Pensieri, racconti, aforismi, osservazioni e chiacchiere
di
sherazade
Riferimento alla lettera:
Nonostante la frequentazione attiva del sito sia molto cambiata negli ultimi dieci anni, a tratti permane in me il desiderio di comunicare, o meglio, di raccontare o di scambiare due chiacchiere per semplice passatempo. Prima dell'autunno 2014 ho pubblicato qui 5 testi con lo pseudonimo rossana. In seguito altri 2...
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Data di pubblicazione: 22 Giugno 2024
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Categorie: - Archivio Interno

Golem, condivido.
Io durante i miei viaggi ho fatto la peccatrice ribelle non l’architetto. Ma ugualmente ho tratto da quelle esperienze cose che vanno ben oltre i ricordi “da turista”. Credo sia questa la differenza tra me e altri viaggiatori più, diciamo così, “canonici”. Probabilmente ho un’anima particolarmente curiosa che mi porta a volte a percorrere sentieri inusuali o che i più considerano rischiosi. Ma per me è stato l’unico modo per avere un livello di conoscenza, di esperienze e di consapevolezza superiori alla media, perlomeno per quello che posso constatare confrontandomi con la gente ogni giorno.
Se però c’è chi riesce a fare altrettanto stando comodamente nel suo salottino, buon per lui/lei! È indubbiamente meno dispendioso e meno faticoso.
Ci può riuscire uno come Tolstoj, come Bukowski, un Flajano, ma quelle sono menti che la cultura la “fanno”, con una creatività che trascende le esperienze necessarie a noi gente comune, seppure queste non gli saranno mancate. Ma quelle sono figure eccezionali, che dal punto di vista intellettuale posseggono sensibilità e intelligenze non comuni. Un po’ come il bambino che a tre anni suona il pianoforte come se avesse fatto dieci anni di Conservatorio, proprio come è successo a Mozart, per esempio. Ma il tizio comune che se ne sta nel paesello, potrebbe anche avere a disposizione la Biblioteca di Alessandia (d’Egitto) che per lui, o per lei, quei luoghi, quella provincia, saranno come l’hotel California degli Eagle, da dove…”You can check out any time you like, but you can never leave”.
Maria Grazia,
secondo te, quanti viaggi sono necessari per “aprire la mente” ad altri mondi, usi e costumi?
Possono bastare anni trascorsi lavorando in due Paesi europei? Un viaggio di mesi “on the road” attraverso gran parte della Francia, Belgio e Olanda? Qualche puntata in almeno un’altra mezza dozzina di Stati in Europa, più alcune visite sulle opposte rive USA e in America Latina?
Indipendentemente dalla risposta, felicissima di essere provinciale per chi mi considera tale!
Attenzione MG, per correttezza e coerenza bisogna ricordare che la “provincia” può essere una condizione geografica senza che lo sia automaticamente di natura culturale. Il provincialismo è il concentrarsi sugli immediati dintorni di casa propria quando si è lontani dal centro della cultura di riferimento in una certa epoca, intesa la cultura come sistema di costumi sociali e convinzioni condivise. Sotto questo profilo il provincialismo italiano è guidato, come mi pare di aver richiamato più volte, dal pensiero sociale cattolico. Anche se laici convinti siamo cresciuti nel brodo di coltura (e di cultura) di Santa Romana Chiesa, dalla quale si sono assorbiti inconsciamente tutti gli aspetti relazionali che spesso ho definito dallo stile “gesuitico”, a metà strada tra il bon ton e…. E’ essenzialmente un problema di cultura, intesa come formazione alla conoscenza del mondo contemporaneo, delle sue principali dinamiche sociali e morali.
Ma non dobbiamo dimenticare che la “provincia”》
》ha prodotto capolavori come “Cent’anni di solitudine” di Garcia Marquez, come ne ha prodotti quella di Giovanni Verga. Ma come ho anticipato ieri, si tratta di poche menti speciali che sono state capaci di distillare l’umanità sincera dei protagonisti, quell’essere perfettamete inseriti in una realtà sociale che li completa, senza quelle malcelate “aspirazioni d’immagine” che rende appunto “provinciale” chi le manifesta.
