Mi vien da piangere
Salve a tutti,
mi chiamo Andrea e sono un ragazzo friulano di 26 anni.
Poco prima di mettermi a scrivere qui, mi veniva da piangere pensando all’ argomento che volevo trattare in questa lettera, quindi sono uscito sul terrazzo, mi son fumato una sigaretta ed ora va un po’ meglio.
Sono solo. Due parole per esprimere un mare di problemi che sorgono nel non avere amici (anche se di veri amici sono rari nella vita, ma non introvabili) con i quali parlare, confrontarsi, esprimere opinioni ecc ecc.
Non ho avuto una infanzia invidiabile… già dalla 2 media i miei genitori erano sempre in litigio… in terza media
si separarono… e se le cose in famiglia non andavano bene, fuori non è che andava meglio…
I fatti di casa mia si seppero non so come nel paese e certi compaesanei (tral’ altro frequentanti le scuole superiori
dove c’ ero anche io) mi derisero fino all’ arrivo del diploma… (5 anni)
Questi non erano nella mia classe, ma trovavano sempre il tempo per sfottermi e deridermi… io non potevo fare nulla
se non stare zitto e fermo altrimenti le prendevo.
Tornavo a casa e mio padre (mia madre lasciò casa nostra al mio inizio della prima superiore) mi chiedeva: com’è andata?
“bene” dicevo io… avevo una media del sei… ma non parlavo mai con nessuno di ciò che subivo e sentivo di brutto sui me ed i miei genitori…(questi ragazzi sapevano cose che io non immaginavo sui miei genitori… in poche parole mia madre tradì mio padre…).
Inoltre, anche in corriera la stessa minestra mi toccava subire. Nessuno che mi difendeva cercando di capire il mio stato d’ animo.
Nel agosto del 1° anno di superiori mi successe poi un altro fattaccio che credo mi abbia condizionato la vita (mi vien da piangere, non riesco neanche a vedere bene i tasti della tastiera): ebbi un incidente nel cortile di casa e mi tagliai la falangetta del pollice sinistro… sarebbe a dire dalla punta del pollice fino a mezza unghia. Purtroppo
non hanno potuto riattaccarmi il pezzo restante.
Ebbene, dal secondo anno in poi ho conosciuto veramente quanto male può uscire da una persona o come nel mio caso da un gruppo di persone (branco): sfottuto, menato, preso in giro sia per il mio dito sia per la separazione dei miei genitori. L’ unico sfogo era arrivare a casa, trattenermi dalle lacrime mentre mangiavo e poi fiondarmi in camera a
piangere. Per 4 anni così. Non mi sono fatto ne degli amici ne amiche.
Ora a 26 anni, il carattere è cambiato ma rimane sempre una scheggia di ciò che ho provato in quegli anni….
Ormai mi è d’istinto nascondere il dito monco anche a tutti: gente che non conosco o che magari vorrei conoscere o sto interloquendo, per paura di venir giudicato.
Mi chiedo se mai avrò futuro… intendo un futuro con una splendida famiglia, una moglie che mi voglia tanto tanto bene e così altrettanto dei splendidi figli che vorrei avere.
Faccio un po di pesi in palestra, tennis e kickboxing (…sperando sempre di farmi dei nuovi amici… ma niente da fare),lavoro ce nè (ringraziando il cielo).
Sono un po timido, ma solo all’ inizio. Mi reputo un ragazzo vivace e con fin troppa voglia di sorridere.
Chiedo aiuto qui, a voi che leggete.
Un grazie in anticipo,
Andrea
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Categorie: - Me stesso
18 commenti
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Ciao Andrea!
