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Solitudine e “pazzia”

Lettere scritte dall'autore  Sirabisso

Giusto oggi ho immaginato di amare un altro pazzo come me, rinchiudermi nell’oblio assieme a lui e venerarlo.

D’altronde, dicono che l’amore curi le ferite, ma io voglio amare anziché essere amato.

Perché a essere amato forse richiederebbe la perseveranza di mostrarsi all’altro, esporsi e innamorarti a tua volta.

Ma io sono un essere libero, ho bisogno di amare.

“My way”, avrebbe detto Frank Sinatra… “A modo tuo” avrei detto io.

Mi sarei mimetizzato attraverso il sentimento, avrei mascherato il mio dolore con una Façade e sarei corso via fingendo di rimanere.

O forse no, forse è il tempo anche di farsi amare.

Ma come potrei farmi amare se nessuno mi amerebbe?

Chi amerebbe un pazzo?

Quale pazzo invece non amerebbe?

E io, allora, sono destinato all’amore, non come lo intendono tutti, ma al servire attraverso l’amore.

Tantomeno mi trasformerei nel servo di Hegel attraverso la metamorfosi di un pensiero subdolo.

Sarei come un cristallo, frantumato, pur sempre un cristallo.

Ciononostante, non gira anima viva, e io non posso amare.

Sono immobilizzato nella vita monotona fatta di lacrime e disperazione, dove tutti cambiano e io rimango lo stesso, o dove il mondo non cambia e io continuo a mutare nella mia ricerca d’amore.

Voglio amare.

Sono un pazzo che un giorno si sveglia pieno di nervosismo e discute con se stesso sulla propria tremenda solitudine, il giorno dopo ride di fronte a certe quisquilie.

Voglio amare e continuare a essere pazzo, tuttavia nella pazzia nessun altro, se non un pazzo stesso, si presenterà per farsi amare da un essere come me ormai ridotto a vegetale.

Perché, diciamolo, signori miei: sono ridotto a un vegetale, anche io sono pieno di rugiada, forse troppa, forse troppa lacerazione per essere una piccola piantina dolce che di solito le vecchie signore espongono nel proprio balcone.

E questo dolore aiuterebbe nella mia ricerca?

O è nel dolore che ogni cosa sparisce?

Chi mi ascolterebbe?

Suvvia, i miei discorsi sfiorano il catatonico, rientrano nello psicotico.

Sono certo che nessuno avrà compreso appieno i miei veri sentimenti e pensieri.

«Non dice sul serio… sta solo scherzando».

No, signori miei, sarebbe davvero lo scherzo più patetico di questo mondo, ma come realtà, è la cosa più realistica e pesante che io abbia mai percepito con questi occhi, con queste menzogne e con questa mente annebbiata.

Vorrei tanto andare indietro nel tempo non per cambiare le cose, ma per incontrare “l’altro me” e amarlo di una passione ardente.

Perché ho bisogno di amore, di amare… forse amore o amare.

L'autore ha scritto 1 lettera, clicca per dettagli sulla pubblicazione.

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