In questo senso, a mio parere la migliore definizione è quella di Mario Soldati, quando dice che…:”se la vecchiaia consiste, talvolta, nel timore della vecchiaia, il provincialismo consiste quasi sempre nel timore del provincialismo, e in una spasmodica cura di evitarlo”.
Riuscendo invece solo a confermarlo.
Rossana, continui a sentirti tirata in causa ma io facevo semplici considerazioni di carattere generale. Comunque se tu ritieni di non essere provinciale, di avere apertura mentale, comprensione delle cose del mondo, ecc.. ecc.. buon per te. Non devi convincere nessuno. Molti tuoi interventi su questo forum, specie in determinate occasioni, mi fanno pensare che non sia così. Ma la mia è solo un’ opinione personale e come tale può non corrispondere alla realtà, ovviamente.
Per me non c’è un limite minimo di esperienze e di viaggi che una persona dovrebbe fare nella vita per riuscire ad ampliare i propri orizzonti. C’è chi ci riesce anche se fa solo un paio di gite in tutta la vita, e chi – dopo aver girato il mondo – è rimasto un individuo ottuso e limitato. Tutto dipende dal grado di maturità e di sensibilità di una persona e da come vive l’esperienza stessa. Non contano solo i viaggi ma anche il proprio vissuto personale. Se quest’ultimo è stato fuori dagli schemi convenzionali è ovvio che si tenderà ad avere una visione più aperta su molte cose.
Maria Grazia,
sono stata chiamata in causa da te:
“lo si capisce dalle cose che scrivi, dal tuo tipo di mentalità molto provinciale. Non è un’ offesa, ma una semplice constatazione.”
E spesso la “constatazione”, che può assumere una patina negativa, mi è rivolta, e ribadita, da Golem, che (guarda caso), ha colto al volo l’occasione per impartire approfondite lezioni sul tema, rafforzate da abili frecciatine su di me.
Prendo atto delle vostre sensazioni nei miei confronti, che devono pur contenere qualcosa di veritiero.
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– “Il provincialismo è qualcosa di più dell’ignoranza. È ignoranza più una volontà di uniformità. È una malevolenza latente, spesso una malevolenza attiva.”
– “Provincialismo: ignoranza dei costumi degli altri e desiderio di controllare le loro azioni.”
(Ezra Pound)
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Non mi ritrovo nemmeno in queste definizioni ma va bene lo stesso, dato che in ogni contesto esistono molte diverse sfumature, che ognuno percepisce e interpreta a modo suo.
“Non mi ritrovo nemmeno in queste definizioni ma va bene lo stesso, dato che in ogni contesto esistono molte diverse sfumature, che ognuno percepisce e interpreta a modo suo.”
Capisco Rossana. Del resto in molti non ci ritroviamo nelle definizioni che a volte gli altri danno di noi. Per esempio io non mi riconosco nel modo “simpatico” in cui sono stata descritta da alcuni vecchi utenti di questo forum con cui solidarizzavi e solidarizzi. Questione di prospettive.
Mi fa piacere che conosci Ezra Pound, uomo di enorme intelligenza.
Maria Grazia,
pur essendomi simpatica (forse nel ricordo di iniziali sintonie) e continuando ad apprezzare parecchi aspetti del tuo modo di essere (nonostante i burrascosi trascorsi), non è quasi mai possibile essere d’accordo su tutto. Così come non si possono avere le stesse simpatie.
Dissento da alcune tue idee, non da te come persona che le pensa e le esprime. Per me, la sostanziale differenza, per tutti, me inclusa, sta nei fatti, che nel virtuale non sono MAI verificabili. Qui non ci sono che parole!