Ho letto la tua storia e mi spiace moltissimo per quello che hai passato. Prima di tutto per i tuoi genitori, non è certamente bello vivere con madre e padre separati. Anche se, leggendo quello che hai scritto, mi sembra di capire che con tuo padre vada abbastanza bene (magari non ci parli per via di quelle cose che hai sentito, ma mi sembra che, in linea generale, non stai male in casa con lui). Per quanto riguarda le “dicerie” di paese, so che è difficile farlo, ma fregatene! Se qualcuno ti deve dire qualcosa, quelli sono tuo padre e tua madre, la famiglia è la vostra, gli altri che ne sanno? Hai parlato con loro di quello che hai sentito dire? O almeno con tuo padre? Ma la cosa che mi ha colpito di più è stato “l’incidente del dito”. Devi sapere che io sono disabile da quando sono nata. Sono tutta intera (nel senso che non mi hanno amputato niente) ma le mie gambe proprio non vogliono saperne di tenermi su. Ho sempre pensato che le persone alle quali manca una mano, una gamba, un dito, non si sentissero cosi “frenate” da questo handicap. O forse il tuo handicap è la timidezza? Ma se è iniziale e basta, non dovresti avere grossi problemi, no? Non userò la solita frase che usano gli altri con me, quando piango perché non trovo l’amore. “L’amore arriva quando meno te lo aspetti” è una frase che mi fa profondamente schifo. Immagino che tu sia un bel ragazzo, sfrutta la tua bellezza e la tua simpatia (che sicuramente avrai) per conquistare una ragazza che ti vuol bene. In fondo tu devi far accettare un piccolo dito, mica 4 ruote :)! La mia battuta finale, ovviamente, non vuole essere una presa in giro, voglio solo dirti che, si può ironizzare sulle nostre difficoltà e quei pochi amici che ho, mi apprezzano proprio per la mia capacità di non prendere troppo sul serio la mia disabilità.
Un bacio grande grande!
Clara
Se i tuoi amici e i tuoi compaesani si guardassero per un attimo anche dentro, constaterebbero il proprio marciume interiore e non criticherebbero, non giudicherebbero e non deriderebbero più nessuno!
Purtroppo la madre degli stupidi è sempre incinta e non finisce mai di partorire!
Vattene da quel paese.
Mi dispiace tanto.
Ti sono vicino.
Un caro saluto.
Ciao Andrea…cavolo certo ne hai passate,vorrei che al posto tuo ci fossero i tuoi cari compaesani così non di dirgliene quattro li avrei distrutti.alla moda di narcissus’.andassero a fare in culo,ma pure tu rispondergli fra le righe?scommetto la testa che uno cia la mamma tro..,l’altro il padre alcolizzato,l’altra il fratello in galera e magari quello che ti prendeva in giro x il dito magari era senza pisello.ma per favore…capisco l’essere più ‘passivi’caratterialmente ma pure tu reagire no?che ti vergogni per un pezzo di falange?non vergognarti che non stai andando in giro nudo.c’e gente che sta peggio di te esce senza gambe su una sedia a rotelle e non per questo si sente una vergogna….sei giovane,ti sembrerà un luogo comune,o una frase fatta ma puoi tranquillamente rifarti una vita.ridi e sorridi,quando vai in palestra aggancia qualcuno magari della tua età,,senza avere timori..magari sorridi da lontano all’inizio-se è una ragazza se è maschio no sennò ti prendono x omo XD-e magari avvicinati dicendogli’ti va di correre insieme sul tapis-ru’lan?-come si scrive?-così non mi deprimo da solo!’mostra tranquillità e non nascondere il dito vedrai che manco se ne accorgeranno…FREGATENE CAVOLO!
avresti dovuto cominciare a fare la kickboxing da prima allora!
no scherzo dai, ma penso che tu abbia tutte le carte in regola per farti una vita come tu la desideri.
Auguri!
Devi reagire! Così come avresti dovuto reagire tanti anni fa…chinare la testa e far finta di niente ti fa solo del male. Io ci sono passata e non è servito a nulla, se non ad arrivare al punto di odiare me stessa per come mi facevo trattare.
Ora però sappi che c’è tantissima gente come te (di dove sei?) e prima o poi qualcuno simile a noi lo troviamo! Serve solo la volontà…Baci se ti va ci sentiamo inprivato!
Grazie a tutti per i messaggi, farò tesoro dei vostri consigli….
Non so che altro dire. Per chi volesse scrivermi in privato lascio
il mio indirizzo msn: erpudaccio@hotmail.it
Grazie per il tempo che spendete per me
Andrea
Ma stai molto giù, davvero molto demoralizzato…
Ricavo questa impressione da queste sole tue parole: ‘non so che altro dire’…su con la vita ragazzo!
Forza, hai 26 anni, vai in palestra, quindi ti interessi di curare il fisico, sei un ragazzo vivace con fin troppa voglia di sorridere, forza ragazzo, forza!
