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Quando sto male, trovo conforto nel confortare gli altri

Lettere scritte dall'autore  Jolie

Voglio condividere con voi una delle mie abitudini preferite degli ultimi mesi…

Quando sono emotivamente a pezzi, quando sembra che nella mia vita più niente potrà andare per il verso giusto, mi piace trovare siti e portali come questi per fornire parole di conforto e vicinanza a persone che hanno problemi di cui sentono di voler parlare con altri.
Non sono sicura che questa cosa sia molto sana, ma mi incuriosisce sapere e vedere che quando sento la mia vita sgretolarsi sotto ai miei piedi, quando credo che il fondo che sto raschiando stavolta è il più fondo mai visto nella vita,
l’unica cosa che davvero mi fa sentire viva e con uno scopo è aiutare le persone, fornire loro consigli e pareri esterni, che possa aiutarli in un momento di difficoltà.

Fatemi sapere cosa pensate di questa cosa, perché non so trovar risposta a questo comportamento.

L'autore ha scritto 2 lettere, clicca per elenco e date di pubblicazione.

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6 commenti

  1. 1
    Bohemien82 -

    “l’unica cosa che davvero mi fa sentire viva e con uno scopo è aiutare le persone”

    Della serie, se sposto l’attenzione sui problemi degli altri non vedo i miei. La stragrande maggioranza del volontariato italiano è mosso da questo meccanismo. Un pizzico di egoismo è fondamentale a volte: pensa a guarire te stessa, solo in quel momento potrai scegliere davvero di aiutare gli altri anche se, con tutta probabilità, non ne sentirai più il bisogno perché non avrai più vuoti da colmare.

  2. 2
    Adesso dico la mia -

    La penso come te, neanche io sono sicura che sia una cosa sana.

    Sto rispondendo per gli altri o per me stessa?
    Sono felice se posso far riflettere con le mie parole, ma anche se posso sentirmi migliore di qualcuno.

    Fondamentalmente sto temporeggiando invece di occuparmi delle cose serie nella mia vita.

    Forse perché non ho ancora capito quali sono le cose davvero serie nella vita e questi siti son consolatori come le caramelle.

    Finché non ti rimpinzi l’ego o arriva qualche stronzo che ti rovina l’umore con un commento che ti ricorda tutto quello da cui fuggi.

    Una fase.

    Un po’ di tutto.

  3. 3
    Golem -

    “se sposto l’attenzione sui problemi degli altri non vedo i miei.” È così. Se è vero che “in media stat virtus”, l’attenzione compulsiva verso i problemi altrui, l’empatia esasperata, o la ansiosa generosità, celano sempre problemi di identità che si cerca di alleviare tramite la “risposta altra”. Il samaritano che viene gratificato dal “mendicante”, spesso non ha la S maiuscola come quello del Vangelo, ma è solo un individuo che ha bisogno di “ricevere” il riconoscimento di un valore sociale che non gli è mai stato dato e di cui abbisogna. La continua ricerca di gratificazioni attraverso quella che di fatto è “iperempatia”, tenta di compensare un reale vuoto di autostima a fronte, spesso, di una presunzione di natura opposta e del. Insomma, è come quei poveracci che cercano di frequentare ambiti più “abbienti”, fingendosi di questi, per vedere se riescono a scroccare qualche “buon affare”.

  4. 4
    CLAUDIO -

    Trovandoci in pieno periodo Pasquale e un po’ di più a Natale (&,ovviamente,di Mostro-virus),la tua lettera cade proprio a fagiolo,anzi,in quanto Pasqua,”a colomba”(negativa al tampone).
    D’altronde,a mio più che modesto parere,se dovesse mancare la SOLIDARIETÀ fra le persone, la tragica alternativa sarebbe comportarsi come famelici avvoltoi sulle carcasse degli animali morti(da qui il detto Morte tua,VITA MIA).
    Ti direi di Continuare così come stai facendo, ne più ne meno, poiché come dice il buon mickey a rocky balboa(nel film”Rocky V)tanto LA NATURA È PIÙ FURBA DI QUELLO CHE L’UOMO(E ANCHE LA DONNA)CREDE!!e, comunque,se sai di essere una persona PER BENE,Ragiona CON LA TUA TESTA senza influenze esterne perché al 90% farai la COSA GIUSTA(il RESTANTE 10%,sempre secondo me, lo decide il FATO & non è particolare trascurabile). BUONA SORTE PASQUALE!?️?️

  5. 5
    rossana -

    Jolie,
    premesso che se si vuole indagare su un’attitudine, a mio avviso, si dovrebbe indagare anche su quella opposta. ovunque, nell’animo e negli intenti umani, c’è molto da scoprire, quasi sempre senza giungere, nemmeno per noi stessi, all’assoluta verità.

    per me, empatia significa piacere di dare. anche soltanto un breve complimento in tram, a una giovane o a una vecchia sconosciute. ben poco per sé si può trarre da un riscontro di sorpresa o da un sorriso di gratitudine. molto spesso resta invece, sul momento e nel tempo, alla persona a cui si è rivolta la piccolissima, momentanea attenzione.

    così è anche quando si offrono nel virtuale parole di conforto, spontanee, che in questo caso non cambiano nulla ma che fanno sentire l’altro degno di considerazione. qui lo scambio avviene dal più al meno alla pari, fra il piacere di dare e quello di ricevere.

    continua…

  6. 6
    rossana -

    … segue

    perché dare?
    – nel caso del complimento, perché poco si è ricevuto e ben si conosce l’importanza di essere, almeno in parte, accolti e apprezzati;
    – nel caso del conforto, perché si sono sperimentati dolori talmente profondi e duraturi da percepire come facili da alleviare altri meno gravi.

    se la vita s’incattivisce su un essere umano, la sua reazione può volgersi al negativo, al cinismo, alla derisione. altri, invece, sono addolciti, resi più comprensivi e più inclini alla positività nei confronti del prossimo.

    non credo si possa scegliere come essere e come reagire. ognuno fa come meglio sa e può, e diventa quello che è.

    diverse le scelte radicali. come quella di un prete che, nei primi 50-60 anni del ‘900, debole fisicamente, si isolò dal mondo e intrattenne, per decenni, fitte corrispondenze di sostegno a donne e uomini in difficoltà. così come può esser la scelta sociale del vigile del fuoco volontario.

    graditi o spregiati, sempre di doni si tratta!

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