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– “Noi non sappiamo ancora esattamente che cosa sia il pensiero, ma sappiamo però Quale è il meccanismo di formazione delle idee, che è assolutamente deterministico. Ogni idea deriva da un’altra precedente, senza che l’uomo possa intervenire nella loro formazione.”
– “Ogni individuo umano non può che giudicare sé e gli altri sul metro della propria intelligenza senza poter uscire da sé stesso.”
(Lalla Romano)
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Meglio sarebbe astenersi dall’esprimere giudizi non richiesti…
Rossana, sei liberissima di pensare quello che vuoi di me, della mia vita, di quello che faccio o non faccio al momento. Non devo rendere conto a nessuno. Mi limito a rispondere sulla falsariga di ciò che leggo, proprio perché appunto in uno spazio virtuale l’ unica cosa che conta ( o dovrebbe contare ) sono le idee espresse. Il resto riguarda le conoscenze dal vivo, peraltro fino a un certo punto dato che, come tutti, ritengo di avere il diritto di avere i miei confini. Anche se qualcuno qui in passato li ha bellamente calpestati.
MG, avevo aggiunto un aforisma al tuo condivisibile commento ma me l’hanno segato. Sappilo.
Segmenti di quotidianità.
Dall’inizio dell’anno devo uscire per acquisti almeno una volta alla settimana, rinunciando alla passeggiata nel verde nei pressi di casa.
In compenso, io e il pappagallino non siamo più soli. Ed è anche tornata nel minuscolo garage la trentennale Mini rossa, dopo lunga degenza in una clinica rigenerante e un discreto investimento, con la speranza di poterla trattenere con me ancora per qualche anno.
Nel nucleo fondante del paese, tutto in salita, abbarbicato alla collina morenica su cui domina il castello, non restano che abitazioni e stradine spesso deserte.
Edicola e tabaccheria a est, con farmacia, banca e supermercato, sempre più sguarnito, da mesi in attesa di cambio di gestione. Panetteria e altro supermercato a ovest, in normale attività ma pur sempre poco fornito.
Ieri, dall’uno all’altro degli opposti “poli d’attrazione”, trionfi di cupole di ortensie dai vivaci colori, come se qui soltanto nei giardini continui a pulsare la vita.
Sull’amicizia
Apprezzo Ezra Pound per la poesia e la capacità di mantenere una relazione d’amicizia con il Eliot, monarchico, che in politica si schierava esattamente sul fronte opposto al suo.
Nel 1927 Eliot “aveva cominciato a frequentare la Chiesa anglicana, convertendosi poi all’anglicanesimo e professando idee conservatrici, cosa che lo allontanò ideologicamente dall’amico Ezra Pound, rivoluzionario, anti-monarchico e filo-fascista al tempo stesso, oltre che di tendenze religiose pagano-orientaleggianti.”
“Nonostante le divergenze, ad esempio sul fascismo, Pound resterà sempre affezionato all’amico (e viceversa), e chiamerà anche il suo amato gatto Old Possum (“vecchio opossum”; Old Possum’s Book of Practical Cats è un libro di poesie sui gatti scritto da Eliot nel 1939).”
Forse in questi due uomini sono state la condivisione dell’elevata sensibilità poetica e un’ammirevole apertura mentale a consentire di superare idee politiche e religiose contrastanti.
Qui sul forum c’è chi mi attacca per le mie idee politiche e sulla vita e società in generale. Ma personalmente non ho alcun tipo di chiusura. Nel reale frequento tranquillamente ambienti sia di destra che di sinistra, persone vaccinate e non, ecc.. ecc…
Maria Grazia,
mi ha fatto piacere apprendere che nel reale frequenti serenamente persone con idee/scelte opposte alle tue. Allora… perché qui ti capita di rado d’interagire in modo meno conflittuale?
In ogni alternanza politica, sulle IDEE il gioco dialettico tra governo e opposizione è democrazia. SE non si è costretti a schierarsi in modo netto nei FATTI, come in casi di guerra/guerra civile.