Ti parlo così e mi sembra d’esser tuo padre se non tuo nonno, quando poi ho soltanto trent’anni appena…e sto qui a incoraggiarti, a cercare di farlo, bloccato a pensare alla mia città, Genova, devastata da un’acqua ‘tutt’altro che benedetta’…
Dai Andrea, coraggio…mi guardo intorno, mi guardo dentro e cerco di capirci qualcosa, e mi scopro a muovermi su delle macerie continue…il passato, le esperienze, i sogni, i desideri, le speranze, e tutto quel che ancora spero è solo un cuore, quello di una donna e quello di un amico sincero che mi salvi la vita…e intanto il tempo corre…e tutto quel che ottengo è un altro attimo di malessere e sconforto…
Ti senti morire, e capisci che il morire vero non è se non questo vivere nel deserto, o almeno nella evanescenza delle speranze che ti privano del futuro…e invece, come direbbe il caro Bergonzoni: ‘bisogna agitarsi, agire fare e se si ha tempo baciare…’…e troviamolo no questo tempo per fare tutto questo?
Possiamo accettare, possiamo consentire a noi stessi di sprofondare in un oceano di malinconia dove prima o poi nei suoi abissi affogheremo se non ci decidiamo a iniziare a nuotare?
No ragazzi, di disastri ce n’è già così tanti in giro, noi cerchiamo quel cuore che possa salvarci la vita…è un nostro diritto, è giusto così, e perché è ingiusto che un ragazzo di 26 anni, vivace con fin troppa voglia di sorridere, si trovi a cercare aiuto su internet, come pure è ingiusto quello che sta accadendo a me, medico di 30 anni, con una grave patologia tumorale da combattere…
Allora ragazzi, è giusto cercare d’esser felici, solo che spesso mi rendo conto quanto siano vere le parole di Robert Louis Stevenson: ‘non c’è dovere che sottovalutiamo di più del dovere di essere felici’…nonostante tutto, abbiamo sempre questo dovere, ogni sacrosanto giorno…nonostante tutto!
Auguri amico,
Alessandro
P.S A Genova, nella mia amata città di mare, con i tre amici di sempre, dopo una nottata in mare, tra le onde a veleggiare alla ricerca del vento, c’è un rito che si ripete sempre, poco prima che arrivi l’alba ad interrompere quella sorta di magia: ci mettiamo a cantare dopo averci concesso chi il suo buon mezzo sigaro, cioè io, chi le sue sigarettine profumate e chi, i due più virtuosi, subisce solo il fumo passivo di noi più viziosi…cantiamo queste parole di una canzone dei Nomadi:
LA CASA GLI AMORI GLI AMICI
L’ULTIMO LIBRO SUL COMODINO
IL RICORDO DEI GIORNI FELICI
IL MARE IL CIELO I COLORI E IL VINO
Non so quanto precisamente mi resti da vivere, ma continuo sempre ed ogni volta a brindare alla vita…sempre ed ogni volta, nonostante tutto!
Piangi e corri, ridi e incazzati ma vivi…e sii sereno!
Forza Andrea! Dai che, magari ci vorrà un pò di tempo, ma ti rifarai alla grande!! Però, quando avrai dei nuovi amici, impara a valutarli bene. Circondati di persone sincere, almeno nel limite del possibile.. Ps se qualcuno ti sfotte per il dito tu fai così: alzi la mano, fai vedere bene cosa ti manca poi chiudi il pugno e lo dai secco sul naso del fenomeno, poi gli giri l’altro con l’altra mano e gli chiedi se ha notato una differenza tra le 2 mani.. Chissà, magari quella col dito leso gli ha fatto meno male! Facevo kick anche io, è bello! 🙂 Auguri!
X Narcissus! Mi sei mancata 🙂 Vedo che sei sempre grintosa! 😉
Ciao andrea. Ma in che razza di persone ti sei imbattuto? Da non crederci! Mi spiace penso proprio che la tua sia stata solo una grandissima sfortuna imbatterti in un’età come l’adolescenza in persone così meschine. Però devi cercare di buttarti alle spalle il passato una volta per tutte, hai già sofferto fin troppo per quel che è successo e non devi permettere a questi cattivi ricordi di rovinarti il presente e comprometterti il futuro. Basta sono passati tanti anni da quei giorni, ti assicuro che nessun tuo coetaneo ti prenderebbe più in giro per una falange o per qualsiasi altra stupidaggine. L’importante e che ti liberi di quella brutta influenza che esercitano ancora su di te le esperienze che hai vissuto quando eri più piccolo.
Ciau spero riuscirai a trovare quello che cerchi al più presto!!!!
