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Il referendum del 14 e lo stratega finanziario Marchionne

Mentre seguono in tv le discussioni riguardanti il “referendum” del 14 come fosse un avvenimento riguardante solo gli operai della Fiat, gli italiani trascurano di considerare il contesto e le prospettive in cui si colloca l’evento.
Intuisco e prevedo che gli italiani saranno costretti in futuro a ricordare questo evento come legato al progressivo degrado economico del paese.
Nonostante le scarse informazioni sul piano industriale della Fiat, su ciò che Marchionne ha realmente in mente di fare e su quali accordi abbia preso con il capo del sindacato Chrysler ( quest’ultimo azionista al 60% della Chrysler) , si può ritenere che l’idea di costruire la Jeep della Chrysler a Torino con motori e semilavorati importati dall’ America per poi trasportare e vendere il prodotto finito oltre Atlantico sia un progetto industriale perlomeno balzano.
E l’indotto Fiat come parteciperà a questo progetto?
E a proposito dei 20 miliardi di investimento, mi sembra una promessa che nei prossimi tempi cambierà decine di volte verso il ridimensionamento.
Ma poi, “lo stratega, il finanziere e il contabile” Marchionne, molto abile nelle strategie e tattiche di ampio respiro, saprà costruire e vendere le macchine in un settore industriale maturo e affollato come quello dell’automobile?
E perché Di Meo è fuggito alla Volkswagen?
E la ricerca dove starà?
L’assenza del governo in questo deal sembra veramente increscioso e colpevole.
Ma chi se ne importa, alle prossime elezioni il sig. B. saprà convincere l’emerito popolo italiano di aver governato per il bene comune.

L'autore ha scritto 1 lettera, clicca per dettagli sulla pubblicazione.

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1 commento

  1. 1
    shadow -

    l’emerito sig. B come lo chiami tu non c’entra assolutamente niente e continuare a dargli tutte le colpe, pure se grandina, è solo la solita canzoncina priva di intelletto.
    Vorrei farti presente che mentre Bersani fa il comunista del nuovo secolo, all’interno del suo stesso partito c’è chi gli trova la sua posizione sbagliata ed è sbagliata per un semplice motivo, la comunità europea ha stabilito che gli stati non possono dare aiuti economici a ditte private se non in casi eccezionali, altrimenti l’alitalia ed altre aziende sarebbero ancora statali.
    Quindi qualsiasi azienda privata ha il sacrosanto diritto di dire “io chiudo e me ne vado in altrove” posso convenire che sarebbe una perdita per tutta l’Italia, ma nel lavoro i sentimenti non sono contemplati.
    La FIAT è una società privata e finita l’era di Agnelli, che prendeva un sacco di soldi dallo stato per non fallire, ora si ritrova a fare i conti con la vera concorrenza e l’italia è un paese vecchio e costoso.
    La filiale FIAT in polonia produce più macchine di tutte le sedi italiane con gli stessi dipendenti che ha un solo stabilimento in italia.
    Da noi ci sono i sindacati che fanno solo politica e non gl’interessi dei lavoratori.
    E dulcis in fundo produrre la jeep in italia e venderla in USA è solo per te una cosa balzana.

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