Forse tra Pound ed Eliot l’accettazione di notevoli diversità è stata possibile anche perché vivevano in realtà ambientali diverse, in cui le scelte mentali non imponevano di essere concretizzate in azioni.
Se in una relazione prevalgono simpatie/ affetti, alcuni orientamenti opposti possono essere accantonati fino a quando non sono forzati a cristallizzarsi in scelte di fatto.
Come giustamente è stato di recente fatto notare, l’aspetto peggiore del virtuale è la deresponsabilizzazione, favorita dall’anonimato, che spesso travalica le idee e inquina irrimediabilmente relazioni e confronti.
Rossana, hai ragione. Certi atteggiamenti nella vita fisica sarebbero oggetto per delle cause.
Leoni da tastiera.
Online hate speech.
Rossana ah perché secondo te sono io ad attaccare per prima chi non la pensa come me?? Siete state tu e Suzanne a iniziare una guerra nei miei confronti perché non la penso come voi su alcune cose. Fosse stato per me si sarebbe andati tutti d’ amore e d’ accordo!
Maria Grazia,
non ricordo i dettagli degli interscambi fra te e Suzanne e non voglio riaprire quelli che, secondo me, hanno dato origine alla nostra lunghissima contrapposizione. Per quanto mi riguarda, già li ho approfonditi e superati.
Mi limito a osservare che anche nel virtuale la rivalità fra donne sembra essere più perturbante di quella fra maschi.
In linea generale, passare al contrattacco online per idee di ogni genere, presunto aspetto fisico, sesso, età, vita di coppia, temperamenti, motivi di frequentazione attiva, formazione culturale, antipatia… non è argomentare su PUNTI DI VISTA oggetto di confronto.
Si dà avvio a contrasti che si acutizzano nel reciproco insistere per avere ragione, degenerano in assurdi accanimenti, e finiscono con alimentare infinite polemiche in modi e parole inammissibili di persona.
È quasi sempre impossibile risalire a chi ha iniziato ad inasprire l’interscambio ed è invece facile osservare chi ha meno interesse a continuare soggettive ostilità.
Trader,
avevo letto il riscontro in chat e credo di capire il tuo giustificato disappunto per alcuni aspetti degli interscambi su questo sito.
A me non dispiace che l’odio, lo sconforto, l’invidia, la dolorosa sensazione di isolamento, fallimento sociale o emotivo, fatica d’esistere… trovino momentaneo sfogo online. Questa ricerca di sollievo non dovrebbe arrecare troppo danno a chi ha la fortuna di avere un’identità abbastanza ben strutturata.
Mi ripeto: non è detto che non ci si debba difendere, anche se, a mio avviso, si dovrebbe farlo in modo da non alimentare escalation ma sforzandosi di comprendere, almeno in parte, il punto di vista e la frustrazione dell’altro. Con cui poi decidere se continuare o meno l’interscambio.
Come ora appena dimostrato, può diventare più violenta l’aggressività di genere, che perpetua guerre di atavica diversità fra i sessi, rispetto a prolungate contrapposizioni a livello personale, di scarso interesse per il resto degli utenti.
Continua…
… segue
Di tanto in tanto tornano a manifestarsi pesanti critiche alternativamente sull’uno o sull’altro sesso. Sembra quasi una necessità fisiologica, che trova facilmente sia sostenitori che sostenitrici, a seconda dei propri vissuti e del momento in cui si riaprono le ostilità.
Per quanto mi riguarda, faccio più fatica ad accettare ripetute esternalizzazioni di vanità. Pur rendendomi conto che anche queste nel virtuale sono volte a rafforzare la propria identità.
Fin da pochi anni dopo l’apertura, LaD si è spontaneamente caratterizzata come spazio di tipo essenzialmente intimistico. Microcosmo in cui prevale l’esperienza, rispetto a formazioni culturali non alla portata di tutti. Ogni sito ha una sua “anima” di base, più o meno accettabile.