Alessandro,
mi dispiace moltissimo per quanto ti sta accadendo.
sono sicura che lotterai, senza arrenderti mai, e ti auguro di tutto cuore di riuscire a vincere.
un grande abbraccio.
OnlyMestesso,
anch’io ho una mano vagamente massacrata: nell’adolescenza a causa di un incidente (con un danno poco evidente al mignolo) e da una decina d’anni a seguito di una malattia che mi ha rovinato l’indice (e questa anomalia non può sfuggire all’attenzione del prossimo).
ho superato il tutto non facendoci mai caso. certo, quando sono sola, a volte rimpiango il mio dito per com’era prima ma, se me ne vado in giro per il mondo, faccio come se tutto fosse perfettamente normale, e non mi curo nemmeno di notare se qualcuno si sofferma a guardare o meno…
se non dai peso al tuo pollice, gli altri non possono fare più di tanto per ferirti. provare per credere! un dito è soltanto un dito e non deve incidere sul tuo modo di essere e di sentirti.
Ciao Rossana, grazie per le tue parole…Ho visto che su un’altra lettera mi chiedevi cosa fosse quest’episodio di cui accennavo…allora ti rispondo qui…
Però, a ben pensarci, non è molto piacevole, anzi piuttosto drammatico, ma poi s’è concluso bene…
Ho detto già tante altre volte che per il mio aspetto fisico, nonostante i miei trent’anni ormai, spesso mi sono sentito dire frasi del tipo: ‘eccolo il candido dottorino con la faccia da ragazzino alla Kim Rossi Stuart che vuole fare il rivoluzionario’…beh che dire, sul fatto che mi trovino molto somigliante a Kim Rossi Stuart non posso certo lamentarmi, e nonostante questo non ho più lei affianco da ormai tre anni, ma lasciamo perdere…
Sul fatto di fare il ‘rivoluzionario’ poi…ah glissiamo anche qui…
Però…però si verificano episodi, situazioni, eventi, che davvero devi un attimo sovvertire certe regole assurde…e se questo significa fare ‘rivoluzioni’, ebbene, io sono un ‘rivoluzionario’…
Allora, vengo al dunque…
Una notte ero al turno di guardia nell’Spdc (servizio psichiatrico di diagnosi e cura), ricordandomi di una volta precedente, dò disposizioni agli infermieri che nessun degente venisse legato ai letti. Uno mi risponde che per un paziente, affetto da schizofrenia paranoide cronica in quel momento in fase acuta per cui è stata necessaria la degenza, era stato il primario a disporre la contenzione, e che tutti loro, gli infermieri, non si prendevano la responsabilità di slegarlo. Era violento, agitato ed aggressivo, e nella comunità terapeutica dove dimorava molti episodi di violenza l’avevano visto protagonista. Io rispondo che mi prendevo tutte le responsabilità della mia decisione e che, comunque, in quel momento, facevo anche le funzioni di primario, e quindi si doveva procedere. Loro provano a dissuadermi ma insisto e alla fine mi metto quasi ad urlare di slegarlo. L’infermiere mi fa: ‘va bene dottore, come vuole lei, spero che sappia cosa sta facendo’, gli rispondo: ‘faccia lei ora quello che è tenuto a fare’. Bene, lo slegano e tutto sembra filare liscio, rientro nello studio con gli infermieri in stato di massima allerta. C’è un altro ragazzo in quella stanza…dopo circa tre quarti d’ora, erano poco più che le 2 del mattino, sento un rumore infernale, mi precipito in corsia, ero sul balcone dello studio a fumarmi un mezzo sigaro, l’altro ragazzo era fuori con una coperta addosso, i tre infermieri più l’ OSS in corridoio, la porta della camera chiusa a chiave, io chiedo: che è successo? mi rispondono: ‘e che è successo dottore’, mi fa un infermiere, ‘è successo quello che era certo che sarebbe successo’. In pratica quel ragazzo che feci slegare aveva combinato un disastro, e me ne resi conto ancora di più dopo…
Gli infermieri fecero uscire quel povero malcapitato del compagno di stanza e subito chiusero la porta della stanza con lui dentro, slegato ma come chiuso in cella…ed io, che sono un medico e non un secondino, questo non potevo accettarlo.
