttavia, delle connotazioni molto estreme e non ci trovo alcuna affinita’ con la mia che e’ (fortunatamente) assai piu’ serena e regolare, priva di disavventure e traumi che avrebbero rinsavito anche la sognatrice piu’ recidiva.
Per questo motivo vorrei ardentemente conoscere relamente il mio “soggetto mitizzato” , per smitizzarlo definitivamente e riportare il tutto alla realta’ , avere la dimostrazione che ,come lui stesso mi ha detto ,”e’ una persona mediocre” e “non ha nulla di speciale che meriti questa mia attenzione” o, come dici tu, Golem, che ” puzza” come tutti gli altri.
Meno si conosce, piu’ la fantasia trova spazio per viaggiare
D’altra parte pero’ sono consapevole che essendo io in una condizione di forte coinvolgimento emotivo e quindi di fragilita’, da un incontro potrei ottenere l’effetto contrario ovvero un’accentuazione di questa mia idealizzazione. Mi piacerebbe almeno avere con lui anche solo uno scambio epistolare via mail cosi’ potrei mantenere facilmente le distanze e forse mi stancherei presto, ma non posso proporgilelo mi prenderebbe per una pazza sghiandata… gia’ l’ho spaventato. Eppure sono una persona estremamente equilibrata.
@sofia
Mi sa che hai ragione.
Angela, potrebbe anche essere che il ragazzo in questione è un omosessuale represso. Non ci hai pensato?
Acqua,
la mia collega ha fantasticato per più di un decennio, nel ricordo/rimpianto dell’ex corteggiatore. come giustamente hai osservato, ha smesso quando la realtà è diventata talmente pesante da toglierle anche quell’innocente evasione.
è vero che non ci sono grandi analogie con la tua situazione, così come, PER ME, non ce ne sono che di MOLTO LONTANAMENTE simili in ogni particolare caso, sempre diverso da tutti gli altri, se non altro per i vissuti della donna che li interpreta animandoli. è probabile che un uomo, invece, risolverebbe analoghe incertezze con qualche sporadica scappatella, a scopo di confronto.
il dato che a mio avviso accomuna il sogno è sì l’inclinazione a dar corpo alla fantasia ma anche un certo qual disagio o carenza nella routine di coppia.
Si Acqu-edotta, che tu abbia una fantasia prorompente lo si capisce da come giochi simpaticamente coi tuoi nomignoli, cosa che mi fa gongolare, perché ci vedo l’intelligenza che amo. Anche lei è così, infatti in casa nostra è un teatrino continuo. Ma è anche un tipo molto pervicace, perché io credo che non abbia mai superato il “rifiuto” che nei fatti le ha dato quel tipo. Che non ha mai saputo quanto lei ci aveva ricamato sopra nei lunghi periodi durante i quali erano lontani. Anzi temo che l’abbia ritenuta una scema che una volta l’anno lo incontrava e ci finiva a letto come succede nelle storielle estive.
Io ho fatto una fatica bestiale a capire perché molte donne, anche molto intelligenti arrivano a certe ossessioni, perché ragionavo coi miei parametri maschili e le mie esperienze che mi impedivano di avere il minimo interesse verso chi non mi vuole. Anzi, non sono arrivato neanche vicino a una situazione del genere, e scoprire che c’è qualcuno che invece ci pensa ancora dopo vent’anni mi ha spiazzato. Ma non c’era nessun innamoramento, lo ripeto, se non per gli aspetti “consolatori” che certi “rifugi” regalano. Quel piacere dello struggimento di cui tu stessa ci hai parlato, e che come dicevo poteva solo aversi per una storia che poteva essere e non fu. Ricordo solo dei dettagli che riguardavano quell’interesse “nevrotico” quando si andava in Portogallo e lei parlava (in inglese) di lui con l’amica comune, ma mi pareva una normale curiosità, non sapendo ancora della sua “sindrome”. Anzi, come ripeto ne ignoravo l’esistenza in senso lato. Invece, ho scoperto in tarda età che ci sono donne che “vivono” di quello.
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Se sono riuscito a capire, pur con immensa fatica, le ragioni fisiologico-cultuali di quel “loop” di mia moglie, che almeno ci è andata a letto, non riesco a intuire cosa possa averti folgorato di uno che in fondo non conosci, e come potrebbe non deluderti se lo incontrassi, perché è evidente che dentro di te devi aver costruito un “mostro” alla Frankenstein, schiaffandoci dentro tutte le “mitologie” “sull’uomo” tipiche dei vaneggiamenti dell’adolescenza femminile. Lo ha fatto la mia lei, per poi capire che era veramente un poveraccio, neanche fortunato esteticamente, e che quando le sue amiche di chiedevano cosa ci trovasse in uno così avevano ragione. E non parlavano solo dell’aspetto.
Comunque adesso sono impegnato a capire cosa ci trova da tre anni mia figlia, intelligente, bella e sensibile nel “tarello” che chiama “ammore”. Anche lui sfortunato fisicamente e non solo.
É un incubo come vedi.