Gli amministratori si sforzano di applicare regole di base generalizzate, compatibili con l’interesse ad acquisire utenti, ma hanno, come i giudici, criteri di censura/equità che non possono esulare dall’umana capacità di umana sensibilizzazione.
Rossana, certo. Tu sembri non ricordare nulla, chi ha iniziato cosa, ecc.. non preoccuparti. Mi ricordo io. E ricordo tutto. Sia nel tuo caso che in quello di Suzanne. Inoltre, da brava stratega quale sei, hai fatto in modo che trader tornasse così da fargli fare il “lavoro sporco” al posto tuo. Si riconferma quello che già avevo teorizzato: il richiamo dell’utile idiota. Rossana, ormai ti conosciamo.
Maria Grazia,
immagino a cosa sia dovuto il plurale “conosciamo”, e mi dispiace che continui a ritenermi impegnata a ordire schieramenti contro di te. Che tu ci creda o no, pur apprezzando i supporti che mi sono offerti, vivo e sono sempre vissuta “al singolare”.
Condivido con Trader l’interesse per il forumismo e gli riconosco la buona volontà di analizzare in modo serio argomenti diversi da quelli abitualmente discussi qui.
Per me, la verità non è semplice, e raramente è pura. Forse un modo troppo sicuro di esprimere le proprie opinioni suscita vivaci reazioni di contrasto, che poi debordano in scambio di critiche e offese. Ma non è neanche sicuro che sia sempre così…
Buona serata anche a te.
La verità a me Rossana sembra semplicissima. Continui ad arrampicarti sugli specchi perché sei incapace di metterti in discussione, di ammettere che hai sbagliato e che in più occasioni hai avuto atteggiamenti spregevoli. Ammettere che non sei perfetta, insomma.
Il “conosciamo” sta per tutti quelli che conoscono il sito da tempo, che ne conoscono a fondo le dinamiche.
“Condivido con Trader l’interesse per il forumismo e gli riconosco la buona volontà di analizzare in modo serio argomenti diversi da quelli abitualmente discussi qui.”
Vabbè.. 😂
Avrei serenamente evitato di scrivere su questa lettera, ma visto che sono stata piú volte tirata in causa, specifico due o tre chiamiamole “inesattezze”. Primo, non mi frega niente se un utente è maschio, femmina, alieno, cosa fa nella vita, il suo aspetto fisico, le sue relazioni. Io mi faccio un quadro dell’interlocutore in base alle idee che espone, e per questo sono infatti magicamente passata da essere intelligente, sensibile e tante belle cose ad aggressiva e antipatica. Per quanto riguarda le amicizie, non compariranno mai tra di esse neonazisti, nostalgici fascisti, complottari della domenica. L’amicizia per me è cosa seria: imprescindibile stimare le idee, rispettare la vita, gli affetti (ehhhh già!), condividere dolori e felicità come se fossero le mie. E aggiungo un’ultima cosa: le forme di aggressività piú pericolose sono quelle che non vengono subito riconosciute come tali. Perché è piú difficile difendersi da veleno rilasciato goccia a goccia piuttosto che da una…
Maria Grazia,
adesso sembri essere tu a non avere buona memoria: non ho mai, nemmeno lontanamente, pensato di essere perfetta! Come in tutti, anche in me si manifestano vanità, orgoglio, ambivalenza e complementarietà. Come tutti, qui e altrove, ho commesso errori, di cui, però, di solito non mi pento.
Mi succede raramente di esagerare. Se capita il momento sbagliato in cui, in seguito, mi rendo conto di aver perso il controllo, non mi è difficile scusarmi.
Altri, non lo fanno mai, sicuri di essere sempre dalla parte della ragione.
Di meglio e di più non so fare. In ambito forumistico ho imparato a caro prezzo un’utile lezione, che metto in atto fin d’ora, evitando di essere indotta sia a rimasticare il passato di una decina d’anni fa che a contribuire a rinfocolare noiose polemiche.
Il tempo passa. Le persone cambiano, in peggio o in meglio. Per me, niente è per sempre!