Ci guardiamo un attimo in faccia con gli infermieri e l’operatore, qualche altro degente si alza e si avvicina, altri si affacciano all’uscio della porta delle loro stanze, c’è tensione e incertezza sul da farsi, io mi sento puntati gli occhi addosso di tutti, e il dito accusatorio degli infermieri, come a dire: ‘hai visto brutto stronzo? Ora sono cavoli tuoi, noi ne vogliamo sapere’. Bene, erano cavoli miei davvero, ed ero terrorizzato, giovanissimo, alle prime esperienze forti, avevo già cominciato ad avvertire quei dolori all’addome che hanno avuto la diagnosi che hanno avuto, ero incerto e titubante, ero stato arrogante con i miei compagni di lavoro, insomma se mi avessero dato esplicitamente dello stronzo gli avrebbero dovuto dare un premio…Intanto dall’interno della stanza continuavano a sentirsi rumori infernali.
Mi rivolgo all’infermiere responsabile e gli dico: apra, e quello: ‘ma dottore…’, io ancora: apra…terrorizzato apre, entro, terrorizzato a mia volta, coi dolori all’addome, è un disastro dentro, tutto spaccato, i vetri hanno resistito ma sono notevolmente danneggiati, letti divelti, armadi capovolti, le due sedie di plastica spaccate, insomma un disastro vero, un inferno vero. Sai cosa ho fatto? Appena il tempo di orientarmi un attimo, una frazione di secondo davvero, incomincio a spaccare anch’io: prendo tutto quello che mi è possibile prendere e spacco tutto, distruggo ogni cosa, proprio come fa lui. Prendo un comodino, lo afferro con angoscia e disperazione e lo sbatto con tutta la forza che avevo in corpo contro il muro.
Ecco, ho fatto tutto questo, e sai che succede? Quel ragazzo si ferma e guarda me che spacco tutto, che rompo ogni cosa, per un attimo continuo, poi mi fermo anch’io e ci guardiamo negli occhi, pieni di angoscia e inumiditi sia i miei azzurri sia i suoi neri. Accenno un sorriso, mi avvicino e lo abbraccio. Lo porto con me nel mio studio, stiamo insieme fino al cambio turno alle 7 del mattino, parliamo tanto, e non mi è successo niente.
E mentre parlavamo, sentivamo questa canzone: http://www.youtube.com/watch?v=qVgsf9UySOI
E’ sempre in comunità, spesso ci si vede, non si sono più verificati episodi violenti con lui protagonista. Non ritengo certo di avere il merito di un suo miglioramento, se c’è stato, sono solo responsabile delle mie azioni e delle mie scelte, e quella è stata una scelta che ripeterei sempre.
Intendo questo quando dico che bisogna farsi partecipe dei destini di chi ci sta accanto, in tutto e per tutto. A chi soffre, a chi soffre in quel modo, devi dimostrare di essere realmente dalla loro parte, ed io, spaccando tutto insieme a lui, ho cercato di dimostrarglielo…un ‘matto’ ed uno psichiatra che condividono uno stesso destino…in tutto e per tutto!
Con due giovani colleghi, stiamo raccogliendo queste storie, queste nostre esperienze…racconti, pensieri, testimonianze, foto.
P.S Ad Only…come dice Vecchioni: ‘stringi i pugni ragazzo non lasciargliela vinta neanche un momento’!
molte grazie, Alessandro.
l’episodio è bellissimo, e sarà altrettanto bello e interessante il libro che stai mettendo insieme con i tuoi colleghi. ma soprattutto ti assicuro che ricorderò questo episodio nell’eventualità che possa essermi utile imitarti.
secondo me, quello che si impara in questo forum, derivando da vite vissute e facenti capo a persone virtuali che si ha avuto modo di conoscere, presenta il vantaggio di non poter essere facilmente dimenticato.
abbi cura di te. sai che ti voglio bene.
Grazie a te Rossana!
