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Referendum: Perché bisogna andare “à la guerre comme à la guerre”

di Stefano Pantezzi

Egregio Direttore,

ho letto su l’Adige di sabato 31 gennaio e di lunedì 2 febbraio le interviste rilasciate dall’avv. Andrea de Bertolini, stimato Collega e anche caro amico, e rispettivamente da Marco Boato, pure amico e che tutti conoscono, nelle quali spiegano le ragioni per cui si schierano in contrapposizione rispettivamente per il SÌ e per il NO al referendum sulla Giustizia, pur appartenendo alla medesima parte politica, di sinistra, cui anch’io faccio riferimento.
Ambedue mettono in luce aspetti particolari della disputa, che li inducono a decidere in un senso piuttosto che nell’altro.
Li ho letti con attenzione, e li condividerei in buona parte ambedue.
Se fosse possibile. Ma non lo è.
E allora, innanzitutto dico che sono contrario alla indicazione di voto che il Collega Andrea de Bertolini dà, e che io, ancorché avvocato al 45mo anno di esercizio, sono senza tentennamenti per il NO. Lo sono da molti anni perché è vero, come ricorda anche Marco Boato, che la questione è dibattuta da decenni (diciamo dai tempi di “Mani pulite”).
E poi dico che intervengo esclusivamente perché Andrea de Bertolini è attualmente esponente di spicco della sinistra, alla quale appartengo da sempre, e reputo dannoso che il Capogruppo regionale del PD si pronunci in senso contrario alla posizione del proprio Partito: vi sono altri modi per dissentire, considerando che i Partiti sono, e devono essere, partigiani per definizione, altrimenti non servono a nulla.
Infine, sul SI e sul NO, dico questo.
Sostiene il Collega de Bertolini che la separazione delle carriere è un tema caro alla Avvocatura da molti anni in quanto funzionale al cd “giusto processo”, che dovrebbe vedere la pubblica accusa e la privata difesa su un piano di parità. E questo è certamente vero. Sostiene inoltre che, per quanto qualcuno abbia pensato questa riforma come “punitiva” dell’Ordine giudiziario (io penso in effetti che finirà per isolare e indebolire i PM cioè i Pubblici Ministeri, che sono quelli che fanno pervenire ai Giudici le cose da giudicare) essa non sia “eversiva” ma utile a contenere le “correnti” nella magistratura che influenzano nomine e carriere, e a rinforzare gli avvocati. E anche su questo ha ragione. E sarei d’accordo pure con Marco Boato che, anch’egli saggiamente, invita a evitare toni “da crociata”, pur schierandosi apertamente per il NO. Ambedue affermano nella sostanza che in ogni caso la riforma non prevede direttamente l’effetto che si teme.
Io però credo che al modo scelto dalle Destre di governo ci si debba opporre fermamente, e che l’unico modo sia un secchissimo NO.
In primo luogo perché questo non è affatto un referendum che riguarda i rapporti tra avvocati (quelli penalisti, perché i civilisti, che sono la maggioranza, non hanno alcun rapporto con i PM) e magistrati. Non è nato così, e non lo è diventato adesso.
In secondo luogo perché questo approccio, per quanto rilevante, non è quello centrale. Purtroppo esso è, o è diventato, marginale. La “crociata” è nelle cose e non è evitabile in alcun modo.
Come ognuno sa perfettamente, ogni riforma costituzionale è per ciò stesso una questione di principi fondamentali; e un referendum, per sua natura, in quanto coinvolge il Popolo via democrazia diretta, non solo si muove sempre sul terreno dei principi ma soprattutto attribuisce al Popolo stesso la responsabilità della scelta.
E dalla scelta del Popolo poi non si torna più indietro.
Poco rileva, di fatto, che il Popolo non sappia, e non sia tenuto a sapere, la specifica esigenza della gestione della cosa pubblica cui, sotto il profilo giuridico, la proposta normativa vorrebbe rispondere.
Il Popolo, come è logico, vede i principi contrapposti che stanno alla base del SÌ e del NO.
Sicché non ci si può girare intorno né si può avere un approccio specialistico o di categoria.
L’oggetto del referendum è la prevalenza rispettiva di principi che, per quanto entrambi giusti, la Politica ha voluto mettere in contrapposizione diretta, e ai quali è consentito rispondere solo con SI o con un NO. Insomma, “À la guerre comme à la guerre”, il “non so” non è previsto.
Perciò bisogna dichiarare qual è la questione principale sulla quale ci si deve schierare, che, pur con tutti i distinguo, è specificamente la seguente.
Qui ci chiamano a scegliere tra difesa del cittadino penalmente inquisito dagli errori, involontari o meno, della magistratura e difesa del cittadino dagli errori, volontari o meno, del potere legislativo ed esecutivo (cioè Parlamento e Governo, che purtroppo ormai si identificano proprio a causa di una recente ancora più improvvida modifica costituzionale).
Se è così, ed è cosi, io non ho dubbi: l’errore del magistrato coinvolge il singolo e può essere riparato e risarcito; l’errore del Potere riguarda tutti e crea danni irreparabili.
Per questo mi oppongo fermamente a questa ennesima riforma della Carta costituzionale: basta anche solo il sospetto che questa pronuncia finisca, come molti sospettano, per mettere i PM sotto il controllo del Governo in modo che ai Tribunali arrivi solo ciò che i Politici vogliono.
Per questo credo vada detto forte: teniamocela cara questa nostra Costituzione, che tanto ci è costata: è la cosa più bella che abbiamo!

Avv. Stefano Pantezzi

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Categorie: - Attualità Italia - Politica

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