Magrelli, un’apologia del silenzio
Gentile Direttore, ho letto lo straordinario articolo del grande Magrelli sul silenzio e sono rimasto, è il caso di dirlo, senza parole. Ne ho condiviso e gustato ogni virgola. Nel richiamare il pezzo di Leone sulla guerra alla musica da parte dei Talebani, anch’esso di notevole interesse, Magrelli sembra affermare che noi, paradossalmente, non stiamo messi meglio degli Afghani, invasi come siamo da rumori e suoni che ci raggiungono in ogni dove, senza che ci si possa in alcun modo sottrarre. Ai riferimenti, letterari e non, dell’articolo, mi permetto di aggiungere una frase che riporta nei suoi scritti don Giussani, da lui sentita una volta in funivia. Un padre, davanti alla maestosità delle montagne, rimproverava così suo figlio che chiacchierava: “Si esce dal silenzio solo per una cosa più grande”.
Per quanto mi riguarda, col passare degli anni sto imparando ad amare il silenzio (forse anche più della musica, di cui da sempre sono appassionato), sebbene non sia facile poterne godere: persino nei cimiteri, spesso è stato estromesso dalle melodia in sottofondo. Ha perfettamente ragione, allora, chi oggi considera il silenzio un lusso, un connotato della vera ricchezza.
Pasquale Tarantino
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