Tuttavia spero che non ti capiti di dover spaccare tutto, di fare la matta insomma…però, dovesse succedere…alla fine ti senti meglio, come ci siamo sentiti meglio io e quel ragazzo quella sera di pochi mesi fa…
Quanto a quel libro, non pensiamo a questo, ma ad un lavoro introduttivo, da non commercializzare, per un progetto che insieme a due amici e colleghi avremmo interesse a concretizzare e in diverse città, a ritmo itinerante, per sensibilizzare sul tema del disagio psichico e del mondo psichiatrico, troppo vittima di stigmatizzazioni e pregiudizi…
C’è troppa voglia di manicomio in giro, si vuole nuovamente tornare al confinamento, all’isolamento, ad una sorta di prevenzione sociale dal matto, dalla follia…certi servizi non funzionano ed è fin troppo evidente, ma la soluzione non sono certo i manicomi da ripristinare…se un medico facesse il medico, se lo psichiatra non facesse né il chimico (psicofarmaci dati ogni volta e sempre e a dosi assurde) né il carceriere (letti di contenzione, porte chiuse, inferriate alle finestre ecc…), beh forse…
Ad esempio, la soluzione non può essere questa, scene indegne di un paese non qualsiasi com’è l’Italia, perché l’Italia non è un paese qualunque: http://www.youtube.com/watch?v=A535K-IjVjg
Di questo progetto ne parliamo da un anno ormai, ci eravamo attivati bene ma le risposte faticavano e faticano ad arrivare, poi io sono stato male, molto male, operazione, recupero, chemio, controlli periodici…insomma…oggi non è che sto meglio, sto in fase di recupero, ma la passione e l’entusiasmo ci sono ancora e si va avanti…come sempre!
P.S. Scene come queste, che avvengono in un Opg, Ospedale (si fa per dire…) Psichiatrico Giudiziario, vale a dire manicomio criminale, avvengono, puntualmente e quotidianamente in un normale (si fa per dire…) reparto psichiatrico di un qualsiasi Ospedale Civile…
Alessandro,
confesso che non ho nemmeno il coraggio di guardare.
ti auguro tutto il successo che la vostra iniziativa merita. so che è più che necessaria…
abbiate coraggio voi, che siete giovani e che avete la possibilità di cambiare qualcosa, anche se a piccoli passi…
Andrea,cerca di vivere,i problemi che hai devi affrontarli ma cerca di convincerti che è soltanto un momento che passa,poi sarà tutto meglio.chi ti parla è uno che soffre di un disturbo da stress post traumatico.”Il branco”mi ha distrutto dai 14 ai sedici anni,in una scuola che non era una scuola ma un carcere.18 mesi di orrore e di tormento,restavo in quel luogo perchè sennò i miei si disperavano,i miei messaggi non li hanno raccolti,così io ho cessato di lottare e di chiedere aiuto.I calci,i pugni,gli sputi erano il meno,quello che succedeva i quel luogo erano il meno.Mi ero messo contro(solo perchè avevo tentato di difendermi)dei mostri,dei sadici,delle carogne,le torture,i tormenti,le violenze psico-fisiche di ogni tipo.Adesso soffro di PTSD,chiamato anche “il dramma del sopravvissuto”oppure sindrome del Vietnam.Ti dico solo una cosa,dopo tutto quello che ho subìto era meglio se mi ammazzavano,sarebbero stati più umani.non mi suicido perchè sono cattolico e per amore dei miei genitori.La gente,gli amici mi dicono “Ormai è tutto finito…dimentica…).Niente è finito,non è come un interruttore che si spegne.(nota frase di un film,ma è vera).Sei rimasto segnato,ma puoi ricominciare,come cerco di fare io…come dovrei sentirmi quando vedo quei maledetti che mi hanno rovinato che ridono a crepapelle su facebook,che si godono la vita…Per me prova il jiu-jitsu,il judo,il Ninjitsu più che la kickboxe,quelle sono arti marziali e ti danno autostima,calma,mentre nella kickboxe tu vedi davanti a te,quelli che ti hanno fatto del male in passato.Io ho lasciato la boxe dopo tanti anni,perchè consideravo l’avversario un nemico…i fantasmi del passato.Quando hai tempo stai anche un pò da solo se ti senti,al mare,in montagna dove vuoi.Cerca amici veri.Alcuni dicono che quello che sogni,che speri un giorno si realizza…Spesso accade davvero.E poi il Friuli,un luogo stupendo ti aiuterà a rinascere.Stai tranquillo.ciao
Ciao Andrea, ti scrivo qui dopo aver letto il tuo commento al ragazzo che chiedeva informazioni riguardanti la specializzazione di medicina in canada e la successiva conversazione con alice in cui scrivevi del tuo percorso professionale, e molto incuriosita sono giunta a questa tua lettera. sono una giovane ragazza, con ancora molti dubbi riguardanti il mio futuro e dopo aver letto le tue parole avrei moltissime domande da porti, è possibile avere una tua email? o se vuoi posso darti la mia, sempre a patto che a te non dia fastidio e tutto ciò senza nessun impegno. grazie, te ne sarei riconoscente. ciao