Quando un commento diventa una sentenza ideologica
Il recente intervento di Tiziana Ferrario sulla scomparsa di Brigitte Bardot colpisce non per ciò che dice, ma per ciò che sceglie di non dire. In poche righe, Ferrario liquida una figura che ha segnato il cinema, la cultura e l’immaginario europeo come se fosse un personaggio minore, riducendola a un paio di cliché e a un giudizio sbrigativo. Non un’analisi, non un contesto, non un minimo riconoscimento della complessità: solo un commento piccato, che sembra scritto più per reagire che per riflettere.
Il punto è che questa semplificazione non nasce dal nulla. Bardot, negli ultimi anni, si è avvicinata a posizioni politiche di destra in Francia. E sembra che questo, per Ferrario, pesi più di tutto il resto: più della carriera, più dell’impatto culturale, più del ruolo storico. Il suo commento dà l’impressione che la collocazione politica di Bardot sia diventata una lente deformante, capace di oscurare ogni altro elemento della sua biografia.
Ma se la memoria di una figura pubblica viene filtrata solo attraverso il suo orientamento politico, allora non stiamo più parlando di cultura: stiamo parlando di appartenenza. E quando l’appartenenza diventa l’unico criterio, la critica si svuota, la riflessione si appiattisce e il dibattito pubblico si riduce a un esercizio di schieramento.
Tiziana Ferrario avrebbe potuto discutere le posizioni politiche di Brigitte Bardot con rigore, contestualizzarle, criticarle nel merito. Avrebbe potuto ricordare luci e ombre, successi e contraddizioni. Invece ha scelto la via più semplice: cancellare tutto ciò che non rientra nella sua cornice ideologica di sinistra e ridurre una vita intera a un giudizio sommario.
La domanda, allora, non è “perché tanto clamore per Bardot?”, ma piuttosto: perché rinunciare alla complessità proprio quando sarebbe più necessaria?
Se vogliamo davvero parlare di cultura, storia e memoria, serve uno sguardo più ampio, più onesto, più capace di distinguere tra ciò che una persona è stata e ciò che ha rappresentato politicamente negli ultimi anni. Altrimenti non stiamo facendo critica: stiamo solo usando la sub-cultura come un pretesto per ribadire un fronte.
Ma la Cultura con la C maiuscola, merita molto di più!. Ma Tiziana Ferrario forse non sa cos’è la Cultura altrimenti non avrebbe dato prova di simile pochezza intellettuale al riguardo di Brigitte Bardot.
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